Ora questo show è definitivamente finito anche sulle reti televisive italiane.
Non mi è piaciuto assolutamente come è stato lasciato in sospeso dai produttori e non mi resta che sperare in un loro ripensamento. Nel frattempo mi godo la lettura di altre fanfiction su Covert Affairs e continuo a scrivere la mia. Non ho avuto molte recensioni, per cui non so se vi sta piacendo oppure no. Mi auguro di sì.
A volte si scrive anche per se stessi. Un grazie a tutti coloro che mi stanno seguendo.
Capitolo 36
Quando si svegliò, vide Auggie seduto sulla poltroncina vicino alla parete di fianco al letto. Le aveva detto che sarebbe stato lì prima del suo risveglio e aveva mantenuto la sua parola. La testa appoggiata al muro alle sue spalle e gli occhi chiusi, Auggie respirava con regolarità, tanto che Annie pensò che stesse dormendo. Si girò nel letto, si mise a sedere e cominciò a fissarlo: doveva essere andato nel suo appartamento perché si era cambiato. Indossava dei pantaloni scuri e una felpa grigia che mettevano in risalto il suo fisico muscoloso. I riccioli scuri gli ricadevano disordinatamente sulla fronte ed Annie frenò l'impulso di alzarsi per andare a sistemarglieli. Si sorprese a pensare che lo trovava terribilmente affascinante.
"Buongiorno Walker." disse aprendo gli occhi e voltandosi verso di lei, con il suo solito lieve e accattivante sorriso sulle labbra.
"Buongiorno Auggie. Come sai che sono sveglia?"
"Mi stai guardando da un po'."
"Non è vero!" scherzò Annie.
"Posso sentire i tuoi occhi fissi su di me. Quello che vedi è di tuo gradimento?"
"Presuntuoso!" rise Annie. Auggie si alzò e si diresse verso di lei. Annie gli prese la mano e se la portò alla guancia.
"Come ti senti?" le chiese.
"Bene, credo. Che ore sono?"
"È ancora presto." rispose Auggie toccando l'orologio al suo polso. "Sono le 6:30. Sei riuscita a riposare?"
"Sì, abbastanza. Pensi che potrò avere un caffè stamattina?"
"Possiamo chiedere all'infermiera."
"Auggie... posso farti una domanda?"
"Non hai mai chiesto il permesso di fare domande, perciò.. chiedi pure."
"Ryan è in questo ospedale, vero?"
Auggie annuì. Capì quasi immediatamente dove quella conversazione stava andando.
"Sai come sta? Voglio dire... è ancora in coma?"
"Sì, i medici lo tengono in coma farmacologico. Dopo che è stato operato, hanno aspettato che si risvegliasse per capire se c'erano lesioni cerebrali particolari, poi lo hanno rimesso sotto terapia intensiva."
"E ci sono lesioni gravi?"
"Non saprei. Justin mi ha detto che i centri nervosi della parola e della memoria non dovrebbero essere particolarmente compromessi, ma per i centri motori... si deve aspettare."
"Qual è il rischio?"
"Che rimanga paralizzato. Ha subìto anche diverse fratture a carico della colonna vertebrale, delle costole e del bacino. Ma dobbiamo cercare di essere positivi, Annie."
"Auggie, voglio andare da lui."
"Annie, non credo sia una buona idea."
"Perché? Di cosa hai paura, Auggie?
"Annie, è in terapia intensiva e, da quello che so, solo i familiari più stretti possono entrare nella sua stanza."
"Sono stata sua moglie."
"Annie, per favore..."
"Non è solo per questo, vero? Perché ho la sensazione che tu mi nasconda qualcosa?"
"Annie, ti ho promesso di dirti solo la verità, ricordi?"
"Sì, io lo ricordo, ma tu lo ricordi?"
"Non è mia intenzione dirti bugie. Sempre e solo la verità. Devi essere paziente, ogni cosa a suo tempo. Vedrai, ricorderai tutto il tuo passato, la tua vita."
"Auggie..." cominciò a protestare Annie.
"Smettila, Annie, per favore. Quando tutto sarà a posto... la tua memoria, intendo... e tu starai bene..."
"Io sto bene!" il suo tono di voce era un po' alterato e Auggie lo notò subito.
"Walker, ho sempre messo te prima di ogni cosa e continuerò a farlo."
"Auggie, voglio sapere..." disse alzandosi in piedi. Ora erano uno di fronte all'altra, così vicini che Auggie poteva sentire fisicamente la vicinanza di Annie, benché i loro corpi non si toccassero; percepiva il suo profumo e il suo respiro quasi fossero cose concrete, da poter stringere tra le dita. Le prese il viso tra le mani e la baciò delicatamente sulle labbra.
"Bel diversivo, signor Anderson."
"Sì, vero?" le sussurrò in un bisbiglio. "Annie, io voglio solo che tu stia bene, che tu possa recuperare la memoria. Poi il resto si sistemerà."
"Sto bene, Auggie. Starò bene. Ma..."
"Aspettiamo almeno di sentire il parere del medico, che ne dici?"
"Ok." si arrese Annie "Ora però ho un po' di fame..."
"Direi che questa è una cosa alla quale possiamo rimediare facilmente." le rispose appoggiando la fronte contro la sua e accarezzandole le guance.
"Profumi di fresco e di pulito, signor Anderson. Hai un buon odore di pino. Mi piace molto."
"Grazie. Anche tu non sei niente male."
"Ti prego, Auggie, non scherzare! Ho bisogno di una doccia il prima possibile! Mi hanno riempito di gel ovunque per attaccarmi a tutte quelle macchine! Mi sento così appiccicosa!" rispose Annie, ridendo.
In quel momento entrò l'infermiera con la colazione: tè, un po' di latte e alcuni biscotti. Annie osservò il vassoio: non c'era caffè.
"Posso avere del caffè?"
"Solitamente non lo serviamo, ma c'è un distributore nell'atrio davanti agli ascensori. Se si accontenta..." sorrise l'infermiera.
Auggie andò a prendere il caffè mentre Annie si fece velocemente la doccia, poi si sedettero nella salettina d'attesa poco lontano dalla reception del piano, dove li raggiunsero Justin e il dottor Dale, il medico che l'aveva seguita il giorno prima in tutte le visite.
"Signorina Walker, come ti senti?" chiese il dottor Dale.
"Direi piuttosto bene, dottore."
"Stiamo preparando le carte per le dimissioni, ma prima che tu vada a casa vorrei parlarti delle tue condizioni di salute. Non è niente di grave, ma è bene che tu sia informata di tutto. Puoi passare nel mio ufficio, prima di lasciare l'ospedale?"
"Sì, certo."
"Bene. Il dottor Muller ti accompagnerà da me più tardi, allora." e così dicendo, se ne andò.
Annie guardò Justin con aria interrogativa.
"Tu sai niente, Justin?"
"Certo che so, Annie." le disse sorridendole "Ma non sono io il tuo medico, al momento. Per correttezza professionale, non posso scavalcare un collega. Ma non ti devi preoccupare, sono cose che si risolveranno velocemente e nel migliore dei modi, vedrai." Il sorriso di Justin rassicurò molto Annie.
Un'ora dopo erano nello studio del dottor Dale.
"Bene, Annie. Questi sono i risultati della TAC a cui sei stata sottoposta. C'è un ematoma cerebrale che sembra essere la causa della tua amnesia. Evidentemente è la conseguenza dell'incidente nel quale sei stata coinvolta tre mesi fa. L'ematoma, fortunatamente, non è molto esteso, penso che sia perché si sta riassorbendo da solo. Ora, potrebbe completamente riassorbirsi nel giro di pochi giorni, come potrebbe non farlo. E se così fosse, potrebbe essere necessario un piccolo intervento chirurgico."
"È rischioso?" chiese Annie un po' preoccupata. Auggie, di fianco a lei, le appoggiò una mano sul ginocchio per farle sentire che era lì per lei.
"Qualunque intervento al cervello può comportare dei rischi, Annie."
"Va bene. Dunque per ora aspettiamo, giusto?"
"Sì, è la cosa migliore. Sono convinto che nel giro di poco comincerai a riacquistare la memoria. Tra un paio di settimane faremo un'altra TAC per verificare la dimensione dell'ematoma. So che con Justin avete parlato di terapia ipnotica. Se tra due settimane, effettivamente le dimensioni dell'ematoma sono regredite, direi che potresti riprenderla tranquillamente."
"Quindi non resta che aspettare. E nel frattempo?"
"Fai una vita normale. Esci, leggi, fai delle passeggiate all'aria aperta, trova un hobby."
"Altre due settimane..." sospirò Annie.
"Passeranno in fretta." le disse Auggie.
"Sì, certo. Tu hai il tuo lavoro, ma io? Sarà dura ingannare il tempo..." disse Annie rivolta ad Auggie. Poi guardò il dottore, quasi con esitazione.
"Dottor Dale, vorrei chiederle una cosa, se posso..."
"Certo, dimmi pure."
"Secondo lei, è opportuno che io riveda le persone che hanno fatto parte del mio passato? So che ho una sorella, due nipoti..."
"Questo dipende da te, da come ti senti. Pensi di essere pronta a sopportare un'onda emotiva così forte? Non è facile Annie, credimi. Forse vedere la tua famiglia potrebbe aiutarti, come no. Magari aspetta di fare la prossima TAC e poi ne riparliamo."
"Quindi, anche visitare il mio ex-marito, che era con me in Mali e che è ricoverato in questo ospedale, è fuori discussione secondo lei, giusto?"
"Se vuoi solo sapere come sta, posso farti parlare col suo medico, ma se vuoi vederlo perché pensi che questo possa aiutarti a ricordare più velocemente, ti direi ancora una volta di aspettare."
"Due settimane..." sospirò Annie, prendendo la mano che Auggie aveva appoggiato sul suo ginocchio. "Dovrò trovare davvero qualcosa da fare per ingannare il tempo..."
"E ora veniamo alla tua miocardite." disse ancora il dottor Dale. "Siamo risaliti alle tue vecchie cartelle cliniche, in quest'ospedale. Dagli accertamenti che ti avevano fatto allora, risultava una miocardite di origine batterica ed era stata curata con una terapia antibiotica e moltissimo riposo. Sei poi stata sottoposta ad accertamenti periodici per un anno circa. Dopo questo periodo non risultano altri trattamenti né esami."
"E ora, come sto?"
"Dalle analisi del sangue e dall'elettrocardiogramma non risulta nulla, al momento. Ma vorrei tenerti sotto controllo per un certo periodo, diciamo almeno tre mesi, per essere certi che non ci siano ricadute. Sei stata molto nel deserto a contatto con persone il sui sistema immunitario è molto diverso dal nostro. Potresti aver contratto qualche altra infezione batterica o virale che per ora è latente. Nel caso in cui ci fosse davvero un'infezione in atto, solitamente nel giro di un mese diventa manifesta. Potresti seguire una blanda terapia antibiotica in via precauzionale per una decina di giorni."
Annie sospirò e rimase in silenzio. Sperava che, una volta tornata in America, le cose si sarebbero sistemate rapidamente: voleva riprendere in mano la propria vita il prima possibile, ma per ora poteva solo avere pazienza. Tanta pazienza.
"Ancora una domanda, dottore. Potrei riacquistare la memoria anche prima del riassorbimento dell'ematoma, vero?"
"Sì, certo. Le amnesie da trauma cranico sono imprevedibili e dipendono da caso a caso. In effetti, la tua memoria potrebbe ritornare in qualunque momento."
"Grazie dottor Dale." disse Annie alzandosi e stringendogli la mano.
Nel giro di una decina di minuti, Annie e Auggie erano seduti in un taxi che li riportava a casa, a Hawthorne. Fecero il viaggio in silenzio ed Annie ripensò a quanto le aveva detto il medico riguardo la sua amnesia; Auggie, intuì il suo stato d'animo, le abbracciò le spalle e la strinse delicatamente a sè.
"Cosa vuoi fare oggi?" le chiese, improvvisamente.
"Cosa intendi?"
"Possiamo andare a far compere, se ti va."
"Compere? Davvero te la senti?" domandò Annie, increspando leggermente le labbra in un sorriso "Signor Anderson, sei una fonte inesauribile di sorprese!"
Auggie percepì il sorriso nella voce di Annie e sorrise a sua volta. Forse un giro al centro commerciale più rinomato di Washington avrebbe aiutato Annie a distrarsi e rilassarsi.
Una volta giunti a casa, fecero una lista di quanto poteva servir loro, chiamarono nuovamente il servizio taxi e uscirono, pronti a trascorrere l'intera giornata tra negozi e supermercato.
