Author's note: Ed ecco a voi un nuovo capitolo! Spero vi piaccia, fatemi sapere come sempre ❤ Love ya all!

Qualche informazione prima che iniziate a leggere:
-Posterò contemporaneamente sia la versione italiana che inglese, di questa storia! (So, if you're not italian but you would like to read this story, go check in my profile and you'll find there the english version!)
-Il titolo della storia, "Anything but Ordinary" l'ho preso dall'omonima canzone di Avril Lavigne. Il testo è citato all'interno del primo capitolo e molte frasi verranno utilizzate come nomi dei capitoli. Se non l'avete mai ascoltata, andate a cercarla su youtube: io la adoro e poi è la cosa che ha ispirato questa storia!
-Ovviamente (e purtroppo!) Dean Ambrose o qualsiasi altra Superstar WWE che verrà nominata all'interno della storia non appartengono a me, ma a loro stessi! Solo la protagonista, Lydia, è di mia invenzione e quindi ne detengo i diritti. Sono miei anche altri personaggi secondari, ma capirete da voi chi essi siano. E, ovviamente, l'intera storia, che è frutto della mia fantasia!
-Presenti linguaggio forte, violenza e scene di sesso.
-Come sempre, vi invito nel mio Tumblr BLOG dedicato a questa storia! Seguitemi, se vi va: troverete disegni, immagini, gifs e tanto altro relativo alla storia! (www . anythingbutordinaryff . tumblr . com)
Ed è tutto: buona lettura!


34. To walk within the lines

«Si può sapere che diavolo ti è preso?!» sbottò Lydia, una volta che Dean si fu fermato in un corridoio vuoto.

Le aveva lasciato andare il polso ed ora stava facendo avanti e indietro, di fronte a lei, con passi nervosi, mettendola in stato d'agitazione.

Sembrava arrabbiato.

«Ti sei fatta male?» domandò all'improvviso, senza guardarla.

Lydia corrugò la fronte, presa alla sprovvista da quella domanda.

«Come?» chiese infatti, confusa.

Jon allora si fermò di scatto e si voltò verso di lei, raggiungendola con un lungo passo e dominandola con la sola imponenza della sua figura.

«Ti sei fatta male?» ripeté, gli occhi sgranati.

«N-no…!» sussurrò, sempre più disorientata «Jon, si può sapere che ti prende? Calmati… nessuno mi ha fatto del male!» cercò di rassicurarlo, poggiandogli una mano su di un avambraccio e stringendolo teneramente. Il gesto non sembrò riuscire a calmarlo, perché lui vi si sottrasse bruscamente e si passò una mano a scombinare i capelli, riprendendo a fare nervosamente avanti e indietro.

«Quei coglioni di Orton e Cena.» mormorò sbrigativo «Si sono lanciati addosso scale e sedie ad un fottuto centimetro da te! Se solo ti avessero presa, io…!» un verso frustrato e animalesco lasciò la sua gola, impedendogli di concludere la minaccia. Si fermò solo per colpire il muro con un cazzotto.

Lydia sobbalzò di nuovo, mentre il cuore le galoppava nel petto.

Era preoccupato… per lei? Preoccupato che si fosse fatta male?

Nonostante tutto, non riuscì ad impedire ad un sorriso di piegarle morbidamente le labbra. Jon si voltò in quel momento a guardarla, i suoi occhi feroci e ancora arrabbiati.

«Che cazzo hai da sorridere?» la aggredì frustrato, ma la sua espressione si ammorbidì appena.

Lydia gli si avvicinò e lo guardò dal basso, rivolgendogli uno sguardo sereno.

«Hai avuto paura?» sussurrò inaspettatamente.

«Paura?» ripeté Dean, mentre un ghigno sprezzante gli curvava le labbra «Io non ho paura di niente, Sunshine.»

Il sorriso di Lydia si allargò. «Ma eri preoccupato che mi fossi fatta male.» ribatté, sollevando una mano e sfiorandogli il bicipite duro con i polpastrelli.

Jon non rispose, ma l'afferrò per un polso e la trascinò contro il muro, bloccandola tra di esso e il suo corpo teso. «Stai gongolando.» notò, non riuscendo a reprimere un sorriso divertito e sfacciato.

«Perché non dovrei?» rispose Lydia, poggiandogli le mani sul petto caldo «Dean Ambrose è il mio ragazzo e si preoccupa per me

Finalmente, Jon sembrò rilassarsi. La guardò dall'alto, chinandosi per poggiare la fronte contro quella di lei.

«Hai ragione, ne hai tutti i motivi.» concesse, con un nuovo sorriso arrogante.

Lydia sorrise ancora e lui le sfiorò un braccio.

«Sicura di stare bene?»

La ragazza annuì. «Sicura. Non mi hanno neanche sfiorata, dico davvero.»

«Bene.» asserì Jon, annuendo una sola volta e guardandola negli occhi da quella distanza minima «Mi fai sempre preoccupare.»

«Scusa…» mormorò allora lei.

Jon le mostrò il primo sorriso sincero della serata. «Nah, non c'è bisogno di scusarsi. Fa parte del mio lavoro, no? Proteggerti e assicurarmi che nessuno ti faccia del male.»

Le baciò la testa e poi si staccò da lei, dandole un buffetto sotto al mento.

«E fa parte del tuo lavoro anche aggredire qualcuno che si sta semplicemente comportando in modo gentile con me?» chiese, sollevando un sopracciglio e incrociando le braccia al petto.

Dean le rivolse un'occhiata strana dall'alto. «Se stai parlando di Ziggler, ho i miei motivi.»

«Ah sì?» fece lei «E ti dispiacerebbe condividerli con me?»

«Sì, mi dispiacerebbe.» fece lui serio, voltandosi.

«Jon.» lo richiamò lei, rimanendo ferma e senza seguirlo.

Dean sbuffò pesantemente e si voltò di nuovo a guardarla, passandosi le dita tra i riccioli caotici.

«Tu sei mia.» disse, con sguardo duro.

«Sei geloso!» esclamò Lydia sorpresa, gongolando di nuovo.

«Non sono geloso.» ribatté Jon, con aria annoiata «Sono solo molto possessivo. E nessuno deve toccare ciò che è mio.»

«Tecnicamente, non mi stava affatto toccando.» disse Lydia, ben sapendo che non era questo quello che lui intendeva.

«No, lo aveva già fatto sul ring.» disse infatti lui, evidentemente infastidito «E poi, ti guardava come se volesse farlo di nuovo.»

Lydia sollevò un sopracciglio. «E da quando saresti in grado di leggere nella mente?»

«Sempre stato capace.» rispose lui arrogante.

«Ah sì? Provamelo. A cosa sto pensando?» lo sfidò con un sorriso.

Dean sogghignò. «Troppo semplice.» l'afferrò nuovamente per un braccio e, ancora, la intrappolò tra il muro e il suo corpo.

Lydia deglutì e si morse piano il labbro inferiore, guardandolo dal basso con espressione remissiva. Jon dovette fare uno sforzo enorme per non alzarle il vestitino rosso che indossava, scostarle le mutandine, tirarsi giù la zip e possederla lì, nel bel mezzo del corridoio.

Quando si mordeva le labbra in quel modo, poi… Dio!

«Ti stai chiedendo perché vedermi sul ring, nei panni di Dean Ambrose, ti abbia fatto un certo effetto.» mormorò invece, chinandosi per poter sussurrare direttamente al suo orecchio «Ho visto il modo in cui mi guardavi, Sunshine. So quello che hai pensato. So quello che volevi che ti facessi… perché è esattamente quello che…»

«Ehm-ehm.»

Qualcuno si schiarì la voce dietro di loro, facendo sobbalzare Lydia, che arrossì fino alla punta dei capelli. Dean Ambrose rimase impassibile, ancora chinato su di lei, il suo corpo a pochi centimetri da quello della ragazza, i suoi occhi ora fissi in quelle iridi castane e imbarazzate.

«Non vorremmo disturbarvi, piccioncini…» era la voce di Stephanie McMahon «Ma volevamo semplicemente complimentarci con Lydia per l'ottima performance.»

Finalmente, Jon staccò lo sguardo dal volto della ragazza e si girò lentamente verso Paul e Stephanie che, abbracciati nel bel mezzo del corridoio, li guardavano con sorrisi plastici e uno strano scintillio divertito nello sguardo. Non disse una parola, si limitò a fissarli.

C'era una strana atmosfera, quasi ostile, avrebbe osato dire Lydia, come se Jon non li volesse affatto lì.

«Lydia? Che fai, ti nascondi?» la prese un po' in giro Triple H, cercando di affacciarsi oltre la figura di Ambrose per osservarla.

«No, veramente io…» cercò di protestare Lydia, ma Jon la precedette.

«Che cosa volete?» chiese, freddo e conciso, spingendo Lydia dietro di sé e impedendole di avanzare, quasi a volerle istintivamente fare da scudo.

«Ohw, mr. Ambrose: perché quella faccia lunga, ora?» chiese Paul, con lo stesso tono derisorio «Sembra quasi che tu abbia voglia di fare qualche reclamo, è forse così?»

Dean si irrigidì, ma non rispose. I suoi occhi scintillarono pericolosamente di una tacita rabbia.

Ma che diavolo stava succedendo?

«Su, avanti! Siamo qui solo per complimentarci con Lydia, dico davvero.» intervenne Stephanie, con un sorriso smielato «E per darle il giusto compenso che merita per aver salvato lo show. Puoi rilassarti, Ambrose.»

Jon continuò a fissarli con sospetto, ma Lydia prese coraggio e uscì da dietro di lui, che le riservò un'occhiata contrariata di sottecchi. Stephanie, nel frattempo, stava frugando nelle tasche della sua giacca: ne tirò fuori un assegno, che porse alla ragazza con un sorriso.

«Ecco qui. Siamo persone di parola, vedi? Tu aiuti noi e noi ti ricompensiamo.» disse, anche se quella frase sembrava più rivolta al wrestler che non a lei.

«Grazie…» rispose Lydia, afferrando il foglietto di carta; lo aprì, lo lesse e sbarrò gli occhi «Ci… ci deve essere un errore.»

Paul la guardò incuriosito. «Un errore? Che errore? Abbiamo forse scritto male il tuo nome? Perché ce lo ha dato il tuo amico Rollins e pensavamo fosse giusto.»

Glielo aveva dato Seth, il nome? Perché non Jon?

Lydia guardò il ragazzo con espressione confusa, ma poi tornò a concentrarsi sulla coppia a capo della federazione.

«No, il nome è giusto… ma ci deve essere uno zero di troppo… forse anche più di uno.» disse, a disagio.

Stephanie scoppiò a ridere. «Non essere sciocca, Lydia! E' il giusto compenso per aver salvato la serata!» ripeté.

«Ma… ma io non posso accettare, sono davvero troppi soldi!» esclamò, sempre più a disagio.

A dire il vero, aveva bisogno di soldi. Continuava a prelevare dal suo conto in banca, ma non aveva un lavoro – o per lo meno, non ricordava di averne uno e comunque non ci si presentava da un mese – ma ad accettare cinquemila dollari solo per aver presentato alcuni wrestler ad una serata le sembrava quasi di rubare.

«Devo insistere, Lydia.» disse Stephanie, respingendo delicatamente la mano con cui la ragazza le stava ridando l'assegno «I soldi non sono un problema per noi. E poi, consideralo pure come un anticipo…» aggiunse, con un sorrisetto enigmatico.

Lydia corrugò la fronte e assottigliò lo sguardo. «Anticipo?» ripeté.

«Sei una ragazza molto carina e sveglia, Lydia Russo.» rispose Triple H «Potresti servirci ancora, qui in WWE, in futuro. Quindi, mr. Ambrose: continua pure a portarla. Sono sicuro che potrebbe tornarci utile.»

Sia Dean che Lydia fissarono l'Authority con sguardi confusi, circospetti… non c'era da fidarsi. Quando i leoni sono così gentili, di solito stanno tramando qualcosa.

«Allora, passate una buona serata, ragazzi!» li congedò Stephanie allegra, poggiando una mano sul petto del marito e facendogli cenno di andare. Entrambi si allontanarono, parlottando tra di loro.

Dean si rilassò solo quando la coppia ebbe svoltato l'angolo, lasciandoli nuovamente soli. Le sue spalle si afflosciarono appena e le dita delle mani si distesero, facendogli scoprire che le aveva strette così tanto da farsi male ai palmi.

«Beh, è… è andata bene, no?» fece Lydia, spostando lo sguardo sull'assegno che ancora stringeva tra le dita.

«Mmm.» rispose semplicemente Jon: stava ancora fissando davanti a sé, come se vedesse uno schema complicato che lei non sarebbe mai stata in grado di decifrare.

«Perché sei così teso?» le chiese circospetta.

«Non mi fido di quei due.» dichiarò Jon, contraendo la mascella.

«Credevo che viaggiassi sulla loro stessa lunghezza d'onda…» gli fece notare Lydia, piegando il capo su di un lato.

«Lo credevo anch'io…» mormorò Dean pensieroso; poi, senza darle il tempo di aggiungere altro, si girò verso di lei e le mise una mano su di un fianco, guidandola a procedere lungo il corridoio «Andiamo.»

Senza protestare, Lydia si incamminò con lui verso lo spogliatoio.

C'era qualcosa che bolliva in pentola, se lo sentiva.


Il tragitto verso lo spogliatoio dello SHIELD fu teso e silenzioso. Guardandolo di sottecchi, Lydia notò come Jon avesse lo sguardo ancora concentrato. Inoltre, non la smetteva di massaggiarsi lentamente il petto.

Ricordava ancora tutte le terribili chop che Big Show gli aveva rifilato.

Abbassò lo sguardo solo per posarlo sull'assegno che ancora teneva in mano.

«Una parte di questi è tua…» mormorò all'improvviso, costringendo Jon ad uscire dai suoi pensieri e a riservarle un'occhiata strana, un sopracciglio sollevato.

«Come dici?»

«Una parte di questi soldi… è tua.» ripeté, sventolando l'assegno.

«Di che stai parlando?» chiese ancora lui, con tono sospettoso.

«Hai speso un sacco di soldi, per me, in questo mese. Tra i vestiti, i biglietti aerei, da man-»

Jon si fermò così bruscamente che Lydia, qualche passo dietro di lui – era difficile stare dietro alle sue gambe lunghe e al suo incedere deciso! – quasi gli finì addosso.

«Spero tu stia scherzando.» la interruppe bruscamente.

Lydia scosse il capo. «No, affatto. Quel che è giusto, è giusto!»

«Un corno.» rispose lui duramente, facendole corrugare la fronte «Quei soldi sono i tuoi e te li sei guadagnati. Non mi devi restituire nulla.»

«Ma…»

«Niente ma, Lydia. Dico sul serio, non farmi incazzare con queste puttanate. Non voglio i tuoi soldi. Non mi servono. Non voglio più sentirti dire simili stronzate.» chiuse il discorso, aprendo la porta dello spogliatoio e spingendola delicatamente all'interno.

Restituirgli i soldi… puah! Ma chi per lo aveva preso?

Jon scosse rabbiosamente la testa e, senza più guardarla, andò verso la panchina dove aveva abbandonato la sua borsa e cominciò a frugare al suo interno.

«Lydia!» esclamò Seth Rollins, voltandosi verso di lei: si era già cambiato e non indossava più la sua attire dello SHIELD, ma aveva ora un paio di pantaloni neri ed una maglia di una qualche band musicale.

Lydia distolse lo sguardo dalla figura di Dean, che aveva pensierosamente seguito con gli occhi, e si girò a rivolgere un sorriso a Colby, che le si avvicinò.

«Hey, Sethie.» lo salutò, mentre lui l'avvolgeva in un abbraccio.

Mmm… Seth Rollins profumava sempre così tanto di cose dolci!

«Però, che performance!» si complimentò, sciogliendo l'abbraccio e dandole un buffetto su di una guancia «Ho fatto bene a proporti all'Authority come sostituta di Justin!»

«Sei… sei stato tu?» chiese Lydia come conferma, anche se già lo aveva capito dalle parole di Triple H, poco prima.

Seth annuì, tutto soddisfatto. «Nel backstage stavano impazzendo, per trovare un ring-announcer! Allora ho pensato: chi è una grande fan della WWE ed ha una voce incantevole? E mi sono detto: santo cielo, questa è la descrizione di Lydia!»

Lydia arrossì e Colby ammiccò.

«Avresti dovuto parlarne prima con lei, invece che andare dritto dall'Authority.» intervenne Dean, con tono duro, senza tuttavia voltarsi a guardarlo.

«Oh, avanti, non sarai ancora arrabbiato, eh Jon?» Colby alzò gli occhi al cielo e sbuffò, sotto lo sguardo incuriosito di Lydia «E' andato tutto bene, no? Tu ti sei divertita, non è vero, sweetheart

«Ehm… s-sì, sì. Mi sono divertita.» rispose, abbozzando un sorriso, ma non riuscendo a non pensare a perché Dean sembrava essersela presa tanto «E' stata una bella esperienza, grazie per aver pensato a me.» aggiunse.

«Visto, Ambrose? Tutto a posto!» fece Seth, spalancando le braccia.

Jon non rispose, si limitò ad emettere un brontolio cupo. Si tolse la canottiera, rimanendo a petto nudo, e Lydia non potè fare a meno di ammirare il modo in cui i muscoli della sua schiena si delineavano perfettamente sulla sua pelle abbronzata.

«Ehm…» si schiarì la voce, cercando di distogliere l'attenzione dal corpo perfetto di Dean, che ora si stava accingendo ad entrare nel bagno dello spogliatoio, per farsi la doccia, e riportandola su Seth, che la fissava divertito «Roman?» chiese, non vedendolo da nessuna parte nello spogliatoio.

«E' uscito per parlare con Galina e JoJo.» rispose con un sorriso affettuoso, che Lydia reciprocò «E, a proposito di chiamate post-show…» Colby tirò fuori dalla tasca dei pantaloni il cellulare, che aveva cominciato a vibrare «Scusami, sweetheart. Il dovere chiama.» le regalò un occhiolino ed una carezza veloce ad un braccio ed aprì la porta «Quel vestito ti sta molto bene, comunque.» aggiunse e Lydia spalancò gli occhi, sorpresa dal complimento inaspettato, e arrossì.

Colby ammiccò di nuovo e poi rispose al cellulare. «Eccolo!» ed uscì dalla stanza, chiudendosi la porta alle spalle.

Lydia rimase a fissare la porta chiusa e poi rilasciò un lungo sospiro: a volte non riusciva proprio a capirlo, Seth Rollins.

Si avviò verso la panchina dove aveva sistemato le sue cose e cominciò a spogliarsi: legò i capelli in un alta coda di cavallo, togliendoseli finalmente dal viso, e tirò giù la zip del vestito, lasciandolo scivolare sul pavimento e rimanendo momentaneamente in biancheria intima. Solo che in quel preciso istante…

«Hey, baby girl, sei qui?» la voce di Roman precedette di qualche secondo il suo glorioso ingresso nella stanza «JoJo vuole parl-»

«ROMAN NO!» gridò Lydia, ma ormai era troppo tardi: il samoano era entrato e i suoi occhi grigi si erano posati sulla ragazza semi-nuda davanti a lui, accarezzandone le forme.

«Oh merda…» mormorò, sbarrando gli occhi e arrossendo, ma non riuscendo a distogliere lo sguardo.

«Esci! ESCI!» urlò ancora Lydia, cercando di coprirsi con le mani.

«Scusa, Lydia! Non credevo che…!» si giustificò nel panico, non riuscendo a muoversi.

«ESCI JOE!» tuonò Lydia, nel massimo dell'imbarazzo, tirandogli contro una scarpa.

«Oh, sì! Hai ragione! Scusascusascusa!» continuò a ripetere, mentre finalmente si voltava e fuggiva dalla stanza, chiudendosi rumorosamente la porta alle spalle «PERDONAMI LYDIA! NON HO VISTO NIENTE!» gridò da dietro di essa.

Un corno! pensò Lydia, correndo alla porta e chiudendola a chiave, onde evitare che anche Colby commettesse lo stesso errore di Joe. Si poggiò contro di essa, nascondendo il viso. Voleva morire per la vergogna!

«Ma che cazzo è 'sto baccano?!» esordì Jon, aprendo la porta del bagno, dal quale uscì una calda nebbiolina, che invase immediatamente l'ambiente.

La scena che trovò gli fece spalancare gli occhi… e smuovere qualcosa sotto l'asciugamano che aveva allacciato alla vita. Lydia, poggiata contro la porta, gli dava le spalle, il viso nascosto tra le mani, il bel corpicino dalla pelle lattea, che lui tanto amava baciare ed odorare, era alla completa mercé dei suoi occhi avidi, coperta solo da un completino di pizzo rosso che era la fine del mondo.

«Lydia…?» la chiamò, deglutendo rumorosamente.

La ragazza sussultò e spalancò gli occhi, voltandosi di scatto.

Il che non fece altro che peggiorare le condizioni di Jon.

«Che… che diavolo stai facendo?» sussurrò, assottigliando gli occhi, che avevano assunto una sfumatura di blu molto scura, mentre adesso la guardavano da capo a piedi… quasi la divoravano.

Lydia si sentì subito a disagio e soprattutto si sentì terribilmente stupida a starsene lì, ferma, davanti a lui, in biancheria.

Qualcuno da lassù la stava punendo, quella sera.

Senza contare che anche lui era nudo, con il torso muscoloso in bella vista, le goccioline d'acqua che gli accarezzavano la pelle e i capelli bagnati che calavano a coprirgli la fronte e gli occhi.

«Mi… mi stavo cambiando… e… ed è entrato Roman e…» farfugliò, stringendosi nervosamente un gomito tra le dita e mordendosi il labbro inferiore.

Gli occhi di Jon si scurirono ancora di più, mentre faceva qualche passo verso di lei, accorciando le distanze.

«Joe ti ha vista… così?» sibilò e sembrava di nuovo arrabbiato.

Lydia si appiattì istintivamente contro la porta: non le piaceva quando Dean aveva quell'espressione… le faceva paura.

«N-no!» mentì, arrossendo «L'ho fermato in tempo! Non… non ha visto nulla!»

Jon l'aveva ormai raggiunta e poggiò le mani ai lati del suo viso, intrappolandola. La scrutò con un'occhiata seria. «Stai mentendo.» sussurrò, la voce roca.

Lydia deglutì. «No, te lo giuro. L'ho cacciato via subito…»

Altro che gelosia… qui Jon stava proprio per dare di matto.

«Mmm.» fu l'unica cosa che invece commentò, sfiorandole il viso con la punta del naso ed inspirando il suo profumo dolce, per poi rilasciarlo con un verso roco «Vestiti.» ordinò, allontanandosi di nuovo ed uscendo dal suo spazio vitale.

Lydia emise un sospiro tremante, lasciando andare il fiato che non si era nemmeno resa conto di aver trattenuto. Deglutì di nuovo e si mosse verso la sua borsa, infilandosi velocemente i jeans e il maglioncino rosso con i quali era arrivata all'Arena.

«Jon…?» ebbe il coraggio di parlare, mentre si allacciava le scarpe.

«Mmm?» fece lui di rimando: si era già rinfilato i boxer e i pantaloni e stava ora prendendo i calzini – che riponeva sempre dentro le scarpe, per non perderli – e li stava indossando. Aveva ancora i capelli bagnati e il petto nudo, motivo per il quale, quando Lydia alzò il viso per lanciargli un'occhiata, ci mise un po' a ricordare cosa avesse voluto chiedergli.

«Perché… perché sei arrabbiato?»

Jon emise uno sbuffo derisorio. «Non sono arrabbiato.» rispose, anche se il suo tono raccontava una storia ben diversa.

Lydia si alzò e gli si sedette accanto, poggiandogli una mano su di una coscia, per attirare la sua attenzione.

«Chi è che mente, ora?» fece, dolcemente.

Jon sbuffò e alzò gli occhi al cielo, passandosi una mano a scombinarsi i capelli e poggiandosi al muro alle sue spalle, senza mai guardarla. Ma lei lo stava guardando e anche attentamente e non le piacque per niente quello che vide: il suo petto era tutto rosso ed un livido scuro si stava formando nel punto in cui Big Show l'aveva più volte colpito.

«Oh wow…!» sussurrò, senza riuscire a trattenersi.

Jon aprì un occhio e sollevò un sopracciglio. «Cosa, ora?» domandò brusco.

Lydia sollevò la mano e l'avvicinò delicatamente al suo petto, ma lui le afferrò repentinamente il polso, bloccandola prima che potesse toccarlo.

«Non farlo.» l'avvertì duramente e finalmente la guardò.

Lydia trattenne il fiato, poi la sua espressione tesa si sciolse in una molto più delicata, che lo costrinse a lasciarle andare il polso e a voltare il viso.

«Fa male?» chiese con delicatezza.

Jon scrollò le spalle. «Ho subito di molto peggio, darlin', credimi.»

Lydia scosse il capo. «Aspetta, ho una crema lenitiva in borsa.» disse, alzandosi.

Jon l'afferrò di nuovo per un braccio, costringendola a fermarsi e a voltarsi a guardarlo. «Non ne ho bisogno. Sto bene.»

Lydia gli rivolse uno sguardo severo. «A me non sembra. Lascia che mi prenda cura di te. E' solo un po' di crema…»

«Lydia, no. Non sei tu che ti prendi cura di me. Io mi prendo cura di me stesso. E se io dico che sto bene, cazzo! Sto bene!» sbottò scortese.

«Ma perché devi essere così stronzo?!» scoppiò allora Lydia, sottraendosi alla sua presa e allontanandosi di un passo.

Jon scattò in piedi, di nuovo furioso, torreggiando su di lei: i suoi occhi lanciavano saette. «E tu perché non ti fai mai i cazzi tuoi?!»

«PERCHE' ME LI STO FACENDO!» urlò coraggiosamente, stringendo le mani in due pugni, le guance rosse «Stiamo insieme, Jon! Questo significa che, vaffanculo, devi abituarti che la tua compagna si preoccupi per te! Perché è così che fanno le coppie! Si prendono cura a vicenda l'uno dell'altra! Ma tu mi respingi sempre!»

Jon spalancò gli occhi, sorpreso dalla sua reazione. «Non… non ti sto respingendo…» sussurrò, ma anche il suo tono era poco convinto.

«Sì, invece. Lo stai facendo.» Lydia abbassò lo sguardo e sospirò «Ascolta, sei arrabbiato. Non so perché e a quanto pare non vuoi dirmelo, ma non sfogarti con me. Non così per lo meno.»

Jon la fissò, senza sapere cosa dire, poi tornò a sedersi sulla panchina e si passò una mano sul viso. Rimasero in silenzio per qualche minuto.

«La crema…» mormorò alla fine, senza guardarla «Puoi…?»

Lydia sollevò il capo per guardarlo: Dean aveva il viso rivolto lontano da lei e il corpo ancora teso. Ma stava cercando forse di scusarsi? Era il suo modo per non respingerla?

Sospirò e scosse la testa, socchiudendo gli occhi. «La prendo subito.»

Frugò nella sua borsa e tirò fuori il tubetto della crema. Gli si avvicinò e gli si sedette di nuovo accanto, mettendosene un po' sulla mano .

«Ho le dita fredde…» lo avvertì, ma lui scrollò le spalle, come a dire che non importava.

«Tu hai sempre le mani fredde.» rispose invece e non fece una piega quando lei cominciò ad applicare la crema su tutta la parte arrossata.

«Sai come si dice, no? Mani fredde, cuore caldo!» disse Lydia, cercando di alleggerire l'atmosfera.

Jon mostrò un piccolo sorrisetto sghembo. Non era tanto, ma almeno era un inizio.

Lydia percorse delicatamente tutta la linea dura dei pettorali, applicando e stendendo la crema. «Allora… me lo dici perché sei così arrabbiato?» fece un secondo tentativo.

Jon sbuffò e ancora si scombinò i capelli, ma non rispose.

«C'entra qualcosa il fatto che Seth abbia suggerito il mio nome per sostituire Justin Roberts?»

«Non puoi lasciar perdere?» fece Jon contrariato, abbandonando il capo contro la parete e chiudendo gli occhi.

«Sto solo cercando di… capire.» mormorò lei.

«Sì, c'entra quello.» si arrese alla fine Dean, senza riaprire gli occhi.

«Ma è andata bene…»

«Non è quello il punto.»

«Allora… qual è il punto, Jon?» chiese, continuando a massaggiargli il petto.

Il ragazzo si rilassò sensibilmente sotto le sue cure, ma non rispose alla sua domanda, così Lydia sospirò: non avrebbe cavato un ragno dal buco, non quella sera.

«Finito.» disse, rivolgendogli un sorriso di traverso.

«Grazie.» rispose Jon, toccandosi il petto.

Lydia scosse la testa, come a dire che non c'era bisogno di ringraziarla. Poi si alzò, per dirigersi verso il bagno e lavarsi le mani ma, ancora una volta, lui la fermò, afferrandola per un polso. Quando Lydia si voltò a guardarlo, con espressione incuriosita, lui si alzò e la fissò dall'alto con occhi così intensi da farla tremare dentro. La stretta delle sue dita sul polso era gentile, ma bruciava contro la sua pelle, facendola fremere. Senza dire una parola, lui le sollevò il mento con due dita e si chinò verso di lei: le loro labbra si incontrarono in un bacio dolcissimo.

«Migliorerò, Lydia.» promise in un sussurro, senza aggiungere altro.

Poi si allontanò, sotto il suo sguardo stupito, e finì di vestirsi, infilandosi il dolcevita grigio e il giacchetto di pelle.

Lydia si accarezzò le labbra, che ancora avevano l'inconfondibile sapore di quelle di Jon, e sorrise.

Il telefono del ragazzo squillò: un suono semplice, una classica suoneria di base di quelle in lista all'interno del cellulare. Conoscendo Jon e la sua avversione per la tecnologia, probabilmente non l'aveva neanche mai cambiata.

«Sì?» rispose, sotto lo sguardo curioso di lei: chissà chi era.

Lydia prese il suo cellulare, notando di avere tre chiamate perse da un numero sconosciuto. Fissò lo schermo perplessa, ma non fece in tempo a provare a richiamare, per vedere chi era, che le arrivò un messaggio.

«Non lo so, non credo…» stava intanto dicendo Jon al suo interlocutore.

Lydia cliccò sul messaggio.

Dolph Ziggler: Hey babe, tutto bene con Ambrose?

Sospirò e lanciò uno sguardo di sottecchi al ragazzo, che stava passeggiando avanti e indietro per il camerino. «Glielo chiederò, ma non contarci. Voi andate pure avanti, se è, ci vediamo lì.»

Gli rivolse un'occhiata incuriosita, poi scrollò la testa e rispose al messaggio.

Sì, tutto bene. Scusalo, per prima. Non so che gli sia preso, normalmente non è così.

La risposta arrivò immediatamente.

Dolph Ziggler: Normalmente non è così? Spero tu stia scherzando. E' di Dean Ambrose che stai parlando.

Lydia storse le labbra in una smorfia. Dean Ambrose forse sì, ma Jonathan Good…

E' stata una serata un po' pesante. Non penso verrà mai a scusarsi per il suo atteggiamento, quindi lo faccio io per lui. Non avrebbe dovuto.

«Sì, okay. Ciao.» Dean chiuse la comunicazione, sbuffando rumorosamente e gettando il telefono in borsa.

«Chi era?» chiese Lydia. Le parole le erano uscita dalle labbra prima che potesse rendersene conto.

«Renee.» rispose lui con nonchalance, scrollando la testa e roteando le spalle all'indietro, alla ricerca di un po' di sollievo dai dolori muscolari che cominciavano a farsi sentire, ora che l'adrenalina stava completamente lasciando il suo corpo.

«Oh.» fece Lydia, abbassando lo sguardo.

Jon le lanciò un'occhiata di sottecchi, poi sogghignò e le si avvicinò, chinandosi su di lei e sollevandole il viso con due dita. «Perché quest'espressione, Sunshine? Sei gelosa, per caso?» la schernì e Lydia spalancò gli occhi, mentre le sue guance assumevano un delizioso rossore, che lo fece ghignare ancora di più.

«Ho motivo di esserlo?» ribatté, cercando di tenersi stretta quella poca dignità che le era rimasta.

Jon la osservò con uno scintillio negli occhi blu, poi il suo sorriso si ammorbidì.

«Neanche un po'.» rispose sincero, chinandosi a rubarle un bacio a stampo sulle labbra. Poi le diede un buffetto su di una guancia e si allontanò di nuovo, tornando a mettere le sue cose nella borsa.

«Allora… perché ti ha chiamato?» chiese, non riuscendo di nuovo a trattenersi «Voleva sapere come era andato lo show?» aggiunse, cercando di assumere un tono colloquiale, mentre ripiegava il vestito rosso, che era ancora abbandonato sul pavimento. Avrebbe dovuto riportarlo nella zona costumi e ridarlo alle costumiste.

«Nessuno mi chiama mai per sapere come è andato lo show.» rispose lui, il tono improvvisamente distaccato.

Lydia sentì una morsa stringerle il cuore e ridurlo alle dimensioni di una nocciolina.

Nessuno mi chiama mai per sapere come è andato lo show.

C'era qualcosa di triste, nel modo in cui l'aveva detto, ma la rabbia latente che ancora gli vibrava nell'anima aveva coperto quasi del tutto le sue altre emozioni.

Lydia sapeva così poco del passato di Jon. Qualche informazione letta qua e là su internet, qualcos'altro ricavato dai promo che lui diceva di basare sulla sua vera vita… ma niente di più.

Jon non aveva… genitori? Una volta le aveva parlato di sua madre, ma poche parole. Semplicemente, da quel che Lydia aveva potuto ricavare, non era stata granché, come figura materna.

"Mia madre era troppo ubriaca o fatta per ricordarsi che era il mio compleanno."

Le aveva detto, un paio di notti prima a casa di Roman Reigns.

E suo padre? Non glielo aveva mai sentito nominare.

Girava una storia, su internet, ma non sapeva quanto fosse vera. Riguardava la sorella di Jon, ma anche di lei, il ragazzo non aveva mai fatto parola.

Il passato di Jonathan Good era ancora avvolta in una nebbia fitta, quasi quanto quello di Lydia.

«No, mi ha semplicemente detto che lei e qualcun altro stavano andando in un pub in zona, vicino all'albergo, e mi ha chiesto se ci andava di unirci a loro.» aggiunse, risvegliandola dai suoi pensieri.

«Oh.» rispose Lydia, non sapendo che aggiungere; quelle considerazioni sul passato di Jon e su quanto dovesse essere solo l'avevano un po' destabilizzata «Capisco.»

Le arrivò un altro messaggio da Dolph.

Dolph Ziggler: Così, tu ed Ambrose, eh?

Lydia sorrise.

Io ed Ambrose. rispose semplicemente, e poi aggiunse E' una lunga storia.

Dolph Ziggler: Posso solo immaginare.

No, non puoi. Magari un giorno te la racconterò davanti ad un altro piatto di patatine fritte… ops, solo insalata per te e per il tuo culetto perfetto!

Dolph Ziggler: Ha-ha. Divertente. E se rilancio con… davanti ad una birra, questa sera? Io ed altri stiamo andando in un pub qui vicino, per passare una serata tranquilla. Perché non ti unisci a noi?

Lydia alzò lo sguardo verso Jon, che stava ora chiudendo la zip della sua borsa.

Non credo che ai ragazzi vada molto. Dean ha appena ricevuto lo stesso invito da Renee…

Dolph Ziggler: Ahia. Sta' attenta a quella ragazza, Lydia.

Lydia corrugò la fronte a quel messaggio e scrisse velocemente la risposta.

Perché?

Dolph Ziggler: Ha una grossa cotta per il tuo Lunatic Fringe. E non è un segreto per nessuno che tra quei due ci sia qualcosa… o ci fosse qualcosa.

Lydia sentì una stretta al cuore. Non avrebbe dovuto sorprenderla, quella notizia. In fondo, Seth glielo aveva detto, che Dean e Renee avevano un affare… o per lo meno, avevano scopato, qualche volta. E Jon stesso glielo aveva rinfacciato, quella mattina che sembrava ormai così lontana nel tempo, subito dopo gli eventi di Survivor Series. Era passato meno di un mese, eppure a lei sembrava un'eternità. No… non doveva preoccuparsi di Renee. Jon non avrebbe mai… o sì? Rileggendo il messaggio di Dolph, sentì i dubbi instaurarsi in lei.

Sta' attenta a quella ragazza.

«E tu, con chi parli?»

La voce di Jon la fece sobbalzare, facendole quasi scivolare il telefono di mano. Riuscì a recuperarlo, chiudendolo tra le ginocchia, e fece un sospiro di sollievo: ci mancava solo che le si rompesse di nuovo!

«Nessuno!» mentì Lydia e si odiò, perché ogni volta che diceva una bugia, specialmente di fronte a lui, la voce le diventava fastidiosamente più acuta.

Infatti, Jon la fissò sollevando un sopracciglio.

«Bugiarda.» l'accusò «La devi smettere di mentire, Sunshine.» sussurrò, avvicinando il viso al suo collo e soffiandole il suo respiro caldo sulla pelle. Lydia rabbrividì. «Le bambine cattive vengono sempre punite, lo sai?»

Qualcuno bussò alla porta un paio di volte, facendo sobbalzare Lydia. Jon, come al solito, rimase impassibile, tanto che lei si chiese se ci fosse mai niente che potesse spaventarlo. Non si mosse e rimase con le labbra a pochi centimetri dal collo di lei.

«Jon? Lydia? Tutto bene lì dentro? Possiamo entrare o…» era la voce di Colby.

«Salvata dal suono della campana, Sunshine.» mormorò Jon, posandole un bacio casto sulla spalla, per poi alzarsi e aprire la porta ai suoi due compagni «Arrivate sempre nei momenti meno opportuni.» commentò.

Colby si introdusse nella stanza «Perché? Vi abbiamo forse disturbati, piccioncini?» lo prese in giro, meritandosi per questo pugno sul braccio.

«Sì.» rispose semplicemente Jon, tornando a prendere la sua valigia, ormai pronta.

Joe si introdusse nella stanza dopo Colby e sembrava ancora parecchio a disagio per l'inconveniente di poco prima.

«Hey, baby girl… siamo a posto?» domandò impacciato, grattandosi la nuca e osservandola solo di sottecchi.

Lydia arrossì di nuovo, ma poi annuì. «Tutto a posto, big man.» lo rassicurò.

Colby li fissò curioso. «Che mi sono perso?»

Jon prese la borsa e se la caricò in spalla. «Joe ha visto la mia ragazza mezza nuda.» spiegò, lanciando un'occhiataccia al samoano.

«E' stato un incidente!» si difese Joe, sollevando le braccia in segno di resa.

«Sì, un incidente.» ripeté Jon con un brontolio cupo «Non si usa più bussare?»

«Non pensavo che…!» farfugliò Roman.

Lydia ridacchiò.

«Smettila, Jon.» lo rimproverò, dandogli una botta su di un braccio, alla quale il ragazzo rispose con un'occhiata di traverso «E' tutto a posto, Ro. Davvero. In fondo, è come se mi avessi vista in costume, non facciamone un dramma! Vedete le Divas con meno roba indosso ogni giorno, a momenti!»

«Sì, ma di loro non mi importa se gli altri le vedono.» ribatté Jon, attirandola a sé.

«Awww, guardatelo come è geloso!» lo prese in giro Colby, tirando fuori il cellulare e scattando una foto.

«Lopez, cazzo fai?» Jon gli lanciò un'occhiataccia, senza allontanarsi da Lydia.

«Ooooh, vedere, vedere!» fece lei, liberandosi del suo abbraccio e curiosando nel cellulare di Seth: la foto li ritraeva l'uno abbracciata all'altra, con lei con un sorriso divertito e lui un'espressione imbronciata, ma tenerissima «Oooh, puoi mandarmela? E' la prima foto decente che ho con Jon, riesce sempre a fare facce strane, quando gli chiedo di mettersi in posa!»

Colby ridacchiò e annuì, cercando il numero di Lydia in rubrica.

«La prima foto decente?» ripeté Jon, fingendosi offeso «E che mi dici di quella che abbiamo fatto sul letto di casa tua?»

«Amico, questi dettagli proprio non ci interessano!» rise Joe, felice di essersi cavato d'impaccio dalla brutta figuraccia.

«Zitto, tu! Ancora non ti ho perdonato!» lo accusò Jon, puntandogli un dito contro.

«Era solo un bacio! La foto di un bacio!» chiarì subito Lydia, arrossendo.

«Sì, dicono tutti così, sweetheart.» la prese in giro Colby, meritandosi uno scappellotto da parte della ragazza.

«Ma è vero! Diglielo, Jon!»

«Nah, non scopro i miei altarini, se non davanti ad una birra.» ghignò Dean che, come al solito, si divertiva sempre a vederla un po' in difficoltà.

Lydia era bellissima quando arrossiva in quel modo e metteva quel broncio adorabile.

«Sei un idiota.» lo rimproverò, incrociando le braccia al petto «E tu non ridere! Non ti ho perdonato nemmeno io!» aggiunse, rivolta a Joe, che smise di sghignazzare e si mise una mano sul cuore.

«Credevo che avessi detto che eravamo a posto!» si difese.

«Beh, ho cambiato idea!» ribatté Lydia, facendogli una linguaccia.

«Cosa?! Non puoi!»

Colby rise piano. «Foto mandata, sweetheart.»

Lydia gli sorrise e afferrò il cellulare. «Guarda come siamo carini!» esclamò, mostrando la foto a Jon.

«Merito mio, modestamente.» disse strafottente e Lydia alzò gli occhi al cielo, scuotendo il capo.

Però, non poteva dargli torto: lui era proprio bello.

Maneggiò col cellulare, fino ad impostare la loro nuova foto come sfondo e sorrise sognante. Poi notò di avere un altro messaggio da parte di Nick e, mentre Jon, Joe e Colby avevano cominciato a discutere se andare a prendere qualcosa da bere oppure se tornare direttamente in hotel e riposare, Lydia ne approfittò per leggerlo.

Dolph Ziggler: Comunque, se i tuoi mastini non vogliono uscire e tu hai voglia di staccare un po' la spina e festeggiare il tuo debutto in WWE, fammi uno squillo. Ho un posto libero in macchina e torniamo entrambi allo stesso hotel, quindi… ;)

«Non so…» stava dicendo Jon «A voi, che va di fare?»

«Andiamo.» intervenne Lydia dal nulla, facendo voltare Jon in sua direzione.

«Come?»

«Andiamo, ho voglia di bere qualcosa! E poi, non volete festeggiare il mio debutto in WWE?» ridacchiò.

«Hey, non montarti la testa, bimba. Era un debutto one night only.» rispose Dean, riavvicinandola e scombinandole i capelli.

«Nah, sono convinta che l'Authority mi chiederà di tornare!» rispose, con aria saccente, sventolando la mano nell'aria per allontanare quella di lui dai suoi capelli, che erano ancora raccolti nell'alta coda di cavallo. Inutile dire che glieli aveva completamente spettinati, quindi dovette scioglierli, lasciando che i boccoli scendessero nuovamente a sfiorarle la vita.

Jon la fissò in modo strano, alla sua affermazione, i suoi occhi avevano nuovamente assunto una sfumatura di blu più scura del normale e un nervo teso era affiorato sulla sua guancia.

«Per me non c'è problema!» s'inserì Colby «Bevo volentieri qualcosa anch'io! E poi, Bryan mi aveva chiesto se lo raggiungevamo: è intrappolato con Brie e sua sorella per le riprese di Total Divas, quindi ha bisogno di aiuto e di un po' di testosterone!» ridacchiò «A volte, sono grato che la mia ragazza non faccia parte della WWE!»

«A chi lo dici, amico.» concordò Joe, scuotendo il capo.

«Ed io avrei preferito che la mia ne rimasse fuori…» borbottò Jon, ma a bassa voce e tra i denti, in modo tale che solo Colby lo sentì. Gli lanciò un'occhiata di traverso, ma non commentò.

«Allora è andata! Ci vediamo alla macchina? Io devo riportare questo in sala costumi!» disse Lydia, prendendo il vestito tra le braccia.

«Dove vai, tu, da sola?» la riprese subito Dean, uscendo dalla sua momentanea trance.

«Oh, avanti, Jon: guarda che non mi rapiscono!»

«Questo lo dici tu.» fece lui, avanzando di un passo.

«Na-ah. Non verrai con me: so badare a me stessa! Prendi anche la mia borsa e andate in macchina, vi raggiungo tra due minuti!» disse, aprendo la porta.

«Lydia: se fra due minuti esatti non ti vedo alla macchina, butto giù l'arena.» l'avvertì.

La ragazza alzò gli occhi al cielo. «Esagerato.» sbuffò, ma poi gli regalò un sorriso «A tra pochissimo.»

Jon la guardò sparire dietro la porta .«Un giorno di questi metto a buon uso quella sua linguaccia lunga.» commentò, passandosi nervosamente una mano sul viso.

Joe e Colby si guardarono e risero piano, prendendo le loro cose.

Jon compose il numero di Renee. «A quanto pare, è la tua serata fortunata. I tre membri dello SHIELD accettano ufficialmente il tuo invito. Dove?» disse, non appena lei rispose.

Nel frattempo, in corridoio, Lydia rispose a Nick.

I mastini vengono con me, quindi andate pure. Ci vediamo lì.