In fondo al capitolo, spiegazioni che avrei potuto eventualmente fornirvi mesi fa, ma che, in fondo, mi sono sentita di darvi solo ora. Vi auguro una buona lettura

NON DOBBIAMO ESSERE SOLI – CAPITOLO TRENTAQUATTRESIMO

Sbuffando e contorcendosi, Pitch si issò fuori dalla zona riservata ai volatili, quindi, trionfante come non mai, sollevò verso il cielo il sacchetto pieno di mangime: finalmente ce l'aveva fatta. Oh, aveva faticato non poco, in quei cinque minuti scarsi, a portare a termine la propria missione, prima ostacolato dai cespugli fitti, poi dalla riva scivolosa ed infine da quell'insopportabile cigno che s'era rassegnato a levarsi dai piedi solo quando aveva ricevuto un sonoro calcio, ma alla fine ce l'aveva fatta! Del resto, lui era un uomo vincente e capace, abituato a non fallire mai e ad ottenere tutto ciò che desiderava, e dunque, che altro risultato ci si sarebbe mai dovuti aspettare?

"Pitch..." gli parve d'udire in lontananza.

«Sì, sì» replicò distrattamente l'Uomo Nero, in verità non comprendendo né l'ipotetica domanda, né la propria risposta.

Perdendosi nuovamente nel proprio tronfio dialogo interiore, s'incamminò, il petto gonfio, ma le mani discretamente intente ad evocare nuova sabbia magica per riparare i danni causati alle proprie vesti da rovi e beccate, ed impiegò meno di un secondo ad elaborare una versione migliorata dell'accaduto da riportare al compagno; prima ancora che potesse complimentarsi con sé stesso per la pensata, tuttavia, una voce s'inserì con prepotenza, ed urlò: «Pitch! Pitch, dove sei!?».

Interdetto, l'uomo accelerò il passo, affrettandosi in direzione di quel richiamo al limite del disperato per capire cosa stesse succedendo, ma non comunicando in alcun modo la propria posizione, e fu così che, tanto inaspettatamente quanto violentemente, si ritrovò ad impattare contro un qualcosa di non meglio identificato, che lo colpì all'altezza dello stomaco e lo mandò a gambe all'aria.

«Pitch, sei qui!» esclamò l'aggressore, alternando ansiti a tristi piagnucolii.

Riconoscendo al volo sia Jack, sia la figlioletta, Pitch s'adoprò per districarsi dal cespuglio in cui era caduto, e nel frattempo sbottò: «Jack, che diamine! Che ti è preso? Stavo arrivando, non c'era bisogno di... dannazione, vi siete fatti male!?».

A dir poco terrorizzato dai tagli netti che solcavano i polpacci del ragazzo e, soprattutto, dall'aspetto stressato di Eos, si lanciò in avanti per controllare entrambi, ma l'altro lo anticipò, inginocchiandosi di fronte a lui e gridando: «Pitch, mi hanno visto! Le due donne mi hanno visto!».

«Basta!» proruppe l'Uomo Nero, ormai definitivamente spaesato dalla situazione, ma determinato ad intervenire per risolverla; «Diamoci una calmata, o finiremo per farci male senza una ragione. Passami Eos, proverò a calmarla, tu intanto ripulisciti un po' quei graffi. Ti fanno male? Seguimi, andiamo in una zona più pulita, non voglio che vi sporchiate e vi becchiate un'infezione».

Seppur visibilmente tentato di non dargli ascolto e proseguire il proprio accorato discorso, Frost gli obbedì, porgendogli la neonata, ripulendosi sommariamente gli stinchi da terra e foglie e seguendolo docilmente fino ad una cunetta erbosa poco distante, ma non appena l'ebbe raggiunta non riuscì più a trattenersi, e, nuovamente, esclamò: «Pitch, Pitch, tu non capisci, quelle due donne mi hanno visto!».

Ignorando momentaneamente le sue parole, l'uomo gli prestò soccorso, rimuovendo delicatamente dalla sua pelle tutto lo sporco che questi aveva tralasciato, e cullando nel frattempo la figlia sinché non la sentì nuovamente tranquilla, e solo a quel punto s'azzardò a raddrizzarsi e replicare: «Quali donne? E, soprattutto, come possono averti visto? Sono adulte, mi par strano che credano ancora in te».

«Le due donne che sono arrivate nel parchetto poco fa!» spiegò concitatamente il giovane; «Una si chiama Marta, l'altra non so, erano lì a fare ginnastica e a spettegolare, a me non interessava ascoltare ma parlavano a voce così alta, non ho potuto non sentire, e stavano parlando di me!».

«Ah, parlato» osservò Pitch, ancor lungi dal comprendere, ma iniziando ad intravedere il contorno della faccenda; «E dimmi, cosa hanno detto?».

«Erano a dir poco disgustate da me, hanno iniziato dicendo che sarei dovuto essere a scuola, poi mi hanno detto che ero conciato e non si capiva nemmeno se ero un uomo o una donna, ma te pensa!, e poi mi hanno dato del trans, e poi del panc, sì, mi pare abbiano detto panc, ma che cos'è? E cos'è "trans"? Non si...».

Sopraffatto dal suo discorso, l'Uomo Nero non riuscì immediatamente a bloccare il compagno, e rimase lì, in ginocchio di fronte a lui, ad ascoltarlo, raccogliendo informazioni e cercando invano di dar loro un senso; non appena la figlia, seccata da quello scambio di battute, richiamò i genitori con un borbottio ed un acuto, egli ne approfittò per inserirsi, e precisò: «No, Jack, non questo. Non mi interessa sapere il giudizio che hanno espresso su di te, sia in generale, sia perché è evidente che questo è parziale e inquinato da pregiudizi. Raccontami, piuttosto, cosa ti ha fatto comprendere che stavano parlando di te. Hanno detto il tuo nome? Ti hanno anche indicato, per caso?».

Inspirando a fondo per calmarsi, Jack prese a massaggiare la schiena ad Eos per blandirla, dunque confessò: «No, nulla di tutto ciò. Ha iniziato quella di cui non so il nome, ha sbottato "Ma quello lì non dovrebbe essere a scuola?", e io in effetti sembro un liceale, l'altra le ha detto di avvicinarsi per non farsi sentire, e non c'era nessun altro al parchetto, quindi per forza si riferiva a me, hanno iniziato a parlare, mi hanno dato del trans e del panc e poi anche del drogato, e hanno parlato della mia pelle, non hanno proprio detto che è chiarissima, ma si capiva che la trovavano strana, e poi hanno parlato della blusa, e...».

«Jack, senza offesa» lo interruppe l'uomo, che era già saltato alla conclusione della suggestione; «Tutti questi supposti indizi che mi stai fornendo sono incredibilmente generici, potrebbero applicarsi tanto a te quanto a qualcun altro, e sinceramente propendo più per la seconda ipotesi, perché, come ti ho detto, trovo strano che non uno, ma ben due adulti, credano ancora in te a sufficienza da scorgerti».

«E quanti di questi "qualcun altro" hanno una bambina con occhi così blu che non se ne son mai visti?» lo rimbeccò il ragazzo.

«Hanno visto Eos!?» esclamò Pitch, trasalendo.

Lanciandogli un'occhiata spaventata, Frost confermò: «Sì. Lo vedi? Ci hai messo meno di un secondo a pensare ad Eos: questo indizio non è generico».

Seppur turbato da quella rivelazione, l'Uomo Nero non si diede per vinto, e insistette: «Veramente no. Gli occhi di Eos saranno pure incredibilmente blu, ma non è l'unica bambina ad averli, e poi la loro caratteristica principale consiste nei tentacoli di oscurità che li animano, ma le due donne non hanno fatto alcun accenno a questo, da quel che mi dici».

Sbuffando, il giovane sbottò: «Ma insomma! Perché non mi vuoi credere? Sei un gran antipatico! Basta, seguimi, così ti faccio vedere».

Senza aspettare una risposta, né controllare d'esser assecondato, si volse e si diresse a passo di marcia verso il parchetto; convenendo che quello fosse il modo migliore per concludere rapidamente e definitivamente la discussione, l'uomo lo seguì da presso, arrivando su uno stretto sentiero.

«Eccole, sono ancora là» disse Jack, rallentando; «E hanno finito gli esercizi, quindi riprenderanno a correre. Sembra vogliano venire proprio da questa parte, vero? Allora rimarrò qui, proprio al centro del sentiero, così dovranno girarmi attorno per passare. Tu aspetta più lontano, dietro di me, così le vedrai bene».

Annuendo distrattamente, Pitch indietreggiò di qualche metro e aguzzò la vista per tener d'occhio la situazione, giocherellando nel frattempo con Eos per intrattenerla ed ingannare l'attesa; come il ragazzo aveva predetto, le due donne in questione, appena visibili in lontananza, imboccarono di corsa la pista e si diressero verso l'agitata famigliola, e così questa, seppur animata da diversi propositi, si preparò ad accoglierla.

Stuzzicato dalle dita curiose della figlia, l'Uomo Nero non prestò troppa attenzione alla scena, e notò solo con la coda dell'occhio l'amato piantarsi a gambe larghe sul terreno ed incrociare le braccia; ben sapendo come il tutto sarebbe andato a finire, non fece una piega quando le sportive attraversarono senza tanti problemi né cerimonie Frost, né quando questi balzò via, interdetto; nel momento in cui le prime, tuttavia, invece di riservargli lo stesso trattamento, lo aggirarono, zittendosi e lanciando occhiate stranite proprio in sua direzione, avvertì che qualcosa non andava, e sentì il dovere di volgersi per controllare.

«E questo qui!?» esclamò a mezza voce la bionda, facendo un cenno col capo dietro di sé.

«Marta, insomma!» la redarguì la rossa.

«Non dirmi di tacere, siamo finite in mezzo alla fiera dell'orrido, non posso non commentare questo scempio!» la rimbeccò l'amica.

«Sì, ma cerca di non farti sentire, va bene? Non mi va di venir inseguita! Ma la bambina era la stessa di prima? La tutina sembrava identica. Certo che, con quell'armatura, che sarà in giro a fare? Non è meglio chiamare la polizia? Del resto, se fosse della compagnia teatrale che vuole...».

Rapide com'erano giunte, le due si persero in lontananza, portando via commenti e disprezzo, ma lasciando dietro di sé uno sgomento che neanche un uragano avrebbe potuto spazzare, e l'uomo, pervaso da esso, rimase lì, immobile, la bocca aperta e gli occhi ancora fissi sulle ignare autrici dell'impossibile divenuto realtà. Rapido com'era stato smentito, l'uomo cambiò idea, credendo finalmente alla tesi del compagno, ma non riuscendo ugualmente a darsi una spiegazione al riguardo, e il giovane, avendo compreso ciò, lo affiancò, e gli sussurrò: «Pitch? Tutto bene?».

Pitch non seppe dirsi quanto tempo trascorse dalla sua domanda, se un solo secondo o una vita intera, ma quando, in un modo o nell'altro, riuscì a riscuotersi, fu solo a fatica che balbettò: «Mi... mi hanno visto. Quelle due donne mi hanno visto. E hanno visto anche Eos».

«Lo so» mormorò Jack, carezzandogli l'avambraccio; «Ho visto bene, e ho una teoria al riguardo, ma per verificarla dovremo fare una prova».

E, senza nemmeno aver bisogno di girarsi, l'Uomo Nero capì che quella prova sarebbe stata fatta, a qualsiasi costo.

Sbuffando, Pitch si sistemò meglio tra le frasche del cespuglio, quindi tornò a raddrizzare il capo per controllare la figlia.

Il piano che Jack aveva concepito era, per lui, ai limiti dell'assurdo. Convinto che l'unica, tra loro tre, a risultare realmente visibile alle donne fosse la bimba, egli aveva stabilito niente di meno che di abbandonarla su di una panchina, semplicemente avvolta nel telo su cui si sarebbero dovuti stendere tutti e tre e affatto protetta, e di restare dunque in disparte, in attesa che qualcuno si facesse vivo e, passando lì accanto, reagisse in qualche modo alla sua presenza. Non aveva voluto sentir ragioni quando la sua proposta era stata contestata, indifferente sia al buonsenso, sia alle male parole, non s'era fatto problemi, ritrovandosi solo, a metterla in atto con le sole proprie forze, e nessuna remora, al termine delle preparazioni, ad allontanarsi dalla figlia già turbata e trascinare con sé il compagno, ma, mentre la sua pazienza sembrava infinita, quella di quest'ultimo s'era esaurita da tempo, e così egli sbottò: «Questa situazione è ridicola, io vado a prenderla!».

«No!» esclamò Frost, afferrandolo per l'avambraccio.

Divincolandosi con uno strattone, l'uomo replicò: «Piantala, Eos sta iniziando ad avere paura, e rischia ogni secondo di più di voltarsi e cadere dalla panca, è nostro dovere di genitori proteggerla e prenderci cura di lei, non usarla per stupidi esperimenti!».

«No, fermo!» insistette il giovane, trattenendolo per la vita; «So benissimo che ha paura, che cosa credi, che non me ne sia accorto? Che non soffra nel vederla in quello stato? Ogni volta che ci cerca mi piange il cuore, ma devo sapere se è visibile agli esseri umani oppure no, e anche tu devi saperlo, quindi resisteremo insieme! Per favore, mi basta un minuto, anche meno, sento già dei passi in lontananza, e ti assicuro che Eos non cadrà, perché ho fissato il telo allo schienale della panca! Per favore».

Affatto intenerito dalle preghiere dell'altro, e tuttavia effettivamente curioso di scoprire una volta per tutte se Eos fosse visibile o meno, Pitch tentennò; udendo dei passi in lontananza, e rassicurato dall'ultima affermazione, si risolse a cedere, e commentò: «Resta il fatto che mai nella mia esistenza mi sono ritrovato in una situazione più imbecille, e sta' certo che mai mi ci ritroverò!».

«Non accadrà» lo assecondò Jack; «Ora fa' silenzio: dobbiamo ascoltare».

Borbottando, l'Uomo Nero si inginocchiò nuovamente dietro al cespo, badando sì a non restare troppo in vista, ma nemmeno troppo nascosto, ché, secondo il suo giudizio, era possibile che Eos risultasse visibile non di per sé, ma per la vicinanza con Spiriti che avevano molto più esperienza e perizia al riguardo; trattenendo il fiato, osservò i passanti, manco a farlo apposta proprio le stesse donne di prima, appropinquarsi, facendo saltare lo sguardo da loro al fagottino intimorito che avrebbe tanto voluto stringere a sé e viceversa, e quando questi si incontrarono, proprio a pochi metri di distanza da lui, si pietrificò sul posto.

«Marta, cos'è quello?» domandò la rossa, rallentando l'andatura.

Ignorando bellamente la coppia rannicchiata dietro il cespuglio, che, a rigor di logica, visto che lo aveva scorso, avrebbe dovuto notare, la bionda rispose: «E che ne so io? Sarà il fagotto di un qualche barbone, meglio starci alla larga, o prenderemo le pulci! Che cosa disgustosa».

Affatto convinta, la prima si fermò e deviò verso il bandolo sospetto per controllarlo, e, non appena si chinò su di esso, balzò indietro, ed esclamò: «Ma questo è un bambino!».

«Un bambino!?» sbottò l'amica, frenando di botto.

«Sì, anzi, a giudicar dall'aspetto, direi una bambina, e la stessa che abbiamo visto due volte questa mattina! Ma l'hanno abbandonata? Che snaturati! Del resto, che ci si doveva aspettare da due così? Spero che stia bene! Dovremmo aiutarla» replicò la donna senza nome.

«Non esiste!» ribatté Marta; «Se è la bambina di quei due fenomeni da circo avrà sicuramente qualche malattia, e io non ho alcuna intenzione di prenderla! Peraltro, che me ne dovrei fare di una bambina?».

«Ma Marta, insomma!» protestò la prima; «Non possiamo lasciarla qui da sola, è troppo piccola! Non dobbiamo mica tenercela, basta che chiamiamo la polizia».

«E venire così associate al ritrovamento?» controbatté la seconda; «Pensa che vergogna, non esiste proprio!».

«Basta!» gridò, all'improvviso, Jack.

Incurante della propria incolumità, egli si lanciò in avanti, direttamente attraverso il cespuglio, facendo scempio delle sue frasche e delle proprie gambe, ma non perdendo né slancio, né determinazione, e, dopo aver evocato con un gesto stizzito una bufera di neve in miniatura, balzò sulla figlia per proteggerla, ed abbaiò: «Non osate toccarla, streghe, questa è mia figlia, e non l'abbandonerò mai! Via, andate via!».

Colte di sorpresa dall'inaspettata folata di vento gelido, le due donne scartarono di lato, guaendo lamentele mentre tentavano invano di proteggersi, ma quando la bianca coltre si posò, rivelando il ragazzo in tutta la sua rabbiosa combattività, si spaventarono a morte, e presero ad urlare, abbracciandosi l'un l'altra.

«Jack, vieni qui!» lo richiamò Pitch.

Avendo ormai ben compreso sia la questione riguardante Eos e i suoi poteri, sia come la situazione avrebbe probabilmente rischiato di degenerare, non perse un secondo a recuperare dalla borsa il globo di neve e lanciarlo alla propria sinistra, e, dopo aver incespicato incontro all'amato e averlo afferrato per la vita, vi si fiondò dentro, correndo più veloce che poté e lasciandosi alle spalle quel parchetto tanto ameno, eppure tanto sconvolgente.

«Dunque, ricapitolando: Eos è visibile agli esseri umani, lo è di suo e indipendentemente da ciò che fa o chi ha accanto, e, se Spirito la tocca, rende visibile anche lui. Ho capito bene?».

Solo venti minuti prima, Nord si sarebbe sognato una simile calma. Aveva perso più di un battito quando, mentre camminava placidamente attorno al Globo per supervisionare i lavori in corso, dei non meglio identificati aggressori gli erano piombati addosso dal nulla, un'intera ciocca della propria barba nel vano tentativo di aggredirli, e l'autocontrollo quando Pitch, rivelatosi, aveva preso ad insultarlo per i suoi presunti modi maneschi, ed aveva faticato non poco a trattenersi dal ribaltarlo seduta stante, ma, volente o nolente, aveva dovuto, poiché la notizia che Jack gli aveva nel frattempo rivelato aveva dello sconvolgente, ed andava immediatamente discussa ed analizzata. Era stato così che, sullo slancio del fervore che aveva ancora in corpo, aveva radunato tutti i Guardiani, stanandoli di persona dai rispettivi Regni e trascinandoli nel salone privato dove era solito affrontare le questioni più spinose, s'era chetato ed aveva incoraggiato la coppia ancora turbata a raccontare per filo e per segno l'accaduto, e così che, udendoli concludere la narrazione e zittirsi, s'era fatto avanti per iniziare a sbrogliare quella strana ed intricata matassa.

«Direi di sì» rispose Frost, spostando la figlia sul tavolo per sorreggerla meglio.

«Mh, strano, molto strano» commentò Babbo Natale, lisciandosi la barba.

«Non necessariamente» controbatté Dentolina; «Eos è una creatura unica, nata da due Spiriti potenti e non affini e pervasa dalla magia sin dal suo concepimento e anche prima, non possiamo sapere con certezza qual è il suo vero potenziale, e, quindi, ciò che è strano per noi, può esser normale per lei».

«Strano o no, deve pur avere una spiegazione questo fatto» intervenne Calmoniglio.

Stupito nel sentirlo prender parola così presto, il padrone di casa si volse verso di lui, studiandolo per tentare di capire come si sentisse, e fallendo miseramente di fronte alla sua espressione impassibile; nel frattempo, la fata, determinata, insistette: «Non è detto. In questo caso, la spiegazione potrebbe essere semplicemente "perché è Eos"».

«Ho capito dove vuoi arrivare» s'inserì Pitch, battendo le dita sul tavolo; «E la cosa di per sé potrebbe anche avere un senso, sia per il fatto che Eos è particolarmente speciale, sia perché è piccola, e quindi incapace di controllare i propri poteri, ma, francamente, no. L'Uomo Nella Luna ha ficcato il naso ovunque in questa faccenda, mi rifiuto di credere che non ci sia il suo zampino dietro questo».

«Anche questo è vero» convenne la Guardiana.

Rinunciando a comprendere l'umore dell'amico, Nord disse: «Bene, se partiamo da presupposto che sia stato Uomo Nella Luna, cosa in effetti possibile, abbiamo spiegato come, ma non perché. A che scopo l'ha resa visibile già ora? E' ancora piccola, anche volendo non può adempiere a suo dovere di Guardiana, la cosa mi sembra quanto mai prematura».

Seccato, l'Uomo Nero precisò: «Ti rendo noto che, indipendentemente dai piani che il tuo caro superiore ha fatto riguardo ad Eos, lei e lei sola ha il diritto di decidere che fare della propria vita, e sarà libera di rifiutare la nomina a Guardiana».

«E anche il compito che la presuppone e ne consegue, certo» confermò Babbo Natale, senza scomporsi; «C'è un motivo se ho detto "anche volendo". Oltretutto, bisognerebbe anche vedere quale è questo suo ipotetico compito, perché non è detto che sia attivo o impegnativo, ma meglio lasciar stare per ora: abbiamo già abbastanza carne al fuoco, e troppe poche forchette per girarla. Allora, secondo voi, perché le ha dato questo potere così presto?».

Guardandosi attorno spaesati, i presenti presero tempo, chi vezzeggiando la bimba, chi alzando le spalle e gonfiando le guance, e alla fine Dentolina suggerì: «Per essere sicuro che avesse la più alta probabilità possibile di venir soccorsa nel caso si fosse trovata sola? E' l'unico vantaggio che mi viene in mente».

«Però è un vantaggio inutile» ribatté Jack; «Ho paura a lasciarla sola anche qui nel Palazzo di Nord, mai mi sognerei di abbandonarla in giro, e lo stesso vale per Pitch».

Annuendo, il padrone di casa aggiunse: «E inoltre, se anche doveste allontanarvi da lei per molto tempo, potrebbe pensarci Uomo Nella Luna a tenerla in salvo: nonostante si sia rivelato cinico, trovo che sarebbe più affidabile di uomo qualsiasi, perché sa chi è Eos».

Chiaramente disgustato da quell'ultima affermazione, Pitch fece per replicare, ma in quel momento un refolo di sabbia dorata comparve al centro della compagnia, e così egli si zittì; rapito, lo guardò addensarsi in una sagoma grassoccia e pelata in piedi di fronte ad un piccolo fagotto, scindersi in volute che partirono dal primo verso il secondo e poi dissolversi, non prima d'aver mimato il gesto di due mani che si sfregavano l'una contro l'altra come per rifiutare un compito, e quindi tradusse: «Le ha dato questo potere sin da subito per non doverci pensare dopo. Puoi sempre lavarti le mani di qualcosa di cui ti sei già sbrogliato. Sì, in effetti, potrebbe starci come spiegazione alla prematurità di questo potere: è perfettamente in linea con la sua solita, fastidiosa, irriverente e incurante del prossimo linea d'azione. Un bastardo rimane sempre un bastardo».

Soprassedendo sugli insulti, con cui, peraltro, non era da escludere si trovasse d'accordo, la fata dichiarò: «Sì, anche secondo me questa spiegazione è più che sensata. Suppongo, peraltro, che darle questo potere sin da subito sia stato conveniente anche dal punto di vista fisico, perché la cosa gli avrà richiesto tempo, e sono sicura che né Pitch, né Jack, né nessuno di noi gliene avrebbe mai concesso in futuro: se l'avessimo visto dedicare attenzioni ad Eos anche solo con un raggio lunare, l'avremmo scacciato. Oltretutto, per la bambina sarà più facile gestirlo e conviverci essendoci nata, piuttosto che acquisendolo da un giorno all'altro».

Mentre ella argomentava la propria tesi, Eos, affatto interessata alla conversazione, si girò faticosamente, guardandosi attorno in cerca di qualcosa da esplorare, e quasi strillò di gioia quando, sul piano, individuò le crepe che il suo oscuro padre vi aveva impresso; divertito dalla sua reazione, Frost la incoraggiò a studiarle, sostenendole il petto per aiutarla a piegarsi senza cadere e guidandole le dita lungo di esse, e quando la vide completamente assorbita in quel nuovo compito domandò: «Secondo voi, allora, come mai gli Spiriti che la toccano diventano visibili?».

«Forse perché è troppo piccola per contenere potere?» suggerì Nord, meditabondo.

«O magari semplicemente per giustificare i suoi movimenti» propose invece la Guardiana; «Tutte le volte che siete stati visti insieme a lei non la stavate semplicemente sfiorando, ma reggendo in braccio, giusto? Se voi foste stati invisibili, a quelle donne sarebbe parso che Eos stesse volando, e la cosa sarebbe stata decisamente inquietante».

«Non che si siano inquietate di meno vedendoci» commentò a mezza voce l'Uomo Nero, lanciando un'occhiata divertita all'amato.

«Potrebbe, ma potrebbe anche essere altro» intervenne improvvisamente Calmoniglio; «Poter essere visti da un bambino anche quando lui non crede in te è un vantaggio non da poco, ammettiamolo, il compito più faticoso per noi è proprio riuscire ad impressionare senza poterci rivelare, e può essere che Eos sia la soluzione a questo problema. Che sia così o no, comunque...».

«Non credere che vi permetterò di spartirvi Eos e portarvela in giro per il mondo solo per adempiere al vostro stupido compito di Guardiani!» abbaiò Pitch.

Alzando gli occhi al cielo ed indicandolo con una zampa, il Pooka completo: «... come stavo per dire».

«Se già sapevi quale sarebbe stata la mia risposta, ci avresti potuto risparmiare il tuo sciocco intervento» gli sibilò l'Uomo Nero.

A quel colpo basso, il Coniglio di Pasqua sussultò, rizzando il pelo sulla schiena dalla rabbia, ma riuscendo a trattenersi dal rimbeccare, e parve zittirsi definitivamente; dopo appena una decina di secondi, tuttavia, si riscosse, e disse: «Una domanda, Jack: perché ti sei tanto spaventato quando ti sei accorto che quelle donne riuscivano a vedere te ed Eos? Non scherzavo prima quando dicevo per poter essere visti a prescindere è un gran vantaggio, e tu sai meglio di tutti noi quanto sia terribile sforzarsi di fare il proprio dovere e non ottenere risultati. Mi sarei aspettato di vederti al settimo cielo per questa novità, sia per te stesso, sia per tua figlia».

Colto di sorpresa da quella domanda, Jack si bloccò, la bocca aperta, ma muta, e l'espressione confusa, e non riuscì a far altro; come c'era da aspettarsi, ad ogni modo, in suo soccorso intervenne prontamente Pitch, che sbottò: «Perché non se l'aspettava e la cosa lo ha ovviamente turbato, perché come novità da gestire non è stata semplice, perché le due donne non sono state affatto amichevoli, perché i loro commenti imbecilli sono stati crudeli ed aggressivi e l'hanno ingiustamente fatto sentire un buono a nulla, perché ha rischiato di vedersi portar via Eos, e per un milione di altre ragioni che, francamente, mi paiono così evidenti che non capisco come tu non possa esserci arrivato da solo!».

«Ma è mai possibile che devi sempre rispondere al posto suo!?» proruppe Calmoniglio, ormai esasperato.

«Dadada!» esclamò con forza una voce.

Trasalendo per lo stupore, Nord si volse verso la fonte del rumore, e quando la individuò rimase di sasso: la neonata, sino a quel momento in altre faccende affaccendata, s'era raddrizzata, e, gonfiando il petto e agitando i pugnetti proprio come aveva appena fatto il padre, aveva imitato la sua rabbiosa arringa.

Istantaneamente, tutti i presenti, ad esclusione dei due litiganti, scoppiarono a ridere, chi limitandosi ad una chioccia ilarità nascosta dietro una mano pudica, chi accasciandosi senza ritegno sulla sedia, ed Eos parve approvare queste reazioni, visto il largo sorriso con cui le accolse; imbarazzato da tutto ciò, o forse semplicemente soddisfatto d'esser riuscito a dir la sua, l'Uomo Nero si chetò, dando un piccolo buffetto alla guancia della figlia, mentre il Pooka, impassibile come sempre, si limitò a rimanere immobile.

«Ma guarda cosa ti sta insegnando papà!» sussurrò Frost, attirando la bimba a sé; «Non imparare queste brutte cose, non bisogna mai rispondere male alle altre persone! Tornando a noi, Calmoniglio, anche se è intervenuto quando non avrebbe dovuto, Pitch ha detto il vero. Il fatto che le due donne riuscissero a vedermi non mi ha davvero messo in pericolo, ma sul momento, non aspettandomelo, mi sono spaventato, e i loro commenti cattivi non hanno fatto altro che peggiorare la situazione. So che può sembrare stupido, ma sì, per un po' ho avuto paura che decidessero di seguirmi e portarmi via Eos. Non mi sento ancora a mio agio con questo ruolo, anche se mi piace e mi sto impegnando al massimo ho sempre paura di non fare mai abbastanza, di non essere mai abbastanza, e quindi, quando qualcuno esprime un giudizio su di me al riguardo, tendo ad andare nel panico. Se solo fossi riuscito a mantenere la calma, in effetti, avrei apprezzato la cosa, come hai detto tu. Stai tranquillo che, da ora in avanti, la apprezzerò, e molto».

Abbassando pian piano le orecchie, il Coniglio di Pasqua replicò: «Questa è la tua vita e quella è tua figlia, Jack, decidi tu che fare dell'una e dell'altra, e non mi devi spiegazioni. Abbiamo finito?».

Interdetto da quella conclusione, Jack fece per parlare, ma Pitch lo anticipò, confermando seccamente: «Sì, abbiamo finito. Vieni, Jack, andiamo in cucina a preparare il latte, ché, da come si agita, è evidente che Eos sta iniziando ad aver fame».

Fu ben chiaro, a Nord, che il ragazzo avrebbe voluto protestare, forse per parlare di nuovi argomenti, forse, più probabilmente, solo per chiudere in modo più gentile quella lunga discussione, ma Eos aveva effettivamente iniziato ad agitarsi, e non gliene diede la possibilità; rassegnandosi alle sue esigenze, egli salutò frettolosamente e si accodò al compagno, ma prima ancora di uscire dalla stanza gli sibilò: «Pitch, mi sta bene che Eos non abbia pazienza, ma da te mi aspetto di più!».

«Aspetta e spera» rispose senza tante cerimonie l'uomo, imboccando l'uscita.

«Pitch!» lo rimproverò Frost, indignato; «Non puoi continuare così, e non è una questione di gratitudine, stai ferendo delle persone col tuo atteggiamento!».

«Non avevi detto che Eos non deve imparare a discutere?» ribatté l'Uomo Nero; «Non darle il cattivo esempio».

Rinunciando ad origliare oltre la conversazione, Babbo Natale aspettò che le due voci si disperdessero in lontananza, dunque commentò: «Penso che Eos tornerà a dire sua molto presto di questo passo! Ora, … dov'è finito Calmoniglio!?».

Esibendo un'espressione rattristata, Sandman modellò la propria sabbia per rappresentare il Pooka in fuga, e Dentolina confermò: «Scappato tanto silenziosamente quanto frettolosamente attraverso uno dei suoi tunnel mentre noi salutavamo Jack. Ho fatto a malapena in tempo a vederlo».

Mortificato, il padrone di casa mormorò: «E io non ho visto del tutto...».

Librandosi in volo, la fata lo affiancò e lo rassicurò, dichiarando: «Non preoccuparti, Nord, non è stata una tua disattenzione, ma una delle sue classiche furbate. Vado a parlargli, va bene? E, se la cosa non dovesse funzionare, sono sicura che Sandy sarà lieto di inviargli bei sogni nei prossimi giorni. Vedrai che presto gli passerà».

Fissando l'Omino dei Sogni annuire vigorosamente, Nord replicò: «Va bene, prova tu. Cerca di andare soda al dritto e non buttarla sul ridere: io ho fatto contrario, e, come vedi, ha smesso di parlare».

«Lo farò, senza dubbio» promise la Guardiana; «Ora vado. Ci rivediamo quando avrò finito».

E, pur sentendosi in colpa per non averle offerto un aiuto, Babbo Natale la lasciò andare, perché sapeva di non poter fare altrimenti, e, mentre guardava le sue coloratissime code sparire oltre la porta, pregò intimamente che ella potesse aver successo laddove lui aveva fallito.

Inspirando profondamente, Calmoniglio si accomodò meglio sul giaciglio di erbe e foglie, quindi, dopo essersi lasciato sfuggire un sospiro, tornò a fissare un punto indefinito di fronte a sé.

Il Pooka si trovava nella propria tana, una semplice, intima grotta celata sotto una cunetta al limitare del proprio Regno, e, seppur sentendosi indifferente, non trovava ragione di trovarsi in altro posto. Non aveva voglia di fare nulla, né lavorare, né divertirsi, non aveva voglia di vedere nessuno, né il proprio migliore amico Nord, né le uova che si aggiravano lì attorno, non aveva voglia, in generale, neanche di stare con sé stesso, ma quest'ultima cosa non la poteva evitare, e dunque s'era rassegnato ad accettarsi, rimanendo inerte per darsi il minor fastidio possibile e pregando, prima o poi, di cadere in un sonno senza sogni.

«E' permesso?» domandò, all'improvviso, una voce femminile.

Sussultando per lo spavento, il Coniglio di Pasqua si appiattì a terra, indeciso sul da farsi e tentato di fuggire, ma quando una mano minuta scostò la cortina di rampicanti che celava l'ingresso dell'antro e rivelò la sagoma di Dentolina, si tranquillizzò, ed esclamò: «Oh, sei tu!».

«Sì, sono proprio io» confermò la fata, lanciandogli un sorriso; «Allora, è permesso?».

Non poco imbarazzato dalla sua gentile insistenza, Calmoniglio esitò, combattuto tra il desiderio di mandarla via per tornare alla propria apatica malinconia e il timore di venir, in tal caso, assalito da ulteriori domande; dopo una breve riflessione, concluse che una breve conversazione fosse la miglior e meno rischiosa via di mezzo attuabile, e dunque concesse: «Sì, puoi entrare».

Dopo essere atterrata, la Guardiana gattonò all'interno, un poco impacciata da ali e code, ma chiaramente determinata a non rinunciare, e quando ebbe raggiunto l'altro dichiarò: «Graziosa questa tana. Un po' stretta, ma decisamente intima».

«E' l'ideale per me» replicò semplicemente il Pooka.

«La conversazione di poco fa, invece, non è stata l'ideale per te, giusto?» ribatté Dentolina.

Stupito dall'approccio diretto, il Coniglio di Pasqua tergiversò: «Sappiamo tutti che Pitch non è capace di partecipare ad una conversazione senza insultare tutti, e che io sono quello che sopporta di meno: non mi aspettavo nulla di diverso da lui».

«Non stavo parlando di Pitch» controbatté la fata.

«Se non stavi parlando di Pitch, allora la risposta è no. Lui è stato l'unico problema» rispose seccamente Calmoniglio.

«Singolare che tu te ne sia andato non quando lui ti ha insultato, ma dopo» insinuò la Guardiana.

«Singolare che io me ne sia andato al termine di una conversazione» la rimbeccò il Pooka.

«Senza nemmeno avvisare» precisò l'altra.

«Avevo fretta» si giustificò bruscamente il primo.

«Oh, insomma, lo vuoi ammettere o no che l'unico vero problema, per te, era la presenza di Eos!?» sbottò Dentolina.

Irato per l'invadenza dell'ospite e a disagio per l'argomento che era stato proposto, il Pooka aggrottò la fronte, e, rimanendo ben accucciato, borbottò: «Non vedo perché Eos dovrebbe essere un problema per me».

Gonfiando le piume, la fata proruppe: «Perché ho letteralmente sentito la tua anima andare in pezzi quando lei è scoppiata a piangere di fronte a te una settimana fa, e perché da quel giorno continuo a sentire il rumore dei cocci frantumarsi ulteriormente ogni volta che ti vedo, soprattutto se lei è nei paraggi! Perché vuoi negare l'evidenza? E' sciocco, e, soprattutto, deleterio. Forza, non chiuderti su te stesso: affrontiamo questo argomento».

Turbato dall'intuito dell'interlocutrice, e affatto intenzionato a consentirle di vedere i propri occhi umidi, il Coniglio di Pasqua reagì con tutta la violenza di cui fu capace, dandole sdegnosamente le spalle e abbaiando: «Non ho alcun bisogno di affrontare alcun argomento!».

«Sei tale e quale a Pitch, sotto certi punti di vista, e son ben di più di quanti tu immagini!» asserì la Guardiana, chiaramente esasperata; «Hai bisogno di parlarne perché questa cosa ti fa stare male: parliamone».

Ben determinato a non cedere, Calmoniglio non rispose e si rannicchiò su sé stesso, sperando che questo inducesse la donna a rinunciare ed andarsene; pochi secondi dopo, tuttavia, avvertì un dolce peso posarsi sul proprio fianco, e una voce risoluta affermare: «Non me ne andrò da qui finché non avremo parlato».

Stranito da quel comportamento, il Pooka osservò: «Non sei affatto pesante».

«Ma so essere alquanto fastidiosa» ribatté Dentolina.

Interdetto, seppur d'accordo con l'affermazione, il Coniglio di Pasqua si astenne dal fare ulteriori indagini al riguardo, e si rilassò, dicendosi che, in fondo, non sarebbe stato difficile ignorare quella silenziosa forma di protesta; già cinque minuti dopo, tuttavia, si pentì d'aver sottovalutato la faccenda. Più il tempo passava, infatti, più quel peso, fisicamente lieve, si faceva psicologicamente insopportabile, schiacciandolo, tormentandolo, ricordandogli ad ogni secondo ciò che per giorni lo aveva assillato e facendogli immaginare come i giorni successivi si sarebbero inevitabilmente evoluti se lui non avesse fatto nulla, muti, apatici, colmi di tristezza da mane a sera e di incubi da sera a mane, e alla fine tutto questo fu troppo, ed egli, gettando la spugna, si rigirò e sbottò: «E va bene, va bene, parliamo!».

«Oh, che bravo!» lo lodò la fata, accasciata in qualche maniera sopra e sotto di lui; «Ci hai messo poco a convincerti. Mi aiuti a liberarmi prima?».

Alzando il labbro in un ringhio silenzioso, Calmoniglio si scostò e aiutò l'amica a districarsi, salvo vedersela ricadere addosso subito dopo, ed esclamò: «Che maldestra! Andiamo fuori, non riesci nemmeno a stare in piedi qui».

«Non essere ridicolo!» lo contraddisse la Guardiana; «Non sarò agile quanto te, ma so cavarmela bene, e infatti non sono caduta: mi sono stesa. Forza, parla pure, io ti ascolto».

Seccato, il Pooka protestò: «Non ti ho dato il permesso di stenderti addosso a me!».

«Sei stato fastidioso fino a poco fa, il minimo che tu possa fare è concedermi un po' di riposo sulla cosa più morbida che possiedi. Forza, parla» insistette candidamente Dentolina.

Intuendo che, in verità, l'altra si fosse posizionata così vicina a lui solo per meglio confortarlo, ed avvertendo già i primi benefici di quel contatto che, effettivamente, aveva un che di incredibilmente rassicurante in sé, il Coniglio di Pasqua si lasciò andare, e confessò: «Beh, in realtà non è che ci sia molto da dire. La reazione che Eos ha avuto quando mi ha visto, il modo in cui è scoppiata a piangere, mi ha rattristato: tutto lì. Non ce l'ho con lei, comunque».

«Però ce l'hai con te stesso, vero?» osservò la fata.

Chiudendo gli occhi per scacciare i brutti pensieri, ma finendo solo col meglio visualizzare il piccolo volto rigato di lacrime che lo aveva tanto sconvolto, Calmoniglio ammise: «Sì».

Dita delicate presero a coccolargli delicatamente una spalla, fin troppo simili a quelle che lui avrebbe desiderato poter sfiorare, e, a loro volta, a quelle che un tempo usavano sfiorarlo, e, non sopportandole, ei le scacciò; affatto offesa da quel gesto, la Guardiana non protestò, e, optando per un approccio più razionale, gli disse: «Allora, siamo sinceri: in piccola parte, quel rifiuto è stato causato da te. Quando ti sei presentato a lei eri chiaramente spaventato, ti sei posizionato troppo lontano e controluce e non ti sei comportato in maniera platealmente amichevole, insomma, l'hai messa in difficoltà, e non poco, ma questo non è un dramma: puoi riprovare. Sei solo stato sfortunato la prima volta, ti sei fatto prendere dall'emozione, e poi ti sei fatto avanti per ultimo, quando Eos era già abbastanza stressata. Sono sicura che, se riuscirai a rilassarti, e la incontrerai in un momento in cui anche lei è rilassata, andrà tutto bene».

«E se non dovesse andare bene? Se scoppiasse di nuovo a piangere? Magari sono io a non andarle bene» replicò ansiosamente il Pooka.

Inginocchiandosi di fianco a lui per meglio fissarlo negli occhi, Dentolina rispose: «Purtroppo, non posso garantirti che la prossima volta andrà bene. Il successo non dipende da te, ma da lei, e bada che non mi sto riferendo alla sua parte razionale, che ancora non possiede, ma a quella istintiva, che è governata da paure infantili e per noi inspiegabili. Puoi solo provare, e, se non andrà bene, darle un po' di tempo e provare ancora. Non perdere la speranza: non ne sei forse il Guardiano?».

Esibendo un sorriso tirato, il Coniglio di Pasqua commentò: «Vero. Ma, in effetti, sono bravo a distribuire speranza, non a nutrirne per me».

Lanciandogli un'occhiata malinconica, la fata disse: «Eos non è nata per caso, Calmoniglio. Se tu non avrai speranza per te stesso, l'avrà lei. Sii cocciuto, e il tempo ti premierà, e, quando lo farà, tutto questo ti parrà esser stato solo un piccolo contrattempo».

A quell'affermazione, Calmoniglio avvertì una fitta al cuore, dolorosa, l'ennesima, troppo equivalente a quelle precedenti per non parer foriera d'infinite successive, e, rassegnandosi contro la propria volontà a quel destino di perenne sospensione, volse il muso, arricciando le labbra per non lasciarsi sfuggire un lamento.

«C'è qualcos'altro di cui vorresti parlare?» domandò la Guardiana, premurosa.

Consapevole ch'ella aveva già intuito tutto, il Pooka mormorò: «Non ora».

E, grato per la comprensione che l'altra gli dimostrò, non parlò più, e, lentamente, si addormentò sotto le sue carezze.

Come sempre, mi auguro che il capitolo vi sia piaciuto, e vi ricordo che ogni commento da parte vostra è ben accetto. Nel prossimo capitolo, il problema di Calmoniglio, di cui qui ho solo scalfito la superficie, verrà analizzato più approfonditamente, ed infine risolto.

Il prossimo capitolo verrà pubblicato entro venerdì 2 ottobre. Ho ricontrollato qualcosa come cinquantamila volte il calendario, quindi penso di aver azzeccato la data. Se sbaglierò ancora, giuro che per il 2016 mi tappezzerò la casa di calendari.

Qui sotto la spiegazione promessa ad inizio capitolo.

In questi giorni, uno di voi lettori mi ha fatto notare che ultimamente sono quasi sempre in ritardo, la qual cosa è innegabilmente vera. Visto che posso supporre che non sia l'unico ad essere seccato dalle attese, mi sono decisa a rivelarvi il motivo che vi sta dietro, per correttezza nei miei e nei vostri confronti. Diretta e sincera: a Gennaio mio papà si è suicidato, lasciandosi dietro molte faccende in sospeso ed incomplete, e da quel giorno io arranco per sistemarle una ad una. Non problemi piccoli, come può essere un contratto aperto, ma non firmato, ma due Spa. Nessun debito, non se ne sarebbe mai andato dovendo dei soldi a qualcuno, ma nonostante ciò di lavoro da fare ce n'è molto, e, purtroppo, con persone veramente imbecilli. Parliamo, ad esempio, della settimana passata: in linea teorica, l'avrei dovuta avere libera, e dunque disponibile sia per lo studio, sia per il capitolo, e invece no, i miei cari soci, sapendo che il mio commercialista era in vacanza, hanno anticipato l'incontro, costringendomi a preparare carte da lunedì a mercoledì, andare in riunione giovedì e venerdì e in videoconferenza ieri. Niente di piacevole, niente che mi abbia resa felice, né in generale, né, in particolare, in relazione al capitolo, e non è la prima volta che succede, ma l'ennesima, perché nel campo dove lavorano quelle due Spa funziona così: tu ti organizzi, e la gente ti rompe le uova nel paniere per sbranarti. Oltre a ciò, devo anche premurarmi ogni giorno di sistemare i vari oggetti che mio papà s'è lasciato dietro, ordinare i piccoli, fare manutenzione ai grandi, pagare tasse e bollette dove serve, e infine studiare, lavorare e sbrigare tutte le faccende che devo sbrigare, perché la mia vita, a differenza di quella di mio papà, non si è fermata a Gennaio, e non s'è sfoltita di impegni.

Detto questo, che è la "giustificazione" particolare, resta il fatto che, in generale, io sono un essere umano, soggetto ad errori ed imprevisti, e voi dovete tener conto di questo. Sono una persona organizzata, super organizzata, fino alla mania, non è un caso che per quaranta e più capitoli sia sempre riuscita a rispettare i limiti di tempo che mi ero imposta, ma non sono Dio, né una veggente: non posso fare tutto quando il tutto consiste di mille cose, e non posso sapere in anticipo quante beghe la vita deciderà di scagliarmi addosso. Ultimamente sono tante, fidatevi. E fidatevi anche che è molto più umiliante per me fare una promessa e non riuscire a mantenerla, piuttosto che per voi aspettare.

Evito di dire che non vi devo nulla, perché, seppur vera come affermazione, la reputo non necessaria. Ho deciso di dovervi un nuovo capitolo dopo ogni capitolo pubblicato, e lo farò. Da parte vostra, però, vorrei pazienza. La garanzia che vi do' è il mio impegno. Sapete che non è poco, perché non mi sono mai fermata con gli aggiornamenti, neanche durante le sessioni d'esame, nemmeno quando mio papà è venuto a mancare, ché mi son presa solo un giorno per me e ho scritto di notte fino alle cinque per assicurarmi di finire prima di dover pensare al funerale e tutto ciò che lo precede e ne consegue, dunque mi auguro vi basti.

Ora posso dirvelo: mi avete davvero aiutata. Col vostro supporto, con i vostri messaggi e le vostre recensioni, con i vostri "preferito" e "seguito", e anche con la costanza con cui avete continuato a leggere questa storia: siete stati tutti incredibilmente meravigliosi, e io per questo vi ammiro, vi voglio bene, e vi voglio ringraziare. Grazie, grazie davvero a tutti voi. Vi auguro una buona serata. A presto col nuovo capitolo