Castle era stanco. Lottava contro la sonnolenza da qualche minuto, senza successo.
Kate era ancora sveglia e lui non voleva lasciarla da sola. Gliel'aveva promesso.
Avevano mangiato tutti i cioccolatini, sparpagliando i loro involucri tutt'intorno, in una chiassosa confusione che li aveva visti ridere mentre si imboccavano a vicenda.
Avevano chiacchierato di argomenti leggeri, stando molto attenti a non toccare mai quello che avevano più a cuore: il loro rapporto.
Non era stato fatto nessun accenno a cosa significasse la sua presenza lì, o perché, d'improvviso, avesse scelto di farsi viva e chiamarlo.
Doveva essere stato un grande passo per lei venir meno alla sua decisione originaria. Che cosa era successo? Nostalgia? Semplice voglia di vederlo? Bisogno?
Non era mai il momento giusto di porre certi interrogativi, che sentiva forti dentro di sé. Si costringeva a fare silenzio, perché era più importante che lei stesse bene, ma avrebbe desiderato ricevere un segnale spontaneo.
O forse era troppo sfinito per produrre ragionamenti validi.
Doveva dormire. Il suo corpo reclamava almeno qualche ora di riposo. Era arrivato al capolinea.
Si sfregò gli occhi con una mano, per ricacciare indietro il sonno.
"Che cosa facciamo? Qualche preferenza?", trovò la forza di proporle.
Kate lo fissò pensierosa.
"Rick", gli accarezzò una guancia. "Devi dormire".
Castle si mise a ridere. "Usi le mie stesse parole contro di me?".
"Sì. Perché cerchi di rimanere sveglio, ma continui a bofonchiare frasi senza senso".
Non ricordava niente. Era crollato per qualche istante senza rendersene conto?
Cercò di mettersi seduto. Si sarebbe fatto un caffè.
Kate lo fece sdraiare di nuovo. Fu gentile, ma decisa.
"Ti ho promesso che sarei rimasto sveglio", mormorò Castle cercando di tenere la testa sollevata, con poche speranze di riuscirci, il cuscino era troppo allettante.
"Non manca molto all'alba. Ed è stata una notte di gran lunga più piacevole delle altre".
Castle si accorse che non ne stava parlando con lo stesso tono angosciato che avrebbe usato solo qualche ora prima.
"Come andava di solito? Che cosa facevi aspettando che venisse giorno?".
Sapeva che si stava addentrando in un terreno pericoloso. Le sembrava però più serena e, d'altro canto, lui aveva bisogno di conoscere meglio la situazione.
Voleva andare oltre la superficie. Finora non era ancora riuscito a scoprire come si sentisse davvero, a parte quello che aveva potuto intravedere in qualche breve squarcio che gli aveva mostrato.
"Niente. Guardavo fuori dalla finestra, contando le ore".
"Ma fuori è buio pesto". Non c'era una luce nel raggio di chilometri, da quello che aveva potuto vedere.
"Proprio per quello", commentò Kate fissando il vuoto, con sguardo un po' infelice.
A Castle fece tenerezza immaginarla da sola davanti a una finestra scura, forse con la fronte appoggiata al vetro. Gli sarebbe piaciuto sapere cosa aveva pensato, in quelle lunghe notti spiacevoli.
"Vieni qui". La invitò a sdraiarsi vicino a lui, passandole un braccio intorno alla schiena per tenerla vicina.
"Vuoi sapere un modo per dormire serenamente?", continuò.
"Da quando sei un esperto di sonno?".
"L'ho letto su una rivista".
"Molto scientifico", gli rispose divertita.
Castle l'aveva buttata lì per tranquillizzarla, ma si ricordava solo in modo vago del metodo, che non aveva mai sperimentato su se stesso. Ed era troppo stanco per riuscire a mettere insieme qualcosa di sensato.
"Chiudi gli occhi". Usò il suo miglior tono di guru new age.
"Ok". Kate obbedì.
"Immagina una bolla blu che ti circonda. Deve essere completamente sigillata. Non deve entrare niente da fuori. Solo tu e la bolla. Fatto?".
"Fatto".
"Finito". Forse sarebbe riuscito a cavarsela con poco.
"Tutto qui il tuo grande metodo?", gli chiese allibita.
"Sono le cose più semplici ad essere più efficaci", la informò con condiscendenza.
"Non devo immaginare me stessa in un un luogo speciale? Niente onde che lambiscono la spiaggia al tramonto? Delfini che cantano, flauti andini? Due bicchieri di vino?".
"Se lo desideri. Ma intorno devi metterci sempre la bolla blu. È lei che ti protegge da tutto. Dentro sei al sicuro".
Kate era dubbiosa.
"E come fa a proteggermi?", chiese seria, stando al gioco.
Castle avrebbe voluto morderle un braccio. Proprio adesso dovevano mettersi a citare il metodo sperimentale, dati e statistiche?
"Perché è chiusa ermeticamente e non può entrare niente. Sei al sicuro".
"Cominci a ripeterti, Rick".
Era vero. Non riusciva nemmeno più a ricordare che cosa le avesse detto. Forse si era assopito tra una frase e l'altra.
Kate non mollò la presa. "E chi c'è fuori a controllare che non entri nessuno?".
Castle avrebbe voluto ribattere che la bolla era auto protettiva, ma gli sembrò troppo complesso approfondire l'argomento, a quell'ora della notte.
"Gli unicorni", tagliò corto.
"Che peccato, Rick, mi avevi quasi convinto... ma sugli unicorni ho qualche dubbio". Kate finse di essere dispiaciuta.
"Non è vero. Avresti continuato a fare domande petulanti finché non mi fossi arreso e ti avessi detto di prendere la bolla e buttarla sul fuoco. Ah, no. Avresti voluto sapere come era fatto il fuoco, e come l'avevo acceso, se usando un fiammifero o la pietra focaia. Di' la verità. È il tuo modo di darmi il tormento?".
Risero entrambi, un suono basso e armonioso.
Castle si trovò davanti le labbra invitanti di lei. Ci pensò solo per un istante. Poi preferì ritrarsi. Non sapeva ancora fin dove potesse spingersi.
"Posso rimanere vicino a te?", la sentì domandare timidamente.
"Certo". Il fatto che pensasse di doverlo chiedere significava che anche lei era insicura su quanto potesse dare per scontato nel loro rapporto.
Dovevano fare molta strada per recuperare quello che avevano perso. Non bastava essere di nuovo insieme.
"Rick... ?".
Castle riemerse dal dormiveglia nel quale era scivolato.
"Sono sveglio", la rassicurò precipitosamente.
"Vuoi farmi compagnia nella bolla blu?". Lui aprì gli occhi.
"Non so se il metodo lo consente, ma faremo uno strappo alla regola". La sentì sorridere contro la sua spalla.
Castle si concesse di abbandonarsi al sonno, mentre la teneva abbracciata, il respiro di lei a solleticargli la pelle. Solo il giorno prima tutto questo sarebbe sembrato una bella illusione. Era invece diventata la sua imprevista realtà.
Castle si svegliò di soprassalto dopo quelli che gli erano sembrati cinque minuti, ma che dovevano essere stati molti di più. La stanza era invasa dalla luce, che arrivava dritta a colpirgli gli occhi.
Si voltò a controllare se Kate fosse sveglia. Dormiva. Lontana da lui.
Non sapeva se fosse stata lei a spostarsi in una posizione più comoda – forse il suo braccio le aveva dato fastidio, forse la cicatrice la costringeva a cambiare spesso posizione – o se si fosse mossa inconsapevole nel sonno.
In ogni caso non era una buona notizia. Nella loro vita precedente, in qualsiasi posizione si fossero addormentati, finivano sempre con lo svegliarsi appiccicati, come se non potessero fare a meno di gravitarsi addosso.
Si alzò senza fare rumore, andò a chiudere le tende, dando una breve occhiata insonnolita al paesaggio esterno.
Tornò a letto, raccolse la coperta che le aveva regalato e la drappeggiò meglio intorno al suo corpo. Lei non si mosse. Non sapeva se fosse stato merito suo, ma era felice che lei fosse riuscita a rilassarsi e prendere di nuovo sonno. Sarebbe stata più riposata durante il giorno.
Castle chiuse gli occhi e tornò in fretta nel mondo dei sogni.
Li riaprì definitivamente qualche ora dopo. Doveva essere metà mattina. Aveva dormito più di quanto avesse programmato.
"Buongiorno".
Kate era appoggiata allo schienale del letto, con diversi cuscini dietro alla schiena, intenta a leggere un libro. Gli sorrideva.
"Ehi. Sei in sveglia da molto?". Gli spiacque per ogni minuto in cui era stata da sola. Avrebbe voluto esserci sempre, per controllare che fosse tutto a posto e per proteggerla. Insieme agli unicorni.
"No".
"Bugiarda". Era troppo pimpante. A lui sembrava di essere appena riemerso dalle tenebre. "Perché non mi hai svegliato? Ho dormito troppo", si scusò.
"Perché ne avevi bisogno. E poi sei carino quando hai gli occhi chiusi e stai zitto".
Castle cercò qualcosa da lanciarle, Kate si nascose sotto le lenzuola lanciando un grido.
Andò a recuperarla infilandosi anche lui sotto le coperte, che tirò sopra le loro teste.
Erano vicini. Un tempo l'avrebbe baciata e non si sarebbero alzati dal letto ancora fino al pomeriggio.
Sentì il suo respiro affrettato. Pensò che lì sotto mancava l'ossigeno.
Li liberò entrambi.
"Vieni. Ti preparo la colazione".
