Direi che anche questa volta la "macedonia" ha dato i suoi… fruttini! D'accordo, battuta terrificante. Comunque, la Scimmia aveva tutte le ragioni per ritagliare, orgogliosa, l'articolo di giornale nella shot "Il sogno che ci unisce"!
Ma torniamo al dopopartita…


Lo scontro tra J-HSV vs. "FC Bayern München" si era, da pochi minuti, concluso con la vittoria della squadra di casa; il vantaggio di due sole reti poteva sembrare minimo, ma, considerato che la ormai ex-capolista era stata data da tutti come favorita, poiché superiore tecnicamente, fu il miglior risultato finora conseguito dagli amburghesi. La fase centrale e più dura del campionato di Zweite Liga si sarebbe anch'essa presa una pausa durante le vacanze natalizie, così come gli allenamenti quotidiani. Anche se Coach Bähr avrebbe concesso alla sua squadra soltanto la settimana di Natale, come vera e propria vacanza, infatti, subito dopo trascorso il Capodanno, i suoi giocatori sarebbero stati rimessi sotto il biondo, barbuto ed inflessibile torchio.

Dopo la conferenza stampa, le foto di rito e le interviste, Genzō raggiunse i suoi tifosi. – Ci vediamo direttamente a Sasel? – propose Joch; lui guardò Dite e scosse la testa. – Più tardi, e solo se qualcuna riesce a fare una funzione di secondo grado da sola… – ammiccò verso Principessa, che sbuffò. E gli otaku si accomiatarono un po' delusi.

Negli spogliatoi c'era un vero e proprio rave in piena regola: scarpini e divise sudate che volavano da tutte le parti, Yara e Meier avevano sollevato Hermann per braccia e gambe e lo facevano dondolare avanti e indietro, minacciando di lanciarlo dentro la cabina della doccia ad ogni pericolosa oscillazione, mentre lui sghignazzava.

Poi Lintz e Himmel avevano partorito l'idea geniale di fare i gavettoni, così, quando il Mister entrò, c'erano due dita di acqua per terra, per la gioia degli inservienti che avrebbero dovuto pulire lo scempio. Sorrise massaggiandosi la barba, poi fece un gran discorso ricco di elogi e soddisfazione ai suoi ragazzi, che, non contenti del bailamme già prodotto, regalarono anche al loro "orso" biondo una bella doccia fuori programma. Sebbene, essendo dicembre ormai inoltrato, la temperatura non fosse delle più adatte, poiché il meteo aveva previsto vento freddo siberiano in arrivo giusto per un Bianco Natale. Ma la vittoria doveva essere festeggiata in maniera equanime da tutti.

Una volta uscito quasi indenne da quella specie di guerra, scorse Dite che lo aspettava seduta su un muretto accanto alla ragazza di Yara; la solita pacca sulla schiena e si voltò: Michael ridacchiò e gli fece l'occhiolino, poi prese sottobraccio la morosa e la baciò sulle labbra. Prima di andarsene ammiccò di nuovo in direzione della sua amica, forse intendendo invitarlo a fare lo stesso.

E Genzō prima si infastidì, poi, sbirciando Principessa, arrossì. Così calcò il cappellino dello stesso colore della sua faccia e la esortò ad incamminarsi alla veloce; ci mancava soltanto che spuntasse Kaltz dal nulla a fare una delle sue stronzissime battutine sul pesce che abbocca e sarebbe stato a posto del tutto. La ragazza non aveva capito perché Perfettino la stesse trascinando letteralmente via, e non era disposta a farsi strattonare fino a casa; così, fece per dirgliene quattro, ma, oggi non aveva proprio voglia di incominciare a litigare come al solito… e lasciò perdere.

– Dove hai lasciato il pivello? – le domandò dopo un po' che camminavano, tanto per spezzare il silenzio di entrambi, e lasciando finalmente andare il suo gomito. – Scooter è tornato al dormitorio dopo l'uno a zero, dicendo che non c'era più nulla da vedere e per cui valesse la pena rimanere ancora… – poi alzò le spalle e cambiò discorso – Cosa ti va di mangiare? – Il portiere sollevò un sopracciglio e la sua amica propose – Beh, pensavo che potremmo andare direttamente da me, così eviti di fare inutile avanti e indietro, – sorrise ironica, – tanto quella che deve sgobbare, oggi, sono solo io, perché tu sei promosso in tutte le materie! E poi raggiungi i tuoi amici dal fumettaio. –

– Uhm, ok, si può anche fare, ma… Cucini tu? – nascose un sogghigno dietro un'aria sorpresa – Mi devo fidare? – Due dita si chiusero sul suo braccio e pizzicarono decise – No, S.G.G.K. Cabarettista! Ti puoi fidare della rosticceria o pizzeria da asporto; oppure ti accontenti dei surgelati… – e fece spallucce – Scegli tu: sei mio ospite. –

Così, alla fine, andarono all'AEZ e tornarono a casa di Dite con due pizze formato maxi, imbottite di ogni possibile ingrediente extra, e, non contenti, nell'attesa erano passati dal supermercato per prendere un barattolo di Nutella come dessert. Il risultato del pranzo, comunque, fu a favore di Perfettino Senza Fondo, che vinse per una pizza più l'avanzo di Principessa Golosa, che però non riuscì a finire la sua. Avevano pranzato svaccati sul divano, molto diverso per Genzō dai soliti pasti seduto composto a tavola.

– Dov'è che metti tutta la roba che mangi? – si stupì la sua amica. – La consumo! – ammiccò l'S.G.G.K., – e lei ridacchiò; lui commentò – Non so proprio come faccia tu, invece, a reggere il pomeriggio a danza con soltanto un tramezzino nello stomaco… –

– Una ballerina deve essere leggera… come una piuma… – rispose con tono impostato, e lui fece una faccia scocciata – Che scemenze! – Lei sorrise – Beh, cibo della mensa: no, grazie! Mentre Alain è meglio che stia lontano dai fornelli. Così mi devo arrangiare con quello che non trovo nel frigorifero. – Così, a dimostrazione, portò in cucina il suo amico portiere perché potesse costatare di persona la desolazione dello scomparto freddo, mentre il freezer era stipato di rifornimenti di ogni tipo.

– È come il sugo dell'ingegnere edile Mathilde Kaltz? – sogghignò; Dite ridacchiò – Ma povero! Oddio, sa preparare tre cose in croce, le tre 'C': couscous, cassoulet e crêpes. Per tutto il resto… – indicò il contenuto del vano con il pollice, poi richiuse lo sportello, – Ringrazio il Santo Protettore dei Surgelati! –

– Hm, sì: le crêpes sono più adatte per merenda o colazione, – e la ragazza convenne, – però il couscous è buono – commentò il lupo famelico. Ma, c'era qualcosa che il suo stomaco non gradisse? – Sì, anche a me piace, ma, non posso mica ingozzarmi come un maialino giapponese… – fece una piroetta, poi tornò in soggiorno saltellando sulle punte, si voltò e fece un inchino – Mi devo tenere leggera, come una farfalla! – Genzō scosse la testa, divertito, anche perché stava già assaltando il barattolo di Nutella.

– E il cassoulet cosa sarebbe? – La ragazza sogghignò – Una pietanza a piatto unico che, a voi fogne, – alluse implicitamente a Kaltz, – farebbe cantare alle vostre pance senza vergogna l'Inno alla Gioia di Beethoven. È una specie di stufato in casseruola a base di carne di oca o anatra, oppure di maiale, salsicce, e fagioli bianchi. – E si mise a ridacchiare – Sai, poi, le scorregge? – Il portiere rise di gusto, perché la leggiadra, come una piuma, ballerina, nonché Principessa Sboccata, non si smentiva mai.

– Adesso il dovere! – il Prof. Wakabayashi si rimise in cattedra. L'S.G.G.K., con molta pazienza, cercò di far entrare, dentro le trecce della sua amica, regole e nozioni sulle funzioni. E, dato che, appunto, oggi lui non aveva nessuna materia da ripassare, il lettone a baldacchino dal copriletto rosa di Dite trovò spazio per entrambi; mentre lei si concentrava sugli esercizi, ogni tanto cuscini e peluches diventavano palloni con cui giocherellare per passare il tempo, però stavolta Puffball venne risparmiata. Anche perché, altrimenti, Principessa lo aveva minacciato di utilizzare il suo cappellino rosso come ingrediente segreto di una nuova ricetta culinaria di sua invenzione.

Così si era accontentato di voltarla e rivoltarla, dalla forma aperta di topolotto a quella chiusa di palla pelosa, continuando a non capire cosa ci trovasse di bello in quel coso orribile. Mentre il barattolo di Nutella venne, ancora una volta, completamente ma equamente ripulito, prima a cucchiaiate, poi a ditate. Alla fine, l'allieva era ancora ben lontana dall'essere in pari col programma, ma perlomeno avrebbe potuto sostenere sufficientemente preparata l'interrogazione di lunedì.

Genzō raccolse le sue cose e la incalzò – Dai, vatti a vestire, che usciamo. – Lei inarcò un sopracciglio. – Hai studiato diligentemente tutta la settimana, ora ti meriti proprio un premio. Dai su, sbrigati, che raggiungiamo gli otaku da Otto. –

Ritornò infagottata in una tuta da ginnastica e le trecce che spuntavano da sotto un buffo cappellino di lana rosso calcato in testa. Al sogghigno del suo amico, commentò – Ok, che la neve esiste persino in Giappone, ma, tu non hai ancora capito che qui, quando decide che è tempo di nevicare, Nonno Gelo arriva implacabile! – In effetti, era stato un autunno normalmente piovoso ma nemmeno troppo freddo. E, infatti, mentre si recavano alla fumetteria, i primi fiocchi di nevischio fecero capolino dal cielo.

* * *

Anche quel sabato i fumettari avevano registrato di buon grado la presenza aggiunta della compagna, che aveva stupito Mika nella sua perfetta conoscenza dei vari tipi di robot e relativi armamenti, di cui lui era l'incontrastato esperto del club.

Taisiya fu un po' seccata dalle attenzioni riservate dal suo tennista alla ragazza; ma Imma aveva invitato l'amica a non preoccuparsi. – Secondo me, i due stangoni, prima o poi… – e ammiccò; lei aveva osservato criticamente i tre ragazzi discutere di mecha, per poi convenire e sogghignare. – Facciamo una scommessa? – Lui annuì con vigore, sempre reattivo e disponibile quando si trattava di azzardo. – Genzō e Dite si mettono insieme prima di Joch e Aileas. – Immanuel fece spallucce – Sì, oddio, l'interesse c'è, ma "Non Ho Il Coraggio" e "Arrossisco Se Mi Guardi", ormai, se la stanno tirando dall'anno scorso… – Poi rifletté – Però… D'accordo! E cosa ci giochiamo? –

– La solita marmellata di lamponi di baba 1, se perdo io, gli omini di pan di zenzero di tua madre, se perdi tu. – Si strinsero la mano, mentre, nel frattempo, i cugini Wilhelm e Bert si erano uniti alla scommessa; i primi, seguendo l'istinto dell'astuta sovietica e puntando su Wolverine e Rogue; il secondo, invece, convalidò l'ipotesi del riccioluto compagno centometrista sul giusto epilogo dell'ormai storica non-coppia del gruppo. Tutto ciò senza che le due per ora solo presunte coppiette avessero il minimo sospetto di essere state oggetto di tale conversazione da scommettitori in erba.

Mikahil si era accorto dello sguardo del colore del Mar Nero della sua "fidanzatina" puntato proprio su di loro, così la raggiunse. – Cosa stavate complottando alle nostre spalle? – Lei affermò convinta – L'amore arriverà in primavera con le rondini… – Mika sbirciò, prima, il vecchio compagno tennista, poi, il nuovo amico portiere; comprese e sogghignò. – Tu non puoi proprio fare a meno di vedere tutti accoppiati! – Le scostò una ciocca di capelli neri come l'ebano dal viso e sorrise. Taisiya lo squadrò beffarda. – Màl'ciki, vy biespalièznye celavièki 2: se non ero io a decidermi a baciarti, tu saresti ancora chissà dove a cercare di trovare il fegato di farlo per primo… – scosse la testa, – E chissà quando (e se) lo avresti mai usato! – Il ragazzo arrossì e ridacchiò.

* * *

Domenica mattina, l'S.G.G.K. si alzò presto per andare a correre, ma nevicava già piuttosto forte, sebbene sulla strada asfaltata il manto bianco stentasse ancora ad attaccarsi, così la voglia di uscire passò e si concentrò su un'abbondante colazione.

Una mezz'ora più tardi, il cuginastro, appena svegliato e ancora rincoglionito di sonno, lanciò l'idea malsana di un giro in moto, strizzando un occhio al cuginetto, e facendo impallidire Mikami dal terrore, che poi propose, invece, un più tranquillo gioco a carte. I due pestiferi sghignazzarono, e Niko commentò – Ma che passatempi da pensionato! Hai fatto la tessera al Centro Anziani, zio? – Genzō, allora, dato che la noia lo avrebbe presto colto, comunque, a restare in casa, lo sfidò ad uno scontro diretto "Microbo e Guardia" vs. "Recluso", e il suo ego solleticato accettò.

Nonno Gelo continuò a soffiare il suo vento siberiano per tutta la mattina. I tre fecero due manches che finirono con un equo pareggio: la prima fu vinta da zio e cuginetto, mentre la rivincita dal cuginastro. Poi i ragazzi, entrambi affamati, reclamarono il cibo, a cui Karen provvide in quantità adeguatamente notevole. Messi a tacere gli stomaci, Genzō, Niko e Tatsuo scesero in giardino a giocare a palle di neve, e per un po' i cugini si divertirono a prendere di mira il Santo Allenatore, con la scusa di voler rimettere in forma la sua abilità di ex-portiere.

Quando, però, un paio di bianchi palloni raggiunsero i vetri delle finestre della Strega Cattiva dell'Ovest, furono rabbiosamente sollecitati a smettere; allora si dedicarono, ubbidienti e silenziosi, a creare un bel pupazzo di neve che rassomigliasse proprio alla vecchia odiosa arpia. Non potendo, comunque, fare a meno di sghignazzare per tutto il tempo, e anche Tatsuo e Karen contribuirono alla realizzazione dell'opera che venne ribattezzata "Strega di Neve"; sebbene, presumibilmente, la musa ispiratrice del sublime capolavoro non dovesse esserne troppo entusiasta, anche perché fu eretto proprio di fronte al suo punto di vedetta preferito.

* * *

Lunedì mattina, in casa Wakabayashi, Mikami, Tokugawa, i suoi abitanti si svegliarono con tetti e strade ricoperte di neve, e dentro un paesaggio completamente imbiancato. Niko mangiava il suo panino burro e marmellata incollato alla finestra della cucina.

– Ora come cazzo ci vado, fino ad Amburgo? – brontolò, – Oggi me ne resto proprio a casa a dormire… – sbadigliò. – Esistono i mezzi pubblici, sai? – lo stuzzicò il cuginetto. – Puah, non metterò mai piede su un autobus – obiettò, disgustato alla sola idea di condividere uno spazio ristretto insieme a "tanti piccoli orribili mocciosi fastidiosi" che andavano all'asilo. Poi adocchiò Mikami – Zietto…! Ziuccio…! Mi presti la macchina? –

– Serve anche a me per andare in Federazione – protestò l'allenatore, e il nipotastro insistette – Perfetto: ti ci porto io, e poi ti vengo a riprendere stasera! – E, come un microbo assillante e petulante un po' cresciuto, supplicò Tatsuo, che però non cedette e stabilì che invece sarebbe stato lui ad accompagnare entrambi.

Il cucciolo fu gerarchicamente relegato sul sedile posteriore perché era il più piccolo, così si sporgeva in avanti per infastidire il cuginastro, mentre Niko disturbava la sua concentrazione giochicchiando con l'autoradio e al contempo litigando col cuginetto. Mikami guidava molto adagio, perché non era abituato alle catene e a così tanta neve, e una volta svoltato in Poppenbütteler Weg, dove, per fortuna, spalaneve e spargisale avevano fatto il loro dovere, assestò al maggiore un paio di sberle sulla mano, e al portiere un'occhiataccia ammonitrice dallo specchietto.

Se, però, pensava di potersi ormai rilassare, non aveva fatto i conti con i frettolosi e sempre ritardatari abitudinari dello stesso tragitto. La nota, per Genzō, auto nera si accodò e lampeggiò con gli abbaglianti perché stavano andando troppo piano per i suoi gusti da Formula Uno; infatti, poi suonò il clacson e li superò.

Tatsuo impallidì e rallentò, addirittura quasi fino ad accostare del tutto al marciapiede, mugugnando sulla guida imprudente, mentre i due ragazzi lo canzonarono per le sue ansie ossessive, sempre eccessive e catastrofiche, e ipotizzando che, tenendo quella velocità di crociera, sarebbero arrivati a destinazione giusto in tempo per Pasqua; la via era parsa lunga come l'eternità, non soltanto ai due impazienti passeggeri, ma, particolarmente, all'esasperato conducente. Poi, finalmente, arrivarono alla "Jenisch", e l'allenatore, in un piccolo moto di dispotica vendetta, decise che la prossima volta avrebbe lasciato a piedi i cuginetti fastidiosi e spiritosi.

La Porsche era già ripartita, e Dite stava aspettando il suo amico dal cancello. Quando Genzō la raggiunse, Niko si sporse dal finestrino e strillò in giapponese – Kamisama! Finalmente in compagnia di una gallinella! – Il portiere tese un fotti dito alla BMW che si allontanava, ringraziando mentalmente che l'amica non parlasse la sua lingua. Poi la sbirciò: stava soffocando una risata con una mano guantata di rosso sulla bocca. – Era tuo cugino? – Lui annuì. – È ancora più strano di te! – e ridacchiò.

Così strinse gli occhi in due fessure, finse di essersi offeso e si diresse a passo svelto verso il portone. E lei rimase perplessa: se l'era presa davvero? Si distrasse solo un attimo per aggiustare la borsa sulla spalla, che una palla di neve la centrò in pieno, e il bastardo la fissava sogghignando. Ah, voleva la guerra! Che non si fece attendere… Poi, i due amici, mentre si dirigevano in classe, fecero qualche commento sulla guida, da pazzoide, oppure col cappello, rispettivamente, di Alain e Tatsuo.

Prime due ore di Frau Meyer, e rito Tirannico di consegna dei temi: l'ultimo per quel trimestre; Genzō stavolta prese una 'B', e Dite una 'A', e la Prof. rimase seduta al loro banco per pochi minuti. Si complimentò con il portiere per non aver tirato monetine verbali a casaccio, e alla ragazza disse che, per la prima volta, era riuscita a leggere un suo componimento senza dover ricorrere alla tenda a ossigeno. Così, dopo quel giudizio nel complesso positivo, si scambiarono un sorriso complice, poiché era proprio su tali mancanze che si erano aiutati reciprocamente per correggerle.

Dopodiché ci fu il ben più atteso responso sull'efficacia dell'S.G.G.K. Insegnante e le sue ripetizioni di algebra: Principessa, alla lavagna, osservava con aria terrorizzata una serie di funzioni; poi sbirciò verso il penultimo banco dell'ultima fila, e trovò lo sguardo nero e magnetico di Perfettino a infonderle coraggio.

Non riuscì a risolvere proprio tutti gli esercizi correttamente, ma Herr Möller le sorrise, soddisfatto – Bene. Hai fatto grossi progressi in una sola settimana; quindi, vedi che se ti applichi… Ma, ne parliamo meglio dopo; per questo trimestre sei salva – ammiccò, e la congedò con una 'C' sudatissima e altrettanto meritatissima.

A ricreazione il Prof. convocò di nuovo alla cattedra i due ragazzi, ma stavolta non era assolutamente incazzato, anzi. – Lancio un piccolo suggerimento: dovreste continuare a studiare insieme voi due. E, comunque, in ogni caso, siete più che liberi di preferire altrimenti – incominciò. – Però, devo convenire con Frau Meyer, che l'aver ripassato insieme alla tua compagna ti è sicuramente stato di aiuto nell'ultimo tema. Sbaglio, o prima non eri mai riuscito a prendere più di una 'C', Genzō? – che annuì e confermò.

– Mentre tu, lazzarona, ora trovi che l'algebra sia un po' meno disgustosa di prima? – e sogghignò. Dite ridacchiò – No, Prof., fa ancora schifo uguale… Però lui mi ha fatto studiare sotto minaccia di indicibili torture cinesi… – indicò il portiere. – Ehi, ma, non è affatto vero… – protestò Genzō, e poi rise anche lui insieme a compagna e insegnante, – Comunque, per me va bene – e scrutò la sua amica, che approvò.

– Ottimo, sono proprio contento quando vedo gioco di squadra! – concluse Herr Möller sorridendo. La ragazza andò in bagno per sciacquare le mani dal gesso, mentre lui fu trattenuto ancora. – Sei stato il suo primo dispensatore di nozioni matematiche che non sia scappato frustrato, oppure, alla meglio ipotesi, sia stato abilmente fregato… – ammiccò, e il portiere sogghignò, ben comprendendo, – Perciò, te lo chiedo proprio come un favore personale: vorrei che continuassi a seguirla anche per il prossimo trimestre, sperando che, perlomeno, a starti vicino, per osmosi riesca ad acquisire un metodo di studio costante. – Genzō acconsentì di buon grado.

– E, visti i numerosi impegni extrascolastici che hai, facciamo che nelle mie ore posso anche chiudere un occhio se vedo che non segui troppo attentamente la lezione. Come con Selig: anche perché ritengo che voi due possiate andare avanti col programma in autonomia. – E lo fissò – Purché – gli puntò il dito indice contro, – la tua media non scenda mai sotto la 'A', intesi, S.G.G.K.? – Il ragazzo sorrise e ringraziò il Prof., che poi si alzò per andare a richiamare i dispersi dell'intervallo e riportarli all'ordine.

Seduto al banco col genio-pivello, considerò, innanzitutto, la soddisfazione per essere riuscito a riconquistare la benevolenza e la fiducia del suo insegnante preferito; non era proprio un bel primato essere stato il primo ad aver fatto incazzare sul serio il Professor Xaver, il capo onorario dei Mutanti 'Otaku' X-Men, che lo avevano designato arbitrariamente, e lui, sempre disponibile al rapporto informale con i suoi studenti, si prestava volentieri a quel gioco di nomi e assonanze. Poi ridacchiò fra sé: anche quello che i suoi amici avevano scelto per lui, Wolverine, si addiceva perfettamente al lupo solitario che non sopportava i guinzagli.

Herr Möller era davvero l'opposto della Tiranna, proprio perché lasciava ai suoi alunni piena autogestione nel metodo di studio; ma come Frau Meyer pretendeva comunque sempre il massimo da tutti indifferentemente. E, se la Nazista tendeva a uniformare la preparazione globale della sua classe con inflessibili regole, pur fornendo, al contempo, supporto mirato a chi aveva più difficoltà, il Prof., invece, comprendeva che non tutti amavano, oppure erano portati per, la sua materia, e si "accontentava" di ottenere un livello mediamente sufficiente in cui spiccavano poche menti cosiddette matematiche.

Nemmeno lui, però, faceva preferenze fra i più e i meno bravi, perché era un convinto sostenitore del "Principio dei vasi comunicanti della Conoscenza": per questo motivo, esortava i più capaci ad accompagnare nello studio i più zoppicanti, affermando che fosse un metodo di scambio più produttivo ed efficace del suo aiuto diretto. Davvero era come una sorta di Prof. Xavier dalla mentalità aperta, con spiccate doti naturali di leader benvoluto, quindi lo aveva da subito eletto il suo preferito, poiché l'elasticità caratteriale e didattica si incastrava perfettamente con il suo spirito indipendente.

Rifletté che la concessione elargitagli fosse davvero notevole. Scooter, infatti, poteva permettersi di farsi i santi fatti propri durante le ore di algebra perché tanto stava già cominciando sul testo di "avanzata"; una cosa che, per un alunno di settima come lui, cioè, sì, portato per le materie scientifiche, e sicuramente dotato, ma che non aveva un Q.I. stratosferico, era impensabile. Oltretutto, Algebra Avanzata era una materia per secchioni non plus ultra, tipo Campione di Matematica, ovvero quelli che avevano una mente sufficientemente eccelsa per essere ammessi allo Scientifico per Geni, mentre quello cosiddetto 'normale' era riservato, appunto, agli alunni normodotati.

Infatti, il piano di studi accademici della "Jenisch-Schule" era suddiviso in due fasi: fino all'ottava classe ci si trovava ancora nel cosiddetto Ginnasio, in cui i programmi delle materie comuni alle quattro sezioni venivano illustrati ed affrontati in maniera generica, ed erano uguali per tutti. Dopodiché gli studenti avrebbero dovuto scegliere la propria specializzazione tra i vari Licei: Classico Antico o Moderno, Scientifico Base o Avanzato, Linguistico e Artistico; quindi le varie materie si sarebbero diversificate sostanzialmente di più, e con esse, i relativi programmi di studio specifici di ognuna.

In questo modo, valutò Genzō gongolando mentalmente, avrebbe avuto almeno due ore in più a settimana in classe da utilizzare per portarsi avanti con i compiti assegnati dagli altri insegnanti, recuperando, così, quelle 'perse' dietro a Dite. Il numero dei suoi impegni non sarebbe diminuito, però, ormai, il tempo trascorso come Prof. aggiunto, o negriero giapponese, nonché bieco torturatore cinese di indifese Principesse Lazzarone, non lo considerava più "uno spreco", bensì produttivo. Anche perché, banalmente, nel dispensare nozioni alla sua amica, inevitabilmente ripassava.

Inoltre, durante quella settimana, erano riusciti a condividere e scambiarsi le proprie doti individuali: una lingua detestata come il francese, sulle labbra di Principessa, diventava ben più gradevole, per lui; mentre i riassunti orali di Perfettino, sui noiosi libri da leggere in inglese, erano come manna dal cielo, per lei. Ma, soprattutto, regole ed eccezioni della grammatica tedesca, per nipponico e mezza francesina, da quando venivano ripetute insieme, erano davvero decisamente meno pesanti per tutti e due.

* * *

Genzō non doveva andare agli allenamenti, così accompagnò Dite fino al solito angolo di strada, entrambi infagottati in giacche pesanti e cappellini rossi, e ogni tanto i due amici si fermavano per tirarsi qualche palla di neve a tradimento.

– Vai da qualche parte per Natale? – le chiese. – No, rimaniamo qui – fece spallucce. – Non torni da tua madre a Parigi? – si incuriosì. – Hm, beh… no – rispose piatta, poi domandò a sua volta – E tu, vacanze scozzesi? – Lui scosse la testa – Scendono giù i miei da Londra, ma giusto per il giorno della festa. – Lei annuì – Anche mamma viene apposta, ma poi la sera va già via. – Si scambiarono un sorrisetto di intesa. L'S.G.G.K. era curioso di conoscere la maman bizarre, come la definiva lei, della sua amica, ma soprattutto quel fratello di cui finora aveva sentito sempre solo parlare, e Mon Cicci voleva vedere con i suoi occhi il padre despota fin troppo presente, anche se assente fisicamente, del suo amico, che però era vero, e non soltanto un ricordo sbiadito.

Poi, prima di accomiatarsi, Dite propose – Ehi, allora, magari qualche volta, potremmo andare a pattinare, con i gemelli, o anche con gli altri, che ne so… Tanto ormai tu sei una mezza lepre giapponese! – Genzō approvò – Perché no? Tanto anche Herri e Karl non vanno via. Perri? – si informò. – Credo vada da suo padre a Berlino il giorno di Natale, ma torna dopo Capodanno. Quindi… Perfetto, si può fare! – esclamò, – Eppoi, possiamo coinvolgere anche gli otaku: basta che scommettiamo con Imma che non è capace a fare evoluzioni sui pattini… – Ridacchiarono e si salutarono.

Martedì fu l'ultimo giorno di lezioni regolari, dopodiché, la vigilia di Natale sarebbe stata dedicata tutta alla preannunciata celebrazione del Venticinquesimo Anniversario della Fondazione della "Jenisch-Schule Privates Gymnasium". I preparativi fervevano, e il tintinnio di Maulesel risuonava ovunque nell'istituto, come un'inquietante versione dei campanelli della slitta di Babbo Natale, perché doveva impedire che i cosiddetti esterni (ovvero fornitori e addetti all'allestimento) dessero fastidio e facessero troppo casino. Comunque, alla fine, "La Jenisch" fu perfettamente addobbata a festa, mentre Poppenbüttel si ritrovò sotto la gelida morsa di una terribile nevicata…

1 Nonna
2 Maschi, voi esseri inutili!


Credits e Note:

Strega Cattiva dell'Ovest: personaggio del libro e dell'omonimo film.
The Wonderful Wizard of Oz [Il meraviglioso mago di Oz] | L. Frank Baum | © George M. Hill


Nota: la traslitterazione delle frasi in russo non è corretta, ma questo non è un documento ufficiale, e a me non interessa rispettare fedelmente le norme del caso, soltanto che le stesse possano essere lette da chiunque senza difficoltà; quindi la mia è soltanto una trascrizione fonetica della pronuncia, sicuramente e orribilmente approssimativa. Prendetelo come un disclaimer per il futuro.
Inoltre, per gli studiosi della lingua degli zar, il plurale di человек è люди, ma allora rivolgetevi alla mia insegnante del liceo, che ci chiamava proprio così, бесполезные человеки, quando, secondo lei, non avevamo voglia di fare lezione… E proprio per sottolineare ironicamente che non fossimo nemmeno degni di essere chiamati persone, bensì soltanto esseri, decisamente inutili. E comunque, sui maggiori dizionari viene indicata come voce antiquata o scherzosa, e, beh, in effetti, la suddetta Prof. era decisamente una vecchia burlona… (Tutto con rispettoso e nostalgico affetto!)


Stavolta non ho granché da dire sugli eventi di questa ultima parte di capitolo (tranne che stavolta pare sia stato proprio Genzo a chiedere di uscire a Dite: miracolo?!), perché finalmente alcune cose sono state rivelate, e prometto arpiamente che nel prossimo ne saranno spiegate altre. Come qualcuno ha notato, Principessa e Perfettino quasi si completano a vicenda, nei pregi, nei difetti, e pure nelle carenze scolastiche, sembrano proprio fatti l'uno per l'altra e magari sarebbe anche un po' l'ora che si svegliassero, no? Che fioriscano i ciliegi… Sì, certo, ma ricordatevi che ad Amburgo è ancora inverno e sta nevicando di brutto, brutto, brutto! (Cit.) Pertanto, per avere di nuovo un po' di miele bisognerà aspettare che ronzino le api in primavera…
Mentre nel frattempo i due piccioncini avranno il tutto tempo per fare un ulteriore e decisamente importante passo per rafforzare ancora di più il loro rapporto di amicizia. Uhm, dimenticavo giusto una piccola cosa: io e Immanuel accettiamo scommesse su quale tra le due non-coppie si formerà per prima!


~ fine quinto capitolo ~