Capitolo 36: Solo umano

Titolo del capitolo e colonna sonora: "Only Human" di Jason Mraz.


Giorno della Memoria 2017


"Sono così felice che siamo riuscite a venire!" disse Brittany abbracciando Brian per salutarlo prima di andare.

Brittany e Santana erano riuscite a fare una visita in giornata a Boston per salutare Kelsey e Brian. Avrebbero voluto restare anche a dormire, ma avevano optato per una rimpatriata giornaliera davanti a birra e hamburger a causa dei loro fitti impegni. Dato che sarebbero rimaste solo un giorno, avevano inviato Elinor e Sophie, pensando che sarebbe stato divertente presentarle ai loro amici. Avevano avuto ragione: Kelsey, Brian, Elinor e Sophie andarono d'accordissimo.

"Dico sul serio, voi due non avete scuse per non venire più spesso!" le rimproverò Kelsey con un sorriso. "Siete appena arrivate e già ve ne andate. Che tristezza."

"Lo so, lo so!" si scusò Santana. "Ci manca un sacco frequentare la più grande coppia amici gay-lesbo mai esistita. Ma mi seppelliscono di compiti a New Haven, e gli orari di Britt sono imprevedibili…"

"Eeeed ecco di nuovo le scuse," intervenne Brian scuotendo il capo. "Tsk, tsk."

"Scusate!" supplicò Santana, ridendo.

"Ommioddio, avete sentito? Santana Lopez si è appena scusata per qualcosa," commentò Brian fingendosi sorpreso.

"Già, chiama la polizia del sarcasmo," intervenne Elinor, "Sta perdendo il suo tocco."

"Sarà meglio che la riporti a casa prima che si trasformi completamente in una vera signora," scherzò Brittany, abbracciando Kelsey mentre il gruppo si avviava verso l'auto. "Grazie per il cibo e per la compagnia, è stato splendido come sempre."

"Piacere nostro, signore," disse Brian. "Tornate presto, e portatevi anche queste due," continuò indicando Elinor e Sophie. "Elinor, è rimasta un po' della tua birra, vuoi portarla a casa? Dio solo sa che il mio fegato non ne ha bisogno," propose Brian, dandosi una pacca al suo addome piatto.

"No grazie," rispose Elinor sollevando una mano. "Consideralo un regalo di presentazione."

"Sei sicura?"

"Sicurissima."

"Beh, grazie signore, è stato un piacere conoscervi. Brittany, Santana, continuate ad essere cazzute."

"Ciao!" dissero tutto insieme mentre salivano in auto.

Stavano percorrendo la statale da dieci minuti quando alla radio partì Don't Stop Believin'.

"Oh mio Dio, adoro questa canzone!" strillò Sophie. "Alza il volume, San!"

"Non chiamarla San," la avvertì Brittany. "Non le piace quel soprannome."

Santana tenne le mani ferme sul volante, grata che Brittany fosse intervenuta al suo posto.

"Oh, chissenefrega, sopravviverà," minimizzò Sophie. "Alza!"

Brittany allungò la mano verso la manopola, alzando un po'. Sophie iniziò a cantare a squarciagola.

Brittany e Santana erano le prime ad avere un affetto particolare per i Journey, ma quel karaoke improvvisato dal sedile posteriore non era il miglior modo per ricordare i giorni gloriosi del Glee Club. Santana diede uno sguardo dallo specchietto retrovisore.

Elinor mise una mano sul ginocchio di Sophie e le disse sottovoce, "Credo dovresti abbassare un po' la voce, piccola."

"Aw, sei noiosa. Canta con me, Eli!"

Elinor spostò la mano e si voltò a guardare fuori dal finestrino.

Sophie continuò a cantare a voce alta fino alla fine della canzone. Santana ne fu sollevata: era stanca di guidare e dall'intensa giornata di divertimento con Kelsey e Brian. Faceva anche piuttosto caldo, e la pelle le faceva prurito nei punti in cui l'aria condizionata non riusciva a raggiungerla.

"Sapete quale altra canzone dei Journey mi piace da morire?" disse Sophie. "Adoro Remember Me."

"Mmh, non la conosco," commentò Brittany con parziale interesse.

"Oh, è fantastica!" Sophie riprese a cantare, "Say goodbye, close your eyes, remember meeee! Walk away, the song remains, remember meeee!"

"Non posso credere che il nostro insegnante del coro non ci abbia mai sottoposti a questo pezzo incantevole," commentò Santana con la sua più deliziosa voce di sufficienza.

"Puoi accostare per favore?" domandò Elinor con un po' di apprensione.

"Certo," acconsentì Santana. Non aveva idea del motivo per cui Elinor glielo avesse chiesto, ma il pensiero di fermarsi per un attimo senza le vibrazioni della strada fu allettante. Accostò sul ciglio della statale.

Elinor aprì la portiera appena la macchina si fermò e uscì. La richiuse e strinse le braccia intorno al petto, allontanandosi dall'auto lungo la statale. Santana la osservò dallo specchietto retrovisore mentre rallentò i suoi passi con le spalle rivolte all'auto.

Dopo alcuni istanti, Sophie fece un sospiro esasperato e si slacciò la cintura facendo per aprire la portiera. "Ugh, ma che problema ha. Vado a prenderla."

"No, credo che dovremmo-" l'obiezione di Brittany fu interrotta dal rumore della portiera che si richiudeva. "Come non detto, allora," borbottò.

"Sophie sembra un po'…" sbronza, pensò Santana, "...esuberante."

"E' così che si chiama adesso?" chiese Brittany.

Santana osservò nel retrovisore Sophie che si avvicinava ad Elinor.

"Qualcosa mi dice che andrà una meraviglia," sbuffò Santana.

"Sul serio," disse Brittany, osservando la scena attraverso lo specchietto laterale.

Osservarono Sophie raggiungere Elinor, avvolgendo le braccia intorno a lei. Elinor cercò di sfuggirle, ma Sophie fu insistente. Quella che seguì sembrò una discussione parecchio accesa, osservata da Brittany e Santana come un film muto. Forse avrebbero potuto sentire la conversazione se ogni due secondi non fosse passata un'auto a tutta velocità sulla statale accanto a loro. Elinor gesticolava animatamente mentre Sophie provava a toccarla, abbracciarla o prenderle la mano, con un sorriso ed uno sguardo implorante sul viso. Elinor indicò l'auto con decisione, con espressione decisa e carica di rabbia. Sophie incrociò le braccia davanti al petto con indignazione, facendo il broncio. Elinor si allontanò ancora qualche passo dall'auto. Sophie si girò sui tacchi e si affrettò verso l'auto. Salì sul sedile posteriore e chiuse la portiera.

"La guastafeste tornerà fra un momento. Deve togliersi il bastone dal culo."

Santana diede un'occhiata di lato in direzione di Brittany, sollevando le sopracciglia senza dire nulla. Osservò dallo specchietto Elinor che prendeva a calci qualche sassolino. Poi, sospirando, si voltò e si incamminò verso di loro. Santana esaminò le sue unghie mentre Elinor aprì la portiera, facendo finta di non guardare.

"Scusate," disse Elinor sforzando un tono normale mentre saliva.

"Ehi El, ti va di fare cambio posto con me?" propose Brittany dal sedile del passeggero. "Santana deve parlarti di alcune questioni legali."

"Certo," disse Elinor, uscendo prontamente dall'auto.

Brittany ed Elinor si scambiarono posto, allacciandosi la cintura in silenzio. Elinor allungò la mano verso l'autoradio e selezionò una stazione di musica classica. Guidarono in direzione di New Haven senza fare molta conversazione. Brittany, che Dio la benedica, continuava a fare commenti sulle cose che incontravano lungo il tragitto, e Santana cercava di cogliere il filo della discussione. Ma con Elinor turbata sul sedile del passeggero e Sophie a guardare storto fuori dal finestrino accanto a Brittany, furono due ore molto tese.


"Ehi, dov'è Sophie?" chiese Brittany sedendosi sullo sgabello al bancone del bar due settimane dopo. "Non si perde mai la serata fra ragazze."

"Non viene," rispose Elinor.

"Va tutto bene?" chiese Santana guardandola.

Elinor sollevò le spalle e fece un cenno al barista.

"Ne vuoi parlare?" propose Brittany.

"Non saprei…" rispose Elinor. "Mi sembra strano parlare di lei con voi. E' come se la stessi tradendo, non nel vero senso della parola… come se stessi agendo alle sue spalle."

"Non hai tutti i torti," disse Santana.

"Già…" concordò Brittany con esitazione. "Però… i rapporti non sono cose che teniamo in compartimenti stagni separati dal resto del mondo. E' ovvio che ci sono cose che devono restare fra di voi… ma a volte siamo con altre persone e abbiamo bisogno del loro sostegno. Con noi puoi parlare. Non andremo a fare la spia."

Elinor sospirò, ripiegando un tovagliolo in vari triangoli.

"Sophie è fantastica. E' divertente e intelligente e appassionata e bellissima e io la amo davvero tanto."

"Lo sappiamo," la rassicurò Santana. "Ma ciò non significa che non possa fare cose che ti fanno incazzare. Quindi bando alle ciance e sputa il rospo."

Elinor fece un respiro profondo e chiuse gli occhi. "Non mi piace quanto beve."

"Ti riferisci a quello che è successo alcune settimane fa mentre tornavamo da Boston?" chiese Santana.

Elinor scosse il capo. "Non è solo per quello. Ci sono stati parecchi episodi simili."

"Beh… io l'ho vista bere solo quando siamo uscite insieme e abbiamo bevuto tutte. Non mi è sembrato particolarmente insolito l'altra settimana," sottolineò Santana.

"Lo so. Lo nasconde piuttosto bene la maggior parte del tempo," mormorò Elinor, con gli occhi ancora fissi sul tovagliolo.

Brittany diede un'occhiata a Santana, come a chiederle di lasciar spazio a Elinor affinché parlasse senza commentare.

"Fa bene parlarne, Elinor," la incoraggiò Brittany con voce dolce e gentile. "Se è questo che ti preoccupa, siamo qui per aiutarti. Tu eri nostra amica per prima e prenderemmo le tue parti a prescindere."

Santana sapeva che Brittany tecnicamente aveva conosciuto Elinor e Sophie nello stesso momento, ma con quell'affermazione, Brittany aveva implicato che accettava e apprezzava il ruolo di Elinor nella vita di Santana. E Santana l'amò ancora di più per questo.

"Grazie," borbottò Elinor. Tenne gli occhi bassi e mescolò il suo drink, senza bere il primo sorso.

Santana fu colpita nel vederla così giù. Di solito era vivace, e anche se era stanca, aveva sempre il sorriso sulle labbra.

"Allora, vuoi dirci che succede?" chiese Brittany, sempre con voce gentile.

Elinor fece un respiro, sforzandosi di calmarsi. "Beh, beve un sacco di vino. Voglio dire, un bicchiere o due alla sera è una cosa normale, no? Ma lei ne beve almeno tre o quattro… praticamente tutta la bottiglia. Ogni sera."

"E' parecchio," concordò Brittany. "Specialmente visto che è così minuta. Sarei preoccupata anch'io."

"Ma la questione è che si giustifica sempre dicendo che ha un lavoro stressante e si deve rilassare. Ed è vero che ha un lavoro stressante… Dio solo sa che io non riuscirei a gestire quella marmaglia dei suoi alunni nemmeno per cinque minuti… vorrei solo che trovasse un altro modo."

"Da quanto tempo va avanti?" chiese Brittany.

"Probabilmente da quando l'ho conosciuta. E' solo che lei lo nasconde bene, e io ero così ciecamente innamorata che non volevo vederlo. Era più semplice prima che andassimo a convivere. Ma poi…" Elinor sospirò. "Lo scorso week-end le cose sono precipitate."

"Cos'è successo?" domandò Santana. Tutto il suo corpo era in tensione per la sua amica Elinor. Non l'aveva mai vista così triste e abbattuta.

"I miei genitori erano in città e siamo uscite a cena. Sophie ha bevuto parecchio. Non è quel tipo di ubriaca che si mette a ballare sui tavoli, ma io lo sapevo. Aveva gli occhi a mezz'asta e rideva ad alta voce. Si è contenuta fino a che non ce ne siamo andate, ma io ero arrabbiatissima. Non credo di essere mai stata tanto infuriata con lei. Volevo solo una cena piacevole con la mia famiglia, sapete?"

"Forse diventa nervosa quando ci sono loro?" ipotizzò Santana.

"No… va d'accordo con loro," rispose Elinor con un gesto della mano. Fece un respiro per cercare le parole. "Odio dover essere sempre io quella responsabile. Non posso mai bere più di un bicchiere perché devo essere sempre io a guidare." La collera crescente di Elinor era palpabile e distolse lo sguardo dal tavolo, evitando il contatto visivo.

Brittany guardò Santana, con un'ombra di preoccupazione dipinta sul viso. Santana conosceva bene quell'espressione: era l'espressione protettiva di Brittany. Poi Brittany riportò l'attenzione su Elinor.

"Ehi, El?" disse Brittany, mettendo una mano sulla sua. "Che ne dici se facciamo l'happy hour a casa nostra stasera? Cucino io e potremo parlare."

Santana annuì per sostenere la sua proposta.

Elinor fece altrettanto. "Okay."

Un'ora dopo, le tre ragazze erano sedute al tavolo della sala da pranzo. Brittany aveva messo insieme una cena semplice, con noodles e broccoli al vapore. Mise i piatti davanti a Santana ed Elinor e si sedette di fronte a loro.

"Okay, allora dicci cos'è successo, El," chiese Santana. Non sapeva bene come poterla aiutare, ma sapeva che Brittany sarebbe intervenuta ogni volta che l'avesse vista in difficoltà.

Elinor stese il tovagliolo sulle ginocchia, lisciandolo con le mani. "Beh, durante il tragitto in auto mentre tornavamo dalla cena coi miei genitori, si è messa a cantare a squarciagola tutte quelle canzoni ridicole di quando era negli Scout: praticamente la stessa cosa che è successa mentre tornavamo da Boston con voi due. Era così fuori di testa che io non ce la facevo più. Sono stanca che si comporti come una cazzo di bambina mentre io devo sempre fare l'adulta. Così le ho detto educatamente che avevo bisogno di un po' di silenzio, ma lei ha continuato a insistere e insistere, cercando di costringermi a cantare con lei, mi diceva che ero noiosa e troppo seria."

Brittany aveva difficoltà a mangiare dato che era molto preoccupata, e anche Elinor non aveva ancora toccato cibo. Solo Santana trovava confortante la distrazione del cibo.

Poi Elinor proseguì. "Quando siamo arrivate a casa, ha continuato a parlarmi con quella voce a cantilena e continuava a toccarmi. Cose tipo 'Non mi aaaaaami?' e 'Piccola, andiamo… ti voglio nuda.' Era come se non sapesse o non le importasse che fossi così arrabbiata!"

Santana sentì il suo stomaco rigirarsi. Prese un altro boccone per calmarlo.

"So che sembra orribile, ma mi è venuto quasi da colpirla. Ero così infuriata. Era come se la rabbia stesse prendendo il controllo del mio corpo. Mi sentivo fuori di me."

Santana sollevò lo sguardo, deglutendo. "Conosco benissimo quella sensazione," commentò. E lo sapeva davvero. Si era sentita in quel modo con diverse persone nella sua vita: sua madre, Quinn, Lauren, Azimio e Puck, per dirne alcuni. E aveva davvero messo le mani addosso a Quinn e Lauren.

Brittany annuì. "Anch'io."

Santana ne fu scioccata. Brittany era una persona così gentile e non violenta, non riusciva ad immaginarla arrivare al punto di voler picchiare qualcuno.

Brittany proseguì. "E' una linea molto sottile. Possiamo credere di avere tutto l'autocontrollo del mondo, ma quando ci sono in ballo dei sentimenti importanti, non sempre ci riusciamo. Questo non lo rende giustificabile, ma… più comprensibile, credo."

Santana annuì il suo consenso.

Elinor sospirò sollevata. "Mi fa piacere che non pensate sia un mostro." E poi prese il primo boccone di cibo.

"Ma certo che no," la rassicurò Santana. Non si era mai sentita più grande di Elinor, ma quella sera sì. Elinor sembrava una ragazzina fragile.

Elinor deglutì e continuò, un po' meno insicura di prima. "Sophie stasera non è venuta perché abbiamo litigato di nuovo. Il giorno dopo la cena coi miei genitori, abbiamo fatto una lunga chiacchierata e abbiamo deciso che non avremmo più tenuto alcolici in casa, e che avremmo fatto a turni per guidare quando uscivamo. Ma è durata solo una settimana. Oggi mi ha chiamato mentre tornavo a casa e mi ha chiesto come se niente fosse se mi fermavo a comprare qualche bottiglia di vino da tenere in casa."

"Che comportamento di merda," sbuffò Santana.

"Lo so, vero?" disse Elinor sollevando una mano. "E non è la prima volta. Avevamo già deciso di non tenere alcol in casa almeno un paio di volte. Ma inizio a pensare che acconsenta solo perché quando litighiamo il giorno dopo si sente in colpa."

"Di solito è come l'abbiamo vista in auto, cioè sguaiata e scherzosa, o diventa anche arrabbiata ed emotiva?" domandò Santana.

"Di solito no. Una volta si è arrabbiata parecchio, ma la maggior parte delle volte le calano le palpebre e fa la sciocca. Non è intollerabile la sua compagnia se non viene caricata dalla presenza di altre persone. Ma quando ho una brutta giornata e vorrei passare un po' di tempo con lei, lei non c'è. Mi sento… sola." Gli occhi di Elinor caddero di nuovo sul tovagliolo e a Santana venne una fitta al cuore. Elinor meritava qualcuno che per lei ci fosse. Elinor era una persona molto amorevole.

"Cos'è successo quando avete deciso di non tenere alcol in casa la prima volta?" chiese Brittany bevendo un sorso d'acqua.

"Mi ha chiesto di fermarmi a comprare del vino, proprio come questa volta."

"E l'hai fatto?" chiese Santana.

Elinor fece una pausa prima di annuire timidamente, con lo sguardo ancora abbassato. Sembrava in imbarazzo. A Santana si spezzò il cuore.

"Lo so che non avrei dovuto," sospirò Elinor. "E' solo che non voglio farla arrabbiare. So che sembra drammatico, ma Sophie mi fa impazzire completamente. A volte quando stiamo insieme siamo così collegate e io penso, , è questa la donna che amo!" disse, con un sorriso accennato a fare una breve apparizione sul suo viso. E poi scomparve. "Ma a volte la guardo e mi domando come potrò mai fidarmi di lei. Non so mai come mi sento con lei. Se fosse stata la prima volta non sarebbe stato un problema. Ma è successo due volte e ciò a cui avete assistito durante il Giorno della Memoria succede di continuo, e io… non so, ho tutta questa rabbia che continua ad accumularsi. Continua a farmi promesse, andiamo bene per una settimana, e poi finisce e io sbrocco e mi arrabbio di nuovo."

"Mi dispiace tanto, El…" mormorò Santana. Non aveva idea che le cose fra loro fossero tese. Sembravano felici agli occhi del mondo esterno. Non sapeva cosa dire.

"La persona con cui stai costruendo una vita non dovrebbe farti sentire pazza, tesoro," disse Brittany dolcemente, mettendo la mano sul braccio di Elinor.

"Lo so…" rispose lei, con un'espressione mista di indignazione e senso di colpa. "E a peggiorare le cose, tre giorni fa è stato il nostro anniversario e mi ha dato…" si fermò per sospirare e sollevare il polso mostrando un bellissimo braccialetto d'argento. "Mi ha regalato questo."

"E come fa a peggiorare le cose?" chiese Santana corrucciata mentre esaminava quello che doveva essere un braccialetto molto costoso, specialmente per Sophie, che aveva uno stipendio da insegnante.

"Perché… come faccio ad arrabbiarmi con qualcuno che è così generoso con me?" disse Elinor, con un nodo in gola. Sollevò la mano per coprirsi gli occhi che si riempivano di lacrime. I diamanti sul braccialetto luccicavano. Ci fu silenzio per un attimo, e poi Elinor fece un singhiozzo.

"Le persone che amiamo tirano fuori da noi i sentimenti più forti," sussurrò Santana. "Essere arrabbiata non significa che non la ami."

Anche se il suo corpo era ancora voltato verso Elinor, Brittany lanciò a Santana un sorriso adorante. Con quella semplice occhiata, Santana seppe che Brittany pensava che fosse una buona amica. Se Elinor soffriva, Santana avrebbe fatto tutto ciò che poteva per farla stare meglio.


Quando Elinor se ne fu andata, Santana sparecchiò la tavola. Dopo aver lavato i piatti e messo via il cibo, ritornò in soggiorno. Brittany se ne stava seduta sul divano.

"Britt?" Santana vide i suoi occhi fissi sul pavimento, ad osservare qualcosa che non era effettivamente nella stanza. Sì ammorbidì, non volendo spaventarla. "Stai bene?"

Brittany annuì, senza spostare lo sguardo dal tappeto. Santana si sedette accanto a lei, sapendo che avrebbe parlato lei quando fosse stata pronta. Non dovette attendere a lungo.

"Ti ho mai detto di mio padre?" domandò Brittany, la sua voce sembrava provenire da un ricordo che l'aveva incantata.

"A proposito di cosa, amore?"

"Mio padre è un alcolista."

Santana aggrottò la fronte. Era certa che Brittany si fosse confusa. Non era possibile che quell'uomo dolce e imponente che conosceva avesse un problema con l'alcol. Era stata in sua compagnia diverse volte e non l'aveva mai visto ubriaco. "Ehm… davvero?"

Brittany continuò ad annuire. "Già."

"Ma Britt… non l'ho mai visto bere."

Brittany parve risvegliarsi e si voltò verso di lei. "Oh, lo so. E' sobrio fin da prima che nascessi," spiegò orgogliosa.

"Oh," disse Santana, un po' imbarazzata. "Non lo sapevo."

"Me ne ha parlato parecchie volte. Specialmente durante le superiori quando andavo alle feste. Sono persino andata ad un incontro con lui una volta."

"Dagli Alcolisti Anonimi?"

"Sì. E' stato fico. Ho imparato molto."

"Com'è che questa cosa non è mai venuta fuori in tutti questi anni che ti conosco?" domandò Santana meravigliata.

Brittany alzò le spalle. "Non ne facciamo un dramma. E' solo un'altra cosa che amo di mio padre. Sono così fiera di lui. Restare sobri per venticinque anni è un grande traguardo."

Santana aveva molte domande, ma non sapeva quali fosse lecito chiedere. Non conosceva nessuno che fosse particolarmente disponibile a parlare del proprio recupero da una dipendenza.

Gli occhi di Brittany erano fissi sulla parete sopra la testa di Santana, persa nei suoi pensieri. "Stavo pensando di parlare a Elinor della Al-Anon. Credo che possa esserle utile."

"Vuoi dire Sophie," la corresse Santana.

"No, intendo Elinor."

"Elinor non ha un problema con l'alcol," ribatté confusa Santana.

"La Al-Anon non è per gli alcolisti: Gli A.A. sono per gli alcolisti in fase di recupero, la Al-Anon è per le persone che vivono a contatto con gli alcolisti. La famiglia, gli amici eccetera. C'è andata anche mia madre quando mio padre ha iniziato il recupero. E' un luogo in cui possono discutere di come si sentano pazzi o fuori controllo e arrabbiati e tutte quelle cose di cui parlava Elinor, dove altre persone possano capire. Perché, sì, ha noi, ma noi non sappiamo quello che sta attraversando. Possiamo aiutarla fino ad un certo punto. Credo che abbia bisogno di un aiuto più mirato. Magari possiamo parlarne con mio padre e sentire se ha qualche consiglio da darci."

"Tuo padre ha sempre dei buoni consigli da dare," sorrise Santana. "E' la persona perfetta con cui parlare."

"Chiamiamolo su Skype," suggerì Brittany, prendendo il proprio computer e guardando l'orologio. "E' ancora alzato."

"Adesso?"

"Sì, perché no?" disse Brittany aprendo il suo portatile. "Gli farà piacere parlare con noi."

"Beh, puoi parlarci tu, io mi sentirei a disagio…"

"Psh, andiamo, sei come una terza figlia per lui."

"Ma non sapevo che fosse un… un…" balbettò Santana.

"Un alcolista in recupero," l'aiutò Brittany.

"Già, quello, me l'hai detto tu due minuti fa. Mi sembra strano iniziare a chiedergli consigli su qualcosa di cui non mi ha mai parlato."

"Sono certa che sarebbe felice di condividere la sua storia," disse Brittany, aprendo Skype. "Oppure ci limiteremo a chiedergli come aiutare Elinor."

"Sei sicura?"

"Affermativo," disse Brittany.

Lo squillo elettronico sembrò più stridente del solito mentre attendevano che Gordon accettasse la chiamata video. Rispose, il suo viso rotondo traballò un paio di volte prima che la connessione si stabilizzasse. "Piccola Britt!" sorrise. "Come stai?"

"Ciao, papà," ricambiò il sorriso.

Santana si avvicinò in modo da comparire nella schermata. "Ciao Gordon!" cinguettò salutandolo con la mano.

"E anche Santana! Due per una! Cavolo, oggi è il mio giorno fortunato."

"Come stai?" gli chiese Brittany.

"Bene! Io e tua madre stavamo giusto parlando di Hayley e delle sue domande per il college. E' stressatissima, ma sappiamo che troverà la sua strada. Fa parte del percorso."

"Sì," lo rassicurò Brittany. "E' intelligente, ha solo bisogno di stare più tranquilla qualche volta. In realtà ti ho chiamato per chiederti qualcosa del tuo percorso."

"Qualcosa in merito a Bill W.?" domandò Gordon sorridente.

"Già," rispose Brittany. "Siamo preoccupate per un'amica."

Santana si voltò verso Brittany e le sussurrò, "Chi è Bill W.?"

Brittany si voltò e le rispose, "Il tizio che ha fondato gli A.A."

Gordon intervenne, "Di solito si usa il suo nome quando si vuole parlare della propria sobrietà con discrezione. E' una parola in codice, come nella comunità LGBT. Allora che succede, signorine?"

Brittany e Santana raccontarono la testimonianza di Elinor e del loro viaggio a Boston. Gordon ascoltò con attenzione, facendo qualche domanda, annuendo e mordicchiandosi il labbro preoccupato.

"Beh, sembra davvero che Sophie abbia un problema," sospirò Gordon quando terminarono il racconto della versione di Elinor.

"Lo credi davvero?" chiese Santana. Fu sorpresa nel vederlo così sicuro. "Cioè, sembra che riesca a gestirsi bene…"

"Per alcuni alcolisti è così!" ridacchiò Gordon. "Di solito non è come lo si vede nei film. Non tutti cadono a terra o svengono. Alcuni finiscono per perdere il lavoro o la patente, ma non tutti. L'alcolismo non si misura dalle conseguenze."

"E da cosa si misura?" chiese Santana. Se Gordon fosse stato chiunque altro, non si sarebbe sentita a suo agio nel fare domande così specifiche sull'argomento, o su qualsiasi altro argomento. Ma Gordon era affettuoso e amichevole quanto sua figlia.

"E' misurato sull'abilità della persona di controllare il proprio bere. Molti alcolisti passano dei periodi controllati, ma poi ci ricadono di nuovo. Proprio come lo schema che vi ha descritto Elinor."

Santana annuì, pensandoci su.

"Stavo spiegando la Al-Anon a Santana," intervenne Brittany. "Credo che potremmo parlarne a Elinor e magari andare con lei ad un incontro."

"Ha mai usato la parola alcolista per parlare di Sophie?" domandò Gordon.

"No," risposero Brittany e Santana all'unisono.

Gordon annuì pensieroso. "Beh, andare alla Al-Anon significherebbe dover ammettere che Sophie è un'alcolista, o almeno che ha un problema col bere. Non è un'etichetta che si vuole dare a qualcuno che ami. Quindi se lo suggerite, dovete farlo in modo molto gentile e amorevole."

"Allora lo lascerò fare a Brittany," disse Santana, accarezzando la coscia di Brittany e sorridendole. "E' maestra in amore e gentilezza. Io sono più un martello."

Gordon ridacchiò. "Ed è per questo che andate così d'accordo voi due. Beh, è stato un piacere parlare con voi, ma temo di stare invecchiando e se non vado a letto potrei addormentarmi sulla tastiera."

"Okay. Grazie mille, papà. Ti dispiacerebbe condividere la tua storia con Santana una di queste volte?"

"Vuoi dire che non l'ho ancora fatto?" domandò Gordon, sollevando le sopracciglia. "Ero sicuro che l'avesse sentita."

"Non sapevo nemmeno che fossi stato in recupero fino a mezzora fa," rispose Santana. "E comunque me la sarei ricordata, tutte le tue storie sono memorabili."

"Beh, a quanto pare si impara qualcosa di nuovo ogni giorno, eh?" sorrise Gordon. "Non esitate a chiamarmi se avete altre domande o se volete dire ciao al vostro vecchio. Sono sempre qui."

Brittany e Santana gli sorrisero.

"Grazie Gordon! Buonanotte."

"Ciao papi! Ti voglio bene!"

Brittany poi chiuse il portatile.

Santana sospirò. "Non posso credere che proprio Sophie fra tutti… è una così brava persona. Lavora sodo per insegnare a ragazzini a cui nessuno vuole insegnare e viene pagata di merda. Com'è possibile che qualcuno che è praticamente un santo sia un alcolista?"

"Molte brave persone sono alcolisti, Santana," replicò Brittany corrucciata. "Guarda mio padre."

"Lo so, ma è stato sobrio per quasi tre decadi…" argomentò Santana.

Brittany strinse le labbra. "Era una brava persona anche prima. Deve esserlo stato per forza, o altrimenti mia madre non l'avrebbe amato così tanto."

Santana fece una pausa e fu colpita da un'illuminazione: nessuno poteva mai essere definito esclusivamente per via di una sua caratteristica. Gordon non poteva essere definito in recupero, o altrimenti avrebbe appreso la sua storia molto prima. Sophie non poteva essere definita dal suo problema attuale. Elinor non poteva essere definita dalla sua carriera o dalle sue relazioni. Brittany non poteva essere definita come la ragazza di Santana. E Santana non poteva essere definita dall'essere lesbica più di quanto potesse essere definita come donna, o studentessa di legge o latinoamericana. Nessuno poteva essere definito unicamente da una caratteristica che spicca, eppure lei temeva che le persone l'avrebbero etichettata in quel modo, motivo per cui non si era dichiarata prima. Perché non potevano essere tutti come Brittany, in grado di vedere l'intero quadro, invece che concentrarsi su una figura fra le tante sfaccettature di ciascuna persona?

"Hai ragione, B," disse Santana con tono di scuse. "Deve esserlo stato senz'altro. C'è molto più in lui del fatto di essere stato in recupero. E' tuo padre, un buon marito, un uomo d'affari in pensione, un bibliotecario volontario, un golfista… credo che sia più facile pensarlo come Gordon invece che cercare di mettere insieme per forza tutti i diversi pezzi e le diverse etichette."

Brittany lanciò a Santana un sorriso d'apprezzamento. "Sono felice che anche tu la veda in questo modo. Ed è la stessa cosa per Sophie. E' una brava persona e ha un problema con l'alcol."

Santana annuì appoggiando il capo sulla spalla di Brittany. All'improvviso fu grata delle molte cose che spesso dava per scontate, come ad esempio la sua salute e la stabilità della sua relazione. "Sono davvero felice di averti, B," mormorò.


Nota di Lily: Se conoscete qualcuno che ha un problema col bere, potete trovare supporto per voi e per la vostra persona cara ai gruppi Al-Anon. Dato che non si possono postare link su questo sito senza che vengano cancellati automaticamente, vi suggerisco di cercare su Google "Al-Anon" e cliccare sul primo risultato per maggiori informazioni. Siete anche i benvenuti a mandarmi un messaggio. Mi fa piacere leggere ciò che hanno da dire i miei lettori.