SECOND CHANCE
(Seconda possibilità)

By Lady Memory

Severus incontra Albus Severus. Il passato ritorna in una forma davvero particolare. La mia risposta alla conclusione dei Doni della Morte.

Parte XXXVI

Il Ritorno: Pomeriggio

Minerva camminò silenziosamente lungo i corridoi finchè non raggiunse il suo ufficio. Cautamente, aprì la porta e diede un'occhiata all'interno, come se stesse cercando qualcuno; sorpresi, i ritratti sulle pareti la fissarono a loro volta, quasi a chiederle la ragione di un comportamento così guardingo. Sorridendo, Minerva scosse la testa e fece un passo indietro, chiudendo la porta in silenzio.

Di nuovo, ripercorse i corridoi - così insolitamente vuoti - seguendo un'ispirazione improvvisa che si era accesa nella sua mente. In pochi minuti la porta dell'aula di Pozioni fu davanti a lei. Minerva entrò e si appoggiò con la schiena contro il pannello di legno, alzando gli occhi alle pareti.

Ah, questa volta aveva indovinato!

La donna strinse gli occhi con aria determinata e avanzò nella stanza. "Albus", chiamò piano.

Seduto in uno dei quadri più in alto – lo stesso in cui Snape e Cornelia Hobnook avevano passeggiato alcune settimane prima – Albus Dumbledore stava contemplando il lago con occhi che non vedevano.

"Albus," chiamò di nuovo Minerva, lasciando trasparire l'affetto nella voce.

Il mago sospirò e voltò le spalle per evitare lo sguardo della donna.

"Sì, Minerva?" replicò scontrosamente.

"Perché non sei venuto con me e con gli altri?" chiese lei col suo tono più ragionevole. "Abbiamo passato dei momenti splendidi guardando Severus e i ragazzi che volavano sul campo di Quidditch. I ragazzi erano così eccitati! Avresti dovuto vederli! Lily e Al diventeranno giocatori eccellenti come il fratello, ma Severus è stato la vera sorpresa."

Un profondo silenzio seguì questo discorso entusiastico. Fu il turno di Minerva di sospirare, a questo punto.

"Albus," chiese poi pazientemente, "c'è qualcosa che vorresti dirmi?"

"Cambierebbe qualcosa se lo facessi?" replicò lui con un tono bizzarramente infantile.

Minerva lo considerò. "Forse potresti provare," lo incoraggiò. Poi, visto che solo il silenzio le rispondeva, annunciò, "Come vuoi, Albus. Ti lascio solo, allora."

Il vecchio mago prese un respiro profondo.

"Severus non vuole parlare con me," disse, sempre senza guardarla, come se parlasse al lago. "Non vuole nemmeno starmi a sentire."

"Oh!" Minerva sorrise tristemente. "Ma pensavo che ormai tu fossi abituato a questo comportamento così irritante."

"Questa volta è diverso," rispose lui, e finalmente si girò a guardarla in viso. I suoi occhi erano sospettosamente arrossati.

"Perché?" chiese Minerva.

"Perché… perché…" Di scatto, la frustrazione del vecchio mago esplose. "Ah, sciocchezze! Non ho nessun bisogno di giustificarmi! Severus è un cocciuto egoista!"

"Egoista?" replicò la donna in tono incredulo. "Ha passato un'intera vita in espiazione, solo per essere ripagato con odio e disprezzo."

"Be', io non la vedo così!" proruppe Dumbledore. "Lui ha fatto un errore! Io gli offerto una possibilità! Dovrebbe essermi grato!"

"Capisco," disse lei quietamente e incrociò le braccia. "Allora, se la pensi così, perché ti lamenti?"

"Vorrei che lui ragionasse."

"Questa non è una questione di ragione, Albus. È una questione di cuore." Gli occhi di Minerva fissarono quelli del vecchio mago, poi la donna scosse la testa con un sospiro. "Forse dovresti dare al tuo cuore una possibilità."

Dumbledore strinse le labbra ostinatamente.

Minerva attese in un silenzio speranzoso.

Infine, vedendo che il vecchio mago non sembrava volerle dare una risposta, la donna sospirò e lasciò la stanza senza dir parola. Persi com'erano nei loro pensieri, nessuno dei due notò la misteriosa figura che stava osservando la scena con occhi pensosi, nascosta in un angolo.

... ... ... ...

Albus Severus stava aspettando, col fiato che gli usciva dalle labbra in una sequenza ritmica di nuvolette bianche. Snape si girò verso gli altri due bambini. Era giunta l'ora di dirsi addio.

"Ci vediamo dopo," iniziò a dire. Poi vide le loro facce deluse e capì che, se tutto fosse andato secondo il suo piano, non avrebbe più visto James e Lily in "questo" mondo. Si fece forza e nascose il suo dolore sotto le sue maniere più autoritarie.

"Signor Potter, per favore accompagna la signorina al castello e informa i vostri genitori che vostro fratello tornerà prima del buio."

"Sì, signore," rispose James rispettosamente, mentre una scintilla di rimpianto balenava nei suoi occhi.

Sentendo queste frasi, l'espressione delusa di Lily si trasformò in allarmata, e Snape dovette farsi forza per rimanere impassibile.

"Andiamo!" Il mago invitò Al con un cenno secco, cominciando a camminare. Il ragazzo era sorpreso per quel cambiamento di umore di Snape, ma comprendendo che qualcosa lo stava addolorando, ubbidì in silenzio e si unì alla sua marcia. Alle loro spalle, la calma durò solo pochi secondi.

"Anche io voglio andare con loro!" L'acuta protesta di Lily attraversò la distanza che stava aumentando rapidamente.

"Resta qui!" le ordinò James. L'urgenza nel tono del ragazzo fece capire a Snape che James doveva aver bloccato fisicamente il tentativo della sorellina di seguirli. Ostinatamente, il mago continuò a camminare, anche se il suo cuore lo stava implorando di tornare indietro. Incerto, Albus Severus si fermò, e dopo un'occhiata di scusa alla sorella, anche lui riprese a camminare.

"Questo è il regalo di Al," sentirono James dire col suo tono più razionale. "Non devi rovinarglielo."

"Il mio desiderio non era totalmente mio!" disse Lily in tono accusatorio, sull'orlo delle lacrime. "Era il tuo desiderio, e io sono stata d'accordo solo per aiutarti!" Adesso la bimba piangeva. "Oh, James, io non voglio tornare al castello!"

"Dai, Lily, mamma ci starà aspettando." Il ragazzo stava evidentemente usando tutta la sua autorità di fratello maggiore per convincerla. "Devi riscaldarti dopo il volo. Nel castello ci saranno sicuramente dolci e torte. E magari altre sorprese. Non vorresti che…"

La sua voce gradualmente svanì in lontananza mentre Snape e Al camminavano nella neve, allontanandosi sempre più. Il mago alzò il capo verso il sole – per raggiungere la foresta, dovevano fare una lunga passeggiata, ma c'era meno di un'ora prima del tramonto, e l'aria stava rapidamente passando da fredda a gelida, dato che aveva iniziato a soffiare una brezza leggera. Nuvole nere si stavano radunando all'orizzonte; ancora abbastanza lontane, considerò Snape, ma in rapido avvicinamento. Il giorno sarebbe probabilmente finito con una nevicata o una tempesta.

Istintivamente, accelerò il passo, notando con senso di approvazione che anche Al faceva lo stesso. Snape scoccò un'occhiata al ragazzo che camminava così composto accanto a lui e si sentì a disagio. Che fare? Non c'erano pozioni o lezioni da commentare, né libri da discutere. Di cosa parlare? Che cosa avrebbe detto un amico… no, cosa avrebbe detto uno "zio" ad un nipote carissimo che stava pensando di salutare per sempre?

"Sei stanco, Al?" chiese infine, e il ragazzo scosse la testa con un sorriso timido. Rassicurato, il mago gli rivolse un altro sorriso e lasciò liberi i suoi pensieri di vagare mentre i suoi sensi assaporavano la scena attorno a lui, silenziosamente dicendole addio.

Fianco a fianco, condividendo l'incanto di quella quiete soprannaturale, attraversarono i giardini imbiancati e continuarono la loro passeggiata fino a che raggiunsero il cortile posteriore. E lì, Snape si fermò bruscamente.

Il Platano Picchiatore si ergeva di fronte a loro, e i suoi potenti rami ondeggiavano nell'aria come se stesse giocando ad acchiapparello con gli uccelli che volavano in cerchi attorno al suo immenso fogliame.

Il mago inspirò bruscamente, il corpo quasi vibrante per l'emozione. Albus Severus si girò a guardarlo.

"Brutti ricordi?" chiese con un sussurro, e Snape annuì, incapace di tradurre i suoi sentimenti in parole.

"Lo so," continuò il ragazzo, sempre sussurrando. Ma questa volta, il suo tono stava diventando ansioso. "Papà me l'ha raccontato. È stato mio nonno, non è vero?"

I suoi occhi sembravano spronare Snape a parlare, ma il mago non provò a dare una risposta. Perché tormentare il ragazzo? Che fosse nonno James a spiegare i suoi motivi al nipote! Snape non voleva rovinare i suoi ultimi momenti sulla terra col ricordo di storie di odio e di orrore. E tuttavia il ragazzo lo sorprese di nuovo.

"Papà dice che dovremmo sempre dar voce alle nostre paure; in questo modo le buttiamo fuori e ce ne liberiamo."

Snape sorrise amaramente. Non era un rimedio che avrebbe suggerito a se stesso in quel momento. Troppi pensieri oscuri avevano invaso la sua anima, e lui stava combattendo per tenerli sotto controllo mentre minacciavano di traboccare nel suo spirito.

Così scosse la testa e cercò di fare un altro passo, ma le sue gambe improvvisamente rifiutarono di obbedire: una vaga ma crescente sensazione di angoscia lo stava inchiodando inesorabilmente a terra. Allarmato, rinunciò alla lotta e attese, cercando di farsi forza, col respiro che usciva in sbuffi impercettibili e accelerati.

E mentre rabbrividiva per un freddo improvviso, un velo di nebbia gli coprì la mente. Sentì il ragazzo chiedergli qualcosa in tono ansioso, ma Snape non era più lì con lui: il suo spirito era concentrato nell'affrontare i ricordi che stavano emergendo dal passato. Davanti ai suoi occhi, la scena sembrò sfocarsi e cambiare in modo sconcertante. Allora battè le palpebre, prigioniero di quella visione, e continuò a guardare impotente, perso in quella nuova, paurosa dimensione.

Il Platano Picchiatore aveva interrotto il suo strano gioco: il grande albero si era subitaneamente irrigidito in qualcosa di molto simile alla sorpresa, e adesso sembrava scrutare, e in qualche modo sfidare, l'uomo fermo in quel biancore.

Subito dopo, la neve sotto l'albero cominciò a tremare violentemente, e con un suono secco, il terreno esplose in una massa confusa di polvere e detriti. Due mani mostruose apparvero da sotto terra: poi, con orrida lentezza, una creatura bestiale emerse dal tunnel. I suoi occhi giallastri brillavano con un luccichio malvagio mentre un basso ringhio gli vibrava nella bocca semi-chiusa.

Gradualmente, il mostro si raddrizzò nella grottesca parodia di un essere umano, e infine alzò gli occhi al cielo, ululando la sua sfida al mondo. Scoprendo le zanne in una smorfia orribile, girò la testa e il suo sguardo si fissò su Snape con espressione crudele. Il suo corpo si piegò e i suoi artigli luccicarono mentre sembrava valutare il suo avversario. Poi, con uno scatto improvviso, la bestia grugnì e cominciò a correre, mentre il suo verso selvaggio lacerava l'aria.

... ... ... ...

"Professor Snape! Professor Snape! Si sente bene? Per favore, dica qualcosa!"

Richiamato indietro con così tanta forza da quella visione orribile, Snape sussultò violentemente e chiuse gli occhi, poi li aprì di nuovo appena in tempo per vedere il mostro interrompere la sua corsa, contorcersi vanamente e sparire in uno sbuffo di fumo. Il mago battè le palpebre, cercando di riprendersi e di ritornare nel mondo attorno a lui.

Il sole si era abbassato nel cielo, pallido globo che pulsava lievemente sulle nuvole in avvicinamento. Gli uccelli stavano ancora volando ed emettendo strida gioiose mentre il Platano Picchiatore aveva ricominciato la sua danza stravagante.

Minuscolo in quella bianca immensità, Albus Severus guardava Snape con sguardo preoccupato.

"Va tutto bene?" chiese piano il ragazzo.

Respirando con singulti tremanti, Snape portò una mano alla tempia e annuì. Quella visione era stata così reale! In silenzio, girò il capo per controllare nuovamente la scena come se volesse convincersi. Tutto era calmo. Tutto era quieto. Il suo respirò si stabilizzò e i suoi occhi cercarono Albus Severus. Il ragazzo gli restituì lo sguardo con un sorriso confortante.

"Non si preoccupi," disse gentilmente Al, ed un'espressione bizzarramente protettiva gli apparve sul viso. "Ci sono io con lei."

... ... ... ...

Scalarono la collina dietro il Platano Picchiatore e cominciarono la discesa verso la Foresta Proibita. Presto raggiunsero un campo da dove si poteva vedere la capanna di Hagrid, adesso vuota e abbandonata, ma conservata come una reliquia. E lì, Snape si bloccò di nuovo, strangolato da un'intensa emozione. Di colpo, si rese conto che stavano seguendo lo stesso tragitto che aveva percorso venti anni prima, con Draco al suo fianco. Era stata una tiepida notte estiva, e le stelle avevano brillato come gioielli nel cielo, indifferenti al crimine che era stato commesso sotto la loro luce fredda.

Il mago chiuse le mani a pugno e cercò di rintracciare frammenti del passato, nascosti sotto quel bianco manto. Quante memorie dolorose erano lì ad aspettarlo fuori dal castello?

Ancora una volta, la sua mente si perse nei ricordi, e i ricordi furono rapidi a rispondere alla sua chiamata. Thor che abbaiava con foga, prigioniero indifeso nella capanna, Hagrid che torreggiava in distanza, la sua figura gigantesca sfumata dalla notte. Una corsa pazza, l'angoscia, il crollo di un mondo… il tentativo frenetico di completare un piano che si stava sviluppando attimo dopo attimo, e che ogni attimo poteva trasformare in catastrofe. Nessuna speranza, solo orrore, orrore infinito e disperazione. Sarebbe stato inutile quel sacrificio così immenso?

I suoi occhi incontrarono di nuovo quelli di Harry Potter.

... ... ... ...

Harry Potter, che lo aveva seguito e non poteva capire. Harry Potter, che stava urlando il suo disprezzo e il suo dolore, lo stesso dolore che provava anche Snape.

Assassino! Traditore! Vigliacco!

Piccole dita calde gli stavano stringendo il polso, e Snape si rese conto di star tremando violentemente. Allora chiuse le palpebre per evitare gli occhi verdi di Al, gli stessi occhi che aveva appena visto nella sua mente.

"Sono i ricordi…" mormorò e strinse i denti nello sforzo di far uscire le lacrime, le lacrime consolanti che ancora rifiutavano di bagnargli gli occhi. "Questi ricordi sono troppo dolorosi per me."

"Ma sono cose accadute tanti anni fa," disse incerto Al.

"Sono ancora vive nella mia mente."

"Mi dispiace. Che cosa ha visto?" chiese piano il ragazzo, forzando dolcemente il mago ad affrontare la sua angoscia. E ancora una volta fu notte sulla terra, e fantasmi senza voce sorsero dal suolo, invisibili a tutti tranne che a Snape.

"Tuo padre… tuo padre mi ha sfidato in questo campo," ansimò, fronteggiando le figure spettrali nella sua mente. "Mi ha chiamato vigliacco."

Il ragazzo inclinò il capo. "Ma adesso sa che lei non è un vigliacco," disse timidamente. "Adesso pensa che lei sia l'uomo più coraggioso che abbia mai incontrato. Ecco perché mi ha dato il suo nome."

... ... ... ...

Nel castello, Ginny aveva riabbracciato i suoi figli. Lily era ancora imbronciata per non aver potuto partecipare alla passeggiata, perciò si gettò nelle braccia di sua madre, cercando consolazione e criticando il fratello per l'insistenza con cui l'aveva trascinata via. James fece spallucce sotto lo sguardo corrucciato di Ginny mentre la donna abbracciava strettamente la sua piccola, cercando di consolarla.

Ma presto Lily sorrise di nuovo poiché Minerva McGonagall aveva astutamente cominciato a lodare lei e i suoi fratelli per la loro abilità nel volo. E con un sorriso intenerito da zio, Filius Flitwick si unì volenterosamente a Minerva per offrire a Lily un pubblico. Dimenticando la sua delusione, evidentemente fiera delle sue prodezze, la bambina si illuminò a quei complimenti, subito pronta a parlare della sua grande avventura.

E a quel punto Ginny si guardò intorno e la interruppe bruscamente.

"Dov'è Al?" chiese.

Con la mano sospesa sopra un vassoio di deliziosi dolcetti, James rispose in tono noncurante, "Oh, è andato a fare una passeggiata."

Sua madre lo guardò terrificata. "Con questo freddo? A quest'ora?"

"Che problema c'è?" James si strinse nelle spalle, acchiappando a mezz'aria una rana di cioccolato che stava cercando di salvarsi saltando giù dal tavolo. "Sta col Professor Snape!"

Diede un morso vigoroso, poi alzò gli occhi e arrossì, a disagio sotto lo sguardo arrabbiato della madre. "Ha promesso che Al sarebbe tornato prima del buio," borbottò quasi senza farsi capire.

Ginny strinse le labbra, e Minerva intervenne con la sua calma autorità.

"Non preoccuparti, cara. Sono sicura che Severus manterrà la sua parola, come ha sempre fatto."

La donna più giovane sospirò, poi andò a guardare dalla finestra.

"E non posso nemmeno minacciare di ucciderlo," mormorò stancamente, alzando il viso verso il cielo nuvoloso.

... ... ... ...

Il sole stava svanendo rapidamente, molto più rapidamente di quanto si fosse aspettato Snape. Tuttavia il mago non era ancora pronto a interrompere la sua passeggiata né a separarsi dal suo giovane compagno. Il ragazzo era stato il ponte tra Snape e la vita reale, lo scudo contro i suoi demoni, l'inizio di una nuova esistenza. Un legame straordinario aveva unito i loro spiriti, dando a Snape una ragione di sperare, di combattere, di "esistere". Spezzare quel legame si sarebbe sicuramente dimostrato l'esperienza più dolorosa che il mago avesse mai sperimentato nella sua vita: essere stato accettato, essere stato creduto, e tuttavia essere costretto a rifiutare tutto questo per sempre, dopo averlo desiderato così disperatamente. Snape sospirò. Forse avrebbe dovuto dire qualcosa al ragazzo. Prepararlo. Spiegargli.

Silenziosamente, salirono su un'altra collina. Laggiù in lontananza, Hogsmeade mandava bagliori nel tramonto, mentre le sue casette e stradine brillavano di luci. Per un attimo, Snape ebbe la vivida impressione di sentire le voci, le canzoni e i brindisi, tutti i suoni allegri di un giorno di festa. Rimase immobile a contemplare. Al suo fianco, Albus Severus lanciò un'esclamazione di gioia.

"Che bello! Guardi quante luci!"

Il tramonto aveva dipinto il giorno che imbruniva con strisce di arancio e di rosso. Snape non aveva mai visto un tramonto invernale così splendido. Era come se anche la natura avesse cercato di offrirgli un regalo, un dono d'addio, e il pensiero gli fece stringere il cuore per il rimpianto. Era tardi, e lui aveva promesso che il ragazzo sarebbe tornato prima del buio. Ma non poteva tornare. Non adesso. C'era ancora qualcosa che doveva fare.

Assaporò lentamente quelle ultime preziose emozioni. La vita gli appariva in tutto il suo splendore proprio quando aveva deciso di lasciarla, e lanciava i suoi ultimi fuochi di artificio prima di chiudere per sempre il sipario. Il mago dilatò i suoi sensi per assorbire quanto più possibile di ciò che lo circondava. In quell'unico breve giorno aveva provato molte più emozioni di quelle che aveva sperimentato in un'intera vita.

Albus Severus stava fermo pazientemente accanto a lui. Quel ragazzo era stato il suo custode, pensò Snape. Attraverso i suoi occhi innocenti, il mago aveva imparato di nuovo a vivere, ad amare e ad essere amato.

Adesso Snape sapeva cosa provava Lucius quando guardava Scorpius. La sua mente si riempì di un'emozione immensa e di una certezza consolante: nessuna forza avrebbe mai potuto spezzare un legame come quello. Neanche la morte.

Questa verità gli arrivò dritta al cuore e spalancò le sue porte alla pace. Sì, tutto aveva un senso adesso. Il cerchio si era chiuso. Era ora di partire.

Con decisione, voltò le spalle a Hogsmeade. "Andiamo," disse quietamente e tese una mano al ragazzo. Dopo un attimo di esitazione, Al la strinse con un sorriso, poi tutti e due entrarono nella Foresta, iniziando la loro ultima passeggiata.

... ... ... ...

L'oscurità stava lentamente invadendo il mondo, perciò Snape alzò la bacchetta. Miriadi di scintille sfavillanti eruppero dalla sua punta, tracciando un sentiero luminoso tra gli alberi e creando un'atmosfera magica. Il ragazzo ne fu affascinato e guardò il suo amico con affettuosa ammirazione. Poi sembrò ricordare qualcosa.

"Mamma dice che la Foresta è un posto orribile. Dice che lei, Professore, la mandava in punizione nella Foresta con i suoi compagni di scuola, quando era Preside," sussurrò piano Al, timoroso di rompere quel silenzio incredibile. "Ma Neville dice invece che lei lo faceva per proteggerli. Mamma non è contenta quando parlano dei loro ricordi."

Il mio ultimo anno
, pensò Snape, ed un flusso di immagini invase ancora una volta la sua mente con sorprendente intensità. I Carrows… le camminate lunghe e solitarie nei corridoi… quella scintilla malevola negli occhi dei suoi colleghi… Minerva che lo guardava con disprezzo silenzioso ed immenso rimpianto… Ma lui non aveva avuto scelta! Non poteva parlare, incatenato com'era ai piani di Dumbledore. E nessuno aveva mai sospettato di niente… nessuno si era mai chiesto se dentro quell'uomo oscuro e taciturno ci fossero un cuore, sentimenti o emozioni.

Avevano occhi eppure non potevano vedere, pensò amaramente. Ma il ragazzo che gli stava camminando così fiduciosamente accanto aveva corretto quella situazione. Si era battuto per la loro amicizia. Snape sentì una calda ondata di consolazione. Quelli erano i suoi ultimi preziosi momenti, e lui voleva lasciare la sua esistenza portando con sè solo quei sentimenti affettuosi.

La notte era arrivata, ma riscaldati e guidati dalle luci danzanti delle scintille, sia l'uomo che il ragazzo avevano dimenticato l'ora e la stagione. Animali fecero capolino esitanti dagli alberi. Conigli, un cervo, un tasso sonnolento, lepri e persino una martora si riunirono pian piano per dare il benvenuto ai visitatori.

E infine Albus Severus spalancò gli occhi. Un magnifico unicorno, luminoso nel suo pallido splendore, avanzava lentamente verso di loro. La sua morbida criniera ondeggiava fluidamente sul corpo potente e aggraziato, e i suoi occhi erano miti e fiduciosi.

Eccitato, Al tirò Snape per la manica.

"Posso accarezzarlo?" sussurrò con voce piena di desiderio.

"Certo che puoi," rispose Snape nello stesso tono sussurrato, e entrambi si avvicinarono alla meravigliosa creatura. L'unicorno non si tirò indietro, ma lasciò che Al accarezzasse la sua lucente criniera; il ragazzo deglutì emozionato quando l'animale piegò la testa per leccargli le mani, poi si mise a ridere per il solletico e si girò a guardare Snape con occhi estatici.

"Non è bellissimo?" disse. In quel momento, sembrava il ragazzo più felice del mondo e Snape sorrise anche lui, un sorriso di pura contentezza, raggiante per la gioia di Al.

Lo splendido animale rialzò il capo e sembrò invitarli con quel gesto a seguire il sentiero luccicante di scintille. Ridendo, incantati, Al e Snape si addentrarono sempre più profondamente nella foresta.

... ... ... ...

Nel castello, Ginny stava ascoltando distrattamente il resoconto di Lily mentre lanciava occhiate furtive verso la finestra ogni pochi secondi. Il tempo passava ad un ritmo intollerabilmente lento. La notte si stava avvicinando e il cielo era gonfio di nuvole che minacciavano tempesta da un momento all'altro. E così, l'ansia e il risentimento della donna erano costantemente cresciuti nell'ultima ora e mezza.

L'appassionata difesa del Professor Snape da parte di James era stata l'ultima goccia. Che cosa mai poteva ricordare un ritratto a proposito dei bambini e delle loro necessità? Perché un quadro avrebbe dovuto preoccuparsi della temperatura e del buio? Dopo tutto, Snape era morto. Niente poteva fargli male, mentre Al…

Ginny si sentì gelare. Se fosse successo qualcosa a Snape, ci sarebbero state conseguenze anche per Harry? I suoi occhi incontrarono lo sguardo interrogativo di Minerva. Con un sorriso forzato, la giovane girò la testa per nasconderle la sua preoccupazione mentre una decisione si faceva strada nella sua mente. Nel giro di pochi minuti, Neville sarebbe tornato nel castello, e allora lei gli avrebbe chiesto di aiutarla. Ma non aveva importanza quello che avrebbero potuto dire o fare gli altri: con o senza la loro approvazione, Ginny sarebbe uscita e sarebbe andata in cerca di Al.

E del caro, buon, vecchio, dannato zio Severus.

... ... ... ...

L'unicorno aveva lasciato il sentiero di luci per scomparire tra gli alberi, ed Al stava camminando in silenzio, sorridendo e rimuginando i suoi pensieri. Ma quella meditazione ovviamente non poteva durare a lungo.

"E i Centauri?" chiese il ragazzo dopo un po', pronto per nuove sorprese. "Dove vivono?"

Snape alzò le sopracciglia con un sorriso divertito. Faceva troppo freddo ed era troppo presto per quegli esseri favolosi, spiegò mentre ringraziava mentalmente quel tempo gelido che gli risparmiava di dover giustificare la sua nuova esistenza a quelle fiere creature. Lanciò un'occhiata al suo piccolo compagno, così chiaramente a suo agio in quella terra di meraviglie. Forse quello era un buon momento per dirsi addio. Ma di nuovo, il ragazzo lo precedette.

"Quando arriverà la primavera, le piacerebbe tornare di nuovo qui con me?"

Snape prese un respiro profondo. "Io non sarò più qui, Al. Il mio tempo sulla terra scade oggi."

"Certo," replicò il ragazzo con quell'irritante pazienza che i ragazzini sembrano tirar fuori davanti all'ottusità degli adulti. "Lei deve ritornare nel suo quadro, ma questo non ha importanza. Possa portarla qui in un quadro più piccolo."

Si illuminò tutto all'idea. "Oggi siamo stati così bene! Grazie ancora tante…," esitò e poi aggiunse timidamente, "ehm, posso chiamarla zio Severus anch'io?"

Snape sentì il suo cuore sbriciolarsi in un migliaio di frammenti. Si fece forza e sorrise, un sorriso tremolante, e Al si affrettò a dire, "Solo per oggi, naturalmente. La chiamerò di nuovo Professore quando saremo in classe."

Sopraffatto, Snape mormorò, "Puoi chiamarmi come preferisci, Al. Non sarò più il tuo insegnante."

"Cosa vuol dire?" chiese il ragazzo, immediatamente allarmato.

"Io… io non tornerò indietro." Come spiegargli? Era molto peggio di quel che aveva pensato.

Snape maledisse la sua goffaggine. "Diventerò un ritratto," concluse miserevolmente.

"Lo so." Al adesso era di nuovo sollevato. "Come era prima."

Il mago avrebbe potuto far cadere l'argomento. Sarebbe stata una scelta saggia. Nessun problema, nessun dolore. Ma sarebbe stato un tradimento.

"Ho scelto di ritornare come un semplice ritratto," spiegò a quel punto, senza spiegare nulla.

"Che significa?" chiese Al e si accigliò per quel misterioso distinguo.

Snape abbassò gli occhi. Stava sbagliando. Avrebbe ferito il ragazzo. E tuttavia, insistette nel suo scopo. "Il mio spirito lascerà questa terra. Perciò non sarò più in grado di insegnare."

Il ragazzo corrugò le sopracciglia e la sua espressione si alterò in modo allarmante. Allora Snape si fermò e appoggiò le mani sulle spalle di Al. I suoi occhi diventarono risoluti e supplici allo stesso tempo.

"Devi capire, Al," lo pregò. "Io sono morto, e non c'è pace nella mia esistenza attuale. Tutto mi richiama indietro, ma io non posso restare."

"No!" esclamò il ragazzo. "Noi siamo amici! Aveva promesso che saremmo stati amici!"

"Mi spiace," disse tristemente Snape. "Ma io rimarrò comunque sulla terra come ritratto, e tu potrai sempre venire a parlarmi e a raccontarmi quello che stai facendo."

"E chi ci sarà in quel ritratto? Lei o qualcun altro? Se lei se è andato, chi ci sarà nel suo quadro? Un fantasma?"

"No. No. Sarò sempre io."

"Allora cosa cambia? Perché non può più insegnare? È arrabbiato con noi?"

"No, Al. No. Ma questo non è più il mio posto, non capisci? Io sono morto!"

Il ragazzo impallidì. "Lei non è morto finchè può parlare con me!"

"Al, tu sei un bambino, non puoi capire…"

"No! Capisco benissimo invece. A lei non importa di me. Mi ha ingannato fin dall'inizio. Perché si è offerto di darmi lezioni se pensava che non avrebbe potuto continuare? Perché mi ha detto che eravamo amici? Gli amici si aiutano. Non lasciano perdere tutto al primo problema!"

"Anche se comprensibile, questo è un ragionamento egoista, Al."

"No! Lei è un egoista! Io… io…"

Al si tirò indietro mentre le lacrime cominciavano a scorrergli sulle guance. Si sentì il tuono rombare potentemente in lontananza, e le luci incantate scomparvero come se qualcuno avesse soffiato violentemente su di loro per spegnerle. Il vento ululò. E di colpo tutto fu buio e freddo mentre caroselli di fiocchi roteavano vorticosamente attorno a loro.

"Al!" ordinò Snape, improvvisamente conscio dei rischi impliciti nella loro situazione. "Dobbiamo tornare indietro! Vieni qui!"

Ma il ragazzo strinse le labbra con espressione ostinata e scosse lentamente la testa. Poi, di scatto, girò le spalle al mago e scomparve in mezzo agli alberi.

"Al!" urlò Snape frustrato. "Al! Torna qui immediatamente! È pericoloso! AL!"

Solo il vento rispose a quel richiamo disperato. E allora, furioso e preoccupato, Snape si precipitò a seguire il ragazzo dentro la foresta.