Mi sembra ormai diventata un'abitudine ma non posso fare a meno di chiedervi umilmente scusa per l'enorme ritardo ma scrivere questa seconda parte è stato più impegnativo di quanto pensassi, cercare di far coincidere i tempi è stata abbastanza dura. Spero almeno di essere riuscita nel mio intento. Prima di lasciarvi nella lettura della seconda parte, ho pensato (essendo anch'io lettrice ed essendomi trovata in più di un'occasione a dover rileggere qualche capitolo perché era passato troppo tempo dall'ultima volta che qualcuno aveva aggiornato) di fare un piccolissimo riassunto della prima parte.

"Sono passati all'incirca otto mesi e troviamo Haruka ormai mamma in preda a dei dubbi per quanto riguarda il suo essere madre, scaturiti dalla mancanza che avverte di sua madre. Facciamo la conoscenza dei genitori di Michael, Tom e Margaret e ritroviamo Anya distrutta dalla prematura perdita della sua compagna, che l'ha portata ad allontanarsi da Michiru, anche se adesso sembra essersi risolto tutto."

Ecco credo che questo sia davvero l'essenziale, ora non mi resta che lasciarvi alla lettura della seconda parte.

Quando quella mattina si era svegliata, non avrebbe mai immaginato nemmeno lontanamente che con il solo aprire gli occhi avrebbe dato l'inizio a un giorno che mai, e poi mai, avrebbe dimenticato. Quel giorno era iniziato nel peggiore dei modi, con Sonya che ancora una volta mostrava la sua palese gelosia nel suo rapporto con Michiru. Quel giorno le sembrava uno come tanti, fatta eccezione per il fatto che ora si trovava seduta a un tavolo circondata da quelli che considerava la sua famiglia. Fu riportata al presente dalle dita calde della sua compagna che le avevano sfiorato una guancia, in una carezza gentile e premurosa. Si voltò per sorriderle mentre l'altra le sussurrava:

-Qualcosa non va?- i suoi occhi cercavano di scrutarla. Sonya sembrava sempre a disagio quando era circondata dalla sua famiglia e a lei questo fatto non piaceva proprio.

-Tutto bene!- le rispose, afferrando il bicchiere per dissetarsi, aveva la bocca secca e uno strano presentimento, non sapeva spiegarsene il motivo ma avvertiva come se qualcosa stesse lì lì per accadere.

-Quando ti manca ancora?- chiese Jennifer, mentre cullava un piccolo Nick che era beatamente addormentato tra le braccia della madre.

-Oh non chiederlo a me, dipende tutto dal tuo bel maritino. Se fosse per me, partorirei anche subito!- rispose la bionda, accarezzando la mano della sua compagna appoggiata sul suo pancione.

-Per tua informazione non dipende da me ma dal tuo bambino!- precisò il dottore.

-Oh non fare l'offeso che ci godi tu a far nascere bambini!- lo punzecchiò la bionda, facendogli l'occhiolino.

-Hai ancora male alla schiena?- le chiese Michiru, decidendo d'intervenire altrimenti quei due avrebbero continuato all'infinito.

-No, sto bene!- rispose, lanciando uno sguardo complice al suo amico che si mosse leggermente in imbarazzo sulla sedia.

-Cos'era quello sguardo?- s'intromise Anya, notando lo sguardo malizioso di Haruka.

Oh no! Adesso sono nei guai! Pensò Michael: conoscendole aveva già capito che nulla avrebbe potuto fermare la loro voglia di stuzzicarlo.

-Stavo semplicemente constatando che ora finalmente capisco perché Jennifer abbia scelto proprio lui!- allungò una mano per afferrare il suo bicchiere mentre continuava a fissare il suo amico.

-Davvero? Allora ti prego spiegalo anche a me, perché io invece sto cercando ancora di capire-

Jennifer fissava le due donne con evidente confusione mentre Michael le appoggiava una mano sulla sua, nel tentativo di rassicurarla. A volte capire e accettare il modo di scherzare di quelle due pazze non era proprio facile e, se Jennifer avesse frainteso, si sarebbe scatenato l'inferno.

- Dì la verità Jennifer, tuo marito ci sa fare con le mani, vero?- se ne uscì la bionda con nonchalance, facendolo immobilizzare sulla sedia. La stessa Michiru che, ormai doveva essere abituata al poco tatto della compagna, sembrò sconvolta da quella domanda.

-C-cosa?- era arrossita, nonostante la conoscesse da molto tempo, a volte le uscite di Haruka la mettevano in imbarazzo.

-Ha un tocco davvero unico!- continuò la bionda, incurante degli sguardi perplessi di tutti i presenti.

-Unico?- la voce di Michiru era un misto tra incredulità e irritazione.

-Mai quanto il tuo, amore!- scherzò la bionda, avvicinando il viso all'altra che prontamente lo allontanò.

-Come fai a sapere che sia unico? Da quanti uomini sei stata toccata per dire una cosa del genere?- chiese Sonya, intromettendosi per la prima volta in una loro discussione e facendolo con un tono alquanto scocciato.

-Beh di sicuro non abbastanza da avere la tua esperienza!- controbatté la bionda, ignara di aver toccato un punto debole. Anya s'irrigidì sulla sedia rimanendo colpita da quella risposta, mentre l'altra sembrò del tutto indifferente, tanto da aprire la bocca per risponderla a dovere.

-Haruka non essere scortese!- la rimproverò Michiru, nel tentativo di calmare le acque. Non le sembrava opportuno continuare con quel discorso, non quando sapeva benissimo che alla fine Anya aveva rinunciato a dire la verità a suo fratello, soprattutto visto che Sonya aveva abbandonato quel lavoro.

Si era alzata da quel tavolo con una banale scusa per rifugiarsi in cucina, lontano da tutti: non riusciva proprio a sentirsi parte integrante di quel gruppo, così collaudato che non faceva altro che farla sentire un'estranea. Odiava ritrovarsi in quelle riunioni così intime che non la facevano sentire a proprio agio, non le davano la possibilità di mostrarsi per quello che era, si sentiva sempre sotto osservazione tanto che si limitava anche nei movimenti. Si avvicinò alla finestra e fu tentata di aprirla per sentire sulla sua pelle quell'aria gelida del mese di dicembre. Chiuse gli occhi mentre quel fastidioso mal di testa, che l'aveva accompagnata per tutta la mattinata, stava ritornando più forte che mai. Ripensò al comportamento di Anya e Haruka, che con un banalissimo sguardo subito si erano coalizzate per infastidire Michael e sentì crescere dentro un'insensata rabbia: aveva notato come in sua presenza si limitasse nell'aver qualsiasi contatto con la violinista non riuscendo a capire che così era anche peggio. Ogni volta che la sapeva in compagnia dell'altra, non faceva altro che chiedersi cosa stessero facendo, come si comportassero: si chiedeva se avesse raggiunto anche con lei quella complicità che non avvertiva nei suoi confronti, se non a letto. Quando facevano l'amore ogni ostacolo o paura sembrava stupido e banale. Sentì dei passi che la avvertirono della venuta di qualcuno, rimase con gli occhi chiusi sperando con tutta se stessa che fosse lei, che avesse avvertito la sua mancanza e che si fosse precipitata da lei per stringerla forte in un abbraccio.

-Oh, sei qui- la voce calma e pacata di Michiru arrivò alle sue orecchie come un suono fastidioso. Aprì gli occhi con molta calma, respirando a fondo: quella donna era l'unica a farla sentire inadeguata in qualsiasi situazione, l'unica in grado di farla vergognare delle sue scelte eppure non si era mai mostrata particolarmente interessata a lei.

Michiru avanzò con disinvoltura per appoggiare alcuni piatti sul tavolo poco distante da lei.

-Dai mamma, siete tutti grandi che ci sto a fare io a tavola?- la piccola si era avvicinata alla mamma, supplicandola di darle il permesso di ritirarsi in camera sua.

-Hikari non essere scortese, abbiamo degli ospiti e poi dobbiamo ancora mangiare il dolce!- continuava a spostarsi nella sua cucina incurante del fatto che l'altra stesse scrutando ogni sua mossa, studiandola attentamente.

-Ma io mi annoio!- la piccola si voltò per guardare Sonya –diglielo anche tu, Sonya!-

Michiru spostò lo sguardo per posarlo su quello di Sonya e le sorrise appena, infastidendola. Odiava quel suo modo di sorriderle come se fossero ottime amiche.

Distolse lo sguardo per posarlo sulla piccola, per poi parlare con un tono di voce basso: -Se potessi, scapperei anch'io da quel tavolo! Credo che tu possa evitare questo supplizio alla tua bambina!-

-Hai sentito mamma? Dai ti prego!-

La perplessità di Michiru era ben visibile dal suo sguardo che puntò dritto in quello di Sonya, prima di cedere alla richiesta della bambina.

-Okay, ma quando ti chiamo per il dolce torni senza fare storie-

-Grazie!- con un enorme sorriso la piccola si avvicinò a Sonya per ringraziarla e lei, sorridendole serena, le accarezzò i capelli con amore, per poi lasciarla andare.

-Vi siete rifugiate qui, lasciandomi da sola in balia di quei tre scapestrati?- chiese Jennifer, entrando in cucina.

-Che hanno combinato ora?- chiese Michiru, mentre iniziava a preparare il caffè.

-Il solito, fanno sempre battutine con doppi sensi. Michiru credo dovresti parlare un po' con la tua donna, quando si ritrova insieme ai suoi amici, cambia completamente. A volte rimpiango la mia "Signorina Tenou", sempre gentile e elegante, quasi impeccabile.-

-Quasi?- chiese la violinista.

-Certo perché quando la sua donna le faceva visita, si trasformava. Non so se capisci-

-Visto, inizi anche tu a usare i doppi sensi!- la rimproverò, per poi scoppiare a ridere.

Sbuffò sonoramente non riuscendo a tollerare quel loro comportamento, eppure tutti in quella dannatissima casa erano a conoscenza della tensione sessuale che c'era tra quei tre, che sembravano godere dell' effetto che avevano l'uno sull'altro, e quelle due invece di essere infastidite sembravano del tutto contente.

O forse sono io ad esagerare?

Si portò le mai alle tempie, massaggiandole piano, sperando che quel dolore si attenuasse un po'.

-Stai male?- le chiese Jennifer.

-No, ho solo un terribile mal di testa-

-Vuoi un analgesico?-

-No, ho solo bisogno di un po' di pace- rispose con astio, infastidita dal comportamento di Michiru.

Non sembrò minimamente turbata dalla frase dell'altra né tantomeno dal tono brusco che aveva usato, si limitò ad annuire con la testa per poi lasciare la stanza con una grazie e una calma che poteva sembrare surreale. Sonya la segui con lo sguardo e non riuscì a trattenersi dal pronunciare: - A volte sembra fatta di ghiaccio!-

-Anche per me è stato difficile inserirmi nel loro gruppo, anzi a volte credo che non ci sia riuscita del tutto. Hanno un modo tutto loro di comunicare, fatto di doppi sensi che a volte mi mettono in imbarazzo, ma sono anche delle persone fantastiche-

-Ma a te non dà fastidio che tuo marito continui ancora a frequentarla? Non ti dà fastidio saperli insieme?-

-Bella domanda, questa!- ammise un po' imbarazzata –se ti dicessi che ormai ho superato la cosa, mentirei però dopo aver affrontato l'argomento direttamente con Haruka, sono riuscita a tranquillizzarmi, e il fatto che loro continuino a punzecchiarmi mi da la conferma che tra i due non c'è nulla!-

-Stai cercando di dirmi che io dovrei preoccuparmi perché quando sono in mia presenza, praticamente s'ignorano peggio di due estranee?-

-Non volevo dire questo!- si giustificò subito, sentendosi aggredita.

-Allora mi stai suggerendo di parlarne con Michiru? Dovrei chiederle se si scopa la mia donna?-

Lo sguardo sconvolto di Jennifer le fece capire di aver esagerato nel parlarle con quei termini, abbassò lo sguardo e, con un sussurro imbarazzato, biascicò delle scuse.

-Non credo che Michiru si…com'è che hai detto? Non credo si "scoperebbe" la tua donna, quando è perdutamente innamorata di Haruka. Prova a osservarle e capirai che ho ragione-

Prova a osservarle e capirai che ho ragione!

Le parole di Jennifer continuavano a martellarle nella mente, facendo aumentare quel dolore assordante. Le aveva osservate peggiorando la situazione: il modo in cui le due si guardavano, il modo in cui cercavano un contatto, anche il semplice sfiorarsi con le mani, le fecero capire di essere stata completamente stupida nell'ostinarsi a vedere qualcosa che in fondo non c'era.

-Ieri sei stata perfetta, Michiru!- la voce di Michael portò la sua attenzione di nuovo intorno a quel tavolo.

-Grazie ma non ho fatto nulla di speciale-

Sonya si fermò a guardare l'espressione del suo viso: sembrava totalmente indifferente a quel complimento che, in qualsiasi altra persona, avrebbe suscitato un piacere enorme; lei invece sembrava impassibile, di ghiaccio. Perché Anya sembra così attratta da lei?

-Stai bene?- la sua donna si era avvicinata per sussurrarle all'orecchio.

No, non sto affatto bene! Avrebbe voluto risponderle.

Ho una fottuta paura di perderti e questo non va affatto bene! Si voltò e sforzandosi le sorrise, limitandosi ad annuire. Sentiva un'angoscia stringerle forte il cuore e non sapeva trovarne il motivo.

-Per quando tempo vi fermerete?- la voce di Michael arrivò alle sue orecchie rimbombando pericolosamente: avvertiva una strano senso di vertigini, che la portò a chiudere per un attimo gli occhi.

-Stai bene?- le richiese Anya, vedendola impallidire improvvisamente.

-Sì, ora passa- sussurrò, cercando di fermare quel senso di nausea.

-Lo vuoi l'analgesico?- le chiese Michiru.

-No, ora mi passa!-

-Cosa ti senti?- le chiese Michael.

-Ho un mal di testa allucinante e la nausea- rispose.

-Vuoi che ti dia un'occhiata?-

-No, grazie non occorre sto già meglio!-

-Perché sei sempre così evasiva? Non riesci proprio a sentirti parte integrante di questa famiglia?- sbottò all'improvviso, stupendo tutti.

-Cosa vuoi sapere, Michael?- il suo tono era di sfida e lo guardò con uno sguardo gelido.

-Conosci Inoha Naoki?- le chiese di getto con il tentativo di metterla in difficoltà.

-Naoki Inoha?- ripeté confusa –e chi è?-

-Non lo conosci?- la incalzò il dottore –lui sembra conoscerti molto bene!-

-Dove diavolo vuoi arrivare?- si alterò Anya, sfidando il fratello con lo sguardo.

-Non sappiamo nulla di lei, mentre lui sembrava conoscerla bene!-

-Michael smettila con queste frasi e dici quello che veramente vuoi dire!-

-Ti riferisci all'azionista che era presente ieri al concerto?-

A differenza di Anya, Sonya sembrava tranquilla mentre cercava di ricordarsi il volto di quell'uomo, ripescandolo nella sua mente tra tutti quelli che aveva conosciuto.

-Allora posso dirti che è uno che sa come divertirsi, ogni sera sceglie una donna diversa per sperimentare cose nuove- rispose, mentre tutti la guardavano con occhi spalancati.

-E tu come lo conosci? Lui ha detto che avete lavorato insieme-

-Sai già come lo conosco, perché in realtà non mi chiedi quello che vuoi sapere veramente?-

-Che lavoro fai?-

-Non lavora! Ora mi dici qual è il tuo problema?-

-Non ho nessun problema, tu piuttosto perché continui a evitare di parlare del suo lavoro?-

-Ragazzi calmatevi ora, mi state facendo ritornare il dolore alla schiena- s'intromise la bionda, cercando di placare gli animi dei due fratelli.

-Haruka non t'intromettere, per favore!- Michael era del tutto intenzionato a scoprire la verità.

-Lo conosco perché sono stata una delle donne con cui ha sperimentato cose nuove. Ora sei contento?-

-Sei una prostituta?-

-Prostituta, escort, puttana…come preferisci, del resto il risultato non cambia!-

Un silenzio assordante riempì la stanza: nessuno sapeva cosa dire, tutti sembravano sconvolti dalla notizia appena appresa, tutti tranne Michiru che guardava Anya con preoccupazione.

-E lo dici così?- fu la banale domanda della bionda che ancora fissava la donna seduta accanto ad Anya. Quando l'aveva conosciuta, aveva avuto un sospetto poi, però si era data della stupida per aver anche solo pensato una cosa del genere.

E invece avevo ragione…

-Come dovevo dirtelo? Volevi per caso che ti elencassi i costi dei vari trattamenti?-

-Dei vari trattamenti?- ripeté una Jennifer alquanto sconcertata.

-Non essere così sfrontata, cerca di capirli- l'ammonì la violinista.

-Oh ecco la perla di saggezza della gelida Michiru. Sai che vi dico? Siete tutti ipocriti e non me ne frega un cazzo se non accettate il mio lavoro-

-Mi spieghi qual è il tuo problema?- si era impegnata a fondo per evitare di parlarle in quel modo, ma il suo atteggiamento le dava i nervi. L'aveva evitata per tutta la serata, aveva indossato la sua maschera solo per evitare di avere uno scontro con lei proprio il giorno di Natale, ma a quanto pareva Sonya non aveva nessuna intenzione di lasciarla in pace.

-Siete voi il mio problema!-

-Tu lo sapevi?- chiesero in coro Haruka e Michael

-E non mi hai detto nulla?-

-Haruka non è il momento…-

-Tu invece quando avevi intenzione di dirmelo?- urlò Michael rivolto alla sorella, escludendo completamente Sonya da quella conversazione.

-Da quando la mia vita sentimentale ti interessa così tanto?- chiese sarcastica, afferrando forte la mano della sua compagna.

-Da quando mi metti in casa una…-

-Una…? Continua Michael, forza. Che cosa stavi per dire?- Anya si era alzata fronteggiando il fratello con astio.

-Cazzo Anya puoi avere migliaia di donne al tuo fianco e tu invece…come vi siete conosciute?- chiese poi all'improvviso, mentre nella sua mente incominciava a farsi strada un'idea.

-Questo cosa centra?- chiese sulla difensiva.

-L'hai pagata per…-

-Sei patetico! Ti atteggi tanto a dottore esperto poi non riesci nemmeno a dirlo. Sì l'ho pagata per sesso, proprio come hanno fatto tutti gli altri-

Seduta sulla sua sedia, sentiva le urla della sua donna e di suo fratello diventare sempre più alte, facendole aumentare quel dolore insopportabile. Sentiva come un martello picchiare violentemente nella sua testa, mentre il suo stomaco sembrava fare una capriola a ogni colpo. All'improvviso tutto intorno sembrò iniziare a girare pericolosamente, si alzò nel tentativo di cercare un po' d'aria fredda, sentiva l'esigenza di allontanarsi da quel tavolo.

-È una puttana Anya, non lo capisci! Come hai potuto portarla a casa mia senza dirmi niente? Non pensi al tuo lavoro, credi che sarà ben accetta da tutti?-

-Va al diavolo! Non ho bisogno di te e delle tue prediche!-

Basta! Basta urlare! Ho bisogno di pace!

Di silenzio! Sentiva il corpo diventare sempre più leggero, sentiva le forze abbandonarla…

Quella sedia iniziava a essere fastidiosa, la sua schiena iniziava a dolerle e il suo bambino sembrava intenzionato a vincere il primato di calci. Si portò una mano al ventre mentre iniziò a respirare profondamente.

-Haruka cos'hai?-

-Tuo figlio sembra voler partecipare alla loro discussione- ironizzò, trattenendo il fiato quando una fitta maggiore la costrinse a piegarsi in avanti.

-Mi stai preoccupando-

Era furiosa: sentiva il suo corpo tremare dall'agitazione. Il modo che il fratello aveva scelto per scoprire la verità, l'aveva fatta imbestialire, certo non si aspettava che accettasse senza neanche dire mezza parola, ma insultarla in quel modo davanti a tutti era davvero troppo.

-Michael stai esagerando! Questa è la mia vita quindi fatti i cazzi tuoi!-

-La tua vita? Ma ci hai pensato davvero alla tua vita? E se fosse incinta? Se avesse una malattia? Ci hai pensato anche solo per un momento, prima di farti folgorare dal suo charme?-

-Sei uno stronzo!- urlò prima di essere interrotta dal un rumore assordante. Un tonfo che rimbombò nelle sue orecchie e nel suo cuore.

-Sonya!- la voce di Jennifer era terrorizzata.

-Haruka!-

Sbatté violentemente le palpebre quando vide il fratello allontanarsi con una strana espressione per andare a soccorrerla: il cuore iniziò a battere forte quando, voltandosi, vide il corpo della sua donna completamente a terra, immobile, con gli occhi chiusi e il viso pallido. Spostò lo sguardo alla sua destra e riuscì solo a vedere Haruka piegata in avanti mentre stringeva forte gli occhi devastata dal dolore.

-Jennifer chiama un'ambulanza! Muoviti!- la voce di Michael sembrava avere l'eco.

Si avvicinò al corpo della sua donna: stranamente non provava nulla, non aveva paura, sentiva solo un gran vuoto come se avesse perso una parte importante di sé. Portò l'indice e il medio sul polso dell'altra poi si affrettò a afferrare il suo cellulare dalla tasca per chiamare il pronto soccorso.

-Ho subito saputo che fosse morta. Quando l'ho vista per terra, avevo già capito che oramai era tutto finito. Forse non capisci ma dentro di me ho sempre saputo che non ce l'avrebbe fatta-

Dopo tantissimo tempo riusciva a parlare di quella sera senza quel dannatissimo peso sul cuore che la portava sempre a deglutire con difficoltà, pur di impedire a quelle lacrime di bagnarle gli occhi.

-Ricordo ancora tutto perfettamente: la corsa in ospedale, Michael che si avvicinava per dirmi che sarebbe andato tutto bene, lei sdraiata su quel letto, il suo volto sereno e pallidissimo, quella stanza spoglia e priva di qualsiasi cenno di vita. Gli occhi del dottore quando con voce addolorata mi disse come stava-

-Aveva un aneurisma al cervello che è scoppiato all'improvviso- il dottore la fissava con compassione.

-Ora come sta?- chiese Michael

-Lui non rispose ma il suo sguardo spiegò tutto. Il suo modo di sussurrare "Mi dispiace!" mi fa gelare ancora il sangue nelle vene-

Con il viso ancora nascosto nella maglietta di Michiru, la stringeva forte cercando di rifarsi della mancanza di quel calore che solo ora capiva di aver cercato disperatamente.

-Avrei voluto starti vicino- sussurrò più a se stessa. In tutto quel tempo non era riuscita a perdonarsi per non esserle stata vicino in quei momenti, a non averla pensata nemmeno per un attimo impegnata a stare accanto alla sua donna, che stava per dare alla luce il loro bambino. A ripensarci era stata davvero una situazione assurda: mentre Anya riceveva la notizia della morte della sua donna, nello stesso ospedale, qualche piano più in alto, lei era al fianco della sua donna che soffriva per dare la vita al loro bellissimo bambino.

-Stai gelando, forse è meglio rientrare!-

L'aveva sentita tremare tra le sue braccia e, anche se sospettava che non era il freddo esterno a farla tremare, ma quello che da tempo si era insinuato nel suo cuore, decise di non indagare oltre. Anya allentò la presa e alzò piano il viso, lasciandosi guardare negli occhi per la prima volta: occhi gonfi e rossi, pieni di un dolore che nessuno poteva capire.

-Ti ho sporcata tutta!- si asciugò gli occhi con le mani, allontanandosi dal corpo della violinista.

Michiru abbassò il viso per guardare la sua maglietta che era tutta sgualcita e bagnata.

-Cosa penserà ora la tua donna?- la provocò, ritrovando quel sarcasmo che aveva abbandonato da tempo.

-Starà dormendo, da quando è diventata mamma fa solo quello. Io piuttosto mi preoccuperei di tuo padre, cosa penserebbe se dovesse vederci così?-

Anya scrollò le spalle con indifferenza, alzandosi dalla sdraio.

-Devi parlargli! Spiegagli come stanno le cose-

-Sono stufa di dare spiegazioni-

Quando tornò nella sua stanza fu accolta da un silenzio assordante, tutto intorno era buio fatta eccezione per la poca luce della luna che filtrava dalla persiana. Si avvicinò alla culla per dare un'occhiata al piccolo, gli accarezzò piano il viso per poi infilarsi nel letto, al fianco della sua donna.

Cosa farei se dovessi trovarmi nella sua stessa situazione?

Un senso di angoscia s'impossessò del suo cuore nell'immedesimarsi in Anya, alla terribile sensazione di addormentarsi senza il calore della persona amata. D'istinto allungò una mano per accarezzare il viso della sua donna, per accettarsi della sua presenza.

-Sei tornata! Dove sei stata?- le chiese la bionda, ancora con gli occhi chiusi.

-Non volevo svegliarti, scusa!- sussurrò la violista prima di allungarsi per poggiarle un bacio a fior di labbra.

-Ero già sveglia, sentivo freddo-

-Vuoi un'altra coperta?-

-Voglio il tuo calore! Vieni qui!- l'afferrò e la strinse forte a sé. Michiru si abbandonò a quell'abbraccio, godendosi delle carezze che l'altra le stava regalando. Di sicuro aveva intuito che qualcosa non andava e questo era il suo modo di starle vicino.

-Sei ghiacciata- le afferrò il mento per costringerla a guardarla negli occhi -cos'hai?- le chiese, notando i suoi occhi tristi e malinconici.

-Nulla, stavo solo riflettendo-

La bionda rimase a fissarla dritta negli occhi come se volesse leggerle nell'anima, sorrise appena: un sorriso comprensivo e poi assalì le labbra dell'altra con le sue. Michiru non esitò un attimo, subito rispose a quel bacio con trasporto, aggrappandosi con tutte le sue forze a quel bacio nel tentativo di cancellare quel senso di inquietudine, che si era impossessata di lei improvvisamente.

-Stavi con lei?- le chiese, allontanandosi solo un po' per guardarla negli occhi –Cosa stavi facendo?-

-Cosa?-

-Hai il suo odore addosso!- puntualizzò, mentre con la mano destra iniziava ad accarezzarla.

-Quindi tu ricordi ancora il suo odore?-

-Ma sei bagnata?- si alzò per guardare la maglietta dell'altra, per poi guardarla con curiosità.

-Non cercare di cambiare argomento, ti ho fatto una domanda!- la sfidò, allontanando le mani dell'altra dalla sua maglietta.

-Bel tentativo ma con me non attacca! Non è il suo odore che ricordo ma il tuo e questo non è tuo!-

Michiru le afferrò il viso con entrambe le mani per avvicinarlo al suo: -Ti sei salvata in extremis!- le sorrise per poi catturare di nuovo le sue labbra in un bacio carico di passione. Spostò le mani dal viso per intrecciare le dita nei suoi capelli mentre sentiva le dita dell'altra lottare con i bottoni della sua maglietta, nel tentativo di sbottonargliela. Haruka spostò i suoi baci lungo il collo per poi risalire e soffermarsi poco sotto l'orecchio.

-Hai un odore buonissimo!- ansimò, continuando a torturarle la pelle con la bocca.

-Questo dovrebbe essere un complimento a me o alla tua ex?- chiese, sospirando appena quando la bionda le sfiorò il seno con le dita.

-Fai la gelosa? Quella che mi ha abbandonata per incontrarsi con un'altra non sono io!- rispose, facendosi leva sulle mani per aprire la maglietta e scoprire la pelle della sua donna.

-Hai iniziato tu questo gioco- la rimproverò la violinista, allungando una mano per accarezzarle il volto, facendola sorridere soddisfatta.

-Vuoi che ne iniziamo un altro?- il suo tono era malizioso come lo sguardo che le rivolse.

-Uhm! Dipende di che gioco si tratta-

-Oh non fare la preziosa con me!- ribatté, lasciandosi cadere sul corpo dell'altra.

-Ahi! Non sei più così leggera!- si lamentò, cercando di allontanarla spingendola sulle spalle, solo per alleggerire un po' il peso.

-Ehi non offendere e fammi spazio!- rispose, insinuandosi tra le sue gambe e spingendola ad aprirle. Si guardarono intensamente negli occhi, mentre con movimenti lenti delle dita, la violinista le sfiorò piano i lineamenti del viso. Le loro bocche s'incontrano in un bacio a fior di labbra per poi trasformarsi quando la bionda schiuse leggermente le labbra in cerca di un contatto più profondo, contatto che l'altra non respinse. Allungò le mani per intrecciarle sul collo dell'altra e spingerla più a sé.

-Ora vuoi dirmi cos'hai?- le sussurrò Haruka, staccandosi dalle labbra e scendendo a baciarle il collo.

-Usi questo per sapere come sto? Io che speravo avessi voglia di me!-

-Io ho sempre voglia di te, ma ora voglio sapere perché sembri così malinconica…prima rispondi prima iniziamo il nostro gioco- le sussurrò all'orecchio, allungando una mano e imprecando quando sentì la stoffa del pigiama che le impediva di proseguire nel suo intento.

-Dannazione! Perché ti ostini a indossare questi maledetti pigiami?- ringhiò, allontanandosi per afferrare i pantaloni e liberarsi di quell'ostacolo.

Sempre più volte si era lamentata di quest'abitudine che l'altra aveva preso non ottenendo nulla, visto che Michiru ribatteva che aveva freddo a stare con la camicia anche d'inverno.

Non ho più l'età per dormire svestita con questo freddo!Ribatteva ogni volta che lei protestava. A lei non le restava che accettare anche perché Michiru era molto freddolosa. Ora però che non faceva più così freddo non riusciva più a sopportarlo.

-Haruka abbiamo ospiti!- si giustificò, sciogliendo le braccia mentre iniziava a sentire la mancanza della vicinanza dell'altra.

-Ospiti?- chiese l'altra mentre afferrava l'elastico dei pantaloni, tirandolo, costringendo l'altra a alzare il bacino per facilitarla.

-Tom e Margaret, ti ricordano qualcuno?-

La bionda si alzò per tornare a guardarla da vicino.

-Ah! Ah! Molto divertente, ma se non sbaglio ora qui siamo solo io e te!- abbassò il viso per dedicarsi alla pelle calda e accogliente della sua donna.

-Dai Haruka, Tom già crede che io sia un'infedele…- l'altra però sembrò non ascoltarla, impegnata a baciare e a toccare ogni centimetro di pelle che incontrava nel suo tragitto. Sfiorò con delicatezza gli orli del reggiseno per spostarlo verso l'alto, con altrettanta lentezza. Toccò, accarezzò e baciò con calma e dedizione strappandole gemiti di piacere.

-Haruka…- ansimò, quando la bionda spostò le sue attenzioni al ventre per spostarsi sempre più giù. Si fermò sull'elastico degli slip, indugiando su come procedere.

Era tornata quella di una volta, quella che non si lasciava andare tanto facilmente, quella che si dedicava completamente all'altra godendo nel sentirla godere. Risalì piano con la bocca, soffermandosi all'ombelico, mentre con le mani accarezzava i seni facendola inarcare la schiena. Sentire la pelle calda di Michiru, diventare bollente sotto le sue mani le faceva riempire d'orgoglio nel costatare che dopo tutte quelle volte passate a fare l'amore, riusciva ancora a farla vibrare nel solo toccarla. Avvertì le dita della violinista afferrarle i capelli in una presa salda ma delicata, risalì con il viso per congiungere le loro labbra in un bacio che di casto non aveva nulla: cercò con bramosia il contatto con l'altra scontrandosi violentemente con la sua lingua, reprimendo un gemito di piacere quando l'altra l'accolse con altrettanto furore.

-Cos'è che crede Tom?- le sussurrò all'orecchio, mentre con le dita le spostava gli slip.

-Ti…sembra…questo…il momento…- si bloccò quando avvertì le dita sfiorarla.

-Cosa stavi dicendo?- continuava a stuzzicarla con le dita mentre con la bocca iniziò a morderle piano l'orecchio.

-Cr-crede che io ti tradisca- ansimò, mentre istintivamente strinse le gambe nel tentativo di sentirla di più.

-E perché mai pensa una cosa del genere?- il suo tono era basso e eccitato. Si spostò per baciarle l'altro orecchio, spingendosi piano, facendo sfregare il suo ginocchio proprio nel punto più sensibile dell'altra, facendola gemere senza pudore.

-Oh Haruka- ansimò, abbracciandola forte per le spalle.

-Mmh- mugolò, continuando a baciarle il collo, ad accarezzarla e a spingere lentamente.

-Continua a farlo- boccheggiò, stringendola forte e assecondandola nelle spinte.

-Cosa?- le chiese, interrompendo per un attimo ogni attività.

-Continua a muoverti…non fermarti-

-Vuoi farlo così?- le chiese, riprendendo a spingere.

-Oddio…Haruka…-

-Cosa?- alzò piano la testa per guardarla negli occhi.

-Dimmi cosa vuoi, Michiru!- la esortò, afferrandole il viso con entrambe le mani.

-Dimmelo!- ripeté, continuando a spingere mentre l'altra ansimava.

-Voglio te! Toccami, prendimi, fammi tua! Haruka…- aprì le gambe e appoggiò il piede sinistro sul letto.

-Guardami!- le ordinò la bionda mentre la penetrava e spingeva con più convinzione.

Si perse in quegli occhi che riflettevano alla perfezione il piacere e il desiderio che stava provando lei stessa in quell'istante. Inarcò la schiena accompagnando le spinte della bionda, aiutandosi con il piede. Era meraviglioso poterla sentire di nuovo così appiccicata a lei, sentire di nuovo il calore del suo corpo che la sovrastava. Chiuse gli occhi lasciandosi trasportare dal piacere che, prepotentemente, si stava diffondendo in tutto il suo corpo. Proprio quando era pronta a lasciarsi andare, sentì il corpo dell'altra abbandonare il suo, le sue dita abbandonare la sua intimità facendola sentire vuota e inappagata.

-Che succede?- alzò il busto per capire cosa fosse successo.

-Non era questo il gioco che intendevo fare!- precisò la bionda, afferrando gli slip e facendoli scivolare lungo le gambe dell'altra, per liberarsene completamente. Afferrò la gamba sinistra dell'altra e se la portò sulle spalle, abbassandosi per avvicinarsi alla sua meta.

-Haruka ma cosa…-

-Sdraiati!- replicò prima di iniziare la sua impresa.

-Ah! Haru…ka il bambino-

-Tu non urlare troppo e lui continuerà a dormire-

Si lasciò andare sul letto, coprendosi gli occhi con la mano destra mentre con la sinistra stringeva forte le lenzuola. Inarcò la schiena, si morse il labbro per impedirsi di urlare: si sentiva particolarmente sensibile, forse perché prima era stata interrotta proprio sul più bello.

-Oddio… Haruka?-

Non perdere tempo! Sto impazzendo!

-Shh!- si spostò per raggiungere di nuovo il viso dell'altra.

-Vuoi farmi morire?- aveva il respiro pesante e un terribile fastidio per essere stata di nuovo interrotta.

-Voglio farti ven..- fu bloccata dalle labbra della violinista che aggredirono la sua bocca.

-Allora muoviti e fallo!-

-Non cambi mai!- appoggiata con la testa sul petto della bionda, cercava di regolare il suo respiro e il suo cuore.

-Cosa intendi?- le accarezzava piano la schiena nuda.

-Intendo che come sempre io mi ritrovo completamente nuda e tu completamente vestita!-

-Oh non è colpa mia se tu sei sempre così poco partecipe!- la stuzzicò la bionda.

-Poco partecipe?- Michiru si era alzata per guardarla negli occhi per trovare almeno un piccolo segnale che le facesse capire che non credeva davvero quello che aveva appena detto.

Poco partecipe!

Quelle parole, forse dette con troppa leggerezza, furono come uno schiaffo dato in pieno viso, lei che moriva dalla voglia di farla sua, lei che cercava in ogni modo di farla capitolare si sentiva incolpata di essere poco partecipe! Si staccò dalla bionda per scendere dal letto.

-Cosa fai?-

-Mi rivesto!- rispose, senza aggiungere altro.

-Michiru?-

-Dove hai messo le mie mutande?-

-Mutande?- la fissava confusa, non riusciva a capire cosa fosse successo.

Perché è arrabbiata ora?

-Sì quelle che di solito indosso e che a quanto pare tu mi togli, regolarmente!-

-So cosa sono le mutande solo che non è da te parlare in questo modo-

-Non è da me?- chiese, voltandosi e lanciandole uno sguardo furente.

-Dove è finito il vocabolo "slip"?-

-Slip, mutande o come diavolo vuoi chiamarle, dove le hai messe?-

-Ehi, ma cos'hai?- chiese, sporgendosi per afferrarle un braccio.

L'altra non rispose, infilandosi le ritrovate mutande e afferrando il pantalone per rivestirsi. Si avvicinò alla culla per controllare il bambino e poi ritornò a letto, stando ben attenta a non sfiorare la bionda.

Rimase immobile cercando di capire cosa avesse combinato per farla incavolare in quel modo, sospirò silenziosamente chiudendo gli occhi: sapeva benissimo di dover agire con cautela se non voleva peggiorare la situazione. Quando Michiru si comportava in quel modo, quando la evitava, erano guai. Molto lentamente si avvicinò al corpo dell'altra, appoggiando una mano sul suo fianco, la lasciò scivolare per poi stringerla forte a sé per la vita.

-Sei stanca?- le sussurrò tra i capelli.

-Voglio dormire!-

-Michiru cosa ho fatto questa volta?- mormorò, sprofondando il viso nei capelli dell'altra, respirando a fondo il suo odore.

-Non cambi mai, riesci a ferire le persone senza accorgertene-

Ferire? Ma cosa ho fatto?

-Ti riferisci al "Poco partecipe" di prima?- chiese con incredulità.

-Ho quando vuoi riesci a capire!-

-Oddio Michiru, tu davvero ti sei arrabbiata per quelle parole? Cazzo, Michiru ma…-

Era sbalordita, come poteva una frase detta con il solo intento di stuzzicarla, ferirla in quel modo, portarla ad allontanarsi da lei.

Abbandonò la presa sull'altra, sdraiandosi e coprendosi gli occhi con il braccio: in tutti quegli anni trascorsi insieme avevano praticamente litigato per tutto, ci mancava solo una litigata sul sesso!

-Non volevo offenderti, okay? Non ti sto rinfacciando nulla…Oh tutto questo è assurdo!-

-Come al solito tu non capisci niente!-

-Tu non mi fai capire niente! Invece di mettere il broncio, dimmi cosa ti ha dato così fastidio- replicò alzandosi su un gomito in attesa che l'altra iniziasse a parlare.

-Lascia perdere, Haruka!-

-Dannazione, Michiru?- ringhiò, lasciandosi andare sul letto e coprendosi il viso con entrambe le mani.

Sentiva una rabbia incontrollata pronta a scoppiare da un momento all'altro mentre cercava con tutte le sue forze di controllarsi.

Con questo atteggiamento non concludi nulla!

Calmati Haruka!Si ripeté, respirando a fondo per cercare di calmare i suoi spiriti bollenti.

-Ti rendi conto che stiamo litigando per come facciamo sesso?- le chiese, ritornando accanto al suo corpo e cingendole la vita per attirarla a sé.

-Non credevo di offenderti con quelle parole, pensavo avessi capito che stessi scherzando!- bisbigliò tra i suoi capelli, lasciandole carezze circolari sul ventre.

-Haruka lascia perdere, sul serio!- ribatté poco convinta l'altra, bloccandole la mano.

-Io amo fare l'amore con te- affermò, stringendola forte e insinuando una gamba tra le sue –Amo il tuo modo di fare l'amore- bisbigliò, spostandosi con la testa per appoggiarle la bocca sull'orecchio –adoro sentire il tuo corpo arrendersi sotto il mio tocco. A me non interessa chi sia a prendere l'iniziativa…non ho mai permesso a nessuna di farlo, tu sei speciale-

Si voltò piano nell'abbraccio della bionda per fissarla negli occhi, colpita dall'intensità delle sue parole

-Anche a me piace sentire il tuo corpo cedere al mio tocco, ma è così difficile, tu…- chiuse gli occhi sospirando forte :- Sei sempre così "tanto partecipe", a me piace ma a volte…-

-A volte cosa?- mormorò, strofinando il naso su quello dell'altra.

-Voglio essere io a farti gemere e non il contrario-

-Michiru lo hai fatto per nove mesi, sto solo cercando di recuperare!-

-Questa casa è bellissima!- Margaret era seduta in cucina sorseggiando il suo caffè quando Haruka arrivò per prepararsi la colazione.

-Buongiorno anche a te!- disse la bionda sorridendole un po' imbarazzata. Era strano ritrovarsela in casa propria dopo tantissimi anni.

-Oh scusa piccola, buongiorno anche a te!- rispose la donna, mortificata.

-Nessuno mi ha più chiamato piccola- constatò la bionda a alta voce. Quel pensiero le fece pensare che ancora una volta, quella notte aveva sognato sua madre. Non ricordava con precisione cosa avesse sognato, ma ricordava bene la voce della madre sussurrarle che le voleva bene.

-Ha preparato Michiru la colazione?- chiese Margaret, quando Haruka si sedette di fronte a lei e afferrò un biscotto.

-Sì- si limitò a risponderle, evitando di aggiungere che dopo essersi chiarite e aver rifatto l'amore, questa volta lasciando il comando alla sua dolce metà, Michiru l'aveva abbandonata per preparare la colazione.

-Aru dovresti indossare un reggiseno-

Quasi si strozzò dal rimprovero improvviso che le aveva rivolto Margaret.

-Come scusa?-

-Guardati, ora sei una mamma, dovresti essere più attenta a queste cose-

La bionda rimase sbalordita, guardandola con occhi spalancati cercò di mettere un po' di chiarezza nella sua mente, ancora assonnata.

-Anche Michiru mi rimprovera per questo!- ammise imbronciata, finendo di mangiare il suo biscotto.

-Cosa ti rimprovera?- l'entrata brusca di Tom, fece voltare entrambe le donne per la sorpresa.

-Nulla che può interessarti- l'ammonì la moglie con un tono alquanto critico.

-Da quanto tempo la conosci?- Tom sembrò non ascoltare la moglie mentre si sedeva al suo fianco, fissando i suoi occhi in quelli della bionda.

-Beh da molto- rispose, non capendo quell'improvviso malumore che aleggiava nella stanza.

-Era la moglie di tuo fratello, vero?-

Cosa c'entra questo adesso?

-Ti fidi di lei?- continuò imperterrito, incurante delle occhiatacce che la moglie gli stava lanciando.

-Mi chiedi se mi fido?-

-Oh scusalo ma a volte è un po' paranoico- intervenne Margaret, afferrando il marito per un braccio e obbligandolo ad alzarsi –ora, scusaci ma dobbiamo uscire un attimo!-

Uscire? Ma dove devono andare?

Si alzò svogliatamente, ripensando al rimprovero di Margaret pensando che forse aveva ragione Michiru quando si preoccupava degli ospiti.

Entrò in bagno, trovandosi Michiru intenta a pettinarsi.

-Ehi!- disse, abbracciandola da dietro e posandole un bacio sul collo.

-Ciao-

-Sai sono stata appena sgridata da Margaret perché non indosso il reggiseno-

Si maledisse immediatamente quando notò, attraverso lo specchio, il ghigno di compiacimento dipingersi sul volto dell'altra.

-E tu cosa le hai risposto?- le chiese, con il tono tipico di chi voleva dire "te l'avevo detto!"

-Cos'è questo tono compiaciuto?- iniziò a farle il solletico.

-Dai Haruka?-

-Le ho risposto che è tutta colpa tua che preferisci farmi girare nuda per potermi toccare in ogni momento!- notò gli occhi dell'altra spalancarsi per lo stupore per poi rilassarsi e sorridere piano. Amava quel sorriso, amava vederla così spensierata.

-Ah! Ah! Molto divertente!- si voltò per guardarla negli occhi, diventando improvvisamente seria, alzò la mano destra per accarezzarle gentilmente il viso.

-Mi dispiace per questa notte, forse ho un po' esagerato!-

Appoggiò la mano su quella dell'altra per stringerla forte, regalandole un sorriso malizioso.

-Se esagerare ti porta a fare quello che hai fatto dopo, hai il mio permesso esageri ogni volta che vuoi!-

-Non ho bisogno di esagerare, basti tu!-

La bionda si abbassò lentamente per appoggiare le labbra su quelle dell'altra e posarle un bacio casto.

-Cosa hai risposto a Margaret!-

-Nulla, è arrivato Tom e non abbiamo potuto parlare-

-Oh!- si allontanò dalla bionda per dirigersi in camera.

-Qualcosa non va?- le chiese, seguendola in camera e richiudendo la porta. Aveva preso l'abitudine di chiuderla sempre, visto l'ossessione di Michiru di essere scoperta dalla figlia in atteggiamenti vietati ai minori.

-No, perché me lo chiedi?-

-Nulla, mi sei sembrata strana quando ho nominato Tom e la cosa buffa è che lui mi ha fatto delle strane domande su di te!-

Dai Haruka Tom già crede che io sia un'infedele

Crede che io ti tradisca

-Cosa stavi cercando di dirmi su Tom?- le chiese, mentre le parole di Michiru le tornarono alla mente.

-Tom crede che io sia l'amante di Anya. Mi ha vista in America supplicarla di aiutarla, lui però allora non sapeva che fossi la tua compagna, quindi ha tratto le sue conclusioni!-

Ora capiva tutto! Ora riusciva a comprendere lo strano comportamento di Tom e le sue domande, il suo riserbo nei confronti di Michiru.

-Tu come fai a saperlo?-

-Me lo ha detto Anya. Haruka è una sciocchezza davvero, le ho già chiesto di chiarire con suo padre-

-Sta esagerando! Capisco che sta soffrendo ma lasciare che Tom creda che tu…io poi sarei la stronza che si lascia mettere le corna in casa propria?-

-Oh dai non ti scaldare- con molta cautela si avvicinò e le accarezzò le braccia –Sono sicura che per lui la stronza sono io che tradisco la sua piccola nella sua stessa casa-

-La casa non è mia!- ribatté, poco convinta, afferrandola e attirandola a sé, per stringerla forte.

-Lo diventerà presto, ricordati di questo!- rispose, portando l'anulare sinistro all'altezza dei suoi occhi e mettendo in mostra il suo anello.

Haruka sorrise baciando quell'anello con amore.

-Come potrei dimenticarlo, è stata la prima volta che qualcuno mi abbia fatto una proposta del genere!-

Era stato un impulso, forse dovuto alla tragedia che si era consumata poco distante da lei, forse la gioia di stringere tra le mani il suo bambino, forse l'esigenza di dare una definizione più importante al loro rapporto, non sapeva dirlo con precisione, ma quando quella mattina aveva visto quegli anelli, nella sua mente un'unica idea si materializzò: Sarai mia moglie!

Era seduta in sala d'attesa, aspettando che qualcuno venisse per condurla da Haruka. Appena arrivate in ospedale, Haruka era stata trasferita nel reparto ginecologia per fare un tracciato e sentire il battito del bambino. Ora era in attesa di avere notizie e di poterla rivedere. Si fermò un attimo a pensare a quello che era successo pochi minuti prima nel suo appartamento: Haruka dolorante e bagnata e Sonya completamente svenuta.

Sonya! Il suo pensiero corse veloce alla donna che molto probabilmente si trovava al piano di sotto.

Chissà come sta? Pensò afferrando il cellulare per controllare se ci fossero chiamate perse. Quando aveva visto Haruka piegata dal dolore non aveva più pensato a nulla, a stento si era preoccupata di chiedere a Jennifer di badare alla sua bambina, poi l'arrivo delle due ambulanze e la corsa all'ospedale le avevano completamente impedito di informarsi sulle condizioni di Sonya.

-La signorina Michiru?-

Alzò il viso di scatto per fissare lo sguardo su un'infermiera dal volto gentile, si alzò preoccupata.

-Haruka ha chiesto di lei!-

-Haruka?- chiese perplessa per la confidenza che la giovane mostrava.

-Oh mi scusi- rispose, abbassando il viso imbarazzata.

Scosse la testa rassegnata al modo di sedurre, a volte involontario, ogni persona di genere femminile della sua compagna.

-Può dirmi come sta?-

-Il dottore è in camera le spiegherà tutto lui, se vuole seguirmi-

Quando entrò, la trovò sdraiata mentre cercava di convincere il dottore di lasciarla scendere per fare qualche passo.

-Haruka che succede?- si avvicinò, spostando lo sguardo dalla bionda al dottore.

-Ehi finalmente, come sta Sonya?- le chiese, sistemandosi e appoggiando la schiena allo schienale, quando una fitta la colpì.

-Non lo so tu piuttosto come stai?- chiese anche se il suo sguardo era rivolto al dottore che l'aveva ignorata continuando a scrivere qualcosa sulla cartella clinica di Haruka.

-Bene, credo ma non vogliono lasciarmi fare due passi mi aiuterebbe con la schiena-

-Allora dottore come sta?- il suo tono era freddo e infastidito, odiava il comportamento dei medici che tendevano sempre a essere distaccati come se dalle loro parole non dipendessero la vita di molto persone.

Il dottore, un uomo giovane e attraente, un uomo molto sicuro di sé che come si accorse della sua presenza cambiò espressione, sorridendole cordiale e riservandole sguardi di apprezzamento.

-La sua amica sta bene è solo entrata in travaglio-

Solo?

-Ma è ancora presto-

-Non si preoccupi può capitare l'importante è che il bambino stia bene!- il suo tono era accondiscendente, si capiva lontano un miglio che stava cercando di fare bella figura agli occhi di Michiru.

-Il bambino? Come sta?-

-Signorina stanno benissimo madre e figlio, dobbiamo solo aspettare che il piccolo sia pronto ad uscire. Siccome questo è il primo bambino, temo che ci sarà d'aspettare-

Quelle furono le fatidiche parole che il dottore pronunciò, erano ormai trascorse più di dieci ore, quando il medico annunciò che il bambino era pronto per uscire.

-Io non partorisco con quell'imbecille!- dichiarò all'improvviso la bionda, stringendo forte le mani della sua compagna quando una contrazione la colpì.

-Haruka cosa dici?-

-Oh non lascio che sia lui a prendere mio figlio in braccio quando sarebbe distratto a guardare te- ringhiò.

-Allora signora siamo pronti- il dottore era così felice e sorridente quando si sedette sulla sedia di fronte alla bionda.

-Non ti azzardare a sfiorarmi nemmeno con un dito. Dannazione!- imprecò dal dolore, chiudendo forte gli occhi.

-Come scusi?- il volto del dottore era un capolavoro: un misto tra stupore e irritazione.

-Quando hai finito di fare il cascamorto con la mia donna sei pregato di andare a chiamare Michael-

-Haruka, Michael non lavora è con Anya- furono interrotte dal bip, alquanto insistente della macchia alla loro destra.

-Signore credo che il bambino sia proprio impaziente di nascere-

-Okay dottore credo che ora lei possa andare, ci penserò io a questo bambino!-

Michael entrò con il suo camice e con i guanti, rivolgendole un sorriso rassicurante.

-Da quanto tempo è in travaglio?- chiese all'infermiera con confidenza, di sicuro non era la prima volta che lavorava con quella ragazza. Si ritrovò a chiedersi se Jennifer lo sapesse.

-Sono più di dieci ore!-

-E non le avete fatto l'epidurale?- chiese alterato, interpellando in questo caso il collega, che subito rispose in tono difensivo.

-La paziente si è rifiutata-

-Dannazione! Michael muoviti e fallo uscire!- ringhiò la bionda, stringendo forte le mani di Michiru.

-Okay ma calmati e respira-

-Calmati un corno!-

Un dolore lancinante la costrinse a serrare forte la mascella per impedirsi di urlare, iniziò a respirare come le aveva ripetuto più volte l'infermiera alla sua sinistra e la contrazione sembrò passare. Vide Michael prendere posizione poi guardandola dritta negli occhi, nei suoi occhi un'espressione strana: sembrava triste.

-Allora Haruka alla prossima contrazione inizia a spingere-

-Come sta Sonya?-

-Non pensare a niente, concentrati sul bambino-

Dal suo tono, Michiru capì che qualcosa non quadrava ma non ebbe l'opportunità di soffermarsi su quel pensiero perché Haruka le strinse forte la mano

-Cazzo! Mi spieghi perché cazzo ho deciso di farlo?- ringhiò a denti stretti.

-Perché mi ami!-

-È arrivato il momento, spingi Haruka!-

Dopo aver partorito aveva stretto forte il suo bambino per poi crollare in un sonno profondo, si era svegliata durante la notte e aveva visto Michiru seduta al suo fianco, ma non aveva avuto la forza di chiederle notizie. Sapeva che il suo bambino era nato sano e in perfetta salute anche se era nato qualche settimana prima. Quando si svegliò quella mattina la prima cosa che vide fu una culla con un bambino dentro: una strana sensazione scaturì nel suo cuore, un'insensata voglia di vederlo che la indusse a scendere dal letto.

-Vuoi che ti aiuti?- la voce di Michiru la fece voltare.

-Credevo di essere da sola. Sei rimasta qui per tutto il tempo?-

Michiru si avvicinò a lei, le diede un bacio sulla guancia e poi scosse la testa.

-Ho trascorso la notte poi questa mattina sono uscita e ora sono qui!- le afferrò un braccio e, aiutandola, la condusse accanto alla culla.

-È un bambino bellissimo-

-Cos'hai?- le chiese, notando il suo tono spento.

-Haruka devo dirti una cosa-

-Mi spaventi, cosa è successo? Lui sta bene?-

Michiru annui e poi la obbligò a ritornare a letto.

-Lui è forte come la sua mamma, non devi preoccuparti. Devo parlarti di Sonya-

-Sonya?- aveva completamente dimenticato che anche l'altra aveva avuto un malore, alquanto grave visto l'espressione di Michiru.

-Quando è arrivata in ospedale era già…- abbassò il viso, non riuscendo a terminare la frase.

-Lei come sta?-

-Non lo so! È seduta accanto al suo letto e non vuole vedere e parlare con nessuno!-

-Vieni qua!- l'attirò a sé stringendola forte, sapeva benissimo che non avrebbe pianto, era troppo orgogliosa per farlo ma voleva comunque esserle accanto.

Sprofondò nel calore di quell'abbraccio, lasciandosi cullare da quelle braccia così rassicuranti, respirando a fondo il profumo dell'altra, mentre la sua idea si faceva sempre più presente e palpabile.

-Sposami!- sbottò con il viso ancora nascosto nel suo collo.

-Cosa?-

-Haruka…- si alzò per guardarla negli occhi, le afferrò le mani e continuò –la storia di Anya mi ha fatto riflettere, io voglio essere tua e voglio che tu sia mia. Diventa mia a tutti gli effetti, sposami!-

-Io sono già tua!- ribatté la bionda, sorpresa e emozionata per quella dichiarazione.

-Haruka…- si spostò per afferrare la sua borsetta, con mani tremanti prese un anello e afferrandole la mano sinistra glielo infilò all'anulare -…dimmi di sì!-

-E spero che sia anche l'ultima- puntualizzò la violinista, accarezzandole il viso.

-Ci puoi giurare, dove la trovo un'altra sconsiderata come te?-

-Sconsiderata? Ehi se avessi aspettato te saremo arrivate al matrimonio dei nostri figli!- replicò, alzandosi sulla punte per posarle un bacio carico d'amore. Anche se non erano del tutto sposate, perché aveva bisogno del divorzio da parte di Hiroshi, quegli anelli dimostravano comunque che si appartenevano. Chiunque avesse visto il loro anulare circondato da quel preziosissimo filo d'oro, avrebbe capito che erano legate.

-Ora sarà meglio smetterla- sussurrò a malincuore la bionda.

-Hai da fare?-

-Devo coprirmi con della biancheria-

-Oh avevi bisogno di essere sgridata dalla "mammina"?-

-Forse hai ragione- sussurrò, alzando le spalle mentre i suoi occhi s'incupirono.

-Scusa non volevo… l'hai sognata ancora?-

Non rispose si limitò ad annuire.

-Forse dovresti parlarne con Margaret, lei conosceva la tua famiglia, forse può aiutarti a capire-

Forse dovresti parlarne con Margaret!

Le parole di Michiru continuavano a gironzolare nella testa.

Parlare con Margaret? E cosa le chiedo?

Alzò lo sguardo per guardare la sua donna che giocava con la sua bambina ai piedi della riva del mare, coinvolgendo nel loro infantile gioco anche Anya. Accarezzò la fronte del suo bambino che era impegnato a succhiarle il seno, indugiando sulla pelle morbida delle guance,chiedendosi se tormentarsi sul perché la madre l'avesse abbandonata non la stesse distraendo dall'unica sua ragione di vita.

-Sembra così serena- la voce di Margaret le arrivò da dietro, facendola risvegliare dai suoi pensieri. Alzò lo sguardo e le sorrise, intuendo dalla direzione dello sguardo della donna che si stesse riferendo a Anya.

-Scusa, non volevo disturbarti!- si giustificò la donna quando si accorse che stava allattando il bambino.

-Non disturbi, resta!- si affrettò a dire, facendole segno di sedersi sulla sedia accanto alla sua.

Margaret si sedette, fissando con amore il piccolo che aveva alzato la manina per appoggiarla sul seno della madre.

-Sai non avrei mai immaginato di vederti mentre allatti un bambino- i suoi occhi erano luminosi e pieni di gioia e di amore per lei e per quel bambino che infondo non era nulla per lei.

-Nemmeno io- ammise, alzando lo sguardo per perderlo sull'immagine della sua meravigliosa donna che rideva per qualcosa che le aveva detto Anya.

-È una donna speciale- sussurrò Margaret, spostando il suo sguardo su Michiru – è riuscita dove io non sono riuscita. Sai quante volte ho pregato per rivedere di nuovo i suoi occhi sereni e il suo sorriso-

-Michiru è unica, può sembrare una persona fredda e distaccata ma credimi non è così- si coprì, alzando il bambino per aiutarlo a digerire.

-Tom crede che lei…- abbassò il viso a disagio, non riuscendo a continuare la frase. A differenza di suo marito, lei non aveva mai creduto una cosa del genere, non quando aveva visto Haruka e Michiru insieme, non quando aveva visto l'amore che le due provavano.

-Lo so e a me non interessa- ribatté, iniziando a massaggiare con la mano destra la schiena del suo bambino.

-Posso prenderlo?- chiese titubante, sporgendosi per accarezzargli la schiena.

-Sai mi sarebbe piaciuto starti accanto durante la gravidanza, ma tu sei sparita, non mi hai nemmeno detto che avevi deciso di avere un bambino- sembrava delusa, le sue parole sembravano un rimprovero.

Non sapeva cosa risponderle, non aveva mai pensato alla possibilità di renderla partecipe della sua vita. Rimase sorpresa nel vedere lo sguardo della donna illuminarsi nell'attimo in cui le posò il bambino tra le braccia. Margaret lo fissava e sorrideva proprio come una mamma può gioire per la sua bambina che è diventata mamma.

-Ciao, piccolo sono Margaret, sono davvero felice di conoscerti- il piccolo aprì gli occhi, solo per un attimo, poi li richiuse.

-È bellissimo Aru!-

-Chiamami Haruka, per favore- non sopportava più quel nome, non quando nei suoi sogni lei continuava a chiamarla in quel modo.

-Scusa devo abituarmi- continuava a guardare il suo bambino con ammirazione e amore.

-Sai Ar…Haruka- si corresse sorridendo –mi piacerebbe far parte della tua vita e della sua, sei stata lontana per tutto questo tempo e ora non voglio perderti. A me basta anche vedervi qualche volta, poterti chiamare per sapere come state. Sai come faccio con Michael- con delicatezza iniziò a sfiorare i contorni del viso del piccolo, abbassandosi per posargli un bacio sulla fronte.

-Vedere mia figlia distrutta dalla morte della persona che ama mi ha fatto riflettere. Tu, Michael e Anya siete la mia famiglia- la sua voce incrinata dall'emozione, si bloccò per fare un pesante sospiro per poi voltarsi verso la bionda e mormorare –scusa, non volevo…-

-Margaret…- d'istinto si sporse in avanti per poggiarle una mano sul braccio –Mi farebbe davvero piacere che tu e Tom facesse parte della sua…della nostra vita-

-Tua madre sarebbe orgogliosa di te-

-Non credo, forse dimentichi che io una madre non l'ho avuta- vide il viso di Margaret contrarsi in una smorfia, sembrava offesa e delusa.

-Per quello che può contare io sono fiera di te-

Alzò con uno scatto il volto per guardarla negli occhi e sorriderle.

-Lo so ma tu non sei mia madre, sei molto di più-

Ed era vero, Haruka pensava davvero quello che le aveva detto: per lei Margaret aveva molto più importanza di sua madre, lei che l'aveva accettata e che l'aveva amata incondizionatamente, a differenza della donna che le aveva dato la vita. Si sporse per accarezzare il suo bambino e sussurrargli: -Ti presento la tua nonna!-

-Perché hai chiesto ad Anya di avviarsi con la mia auto?-

-Perché devo andare in un posto- rispose evasiva, avvicinandosi alla sua amata –lo sai che sei davvero bellissima con quest'abito?-

Michiru sorrise, capendo il tentativo dell'altra di cambiare argomento: da quando si era svegliata le era parsa particolarmente agitata, forse perché il fatidico giorno del matrimonio del suo migliore amico era arrivato e ora in tutto il suo splendore si apprestava a fargli da testimone.

-Lo hai detto anche quando l'ho comprato ma del resto sono la compagna del testimone, devo essere per forza bellissima!-

-Quindi ti sei preparata solo per farmi fare bella figura?- le chiese, appoggiandole una mano sul fianco e sfiorandole il naso con il suo.

-Dove devi andare?-

-Dobbiamo andare!- precisò la bionda, abbandonando la presa e dirigendosi in camera per prendere il piccolo e richiamare Hikari.

-Piccola sei pronta?- le chiese, affacciandosi nella sua cameretta.

-No! Non riesco ad allacciare queste scarpe!- brontolò imbronciata.

-Sei proprio un disastro!- sbuffò la bionda, entrando. Appoggiò il piccolo sul lettino e si avvicinò a Hikari.

-Fammi vedere, ti aiuto io!-

Con riluttanza la piccola allungò il piede per permettere alla zia di aiutarla: era così carina in quel vestito bianco e con i fiori tra i capelli, leggermente più ricci del solito.

-Fatto!- esclamò la bionda, alzandosi e guardandola mentre si rimirava allo specchio con soddisfazione.

-Dai ora andiamo!-

Aveva trascorso tutta la notte a rimuginare sulle parole di Margaret ed era arrivata a chiedersi cosa avrebbe pensato sua madre se fosse stata ancora viva, cosa avrebbe pensato del suo bambino, di Michiru della sua famiglia. Ecco perché aveva preso questa decisione.

Parcheggiò l'auto nel parcheggio poco distante dall'entrata, aveva rivolto lo sguardo verso Michiru e dal suo sguardo intuì che l'altra aveva già capito tutto. Scese dall'auto, aiutò la piccola a fare lo stesso e prese il bambino in braccio. In rigoroso silenzio si avvicinò alla violinista e insieme, come una famiglia, s'incamminarono.

Era la prima volta che veniva a farle visita e sentiva una strana agitazione nel rivedere il suo volto impresso su una lapide di marmo. In quella fotografia sorrideva e i suoi occhi trasmettevano amore e felicità. Nel momento stesso che si fermò davanti a quella lapide, tutto il rancore che l'aveva tormentata sembrò evaporare, lasciandola finalmente libera da quella sgradevole sensazione.

-Perché siamo qui?- chiese la piccola, attirando l'attenzione della sua mamma, che non le rispose limitandosi solo a farle segno di rimanere in silenzio. Con la coda degli occhi guardò Haruka e l'amarezza s'impossessò di lei nel vedere il suo volto triste e malinconico. Amarezza verso quella donna che non era stato in grado di amare la proprio figlia. Con molta cautela afferrò la mano della bionda e la strinse forte, per poi lasciarla andare. Un gesto fatto solo per farle sapere che lei c'era.

Haruka allungò una mano per sfiorare la fredda immagine e lasciare una breve carezza sul volto della madre.

Sai nonostante tutto quello che è successo, sono riuscita a crearmi una vita. Sono riuscita a trovare persone che mi amino così come sono.

Non ti odio, non più.

Sono qui per presentarti i tuoi nipotini.

-Mamma perché siamo qui? Zia conosce quella signora?-

-Questa è tua nonna- rispose la bionda, porgendo una mano verso la piccola per farla avvicinare.

Non so cosa hai provato tu, cosa ti abbia spinto ad allontanarmi da te. Non so se sei mai stata capace di amarmi veramente. So solo che io non farò mai il tuo errore! Amerò i miei figli qualsiasi cosa accada e sarò sempre orgogliosa di loro.

Dopo quelli che erano sembrati attimi lunghissimi, alzò il viso verso l'alto e sorrise felice.

-Ora possiamo andare-

Aveva finalmente detto addio al fantasma della madre che l'aveva tormentata negli ultimi mesi, aveva finalmente capito che lei era diversa, che amava il suo bambino e che non gli avrebbe mai fatto del male.

La sua famiglia era finalmente riunita e niente e nessuno avrebbe mai potuto distruggere tutto quello che si era creata con tanta fatica.

-Sembri finalmente rilassata- le sussurrò all'orecchio, mentre i loro corpi si muovevano in sintonia, rispettando l'andamento lento della musica. La cerimonia era stata emozionante, il ricevimento era stato piacevole e ora pochi minuti prima dell'arrivo della torta, era abbracciata alla sua donna mentre ballavano un lento.

-Sono semplicemente orgogliosa della mia famiglia- ammise la bionda per poi posarle un casto bacio sulle labbra.

-Mi fa piacere sentirtelo dire- strinse ancora più forte le braccia intorno al collo della bionda, per attirarla più a sé.

-Margaret mi ha chiesto di poter far parte della nostra vita-

-E tu cosa le hai risposto-

-Ho pensato che i nostri bambini avessero bisogno di due nonne- rispose, accarezzandole lentamente la schiena.

-Adoro quando dici i nostri bambini- mormorò, avvicinando la bocca all'orecchio dell'altra.

Si strinsero forte continuando a ballare, facendo aderire perfettamente i loro corpo, escludendo tutti gli altri intorno, godendo appieno della vicinanza l'una dell'altra. Affondò il naso nei suoi bellissimi capelli respirando affondo il suo profumo

-Grazie per aver scelto me! Ti amo-

-Beh potrei dirti la stessa cosa ma sarebbe banale, infondo non avresti mai potuto rifiutare cotanta bellezza- dichiarò, ammiccando.

-Oh come siamo audaci- la provocò la bionda, attirandola a sé e rubandole un bacio.

-Per la mia futura moglie questo e altro-

-Stai cercando di dirmi qualcosa?-

-Inizia a cercare l'abito, Hiroshi mi ha dato il divorzio-

Si fermò bruscamente facendola sobbalzare

-Dici sul serio?-

-Volevo dirtelo in privato per poter festeggiare ma non ci sono riuscita-

Haruka la fissava con uno sguardo indecifrabile: aveva gli occhi sbarrati ma oltre a quel particolare dal suo viso non si riusciva a capire altro. Fece qualche passo incerto in avanti, allungò piano le mani e le posò sul viso dell'altra, all'improvviso l'attirò a sé e la baciò con trasporto.

-Sarò finalmente tua moglie- mormorò sulle labbra dell'altra, baciandola a fondo pregustando già a come avrebbero festeggiando nell'intimità della loro camera da letto.

-Stavo pensando una cosa-

-Mi stupisce che tu abbia ancora la forza di pensare- sogghignò la bionda, mentre con le mani le accarezzava il seno.

-Dai Haruka sono seria. Pensavo che questo sarà il tuo primo matrimonio-

-Già!- rispose, sovrastandola con il suo corpo mentre faceva scendere la mano tra le gambe dell'altra.

-Ma sei insaziabile!- l'ammonì con poca convinzione, mentre d'istinto inarcava la schiena per sentirla.

-Vuoi che mi fermi?- le chiese con un sorriso, allontanando la mano dall'eccitazione dell'altra.

-Lo sai che sei davvero bastarda, quando fai così?- si lagnò, alzando il bacino per indurla a proseguire.

-Ti amo anch'io!- rispose con la bocca attaccata alle sue labbra mentre con le dita ritornava a accarezzarla per poi penetrarla, facendola gemere forte.

-Indosserai l'abito bianco per me?-

Aprì gli occhi ansimando, allungò le mani per sfiorarle i capelli mentre con il bacino rincorreva ogni sua spinta.

-Haruka…ho già indossato l'abito bianco, credo che sia meglio se lo indossassi tu, infondo sono le tue prime nozze-

-Vuoi forse provocarmi?-

-Pensavo solo…oddio Haruka!-

-Scordatelo!- furono le uniche parole che pronunciò, prima di sciogliersi nel fuoco del piacere che come un uragano s'impossessò di entrambe, facendole gemere e ansimare.

GRAZIE!

Non so cosa altro dirvi se non grazie per aver letto e per avermi aspettato!

È, praticamente finita, farò soltanto un piccolo epilogo ma la storia in sé è finita!

Vi aspetto tutti per il capitolo finale!

PS. Ci tengo a precisare per quando riguarda le questioni mediche, ho inventato tutto quindi perdonatemi se ho scritto delle sciocchezze.

Ringrazio Celesten per la sua stupenda immagine.

Un bacio!