Era mattina presto, ma la stanza era già invasa dai raggi del sole. La casa si stava animando e, tendendo l'orecchio, si poteva sentire la servitù che si affrettava nelle faccende quotidiane. Oscar continuava a guardare André che dormiva, pervasa da mille nuove emozioni. L'uomo era caduto addormentato subito dopo che aveva finito di fare l'amore: la nottata brava l'aveva lasciato spossato. La ragazza meditò che stavolta era stato diverso, forse perché aveva finalmente accettato di ammettere la verità: lui non era solo un "dovere" impostogli dal padre, era molto di più per lei…

La sera precedente
Camminava avanti ed indietro per la stanza, come un leone in gabbia. Avrebbe voluto poter andarsene come aveva fatto André: qualche ora lontana dai doveri e dagli obblighi che derivano dalla sua appartenenza ad una casa nobile. Dopo la nascita del bambino tutto sarebbe stato diverso… forse persino lei.
La relativa libertà di cui aveva goduto fino a quel momento, forse le sarebbe stata portata via. Le donne del suo rango, una volta sposate, passavano sotto la tutela del proprio marito, ma la sua era una situazione tutta particolare. André non le avrebbe mai imposto di lasciare la carriera militare e di adattarsi a fare la moglie e la madre; ma non era lui che decideva in quella casa. Suo padre aveva il pieno controllo su di loro, non solo dal punto di vista economico: avrebbe potuto ripudiare André, avrebbe potuto distruggere tutto per un mero capriccio; per il gusto di dimostrare che era ancora lui il "padrone".
C'era, inoltre, da considerare sua zia: la marchesa de Brennon era una donna fredda, cinica e calcolatrice. Dietro la decisioni di farli sposare c'era sicuramente il suo zampino e Oscar ignorava ancora quale fosse il fine ultimo di tutte quelle macchinazioni. Una donna che aveva fatto uccidere il padre dei suoi figli era capacissima di qualsiasi cosa: era convinta che non ci fossero sentimenti che la zia reputasse sacri, si limitava a giocare con le vite degli altri per acquisire potere.
Quei due erano decisamente fratello e sorella: troppo presi da loro stessi e dai loro intrighi per pensare che stavano facendo del male ad altre persone. La cosa bizzarra è che, nonostante in pubblico si comportassero secondo l'etichetta, le era sembrato più di una volta che i due in realtà si odiassero profondamente. Cominciava a serpeggiare in lei il timore che la sua vita e quella di André per quei due fossero soltanto una specie di braccio di ferro per vedere chi avrebbe avuto l'ultima parola.
Temeva che prima o poi qualcuno sarebbe rimasto schiacciato in quei terribili ingranaggi. Si passò la mano sul ventre: poteva toccare a suo figlio rimanere intrappolato e pagare le conseguenze di quella folle battaglia per il potere. Strinse i pugni e serrò la mascella: non lo avrebbe permesso, anche a costo di… sì, ora era certa che avrebbe ucciso pur di difendere André e il bambino non ancora nato.
Di lei potevano fare quello che volevano, fin da piccola aveva capito che la sua vita apparteneva ad altre persone e che lei non aveva voce in capitolo. Ma non era la stessa cosa per le altre due vite in gioco: nessuno doveva permettere di fare del male alla sua famiglia.
Sentì lo stomaco contrarsi e si rese conto che non era per la rabbia e la paura: aveva saltato la cena ed aveva fame. Strano, di solito lei mangiava pochissimo ed ora si sentiva capaci di divorare un bue. Decise di scendere nelle cucine, a quell'ora la casa doveva essere deserta. Giusto un incursione per trovare qualcosa che placasse quel buco allo stomaco.
Cercava di non fare rumore mentre avanzava per i corridoio bui e silenziosi del palazzo con una candela in mano. Certo non voleva incontrare qualcuno della famiglia: rabbrividì all'idea che suo padre potesse decidere a sua volta di fare una passeggiata notturna, era l'ultima persona che voleva vedere in quel momento. Non avrebbe sopportato di vederlo raggiante e tronfio di vedere realizzato finalmente il suo sogno di un erede, mentre lei era logorata dai dubbi e dalle incertezze di cui lui era la causa principale.
Sospirò di sollievo non appena imboccò il corridoio che portava alle cucine: solo la servitù lo percorreva, non era concepibile che un nobile si addentrasse in quel posto a quell'ora di notte. Appena girato l'angolo, infatti, c'erano delle stanze riservate al personale, farsi trovare lì sarebbe stato fuori luogo. Eppure da piccoli lei ed André si rifugiavano spesso in quella parte della casa: Nanny era sempre indaffarata ma trovava comunque il tempo di dare loro qualche biscotto, che i due pestiferi bambini correvano a sgranocchiare in giardino; oppure, quando il loro precettore li cercava perché non avevano finito i compiti, si rintanavano sotto il letto della vecchia Marron, sicuri che nessuno li sarebbe andati a cercare lì.
Sorrise di quei dolci ricordi d'infanzia, quando la vita era più semplice e non aveva mai pensato di ribellarsi a suo padre e alle decisioni che venivano prese per lei. Da piccoli si da' per scontato che i genitori sappiamo sempre cosa è meglio per noi, eppure ora che era cresciuta sapeva che non era vero: suo padre agiva come agiva non per il suo bene, ma solo ed esclusivamente per il buon nome dei de Jarjayes. Si sentiva già abbastanza irritata in seguito a quei ragionamenti, quando sentì delle voci provenire dalle cucine e si appiattì contro il muro per ascoltare discorsi che non si adattavano alle sue orecchie.
- Davvero? – trillò la vece di una serva – Gilles è veramente sgattaiolato in camera tua?
- Non può stare lontano da me – rise un'altra ragazza – Che vuoi? Gli uomini sono tutti uguali, basta accontentare i loro basti istinti per averli in pugno.
- Non tutti – sbuffò una terza voce.
- Che vuoi dire, Marianne? – riprese la prima ragazza – Qualcuno ti ha rifiutato? Mi sembra impossibile… tu sei così bella…
- Eppure non abbastanza per il giovane padrone – rispose rabbiosa Marianne – Vi rendete conto? Passa tutto il giorno con quella "cosa" che si veste come un uomo, gli do la possibilità di passare la notte con una "vera" donna e lui che fa? "Marianne, credo sia il caso che tu torni negli alloggi che ti abbiamo messo a disposizione vicino alle cucine" – scimmiottò la voce di André – Non posso crederci.
- Credo che nessuna di noi abbia speranze con il giovane conte – rise la seconda – Fin da piccolo non ha mai abbandonato il fianco della figlia del padrone. Tu sei nuova, Marianne, e non puoi saperlo, ma in realtà il giovane padrone era uno di noi fino a pochi anni fa.
- Che vuoi dire? – chiese la ragazza.
- Era un servo – spiegò la prima – Il conte lo ha adottato e gli ha fatto sposare la figlia.
- Ora mi è chiaro perché mi ha rifiutato – Marianne aveva assunto un tono di superiorità – Ha sicuramente paura che sua moglie e il padrone lo vengano a sapere e non vuole fare la figura dell'ingrato. La prossima volta gli dirò che so essere discreta e allora…
Risate maliziose ed eloquenti terminarono quel discorso. Era più di quanto Oscar potesse sopportare in quel momento: con un rapido scatto si portò sulla soglia della cucina e guardò malissimo le tre serve. Le ragazze, che non si erano rese conto fino a quel momento della presenza di una quarta persona, scattarono in piedi ed abbassarono pudicamente gli occhi, arrossendo leggermente non essendo sicure di cosa la contessa avesse sentito.
- Chi di voi è Marianne? – chiese Oscar facendo un passo avanti.
Le due serve che non rispondevano a quel nome, fecero un passo laterale, lasciando l'amica ad affrontare la collera della figlia del padrone. Guardarono la compagnia e poi si guardarono fra di loro, decidendo che era meglio una ritirata strategica per non rischiare il posto di lavoro. Fuggirono dalle cucine come se il diavolo in persona le stesse seguendo.
- E così saresti tu Marianne? – Oscar la guardava con il disgusto dipinto sul volto – Ti reputi così bella da non poter essere rifiutata da un uomo.
- Madame, io… - il cervello della ragazza cercava in fretta qualcosa da dire per togliersi dall'impaccio.
- Bene, ora voglio vedere la tua stanza – il biondo comandante si girò ed attese che la ragazza facesse strada.
Entrarono nella piccola stanza di pochi metri, Oscar si sentì quasi soffocare per il poco spazio a disposizione. Racchiudeva un letto sgangherato, una cassapanca e una sedia. Lo spazio per muoversi era quasi inesistente e vide un pitale fare capolino da sotto le lenzuola lise. Decise di non farsi impietosire da quella sgualdrina che mirava ad entrare nel letto del "suo" André.
- Dove sono le tue cose? – chiese alzando il candelabro per fare maggiormente luce.
- Qui, signora – disse la serva indicando la cassapanca, sembrava aver perso tutta la sicurezza mostrata alle sue amiche poco prima.
- Ti conviene preparare i bagagli, i tuoi servigi qui non sono più richiesti – gongolò nel vedere gli occhi della ragazza riempirsi di lacrime, così avrebbe imparato a non puntare i mariti delle altre – Non aspettare l'alba.
Marianne aprì il mobile e cominciò a tirare fuori i suoi pochi averi fra mille lacrime, sotto lo sguardo severe della padrona. Oscar si girò pronta ad andarsene, ma qualcuno le bloccava la strada. Due occhi neri la fissavano piedi di ira.
- Cosa sta succedendo? – chiese la marchesa, in camicia da notte e vestaglia, con i lunghi capelli neri sciolti sulle spalle.
- Una serva che è stata licenziata – rispose Oscar con noncuranza – Nulla che ti riguardi, zia.
- Tu – disse indicando Marianne – Rimetti a posto quelle cose e fila a letto. Domattina ti voglio nella mia stanza e parleremo del tuo comportamento.
Detto questo afferrò Oscar per il polso e, nonostante la ragazza cercasse di divincolarsi, la trascino a forza fino alle sue stanze. Appena entrate, chiuse con il chiavistello e scrutò la nipote, visibilmente arrabbiata per quello che aveva visto ai piani inferiori.
- Cosa credevi di fare? – si arrabbiò ancora di più notando lo sguardo di sfida di Oscar.
- Licenziare una cameriera. Questa è la casa di mio padre e io posso…
- Fare cosa? Buttare una poverina fuori in piena notte? – la guardò come se fosse spazzatura – Sei come tuo padre: pieni di voi ed incuranti degli altri. Pensavo che tu fossi diversa, ma sei una de Jarjayes dalla testa ai piedi.
- Come vi permettete? – esasperata da tutto, non tollerava che la zia le muovesse quei rimproveri – Chi credete di essere? Se lo è pienamente meritato di essere messa alla porta, quella lurida…
- Cosa? Quella lurida cosa?
- Sgualdrina – urlò la ragazza bionda – Parlava di portarsi… di infilarsi…
- Sai che novità! Tutte le serve sognano di diventare l'amante del padrone, è l'unico modo di avere qualche privilegio in una casa come questa. Ti facevo più saggia: bastava farle la ramanzina e tenerla d'occhio, ma pensare di metterla fuori di casa a quest'ora…
- Cosa ci sarebbe di sbagliato? E' solo una serva! – Oscar si zittì, inorridita lei stessa da quello che aveva appena detto.
- Viste le tue condizioni, non terrò conto di quello che hai appena detto. Mi auguro solo che tu sia così saggia da vergognarti dei tuoi pensieri. Non è Marianne il problema.
Le si avvicinò e la fece mettere a sedere sul divano, prese uno scialle che era stato dimenticato sul bracciolo e le coprì le spalle facendole una carezza sulla testa. Gerardine sospirò, rendendosi conto per la prima volta che sua nipote non era la donna forte e sicura che tutti credevano.
- Il problema è solo tuo. Lui lo sa?
- Lui chi? E cosa dovrebbe sapere? – Oscar era sconcertata dal comportamento della zia e dal proprio.
- André sa che sei così innamorata di lui da voler cacciare una serva solo perché vorrebbe farsi avanti? – le batté una mano sulla spalla – Sai, a volte parlarne con il diretto interessato fa solo che bene.
- Di cosa state parlando? – la ragazza cadde dalle nuvole – Io sarei innamorata di André?
- Mia cara, quella era una scenata di gelosia in piena regola. Esiste un unico motivo al mondo per essere così gelosa di un uomo – la marchesa sorrise avviandosi verso la porta – Prima glielo dici, meglio sarà.
Oscar rimase da sola a meditare su quelle parole e sul suo comportamento di poco prima. Possibile che…? Eppure non era una sorpresa quella rivelazione, era come se una parte di lei l'avesse sempre saputo. Doveva correre a dirlo ad André: finalmente poteva ricambiare quelle due parole, finalmente aveva capito.

Continua…