SECOND CHANCE
(Seconda possibilità)

By Lady Memory

Severus incontra Albus Severus. Il passato ritorna in una forma davvero particolare. La mia risposta alla conclusione dei Doni della Morte.

Parte XXXVII

Il Ritorno: Sera

Questo capitolo è stato scritto come tributo affettuoso a John Nettleship, l'insegnante di chimica che JKR ha immortalato nelle vesti di Severus Snape. John è scomparso il 12 marzo 2011 dopo una lunga lotta contro il cancro. Mentre io scrivevo gli ultimi capitoli della mia storia, lui concludeva la sua, lasciando famiglia e amici profondamente addolorati.

Un'autrice straniera che gli è stata molto vicina negli ultimi anni, mi ha raccontato che inizialmente John era molto preoccupato per la decisione di JKR di raffigurarlo come l'infido maestro di Pozioni, ma poi scoprì che Snape aveva tanti fan nella vita reale quanti detrattori aveva nei libri. Così, alla fine John si affezionò al suo gemello letterario e fu felice per il successo della saga e per l'amicizia che gli era stata offerta da vari autori e artisti di fanfiction.

Era un uomo buono e sarà ricordato con affetto.

... ... ... ...

Le tenebre avevano invaso la campagna, coprendo i campi con il loro lugubre mantello. Nascondendo un'oscura minaccia nella loro apparenza eterea, i fiocchi di neve avevano cominciato a scendere in caroselli casuali, come se stessero prudentemente tastando il mondo in cui dovevano avventurarsi.

Nel castello, Ginny sentiva crescere la sua angoscia mentre cercava inutilmente di individuare suo figlio e il suo cupo compagno in quell'impenetrabile oscurità, ma dato che non poteva fare altro che aspettare e preoccuparsi, tentava di mantenere la sua tensione sotto controllo ripetendosi che non c'erano pericoli intorno a Hogwarts.

I tempi erano cambiati: non c'erano più lupi mannari o centauri stizzosi pronti a tirar frecce ai viandanti…. Anche se i ragni giganti probabilmente vivevano ancora da qualche parte nelle profondità della Foresta Proibita. Ma, si rassicurò, Snape sicuramente doveva saperlo. Era un mago abilissimo, ed era stato un Mangiamorte! Indubbiamente, sapeva come difendere sé stesso e il suo allievo… e sicuramente Al si stava godendo quell'uscita col suo discutibile amico. Perché rovinare la gioia del ragazzo con la sua ansia? Non c'era nessun bisogno di preoccuparsi. Di certo sarebbero tornati da un momento all'altro. E allora, quando fossero stati al sicuro nel castello…

Le sue labbra si curvarono in un sorriso beffardo mentre provava ancora una volta nella sua mente il discorso di benvenuto che aveva appositamente preparato per il caro "zio Severus".

Persa in quelle considerazioni, Ginny non aveva comunque dimenticato il luogo in cui era o la gente che le era attorno. Perciò, quando finalmente si scostò dalla finestra, fu pronta ricambiare gli sguardi interrogativi di Minerva e Filius senza batter ciglio, mostrando così ai suoi amici più anziani che tutto era effettivamente sotto controllo.

Neville scelse proprio quel momento per entrare nella stanza.

"Eccomi di ritorno!" disse, salutando tutti col suo sorriso cordiale. "Hanna vi manda i suoi migliori auguri."

Dimenticando la sua ansia per un attimo, anche Ginny sorrise con affetto. "Sono così felice per voi," disse. "Dimmi, come sta?"

"Combatte con la nausea e spera di fare presto una chiacchierata con te, Ginny. I suggerimenti di una madre esperta sono sempre apprezzati." Neville era visibilmente euforico, e fece l'occhiolino James e Lily con aria complice. "E voi che mi dite? Come è andata la giornata?"

I ragazzi gli si erano stretti attorno per dargli il benvenuto. Con la tenera confidenza che la contraddistingueva, Lily lo tirò per la veste per richiamare la sua attenzione, sollevando il visetto raggiante in attesa. Sorridendo, Neville si chinò a darle un bacio, poi la prese tra le braccia. Lei gli si appoggiò guancia contro guancia e cominciò a parlare tutta animata.

"È stato fantastico! Ho giocato al vero Quidditch su vere scope con James e Al, e lo zio Severus è stato in squadra con me! Non ti puoi neanche immaginare cosa è successo!"

Decisamente stufo di ascoltare ancora una volta la grande avventura di sua sorella – anche perché lei aveva volato davvero mentre a lui era stata negata quell'esperienza eccitante – James la interruppe bruscamente con un argomento per lui molto più interessante.

"Sapevi che il Professor Snape sa volare? Avresti dovuto vederlo! Il suo mantello si è aperto come-"

"Un pipistrello gigante…" mormorò Neville, e gli occhi gli divennero inespressivi. James lo guardò accigliato, non comprendendo quella reazione.

"Sto dicendo sul serio!" protestò. "Lily era caduta dalla scopa, e lui l'ha raggiunta VOLANDO!"

Ancora perso nei ricordi, Neville annuì vagamente in segno di assenso. Irritato per quella che sembrava un'indifferenza sconcertante, il ragazzo continuò con impazienza, "Sa volare meglio di un uccello! Avresti dovuto vederlo! È salito così in alto nel cielo che pensavo non sarebbe più tornato indietro."

"Sì!" intervenne Lily, scoccando un'occhiataccia al fratello per averle rovinato la sorpresa. "E io ho volato con lui! È stato… fantastico!"

Poi, orgogliosamente, aggiunse una bugia sfacciata. "Ma non ho avuto paura perché lui aveva promesso che mi avrebbe protetto!"

A questo punto, sua madre fu pronta ad inserirsi nella conversazione.

"Non aveva anche promesso che Al sarebbe tornato prima del buio?" chiese seccamente, e James fece un passo indietro davanti a quel segnale ben conosciuto di collera imminente.

Neville si accigliò e sembrò rendersi improvvisamente conto che uno dei ragazzi mancava. Flitwick aveva un'aria imbarazzata, così Neville si girò verso la preside, e Minerva si leccò le labbra nervosamente.

"Sono sicura che saranno qui da un momento all'altro," disse in tono incerto. La preoccupazione stava cominciando a mostrarsi anche sul suo viso, e Ginny sentì la sua angoscia crescere a quella vista.

La donna più anziana fece un sorriso esitante. "Ci deve essere una ragione per questo ritardo, una ragione sicuramente logica. Forse hanno trovato…"

Un violento scoppio di tuono esplose in cielo, e l'intero castello vibrò sotto quel rombo possente. Ginny balzò in piedi.

"Basta!" esclamò. "Rivoglio mio figlio!"

Come se si stesse prendendo gioco di lei, il vento ululò e percosse le finestre, facendo tremare e tintinnare i vetri colorati. Fiocchi di neve cominciarono a vorticare sempre più veementemente frustando i muri, mentre un altro rombo di tuono risuonava ancora più violento. Lily spalancò gli occhi, poi nascose il viso contro Neville. La tempesta ormai era sopra il castello, e per un attimo, tutti si immobilizzarono in quell'esplosione di furia.

"E adesso che cos'hai da dire, Minerva?" chiese aspramente Ginny, incapace di reprimere ulteriormente la sua tensione. "Qualche altra scusa? Nessuna persona sensata terrebbe fuori un bambino con un tempo simile!"

Ma anche se aveva provocato deliberatamente la preside nella speranza di venire contraddetta, non ci fu nessuna risposta, e così Ginny alla fine cedette.

"Forse… forse è successo qualcosa," sussurrò, confessando la sua ansia e alzando un viso disperato verso gli altri.

"Dobbiamo trovarli subito!" esclamò Neville, stringendo inconsciamente Lily tra le braccia. Spaventata, la bambina cominciò a piangere mentre James guardava a bocca aperta gli adulti radunati nella stanza. Minerva alzò una mano.

"Penso che dovremmo chiedere al signor Bernardi," dichiarò con voce tremante, e sia Neville che Ginny videro una paura immensa nei suoi occhi.

... ... ... ...

"Al! Al! AL!"

Perso nel mezzo della tempesta, con vento e nevischio che gli ostacolavano la vista e un freddo raggelante che gli mordeva il corpo, Snape stava raggiungendo livelli di panico che non avrebbe mai pensato possibile sperimentare. Dove si era nascosto il ragazzo? Quanto avrebbe potuto sopravvivere in una temperatura così gelida? I minuti scorrevano ad un ritmo intollerabilmente lento mentre si faceva strada freneticamente tra gli alberi lottando contro gli elementi, col cuore che gli batteva all'impazzata.

E infine dovette fermarsi, disperato. No. Così non avrebbe mai funzionato. La Foresta era troppo vasta per poter essere frugata da un uomo solo. Prese un respiro profondo, cercando di calmarsi e di pianificare una strategia. Era il caso di usare la magia?

"Accio Al!" gridò puntando la bacchetta, ma non accadde nulla.

"Accio Albus Severus!" provò di nuovo, rabbiosamente. E ancora non accadde nulla.

Assurdo. La situazione era completamente assurda. Frustrato, guardò la bacchetta senza saper che fare, tremando per lo sforzo di controllare la sua ansia. E così facendo, notò che le sue mani erano diventate grigie. Come conseguenza della sua decisione precedente, la vita aveva cominciato a ritirarsi dalle sue membra. Improvvisamente capì. Rinunciando alla vita, aveva progressivamente espulso la magia dal suo corpo. Doveva assolutamente ritrovare le forze. Ma come farlo senza annullare la sua decisione? E c'era ancora tempo per farlo?

Si fermò e cercò di raccogliere tutte le sensazioni, tutte le emozioni, tutti i sentimenti meravigliosi che aveva sperimentato in quel giorno incredibile.

Richiamando a sé ciò a cui aveva appena rinunciato.

Lasciando scorrere nuovamente il sangue nelle sue vene.

Accettando nuovamente la vita.

Era pericoloso. Era estremamente pericoloso. Rovesciare il procedimento poteva distruggere il suo corpo per sempre. Ma non c'era tempo di chiedere aiuto. Ad Al restavano solo pochi secondi. Non c'erano altre possibilità, o Albus Severus non sarebbe mai sopravvissuto.

Disperato, Snape concentrò i suoi pensieri sul ragazzo.

Un tuono esplose, e il mago si sentì avvolgere da un'immensa ondata di potere.

... ... ... ...

Marcello Bernardi stava ascoltando con gli occhi spalancati ed un'espressione di terrore sul viso.

"Oh santo cielo!" esclamò. "Questo non doveva accadere!"

Il mago sembrò rimpiangere quelle parole così impulsive non appena diede un'occhiata a Ginny; goffamente, cercò di offrirle conforto prendendole la mano e guidandola verso la poltrona in cui riposava quietamente una figura immobile, coperta da un plaid. "Non si preoccupi, signora, sono sicuro che mio nonno…"

Il suono potente di un tuono rombò sopra di loro, e Tomaso Bernardi aprì gli occhi con uno scatto improvviso.

"Marcello!" chiamò debolmente con una voce in cui si percepiva chiaramente il panico. "È successo qualcosa! L'ho perduto! Il professor Snape si è scollegato!"

Entrambi gli uomini si guardarono l'un altro, terrorizzati.

... ... ... ...

Al era seduto sotto un cespuglio, e la neve aveva cominciato ad avvilupparlo dolcemente in una coltre mortale.

"Al!" lo chiamò Snape, inginocchiandosi al suo fianco per controllarlo. Il ragazzo era scosso dai brividi, e il mago lanciò immediatamente un incantesimo riscaldante. Un soffio di aria calda avvolse il luogo in cui si erano fermati. Tracciando un arco con la bacchetta, Snape creò uno scudo invisibile per trattenere il calore e trovare protezione dalla tempesta.

Al lo squadrò con aria di sfida. "Vada v-via!" disse con foga. "Non ho bisogno del suo a-aiuto! T-tornerò a casa da s-solo."

"Non essere sciocco," disse Snape, nascondendo il suo immenso sollievo sotto un tono severo e rialzandosi in tutta la sua altezza imponente. "Fa troppo freddo; finirai surgelato."

Al lottò per rimettersi in piedi anche lui. Tremava come una foglia, ma il suo viso manteneva un'espressione ostinatamente risentita mentre sembrava sfidare l'uomo che aveva davanti.

"E allora? N-non sono af-fari suoi. Non p-può più d-darmi ordini o-ormai!"

"Signor Potter! Tieni a freno la lingua! Sono sempre il tuo insegnante," replicò Snape nel suo tono più cattedratico, e a quell'affermazione, Al improvvisamente sorrise.

"È a-ancora il m-mio i-insegnante?" balbettò mentre i denti gli battevano incontrollabilmente come reazione al calore che ritornava nel suo corpo. "Allora m-mi ha d-detto una bugia p-prima, v-vero? Non p-poteva e-essere la v-verità, a-altrimenti avrebbe d-dovuto…"

Il resto della frase si perse in un mormorio indistinto mentre Al, arrendendosi alla stanchezza, barcollava e si appoggiava a Snape.

"Torniamo al castello," disse fermamente Snape, prendendo Al per il braccio. Poi si fermò. Non potevano camminare con quella temperatura. E non poteva nemmeno usare la Materializzazione Congiunta per fare apparire il ragazzo nel castello o nei giardini di Hogwarts. Gli incantesimi di protezione non li avrebbero mai lasciati passare. Si accigliò e alzò il viso al cielo tempestoso.

... ... ... ...

"Come possiamo raggiungerli?" chiese Ginny. I suoi occhi erano asciutti, la voce determinata. Dietro di lei, impossibilitato a fare qualsiasi cosa tranne che guardare – una condizione spaventosamente insolita per lui – Harry aspettava in silenzio mentre i suoi genitori si erano ritirati, con mossa piena di tatto, in un quadro appeso sopra i giovani possessori dei loro nomi, seduti in un angolo della stanza.

Tomaso Bernardi scosse la testa.

"Mia cara signora," disse, respirando ancora a fatica dopo quel risveglio sconvolgente e inatteso. "Sono davvero spiacente. Non c'è modo per me di ricollegarmi col professor Snape nel breve tempo che richiederebbe la situazione. In questo momento, il professor Snape è umano tanto quanto lei e me. Non ho più alcun potere su di lui. Temo di non poter essere d'aiuto. Dobbiamo trovare una soluzione diversa."

Marcello Bernardi si passò una mano tra i capelli con aria profondamente desolata.

"Non può essere… che cosa è andato storto?" mormorò in italiano. Anche se non aveva capito le sue parole, Ginny percepì chiaramente il suo scoraggiamento, e si morse il labbro per frenare le lacrime.

Minerva le mise una mano sulla spalla. La donna più giovane le rivolse un'occhiata accusatoria poi parlò di nuovo, indurendo il tono della voce. "Allora andrò io a cercarli!"

... ... ... ...

Fuori, nel buio, Snape si interrogò silenziosamente. Fino a quel momento, la sua magia aveva funzionato bene. La vita stava scorrendo potente nelle sue vene, e quella forza inebriante gli aveva riempito il cuore di nuova fiducia. Richiamando i suoi ricordi ancora una volta, il mago puntò la sua bacchetta esclamando, "Expecto Patronum!"

Al ansimò e spalancò gli occhi. La forma fluida di una cerva d'argento era improvvisamente sbucata fuori dalla punta della bacchetta di Snape. Risplendendo di un bagliore lieve, la leggiadra creatura alzò la testa verso il mago, come per dargli il benvenuto. Poi l'animale si avvicinò lentamente ad Al.

Il bambino e la cerva si guardarono l'un l'altro: incapace di resistere a quella visione affascinante, Al tese cautamente la mano. Immediatamente la cerva si tirò indietro, sempre guardando il ragazzo con i suoi occhi miti. Poi, con uno scatto improvviso, prese la rincorsa e sparì tra gli alberi, lasciando dietro di lei una scia argentea.

... ... ... ...

Neville fu il primo a reagire. "Vengo con te," disse a Ginny; al suo fianco, Marcello Bernardi annuì subito. "Conti pure su di me, signora," disse, indurendo la mascella.

Flitwick e Minerva si scambiarono un'occhiata impotente. Ginny prese la bacchetta. Alle sue spalle, Harry abbassò la testa e sospirò. Poi la piccola Lily fece uno strillo di paura e tutti si irrigidirono.

Qualcosa di fluido ed argenteo era appena passato attraverso i vetri colorati della finestra, atterrando graziosamente al suolo. La cerva alzò la testa e i suoi occhi dalle lunghe ciglia cercarono la donna di cui era il simbolo amoroso. Nel suo quadro, Lily ansimò e si portò una mano alla bocca, mentre gli occhi le si riempivano di lacrime. Minerva si fece avanti, col viso pieno di rispettosa meraviglia, e la cerva abbassò il capo, come se si inchinasse alla sua autorità.

Poi la voce profonda e ricca di Severus Snape risuonò nella stanza.

"Rimuovete gli incantesimi di protezione, Minerva. Stiamo arrivando."

Con un balzo elegante, la creatura di luce sparì attraverso il muro. Il silenzio attonito che seguì questa scena venne immediatamente infranto da esclamazioni confuse ed agitate finchè Tomaso Bernardi non impose il silenzio a tutti, dicendo quietamente, "Suggerirei di fare quello che ha chiesto. Subito."

... ... ... ...

Sotto il loro rifugio magico, Snape e Al stavano guardando silenziosamente la tempesta quando la cerva tornò indietro, e questa volta andò a strofinare la bella testa contro la mano di Al prima di sparire. Il bambino sorrise, e Snape annuì gravemente.

"Hanno saputo," disse. Si fermò per contemplare il cielo e respirò piano, comparando la sua agitazione interiore a quella tempesta violenta che rifletteva così bene il suo spirito turbato. I suoi ultimi istanti ormai, i suoi ultimi istanti…

Persino quel freddo pungente adesso era una sensazione benedetta sulla sua pelle, considerò amaramente. La luna brillò per un momento attraverso le nuvole, quasi a salutarlo per l'ultima volta, e la sua luce creò un effetto etereo sulla terra ammantata di bianco.

Il mago abbassò la testa e chiuse gli occhi.

"Ogni nuvola ha un riflesso d'argento*", mormorò come un augurio e un addio, sentendo il suo cuore soffrire intensamente.
(Every cloud has a silver lining: Per coloro che non conoscono questa tipica espressione inglese, il significato è più o meno: non tutti i mali vengono per nuocere)

Poi si girò verso Al, cercando di nascondere la sua tristezza. "È ora di andare, signor Potter."

Il ragazzo lo guardò, e il sorriso che ancora gli aleggiava sulle labbra dopo l'incontro con la cerva lentamente sfumò in un'espressione grave.

"E poi, quando saremo tornati, ci lascerà?" sussurrò.

Diviso tra desiderio e disperazione, Snape si sentì orribilmente svuotato. Oh, quanto avrebbe voluto poter accettare la preghiera così palpabile in quella domanda!

Ma come… come avrebbe potuto sopportare di essere intrappolato di nuovo in una cornice dopo quel giorno glorioso in cui, contrariamente ad ogni ipotesi, aveva sperimentato nuovamente la vita, assaporandola nella sua perfetta imperfezione, respirandola nei suoi polmoni e sentendola scorrere nelle sue vene?

E in che altro modo avrebbe potuto sopravvivere sulla terra senza condannare Harry ad un destino orribile o se stesso ad una prigionia perpetua?

Le emozioni gli velarono la mente, crescendo dentro di lui come foglie turbinanti nel vento, ed una rabbia silenziosa gli fece stringere i pugni con forza.

"Suppongo che non ci sia nulla che io possa dire che le farebbe cambiare idea, vero, Professore?" chiese il ragazzo, guardandolo con un'espressione sorprendentemente matura.

Snape sospirò e distolse lo sguardo, cercando di nascondere l'angoscia che gli invadeva il cuore. Questa volta non ci sarebbero state ferite sul suo corpo, ma il dolore inflitto al suo spirito sarebbe stato persino più atroce del morso di Nagini.

Al ebbe un brivido, ma non per il freddo.

"Mi mancherà tantissimo," disse tirando su col naso, e ritornando nuovamente un bambino, e un bambino molto desolato. Una lacrima cadde nella neve e scintillò gentilmente come una gemma preziosa prima di essere inghiottita da quel morbido biancore.

Il ragazzo alzò due occhi arrossati. "Si ricorderà di me nel… nel posto in cui sta andando?" chiese, cercando conforto nel suo dolore per qualcosa che non poteva capire né accettare.

Snape sentì il suo spirito lacerarsi, e il suo cuore si ribellò violentemente contro quella separazione imminente. Ma la sua mente lo mise di nuovo in guardia: non c'era niente che potesse fare! La vita come essere umano gli era stata negata vent'anni prima. Il giorno che era appena passato era stato solo un dono straordinario, un regalo per il quale adesso provava sia gratitudine che risentimento.

A che scopo gli era stata offerta la gioia di vivere se la vita doveva essergli tolta proprio nel momento in cui aveva cominciato ad assaporarla? Non sarebbe stato meglio se avesse continuato a esistere, solo e indifferente, nel suo quadro? Silenziosamente maledisse i Bernardi e la loro offerta ingannatrice, poi guardò Al e cercò di rendere ferma la sua voce.

"Certo che mi ricorderò di te!" rispose, e anche se quelle parole gli suonarono decisamente infantili e inadeguate, Al ne sembrò molto rincuorato.

"Andiamo a casa, allora," sussurrò il ragazzo, accettando la decisione di Snape e stringendo la mano che gli veniva offerta.

... ... ... ...

Con un leggero pop, Snape e Albus Severus si materializzarono nell'aula di Pozioni, nel mezzo di un gruppo in fremente attesa. Il ragazzo stava vacillando per l'effetto nauseante dato dalla Materializzazione Congiunta, e a quella vista, sua madre immediatamente gridò, "Al!"

Lui corse ad abbracciarla, e Ginny lo strinse forte. "Stai bene? È tutto a posto?" indagò poi ansiosamente, scrutando gli occhi arrossati del figlio e prendendogli il viso tra le mani, con quel modo di fare tenero e preoccupato che hanno le madri in questi casi.

Più compostamente, Minerva si avvicinò a Snape che stava guardando la scena con espressione desolata, e gli pose una mano sul braccio.

"Cosa è successo, Severus?" disse, con occhi che tradivano una profonda ansia. "Va tutto bene?"

"Sono spiacente, signora Potter," disse Snape, evitando lo sguardo di Minerva e rivolgendosi a Ginny. "Non sono riuscito a mantenere la mia promessa."

Subito intervenne Al.

"È stata colpa mia, mamma," disse con aria contrita. "Sono scappato via e mi sono perso nella tempesta. Il professor Snape ha dovuto venirmi a cercare."

Tutti si girarono a guardare il mago.

"Non è necessario che tu trovi scuse per me, signor Potter," rispose quietamente Snape ai visi in attesa. "La colpa è stata mia."

"Ma perché hai fatto una cosa simile?" chiese Ginny, guardando il figlio con occhi in cui il sollievo si stava trasformando in dubbio.

"Il professor Snape ha detto che voleva smettere di insegnare e voleva lasciarci per sempre. Allora mi sono arrabbiato con lui, e sono scappato," disse il ragazzo come se quelle parole potessero spiegare tutto.

"Ancora una volta, questa non è esattamente la verità," lo interruppe Snape. Ma Minerva adesso lo stava fissando con ansia immensa, scuotendo la testa come a negare quello che aveva appena sentito.

"Lasciarci?" mormorò. "Che cosa significa, Severus?"

Le lacrime le brillavano negli occhi mentre interrogava con lo sguardo sia Snape che i pittori; entrambi i Bernardi si erano infatti ritirati discretamente in un angolo in modo da lasciar liberi gli attori principali di quella scena drammatica di dar voce ai loro sentimenti. Minerva incrociò l'occhiata di avvertimento di Tomaso e tremò.

"Vorresti dire che tu… che tu…" Strangolata dalla forza dei suoi sentimenti, la donna non potè concludere la sua domanda e fissò Snape in silenzio.

"Posso rimanere qui soltanto come un dipinto," spiegò Snape quietamente. "Ma non posso più accettarlo. Non dopo un giorno come questo."

Non appena ebbe finito di parlare, sentì l'inadeguatezza delle sue stesse parole. Come riuscire a spiegare la tempesta terribile che infuriava nella sua anima?

Minerva alzò una mano e si coprì la bocca, mentre le labbra le tremavano incontrollabilmente. Snape le sorrise tristemente, dandole atto di quell'emozione, e poi continuò lentamente, come se stesse cercando di spiegare anche a se stesso la scelta che aveva preso a proposito di quel dilemma insolubile.

"Non posso restare qui da vivo perché questo vorrebbe dire sacrificare l'uomo che ha così generosamente scambiato il suo posto col mio."

Il mago inclinò il capo verso Harry, che stava ascoltando in silenzio.

"Quindi, le sole opzioni che mi rimangono sono di andarmene per sempre o di restare qui nella mia forma precedente: un dipinto vivente. Ma, come ho detto prima, questa seconda scelta mi è diventata intollerabile dopo questa giornata."

Di nuovo, il suo cuore battè violentemente in una protesta dolorosa, e Snape si irrigidì, cercando di mantenere il controllo. Sconvolta da quelle parole, ma soprattutto dall'espressione sul viso del mago, la piccola Lily corse ad abbracciarlo. "No, zio Severus! Non andartene! Non voglio che tu ci lasci!"

E premendogli il visetto contro i vestiti, la bimba scoppiò in pianto.

Snape sentì qualcosa di doloroso e tuttavia di immensamente dolce entrargli nel cuore. Combattè per resistere, ma quel sentimento era così acutamente struggente che cedette. Dimenticando il suo ruolo, la sua età, la sua dignità, si inginocchiò e abbracciò strettamente Lily. Poi, sopraffatto dalle sue stesse sensazioni, nascose il viso nei capelli di lei e, finalmente, le lacrime scesero a bagnargli le guance.

... ... ... ...

Nessuno cercò di muoversi. Un'intensa emozione sembrava aver paralizzato tutti i presenti. Estremamente commosso. Tomaso Bernardi si strofinò gli occhi varie volte prima di chiedere cautamente con voce roca, "Devo dedurre che lei ha scelto la soluzione assoluta?"

Percependo il pericolo nascosto in quella domanda apparentemente innocua, i ragazzi reagirono tutti insieme.

"No!" esclamò Albus Severus; poi, dopo un'occhiata desolata a Snape, girò la testa per nascondere il suo dolore.

"No!" gridò sua sorella, stringendosi ancora di più a Snape.

"No!" aggiunse James, arrossendo nello sforzo di trovare un'offerta adeguata a convincere il mago. "Per favore, Professore, non se ne vada. Giuro che mi comporterò bene!"

Neville sorrise, anche se c'era qualcosa che luccicava sospettosamente nei suoi occhi. "Non posso che unirmi ai ragazzi nella loro preghiera," disse. "Ti prego, Severus, riconsidera la tua scelta, se puoi. Sarei onorato di essere tuo collega negli anni che verranno. E spero che possano essere tanti e gioiosi!"

Poi la sua faccia rotonda, ancora da ragazzino, assunse un'espressione rattristata, quasi solenne. "Ma questa è una decisione che solo tu puoi prendere. Da parte mia, io posso solo sperare e augurarti che tu sia felice."

La voce gli si addolcì. "Lo meriti."

Dal suo quadro, Harry dichiarò pianamente, "Sono d'accordo con Neville, Professore: lei non dovrebbe lasciarci. C'è ancora così tanto che può fare. Vivere in un dipinto può aver limitato il suo corpo, ma non ha incatenato il suo spirito, e le sue azioni passate ne sono una prova."

Snape rialzò la testa. Si asciugò una lacrima, e i suoi occhi arrossati guardarono con un'espressione incredula e triste quella goccia tonda e scintillante sul suo dito. Umano… definitivamente umano, proprio nel momento in cui stava per abbandonare la sua esistenza.

Minerva si morse il labbro e intrecciò le mani con movimenti spasmodici. L'anziana donna stava evidentemente lottando per tenere il suo dolore sotto controllo.

"Vedi quanto ti vogliamo bene, Severus," disse con voce tremante. "Averti qui con noi è stata la gioia più incredibile che potessimo immaginare, e io avevo sperato che…"

Deglutì, e le sue nocche divennero bianche nello sforzo di ricacciare indietro le lacrime. Allora, raddrizzando il capo con un atto di volontà, aggiunse fermamente, "Ma quello che avevo sperato non conta nulla, adesso. La scelta è tua, e noi ti sosterremo nella tua decisione."

Poi i suoi occhi incontrarono quelli di lui, e l'emozione la vinse di nuovo. "Eppure… eppure è così doloroso vederti andar via, adesso che abbiamo finalmente imparato a conoscerti. Io… io vorrei…"

Ma non potè continuare, perché singhiozzi incontrollabili interruppero il suo discorso.

Snape chiuse gli occhi e respirò lentamente.

"Non mi sono mai sentito così," mormorò a scatti, sopraffatto da quelle sensazioni straordinarie. Si fermò, cercando di trovare le parole, ma riuscì solo a sussurrare, "Mai…"

Poi, troppo sconvolto per continuare, nascose nuovamente il viso nei capelli di Lily. La bimba ricambiò l'abbraccio. "Non piangere, zio Severus, o piangerò anche io," disse con voce tremante, e subito dopo, un lacrimone rotondo cadde sul pavimento, quasi a dare ancor più forza a quella frase.

Ginny considerò i suoi figli per un lungo momento, poi fece un passo avanti e andò ad inginocchiarsi vicino a Snape. La sua espressione rifletteva le emozioni che combattevano nel suo cuore: pena, compassione, rimorso… e qualcosa di inaspettatamente simile al rimpianto.

"Sono stata terribilmente ingiusta con lei, Professore," disse. "Mi sono sbagliata e voglio chiederle scusa. Spero che mi perdonerà."

La donna esitò. Poi continuò piano, "In tutti questi anni sono stata gelosa perché non capivo come mai, tra tutti coloro che abbiamo perso, fosse proprio lei quello che Harry avrebbe voluto ancora qui. Non mi era mai stato chiaro fino ad oggi."

Si fermò ed ebbe un sorriso incerto, imbarazzata dalle sue stesse emozioni.

"Ed ora sto per perderla, proprio quando ho finalmente capito," mormorò, posando una mano sul braccio di Snape con una carezza leggera, rinnovando così – e questa volta con piena coscienza – il gesto gentile che gli aveva offerto dopo la loro prima conversazione.

"Mi dispiace," sussurrò abbassando la testa.

Neville annuì, e Flitwick gracchiò, controllando la voce con sforzo evidente, "Ci mancherai."

Snape alzò gli occhi e con lo sguardo abbracciò tutti coloro che lo circondavano, fermandosi su ognuno di loro come se lo vedesse per la prima volta, e finalmente si posò sui ragazzi, i "suoi" ragazzi.

Albus Severus, che ormai considerava come un figlio.

James, che aveva rivelato di possedere un cuore inaspettatamente gentile nonostante la sua aria spavalda.

E l'adorabile bimba che lo stava abbracciando con tanta fiduciosa confidenza.

Di nuovo si fermò per assorbire tutti gli splendidi sentimenti che gli venivano offerti mentre la sua mente assaporava le molteplici emozioni - così straordinariamente vivide - che gli stavano invadendo il cuore. Ma soprattutto, quella incredibile, inimmaginabile, meravigliosa impressione di essere avvolto da un'onda gigantesca di tenerezza.

Sopraffatto da quelle sensazioni sconosciute, e sperimentando nuovamente la magnificenza gloriosa delle lacrime che gli bagnavano le guance, si guardò intorno e levò gli occhi in alto, come a chiedere una guida. Come potevano le persone intorno a lui capire il suo tumulto interiore, la sua devastante confusione, i suoi pensieri contraddittori? Eppure, il suo cuore si dilatava in una speranza impossibile, nella speranza di una speranza.

Con improvvisa soggezione, Snape percepì il tocco incorporeo e delicato del potente incantesimo che lo aveva riportato in vita. La sua anima tremò, e i suoi occhi si rivolsero senza esitare ad uno dei ritratti appesi al muro. Ad Harry. Forse il magico legame che aveva collegato in precedenza i loro corpi stava ora collegando i loro spiriti? Il suo cuore battè silenzioso in una preghiera rinnovata, e incredibilmente, Harry reagì a quel richiamo sorridendo ed annuendo quietamente.

Snape respirò lentamente, non osando muoversi per timore di spezzare quel momento straordinario. Poteva Harry Potter provare quel che provava Snape, uniti come erano da quel legame singolare?

Il mago guardò l'uomo che era stato così generoso da rischiare la propria vita per diventare un quadro, e sperò con tutte le forze che Harry potesse dargli un conforto, un aiuto, una soluzione: la risposta che la sua mente stava disperatamente cercando di trovare.

Non aveva motivo di dubitare. Sin dal loro primo incontro durante la festa di Hogwarts – e quanto lontano nel tempo sembrava ora quell'episodio, anche se era avvenuto solo un paio di mesi prima! - Harry era stato una continua, totale, sorprendente fonte di sorprese per il mago che gli aveva insegnato Pozioni e infelicità, Occlumanzia e diffidenza.

Perciò, disorientato ma pieno di speranza – oh, quanto disperatamente pieno di speranza! – Snape aspettò ansiosamente, in silenzio davanti a quell'uomo che aveva sempre considerato ostinato, arrogante e anche superficiale nelle sue decisioni, ma che invece, al contrario, aveva dato prova di possedere un cuore saggio e paziente.

Come se percepisse tutti quei pensieri, Harry si sporse in avanti e sorrise al suo ex Professore con lo stesso sorriso indulgente che riservava ai suoi figli.

"Non abbia paura," disse con quella sua nuova voce così sorprendentemente matura. "Non si ricorda cosa le ho detto quel giorno? Pensi alla vita come a una sequenza di quadri che collegano incessantemente ogni essere vivente in ogni parte del mondo… Pensi alla quantità di cose incredibili che è stato in grado di fare, persino da dipinto. Immagini le molte altre meraviglie che potrebbe riuscire a compiere nel futuro, e lo vedrà anche lei: non c'è nessuna differenza tra lei e me. Non ci sono argomenti che lei non possa discutere, né posti che non possa visitare, né amici che non possa incontrare, né sentimenti che non possa condividere. Il suo cuore sta solo cercando di mostrarle come fare. Non abbia paura di ascoltarlo."

Meravigliato, Snape fissò Harry. Quelle parole l'avevano colpito con forza incredibile, ma il tranquillo potere nascosto nell'uomo che una volta era uno dei suoi studenti l'aveva colpito ancora di più. Perciò, sentendosi giovane e umile in quell'inaspettato scambio di ruoli, il mago obbedì, e chiudendo gli occhi, lasciò che la sua mente si collegasse col suo io più profondo.

Lentamente ma con sempre maggior sicurezza si calò nella sua anima, seguendo il cammino che Harry aveva così gentilmente tracciato per lui. E da lì proseguì quel viaggio sorprendente, immergendosi sempre più a fondo nel suo spirito, rivivendo tutti i molteplici pensieri ed azioni di quel giorno straordinario, pesandoli nel suo cuore e comparandoli a quelli che aveva precedentemente sperimentato nella sua vita passata e in quella che gli era stata offerta come un ritratto.

Il silenzio era assoluto, poichè nessuno osava disturbare il mago nella sua meditazione, nemmeno i ragazzi. E infine Snape rialzò il capo, ancora una volta scrutando le persone nella stanza, ed un'improvvisa rivelazione lo colpì.

Per la prima volta, non gli era stato ordinato niente né era stato minacciato o costretto a fare qualcosa.

Per la prima volta, era stato accettato, desiderato ed amato esattamente per quello che era.

Le persone radunate attorno a lui gli volevano bene, nonostante lui fosse un dipinto. Gli stavano offrendo amore – l'amore senza condizioni che aveva sempre ostinatamente cercato senza mai riuscire a raggiungerlo.

Era davvero necessario essere uomini in carne ed ossa per gioire di quei sentimenti?

Era davvero necessario avere un corpo per amare ed essere amato?

Era quello il semplice segreto che il suo cuore aveva cercato di fargli vedere per tutto quel giorno mentre la sua ragione aveva infuriato e combattuto e sanguinato per la disperazione?

Snape si raddrizzò, tenendo Lily tra le braccia come uno scudo. La ragazzina gli appoggiò il capo sulla spalla, poi, approfittando della vicinanza, gli diede un bacio sulla guancia.

"Ti prego, zio Severus… resterai con noi?" chiese con una vocina piena di speranza.

Lui guardò quegli occhi in ansiosa attesa e si arrese alla voce del suo cuore e alle promesse di felicità che conteneva.

"Resterò," rispose.

La stanza esplose di gioia.