Capitolo 37
Era ormai sera inoltrata quando tornarono a casa. Trascorrere l'intera giornata in un centro commerciale aveva esaurito le forze a entrambi, ma erano comunque soddisfatti. Quel mattino, Auggie aveva prenotato un taxi privato in modo da avere a disposizione auto e autista per l'intera giornata, cosa che era stata provvidenziale visto il numero spropositato di borse e sacchetti che altrimenti avrebbero dovuto portarsi appresso. L'autista del taxi si era rivelata una persona estremamente gentile e affabile, aiutando sia Annie che Auggie in più di un'occasione e portando di volta in volta gli acquisti in auto. Avevano cenato in una piccola tavola calda, all'interno del centro commerciale, dove erano rimasti a sedere più del necessario, prima di rientrare a casa.
L'autista li aiutò a scaricare e a portare all'interno i loro acquisti e Auggie, prima che se ne andasse, gli porse una lauta mancia.
"Signore, non è necessario." disse l'uomo.
"Li prenda." gli rispose Auggie sorridendo "Lei ha fatto molto di più di quello per cui è stato pagato. Le sue mansioni non comprendevano il facchinaggio, perciò lo consideri un segno di ringraziamento. Ci è stato di grande aiuto, mi creda. Non so come avremmo fatto senza di lei."
"Bhè.. ecco... è stato un piacere, signore."
Come Auggie entrò in casa, il suo telefono squillò poi l'applicazione vocale scandì "Numero privato". Si innervosì un po' ma rispose, sapeva chi fosse e non avrebbe avuto modo di evitare la conversazione, per quanto breve avrebbe mai potuto essere.
"Buona sera." disse dirigendosi in salotto.
"Sempre molto sbrigativo August. Ti ricordi che giorno è oggi?"
"Sì."
"Aspettavo una tua telefonata, nel pomeriggio. Lo fai tutti gli anni. È l'unico giorno in cui ti ricordi di avere una famiglia."
"Già... la telefonata... mi spiace, ho avuto molto da fare."
"Così tanto da non trovare il tempo di chiamare tua madre?"
"Impegni di lavoro."
"Lavoro? Quindi stai lavorando? Sei tornato in America? Da quando? E Natasha è con te?"
"Signora Anderson, vuoi una risposta per ogni domanda o posso organizzarmi in un unico discorso?" chiese Auggie con tono sarcastico.
"Non usare quel tono con me, ragazzo!" lo rimproverò dolcemente la donna. "Fra due giorni è il Giorno del Ringraziamento, August. Se sei in America potresti tornare a casa per un paio di giorni. È passato molto tempo da quando abbiamo trascorso insieme un po' di tempo e poi non ci ha ancora presentato Natasha."
"Abbiamo rotto, mamma."
"Oh." la donna fece una pausa. " Quando?"
"Tre mesi fa."
La donna rimase nuovamente in silenzio per qualche secondo, come se avesse bisogno di riordinare i pensieri. "Come stai?" gli chiese poi.
"Sto bene, non preoccuparti."
"Sì, lo sento dalla voce. C'è un'altra donna nella tua vita, vero giovane Anderson?"
"Mamma..."
"Non devi aggiungere nulla, August. La tua voce è serena e questo mi basta. Spero solo che sia quella giusta, questa volta. Ti meriti un po' di felicità, figlio mio."
"Sono felice, mamma."
"Allora spero di incontrare presto questa ragazza che ti ha preso il cuore."
"Sì, certo. Ora devo andare."
"Ti voglio bene, Auggie."
"Anch'io mamma."
Auggie chiuse la telefonata. Sentirsi chiamare Auggie da sua madre gli fece uno strano effetto. Non lo chiamava più così da tanto tempo, da quando era tornato da Tikrit, cieco. Si sedette sul divano, appoggiando i gomiti alle ginocchia e rimase in silenzio per qualche minuto, quando si rese conto della presenza di Annie.
"Da quanto sei qui?" le chiese con voce seria e profonda.
Annie andò ad accovacciarsi di fronte a lui, appoggiando le proprie mani sulle sue.
"Da quando ti sei rivolto a lei chiamandola signora Anderson. Scusami, non era mia intenzione ascoltare la tua telefonata, stavo solo dirigendomi in cucina e ti ho sentito parlare. Non volevo disturbarti e sono rimasta ferma, in disparte."
Auggie annuì, poi prese le mani di Annie e se le portò alle labbra.
"Auggie, le hai detto che sei felice... lo sei davvero?" chiese Annie quasi sottovoce.
"Sì, Annie. Come non lo sono mai stato."
Annie si alzò sulle ginocchia, gli accarezzò dolcemente i capelli e lo abbracciò.
"Anch'io sono felice quando sei con me, Auggie."
Egli contraccambiò il suo abbraccio affondando il viso tra i suoi capelli. Amava la piacevole sensazione che gli davano i suoi capelli lunghi e morbidi, amava aspirarne il profumo, un misto tra l'odore fresco del suo sciampo e quello del profumo che metteva. Amava ogni cosa di lei, il calore della pelle, la voce, il profumo. Ma appoggiare il viso nell'incavo della spalla in mezzo alla massa dei suoi capelli, lo inebriava. Era come perdersi in lei. E sentirla così, tra le sue braccia, gli procurava sempre dei brividi che gli arrivavano dentro il corpo e l'anima. Non riusciva a capirne il motivo, ma questa donna lo eccitava oltre misura.
Annie si staccò da lui, gli posò un casto bacio sulla guancia e si alzò in piedi.
"Abbiamo ancora quelle bottiglie di Patron..." suggerì.
"Buona idea, Walker."
Annie andò in cucina, prese due bicchieri e il cavatappi, poi prese la bottiglia di Patron dalla vetrina e appoggiò tutto sul tavolino davanti al divano. Auggie, nel frattempo, aveva acceso lo stereo.
"Musica e Patron." disse Annie abbracciando Auggie alle spalle. "Balliamo?"
"Perchè no?" le rispose divertito.
"Non garantisco di ricordarmi come si fa, però." rise Annie.
"Correrò il rischio."
Ballarono per un po', uno tra le braccia dell'altra, senza parlare. Annie, la testa appoggiata sulla spalla di Auggie, si sentiva molto tranquilla. Si sentiva bene, emotivamente. Era con l'uomo che sentiva di amare più di ogni altra cosa, era fra le sue braccia. Auggie le accarezzò i capelli e la strinse a sé. Poi cominciò lentamente a massaggiarle la schiena, disegnando piccoli cerchi con le dita. Annie percepiva il calore delle sue mani forti e delicate allo stesso tempo. Alzò lo sguardo verso di lui, gli accarezzò i capelli sulla nuca, attorcigliandoseli tra le dita. Lo guardò intensamente per qualche secondo, poi si alzò sulla punta dei piedi e lo baciò. Auggie contraccambiò il bacio con trasporto, trascinandola sul divano e senza smettere di baciarla. Si sedette prendendola in braccio ed Annie si accoccolò tra le sue braccia. Il desiderio che entrambi provavano l'uno per l'altra stava prendendo il sopravvento. Le mani di Auggie erano sotto il suo maglione, accarezzandole il ventre e i fianchi e la schiena. Non riusciva a tenere le mani lontane da lei, dalla sua pelle. Annie fece lo stesso, accarezzandogli il petto e graffiandogli leggermente la schiena.
"C'è un comodo letto, di là signor Anderson." gli sussurrò mentre gli baciava il collo dietro le orecchie.
"Sì, lo so..." la voce di Auggie si fece più calda e profonda per l'eccitazione.
Segnarono la strada dal divano al letto coi loro vestiti, nessuno dei due riusciva a tenere le mani staccate dall'altro. Una volta giunti in camera Annie si lasciò cadere sul letto trascinando Auggie insieme a lei. Egli si sdraiò su di lei, accarezzandole le spalle e le braccia e i fianchi. Senza mai smettere di baciare la sua bocca, le slacciò il reggiseno e glielo sfilò.
"Per quello che stiamo facendo, questo non ti serve, Walker." le sussurrò tra le labbra. Le sue mani scesero poi verso i suoi fianchi e delicatamente le tolse gli slip. "Anche questi sono superflui, tesoro."
"Sì, sono d'accordo signor Anderson." gli rispose con voce roca, mentre gli accarezzava voluttuosamente la schiena e il petto e, scendendo a sua volta verso i suoi fianchi, infilava le mani nei suoi boxer. "Anche tu hai addosso qualcosa che non ti serve, amore mio." gli disse.
Auggie sorrise, si alzò e finì di spogliarsi. Si sdraiarono nuovamente, pronti l'uno per l'altra, assaporando entrambi ogni momento di contatto reciproco, prendendosi tutto il tempo per stimolarsi e godere appieno della reciproca presenza, fino a che i loro corpi, muovendosi perfettamente all'unisono, non furono scossi dall'ondata convulsa dell'orgasmo.
Il loro respiro, pian piano, tornò regolare. E, pian piano, si addormentarono, abbracciati.
Auggie fu svegliato dai movimenti improvvisi di Annie, che si lamentava nel sonno. Provò ad abbracciarla per cercare di calmarla ma lei lo respinse con forza. Auggie si spaventò. Annie iniziò ad urlare, uscì con un balzo dal letto e corse fuori dalla camera da letto. Auggie la sentì correre ed inciampare in qualcosa, sentì il tonfo della caduta e poi più nulla.
"Annie..." chiamò a voce alta. Non ricevette risposta. "Annie!" chiamò ancora, nuovamente senza risposta, mentre cercava di raggiungerla. Entrò nel salotto chiamandola di nuovo. All'improvviso sentì il suo respiro affannoso. Cercò di avvicinarsi a lei, chiamandola dolcemente per nome. La raggiunse dall'altro lato della stanza camminando a tentoni e la trovò seduta a terra con le gambe strette sotto il mento, che si dondolava, quasi a volersi cullare. Si mise in ginocchio accanto a lei e le accarezzò i capelli per qualche secondo, poi l'abbracciò e la cullò seguendo il suo stesso ritmo. Dopo parecchi minuti, Annie sembrò più calma.
"Annie... è stato solo un brutto sogno." cercò di tranquillizzarla.
"Auggie..."
"Sono qui, Walker."
"Non credo sia solo un brutto sogno. Io e Ryan..."
"Shhh. Non dire nulla e non pensarci, ora. Domani mattina chiamiamo Justin e parliamo con lui. Ora cerca solo di calmarti, io sono qui con te, non ti lascio."
"Auggie... tu... tu sai?"
Auggie non rispose alla sua domanda, ma l'aiutò ad alzarsi e la riportò a letto.
"Vieni, torniamo a letto e cerchiamo di dormire."
"Io non voglio dormire. Quello che tu dici essere un brutto sogno..." Annie aveva la voce rotta dal pianto.
"Sì Annie, un brutto sogno."
"Non può essere solo un brutto sogno. Mi sembrava così reale, così vero!"
Auggie la strinse a sé, ancora più forte e dolcemente allo stesso tempo, senza smettere di accarezzarla. Come era solito fare, le disegnò sulla schiena dei cerchi con le sue mani forti ma delicate, cerchi che l'avevano sempre calmata. Annie lasciò scorrere le lacrime, il corpo scosso dai singhiozzi.
"Ero in auto con Ryan e... abbiamo avuto un incidente..."
"Annie, cerca di non pensarci ora."
"Eravamo entrambi feriti, poi un medico dell'ambulanza che ci ha soccorso mi ha detto che era morto e..." Annie non riuscì a continuare per il pianto. Si era accasciata sul letto, rannicchiata contro il fianco di Auggie.
"Se era un sogno... perché... perché sembrava così reale?" chiese Annie tra i singhiozzi.
Auggie non poté fare altro che abbracciarla e cullarla, cercando di calmarla nuovamente. Ricordava le parole di Justin "Ho letto tutto il suo fascicolo. So cos'ha vissuto. Quando comincerà a ricordare avrà bisogno di tutto il supporto e la comprensione possibile."
La mattina seguente, Annie sembrava tranquilla. Non disse nulla del sogno avuto durante la notte. Si fece una doccia, preparò il caffè canticchiando, prese dei biscotti dalla credenza e del succo di frutta e del latte dal frigorifero, apparecchiò la tavola per entrambi poi andò in camera a vestirsi, mentre Auggie era sotto la doccia.
Sembrava tranquilla ma anche stranamente silenziosa. Auggie non fece domande, pensò che per il momento era meglio lasciar cadere la cosa, fingere che non fosse accaduto nulla. L'aveva sentita canticchiare in cucina, un motivetto allegro e cadenzato, quasi fosse una filastrocca per bambini. Prese degli abiti puliti dall'armadio, si vestì poi raggiunse Annie in cucina per fare colazione.
"Buongiorno, Auggie."
"Buongiorno a te, Annie."
"Che programmi hai per oggi?"
"Sono a tua disposizione. Qualunque cosa tu voglia fare..."
"Devo parlare con Justin. Poi voglio vedere Ryan. E non accetterò in alcun modo un no come risposta, da parte tua." la sua voce era ferma e determinata. "Non dopo quello che è successo stanotte."
"Annie..."
"Auggie, non puoi proteggermi dal mio passato. I sogni che faccio, da tre mesi a questa parte, sono flash che ritornano a galla nella mia mente. Ne ho avuto la certezza quando ho incontrato Calder nel deserto, quando ho sentito la tua voce sulla spiaggia di Rabat, quando ti ho chiesto di Chloe e Katya ed Eyal. Tu stesso mi hai confermato ciò che sospettavo, cioè che sono parte della mia vita. Ora, alla luce di queste cose, vuoi forse provare a convincermi che il mio sogno sia stato solo un brutto sogno? Vuoi provare a negare che il mio sogno sia qualcosa che ho vissuto veramente?" la voce di Annie era calma ma perentoria allo stesso tempo.
"No, Annie. In effetti non posso."
"Bene. Allora è deciso."
Questo era il momento che Auggie più aveva temuto. Forse Annie stava cominciando a ricordare. E se così era, era proprio dalla cosa peggiore del suo passato. E lui non sapeva cosa fare.
