Capitolo 37: Mi prenderò cura di te

Titolo del capitolo e colonna sonora: "I'll Take Care of You" delle Dixie Chicks.


Settembre 2018


"E' delizioso, Elinor!" esclamò Brittany mentre masticava. Mise la mano davanti alla bocca per essere educata, ma continuò a parlare. "Dove hai imparato a cucinare?"

"Mi ha insegnato mia nonna quando ero piccola," rispose Elinor allegramente mentre si sedeva, stendendosi il tovagliolo in grembo.

Sophie la guardò con orgoglio dall'altro lato del tavolo. "Ha imparato parecchio anche da sola. Legge libri di cucina come fossero romanzi."

"La cosa non mi sorprende affatto," commentò Santana, roteando gli occhi e sorridendo mentre prendeva il primo boccone. "Mmm!" esclamò mentre gustava la pietanza.

"E' praticamente arte culinaria, vero?" sottolineò Sophie.

Brittany e Santana annuirono, prendendo un altro boccone.

"La cena con lei è la parte migliore della mia giornata," Sophie sorrise, lanciando ad Elinor uno sguardo di pura adorazione. "Oh, ehi amore, hai dimenticato il vino!"

Santana rimase pietrificata mentre osservava Sophie alzarsi dalla sedia e avviarsi verso la cucina. Gli occhi di Brittany si spalancarono mentre li spostava fra la porta della cucina e il viso di Elinor. Elinor rimase con lo sguardo abbassato sul proprio cibo. La cena amichevole era diventata improvvisamente tesa.

"Piccola, dove hai messo il vino?" domandò Sophie dalla cucina, con tono infastidito mentre apriva sportello dopo sportello.

Elinor punzecchiò il cibo con la forchetta.

"Prontooo?" canticchiò Sophie.

"Credo che sia finito…" rispose Elinor sottovoce.

Sophie sospirò. "Okay, vado a prenderne un po'. Torno fra dieci minuti."

"No, tesoro, abbiamo ospiti," la supplicò Elinor. "Possiamo bere solo acqua o succhi per stasera."

"Sì, a me va benissimo l'acqua," intervenne Santana. "Non preoccuparti, Soph."

Udirono il suono delle chiavi raccolte dal tavolino all'ingresso e quello della porta che si apriva e si chiudeva.

Elinor posò la forchetta e appoggiò la fronte sul palmo, col gomito sul tavolo. Rimasero sedute in silenzio. Brittany dondolava le gambe sotto il tavolo, con le spalle infossate. Santana spostava lo sguardo fra Brittany e le proprie unghie.

"L'ho nascosto," ammise Elinor. "E' nel retro del mio armadio, sotto le scarpe."

"Mi dispiace tanto, El," mormorò Brittany. "Non avresti dovuto farlo."

"Ma non so più cosa fare ormai!" sbottò Elinor esasperata, "Trova sempre il modo…"

"Forse… forse è perché non puoi controllare quello che bevono le altre persone, sai?" suggerì Brittany con cautela. "Non abbiamo potere sugli altri."

"Lo so… lo so," sospirò Elinor. "Cioè, dico che lo so, eppure ci provo lo stesso. Sapere e capire sono due concetti diversi," commentò sconfitta.

"Verissimo," concordò Brittany.

A quel punto intervenne Santana. "Abbiamo pensato parecchio a te. Non ci piace vederti così triste e stressata."

Elinor affondò sulla sedia. "Pazienza. I rapporti personali sono difficili."

"Già," disse Santana esitante, inclinando la testa di lato. "Ma dovrebbero portare più felicità che stress. O almeno quelli salutari."

"Non tutti possono essere come voi due," borbottò Elinor.

Santana lanciò un'occhiata a Brittany, in cerca di un'indicazione su come rispondere.

"Anche noi abbiamo i nostri problemi," disse Brittany. "Santana è disordinatissima, lascia sempre le scarpe proprio davanti alla porta e io ci inciampo sopra. A volte quando è arrabbiata per qualcosa io non ho idea di cosa dire e mi blocco. E poi sono un po' smemorata e lei si infastidisce."

"Già, l'altro giorno è andata al negozio a prendere il latte ed è tornata col deodorante e un panetto di burro…" borbottò Santana facendo una smorfia.

"Non siamo sempre d'accordo su tutto, come sull'importanza del cibo biologico o su che film guardare, o se spendere un po' di soldi per una cena in un bel ristorante oppure risparmiarli per i momenti difficili."

"E a volte è semplicemente la vita ad essere difficile," aggiunse Santana. "Io sono sempre sepolta da libri e scartoffie e l'orario di Brittany è imprevedibile. Spesso riusciamo a vederci solo quando siamo stanche morte e abbiamo soltanto voglia di dormire. Non è sempre tutto gattini e arcobaleni."

"Questo perché Santana non vuole che prendiamo un gatto," borbottò Brittany.

"Lo faremo, te lo giuro." Santana si voltò verso Brittany. "Però non adesso, perché dobbiamo tenerci aperte tutte le possibilità fino a che non saremo un po' più stabili economicamente. Non in tutte le abitazioni accettano animali." Poi si voltò verso Elinor. "Scusa, qui non si tratta di noi. Comunque, quello che mi dà più fastidio è che… beh, Sophie sta facendo qualcosa che sa che non ti piace, eppure non fa niente per evitarlo. Se Britt mi dicesse che non vuole che lasci la pedana del bagno bagnata sul pavimento dopo la doccia, inizierei a metterla sul bordo della vasca. Almeno ci proverei, perché la amo."

"Ma Sophie mi ama!" si difese Elinor. "Sono certa che è così."

"Oh, sappiamo che ti ama!" la rassicurò Brittany. "Ti ama tantissimo."

"E' pazza di te," concordò Santana.

Brittany diede un'occhiata a Santana prima di continuare. "Stiamo solo dicendo che anche se ti ama, non ha smesso di bere nonostante a te dia fastidio."

"Non credo di avere il diritto di dirle che non può bere," commentò Elinor.

"No, hai ragione, non ce l'hai," disse Santana. "Quel che fa del suo corpo è una sua scelta. Qualunque femminista sarebbe d'accordo." Fece un cenno in direzione di Brittany, la quale annuì il suo assenso.

Brittany poi riprese il filo della conversazione. "Stiamo dicendo che non è un buon segno che non si sforzi di trattenersi con te, benché sappia che ti dà fastidio. Sarebbe come se Santana lasciasse intenzionalmente la pedana fradicia per terra."

Elinor fissò il suo cibo.

"Ehi, El?" domandò Santana con voce dolce. "Credi… credi che Sophie possa avere un problema?"

Elinor giocherellò con l'angolo del tovagliolo per alcuni istanti. Annuì lentamente mentre i suoi occhi si inumidivano. Santana sorrise triste per compassione, sentendo il cuore spezzarsi mentre la sua amica iniziava a piangere.

"Abbiamo un'idea," propose Brittany. "Ma tu puoi sempre dire di no."

Elinor sollevò lo sguardo, spostandolo fra Brittany e Santana. Le lacrime tremolavano, minacciando di scivolare.

"Verresti con noi ad un incontro degli Al-Anon?" domandò Brittany con la sua voce più gentile.

Elinor scosse il capo, facendo scendere le lacrime. "Non ho bisogno degli Alcolisti Anonimi." Osservò il cibo intatto nel piatto di Sophie.

Santana allungò la mano per toccarle il braccio. Elinor la guardò con sospetto mentre Santana iniziava a spiegare. "La Al-Anon è per chi vive a contatto con le persone che bevono. Persone che potrebbero aver nascosto il vino sotto le scarpe."

Elinor strinse gli occhi e sollevò le spalle, come se volesse scacciare quel ricordo. "Non so. Ci penserò," rispose.

"Okay. Fallo, per favore," la incoraggiò Brittany.

Elinor ritrattò immediatamente. "Non voglio che mi vedano, però. La gente di New Haven mi conosce e conosce Sophie. Non posso farle questo."

"Ma è anonimo," le ricordò Brittany. "Tutti quelli che ci vanno hanno segreti simili, e ognuno mantiene quelli degli altri. Pensaci, okay?"

"Verremo con te, quando vorrai," aggiunse Santana. "Anche noi conosciamo gente, e siamo disposte a correre il rischio che si facciano delle idee sbagliate per sostenerti."

"Grazie ragazze," sorrise loro Elinor e si raddrizzò sulla sedia. "Ci penserò. Adesso però mangiamo."

"Okay," concordò Santana.

"Ti abbiamo già detto quant'è deliziosa la tua cucina?" domandò Brittany facendole l'occhiolino.


Novembre 2018


Santana chiuse la porta e, sospirando, posò la sua pesantissima borsa coi libri. La casa era vuota e silenziosa. Andò in cucina per mettere nel lavandino la sua tazza da viaggio e fu spaventata alla vista di Brittany, che le dava le spalle mentre era intenta a tagliare verdure sul bancone.

"Cristo, mi hai spaventata!" balbettò Santana mettendosi una mano sul cuore. "Credevo che dovessi lavorare stasera."

Brittany non si voltò e si limitò ad annuire.

"Ti hanno cambiato l'orario di nuovo?"

Brittany annuì ancora, continuando a fissare intensamente le carote e il sedano.

"Significa che dovrai lavorare un'altra volta per la nostra serata insieme?" si lamentò Santana, gettando via quello che rimaneva del suo caffè e lavando la tazza.

Brittany tenne lo sguardo basso e scosse il capo, pulendo col dito i resti della carota dal coltello.

"Niente più lavoro," disse Brittany.

"Cosa?"

Brittany posò il coltello e fissò l'anta del mobiletto davanti a lei. "Sono stata licenziata," disse con voce piatta.

"Cosa?" esclamò Santana, "E' impossibile. Sei la migliore assistente che hanno! Devono essere degli idioti a lasciarti andare. Te lo assicuro, per prima cosa domattina andrò da quegli imbecilli a dirgli—"

"Santana!" la ammonì Brittany. "Non sei affatto d'aiuto."

Santana strinse le labbra per frenare il fiume di parole. Sbatté le palpebre. "Scusa." I suoi occhi vagarono per la stanza. "E cosa ti sarebbe d'aiuto?"

"Possiamo non parlarne?" domandò Brittany con una smorfia, prendendo in mano il coltello.

"Okay…" disse Santana. Fece un cauto passo verso di lei: non c'era niente che la facesse sentire più impotente che vedere Brittany triste e sconfitta.

"Almeno sono felice che tu stia a casa con me." Spostò la coda di Brittany dal collo e la baciò in quel punto, mettendole le mani sui fianchi. Brittany scosse le spalle per allontanarla.

"La cena sarà pronta fra un quarto d'ora," disse con tono inespressivo.

Santana si raddrizzò e, di fronte alla sua reazione, tolse le mani.

"Okay." Uscì dalla cucina, dando uno sguardo all'indietro mentre si avviava lungo il corridoio. Vide Brittany strofinarsi il viso col polso: si stava togliendo la frangia dagli occhi o asciugando una lacrima?

Dopo una cena silenziosa ci fu un sonoro bussare alla porta. Santana aggrottò le sopracciglia mentre era intenta a lavare i piatti, domandandosi chi potesse essere a quell'ora. Brittany si alzò dal divano per aprire.

Sulla soglia c'era Elinor con una sacca. Tirava su col naso cercando di nascondere il fatto che avesse pianto.

"Ehi!" disse Brittany preoccupata.

"E' un brutto momento?" domandò Elinor con voce tremante.

"Non è mai un brutto momento, tesoro. Entra."

"Okay. Grazie." Elinor varcò la soglia e posò la sua borsa.

"Vieni a sederti."

Elinor si avviò verso il divano e si sedette.

"Abbiamo appena finito di cenare. Hai fame?" le chiese Brittany.

"Sì. No. Non lo so," tentennò Elinor.

Santana uscì dalla cucina e le raggiunse in soggiorno, gettandosi il canovaccio sulla spalla. Dopo aver notato lo sguardo preoccupato di Santana, il viso di Elinor si accartocciò e iniziò a piangere.

"Ci-ci… ci siamo lasciate!" balbettò Elinor.

"Oh, tesoro…" la coccolò Brittany, prendendola fra le braccia. "Mi dispiace tantissimo."

Santana non l'aveva mai vista piangere in quel modo. Ansimava e singhiozzava, ma Santana sapeva che si stava trattenendo. Santana si mise a sedere dall'altro lato di Elinor, le prese timidamente la mano iniziando ad accarezzarla. Conosceva la sensazione di avere il cuore infranto, quella spaccatura che va dallo stomaco fino in gola. Tenerle la mano non avrebbe fatto differenza, ma era l'unica cosa che sapesse fare.

Nessuno parlò, ad eccezione dei singhiozzi di Elinor che riecheggiavano nella stanza. Santana continuava a spostare lo sguardo fra lei e Brittany, in cerca di un indizio su cosa poter fare.

Brittany venne in suo soccorso, come al solito. "Ti prepariamo un letto e potrai restare qui fin quando vorrai."

"Assolutamente," concordò Santana.

Elinor tirò dentro il fiato, e si pulì occhi e guance con l'avambraccio. "Non siete costrette a farlo…"

"Ma vogliamo farlo," la rassicurò Santana. "Sei una delle nostre migliori amiche."

Brittany annuì.

"Davvero?" domandò Elinor, sollevando un angolo della bocca.

"Davvero," confermò Santana.

Elinor fece una pausa. "Okay," accettò, facendo un sospiro tremante. "Grazie."


Alcune settimane dopo, Santana e Brittany se ne stavano sedute a tavola per cena. C'era silenzio e l'aria odorava della zuppa che Brittany aveva cucinato nelle ultime ore. Santana ne prese un boccone. "Mmm…" mormorò. "Questa ricetta è ottima, Britt. Anche la master chef Elinor sarebbe d'accordo."

"Grazie," disse Brittany sottovoce. "Vellutata di zucca."

Santana annuì apprezzando la delizia davanti a lei.

Elinor era sempre stata con loro a cena nelle ultime settimane, quella sera invece doveva lavorare fino a tardi e la cena senza di lei sembrava particolarmente silenziosa. Santana percepiva uno strano senso di vuoto nella splendida ragazza di fronte a lei, ma forse Brittany era solo stanca. Oppure stavano insieme da così tanto che avevano esaurito le parole da dirsi. Forse era una cosa che succedeva a tutte le coppie.

"La casa ha un aspetto magnifico," commentò Santana. Era vero: Brittany la teneva tirata a lucido, ancor di più ora che non stava lavorando. "Ho notato che hai persino sistemato la lampadina sul distributore di ghiaccio. Grazie."

"Prego."

Santana prese qualche altro boccone in silenzio.

Brittany mescolava a lungo la sua zuppa fra un boccone e l'altro.

"Mi manca il lavoro," disse infine, dando voce alle nuvole sopra di lei. "Mi manca aiutare le persone."

"Sei bravissima a prenderti cura delle persone, Britt," le disse Santana, mettendole la mano sul polso.

"Ma non ho nessuno di cui occuparmi," rispose Brittany sollevando le spalle sconfitta, poi alzò la mano per prendere quella di Santana.

"Non è vero. Elinor ha bisogno di te. E' un casino in questo periodo." Era vero. Le emozioni di Elinor erano state a dir poco altalenanti. A volte si arrabbiava per le piccole cose, come finire il dentifricio, o scoppiava a piangere durante le repliche di Jersey Shore.

"E' un bel casino," concordò Brittany, ancora fissando la zuppa.

"Allora puoi prenderti cura di lei. Adora stare con te."

Brittany sollevò di nuovo le spalle. "Non è come avere un lavoro a tempo pieno…"

"Beh… puoi prenderti cura di me," propose Santana con un largo sorriso. Sapeva che qualche battuta avrebbe fatto bene a Brittany. "Qualcuno potrebbe dire che quello è un lavoro a tempo pieno. E poi ti ricompenserei generosamente," le fece l'occhiolino.

Brittany si fece scappare una debole risatina. "Già… magari intanto che cerco lavoro potrei essere la tua piccola casalinga. Indosserò persino grembiule e tacchi."

"Oddio, piccola, credo che sia la cosa più sexy che tu mi abbia mai detto," scherzò Santana, poi posò il cucchiaio e alzò gli occhi al cielo affondando nella sedia. L'immagine di Brittany come casalinga vecchio stile le divertì entrambe. Non avevano mai definito dei ruoli all'interno della loro coppia perché preferivano così.

Brittany si mise a ridere. "Ti preparerò pipa e pantofole quando tornerai a casa ogni sera," ridacchiò.

"Oh, Brittany… non fermarti!" si lamentò Santana, gettando la testa all'indietro e passandosi una mano fra i capelli. "Mi stai facendo impazzire!"

Brittany si mise a ridere più forte, inclinando il capo all'indietro di fronte alla teatralità di Santana. Così continuò. "E ti preparerò la cena con le mie mani ogni sera…"

Santana gemette, inarcando la schiena.

"...E tu potrai sederti davanti al camino e leggere il giornale mentre io spolvero."

"Sto venendo, Britt!" Santana sbatté la mano sul tavolo, facendo tintinnare le posate.

"Ti stirerò persino le camice."

"Sì! Oh! Brittany!" strillò Santana fingendo un orgasmo.

Brittany ora stava ridendo di gusto, quel tipo di risata che dopo qualche momento ti fa male alla pancia. Quando si fermò, sospirò. "Sei divertente, S." Ridacchiò ancora un po'. "Ne avevo bisogno."

"Anch'io," disse Santana annuendo. Si rimise a sedere composta e raccolse di nuovo il cucchiaio. "Ma non tanto quanto ho bisogno di te," sorrise.

Brittany ricambiò il sorriso, raddrizzandosi sulla sedia. Prese un boccone di zuppa e la tenne un attimo in bocca prima di deglutirla. Prese altre cucchiaiate, affondando nella sedia col trascorrere della cena. Dopo aver finito la sua zuppa, Santana si alzò per riporre i piatti nel lavandino.

"Santana?" domandò Brittany con aria timida.

"Ci sono solo io qui," rispose Santana dal lavandino mentre sciacquava il piatto.

Ci fu una pausa fino a che Santana chiuse il rubinetto.

"L'hai finto ultimamente?"

Santana lasciò cadere il piatto che tintinnò contro il lavandino. "Cosa?" Si avviò a rapide falcate verso il tavolo dove Brittany era seduta. "Britt, è assurdo. Dopo sette anni credo che ti accorgeresti se fingo un orgasmo."

"Okay… volevo solo controllare." Brittany continuò a mangiare la zuppa.

Santana ritornò in cucina, scuotendo il capo alla domanda di Brittany. Dopo un momento aggiunse, "Non l'ho mai finto con te."


Una settimana dopo


"Buongiorno amore!" disse Santana salutando Brittany in cucina.

"Ehi tesoro," rispose Brittany, voltandosi mentre metteva il coperchio alla colazione di Santana: un Tupperware con un bagel e della frutta, insieme ad una tazza da viaggio col caffè. Passò entrambi i contenitori a Santana.

"Grazie," disse Santana mentre li prendeva. "Cosa farai oggi?"

"Vado con Elinor a cercare un appartamento," disse Brittany indicando i due piatti di cibo sul bancone.

"Magnifico. Le farà comodo il tuo aiuto."

"Ehi, so che volevi passare un po' di tempo solo io e te questo week-end… ma credi che potresti aiutarci con il trasloco da casa di Sophie se troviamo un appartamento?"

"Oh, cavolo… lo sai che ho un sacco da studiare, avrei davvero bisogno di questo week-end per mettermi in pari. Mi dispiace… ma Elinor ha bisogno del tuo aiuto, e mi fa piacere che tu abbia qualcuno con cui passare il tempo."

"Okay," rispose Brittany. "Beh, ci mancheranno le tue braccia muscolose."


"Mellita, domi adsum," disse Brittany varcando la soglia di casa, facendo entrare una spruzzata di neve di gennaio. Tesoro, sono a casa.

Santana sollevò lo sguardo dai suoi libri e sorrise al saluto latino. Si alzò e andò ad accoglierla alla porta con un bacio. "Ehi, sexy…" le sussurrò lanciandole uno sguardo languido. "Abbiamo la casa tutta per noi, finalmente."

"Evvai," rispose Brittany. Il suo entusiasmo non rifletteva le sue parole, ma Santana non ci fece troppo caso.

"Pensavo che Elinor non se ne sarebbe mai andata… Ti va di andare a letto e guardarci un film?" domandò Santana. Dal suo tono trasparivano chiaramente le sue vere intenzioni mentre faceva scivolare le braccia intorno alla vita di Brittany e poi giù lungo la schiena avvicinandosi col bacino.

"Perché disturbarsi col film?" minimizzò Brittany.

Santana sorrise e la baciò sul collo, leccandola appena sotto la mandibola. "Mi piace il tuo modo di pensare," mormorò seducente.

Guidò Brittany in camera da letto tenendola per mano, voltandosi per sorriderle mentre camminavano lungo il corridoio. Quando raggiunsero i piedi del letto, Santana la tirò a sé tramite i passanti dei pantaloni e poi le prese il viso fra le mani mentre la baciava. Brittany rispose alle sue labbra e alla sua lingua, ma non prese l'iniziativa.

Santana le sfilò i jeans senza obiezioni e poi si tolse i propri. Poi, senza troppi preamboli, si tolse la biancheria e poi quella di Brittany prima di spingerla sul letto. Santana avanzò a carponi su di lei, baciandole il collo come se fosse assetata e la pelle di Brittany una nuova sorgente in una familiare radura.

"Mmm… è passato un po'," mormorò Santana contro la clavicola di Brittany. Le sue labbra non lasciarono mai la sua pelle, così le sue parole erano un po' biascicate.

I baci di Santana diventarono più rapidi mentre si spostava sul suo collo. Sembrava quasi come ai tempi delle superiori: era alla disperata ricerca di qualsiasi tipo di contatto, lasciandosi andare spericolata, senza pensare alle possibili conseguenze. Brittany avvertì il suo fervore dal calore quasi febbricitante della pelle di Santana e dall'urgenza con cui con le mani cercava di aggrapparsi ad ogni curva. Brittany tirò il bacino di Santana verso il basso, sorridendo quando avvertì la sua eccitazione contro la coscia. Santana gemette al contatto e chiuse gli occhi per un attimo prima di strofinarsi contro la gamba di Brittany con desiderio adolescenziale. Santana era lieta che Brittany non stesse giocando al suo solito 'sto sopra io': quella sera voleva comandare lei, e non aveva la pazienza per combatterla per avere il permesso. A letto era appassionata, proprio come lo era sempre stata.

"Qualcuno va a fuoco stasera," sorrise Brittany dolcemente.

"Sempre per te…" ansimò Santana.

Santana iniziò ad ansimare, chiudendo gli occhi mentre si lasciava trasportare dal desiderio. Spostò una mano dal seno di Brittany, portandola in basso per accarezzarsi, alzandosi un po' perché Brittany potesse vedere. Ben presto i suoi ansiti si trasformarono in gemiti e Brittany sorrise. Anche se di solito era lei quella che si occupava dell'orgasmo di Santana, le piaceva moltissimo guardarla mentre si toccava.

"Ti piace, amore?" le domandò Brittany, distesa ferma sotto di lei.

"Uh huh…" gemette Santana. "Dio, quanto mi fai bagnare…"

"Ti sento sulla gamba." La voce di Brittany era dolce e serena, in netto contrasto con il tono profondo e rauco di Santana. Sembrava quasi che Brittany stesse cantando. "Vieni per me. So che lo vuoi."

Santana strinse le labbra e chiuse gli occhi per un momento prima di togliere la mano e mettersi seduta più composta. "Mmm… lo vorrei tanto. Da morire. Ma prima tu," disse mentre si spostava verso i piedi del letto, affondando fra le gambe di Brittany. "Farti venire per prima rende il mio ancora più intenso."

"Non preoccuparti, piccola, continua pure…" protestò Brittany allungando le mani per riportarla su. Ma Santana si era spostata velocemente, e Brittany riuscì a raggiungere solo i suoi capelli.

Santana fece scivolare la lingua per assaggiare il sesso di Brittany. Mentre raccoglieva sua la dolcezza, perse il senso del tempo. Le ginocchia di Brittany si sollevarono di qualche centimetro quando Santana iniziò a consumarla.

Santana lo fece diligentemente. Adorava farlo, davvero. Adorava il sapore. Adorava la sensazione e il calore della pelle e l'umidità che cospargeva il suo mento e le guance fino alla punta del naso. Adorava il fatto che fosse disordinato. Adorava i suoni che uscivano la sua bocca mentre leccava e succhiava e baciava e ne assaporava il succo. Ma soprattutto, adorava i suoni che emetteva Brittany e il modo in cui dimenava la testa sul cuscino mentre spingeva la faccia di Santana contro di sé.

Ma la lingua di Santana stava iniziando a dolere e Brittany non si dimenava. Eppure, Santana insistette. Provò a mormorare, sperando che le vibrazioni potessero accendere il desiderio di Brittany. Provò a scrivere parole con la lingua: prima parole bellissime come amore e cuore e per sempre e, quando non funzionarono, provò con parolacce come fica e scopare e venire. Provò ad allentare la lingua e a irrigidirla. Provò a succhiare più forte. Provò a mordicchiare. Niente scatenava una reazione.

Santana si leccò le labbra staccando la bocca. "Vuoi qualcos'altro?" le domandò, ansimante.

"No, è bellissimo amore…" mormorò Brittany, con tono assopito.

Santana sollevò lo sguardo e vide Brittany col braccio sugli occhi. "Sei sicura?" le chiese.

"Uh huh," rispose Brittany, annuendo da sotto il braccio.

Santana ritornò imperterrita a leccare e succhiare. Dopo un po' Brittany ancora non aveva fatto progressi, quindi Santana la penetrò con due dita e si concentrò con la bocca solo sul clitoride. Brittany lasciò andare un grugnito poco convincente.

Santana mosse la mano allo stesso modo in cui aveva fatto per anni: non in modo meccanico, ma più esteso e circolare, che rallentava quando entrava dentro di lei. Allo stesso tempo, la sua lingua tracciava lo stesso disegno di sempre contro il suo clitoride, alternando carezze lunghe e lente su e giù a più rapidi zig zag avanti e indietro. Santana lo succhiò anche circondandolo con le labbra: era stata la combinazione giusta per anni, ma Brittany non stava ansimando o stringendosi il seno o spingendo la testa di Santana più a fondo. Brittany non stava facendo praticamente niente.

Santana optò per un approccio diverso.

"Mmm… piccola hai un sapore meraviglioso," mormorò contro di lei. Continuò a leccare e succhiare, i suoi movimenti andavano di pari passo con le sue parole. "Sentirti sulla mia faccia mi fa arrapare da morire…" Leccò e succhiò ancora un po'. Ottenendo scarsa reazione, invertì la posizione della mano e della bocca, disegnando cerchi sul clitoride di Brittany mentre con la lingua la penetrava e la leccava dall'alto in basso. Santana sentì il bacino di Brittany sollevarsi appena per inseguire la sua bocca. Era un buon segno.

"Continuerò a scoparti con la lingua finché non mi vieni in faccia…" Diede una lunga leccata verso l'alto, incurvandola mentre incontrava le sue dita. "Poi ti pulirò con la bocca… leccherò tutto il tuo orgasmo e te ne chiederò ancora."

Brittany tremò appena.

Santana abbassò la testa per continuare a scoparla con la lingua, con fervore rinnovato ora che aveva ottenuto una qualche risposta. Rese i suoi movimenti più rumorosi, leccando e succhiando e schioccando più forte che poteva, sapendo che l'avrebbe fatta eccitare. Brittany sollevò il bacino per un attimo prima di posarlo di nuovo sulle lenzuola.

Santana iniziava a scoraggiarsi. Se solo fosse riuscita a portare Brittany nello stesso stato in cui si trovava lei, sarebbe stato elettrico fra di loro. Fece un ultimo tentativo. "Sarei così grata del tuo orgasmo che mi lascerei fare qualunque cosa tu voglia…"

Pensava che quello di certo l'avrebbe fatta scattare: Brittany adorava la sensazione di avere il controllo sul corpo di Santana. Ma l'unica reazione che Santana ottenne fu un gemito sforzato. Santana decise di smettere di parlare: si sentiva troppo vulnerabile a lasciarsi andare con quelle frasi se non otteneva risposta.

Santana continuò la combinazione di mani e lingua. Dopo alcuni minuti, sentì Brittany fare qualche suono, ma erano strani e forzati.

"Sì… così…" gemette Brittany. Santana era confusa: non aveva nemmeno mosso le dita o la lingua in modo diverso da prima.

Brittany sollevò il bacino e poi gemette.

"Oh! Haaa… UGH!" strillò Brittany, inarcando la schiena con troppa grazia prima di scivolare di nuovo sul letto. Sospirò. Il suo respiro si fece regolare troppo in fretta.

Santana fermò le dita e la lingua, spalancando gli occhi per lo stupore.

"E' stato bellissimo, piccola…" mormorò Brittany con il braccio ancora sugli occhi.

Brittany era una pessima attrice.

Il desiderio di Santana si congelò e poi si trasformò in rabbia. Si pulì il viso con un angolo del lenzuolo e si mise seduta. Stringendo i denti, si spostò dalla sua parte del letto e si sdraiò, incrociando le braccia davanti al petto. Si voltò verso la parete, avvampando di rabbia mentre cercava di respirare profondamente e lentamente. Più ripercorreva con la mente la performance di Brittany, più la sua mandibola si irrigidiva e più il silenzio nella stanza diventava assordante. Alla fine dovette sfogarsi.

"Non fare finta con me, Britt. Mai più."

Santana si sentì un po' sollevata, ma quando dopo diversi istanti Brittany non rispose, la tensione crebbe a dismisura. Perché Brittany non aveva detto niente? Era così atipico per lei. Il peso del silenzio schiacciava Santana come una coperta di piombo. Brittany ruppe il silenzio solo per via del fruscio delle lenzuola, mentre si voltava dall'altra parte, avvolgendosi con le coperte.

Santana fumava di rabbia. Si domandò se fosse troppo rude andare a dormire sul divano. Da una parte non poteva certo addormentarsi così. Ma d'altra parte non voleva nemmeno peggiorare la situazione. Forse stava solo valutando i pro e i contro perché era troppo livida di rabbia per poter fare una mossa. Aveva appena deciso di non fare niente quando udì il cambio del respiro di Brittany, ad indicare che si era addormentata. Santana strinse gli occhi, come se potesse aiutarla a fare altrettanto. Non fu così.

La mattina seguente le cose non migliorarono. Santana si svegliò di cattivo umore, la collera della sera precedente non era svanita. Si fece una doccia veloce e si preparò in silenzio per andare a lezione, tenendo gli occhi bassi quando vide dallo specchio del bagno che Brittany si era svegliata. Chiuse la porta del bagno per truccarsi e asciugarsi i capelli.

Quando si avviò per il corridoio in direzione della cucina, vide che Brittany le aveva preparato la sua tazza da viaggio col caffè e il solito contenitore con il cibo vicino alla sua cartella: un bagel con crema al formaggio, alcune fragole, e due fette di bacon. Santana uscì dalla porta prima che Brittany potesse voltarsi e dire qualcosa.

Santana ritornò a casa quella sera e vi trovò un vaso di gardenie ad attenderla sul tavolo. Vicino al vaso c'era un biglietto scritto a mano da Brittany. Sul davanti c'era un cuore fatto con dei piccoli pezzi di tessuto colorati a mosaico. Mentre apriva il biglietto, Santana si sentì capace di respirare di nuovo per la prima volta quel giorno.

Mia carissima S,

Mi dispiace tantissimo per ieri sera. Avevi ogni diritto di arrabbiarti con me. Posso solo immaginare quanto mi sarei sentita male se l'avessi fatto tu a me. Avrei dovuto comunicare meglio. Ti prego di accettare le mie scuse. Ti prometto che non succederà di nuovo.

Sarai sempre la donna più sexy che conosco.

Ti amo,

Britt-Britt

P.S. Non vedo l'ora di vederti una volta finito il trasloco di Elinor. La tua cena è nel frigo, scaldala nel microonde per un minuto e mezzo :)

Santana si strinse il biglietto al petto, sentendosi placare dopo una giornata di trambusto. Si piegò per annusare le gardenie. Mentre inspirava, le giunsero i ricordi del bouquet del ballo studentesco. Si meravigliò di come all'istante la sua mente avesse dipinto l'immagine di Brittany in quel vestito rosa pallido, che camminava a testa alta sulla pista da ballo mentre le teneva la mano. Grazie a quell'immagine, si ricordò esattamente quanto fossero stati meravigliosi gli ultimi sette anni. Sospirò, si raddrizzò e andò in cucina per recuperare la cena.

Mentre mangiava, si accorse di quanto fosse esausta: essere arrabbiata aveva consumato tutte le sue energie! Si mise una sveglia sul telefono, voleva studiare ancora un'oretta per un compito. Quando il telefono squillò, si mise il pigiama, andò a letto, e concedette al suo corpo un sonno meritato.

Si svegliò al suono della porta d'ingresso che si chiudeva. Sorrise: Brittany era a casa. Alcuni istanti dopo la sentì infilarsi in camera da letto, camminare in punta di piedi verso il bagno per lavarsi la faccia e i denti. Santana si girò, stringendo gli occhi di fronte alla striscia di luce che fuoriusciva da sotto la porta del bagno. Riusciva a vedere le ombre dei piedi di Brittany mentre danzavano avanti e indietro per la sua routine pre-notturna: lavarsi i denti, passare il filo interdentale, spazzolarsi i capelli e lavarsi la faccia. Era l'unica routine a cui Santana ricordava di aver assistito. Brittany spense la luce prima di aprire la porta in modo da non disturbare Santana.

"Ehi piccola," mormorò Santana. Sbadigliò e si voltò in modo da intravedere la figura di Brittany al buio.

"Ehi tesoro." Santana riuscì a sentire il sorriso nel sussurro di Brittany mentre si avviava dall'altra parte del letto. "Non volevo svegliarti."

"Non preoccuparti. Avevo voglia di vederti," sussurrò Santana, allungando la mano al buio alla ricerca di lei. Brittany si tolse la maglietta e si infilò a letto per baciarla. Le loro labbra scivolarono ed entrambe sorrisero allo stesso tempo: andava di nuovo tutto bene. Brittany la baciò un'ultima volta per sincerarsene prima di scendere di nuovo dal letto.

"Com'è andato il trasloco?" domandò Santana.

"Estenuante," sospirò Brittany, posando l'orologio sul comodino. "Elinor ha un sacco di roba. Soprattutto scarpe, direi."

"Come sta?"

"E' molto dura per lei," rispose Brittany mettendosi una maglietta pulita e un paio di pantaloni del pigiama. "Sophie non le sta rendendo le cose facili… si è presentata mentre stavamo caricando l'auto con le ultime cose con in mano dei fiori, gioielli e un discorso preparato. Quello e un quintale di promesse che le ha già fatto più di una volta." Brittany sollevò le coperte e si infilò a letto, inviando uno sbuffo d'aria sul fianco di Santana. "Ma Elinor si riprenderà. E' forte."

"Mm hm," Santana annuì contro il cuscino aggiustandosi le coperte intorno al corpo. Brittany si spostò verso di lei sdraiandosi sul fianco. Il suo bacino si trasformava sempre nella nicchia perfetta in cui Santana poteva accomodarsi. Mormorò facendosi indietro, col calore del corpo di Brittany a compensare lo sbuffo fresco che si era appena infilato sotto le coperte.

"Sono così felice che siamo entrambe felici e in salute," disse Brittany contro i capelli di Santana.

"Mmm… anch'io," mormorò Santana.

Brittany sollevò il capo per baciare il retro del collo di Santana, ancora umido per il sudore accumulato durante il sonno. "Ti ho mai detto quanto sono fortunata ad averti?" le sussurrò.

"Sì," rispose Santana sorridendo al buio. "Una o due volte."

Brittany avvolse le braccia intorno ai fianchi di Santana e distese la testa sul cuscino. "Molto, molto fortunata..." mormorò.