"I survived.

I speak, I breathe,

I'm incomplete"

Queens of the Stone Age, The Vampyre Of Time And Memory


Donnie si è precipitato nel laboratorio, seguito da April. Ha fatto appena in tempo a registrare la presenza di Splinter e Raffaello, anche loro richiamati dal grido, che tutta la sua attenzione si è focalizzata su Michelangelo.

Il fratello minore, in piedi accanto al lettino, piangeva.

È stata appena una frazione di secondo, quella prima di girare lo sguardo a Leonardo, ma è bastata per atterrirlo. Poi, ha ascoltato le parole di Mikey, ma a quel punto aveva già visto.

"Ha aperto gli occhi! Leo ha aperto gli occhi! Donnie! Ha aperto gli occhi! Leo! Oh Leo!"

Michelangelo stava praticamente urlando, incapace di stare fermo, l'espressione euforica ed allucinata, quasi sotto shock. "Raph! Sensei! Ha aperto gli occhi!"

Tutti si sono stretti di corsa accanto al lettino.

"Donnie, si è svegliato, Donnie? Lui…?

"Calmati, Michelangelo" ha detto Splinter scostando delicatamente il figlio mascherato in arancione per avvicinarsi di più a Leonardo.

Il mutante aveva la sua maschera blu. Sotto di essa, le palpebre si erano dischiuse lasciando intravedere le iridi dello stesso colore. I muscoli del viso erano ancora rilassati come nel sonno profondo, ma gli occhi erano aperti,anche se non completamente; le palpebre sbattevano mentre lo sguardo vagava intorno, senza soffermarsi su niente.

"È… è sveglio?" La voce di Raffaello era bassa, carica di aspettativa.

"Allontanatevi un po', per favore." Donatello ha allargato le braccia per spostare Splinter e Raffaello al suo fianco, e poi ha fatto un segno con le mani a April e Michelangelo dall'altra parte del lettino. "Non gli state tutti sopra."

Ognuno ha prontamente ubbidito, lasciando adesso solo Donatello accanto a Leonardo.

"Leo?"

Il viola sentiva un groppo alla gola, le parole uscivano flebili, esitanti. "Fratello, mi senti?"

Ma Leonardo continuava a muovere gli occhi da un lato all'altro, piano, senza dare alcun segno di aver percepito quello che vi era intorno a lui.

"Leo?" ha fatto ancora Donatello.

Dopo un paio di minuti, la situazione non era cambiata. L'euforia di tutti si era adesso raffreddata in una muta attesa.

"Donatello?" Splinter ha rotto il silenzio.

"Non so, Sensei… Dobbiamo aspettare."

"Ma è sveglio? Non è vero?"

"Mikey, ricordi i discorsi che ti ho fatto? Non possiamo saperlo. Dobbiamo aspettare."

"Maledizione!" Raffaello ha sbuffato fendendo l'aria con i pugni scagliati giù, ai suoi fianchi; poi si è allontanato, dando un calcio allo sgabello che ha incontrato per strada, e si è buttato a sedere sulla scrivania, incrociando le braccia.

Leonardo aveva sì gli occhi aperti, ma sembrava che stesse continuando a dormire. Tutti sapevano bene che poteva essere un falso allarme, ma questo cambiamento, dopo due mesi, li aveva messi in uno stato di ansiosa speranza. Soprattutto Michelangelo sembrava fremere nell'incertezza, ed i suoi occhi si spostavano in continuazione da Leo agli altri, apprensivi, desiderosi, eccitati.

Ancora una volta, tutti si sono ritrovati ad attendere in silenzio in infermeria. Solo che adesso, dopo circa una decina di minuti, un flebile suono è uscito dalla bocca di Leonardo.

"Mh…"

La tartaruga in blu ha piegato leggermente la testa. La maschera copriva gli zigomi adesso sporgenti nel volto emaciato.

Donatello ha sentito le lacrime salirgli agli occhi. Era più forte di lui. Nonostante tutte le sue remore e paure, ha provato una tale gioia da rimanerne quasi soffocato.

Lo sguardo di Leonardo l'aveva messo a fuoco. Suo fratello lo stava guardando.

"Mikey, ben cotte"

L'atmosfera in cucina quella mattina era serena, quasi normale, come non lo era stata da molto tempo. Michelangelo era ai fornelli, Raffaello e Donatello seduti al tavolo. La sera prima, dopo aver aperto gli occhi ed essersi mosso leggermente, Leonardo si era riaddormentato, lasciando tutti un po' delusi, ma ancora elettrizzati. Dopo qualche ora Splinter aveva invitato April a tornare a casa ed i figli a dormire un po', mentre lui sarebbe rimasto da Leonardo. Il loro sensei era ancora lì, mentre i ragazzi, svegliati da poco, stavano facendo colazione.

"Ma non troppo. Al solito. Insomma, tu sai, come le fai sempre, sono buonissime…" La voce di Raffaello si è spenta piano. Nel parlare al fratello mascherato in arancione ci andava con i piedi di piombo. L'atmosfera, in fondo, era quasi normale. Ancora tra lui e Michelangelo qualcosa non andava.

"Tranquillo, Raph." Michelangelo con maestria ha voltato l'ennesimo pancake.

"Tu sicuro di non volerne, Donnie?"

"Sì, grazie Mikey, mi basta il caffè."

"Non sia mai detto che tu faccia una vera colazione per mettere un po' di muscoli su quelle ossa, secchione!"

"Non sono magro, Raph. Ho un fisico asciutto." Si è stretto scherzosamente il bicipite con enfasi. "Muscolatura snella e tonica. Sei tu che sei tarchiato."

"Aspetta che finisco qui e poi seguimi nel dojo che ti faccio vedere cosa ti fa il tarchiato" ha risposto con la bocca piena, sventolando la forchetta.

Poi, ha abbassato lo sguardo al braccio fasciato di Donatello, subito pentito della minaccia scherzosa.

Idiota. Sono un maledetto idiota.

Donatello ha fatto finta di non accorgersi della gaffe. Si era alzato carico di fiducia e niente avrebbe potuto rovinare questa giornata. Dopo più di due mesi, suo fratello si era svegliato. Aveva deciso di mettere da parte tutte le sue paure da medico e di godersi solo le speranze. Leo si sarebbe alzato presto da quel lettino, come se niente fosse successo. Nessun danno cerebrale, nessuna menomazione della malattia, nessun trauma irreparabile, niente.

"Mhmm…"

"Leonardo?"

Splinter è balzato in piedi. La tartaruga mutante si stava muovendo di nuovo.

L'odore della colazione arrivava fino al laboratorio, dove Hamato Yoshi aveva passato ancora una volta lunghe ore scomode su una sedia. Solo che questa notte era stata diversa. Perché suo figlio si stava svegliando, e non vi era niente di più bello al mondo.

Gli occhi blu hanno sfarfallato un po', poi si sono aperti, guardandosi intorno assonnati.

Splinter ha stretto forte la mano del ragazzo.

"Figlio mio, mi senti?"

Leonardo ha girato piano la testa verso di lui. Dopo un tempo che è sembrato al maturo mutante incredibilmente lungo, l'adolescente l'ha guardato negli occhi.

La tartaruga ha dischiuso la bocca, ma non ne è uscito fuori alcun suono. Ha abbassato un attimo le palpebre, le ha riaperte, più sveglio. Ha tentato ancora di parlare.

"S… s…"

"È tutto a posto Leonardo. Ti sei svegliato, figlio mio." Splinter commosso gli ha messo una mano sul piastrone.

"S… nsei."

È stato appena un sussurro, ma è bastato a far balzare il cuore di Hamato Yoshi.

"Sono qui, Leonardo, sono qui, è tutto a posto…"

Ha preso la mano del figlio, leggera, col suo polso adesso così sottile, e attento a non sfiorare il cerotto con la flebo se l'è portata delicatamente alla guancia. Al diavolo ogni stoico controllo delle emozioni; Splinter ha strofinato la mano del suo ragazzo contro la pelliccia del suo viso e si è sentito sciogliere il gelo nel petto.

Donatello è entrato in laboratorio, tenendo in mano la tazza del caffè. Appena ha guardato verso l'angolo infermeria, è corso a posare la tazza su un tavolino e si è avvicinato a Leonardo.

"Leo? Sei sveglio? Puoi sentirmi?"

Gli occhi blu si sono spostati lentamente dal padre al fratello. Come se quest'operazione gli avesse richiesto una fatica immane, ha dovuto chiudere le palpebre qualche secondo; adesso anche l'espressione del viso era più sveglia, ma stanca.

"Puoi sentirmi Leo?" ha ripetuto Donatello.

Leonardo ha guardato fisso il fratello teso su di lui, poi ha fatto un piccolissimo gesto di assenso con la testa.

Donatello si è sentito invadere da una felicità che non provava da mesi. Leonardo era sveglio, e stava comunicando!

"Hai dolore?"

Gli occhi blu si sono mossi un po' avanti e indietro, confusi, come se non avesse capito o non sapesse rispondere.

"Ok, ok, è presto per questo. Mi riconosci? Sai chi sono?"

Ancora una volta gli occhi hanno perso il fuoco sulla visuale. Donatello stava iniziando a sentire un brivido corrergli lungo la colonna vertebrale quando un altro piccolo, ma meno deciso, sì con la testa l'ha nuovamente tranquillizzato.

Leonardo ha tirato il viso in un faticoso abbozzo di sorriso, poi si è concentrato e si è sforzato di parlare.

"Mhmm… R… Mhm… R… Raphh…"

Donatello ha fatto un passo indietro, appoggiandosi sgraziatamente al tavolino.

La tazza di caffè si è infranta contro il pavimento.

"Come sarebbe a dire che non possiamo vederlo?" Raffaello ha praticamente ruggito a Donatello che, in piedi davanti alla porta del laboratorio, ne bloccava l'ingresso a lui e a Michelangelo.

"È confuso, e credo che vedervi potrebbe solo farlo agitare."

"Diavolo, Donnie! Mi stai dicendo che mio fratello è sveglio dopo due mesi, ed io non posso vederlo per non farlo agitare? Se si agita me ne esco, ma io vado!"

Raffaello ha spinto con non molta delicatezza da parte Donatello, ed è entrato in laboratorio. Niente avrebbe potuto impedirgli di rivedere Leo. Era sveglio. Era sveglio! Dopo tutto questo tempo, dopo tutta la paura. Credeva di averlo perso, ed invece eccolo, era lì, con gli occhi aperti…

Si è avvicinato al lettino sentendo una strana debolezza nelle gambe.

"Leo…"

Leonardo ha girato la testa al suono della voce. Anche Splinter ha guardato Raffaello.

La tartaruga in rosso ha letto nell'espressione di suo padre qualcosa che non gli piaceva. Non era contento che Leonardo si fosse svegliato? Una strana sensazione, come se ci fosse qualcosa di sbagliato, ha preso a strisciare dentro di lui.

Leonardo lo stava scrutando. Finalmente, le sue iridi blu erano fisse su di lui. Quante volte Raffaello aveva pensato, in quelle settimane, agli occhi di suo fratello. Aveva desiderato uno sguardo da loro. Uno dei loro sguardi d'intesa durante la battaglia, quando senza parole bastava un movimento delle orbite per organizzare strategie perfettamente orchestrate. Uno sguardo divertito, per le buffonate di Mikey, per le impacciate farneticazioni di Donnie davanti ad April. Anche uno sguardo di disapprovazione, perché come al solito suo fratello gli rimproverava di essere troppo avventato, troppo impulsivo, di mettere in pericolo la propria vita, e come al solito aveva ragione.

Ma lo sguardo che Raffaello stava ricevendo adesso, era… strano. Leonardo era sveglio, cosciente, lo sguardo era lucido. Ma non lo stava guardando come un fratello.

Lo guardava come un estraneo.

Raffaello ha capito improvvisamente che Leonardo non lo riconosceva.

"Leo?"

L'ha toccato sul braccio. Leonardo ha allargato gli occhi, improvvisamente spaventato. Le pupille sono rimbalzate da una parte all'altra, poi ha cominciato a muovere convulsivamente la testa ed a mugugnare.

"Te l'avevo detto! L'hai fatto spaventare!"

Donatello ha strattonato violentemente Raffaello all'indietro. Per lo shock della situazione il rosso non ha saputo riacquistare l'equilibrio ed è caduto per terra.

"Fuori!" Donatello furioso lo sovrastava indicando la porta.

"Ma che diavolo!"

"Esci, idiota!"

Raffaello è balzato in piedi, furente. Ha stretto i pugni, pronto a sferrare un colpo.

Poi, con la coda dell'occhio, ha visto Michelangelo, fermo in piedi ancora sulla porta del laboratorio.

Ha aperto i pugni.

"Uscite tutti."

L'ordine di Splinter è stato appena mormorato ma portava un'inflessione nella voce che non ammetteva repliche.

Con la testa china, Raffaello ha preceduto Donatello e Michelangelo fuori dalla stanza.

"E chiudete la porta!" ha fatto ancora Splinter.

I tre fratelli si sono buttati sui gradini della grande fossa nella zona centrale.

I minuti sono passati lenti. Seduti lontani tra di loro, ognuno perso nei propri pensieri, i tre giovani mutanti si voltavano ogni tanto verso la porta chiusa.

Il rumoroso sospiro di Michelangelo ha indotto Raffaello a guardarlo. Gli occhi azzurri erano persi davanti a sé. Lontani mille miglia dai suoi pensieri felici che sempre sapevano portare un raggio di sole nelle giornate più buie. Il mutante mascherato in rosso ha poi rivolto l'attenzione a Donatello. Il viola si teneva la testa tra le mani.

Raffaello ha pensato di essere un fratello maggiore terribile. Si sarebbe preso a calci per essersi comportato per l'ennesima volta come lo stupido che si sentiva.

"Scusa, Donnie."

Donatello ha tolto le mani, gli occhi nocciola brillavano di lacrime. Era stato un colpo terribile, per tutti.

Poi ha fatto un sorriso triste.

"Non fa niente Raph. Siamo tutti nervosi." Ha guardato Michelangelo, che ancora non prestava attenzione ai fratelli.

"È solo che… Quando finirà questa storia, Donnie? Io credevo…"

"Ci avevamo sperato tutti. Ci avevo sperato anch'io…" Ha abbassato nuovamente lo sguardo. "Ma solo nei romanzi chi si sveglia dopo due mesi di coma chiacchiera allegramente come se niente fosse successo. Nella realtà il risveglio è difficoltoso, e la ripresa molto lenta." Quando c'è, la ripresa.

La porta del laboratorio si è aperta piano, e Splinter si è avvicinato.

Donatello e Raffaello si sono alzati in piedi. Il viola si è messo sull'attenti e poi ha fatto un lieve incino.

"Scusa, Sensei."

Raffaello l'ha guardato ed imitato.

"Sì, scusa maestro."

Splinter ha alzato un braccio, a scacciare via la questione, poi si è rivolto a Donatello.

"Si è addormentato nuovamente."

Donatello ha annuito. "Beh, è normale, credo. Ha detto qualcos'altro?"

"No, ma mi ha stretto un po' la mano."

"Bene!" Donatello si è illuminato, ha sorriso felice, poi ha ridimensionato un po' il suo entusiasmo quando ha visto gli sguardi interrogativi di Raffaello e Splinter puntati su di lui. "Voglio dire, se ti ha stretto la mano significa che riesce a muovere gli arti superiori. Avevo avuto l'impressione che avesse la sensibilità alle braccia quando ha Raph l'ha sfiorato, forse si è spaventato al tocco."

Le espressioni interrogative si sono accentuate ancora di più.

"Temevo… insomma c'era il rischio che… La malattia che ha avuto avrebbe potuto causare anche questo. Se ci sono state emorragie poi riassorbite, i danni cerebrali avrebbero potuto causare la paralisi… Quando si sveglia la prossima volta vedremo se anche gli arti inferiori…" Ha guardato verso la porta, lasciando morire lì la frase.

"Perché non mi ha riconosciuto?"

"È confuso Raph. Prima mi ha scambiato per te. Sembra che per adesso abbia riconosciuto solo Sensei. Diamogli tempo, e vedremo se è solo un fatto passeggero."

"Se?"

"Beh, sì, vedremo nei prossimi giorni. Ci… ci vorrà tempo."

Raffaello ha rivolto ancora lo sguardo a Michelangelo. Non si era alzato, non aveva parlato, sembrava non accorgersi nemmeno che ci fosse qualcuno intorno a lui. Fermo e silenzioso come non lo era mai stato, come un robot a cui fosse improvvisamente venuta a mancare ogni energia.

Il rosso ha poi osservato le proprie mani, notando con stupore come queste avessero iniziato a tremare un po'.

Danni cerebrali.

Il demone menzionato aleggiava tra di loro.

No, non questo. Non questo.

Forse vi era qualcosa di ancor peggiore della morte.