«Stavo pensando…» mormorò James pensieroso.

«E già di per sé questo non è un buon segno» replicò prontamente Remus.

L'Animagus gli lanciò un cuscino, prontamente rispedito al mittente.

Per qualche secondo l'unico rumore fu il russare di Sirius, addormentato beatamente sul suo letto - un piede penzoloni fuori dalle lenzuola e le braccia larghe.

Alla fine - più per desiderio di scoprire quale assurda trovata avesse in mente l'amico che per altro - Remus si mise seduto, studiando James.

«A che pensavi, comunque?» chiese, rassegnato.

James sorrise.

«Beh, ora abbiamo un altro posto letto vuoto, no?»

Il licantropo piegò il capo da un lato, interessato.

«A meno che non vi dorma una forza invisibile e inconsistente…» mormorò con un sorrisetto.

James lo fissò, le sopracciglia aggrottate.

«Che ce ne facciamo?» domandò, sinceramente curioso.

Remus attese qualche istante, prima di rispondere.

«Non possiamo lasciarlo vuoto e basta?».

James agitò la mano, quasi volesse scacciare quell'assurda idea.

«Assolutamente no. Vederlo vuoto mi rende triste»

«Ho della cioccolata, se vuoi. Un vero toccasana per la tristezza...» ghignò Remus.

James gli lanciò un'occhiata puro veleno.

«Sul serio, Lunastorta... Non possiamo lasciarlo vuoto»

«E perchè no? Non abbiamo avuto alcun problema con il primo, o sbaglio? Vedrai, nel giro di qualche giorno la roba accumulata su questo crollerà come un castello di carte, e inizieremo ad usare il vecchio letto di...».

Si interruppe bruscamente.

Non avevano più parlato di Peter dalla notte dell'attacco.

Nessuno di loro era nemmeno riuscito a nominarlo.

Lui no di certo, almeno...

«Beh... Inizieremo ad usare il secondo come "deposito del deposito"» concluse rapidamente.

James annuì lentamente, lasciandosi sfuggire un sospiro.

In verità, vedere quel letto vuoto gli ricordava costantemente Codaliscia, e ciò che aveva fatto.

Serrò brevemente gli occhi.

A suo parere, non esisteva nulla di più vile e vergognoso di una persona che tradiva i propri amici.

Era un gesto ignobile, persino peggiore dell'affermare senza alcuna vergogna di essere un Mangiamorte.

Perchè come si può continuare a ridere e scherzare con un amico, ben sapendo di star tramando alle sue spalle per ferirlo - o addirittura per venderlo come un volgare pezzo di carne al miglior offerente?

«Magari hai ragione tu, Lunastorta...» mormorò.

La loro tranquilla chiacchierata mattutina venne disturbata da un sussulto terrorizzato di Sirius, che si sedette sul letto con il fiato corto come dopo una lunga corsa.

«Che ti prende Felpato?» domandò James, fissandolo preoccupato.

Sirius si guardò intorno febbrilmente, gli occhi sgranati di chi ha appena visto cose orribili.

«Ho appena avuto un incubo spaventoso!» esclamò, ansimando.

Remus si lasciò sfuggire un sorrisetto.

«Ti guardavi in uno specchio e ti vedevi incredibilmente brutto?» ghignò.

Sirius gli scoccò un'occhiataccia.

«Peggio, Lupin. Molto peggio»

«Hai sognato che dal mondo spariva improvvisamente tutto l'alcol?» continuò il licantropo, divertendosi a punzecchiare l'amico.

L'Animagus scosse il capo, e un ciuffo di capelli scuri gli finì negli occhi.

«La McGrannit in compagnia di un uomo!» esalò, come se avesse appena detto di aver scoperto che un inferius dimorava proprio sotto al suo letto.

James e Remus si scambiarono un'occhiata, confusi.

«E...? Per quanto l'idea mi appaia assurda, la McGrannit ha pienamente il diritto di avere una vita al di fuori della scuola, Felpato. Non lo credi anche tu? Voglio dire... Forse non è facile immaginarsela in una veste diversa da quella di una professoressa di Trasfigurazione, tuttavia...» borbottò James, scompigliandosi i capelli.

Sirius scosse nuovamente il capo.

«Che la McGrannit possa avere una vita al fuori dalla scuola è perfettamente normale, Ramoso. Ma che in suddetta vita debba spandere dell'olio per massaggi sull'Uomo Pantera proprio no!» replicò con un brivido di disgusto.

Le parole dell'Animagus vennero accolte da un silenzio fragoroso.

Remus fissò l'amico sgomento.

«Grazie a te il mio cervello è completamente morto, Sir».

[*]

«Ninfadora!» chiamò una voce di donna.

La ragazza serrò gli occhi, esasperata.

«Tonks» corresse meccanicamente, voltandosi verso la madre.

«Non hai già ottenuto quello che volevi, mamma? Che ci fai ancora qui?» chiese con astio, fissandola da sotto in su.

Andromeda Tonks sembrò ferita dal tono con cui la figlia le si era rivolta.

«Io e tuo padre stavamo giusto per partire. Ho pensato di salutarti... Papà non ce l'ha fatta, però. Sai quanto odia questo genere di cose» le disse, scuotendo il capo rassegnata.

Tonks lo sapeva eccome.

Ogni primo settembre suo padre la salutava come se stesse andando a combattere contro Voldemort in persona o contro i suoi Mangiamorte, invece che a studiare ad Hogwarts...

Represse un brivido.

Molto presto, se le cose fossero andate come lei sperava andassero, suo padre avrebbe avuto tutte le ragioni del mondo per salutarla in modo simile...

Scacciò il pensiero.

Doveva prima finire di studiare.

Questo le aveva detto Silente.

Fissò nuovamente la madre, che attendeva evidentemente che lei dicesse qualcosa.

«Bene, allora ciao. Saluta papà da parte mia» disse sprezzante.

Se voleva essere convincente, non doveva rimanere troppo a lungo con lei.

Sua mamma aveva una capacità innata nello scoprire quando qualcuno le mentiva...

Si voltò di nuovo e camminò a passo spedito verso l'aula di Storia della Magia.

«Così…» iniziò sua madre, affiancandola.

«Così cosa?» sospirò Tonks, alzando gli occhi al cielo.

«Ho sentito dire che tuo cugino e il suo amico si sono azzuffati, ieri sera a cena» buttò lì Andromeda, studiando la sua reazione.

«Che cosa?!» esclamò la ragazza, fermandosi di botto in mezzo al corridoio.

«Quale amico? James o Remus?» chiese immediatamente, fissando la madre in cerca di indizi che quella fosse solo una scusa per fare conversazione o per coglierla in fallo.

«Remus» replicò Andromeda.

Tonks imprecò, ed Andromeda impallidì nel sentire un simile linguaggio usato da sua figlia.

«Dove hai imparato ad esprimerti in quel modo?!» sibilò.

Ma la ragazza la ignorò.

Proprio la sera che aveva deciso di trascorrere nel rifugio, così da non tradirsi con gli altri!

«Si sono fatti male?» chiese invece, preoccupata.

Andromeda serrò le labbra talmente tanto che la bocca le divenne un'unica linea netta.

«Nulla di mortale. Sei molto interessata per essere una che è appena stata lasciata da quello che definiva l'amore della sua vita...» notò, fingendosi disinteressata.

Tonks le scoccò un'occhiataccia.

«Sono appena stata lasciata dall'amore della mia vita perché tu l'hai costretto a farlo, con i tuoi pregiudizi. Cosa, comunque, che non cambia ciò che proviamo l'uno per l'altra. Inoltre, anche Sirius è stato coinvolto nella rissa, a quanto pare. E a differenza di qualcuno, io tengo molto al benessere e alla felicità delle persone a cui voglio bene» disse in tono di sfida.

Andromeda studiò a lungo la figlia, e vide sé stessa alla sua età, quando i suoi genitori - oltre alla sua intera famiglia - tentarono di contrastare il suo amore per Ted.

Le tornarono in mente le sensazioni provate quando aveva incontrato Remus Lupin un paio di sere prima, e di nuovo si chiese se fosse stata troppo precipitosa nel giudicarlo.

In effetti, si disse, nulla in quel giovane lasciava presagire un segreto tanto terribile.

Lei per prima non aveva forse creduto Sirius un pazzo, quando anni prima le aveva rivelato - solo dietro consenso del proprio amico - la verità sul suo conto?

Non si era chiesta per ore ed ore se tutte le sue convinzioni sui lupi mannari non fossero altro che un mucchio di stereotipi ideati e diffusi dai maghi normali, che vedevano solo la creatura oscura e non la persona che vi era dietro?

Sospirò di nuovo.

La sua intrusione in quella faccenda aveva creato fin troppi danni, si rese conto.

Da quanto aveva sentito da quel gruppo di Corvonero che le era passato accanto solo mezz'ora prima, infatti, la lite tra i due ragazzi sembrava suggerire che una crepa si era insinuata all'interno di un'amicizia forte apparentemente come le mura della stessa Hogwarts...

«Ascolta Ninfadora…» mormorò, guardando la figlia.

«Mamma!» sibilò la ragazza, esasperata.

Andromeda la ignorò.

«Tieni davvero molto a quel ragazzo, non è vero?» domandò.

Tonks annuì vigorosamente.

«Non puoi immaginare quanto» aggiunse.

La donna si morse il labbro, esitante.

«Ma non hai paura che possa farti del male? O che possa in qualche modo contagiarti?» sussurrò, mentre un paio di Tassorosso le superavano, lanciando loro occhiate curiose.

La ragazza scrollò le spalle, attendendo che i suoi compagni si allontanassero prima di parlare.

«Entrambi conosciamo più che bene i rischi, e agiamo di conseguenza. Lui non mi permetterebbe mai di avvicinarglisi durante tu - sai - cosa, e io non sono ancora così folle da pensare di fare una cosa del genere. E la stessa cosa vale anche per il contagio. Si assicura sempre che nessuno di noi abbia una ferita - anche una minuscola - aperta, prima di avvicinarsi. E nel remotissimo caso in cui lui avesse bisogno di aiuto con una medicazione, e Madama Chips non fosse disponibile, so bene di dover fare la massima attenzione affinché il suo sangue non entri in contatto con il mio - neanche per sbaglio».

Sospirò rassegnata.

«A dire la verità dovrebbe essere lui ad avere paura di me. Un giorno di questi la mia goffaggine potrebbe ucciderlo. O potrei farlo io, se dovesse di nuovo chiamarmi con il mio nome» aggiunse.

Non le importava se parlando in quel modo la madre avrebbe scoperto che lei e Remus non si erano davvero lasciati: voleva che capisse che non erano due sprovveduti, persi completamente nel loro piccolo mondo.

Andromeda la osservò per un po', perplessa.

«Non sa che non apprezzi il nome che ti ho dato?».

Tonks annuì.

«Certo che lo sa! E' una delle prime cose che gli ho detto! Ma lui continua a ripetermi che ama il mio nome. Comincio a pensare che si diverta a farlo, pur sapendo che non lo sopporto. D'altronde ripete anche che sono bellissima anche quando sono arrabbiata, quindi...» borbottò.

La donna provò un improvviso - anche se non inaspettato - modo di simpatia per quel Remus Lupin.

Adorava evidentemente Ninfadora in tutte le sue forme, non prestava attenzione alla sua sbadataggine, si curava del fatto che non corresse alcun tipo di rischi legati alla sua maledizione...

E amava il suo nome!

Nessun ragazzo con un simile buon gusto poteva essere un mostro.

Inoltre, pensò guardando di sottecchi la figlia mentre riprendevano entrambe a camminare, la presenza di quel giovanotto al suo fianco l'aveva resa innegabilmente più matura.

Non ricordava di averla mai vista così combattiva, prima.

Forse solo quando, al primo anno, Ninfadora aveva dovuto fare i conti con le malelingue pronte a dileggiarla per il suo dono.

«E sia» disse alla fine.

Tonks la guardò con sospetto.

«Come dici?».

Andromeda alzò gli occhi al cielo.

«Quel ragazzo è arrivato a sfidare il volere di un mostro come Greyback, pur di stare con te. Certo, ne ha ricavato soprattutto un beneficio personale, ma dubito si sarebbe spinto tanto lontano, se non fosse stato per te. E piuttosto che sapere di averti allontanato da me e tuo padre, ha preferito allontanarsi lui da te - benché questo probabilmente gli abbia spezzato il cuore - accettando di buon grado di entrare in una rissa con uno dei suoi migliori amici a causa di questa sua decisione. E mai una volta ci ha accusati o minacciati, usando ciò che è come un'arma contro di noi. Saremmo... Anzi, sarei folle ad impedirvi di stare insieme. Quindi... Va bene. Non potrei sopportare di saperti triste a causa di pregiudizi radicati in me».

La fissò di nuovo, gli occhi lucidi.

«Solo promettimi che starai attenta, e che ti allontanerai da lui immediatamente, se dovessi anche solo avere il sospetto che qualcosa non va, d'accordo?» sussurrò, la voce che tremava impercettibilmente.

Tonks sgranò gli occhi e si lasciò sfuggire un enorme sorriso.

«Grazie mamma, grazie!» esultò alla fine, abbracciandola stretta e scatenando le proteste dei ritratti lì affianco.

Anche Andromeda sorrise, ben consapevole - questa volta - di aver fatto la scelta giusta.