Ad Orientem Eden

Grande è il mistero del matrimonio! Senza di esso non ci sarebbe il mondo, giacché gli uomini sono consolidamento del mondo, e il matrimonio è il consolidamento degli uomini. Comprendete la comunione immacolata, poiché è dotata di una grande forza. La sua immagine è nella contaminazione del corpo.
Vi sono spiriti impuri maschili e femminili: i maschili si associano alle anime che hanno preso domicilio in corpi di femmine, e i femminili sono associati a quelle dei corpi degli uomini, a motivo di colui che disobbedì; e non sfugge loro alcuno –poiché essi lo trattengono–, a meno che uno riceva una forza maschile e una forza femminile e cioè quella del fidanzato e della fidanzata. Questo, poi, si riceve, in immagine, nella camera nuziale.
Quando donne sciocche vedono un uomo che se ne sta tutto solo, lo assalgono, folleggiano e lo contaminano. Allo stesso modo, quando uomini sciocchi vedono una bella donna tutta sola, la persuadono e le usano violenza perché vogliono contaminarla. Ma se vedono un uomo e una donna insieme, le donne non possono avvicinarsi all'uomo, e gli uomini non possono avvicinarsi alla donna. La stessa cosa avviene quando l'immagine e l'angelo si uniscono: nessuno osa andare verso l'uomo o verso la donna.

–Vangelo di Filippo

L'ultima mossa ha funzionato. Il nostro successo è ora incontrastato. Possiamo trionfare. Questo è l'ultimo mutamento che sarà necessario… dopo il quale l'universo andrà solamente secondo il nostro decreto.

Ne siamo certi? Il continuum ha già dimostrato altre volte di possedere risorse insospettate… di potersi biforcare anche spontaneamente, e in modo sgradevolmente imprevedibile. E se questa non fosse l'ultima svolta? Se vi fossero ancora snodi futuri che non abbiamo preso in considerazione?

Anche se fosse, non potrà avere alcuna importanza. Senza di LORO a sconvolgere l'ordine prestabilito, nulla può più andar storto. La liberazione è vicina.

La liberazione… o il cerchio dell'eterno ritorno? Se c'è un solo futuro possibile… quello che ho già visto… non vi resterò anch'io intrappolato? Non dovrò ripetere tutto questo ancora e ancora all'infinito? Forse è già successo? Forse anche un dio onnipotente non ha il potere di mutare il destino.

Posso io dubitare di me stesso? Se non ho io questo potere, CHI potrebbe mai possederlo? Se pure il piano fallisse… ormai non tornerà tutto a ripetersi così com'è stato. Anche dopo l'apocalisse, perfino coloro che verranno lasciati indietro saranno quali IO li vorrò. Non generati nel peccato da scimmiottature terrene e contaminate, ma da corpi PURI e CELESTI. Creati da ME.

È possibile che una vita priva di mente sia adatta a far proseguire il nostro universo?

La volontà indipendente è prerogativa degli dei. Porta solo sofferenza agli esseri inferiori… era proprio quello che volevamo eliminare. I nostri santi obbedienti saranno presto nel numero previsto, e con perfetta gioia inizieranno il loro coro. Ed allora si aprirà il mio regno eterno.

Una nuova vita… o una nuova guerra? Una guerra senza fine?

Quello che più mi piacerà.

Eppure in qualche modo sono deluso. Dopo tanti sforzi… avrei voluto che tutto si concludesse con una bella battaglia finale.

E infatti l'avremo. Per terminare in modo DEGNO il tutto. I figli delle tenebre saranno sterminati com'è adeguato. L'unica differenza… è che il DRAGO e i suoi angeli non parteciperanno.

Una delle figure riunite in cerchio intorno al trono si fece avanti. Una sagoma trasparente in vesti splendenti, ai piedi della statua colossale che sovrastava in statura tutti gli altri dei.

Procedi pure, figlia mia. Sei stata una degna suddita. A te il compito ora di radunare questo esercito… e condurre i dannati alla loro rovina definitiva. Secondo la MIA profezia.

–Quel… quel… quel…
–Giovinastro, se posso permettermi di suggerire.
–…quella BESTIA!
–Oho. Decisamente un eufemismo considerato il tuo solito vocabolario.
–Chiudi il becco! Lo voglio FRIGGERE CON LE PATATE!
–Questa sarebbe la battuta mia.
–Tenetevi stretti! Non dobbiamo separarci! Se perdiamo l'equilibrio mentale QUI, saremo tutti distrutti!
Ore, luoghi ed eventi vorticavano a caso intorno, iridescenti e multicolori. Tutti si afferrarono per mano, come un cerchio di paracadutisti, lo stesso cerchio che avevano formato quando erano partiti per il viaggio all'interno di se stessi. Il professore, cercando di non scivolare dalla loro presa e di non farsi sfuggire il prezioso fagotto tra le sue braccia, era decisamente terrorizzato. Anzi, non poteva fare a meno di notare che gli altri non lo sembravano.
–Dico… come fate ad essere così calmi? Lo capite cosa ci sta succedendo?!
–Oh, certo. E sappiamo anche dove andremo a finire. E preferiremmo decisamente non tornarci.
–Già. Bene che ci vada resteremo intrappolati in eterno… male che vada diventeremo dei fantasmi… oppure saremo fatti a pezzi da queste correnti. E allora… perché io non riesco a preoccuparmi?
–Forse perché ci leggiamo nelle menti. E SAPPIAMO come usciremo da qui.
–Non certo col cipollone. Non funziona più, ovviamente. È solo un ferrovecchio.
–Ma non ci serve. Vero?
–Sì. Questo dimostra… che nello stato in cui siamo ora, LUI non ha davvero più controllo su di noi. Non conosce neanche la piena portata dei nostri poteri. Del resto… credo di non averlo saputo nemmeno io… fino a questo momento. Forse c'è davvero qualcosa dentro di noi che ci guida. Se è così… spero che mi stia suggerendo la cosa giusta.
Due mani forti strinsero due morbide mani candide portandosi al centro del cerchio. –Mi sono già trovato al di fuori del tempo. Solo che allora non sapevo come sfuggire a quella condizione. Ma ora è diverso.– Annuì, solo un accenno di sudore freddo in volto. –Guidami.
Lei restituì il cenno. Restituì la stretta, e chiuse gli occhi. Allargando solo leggermente nell'ultimo istante le pupille…
Luce.

Sì… io… sento
Quando faccio uso di questo potere… questo potere che è sempre stato mio, ma che ora è amplificato al massimo… io comprendo.
La mia mente cambia… si espande… so chi sono.
Sento di essere tutto ciò che esiste al mondo.
Sento di non essere solo.
Voi mi date la forza… come l'universo la dà a voi. Giriamo intorno al medesimo sole.
Tutto questo passa per il mio spirito… attraverso un altro spirito.
Chiunque tu sia che mi hai scelto per giudicare…
Io non voglio giudicare… perché nessun singolo essere dovrebbe avere questo diritto…
Ma se io non sono più solo un singolo essere… se sono così simile al mondo…
Allora… allora non puoi già vedere… il desiderio nel mio cuore… così ardente… che il mio mondo sopravviva?
Se non ti basta ancora…
Allora cos'è che vuoi da me?…
Forse…
Forse… che porti a compimento ciò… che quella volta non ho potuto?…
Il buio si illumina. Si restringe a tunnel. Alla fine di esso, la mia destinazione brilla chiara come il giorno.
Non devo fare altro…
…che essere tutti coloro che vogliono andarci. Un solo cuore, una sola mente…
…e voler essere là.

Figlio della Terra…

Aprirono gli occhi.
Giacevano su un pavimento metallico, freddo. Luci mezze guaste si accendevano e spegnevano in un corridoio di lamiere privo di finestre. L'aria era stantia. Si tirarono in piedi.
–Dove siamo finiti?
–Uh. Per lo meno ne siamo usciti. O rientrati. O quel che è.
–…Grazie tante al drago di quest'anno.
–Mi sembra un posto che già conosco.
–Ovvio. Perché ci siamo stati solo pochi… minuti fa. O pochi anni, dovrei dir meglio. L'ultima tappa del nostro giro… giusto? Si è piuttosto rovinata, in così poco tempo. In un certo senso, è un peccato.
Si guardarono intorno. I ricordi del posto tornarono. Un luogo in cui l'umanità credeva di aver raggiunto uno dei suoi massimi trionfi affidandosi in tutto ad un'entità libera dalla macchia della propria natura emotiva… e invece aveva dovuto trovarsi davanti ancora una volta a tutta la debolezza –ma anche la forza– di quella condizione. In un certo senso, erano tornati da dove erano partiti.
–Perché proprio qui?…
–Immagino… che dal momento che è l'ultimo posto che abbiamo visto… fosse più facile ritornarvi.
–Sì. Ma non solo. Abbiamo qualcosa da fare, qui. Giusto… amico?
L'albino aveva parlato con una vena di consapevole amarezza. Il ragazzo annuì mentre sentiva che tutti gli sguardi convergevano sulle sue spalle. Ma lui, davanti agli altri, teneva gli occhi fissi sul corridoio che si apriva di fronte.
Aveva sognato di questo momento. Solo che allora non era riuscito a capire a cosa si riferisse il sogno.
–I progetti di quel pazzo per il futuro… e le sue violazioni contro di noi, e contro tanti altri… finiscono qui. A cominciare da questo. Andiamo.

–Siete sicuri di farcela?
La domanda cadde nel vuoto. Avanzavano tra la polvere e gli echi dei silenziosi corridoi, in un silenzio altrettanto totale. Un Eden artificiale… uno dei tanti… dei tanti sogni dell'uomo di raggiungere la perfezione negando una parte di sé… di supplire alla perdita dei propri poteri naturali con l'opera delle mani e del cervello. Tutti con la stessa origine. Tutti falliti allo stesso modo, e tutti per lo stesso motivo. Qualsiasi paradiso costruito o attribuito da un sedicente dio… o scimmiottando questo dio e cercando di prendere il suo posto… è artificiale, e sterile.
E lui… portatore di luce, forza del caos, figlio del serpente…
Venuto a turbare un ordine stabilito con la forza da un altro. A distruggere una bellezza, una purezza… perfette… solo secondo chi le aveva create.
Figlio della Terra… e Dio formò l'uomo con la polvere del suolo… per ricordargli che era polvere, e polvere sarebbe tornato…
Ma anche che sarebbe sempre stato parte del mondo che l'aveva generato…
Avevano condiviso tutti la sua visione. Anche se non fossero stati collegati mentalmente, avrebbero saputo comunque quel che stava pensando.
Oltrepassarono i locali che già avevano visitato. Rallentarono solo un attimo il passo scrutando attraverso la porta spalancata della sala del computer principale. Morto e in rovina, con diversi circuiti e cavi esposti. Avevano presenziato alla sua distruzione… al suo sacrificio finale.
E poi s'infilarono in uno stretto corridoio simile a un tunnel, dove le lampade al neon erano quasi tutte cadute in pezzi e la luce si faceva a mano a mano più fioca e pulsante. Avvertirono un senso di claustrofobia. Sembrava quasi che le stesse pareti si avvicinassero tra loro mentre procedevano. Non erano mai stati qui prima… nessuno, probabilmente, c'era mai stato… in senso fisico. Erano nel ventre della struttura. Dove il grande, enigmatico calcolatore aveva tenuto i suoi segreti più intimi e paurosi che non aveva mai voluto rivelare ad anima viva.
E finalmente… il corridoio terminava davanti a una doppia porta a scorrimento, guasta e leggermente aperta, che lasciava intravvedere il vasto locale in penombra dall'altra parte. Basse volute di fumo ne fuoriuscivano, aria tiepida e leggermente più ossigenata di quella all'esterno. Probabilmente dentro veniva mantenuta una temperatura costante.
–Se non vi dispiace… è meglio che voi restiate qui.
Non ci furono domande. Né proteste. Con un cenno d'assenso, gli altri si fermarono. –Bene. Allora vi aspetteremo qui fuori. Coraggio.
Ciò che proveniva dalla camera sembrava quasi un respiro. La porta socchiusa lasciava uno spiraglio sufficiente per far passare una persona alla volta. I due presero fiato profondamente. E vi si immersero, tenendosi per mano.

Facciamo l'uomo… a nostra immagine e somiglianza… perché domini su tutte le creature della terra…
La luce era incerta, come quella di una prima alba. Intorno, macchinari e cavi scollegati, capsule vuote, fredde e spente. Ovunque le sottili volute di nebbia ricoprivano il pavimento avvolgendo loro le caviglie.
E in fondo… un tiepido alone ambrato, dorato verso quello che sembrava il centro della sala, come la promessa del sole che doveva spuntare. Dove c'erano le ultime, uniche urne ancora in funzione. Un ronzio sommesso faceva da sottofondo al silenzio.
Sarebbe stato doloroso. Lo sapevano loro come lo sapevano gli altri.
Ma non era per questo che aveva chiesto loro di restare indietro…
La luce smise improvvisamente di pulsare. Si stabilizzò e s'intensificò.
Uno scatto mise fine al ronzio. Seguito da un altro quasi simultaneo.
No… non sarebbe stato loro risparmiato niente…
Lo avevano presentito… andando alla deriva nel mondo senza tempo… che oggi sarebbe stato il giorno in cui il piano del Demiurgo si sarebbe perfezionato. Per questo aveva aspettato fino ad oggi per toglierseli di torno…
Le due capsule, l'una di fronte all'altra… si stavano aprendo.
E le due forme chiare al loro interno, ancora indistinte, iniziavano a uscirne, riscuotendosi dal sonno.
Se non vogliamo che egli rovini la nostra opera, creiamo un uomo di terra, a nostra e sua somiglianza, per servirci… Non più egli rovinerà la nostra opera; invece, renderemo coloro che sono nati dalla luce nostri servi, per tutta la durata di questo reame eterno.
Così il falso dio creò delle imitazioni dell'uomo… per rendere schiavo l'uomo, e contaminare la donna…
Ma qui… chi è l'originale e chi è l'imitazione? Chi la luce e chi la tenebra?
I due si sfregavano gli occhi, muovendo il loro primo passo su questo mondo. Poi sollevarono il capo, mentre le nebbie che li avvolgevano iniziavano a dissolversi…
Ah…
Era per questo che avevano voluto entrare da soli.
Non avrebbero sopportato che chiunque altro posasse gli occhi su questo.
Chiari e teneri, cedevoli… perfetti. Quasi luminosi. Le forme ben note, scolpite dentro di loro. Guardarli era infinitamente triste… ogni gesto era un ricordo. Ricordo dell'amore ricevuto. Scambiato, condiviso, con tutto il proprio essere.
Ricordo dei baci, delle lacrime e della speranza…
Era questo che il nemico aveva violato più di ogni altra cosa… l'intimità del loro amore.
Ed era questo che, più di qualsiasi altra cosa avesse fatto loro, non avrebbero mai potuto perdonargli.
Ma questi due erano innocenti… no, forse meglio dire ignari… ignoranti.
Ignoranti di essere strumenti di una Potenza malvagia, al servizio di un piano perverso… ignoranti come lo erano stati loro.
E l'unica cosa che avrebbero mai invidiato loro sarebbe stata un corpo di carne e sangue.
Aprivano gli occhi, ancora lattiginosi, cercando di mettere a fuoco… l'espressione dei volti dolce, inconsapevole.
Ah… puri… senza una macchia, senza un'idea di tutto il male, il dolore del mondo… come neonati che sorridono nel sonno. Nuovi come l'alba… Non sapevano nulla se non che era bello respirare, vivere… E il mutamento nel loro sguardo quando finalmente si videro a vicenda…
E quando tornarono in sé, videro che erano nudi, e si innamorarono l'uno dell'altra…
Senza neanche sapere chi fossero, quale fosse il loro nome… e chi fosse l'altro.
Li videro andarsi incontro lentamente, imparando ogni gesto nell'atto di compierlo. Abbracciarsi. E baciarsi…
Il tuo profumo… il tuo contatto. Impressi in me così profondamente da non poterli strappare dal mio essere senza lacerarlo…
Neanche questo ci hanno lasciato tenere soltanto per noi… neanche questo
E quel momento sarebbe stato l'inizio del salvatore voluto dal dio che li aveva creati. Che avrebbe cambiato il mondo secondo i desideri di costui… spezzando il cerchio dell'eterno ritorno… oppure instaurandolo definitivamente… creando il paradiso che lui sognava, per pochi spiriti senza dolore e senza memoria… e l'inferno per tutti gli altri…
E la progenie dell'Adamo terreno divenne numerosa e fu completata, e creò in sé ogni tipo d'informazione scientifica dell'Adamo pneumatico. Ma ognuno di loro era nell'ignoranza.
Così uguale e così diverso da quello che già esisteva e stava crescendo…
Uno, forse il messia… l'altro, l'Anticristo… riflesso in uno specchio oscuro…
Mossero un passo avanti.
Il rumore riscosse le due creature. Sbattendo le palpebre, si volsero istintivamente da quella parte.
E sui loro volti si dipinse lo stupore, la perplessità, mentre gli occhi sembravano schiarirsi definitivamente. Muti –non sapevano neanche parlare– andarono con lo sguardo dal volto l'uno dell'altra a quello di coloro che avevano davanti, vestiti di divise sporcate dalle ferite e dai combattimenti.
E che sentirono poco a poco una pena immensa sopraffarli.
E videro la stessa pena affiorare nel riflesso dei due volti neonati…
Allora si aprì loro la mente. Poiché quando avevano mangiato, la luce della conoscenza aveva brillato su di loro. Quando si rivestirono di vergogna, seppero di essere spogli di conoscenza…
E imitarono il gesto, imitarono il passo, con un verso indistinto e soffocato, sollevando loro incontro le braccia, quasi incespicando.
Qualcosa si smosse in profondità dentro di loro, come nel corpo di una madre davanti a un bambino che piange e chiede aiuto. E avanzarono prima di pensarci, tendendo a loro volta le braccia come per sorreggerli.
Le due coppie si avvicinarono lentamente, continuamente… corpi verso le proprie ombre tremanti, particelle e antiparticelle scissesi nel mare dell'essere e attratte fatalmente verso il luogo dell'incontro. Le gambe dei due nuovi non li ressero per più di pochi passi. Caddero in ginocchio con un lamento di supplica… gli altri due si chinarono su di loro, braccia si posarono sulle braccia, si strinsero al collo. Ognuno abbracciò con tutta la sua tenerezza l'immagine dell'altro.
E allora i volti innocenti si pacificarono finalmente, chiusero gli occhi nascondendosi contro di loro, sorridendo inconsapevoli come bambini sazi. E trassero un profondo respiro.
L'ultimo.

Poiché essi sono ciechi: a proprio detrimento, nella loro ignoranza, l'avevano creato. E non sapevano cos'avevano fatto.

–Non è stata colpa vostra, ragazzi.
Teletrasportarsi di nuovo tutti insieme alla nave non era niente, ormai, dopo quello che avevano passato. E ora filavano alla massima velocità possibile verso la loro nuova destinazione, dove sicuramente avrebbero avuto bisogno dei sistemi e delle attrezzature mediche che conteneva… rimaneva solo da vedere in che misura. Agli innamorati era stato permesso di sedere dietro per una volta mentre altri due pilotavano. Erano entrambi ancora molto pallidi, e fissavano nel vuoto. Non risposero.
–È stato quel bastardo. La colpa è sua. Quegli esseri non sarebbero mai dovuti nascere per cominciare. E non è neanche riuscito a farli bene.
–Ti sbagli– mormorò lui infine dopo una lunga pausa. –Io invece credo… che sia stata davvero colpa nostra, se c'è una colpa. Non sono morti perché erano difettosi. Sono morti perché hanno visto noi.
–…Cos'è successo dopo?
Dopo? Non appena spirati… entrambi erano semplicemente spariti. Dissolti in scintille luminose, che avevano danzato intorno ai corpi degli originali per pochi preziosi istanti prima di spegnersi. Come se non avessero affatto avuto una forma fisica dall'inizio.
–Penso che li abbiamo… assorbiti. Loro erano una parte di noi che ci era stata sottratta… una parte del nostro corpo e del nostro spirito. Per questo erano stati in grado di riconoscersi nonostante fossero appena nati. E quando hanno capito chi erano… e chi eravamo… hanno cercato istintivamente di tornare. Di ricomporsi in noi.
–Quindi in un certo senso non sono morti. Hanno solo… ritrovato il loro vero posto.
Lui chinò la testa. La sola cosa di cui si sarebbe sempre sentito colpevole sarebbe stata di aver contribuito a far perdere l'innocenza in quel modo a un altro se stesso.
Era come… aver perso dei figli. Alzò gli occhi sulla compagna seduta di fronte a lui, e la vide stringersi le mani in grembo. Non c'era bisogno di dir altro.
–Gliela faremo pagare anche per questo. Al… sommo Zeus… e a tutti i suoi… per un simile sacrilegio e per tutti gli altri che hanno compiuto.
Lei annuì, in silenzio, con lo sguardo basso.
–Hah. Vorrei vedere la sua faccia, quando scoprirà che il coronamento del suo piano è andato a rotoli.
–Lo sa già. Io… sono certo di averlo sentito, in fondo alla mente. Gridare rabbioso, allo stesso modo di quando abbiamo raggiunto l'unione. Il tempo è contro di lui, ora. Non può più ripetere l'esperimento. O ci distrugge tutti… senza sapere quale influsso avrà questo sul futuro… o cerca di intrappolarci per lasciarsi una via d'uscita d'emergenza. In ogni modo, vorrà farla finita il prima possibile perché non intervengano altri imprevisti, e confrontarsi definitivamente con noi.
–Già. Ha senso. È quello che farei anch'io al suo posto.
–Ma se riesci a sentirlo… se riesci a percepire anche lui… allora vuol dire…
–Sì– mormorò lui basso. Chiuse gli occhi rievocando un'immagine. Un'immagine vista nel buio. –È quello che ho pensato anch'io.
–In ogni modo– bofonchiò il rosso, alla guida –questo spiega il filmato che è in onda su tutti i canali del mondo.
Sollevarono tutti lo sguardo verso lo schermo televisivo incassato nella parete. La ricezione ormai era al meglio disturbata su qualunque emittente, ma anche quelle oscurate parevano essere state chissà come riattivate per l'occasione, così che nessun essere umano ancora in vita potesse perdere la trasmissione. Contro un misterioso sfondo bianco, una schiera di divinità note e ignote, armate, fissavano in silenzio gli spettatori. Al centro, ai piedi di una statua gigantesca, spiccava solenne l'immagine trasparente e fluttuante della signora del sole in vesti regali, il volto cereo impassibile mentre pronunciava il suo messaggio.
«Popoli della Terra, la fine è giunta. Il tempo della purificazione è venuto. Tutte le nazioni di questo mondo saranno annientate, e soltanto quelle che si dimostreranno fedeli guadagneranno il diritto ad entrare nell'aldilà. Venite a noi e unitevi a noi per l'ultima battaglia che era stata predetta. A quanti prenderanno le armi contro i demoni saranno rimessi i loro peccati e riceveranno il potere della luce, e regneranno al nostro fianco in paradiso. Chi non è con noi è contro di noi e verrà rigettato nelle tenebre per i secoli dei secoli. Venite. La guerra finale vi attende».