Remus Lupin sbadigliò vistosamente.

Forse Antiche Rune non era esattamente la materia più interessante del mondo, ma poteva rivelarsi davvero molto utile al di fuori della scuola - per non parlare poi del fatto che una buona conoscenza di più di una disciplina era essenziale per diventare un insegnante preparato e competente...

Il ragazzo fissò per qualche istante il muro di fronte a lui.

Per quanto cercasse di negarlo, l'idea - un giorno - di diventare un professore lo allettava moltissimo.

Era stato così sin dalla prima volta che suo padre l'aveva raggiunto mentre giocava nel salotto della loro casa, ed aveva iniziato a insegnargli tutto ciò che sapeva riguardo la Difesa Contro le Arti Oscure, gli Incantesimi, le pozioni e le erbe...

Il condividere le sue conoscenze con altre persone, aiutandole a comprendere nozioni che fino a quel momento ignoravano, era un sogno che custodiva gelosamente nel suo cuore.

Fissò sconsolato i banchi vuoti al suo fianco.

James e Sirius non seguivano quella lezione, perchè non la reputavano utile ai loro scopi.

Sospirò, chiedendosi vagamente cosa stessero facendo.

Non aveva ancora sentito le urla disperate di Gazza, né quelle di uno qualsiasi degli insegnanti, e questo non poteva che definirsi un buon segno...

«Lupin, che ne diresti di tradurre tu il testo?».

La voce della professoressa lo riscosse dai suoi pensieri.

«Certamente professoressa».

[*]

James Potter era in piedi in mezzo al campo di Quidditch, davanti a un gruppetto di aspiranti giocatori.

Li passò in rassegna uno per uno, valutandoli brevemente.

La stagione del Quidditch stava per iniziare, ed era essenziale che la nuova squadra di Grifondoro fosse all'altezza della precedente, se non addirittura migliore.

«Allora» disse alla fine, posando un piede sulla cassa che conteneva le palle da gioco.

«Prima di iniziare le selezioni vorrei chiedervi, cortesemente, di dividervi a seconda del ruolo a cui aspirate... Perfetto. Ora: la squadra dell'anno scorso si è sciolta, come tutti voi sapete, per i motivi più disparati. Di conseguenza ho bisogno di trovare validi sostituti, e spero vivamente di farlo entro la fine della giornata».

Nessuno aprì bocca, e James lo prese come un segnale per continuare.

«Ovviamente non mi aspetto grandi risultati da parte vostra, oggi. In fin dei conti questa è solo una selezione... Ma - e mi rivolgo a coloro che avranno la fortuna di entrare in squadra - voglio che sia chiara una cosa: esigo la perfezione, in campo. Questo significa che non avrò alcun problema a sbattervi fuori fino all'ultimo, se doveste rivelarvi dei Troll incapaci. Pretendo che la mia squadra sia eccellente, corretta e soprattutto pronta a dare il massimo. Quindi se siete persone che si spaventano davanti ad un po' di pioggia o di fango, potete benissimo voltarvi e tornarvene al castello. Il Quidditch è uno sport duro, e chi sceglie di praticarlo deve farlo senza paura di farsi seriamente male. Sono stato chiaro?».

Si levò un brusio d'assenso.

«Direi di cominciare, allora. Procederemo per ruoli, e solo uno per volta, iniziando dai Battitori. Tutti gli altri attendano pure al sicuro sugli spalti. Vi chiamerò io quando sarà arrivato il vostro turno».

Mentre il campo si svuotava, James lanciò una piccola mazza al ragazzo più vicino.

«Boltens, giusto?» chiese, leggendo il nome dell'aspirante Battitore sull'elenco che aveva in mano.

«Sì» confermò il ragazzo.

James annuì, scribacchiando velocemente qualcosa accanto al suo nome.

«Allora... Quando sarai montato in sella e avrai girato un po' per il campo - a non più di due o tre metri da terra, mi raccomando - io libererò uno dei bolidi. Tutto quello che devi fare tu è colpirlo ed impedire che ti rompa la testa. Piuttosto semplice, no?» gli spiegò con un sorriso incoraggiante.

Boltens annuì poco convinto, ma disse comunque: «Sicuro».

James fece quindi un cenno a Boltens, che spiccò il volo.

Pochi istanti dopo, come anticipato, l'Animagus si chinò sulla cassa e liberò un bolide.

Osservò attentamente come il ragazzo in sella alla scopa tenne scrupolosamente d'occhio la pericolosa palla nera, per poi assestarle un potente colpo con la mazza, non appena quella si avvicinò a lui.

Solo che il colpo andò completamente a vuoto, e il bolide colpì Boltens dritto in fronte, facendolo cadere come una bambola di pezza al suolo.

James sospirò, scosse la testa e afferrò il bolide prima che questo colpisse anche lui.

Una volta che la piccola palla nera fu nuovamente al sicuro nella cassa, il giovane cancellò il nome di Boltens dalla lista e osservò il proprio compagno essere portato fuori con una barella magica, diretto in infermeria.

Sospirò di nuovo.

«Nowsburn!».

[*]

Quando Sirius Black passò fischiettando accanto all'infermeria, la scoprì piena di ragazzi e ragazze doloranti - tutti, a giudicare dalle divise, appartenenti al Grifondoro.

Incuriosito, si avvicinò al ragazzo steso nel letto più vicino alla porta.

«Che è successo?».

Ma l'altro giovane non sembrava nemmeno averlo sentito.

«Il bolide… Il bolide…» continuava a mormorare.

Sirius aggrottò le sopracciglia, perplesso.

Poi però fece spallucce, e continuò fischiettando per la sua strada.

Girò allegro l'angolo, finendo malamente addosso a Tonks.

«Ehilà, cuginetta!» esclamò, trattenendola prima che cadesse all'indietro.

Tonks si massaggiò la testa - che aveva avuto la sfortuna di cozzare contro quella di Sirius.

«Ehilà, Sir... Non pensavo di averti colpito così forte...» ghignò, accennando agli occhi pesti del cugino.

L'Animagus le restituì il ghigno.

«Infatti non l'hai fatto. Questi sono un regalino del tuo ragazzo. Sì, so che lo è ancora» disse, divertito dall'espressione della giovane.

«Abbiamo fatto due chiacchiere, dopo esserci azzuffati. Ma non preoccuparti, non ho alcuna intenzione di rivelare il vostro piccolo segreto ad Andromeda» aggiunse.

Tonks scosse il capo, sorridendo radiosa.

«Non c'è più alcun segreto. Mia madre si è convinta a lasciarmi frequentare Remus, a patto che stia attenta» disse.

Il sorriso di Sirius si allargò.

«E' magnifico, Tonks! L'hai già detto a Lunastorta?»

«Non ancora. Torno adesso dalla stazione di Hogsmeade, dove ho salutato la partenza dei miei. Tu come mai non sei a lezione?».

Sirius scrollò le spalle.

«Ho un paio di ore libere, e così gironzolo un po' per il castello...».

La osservò di sottecchi.

«Mi sembra che qualcosa ti turbi... Stai bene?» chiese.

Tonks esitò.

«Non è niente, davvero... E' solo che... Ormai le cose tra i miei genitori e Remus si sono sistemate, ma possiamo dire che sia tutto pronto per il giuramento?» domandò frettolosamente.

Il ragazzo sembrò confuso.

«Non sei più sicura?» chiese, cauto.

«Cosa? No! Certo che sono sicura! No, è che... Insomma... E se al papà e alla mamma di Remus io non piacessi? Se pensassero che non vado bene per lui? Magari sono troppo sbadata, o troppo poco seria! Chi mi assicura che non mi riserveranno il medesimo, orribile trattamento che i miei hanno riservato a Remus?» ammise, preoccupata.

Sirius ridacchiò.

«Lyall ti ha proprio terrorizzata, eh?».

Tonks gli diede un pugno sul braccio.

«Non sono terrorizzata!» replicò piccata.

Sirius continuò a ridacchiare, avvolgendo con il braccio le spalle della giovane.

«Vieni con me» le disse in tono cospiratorio.

Tonks lo fissò sospettosa.

«E dove?».

«Ma da Lyall, naturalmente! So che è giù ai cancelli con Euphemia e Fleamont».

La Metamorfomagus sgranò gli occhi.

«Sei impazzito?!» sibilò, cercando di liberarsi.

L'Animagus alzò gli occhi al cielo.

«Oh, avanti! Basterà che tu vada da lui e gli dica quello che hai detto a me. Ci sarò io con te!» le assicurò, ammiccando.

Tonks sospirò rassegnata.

Doveva proprio imparare a tenere la bocca chiusa...

[*]

«Ehilà Lyall!» esclamò Sirius, trascinando Tonks con sé fino ai cancelli dove il padre di Remus e i genitori di James stavano chiacchierando tranquillamente.

L'uomo si voltò.

«Sirius, che fai qui?» chiese, sorpreso.

I due ragazzi raggiunsero il terzetto.

«Fleamont, Euphemia...» disse Sirius a mo' di saluto.

Entrambi risposero con un cenno della testa e un caloroso sorriso.

«Non ci sono problemi su al castello, vero? James e Remus stanno bene?» chiese Fleamont, studiandolo in cerca di indizi del fatto che portasse cattive notizie.

Sirius fece un gesto vago con la mano.

«Tutto a posto, non preoccupatevi. Jamie si diverte a sterminare i nostri compagni di Casa al campo di Quidditch e Rem è a seguire l'ennesima lezione. Sul serio, Lyall: quel ragazzo studia troppo. Finirà per rovinarsi la salute!» esclamò.

Lyall Lupin alzò gli occhi al cielo.

Sapeva bene cosa Sirius pensasse dello studio...

«Per non parlare poi del fatto che si aspetta che noi facciamo lo stesso! Roba da matti, dico io!» continuò Sirius esasperato.

«Dovresti sul serio fargli un discorsetto sull'importanza di divertirsi...».

Euphemia ridacchiò.

«Potreste farlo tu e James. Siete autentici esperti del divertimento a discapito dello studio...».

Il ragazzo parve ferito.

«Euphemia! E io che pensavo che si fosse creato un legame tra noi, nel periodo che ho passato accampato nel tuo giardino!».

Fleamont Potter scosse il capo ridendo.

«Continuo a non capire perchè ti ostinassi tanto a dormire in tenda... Ti avevamo preparato un letto in camera di James!».

Sirius fece spallucce.

«Beh, ero scappato di casa. Volevo vivere la vita da ragazzo indipendente...» ammise con solennità.

Tutti risero, e poi Lyall fissò nuovamente i due ragazzi.

«Che fate qui, allora?» domandò.

Sirius parve ricordarsi solo in quel momento di Tonks.

«Giusto. Tonks... Conosci Ninfadora, vero? La ragazza con cui esce tuo figlio...? Bene, Tonks teme che a te e a Hope non vada bene che lei frequenti Remus».

Tonks avrebbe voluto sprofondare.

Avrebbe anche potuto essere meno diretto!

Lyall le sorrise gentilmente.

«E perchè mai dovremmo pensare una cosa del genere?».

Tonks prese a tormentarsi le mani, in preda al nervosismo.

«Beh, ecco... Sono molto sbadata, rumorosa... E poi sono una Metamorfomagus che discende da una famiglia di pazzoidi, e…» borbottò, mentre i suoi capelli assumevano ogni tipo di colore.

«Ehi!» esclamò Sirius piccato, ma nessuno gli badò.

«Fondamentalmente questo, ecco. Quindi non so... Magari posso non essere la ragazza che lei e sua moglie avete in mente per vostro figlio. E mi dispiacerebbe molto, se fosse così. Perchè io e Remus ci vogliamo davvero bene, e fino a stamattina sapevo cosa significasse avere un genitore che non condivide le tue scelte; quindi so che non è piacevole o...» continuò la ragazza, senza riuscire ad alzare lo sguardo dalle proprie scarpe.

Lyall non riuscì più a trattenersi, e scoppiò a ridere.

«Santo cielo, ora capisco perchè piaci tanto a Remus!» disse affettuoso.

Tonks rimase basita per qualche istante.

«Lei... Remus... Che vuole dire?» mormorò, confusa.

«Beh, è evidente che sei una ragazza ben educata e sensibile - altrimenti non ti saresti preoccupata a tal punto del mio giudizio o di quello di mia moglie. Così come è evidente che sei anche molto intelligente, tanto da riconoscere che la famiglia da cui provieni non è certo famosa per la sanità mentale dei suoi membri o per la correttezza dei suoi ideali...» disse, strizzandole l'occhio divertito.

Sirius si esibì in un altro verso indignato, e di nuovo venne ignorato da tutti.

«Ma ciò che è più evidente è il fatto che rendi felice Remus. E di questo io e Hope non ti saremo mai grati abbastanza. Ho visto lo sguardo di Remus quando parla di te, e il trasporto con cui lo fa. So che non deve essere stato facile arrivare ad essergli così vicino, essendo lui tanto testardo. Dimostra che anche tu possiedi un carattere deciso e combattivo».

Le sorrise di nuovo.

«Non avremmo mai osato sperare tanto, per lui».

Tonks sentì immediatamente come se un enorme peso le fosse stato tolto dallo stomaco.

«Non sa quanto questo mi tranquillizzi, signor Lupin» disse, gli occhi che brillavano.

«Per carità! Chiamami Lyall, e dammi pure del tu» replicò l'uomo ridendo.

Anche Tonks rise.

«Va bene... Allora grazie, Lyall. Mi spiace solo di non poter ricambiare la cortesia. Vedi, il mio nome...».

Lyall la interruppe, alzando una mano.

«Non c'è bisogno che mi spieghi nulla. Remus mi ha già detto del rapporto che hai con il tuo nome».

Si guardò intorno, quasi a controllare che nessuno potesse saltare fuori a contraddirlo.

«In tutta onestà, sono perfettamente d'accordo con te, riguardo ad esso...» le confidò.

Tonks l'avrebbe abbracciato seduta stante.

«Merlino! Temevo di essere l'unica!» esclamò.

Il gruppetto si esibì nuovamente in una serie di basse risate.

«Che succede qui?» abbaiò una voce alle loro spalle.

Alastor Moody si stava avvicinando quanto più velocemente la propria gamba finta gli consentisse di fare.

«Credevo fossimo qui per proteggere la scuola, e non per perdere tempo con inutili chiacchiere!» esclamò, raggiungendoli.

Euphemia sospirò.

«Oh, avanti Alastor! Non si è trattata che di una piccola distrazione, in fondo».

Moody la fissò come se avesse detto di aver appena accettato un invito a cena da parte di Voldemort in persona.

«Sono proprio queste piccole distrazioni che i Mangiamorte aspettano e sfruttano! Quando capirete che ci vuole sempre…»

«Vigilanza costante!» lo anticiparono i genitori di James in coro, scatenando una sommessa risata da parte di Tonks e Sirius.

L'Auror sembrava sul punto di schiantarli tutti, così Fleamont alzò le mani in segno di resa.

«Okay, scusaci. E' che conosciamo il tuo motto a memoria, ormai. Siamo attentissimi, lo sai...».

Moody sbuffò indignato.

«Ah, fate come vi pare! Ma non venite poi a lamentarvi se succede il finimondo!» sbottò, dando loro le spalle e avviandosi nuovamente verso la propria postazione.

«Ti promettiamo che non lo faremo!» gli urlò dietro Euphemia, ridacchiando.

Lyall scosse il capo divertito.

«E' meglio che torniate al castello, ragazzi. Non è sicuro per voi rimanere qui» disse poi, tornando serio.

Tonks e Sirius annuirono.

«Probabilmente hai ragione... Allora alla prossima. Vi saluteremo James e Remus» disse Sirius.

«Buona sorveglianza» aggiunse Tonks.

[*]

James si lasciò cadere sconfitto su una delle poltroncine del rifugio.

Ebbe appena il tempo di guardarsi intorno, prima che Remus entrasse, chiudendosi poi la porta alle spalle.

Il licantropo sembrò sorpreso di vederlo.

«Jamie... Non pensavo di trovarti qui» mormorò tranquillo, accendendo con un colpo di bacchetta il camino e sedendosi poi sulla poltroncina di fronte all'amico.

James scrollò le spalle.

«E invece ci sono. Sorpresa!» borbottò senza alcuna gioia.

Remus lo studiò per qualche istante.

«Che ti è successo? Non ti vedo così abbattuto dall'ultima volta che la McGrannit ti ha proibito di allenarti...»

«Continuo a ripetere che si trattò di un'ingiustizia bella e buona!» esclamò il ragazzo.

«No, dato che solo il giorno prima un bolide ti aveva centrato la testa» lo corresse Remus con l'aria rassegnata.

Per James pochissime cose erano più importanti del Quidditch...

Il ragazzo sbuffò.

«Quindi? Che è successo stavolta?» tornò a domandare il mannaro, giocherellando distrattamente con lo spettro del lupo.

«Non sono riuscito a trovare nessuno per sostituire i giocatori che ho perso» sbottò James, incrociando le braccia al petto e assumendo il broncio di un bambino cui viene impedito di giocare con il proprio giocattolo preferito.

«Ah, ecco perchè Madama Chips mi ha detto di farti smettere di mandare al macello una ventina di ragazzi alla volta! Ammetto di essermene chiesto il motivo...» mormorò Remus, pensieroso.

James sbuffò di nuovo.

«Non è colpa mia se quelli non sanno nemmeno tenere in mano una mazza, o non riescono ad evitare come si deve un bolide!».

Remus lo osservò interessato.

«Che mi dici di Kattleburn?».

L'Animagus cercò di ricordare chi fosse.

«La ragazza che si è fatta trascinare dalla propria scopa per tutto il campo, mentre cercava di prendere il Boccino?» tentò.

Remus scosse il capo.

«No, quella a cui è rimasta incastrata la caviglia nella porta più alta mentre cercava di parare la pluffa che le hai lanciato. Da quanto ho capito è stato il suo unico errore in una prova altrimenti perfetta».

James lo guardò scioccato.

«Il suo unico errore?! Lunastorta, ho bisogno di un portiere che sappia fermare le pluffe!»

«Magari, se le lanciassi con meno violenza...».

James sospirò esasperato.

«Ascolta, Lunastorta... Apprezzo i tuoi tentativi di tirarmi su il morale, davvero. Ma per quanto tu sia un autentico esperto in Difesa Contro le Arti Oscure e in altre decine di campi, nel Quidditch sei completamente negato».

Sprofondò nuovamente nella propria poltroncina.

«Sono circondato da idioti» borbottò.

«So che significa» gli fece eco Remus, divertito.

James gli lanciò un occhiataccia.

«Per cambiare argomento...» disse poi il licantropo, mentre i sui occhi si posavano brevemente sul posto dove fino a qualche settimana prima c'era il letto a baldacchino di Peter.

«Vuoi dirmi che cos'è questo?».

Estrasse dalla tasca un piccolo pezzo di pergamena e lo attaccò sulla fronte dell'amico con un pezzo di Magiscotch.

«Toglilo subito!» esclamò James.

«Toglitelo da solo. Ti assicuro che non riporterai danni permanenti» ghignò Remus, mettendosi più comodo.

L'altro ragazzo staccò la pergamena dalla propria fronte e la guardò.

«E' un biglietto» disse tranquillo.

«Fantastico James, colpiscimi ancora con una delle tue perle di saggezza...»esclamò il licantropo alzando gli occhi al cielo.

James si corrucciò.

«Che altro c'è da sapere, scusa? Ho anche scritto in modo chiaro!».

Si schiarì la voce e iniziò a leggere.

«"Avete bisogno di un posto dove dormire? I vostri compagni di dormitorio vi hanno cacciato con l'infamia? Rivolgetevi ai Malandrini: affascinanti e prestanti ragazzi disposti ad accogliervi a braccia aperte nel loro dormitorio, dove troverete un comodo letto vuoto e tre fantastici compagni pronti a farvi sentire come nel grembo materno. Se siete interessati, lasciate la vostra firma qui sotto, e noi vi contatteremo al più presto. Astenersi simpatizzanti Serpeverde, amanti del silenzio e dello studio, e soprattutto persone contrarie al divertimento"».

Tornò a guardare l'amico, perplesso.

Eppure aveva cercato di essere il più chiaro possibile, quando aveva ideato quell'annuncio.

Remus posò i gomiti sulle ginocchia, osservando l'Animagus con sguardo curioso.

«Immagino tu abbia impiegato tutta la mattina per scriverlo»

«Beh, non è facile essere chiari e concisi...» protestò James, piccato.

Remus piegò il capo da un lato.

«E immagino anche che tu creda sia una buona idea, vero?»

«Già».

Il licantropo si grattò pensieroso un sopracciglio.

«Non per distruggere il tuo sudato lavoro, James... Ma credo tu abbia dimenticato una piccola cosuccia...»

«Sarebbe?» s'informò il ragazzo, interessato.

Remus si schiarì la voce e si esibì in un ululato straordinariamente realistico.

James rimase per qualche istante in silenzio.

«Ah...» mormorò poi.

«Già» convenne il licantropo.

James esitò, guardando l'amico di sottecchi.

«E non credi potremmo dirlo al nuovo…».

Gli bastò un'occhiata di Remus, per zittirlo.

«No, hai ragione...» sospirò

«E' decisamente meglio di no» aggiunse Remus.

Di nuovo, però, James si protese verso l'amico.

«E se… ?» iniziò.

«No» lo interruppe il mannaro.

«Ma…»

«No».

Il ragazzo sospirò frustrato.

«Sicuro?» domandò con una vocina supplichevole.

Remus alzò gli occhi al cielo per l'ennesima volta.

«James…».

«Va bene, va bene!» sbottò James, alzando le mani in segno di resa.

Sprofondò ancora di più nella poltroncina, le braccia incrociate e il volto imbronciato - lanciando di tanto in tanto un'occhiataccia al licantropo davanti a lui.

«Guastafeste».