Gerardine osservava Marianne, battendo un dito sul bracciolo della poltroncina. La ragazza non riusciva a nascondere un sorrisino, forse pensando di aver trovato un alleata pronta a difenderla dalle ire della figlia del padrone. La donna più matura si accigliò, meditando che quella ragazza era veramente impertinente: al posto della nipote, la sera prima, l'avrebbe colpita davanti alle sue amiche. Era convinta che i tipi così tracotanti temessero solo una cosa: l'essere ridicolizzati davanti ai loro compagni.
- Ti conviene toglierti quel sorriso dalle labbra, ora! – si alzò come una furia – Se pensi che approvi il tuo comportamento, non potresti essere più lontana dalla realtà.
La serva parve stupita, poi chinò il capo in segno di umiltà. La marchesa dubitava che quella ragazza sapesse anche solo lontanamente il significato di quella parola: l'aveva già notata da tempo e, in più di un'occasione, l'aveva sentita vantarsi di essere la cameriera più bella del palazzo. Le ricordava le amanti del defunto marito: tipi pronti a tutto pur di fare velocemente carriera nelle grazie dei più potenti. Meditò che, un giorno, averla alle proprie dipendenze potesse tornarle utile.
- Non è mia abitudine sbattere le persone fuori di casa in piena notte, ma non mettere più alla prova la mia pazienza, o quella di mia nipote – fece qualche passo avanti e sorrise – Mettiamola così: il figlio del padrone è troppo in alto per te, ma…
- Ma? – chiese la ragazza, tornando a fissarla.
- Un giorno, se seguirai i miei consigli, potresti anche ottenere ciò che vuoi – finì la marchesa con una risata.
- Cosa sapete cosa voglio? – chiese la ragazza, interessata a qualsiasi prospettiva la marchesa le suggerisse.
- Vedi, le ragazze carine come te, se accorte nello scegliere la preda, possono arrivare molto in alto – le poggiò una mano sulla spalle e le bisbigliò all'orecchio con fare confidenziale – Guarda la du Barry dove è arrivata. Abbi pazienza e un giorno… ti troverò una sistemazione adatta a te, sempre che tu conosca la riconoscenza.
Gli occhi della ragazza si illuminarono: era risaputo che la du Barry era una ragazza povera come tante, prima di diventare la favorita del re. Si chiese se la marchesa potesse veramente aprirle quel mondo dorato. Decise prontamente che le conveniva essere serva fedele della de Brennan, se voleva avere qualche possibilità di tentare la scalata sociale.
- Potete contare su di me, marchesa – si inginocchiò e le baciò la mano – Serva vostra.
- Vai, Marianne, i tuoi doveri ti attendono – Gerardine sorrise, era così facile manovrare i tipi come quella ragazza – Ricorda: non ti svendere al primo venuto, per te ho in serbo qualcosa di meglio.

André sbatté le palpebre e la prima cosa che vide era Oscar, rannicchiata accanto a lui e che gli sorrideva con un aria furba stampata in faccia. Le fece una carezza distratta sui capelli e poi si sollevò a sedere, tenendosi la testa dolorante per il pessimo vino fra le mani. Decisamente non era una buona idea abbondare con quella porcheria che servivano nelle bettole di Parigi. Ricordava di essersi ubriacato veramente solo una volta, ma per sbronzarsi aveva usato il vino che il Generale serbava in cantina: un vino di ottima qualità, che non gli aveva lasciato quei terribili postumi.
- Perché ti sei tagliato i capelli? – Oscar si era tirata su a sua volta e gli passava una mano fra i ciuffi ribelli.
- Perché… nel posto dove sono stato ieri sera non era consigliabile essere riconosciuto come un nobile – si massaggiò le tempie, senza trovare giovamento.
- Vorrei sapere che genere di posti frequenti, quando fuggi tutto solo nella notte – disse lei, continuando a giocare con le ciocche, ora molto più corte.
- Non mi sembra che io "fugga" così di sovente… di solito usciamo sempre insieme – la corresse lui – e comunque non è un posto dove ti porterei. E' peggio delle taverne che ti piace frequentare.
- E quindi ti sei tagliato i tuoi bellissimi capelli – c'era una nota di rimpianto nella voce.
André tolse le mani dalla testa e si girò ad osservarla. La luce del mattino strappava riflessi dorati alla sua chioma bionda e i suoi occhi, sempre così cristallini, ora risplendeva di una luce nuova. Le posò un bacio delicato su una tempia: non l'aveva mai sentita così "sua" come in quel momento.
- Non ti piacciono? – le chiese, un poco deluso.
La ragazza lo osservò attentamente per qualche momento e poi scosse la testa ridendo.
- Devo ammettere che ti donano molto – gli disse spingendolo leggermente – Sei anche più bello del solito.
- Mi trovi bello? – non gli sembrava possibile avere quella conversazione con lei.
- Sì – si avvicinò ancora di più e lo baciò con trasporto – Ti trovo bello.
- Se stai cercando di distrarmi dai miei doveri per non farmi uscire dal letto – la prese in giro il ragazzo, scimmiottando il suo tono altezzoso – ti avverto che… ci stai riuscendo benissimo.
Se la mise a cavalcioni sulle gambe e cominciò a baciarla, fra le risate di lei. Oscar sembrava un'altra persona, quella mattina: di solito non le piaceva rimanere nuda sotto il suo sguardo, cercava sempre di coprirsi alla meglio con il lenzuolo e tendeva a scacciarlo da sé. La mattina del mese precedente era stata una novità assoluta: quando il sole era alto nel cielo, lei sembrava dimentica di cosa succedeva la notte, quando tutti dormivano e André spegneva ogni candela della stanza.
Se il fatto di avere capito di amarlo, aveva sortito quel cambiamento così repentino e radicale allora… non aveva di che lamentarsi. Meditò che aveva finalmente tutto quello che aveva sempre desiderato: la donna che amava e un figlio loro. Doveva parlare con il Generale e la marchesa, non in quest'ordine se gli era possibile, ma quelle erano faccende che potevano aspettare.
In quel momento una specie di tornado urlante entro in camera di André, fra lo svolazzare delle ampie gonne. I due ragazzi si voltarono, colti completamente alla sprovvista da quell'irruzione inaspettata e intempestiva.
- André! Mio dio, che sciagura! Oscar, non trovo Oscar – la vecchia governante rimase a fissare i due ragazzi, incredula della scena che le si parava davanti.
I nostri, nel frattempo, cercavano di coprirsi come meglio potevano con le lenzuola. Le tre figure era ferme immobili, in evidente imbarazzo, sembrava quasi non respirassero. L'anziana donna alzò un dito e li indicò come se non credesse ai propri occhi.
In quel momento passò, davanti alla porta lasciata aperta, la marchesa che si recava al piano inferiore per la colazione. Rimase un istante interdetta anche lei, poi si precipitò nella camera e fece fare dietro-front alla governante, sospingendola verso la porta e cercando di calmarla.
- Forza, Marron, mi sembra il caso di lasciarli da soli – continuava a ripeterle, mentre si affrettava verso l'uscita.
- Ma… ma… - Nanny sembrava aver perso l'uso della parola.
- Non ti agitare: sono sposati. Come credi che abbia fatto mia nipote a rimanere incinta?
- Ma… ma…
La marchesa si voltò un'ultima volta, roteando gli occhi al cielo e sospirando in modo teatrale, mentre richiudeva la camera e metteva fine a quel momento imbarazzante.
Oscar continuava a guardare la porta con la bocca spalancata, mentre André non riuscì a trattenersi e scoppiò in una fragorosa risata. Decisamente era arrivato il momento di lasciare il letto.

- Credi che sia una buona idea? – il Generale sembrava dubbioso, mentre soppesava quello che André gli aveva appena detto.
- Avete sempre insistito sulla necessità che ci fosse almeno un uomo della famiglia che servisse nell'esercito – gli ricordò il giovane, sperando di trovare appoggiò nel suocero.
- C'è già Oscar che adempie a questo dovere – fece notare l'uomo continuando guardare fuori dalla finestra.
- Ora che le sue condizioni non le consentono più il servizio attivo, pensavo…
- Non so, André, servire nell'esercito richiede un addestramento speciale.
La marchesa, che fino a quel momento era rimasta chiusa in un silenzio tombale, occupando una poltrona che guardava verso il caminetto spento, fece sentire per la prima volta la sua voce.
- Oscar e André hanno avuto lo stesso tipo di educazione ed addestramento – fece notare, continuando a fissare la pagina del libro che teneva aperto in grembo – Dobbiamo mettere in conto che tua figlia potrebbe anche decidere di abbandonare la carriera militare, una volta che il bambino sarà nato… In fondo, quale madre non preferisce stare con il suo piccolo piuttosto che dedicarsi ad altro?
- Tu, per esempio – rispose Auguste con un gesto di stizza – E poi non credo che queste siano cose che ti riguardano, sorella.
- Stiamo parlando del nostro casato e del suo buon nome – rispose Gerardine, imperturbabile – L'idea proposta da tuo figlio non è del tutto da scartare.
- Non ci sono posti disponibili ed abbastanza di prestigio per uno di noi – l'uomo non demordeva, sentiva puzza di bruciato nell'improvvisa decisione del ragazzo di arruolarsi – Finché Oscar non si dimetterà, il posto di Comandante della Guardia Reale è suo. Spero non ti verrà in mente di arruolarti come un semplice soldato… quelle cose lasciale alle casate che non hanno una posizione sociale come la nostra.
- Auguste, perché non mi permetti prima di sondare il terreno – riprovò la donna, con più convinzione – Il Generale Bouille mi deve ancora un favore, sono sicura di riuscire a trovare una collocazione adatta all'erede del nostro casato.
Il Generale si alzò, posizionandosi davanti ad una delle finestre aperte ed ammirando i giardini in fiore. La sua mente correva febbrilmente alla ricerca di possibili implicazioni a lui sgradite, ma non ne trovava. Il fatto che anche il figlio adottivo perseguisse la carriera che tanto lustro aveva dato al loro nome, non poteva che essere un ulteriore prova che i de Jarjayes non erano ancora finiti: che smacco per le altre famiglie nobili, che a stento riuscivano a inserire in quell'ambiente così elitario uno solo dei propri rampolli.
- D'accordo, interessati tu della cosa, ma… - si girò minaccioso verso la sorella – non accetterò niente di meno che una posizione di comando.
- Lascia fare a me – disse la donna chiudendo il libro e uscendo dallo studio.

Continua…