A rose can never become a lilac
Fuori faceva freddo.
L'inverno era ormai lontano ma l'aria era ancora pungente e tesa e il vento sferzava le cime degli alberi e le gemme tenere appena abbozzate sui rami ancora asciutti e rigidi.
Quella notte, nella stanza scura e vuota, tornò a ciò che era stata la sua vita e a ciò che non era più.
Poche immagini scorrevano nella mente.
L'incontro con Fersen…
Le sue parole accorate, sincere, il conte aveva forse intuito, nel fugace quanto severo sguardo che lei e André si erano scambiati, ciò che lui aveva invano tentato di comprendere durante il viaggio verso la Svezia.
Non aveva voluto rivelare nulla a Fersen.
Perché nulla c'era da rivelare.
Né ciò che era accaduto tra lei e André.
Né ciò che non sarebbe mai accaduto tra lei e Fersen.
Tutto sarebbe tornato nell'immoblità statica e rassicurante.
Tutto…
Aveva congedato il conte con poche parole.
Lui le aveva detto che la loro sarebbe stata comunque un'amicizia…
Le aveva confidato che quel sentimento lui non l'avrebbe mai cancellato da sé.
Eppure anche quella parola, amicizia, adesso acquistava il sapore vago ed indistinto di qualcosa di lontano ed inaccettabile.
Le lacrime avevano chiuso la gola.
Nonostante tutto…
Nonostante ciò che non era accaduto…
E nonostante ciò che non sarebbe accaduto mai.
Tutto sarebbe tornato ad una statica e rassicurante immobilità.
Distesa nel letto, avvolta nelle coperte sorprendentemente fredde, combatteva contro se stessa immersa nell'abbraccio d André, quello che l'aveva avvolta in una notte di tempesta e di febbre e quello che l'aveva tenuta stretta a se, cullata al suono delle onde burrascose del mare della Normandia.
Come spine feroci, le immagini si susseguivano e bruciavano al pensiero ch'esse erano state frutto di un inganno, gli occhi castani e dolci di Maileen sovrapposti a quelli veridi e fondi di André.
Lui l'aveva protetta ad ogni costo, anche contro di loro.
Forse André aveva amato davvero quella giovane.
Forse Maileen non era mai partita per l'Inghilterra e allora tutto acquistava il sapore d'una messa in scena crudele e senza senso, assurda e terribile.
E André…
Forse aveva continuato a vederla...
Venne percorsa da un fremito intenso.
Non avrebbe più potuto permettersi di scivolare nel baratro del sospetto.
Tornò con la mente al Conte di Fersen correndo allo sguardo sorpreso e curioso del dio Apollo che aveva abbracciato la dea Minerva e l'aveva baciata e l'aveva accolta nella sua vita.
Tornò al ricordo del cuore e della mente sospesi e si, anche del proprio corpo, scosso dallo sguardo grigio e profondo che l'aveva attraversata e le aveva permesso di ascoltarsi e percepirsi come mai era accaduto.
Nello sguardo appena accennato, si era insinuato un altro sguardo, sereno ed eterno, che non l'aveva più lasciata.
Di nuovo il volto di André…
Di nuovo il suo sguardo…
Essere è essere percepiti…
Essere è esistere in altro da sé…
E lei percepiva André…
Lo percepiva anche se lui non era lì.
Lo aveva percepito sempre e lo aveva sentito sempre dentro di sé.
E poi percepiva se stessa…
Se stessa dentro di lui…
Si chiese chi era stata e chi era diventata.
Si rese conto che ogni suo senso era pieno di lui…
Ogni muscolo, ogni più piccolo lembo di pelle, ogni respiro e poi ogni pensiero…
Lei era lui…
Lui era tutto…
Era troppo.
Non avrebbe mai più potuto sopportare di restare senza quel tutto…
E temeva che se fosse accaduto per lei sarebbe stata la fine.
André aveva conosciuto persone di cui lei non concepiva l'esistenza e di cui non condivideva i gesti.
E poi era stato ferito per aiutare lei…
Quel senso di colpa non l'avrebbe mai abbandonata.
Aveva imparato a conoscere André e in quello stesso istante lui era divenuto un altro.
Amarlo solo per senso di colpa non le sarebbe stato possibile, non ci sarebbe mai riuscita.
Un groviglio di emozioni nelle quali stava scivolando…
Ogni giorno, ogni ora che scorreva, la sua vita pareva disperdersi in mille rivoli scuri, mille sentieri nascosti di cui lei non conosceva il percorso.
La sua vita non poteva più proseguire a quel modo, nell'incertezza a cui lei non avrebbe mai ceduto.
Doveva riprendersi la sua esistenza.
Doveva tornare quella di un tempo.
E così tutto sarebbe tornato ad essere quello di un tempo…
Ma non in quel posto, non nel suo ruolo.
Non nelle stanze affrescate e ricche o sotto lo sguardo di dame altezzose e pettegole…
Non nei viali ordinati e puliti dei giardini della reggia…
Non nella rappresentazione perfetta e fredda della realtà finta di una corte lontana dalla vita…
Un mondo che per lei non aveva più senso e che forse, a quel punto, non ne aveva mai avuto.
§§§
La Regina Maria Antonietta guardò esterrefatta il Colonnello Oscar François de Jarjayes mentre chiedeva di lasciare la Guardia Reale per essere assegnata ad altro incarico.
Qualsiasi altro lontano da Versailles, distante da tutto ciò che era stata fino a quel momento la sua vita.
La regina tentò d'insistere per comprendere il motivo della scelta.
Essa veniva da lontano e ormai non poteva più essere rimandata.
Non avrebbe più fatto parte di quella rappresentazione.
Aveva detto di no a Fersen…
Stava dicendo no a quel mondo di cui lui e la regina erano parte.
Maria Antonietta non volle insistere e anche se a fatica diede il suo consenso.
Ma non era ancora abbastanza…
Avrebbe dovuto sottrarre se stessa a tutto ciò che l'aveva disorientata e scossa e resa vulnerabile.
A tutto…
Ossia a tutto ciò che André era stato per lei e a tutto ciò che lui non era più.
Non voleva più far parte di quella rappresentazione.
Perché anche ciò che era accaduto, alla fine di tutto, era stata una recita, una finzione, consumata nell'ombra.
Avrebbe detto di no ad André…
Anche a lui…
Lui l'ascoltò, in silenzio, quella sera.
Lei aveva già detto che avrebbe lasciato la Guardia Reale.
Perché, diceva lei, voleva tornare ad essere quella di un tempo, quando nulla la spaventava, quando credeva d'essere un maschio.
Chissà, pensava lei, a quel modo avrebbe ritrovato la forza dentro di sé, solo dentro di sé, per opporsi alla paura.
Non voleva più sentirsi perduta, com'era accaduto.
André non aveva obiettato nulla.
Tutto, in realtà, era già accaduto.
Lei aveva già perso se stessa.
Solo, non per via del silenzio sulla sorta di vita parallela che tanto l'aveva lasciata sconvolta.
Lei aveva perso se stessa dentro di lui.
André la conosceva.
Era questo che faceva paura.
E da questo non si poteva fuggire.
Perché lui c'era già passato. Lui lo sapeva già che non si può fuggire dall'altro perché non si può fuggire da se stessi. Che l'altro era…
Lei era già impressa dentro di lui e allora era accaduto che lui fosse già dentro di lei, impresso in lei, nella carne e nelle viscere, nelle mani e nel respiro, proprio come era stato per lui da quando l'aveva amata in silenzio, da lontano, e per tutto il tempo in cui l'avrebbe amata.
Lui lo sapeva che fuggire non sarebbe stato possibile.
Essere è essere percepiti…
E loro erano e si percepivano e così sarebbe stato sempre.
Anche se lei fosse vissuta in un altro luogo, André non l'avrebbe amata di meno.
Anche se lei avesse provato a fuggire…
André ascoltò le sue parole. Avrebbe dovuto essere pronto ad esse, eppure…
Gli giunsero da lontano all'inizio…
Fastidiose forse ma comprensibili.
Lei doveva, voleva capire.
E lui le avrebbe lasciato il tempo.
Avrebbero continuato a vedersi…e lui…
No…
André credette di non aver compreso bene…
Non avevano più parlato da quando Bernard aveva lasciato quella casa.
Non avevano più parlato da quando Fersen era venuto a farle visita.
André non aveva saputo più nulla e adesso lei gli stava dicendo che…
André credette di non aver compreso bene…
"Dal momento che ho deciso di lasciare la Guardia Reale…" - un istante di esitazione, mentre gli voltava le spalle, quasi non avesse il coraggio di affrontarlo - "Tu non dovrai più occuparti di me…sai cosa intendo…".
Severe e basse uscirono quelle parole.
No…
Non aveva compreso bene…
André l'ascoltò, la sentì…
La vista un poco annebbiata, le mani si chiusero a pugno e le dita s'irrigidirono, come chiuso si ritrovò il respiro.
L'equilibrio un poco minato, perso, incredulo, sotto il colpo inferto dalle gentili ma fredde parole…
Rabbia mista ad incredulità, stupore.
Oscar parlava di sé e non pareva rendersi conto che stava parlando di loro in realtà.
"Sei libero di fare ciò che credi…".
Il tono pacato, quasi con esso lei non volesse dare importanza a ciò che stava dicendo.
E lei pareva quasi piccola e lontana e distante da lui.
"Che cosa significa?" – chiese André tentando d'addomesticare il respiro.
Aveva capito benissimo ciò che intendeva Oscar.
"Quello che ho detto…" – rispose lei calma, la voce era fredda però, lontanissima dalla voce di lei, quella che lui conosceva dentro di sé.
Pareva che a lei non importasse più di nulla.
Pareva che nemmeno avesse timore di ferirlo.
Nemmeno in passato lei era stata così dura.
André non si lasciò intimorire.
Aveva sbagliato ma la distanza distacco che lei stava mettendo tra loro non aveva alcun senso.
Nessuno dei due poteva più permettersi di giocare con le parole e con i destini l'uno dell'altro.
"Voglio che tu me lo ripeta…" – rimarcò severo – "Non ho compreso a cosa ti riferisci ma se è quello che penso voglio sapere perché…".
Si voltò verso di lui, lo raggiunse solo con gli occhi che intimavano di non proseguire oltre, che lui aveva capito benissimo, non c'era bisogno di chiedere spiegazioni.
Ma lei proseguì, solo scegliendo un sentiero diverso da quello che lui si sarebbe aspettato.
"L'altro giorno…non abbiamo terminato in nostro discorso…" – disse a voce bassa.
André corse allo sguardo.
Allora era per questo che si stava avventurando nell'assurda rappresentazione.
Non riconoscendo più la realtà in cui viveva, non ne individuava più i contorni, i riferimenti…
Non conosceva più rappresentazione e battute, ove lei non aveva avuto alcun ruolo.
E l'essere stata lasciata fuori da quella specie di storia così lontana la lasciava disorientata, era come se André l'avesse lasciata fuori dalla sua vita.
E non conoscere quella storia, per lei significava non conoscere più lui.
Inammissibile per Oscar…
Non poteva permettersi di sentirsi così disorientata e per questo aveva deciso di rifugiarsi nell'unica storia che lei conoscesse alla perfezione.
Quella scritta da lei, solo da lei, e con lei, solo lei, protagonista unica sul suo palcoscenico, ad orchestrare le proprie gesta e la propria vita.
Tutto senz'altro più sicuro e certo, perché così le era stato insegnato a vivere e comportarsi e sentire e percepirsi.
Per assurdo dunque sarebbe stato più facile impersonare un maschio…
Impadronirsi della fittizia forza o forse dello sprezzo usualmente maschile…
Nulla avrebbe più recato timore o lasciato in balia di se stessi.
André ascoltò...
Gli venne quasi da sorridere…
Oscar non avrebbe mai compreso dunque che non sarebbe bastato vestirsi e comportarsi ed esistere come un uomo, per non avere paura, come pensava lei…
Non sarebbe bastato, mai…
Avrebbe voluto dirle André.
Come se ad un uomo fosse risparmiato il dolore o la sofferenza per un amore perduto…
Come se un uomo avesse armi migliori e più potenti per sfuggire alla disperazione di non poter più credere a quella parte di sé, lei, che ora stava lì, avanti a sé, lei, fuori da sé…
Un uomo avrebbe fatto pugni, alzato la voce, ubriacandosi fino a perdere la ragione…
E lei non aveva fatto lo stesso?
E lei era una donna!
Un uomo non avrebbe sentito la gola chiudersi e le mani tremare e non avrebbe pianto in silenzio nel momento in cui si fosse accorto d'aver perso tutto!?
E lei non aveva fatto lo stesso?
E lei era una donna!
Dunque una decisione senza senso.
Decise ugualmente di accontentarla e seguirla nel suo stesso sentiero anche se non sapeva dove sarebbero finiti.
"Vuoi sapere che cosa mi legava a quegli uomini? E' questo che t'interessa? E' solo questo?".
André sperò in cuor suo fosse stato solo questo.
No…
Sapeva che quella gente c'entrava relativamente…
"Non è solo questo André! Tu sapevi tante cose e…" – lo incalzò lei voltandosi, avvicinandosi per sfidarlo con la voce e con il corpo e con tutta se stessa.
Perché alla fine lei non ce l'avrebbe fatta a restargli lontano.
Anche combattendo, avrebbe voluto averlo…
Vicino a sé.
Era questo che temeva…
"E te le ho tenute nascoste?! Giusto?" – replicò André non lasciandola terminare.
"No…maledizione…io non so più niente di te…io non so più chi sei…".
La voce infuriata s'abbattè sulla calma controllata di André, come un'onda gigantesca s'abbatte sulla scogliera immobile che attende granitica e silenziosa quella furia.
"Io sono sempre lo stesso Oscar…non puoi pensare davvero di non sapere più chi sono. Solo perché ho conosciuto persone che tentano di cambiare le cose…persone che cercano di aiutare chi non ha niente….questo non cambia quello che sono e soprattutto non cambia ciò che siamo noi due. Io non pensavo sarei mai tornato a Parigi…non pensavo ti avrei rivisto e quando anche fosse accaduto non immaginavo saresti stata proprio tu a dover catturare il Cavaliere Nero. Ma tutto questo non cambia ciò che siamo diventati…è solo una scusa…" – rispose lui avvicinandosi a sua volta.
Risposte logiche…
André non si sarebbe certo sottratto alle sue responsabilità. Avrebbe voluto farle comprendere che anche con quel peso sul cuore lui non era diverso dalla persona che lei conosceva da sempre.
E lei lo sapeva questo.
Ma non poteva ammetterlo.
Perché così gliel'avrebbe data vinta troppo facilmente.
E poi non era quello che voleva sapere lei.
Le domande si snodarono a ritroso nel tempo…
"Che stai dicendo? Quello che sapevi era molto importante André! Maileen…".
"Che c'entra adesso Maileen?".
André comprese dove voleva arrivare l'altra, solo non immaginava avrebbe colpito così a fondo.
Se anche fosse stata gelosia…
"André…perché il giorno della rappresentazione mi hai chiesto di andare a prendere il pugnale e quando ho incontrato Maileen nella stanza delle armi anche lei mi ha detto che ti stava aspettando? Eravate d'accordo? Tu eri d'accordo con lei? Nessuno sapeva del pugnale. Nessuno tranne noi. E invece Maileen era lì, in quella stanza…".
Faticava a respirare, nemmeno seppe da dove gli fosse uscita l'assurda congettura tenuta nascosta per giorni nella sua testa.
André la guardò sorpreso.
Non pensava sarebbe mai dovuto tornare così indietro nel tempo.
"Tu pensi che io…che io sapessi di quella congiura?".
"Io…".
Balbettò e si morse il labbro.
Forse la domanda era realmente troppo assurda per meritare una risposta.
André non si tirò indietro.
"Io non sapevo della congiura…ho detto che volevo andare a prendere il pugnale perché…".
Impercettibile esitazione…
"Allora? Tu…tu ti saresti prestato ad andare fino in fondo!?".
André non rispose.
Un silenzio infinito e terribile.
Lei quasi non riuscì più a parlare.
La voce uscì balbettando, di nuovo, perché nemmeno lei poteva credere fosse vero quello che André stava dicendo.
"Quindi tu…" – il calore prese a salire dalla pancia, il cuore prese a battere impazzito – "Tu sapevi…".
"No! Maledizione no!" – gridò André quasi a scacciare da sé e da loro l'ombra dell'assurdo sospetto – "Se avessi saputo della congiura avrei tentato di far desistere Maileen! Lei doveva portarmi dalla sua parte…doveva avvicinare me per allonatarmi da te…perché…".
"Lo vedi allora che ho ragione! Lei ti ha usato!" – l'interruppe Oscar.
André scorse al suo sguardo severo.
La voce uscì bassa e cupa.
"Io non sapevo della congiura fino al giorno in cui ho incontrato Maileen nella saletta delle armi. Solo tu potevi andare a prendere il pugnale e solo tu sapevi che era stata lei a colpirti quando vi siete incontrate durante le ultime scene. Me lo hai detto proprio tu di cercare in quella stanza. Ricordi? Quando nessuno sapeva come aiutarti. Credi che se avessi saputo prima del coinvolgimento di Maileen ti avrei permesso di incontrarla!? Non avrei mai permesso che lei ti facesse del male! Non puoi pensare una cosa del genere Oscar. Non te lo permetto! Lei ha fatto tutto di sua iniziativa. Aveva chiesto di vedermi durante la rappresentazione ma io le ho negato d'incontrarci. Le avevo intimato di non farsi vedere ma per precauzione ti ho chiesto d'essere io ad andare a prendere il pugnale. Ciò che ho detto io e ciò che ha detto Maileen è stata solo un'assurda coincidenza! Non le avevo promesso nulla…e dopo…dopo ho solo cercato di autare te e poi lei…perché anche lei era in pericolo per non aver eseguito gli ordini che aveva ricevuto…".
"André ma ti rendi conto che in questo modo tu avresti rischiato di essere considerato responsabile della morte del re e…Mio Dio tu sapevi chi c'era dietro quella storia e non hai detto nulla! Il Duca d'Orleans…e adesso quell'uomo…quel giornalista...non capisci che se qualcuno arriverà a comprendere tutto questo tu non avrai scampo. Potresti essere condannato a morte o peggio ancora ucciso perché non hai parlato! Come puoi pensare di riuscire a salvarti!?".
"Non lo penso…" – replicò lui severo e freddo – "Non mi è mai importato di uscire da questa storia…vivo…".
"André perché? Volevi proteggere lei vero!? Hai sempre voluto proteggere Maileen…sempre…anche dopo…anche dopo che noi…".
Indietreggiò un poco.
Il pensiero di sovrapporre, anche solo con l'immaginazione, i loro respiri ed i loro gesti a quelli che André e Maileen insieme dovevano essersi scambiati…
Il pensiero che André aveva voluto proteggere quella giovane, ad ogni costo, anche correndo il rischio di finirci lui come responsabile di quella congiura…
E anche adesso, lui voleva tenerla fuori da tutta quella storia…
Nessuna parola sul fatto che Maileen era a Parigi e forse era sempre stata a Parigi…
Tutto questo era assolutamente impossibile da accettare.
Tutto questo la faceva impazzire.
"Non ho visto Maileen lasciare il porto di Le Havre. Lei mi aveva scritto che avrebbe lasciato la Francia. Non l'ho vista salire a bordo di una nave…ho veramente creduto fosse partita…".
Arretrò di fronte a quella che per lei era un'ennesima bugia.
"Lei è la tua donna André! Me l'ha rivelato quell'uomo…Bernard… vuoi dirmi che non è così? Vuoi forse dirmi che non sapevi neppure che lei fosse a Parigi? O forse…" – lo sguardo puntato addosso, le parole come un fiume in piena che rompe gli argini e travolge tutto quel che incontra - "Lei non è mai partita vero? E' sempre rimasta a Parigi! E tu sei sempre stato dalla sua parte. Sempre!".
"No! No! No! Maledizione! Lei non è la mia donna! Io non ho nessuna donna all'infuori di te Oscar…come fai a non credere a questo!?" – replicò André avvicinandosi, afferrandola per il braccio – "Non sapevo che Maileen fosse a Parigi. Non ho saputo più nulla di lei da quando ci siamo lasciati a Le Havre. Devi credermi! E Bernard ha solo voluto ferirti…".
"Perché quell'uomo avrebbe dovuto ferirmi!? Cosa poteva sapere di noi!? Nessuno sapeva cosa era accaduto tra di noi...nessuno! Lui ha solo detto la verità!" – gridò Oscar tentando di sottrarsi alla presa - "E' questo che non accetto André…tu ti ostini a dirmi che non sapevi nulla ma non posso più crederti…se tu mi avessi raccontato tutto fin da subito...allora forse sarebbe stato diverso…".
Tornò su di lui, lo sguardo feroce quasi a colpirlo nella contraddizione evidente, il tono ironico…
"E adesso!?" – replicò come a sottolineare che lei non aveva creduto neppure ad una parola di quelle che aveva ascoltato – "Nemmeno questa volta sapevi che lei era tornata!?".
"Finiscila!" – gridò lui – "Stai solo cercando delle scuse…sai che Maileen non è nulla per me. Se ho voluto aiutarla è perché credevo lo meritasse. E anche adesso lo credo. L'avrei aiutata comunque. Perché lei è stata usata…proprio come te!".
Sguardo sgranato…
"Che diavolo vorresti dire con questo? Io non sono mai stata usata!".
André non la lasciò terminare.
Entrambi mantennero lo sguardo sull'altro, combattendo con parole e respiri.
André sorrise, cinicamente.
"Non venire a dirmi che non ti sei resa conto di ciò che è accaduto?!" - proseguì lui tentando di riannodare i fili dell'assurda battaglia verbale – "A nessun membro della famiglia reale è accaduto nulla eppure alla fine tu stessa, che ti sei prodigata in ogni modo per evitare che i sovrani corressero un pericolo, sei stata accusata comunque! Ma non capisci!? I nobili…quella è gente che vuole un colpevole, a tutti i costi. Vuole qualcuno da punire perché sia di esempio per tutti gli altri e per avere la conferma che il loro potere è immenso e nessuno può permettersi mettere i bastoni tra le ruote di chi ha il potere nelle proprie mani! Il Duca d'Orleans voleva eliminarti perché voleva un colpevole al suo piano fallito! Altrimenti perché ti avrei lasciato andare…sai che non l'avrei mai fatto! Per non parlare della tua regina! Ma non vedi che cosa ti ha fatto!? Possibile che la messinscena ha architettato ti lasci del tutto indifferente?".
"André…non ti premetto di parlare così della famiglia reale…la regina…lei mi ha aiutato…ha fatto di tutto per scagionarmi…".
Una luce sinistra corse attraverso lo sguardo di André.
L'unico occhiò emanò una luce cupa, s'avvicinò afferrando il polso dell'altra, stringendolo questa volta, quasi ad infliggere dolore a rafforzare il concetto.
"E perché credi che l'abbia fatto!?" – sibilò – "Credi sia stato solo in nome della vostra amicizia!? Forse! Ma a me non sfugge che quella stessa donna ti ha ceduto al suo amante!".
"Stai dicendo un mucchio di sciocchezze!" – replicò lei mentre sentiva salire lacrime agli occhi. Era troppo quello che stava dicendo André.
Troppo anche per lei e per ciò che per lei rappresentava la regina e perché…
Perché in fondo André aveva ragione.
Aveva sfrontatamente ragione.
Di nuovo…
E questo faceva male.
"Non sono sciocchezze e questo tu lo sai. La regina ti ha ceduto…regalato…mettila come ti pare…all'uomo che lei ama! Perché lui potesse essere felice. Questo ormai dovresti averlo capito. L'assurda rappresentazione doveva servire a farti avvicinare a lui…e lui...il Conte di Fersen ti voleva solo per dimenticare il suo amore impossibile...".
André si portò le mani alla testa.
"Allora? Non dici niente? Non sei stata usata forse anche da lui!? Maileen è stata usata per colpire la famiglia reale e tu sei stata un burattino nelle mani di quei maledetti nobili! Nessuno ti ha mai chiesto cosa volessi davvero dalla vita…mai nessuno! Quindi come vedi mia cara cerca di non affannarti tanto a difendere la regina…".
"Basta!".
Fu costretta a sottrarsi alla trafila di rivelazioni.
Durissime e spietate.
Non poteva accettarle…
"Pensala pure come ti pare…" – replicò André – "Ma questa è la verità. E adesso….adesso quell'uomo è tornato e tu…tu vieni a dirmi che non hai più bisogno di me!? Allora forse nemmeno tu sei sincera con me…nemmeno tu vuoi raccontarmi la verità. Senti qualcosa per lui? Perché in fondo quell'uomo con i suoi modi gentili e raffinati…con la sua abnegazione verso la sua regina…non potrebbe mai crearti problemi! Lui non ti ama ma fa lo stesso. Tu non vuoi un uomo che ti ami! Perché altrimenti finiresti con le spalle al muro! Però il conte ti stima e ti rispetta e ti tratterebbe come si tratta una nobile dea dell'Olimpo…e per te sarebbe sufficiente vero?".
Ecco dove voleva arrivare André…
Lei comprese…
Se anche fosse stata gelosia…
"Tu stai delirando André…non sai quello che dici…così dimostri di non conoscermi affatto! Hai solo paura di perdermi…".
"Certo che avevo paura di perderti! Non mi vergogno di ammetterlo. Io almeno questo lo riconosco…una paura folle…avevo paura e ce l'ho anche adesso perché tu ti ostini a non capire e a non accettare ciò ti sto dicendo. Ho paura perché mi sembra assurdo che tu non comprenda che c'è chi sta tentando di cambiare il gioco in questo paese. Ho paura perché mi sembra assurdo che tu voglia nasconderti dietro la scusa di non sapere più chi sono io per allontanarmi da te. Come se io fossi diverso da quello che ero prima! Come se conoscere queste persone che vogliono cambiare le cose mi abbia fatto diventare diverso…".
L'accostamento non sfuggì…
"E uccidere i sovrani ti è sembrato il modo migliore per cambiare le cose!?".
André non rispose.
La richiesta retorica giunse a spezzare il senso di sé ed il rispetto che ciascuno di loro aveva sempre portato all'altro.
Non diede dunque la soddisfazione di negare la congettura perché si era stancato di convincerla di non essere ciò che invece lei si ostinava a volere vedere.
Solo per paura di vedere ciò che era diventata lei.
Era solo di questo che Oscar aveva paura.
André si voltò scostando lo sguardo da lei.
Il silenzio parlò molto più di tante parole.
Il silenzio avrebbe lasciato intendere che lei aveva ragione.
Gliel'avrebbe lasciato credere…
"Mio Dio…André…" – stravolta fu lei ad avvicinarsi, l'incomprensibile ed assurdo scenario a dipanarsi tetro.
"Io non mi pento di quello che ho fatto!" – annuì André scostando lo sguardo – "Ho solo cercato di aiutare persone che stanno tentando di cambiare questo sfortunato paese. Bernard ci ha provato…e Maileen…lei è stata usata…Maileen è stata usata…dal duca…".
"Il Duca d'Orleans sa di te?" - chiese lei, come stranita, correndo lontano con lo sguardo.
"Cosa?".
"Rispondimi!".
"No…".
Lei l'interrogò di nuovo con gli occhi.
"Bernard non ha mai rivelato al duca di avermi conosciuto e anche Maileen…anche lei ormai non ha più nessun legame con lui…" – mormorò André non riuscendo a comprendere dove lei volesse arrivare.
Lei si voltò, distogliendo lo sguardo. Strinse lo schienale di una sedia, affondando le unghie nel velluto.
"Almeno questo…almeno questo…nessuno arriverà a te…" – mormorò tra sé, come se André non fosse più lì, e lei fosse di nuovo sola, e stesse tentando di riannodare i fili di quella situazione, per comprendere se ci fossero delle falle, dei dubbi, dei pericoli.
Voleva André fuori dalla propria vita.
Ma non avrebbe mai tollerato che lui avesse corso dei pericoli per tutto ciò che era accaduto.
Non voleva più avere nessuno sulla coscienza.
"Che cosa vuoi dire?" – chiese André andando verso di lei ed afferrandole il braccio e voltandola verso di sé – "Adesso ti preoccupi per me? Io non te l'ho mai chiesto!".
"No!? Non sei stato tu a chiedermi di liberare il Cavaliere Nero!?".
"E con questo!? Non l'ho fatto certo per paura che lui facesse il mio nome. Non ho paura delle conseguenze di ciò che so. Non ti ho chiesto di liberarlo per questo. Pensavo avessi compreso che quell'uomo doveva essere libero per continuare a lottare per questo paese…".
André strinse il braccio…
"Non posso credere che tu abbia pensato questo di me. Io non sono così!".
"Io non so più chi sei!" – sputò con rabbia – "Vai via!".
"Non me ne vado invece!" – gridò lui di rimando – "E tu…tu vorresti tornare ad essere quella di un tempo!? Che cosa significa!? Non me l'hai ancora spiegato. Quale Oscar vorresti tornare ad essere? Vorresti essere un uomo?".
"No!".
"E cosa dovrei fare io? Dovrei tornare anch'io quello di un tempo? Un servo che assiste alla tua disfatta!?".
"Non hai dunque abbastanza stima in me da pensare che potrei cavarmela anche senza il tuo aiuto?! Credi sia una donnicciola debole ed indifesa!?".
"Dio…che stai dicendo? Sai che non ho mai pensato questo di te! Sto solo dicendo che non si può tornare indietro…non si può fuggire pensando di tornare indietro!".
"Non voglio più ascoltarti!".
"No mi ascolterai invece! Allora forse vorresti tornare ad essere sola vero? Perché nessuno ti metta più con le spalle al muro!? Perché tu non senta più nessuno che dice ciò che pensa della tua regina o del suo insulso desiderio di rendere felice il suo amante!? O che c'è qualcuno in questo paese che cerca di cambiare le cose!? Tutto tornerebbe ad essere più semplice e tu…Mio Dio Oscar…ti avranno anche insegnato ad usare la spada…certo…ma nessuno ti ha mai insegnato a combattere veramente!".
"Non è vero. Non è come dici…posso essere ciò che voglio!" – gridò lei esasperata.
"Certo che puoi essere chi vuoi!?" – proseguì André intuendo il progressivo disgregarsi dell'affetto e dell'amicizia e…- "Stai fuggendo però! Magari preferiresti che il buon Conte di Fersen tornasse a corteggiarti con gentilezza e rispetto, perché lui sarebbe capace di rispettare le regole e non potrebbe mai mettere in pericolo la famiglia reale! Anche se lui ha messo a repentaglio l'onore di Sua Maestà la Regina Maria Antonietta più di chiunque altro! E al Conte di Fersen hai detto che tu ami un'altra persona!? O non hai rivelato nulla perché quella persona è solo un servo e…".
"No! Non è questo! Non provo nulla per lui ma non era necessario che sapesse cosa c'è tra noi…e poi te l'ho detto…sono io che non so più chi sei…perché dovrei continuare a crederti?".
André avrebbe voluto essere contraddetto…
Avrebbe voluto ascoltare dalla bocca la tenera confessione dell'amore…
Ti amo…
"Perché ciò che adesso sai sul mio conto non può cambiare le cose tra noi e tu sai che è così. Ti disorienta non avere il controllo di ciò che ti circonda…ti disorienta ascoltare il tuo desiderio che cresce e brucia dentro…ti disorienta sapere che le mie mani possono raggiungerti e prenderti e annientare la tua resistenza e la tua solitudine…ti disorienta sapere che tu hai lo stesso potere su di me e che potresti fare qualsiasi cosa di me, anche se io non sono nessuno e…"
"No…André basta!".
"No? Ancora no? Sempre no! Allora dimmi quale Oscar vorresti tornare ad essere!? Quella silenziosa e fredda e distante…sai che non puoi…".
Fu su di lei…
La guardò senza distogliere lo sguardo, sfidandola a scovare e riconoscere il loro amore e se stessi dentro quell'amore, anche se attorno a loro tutto sarebbe cambiato e nessuno dei due avrebbe più potuto avere altri riferimenti eccetto che se stesso.
"Sei uno sfrontato André! Te lo ripeto, tu non puoi dirigere la mia vita ed io posso tornare ad essere chi voglio!" – replicò avvicinandosi, perché lui la stava provocando e la stava torturando, rinfacciandole un passato dove lui si era insinuato con sapienza e dove alla fine lui, solo lui, aveva saputo leggere ciò che lei era realmente.
Il punto di non ritorno…
Lui l'aveva condotta sin lì…
Essere ciò che realmente era…
"No…non puoi! Non puoi tornare ad essere quella che credevi. Ci siamo incontrati e questo ha cambiato le nostre vite! Ha cambiato noi…non potremo mai più essere gli stessi di prima! E poi tu non sei mai stata così…non potrai mai essere un uomo, comportarti come un uomo! Non lo sei mai stata in passato e non potrai mai esserlo! Una rosa…una rosa che sia bianca o rossa non potrà mai diventare un lillà!".
Si scostò dall'altro, come a scansarlo da sé…
Come a scansare l'assurdo paragone…
Era troppo.
"Che cosa significa? Che una donna resta sempre una donna in ogni caso!? E che io non potrò mai essere ciò che voglio?".
Istantanea si sollevò la rabbia a guidare la mano che si sollevò fulminea a colpirlo al volto.
Ed altrettanto veloce fu la mano di André che intercettò la sua, prevenendola, anche se la sua vista era diminuita.
Ma i suoi sensi no.
E i suoi sensi, tutti, conoscevano ogni respiro di lei…
Ogni impercettibile contrazione dei muscoli e delle ciglia e della bocca…
Forse tutto era scontato ma terribilmente vero.
André strinse il polso e sollevò il braccio spingendola indietro, contro la parete.
Su di lei, addosso a lei.
La mano sinistra si piantò sulla spalla di lui, per opporsi.
André conosceva la sua forza...
La conosceva attraverso i suoi sensi, tutti.
E quella mano, sulla sua spalla, non stava forzando più di tanto per allontanarlo.
Le parole in una direzione, il corpo nell'altra.
Lasciò che la mano restasse aggrappata alla spalla…
La tenne lì, ferma, lo sguardo addosso, fisso, a tentare di ritrovare il senso di lei, la sua sfrontata e sensuale leggerezza, accarezzandola, solo con gli occhi…
"Tu non sei mai stata così!" – sibilò accostato all'orecchio, schiacciati entrambi contro la parete – "E' questo che non vuoi capire. Tu non sei mai stata fredda distante silenziosa…forse lo eri per chi non ti conosceva come ti conosco io. E poi, non dimenticarti che uomo e una donna possono soffrire alla stessa maniera. E la tua intenzione di tornare a vivere e sentire come un tempo, quando credevi di essere un maschio, è solo uno stupido espediente per non vedere ciò che sei. Ma non potrai mai tornare ad essere ciò che non sei mai stata…adesso sei semplicemente arrabbiata perché ti ho nascosto delle verità…se pensi che nascondere la verità sia un tradimento…allora in fondo anche tu l'hai fatto con me…".
"Cosa?".
"Mi piacerebbe sapere cosa vi siete detti con il conte…mi hai fatto uscire dalla stanza…".
"Non volevo che ascoltassi ciò che diceva, André. So che ti avrebbe ferito…".
La voce usciva a fatica, la mano destra imprigionata in quella di lui, la sinistra sulla spalla, il corpo di André su di lei e lei schiacciata contro la parete ad ascoltare le parole ed l'incedere dentro di lei, inevitabili, mentre invadevano i sensi, insinuando calore e tormento fin nelle viscere.
Uno strano combattimento…
"Che pensiero gentile!" – affondò ironico – "Ma non gli hai detto che il tuo amante è un servo della tua famiglia e che per giunta conosce svariate personalità ribelli e che ha quasi rischiato di ammazzare la sua cara regina!".
L'affondo crudele colpì...
Ch'era dunque vero ciò che lei pensava, implacabilmente vero.
Strano combattimento…
Sorprendente modo per André di dirle che l'amava e che lui non era cambiato….
"Sei contenta? Io stesso lo sto ammettendo! Così forse andrà meglio e sarai soddisfatta…" – continuò lui, tono sempre più sfacciatamente ironico, lei ferma, il polso bloccato, lo sguardo addosso, tremava ma restava lì, attendendo da se stessa di trovare la forza di liberarsi dalla presa.
"Non ti dice nulla quello che c'è stato tra noi?" – il sussurro morbido, silenzioso, scorse su di lei, insinuandosi…
Che lei riconobbe il suo demone…
Lui era lì, dentro di lei e si stava risvegliando e lei non poteva far nulla per sottrarsi mentre le gambe faticavano a stare ferme ed il petto ondeggiava sospinto da respiri secchi, a lambire quello dell'avversario.
Più avesse tentato di sottrasi e più si sarebbe ritrovata avvinta dall'altro, inghiottita, l'ego distrutto dal ditruttivo amore.
Le dita della mano imprigionata si strinsero a catturare le dita di lui.
S' intrecciarono strette…
"Che cosa siamo tu e io!?" – riprese André, la voce tremò anch'essa perché la forzata immobilità strideva con il desiderio di muoversi e correre alla bocca e baciarla ma non l'avrebbe mai fatto se lei non avesse concesso uno spiraglio – "Vuoi fuggire anche da questo? Perché pensi che io non sia più quello che conoscevi!?".
"…".
"Io sono sempre lo stesso e tu anche! Siamo diversi da ciò ch'eravamo prima…e siamo sempre gli stessi! E' difficle…ti prego…stai solo punendo te stessa e anche me…perché temi di non sapere che cosa è accaduto…credi che ti abbia mentito e allora preferisci essere tu ad allontanarmi da te. Noi non siamo avversari…non puoi gestire la tua vita come fossi su un campo di battaglia…".
S'innalzò il respiro, lo sguardo non mutò luce…
"Ti prego…" – mormorò di nuovo André – "Ascolta ciò che sei e ciò che siamo…".
"Non voglio più ascoltarti…" – s'ostinò, la voce come soffio implacabile, imprigionata nella vicinanza che frantumava la resistenza e la rabbia.
Avrebbe voluto scostarsi sottrarsi fuggire scomparire e invece continuò a restare lì, immobile, imprigionata nella voce di lui leggera e dirompente.
La mano di André si aprì lasciando la presa…
Lei si ritrovò libera…
Le mani di André s'appoggiarono lievi ai fianchi, il corpo a sovrastarla ed imprigionarla dentro sé e dentro di lui.
Una rosa…
Rimase lì, come se lei fosse stata davvero una rosa, la corolla schiusa ma solo un poco al vento, in attesa d'essere lambita, accarezzata…
In attesa di sprigionare l'intenso sentore di sé…
Chiuse gli occhi e scostò un poco il viso.
Chiuse gli occhi per respirare piano se stessa e ciò che voleva essere…
Lontano da lì, lontano da lui…
Eppure lì, dentro di lui…
"Non voglio più ascoltarti…" – ebbe la forza di sussurrare.
"Va bene…allora…allora non ascoltarmi se non vuoi. Però ti chiedo di ascoltare il tuo cuore…ascolta la tua paura come io ascolto la mia. Tu hai paura di perdere contro te stessa e di cedere a ciò che sei…hai paura di non essere capace di controllare il tuo cuore impulsivo e sincero…hai paura di riconoscermi dentro di te come io ormai non posso fare altro con te…tu sei dentro di me…in ogni più piccola parte di me…".
"No…".
"Dici di no con la voce…" – mormorò piano André – "Eppure la tua bocca mi parla silenziosa…e le tue labbra mi lasciano entrare…e le tue braccia sono qui su di me…".
Si spinse scivolando sulla bocca…
Nessun rifiuto, nessuna fuga…
La bocca accolse la bocca, danza morbida mobile liquida intensa…
Onde leggere sollevarono e strapparono al sangue l'impulso della fuga, piegarono un poco le ginocchia…
Si tesero i muscoli, richiamando ogni forza vitale nel luogo nascosto salato morbido…
Si risvegliarono vibrazioni lontane, il respiro cedette, i sensi annebbiati…
Avrebbe voluto sottrarsi…
Fino a qualche istante prima quella era la sua volontà…
E lo sarebbe stata anche in quel momento…
Sono su di te…
Ti abbraccio e ti osservo…
Il tuo sguardo è furioso e la rabbia colpisce e ferisce…
L'accolgo…
L'accetto, la voglio, se significa avere te…
Negli occhi il disprezzo…
Lo sento…
L'accetto, lo voglio, se significa avere te…
Tutto…
Tu sei tutto…
Così si può amare anche la rabbia e il disprezzo e il rifiuto…
Ti stringo a me…
La mano aperta sulla schiena, ascolto il cuore battere e osservo il petto sollevarsi, in preda alla rabbia ed alla disperazione.
La tua disperazione…
L'accetto, se significa avere te.
Attendo…
Solo un istante d'incertezza…
Attendo…
Tacito consenso ch'è ciò che vuoi…
Nonostante la rabbia, il disprezzo, la disperazione…
Attendo…
Se deciderai di restare in me o liberarti di me per sempre, ordinandomi di lasciarti.
Lo farò se sarai tu a chiederlo.
Lasciarti andare…
Ora è il momento di decidere…
Fatico a mantenermi saldo…
Tempo immobile gesti impercettibili respiro caldo dita leggere labbra mobili scivolano tra noi…
Mi hai detto che sono libero…
Mi hai detto che non hai più necessità del mio aiuto…
Ed io attendo…
Tempo immobile consistenza morbida pelle liscia silenzi densi orgoglio implacabile…
I miei, il tuo…
Attendo e le tue labbra tornano su di me, il tuo viso si muove e si accosta al mio…
Scivola sul mio e il tuo respiro si mescola al mio e la tua rabbia morde le mie labbra e scorre per averle e prenderle.
E la tua bocca raggiunge la mia…
Ancora…
Entri piano, avida…
Ti accolgo, assieme alla rabbia alla disperazione alla paura…
Le mani invocano le mie….
Il respiro veloce…
Mi spingo su di te, ancora e ancora…
Sento la disperazione e il disprezzo…
Gesti di rabbia, inesorabili…
Sento tutto di te e non posso sottrarmi a te e tu…
Dio…nemmeno tu…
Neppure il tuo orgoglio può nulla…
Il calore sale dalle viscere e lo divora e lo travolge…
Mi hai detto che sono libero…
Mi hai detto che non hai più necessità del mio aiuto…
Eppure le tue mani si muovono e scivolano sulla schiena e sfiorano la pelle, avide…
Vuoi me, anche se mi hai detto che sono libero…
Vuoi me e adesso sei su di me, mentre afferri le mie mani e le dirigi ed esse s'aprono un'esiguo pertugio e ti raggiungono e affondano, strappando un fremito di rabbia e disperazione.
Vuoi me e mi accogli…
Vuoi me, schiacciata contro la parete, sollevata dal mio stesso corpo che non lascia alcuno spazio per muoverti…
Ti sostengo, avida…
Ti aggrappi a me…
Sfiorarsi caldo della pelle nuda, vorace d'un contatto a cui non puoi sottrarti…
Sospiri attoniti sulla pelle liscia del collo, sul torace morbido, ai teneri seni accarezzati…
Incerta, combatti…
Mi hai detto che sono libero eppure…
Mi cerchi come si cerca di conquistare una vittoria…
Mi cerchi per cercare il tuo potere, quello che tu hai su di me…
La tua rabbia ti porta a me…
Il tuo corpo si apre a me…
Mi abbracci e mi stringi, fino a che affondi, spingendoti su di me…
Ti raggiungo muovendomi, per cercare la tua essenza, ebbra di sospiri, colma della mia carne…
Affondo ed ascolto il tuo respiro…
Mi abbandono ai tuoi gesti decisi…
Ti lascio avanzare e cercare e torturare le mie labbra…
Ti lascio avanzare e cercare ed affondare nella mia carne…
Afferro i tuoi fianchi e li dirigo e li sento aprirsi ancora e ancora ed essi mi accolgono…
Fin quasi a stordirmi…
Perché vuoi essere libera ma non puoi esserlo fino in fondo se non assieme a me…
Insieme siamo tutto…
E tutto è molto di più di noi…
So che non volevi tutto questo…
So che non volevi cedere né a me né a te stessa…
Non volevi cedere, eppure la tua rabbia ti conduce a me, per avermi e piegarmi a te, anche se sono stato io a portarti su questa strada…
Ascolto la tua rabbia, ascolto i gesti sapienti ch'entrano in me…
Ti lascio entrare ancora e ancora mentre le dita s'insinuano sicure fino a raggiungermi…
Ti lascio fare, non m'importa se ciò significa cedere al tuo potere.
E' immenso e lo sai e non avrebbe senso farti comprendere che siamo tutto solo assieme…
Le tue dita sollevano i miei sensi, la coscienza si perde…
Mi hai raggiunto ed hai raggiunto te stessa…
Ed io mi spingo ancora su di te e ti lascio entrare mentre il sangue s'incendia e le gambe tremano ed il respiro cede…
Mi stringi a te e vuoi me, anche se mi hai detto che sono libero…
Le mani copiano i tuoi gesti perché anch'io voglio liberarti averti e sentirti…
Ora sono io a stringerti a me e a portarti con me, senza muovermi, senza volere più nulla se non placare la sete e la paura di non poterti più amare e toccare e affondare in te…
Pochi gesti asciutti feroci implacabili…
Acquietare il desiderio la rabbia la follia la disperazione l'assenza il dolore il disprezzo la paura…
Pochi gesti…
Estasi immediata, soffocata, disperata…
Liberarsi toccarsi mentre la rabbia percuote i sensi affondo dopo affondo divorando la tenerezza il gioco la ritrosia l'incertezza…
I suoni annullati nell'unica concessione d'ascoltare solo il respiro sordo e ritmato il gemito soffocato e scuro, salire, affondo dopo affondo, dal ventre dal passato dall'amore che pareva inghiottito e perduto…
I sensi accecati sciolti dispersi…
Tenero grido li sorprese e scorse addosso immersi l'uno nell'altra nel ritmo serrato di vibrazioni serrate…
Una dopo l'altra sempre di più, fino in fondo, fino alla fine, fino al nulla…
Fino a che l'abbandono liberò la coscienza e i muscoli, lasciandoli increduli tremanti molli estatici…
Nessuna carezza, nessun indugio, mentre l'orgasmo li percorse, uniti e distanti, avvolti e dispersi…
Nessun respiro…
Solo l'istinto di non lasciarsi e stringersi…
Solo poche parole, sussurrate e terribili, livide e taglienti…
"Lascerò la Guardia Reale e tu…" – il respiro spezzato, le mani strette a lui, la gola chiusa ad ingoiare l'orgoglio ferito – "Tu sei libero…".
Era questo che volevi allora…
Volevi avere te stessa, dentro di me.
Ma non vuoi esistere fuori da me….
Ancora una volta, aveva ceduto a lui e a se stessa…
E solo allontanandosi da lui non sarebbe più accaduto di cedere né a lui né a se stessa.
André ascoltò le parole, in esse l'orgoglio di un animo ferito che non avrebbe più ceduto un respiro di sé a loro.
Nonostante si amassero.
Nonostante tutto ciò che accadeva ogni volta che i sensi s'incontravano e chiedevano di unirsi e viversi.
Si sollevò piano, il respiro corto e la voce incerta e la gola chiusa, soffocata dal verdetto inappellabile.
Afferrò un lembo del lenzuolo e la coprì, lei, abbandonata e persa, in un ultimo gesto di protezione.
E perché non avrebbe potuto osservarla di nuovo e non tornare a lei, di nuovo, come era stato nei giorni passati, mentre l'estasi giungeva e non li lasciava, mai, nemmeno nel sonno, e poi anche nella veglia così come nelle carezze che si regalavano fino in fondo…
"Giuro che non accadrà mai più nulla del genere. Ma voglio che tu sappia che ti amo… sono la stessa persona che ha detto di amarti, sempre, e che non avrebbe avuto pace in nessun angolo della terra lontano da te. Per vent'anni non ho amato che te…una rosa…una rosa non potrà mai diventare un lillà. Non potrai mai cambiare ciò che sei…né per rabbia, né per paura, né per amore…".
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