Capitolo 38: Un volo verso il basso
Titolo del capitolo e colonna sonora: "One Flight Down" di Norah Jones
Tardo gennaio 2019
"Salve, mi chiamo Brittany Pierce. Ho chiamato per sapere se avete ricevuto il curriculum che vi ho mandato la settimana scorsa. Per caso avete – oh. Okay. Beh, grazie. Buona giornata."
Santana sentì Brittany, nell'altra stanza, sospirare e posare il telefono. La osservò attraversare il soggiorno e andare in cucina per prendere un bicchiere d'acqua e ghiaccio.
"Non è andata bene?" domandò Santana quando Brittany ritornò lentamente in soggiorno.
Brittany scosse il capo e osservò il suo bicchiere prima di bere un sorso.
"Non preoccuparti, B. Presto troverai qualcosa. Sono stupita che qualcuno non ti abbia già accaparrata."
Brittany fece a Santana un sorriso spento mentre camminava verso il divano. "Non ci sono molti posti a New Haven che abbiano bisogno di un'assistente fisioterapista."
"E che ne dici di un lavoro diverso?" suggerì Santana, cercando di tenerla su di morale. "Sei brava in un sacco di cose."
Brittany posò il bicchiere sul tavolino e si sedette, posando il capo sulla spalla di Santana. "Ho mandato vari curriculum… ma quasi nessuno assume gente senza esperienza e con una laurea auto-progettata in Kinesiologia e Studi di genere sulle donne."
Santana capì che era vero. Inclinò il capo su quello di Brittany. Era bello starle accanto.
Brittany continuò a lamentarsi, "Ho provato anche ai ristoranti e altre cose, solo per avere almeno qualche piccola entrata. Ma non ho esperienza nemmeno in quello."
Santana accarezzò i capelli di Brittany, prendendole la guancia, "Non preoccuparti, Britt. Siamo ancora ad inizio semestre e posso chiedere un altro prestito se ne avremo bisogno. E poi fra qualche mese mi laureo e a quel punto forse avrò già qualche prospettiva di lavoro."
Brittany sospirò, annuendo. Agitò nervosamente le mani in grembo. "E' che mi sento così triste…"
Santana le mise una mano sulla gamba. "Non essere triste, BrittBritt. Andrà tutto bene. E' solo un incidente di percorso."
Primi di febbraio 2019
"Ehi, piccola?" disse Brittany infilando la testa in camera da letto dove Santana stava scrivendo. "Stavo pensando che domani sera, per il nostro appuntamento, potremmo andare a quella mostra alla galleria d'arte dell'università. Questo fine settimana organizzano un evento con buffet e bevande. Per gli studenti è gratis. Oppure potremmo fare qualcosa di meno sofisticato e farci hamburger e un paio di birre prima di andare al cinema."
"Sarebbero magnifiche entrambe le cose, Britt, ma questa settimana non posso uscire per la nostra serata insieme…" disse Santana con una smorfia di scuse. "Ho una riunione del gruppo di studio che sicuramente finirà tardi. Me n'ero completamente dimenticata. Scusa! Mi farò perdonare il prossimo week-end."
"Oh… okay. Non fa niente." Brittany abbassò lo sguardo e diede un calcetto ad una graffetta che era caduta sul tappeto.
Non che non avessero mai annullato una delle loro serate insieme negli ultimi sette anni e mezzo. Infatti recentemente era stata spesso Brittany a doverlo fare, a causa dei suoi orari di lavoro. Quando erano al college, le varie attività le tenevano così impegnate che dovevano improvvisare. Data la loro scarsa disponibilità economica, avevano a volte optato per un dolce in mensa a tarda sera e l'avevano trasformato in un appuntamento. Si erano anche vestite bene per renderlo più divertente, anche se era lo stesso luogo dove il mattino dopo ritornavano in pigiama per colazione. Ma ora non c'erano mense, non a breve distanza almeno, e le loro serate erano diventate più rare.
Santana, però, si accorse della delusione di Brittany dal modo in cui incurvò le spalle. Sapeva che in quel periodo Brittany era più sensibile al rifiuto: senza lavoro o altre attività programmate a tenerla occupata, Brittany aspettava la loro serata insieme tutta la settimana.
"Dovresti andarci comunque," la incoraggiò Santana. "Porta Elinor con te e usate la mia tessera dello studente. Lei potrebbe passare per me e ha bisogno di distrarsi da Sophie."
Brittany sollevò le spalle, ancora giocherellando con la graffetta con la punta del piede. "Non voglio andarci con Elinor," mormorò. "Voglio andarci con te."
Santana sprofondò nel senso di colpa. Sapeva che il peso di essere sempre positiva non era facile da portare. "Ehi, fra qualche settimana ci sono le vacanze di primavera. Che ne dici se ti porto a ballare?" propose. "Possiamo vestirci eleganti e far finta di esserci appena conosciute, con me che cerco di fare bella impressione su di te tenendoti aperte le porte e offrendoti da bere."
Il viso di Brittany prese un po' di vita. "Mi piacerebbe molto," sorrise, "E' un po' che non andiamo a ballare."
"Okay. Allora abbiamo un appuntamento!" sorrise Santana. "E scusa ancora per questa settimana."
"Eh, non fa niente," sospirò Brittany. "E comunque mi sa che la bobina del frigo ha bisogno di una ripulita, quindi…"
Santana si sforzò di tenere gli occhi aperti a lezione. Le bruciavano ed erano arrossati, non per allergie, ma per mancanza di sonno. Gli altri del suo gruppo erano indolenti, così era rimasta sveglia fino alle cinque del mattino per sopperire ai loro miseri contributi alla presentazione. Era andata avanti a cinque ore di sonno a notte per tutto il semestre. Faceva del suo meglio, ma quel giorno 'il suo meglio' era cercare di rimanere cosciente e sembrare attenta alla lezione.
"Va bene, classe, per stasera è tutto. Vi lascio andare un po' prima perché sono certo che avrete tutti dei programmi. Prima di andare, passate da Amy a ritirare i vostri compiti sulle leggi sull'immigrazione."
La classe ronzò, con i suoni dei suoi compagni che si preparavano ad andare. Santana scosse il capo per svegliarsi, mise via il suo laptop e si accomodò la tracolla sulla spalla. Scese gli scalini dell'aula magna e attese che il piccolo sciame di studenti ritirasse ciascuno il proprio compito valutato.
"Ehi, Santana!" la salutò Amy. "Stai tenendo duro?"
"A malapena," borbottò Santana.
"Beh, fammi sapere se ti serve qualcosa, okay? E' a questo che servono gli assistenti. Possiamo vederci anche al di fuori dell'orario d'ufficio se preferisci," Amy le fece l'occhiolino, allungando a Santana il suo compito.
"Verrò nelle ore d'ufficio se avrò delle domande, grazie," rispose Santana bruscamente. La irritava il fatto che Amy stesse flirtando con lei: tutti sapevano che Santana era impegnata.
Scese gli ultimi scalini dell'aula e raggiunse la porta mentre apriva il suo compito.
Nell'angolo in alto a destra c'era una grossa e rossa "C-".
Una 'C-' alla prova sull'immigrazione? Era impossibile. I suoi nonni erano immigranti. Non stava succedendo davvero.
Infilò il compito nella borsa, fregandosene se si fosse stropicciato. Precipitandosi fuori dall'edificio, proseguì a passo svelto verso la sua auto, mise la chiave nel quadro e rimase seduta per un attimo prima di lasciar andare un grido basso e lamentoso. Afferrò il volante e ci sbatté sopra la testa con forza. Non ce la faceva più. Qualcosa doveva cambiare. Quando lo shock dell'impatto col volante si trasformò in dolore, avvertì la stanchezza avere la meglio anche sulla sua rabbia. Fece tre respiri profondi per calmarsi.
"Puoi riscrivere il compito il prossimo fine settimana," si ripeté alcune volte. "Cálmate, cálmate…"
Si rimise seduta composta sul sedile. C'era silenzio. Non c'era nessuno che volesse qualcosa da lei. La sua auto era il luogo più sereno della sua vita. Accese il motore e spense la radio quando iniziò ad infastidirla. Guidò verso casa, godendosi la breve quiete interiore.
Quando aprì la porta di casa, un'ondata di odore di bruciato la colpì dritta in faccia. La sua giornata le tornò all'improvviso davanti agli occhi: la presentazione, la stanchezza, il flirt indesiderato, il compito. Tossì e strinse i denti, lasciando cadere le borse e calciando via le scarpe con più forza del solito. Camminò verso la cucina con le mani sui fianchi.
"Nei hai bruciata un'altra?" sbottò quando vide il caos sul fornello, "Piccola, non puoi continuare a comprare quelle bistecche biologiche da allevamento libero che costano il triplo di quelle normali se poi le bruci. So che non ti piace che gli animali debbano soffrire ma sono venti dollari gettati fuori dalla finestra! Abbiamo dei conti da pagare."
"Io… volevo solo che avessimo una bella cenetta…" disse Brittany con voce debole.
"Beh, anch'io, Britt, ma non si può sempre avere quello che si vuole!"
L'angolo della bocca di Brittany tremò. I capelli le caddero davanti al viso come una tenda mentre si sporse in avanti per gettare il cibo bruciato nel cestino e cantilenare sotto voce, "Ma se ci provi a volte… potresti trovare… quello di cui hai bisogno…"
"Non adesso, B. Non è il momento di citare i Rolling Stones!" rispose secca Santana prima di uscire dalla cucina e andare in camera. Sprofondò sulla sedia della scrivania ad osservare libri e scartoffie sparpagliati davanti a lei. Sospirò mentre raccoglieva la penna per riprendere il lavoro che aveva interrotto prima di andare a lezione. Dopo pochi minuti si ritrovò così stanca che le lettere e i numeri sulla pagina iniziarono a confondersi. Il semestre era iniziato solo da sei settimane e sentiva che il suo stress era già arrivato a livello esami. Doveva solo arrivare alla fine di quel semestre e poi avrebbe avuto qualche mese di relax. Ma chi voleva prendere in giro? In quel periodo avrebbe dovuto studiare per l'esame di stato e, magari, lavorare.
Santana sentì il tintinnio dei piatti dietro le spalle quando Brittany entrò nella stanza.
"Ehi," disse Santana senza sollevare lo sguardo. "Scusa se ho sclerato," le disse voltando la pagina del libro.
"Mi spiace che tu sia così stressata," disse Brittany docilmente. "Ti ho portato la cena."
"Grazie," borbottò Santana, scrivendo una nota a margine.
Brittany posò il piatto vicino all'angolo della scrivania. Santana sbuffò, sollevando il piatto per togliere i fogli sotto di esso e posandolo di nuovo. Brittany rimase accanto a lei per un attimo, con le mani strette contro il grembiule che indossava. Quando Santana non sollevò lo sguardo, si voltò per andarsene.
Raggiunta la porta, Brittany si voltò e mormorò, "Buon San Valentino…"
Brittany lasciò la stanza prima che Santana potesse voltarsi. Vedendo la soglia della porta vuota, Santana sentì il senso di colpa rovesciarlesi addosso come un secchio d'acqua gelata sulla testa. Osservò il piatto che le aveva portato Brittany. C'erano i suoi cibi di conforto preferiti: formaggio grigliato e zuppa di pomodoro. Brittany aveva disegnato un cuore col ketchup in cima al sandwich. Le spalle di Santana affondarono così pesanti che dovette abbassare la testa sulla scrivania, circondandola con le braccia per bloccare luci e suoni. Come aveva potuto dimenticarsene?
"Ehi, amoooore!" canticchiò Santana, entrando dalla porta tre settimane dopo. "E' il nostro appuntamento!"
Santana aveva preso il suo abito per la serata uscendo quella mattina e si era cambiata nel bagno del campus prima di rientrare. Oltre ad aver scelto il vestito preferito di Brittany, quello corto e rosso, aveva comprato un mazzo di rose sulla via di casa. Stava facendo il possibile per rimediare alla debacle di San Valentino.
Brittany era stesa sul divano in tuta.
"Ehi, non sei vestita!" disse Santana. "Pensavo non vedessi l'ora di preparati per uscire. Ti ho promesso di portarti a ballare, ricordi?"
"Ah, già…" rispose Brittany arricciando il naso.
"Non vuoi andarci?" domandò Santana sorpresa.
"Oh… credo di sì. Non saprei, però. Sono un po' stanca. Magari possiamo stare insieme qui a casa? Non so, guardare un film?"
"Per me va bene…" rispose Santana con un sorrisetto. "Queste sono per te," le disse mostrandole le rose.
"Grazie…" rispose Brittany con un sorriso stanco. "Sono carine…" Non si alzò per prenderle.
"Le metto in acqua…" Santana andò in cucina per cercare un vaso. Non lo trovò quindi usò un barattolo di latta. Li mise sul tavolo e poi le chiese, "Allora, che film vuoi vedere?"
"Scegli tu," rispose Brittany.
"Okay… cosa ne dici di Imagine Me and You?" Era dolce e romantico: proprio quello che serviva loro.
"Non c'è abbastanza azione…" si lamentò Brittany.
Santana ridacchiò. "Britt, se vuoi vedere un porno basta dirlo."
"No, intendo azione nel senso botti ed esplosioni."
"Okay, allora D.E.B.S.?" propose Santana. Era un po' più d'azione ma aveva anche una storyline lesbica. Poteva essere un ottimo film per coccolarsi e darle l'occasione di fare la sua mossa con Brittany.
"C'è un film con Angelina Jolie che abbiamo registrato… potremmo guardare quello."
"Per me va bene," sorrise Santana. "Sai che non dico mai di no ad Angelina. Come si chiama?"
"Identità violate."
Sembrava un po' macabro, ma a Santana andava più che bene lasciar scegliere a Brittany. "Preparo un po' di popcorn e ci facciamo un po' di coccole."
Un'ora dopo, Santana era stesa sul letto a guardare la TV terrorizzata. Era probabilmente il film più inquietante che avesse mai visto. Nemmeno Angelina era abbastanza da compensare la vista di un uomo che recideva le mani a persone innocenti per poi fotografare i loro corpi da guardare mentre faceva sesso con donne ignare. In un trance inorridito, Santana continuava a infilare la mano nella ciotola di popcorn fra lei e Brittany man mano che il film diventava sempre più cruento.
Santana si voltò a guardarla. Non sembrava seguire il film, ma piuttosto fissare lo schermo a vuoto. Non batteva ciglio di fronte a tutto il sangue o all'idea che qualcuno potesse essere così orrendamente psicopatico. Pensava che Brittany avrebbe almeno abbracciato un cuscino o chiuso gli occhi. Ma Brittany se ne stava lì ferma. Se non avesse avuto gli occhi aperti, Santana avrebbe creduto che stesse dormendo.
"Non preoccuparti, ti proteggo io da quegli psicopatici, BrittBritt," le disse Santana allungando la mano sulla sua dall'altro lato della ciotola di popcorn.
Le labbra di Brittany tremarono in un sorriso vuoto mentre continuava a guardare. Santana spostò i popcorn sul pavimento e si mise sdraiata su un fianco, accoccolandosi a Brittany. Sollevò la gamba su quella di Brittany, stringendosi a lei. Si sorprese nel vedere quanto fragile e rigida sembrasse Brittany sotto di lei: il suo osso iliaco sporgeva contro la sua coscia.
"B, sei dimagrita?" le chiese Santana passandole la mano sulla pancia. Anch'essa sembrava più snella. "Ti sento molto… diversa."
"Non so," rispose svogliata con gli occhi ancora sullo schermo. "Forse. Spiegherebbe perché i miei vestiti mi vanno un po' larghi…"
"Mi sa che dovrò farti più formaggio grigliato… mi piace avere un po' di curve a cui aggrapparmi, sai…" mormorò Santana nell'orecchio di Brittany, sollevando la mano per prenderle il seno.
"Amore, stiamo guardando un film," si lamentò Brittany.
Santana abbassò la mano sulla pancia di Brittany, indugiando con le dita sull'elastico in vita dei suoi pantaloni della tuta. "Mmm… non è mai stato un grosso problema…" le sussurrò allusiva. Strofinò il naso contro il collo di Brittany, baciandole il punto che solitamente la faceva rabbrividire. Brittany si spostò di scatto.
"Santana, smettila."
Santana tirò indietro la testa per guardarla. Brittany aveva gli occhi fissi sullo schermo e diverse sfumature di grigio illuminavano il suo viso. Santana sospirò e ritornò dalla sua parte del letto, incrociando le braccia.
Brittany sospirò, voltandosi verso di lei. "Scusa. Ti avevo promesso che avrei comunicato meglio con te su queste cose… ma credo di non essere proprio dell'umore adesso," si giustificò.
"Non lo sei mai ultimamente," borbottò Santana osservando il soffitto. "Sono passati almeno due mesi."
Brittany strinse le labbra, ponderando la frase di Santana.
"Mi spiace, piccola…" mormorò, sdraiandosi sul fianco verso Santana. "Non mi ero accorta che fosse passato così tanto. Non avevo intenzione di deluderti ogni volta…"
Santana si ammorbidì e sciolse le braccia. "Credo di esserci rimasta male perché quando hai detto 'guardiamo un film' pensavo intendessi qualcos'altro."
"Oh," rispose Brittany. "Scusa." Si fece più vicina e accarezzò la pancia di Santana. Avvolse le sue dita sul fianco di Santana per tirarsi vicina a lei. Strofinò il naso contro il suo collo e la baciò sotto l'orecchio. "Ti amo," le sussurrò accarezzandole la pancia verso il basso in direzione dei pantaloni del pigiama.
Santana avvertì una fitta allo stomaco. Non era quel che voleva. "Piccola, non fa niente. Non voglio che tu lo faccia perché ti senti obbligata."
"Ma mi sento in colpa…" rispose Brittany.
"Non fa niente," insistette Santana.
Restando ferma col resto del corpo, Brittany spostò la mano più in basso nei pantaloni di Santana. Santana le afferrò il polso, la tolse dal pigiama e le fece appoggiare il braccio sulla pancia.
"Sai che altro non facciamo da un po'?" domandò Santana, voltandosi a guardarla e sforzandosi di sembrare allegra.
"Mh?" chiese Brittany.
"Coccolarci e sentirci vicine l'una all'altra. Posso tenerti stretta mentre guardiamo Angelina prendere a calci quel tizio."
"Okay," sorrise Brittany stringendosi a lei.
Santana si voltò sul fianco facendo voltare Brittany insieme a lei e prendendola fra le braccia.
"Ti amo anch'io," sussurrò Santana, sollevando il capo per baciarla sulla guancia. Poi la posò di nuovo sul cuscino e continuarono a guardare il film in silenzio.
Alcuni minuti dopo, Santana sentì il petto di Brittany alzarsi e sollevarsi regolarmente. Era delusa: anche lei era stanca, ma sperava che potessero restare sveglie e parlare un po'. Avrebbe voluto parlare della scuola e dei progetti per l'estate e magari decidere qualcosa di divertente da fare al loro prossimo appuntamento. Ma la lasciò dormire: sembrava troppo triste e pacifica per svegliarla. Santana allungò la mano verso il telecomando, facendo attenzione a non svegliarla. Spense la TV senza disturbarsi a mettere il film in pausa. Infilò il naso fra i capelli di Brittany, e mentre inspirava, le sembrò quasi di inalare un po' della sua tristezza. Come poteva sentirsi così sola con una ragazza così meravigliosa fra le braccia?
"B!" strillò Santana, entrando in fretta e furia dalla porta d'ingresso una settimana dopo. "B, indovina!" gridò. Lasciò cadere le borse in mezzo all'ingresso e guardò in cucina. Trovandola vuota, corse lungo il corridoio verso la camera da letto. Vide Brittany stesa a letto e si fermò sull'uscio.
"Cosa?" borbottò Brittany, spaventata dall'entrata esuberante di Santana. La sua voce era ansimante mentre sollevava il viso dal cuscino di Santana per guardare in direzione della porta.
"Scusa, stavi dormendo?" chiese Santana, smorzando le sue energie per adattarle alla stanza buia e silenziosa.
"Non proprio, mi riposavo," rispose Brittany, posando di nuovo la testa sul cuscino.
"E' carino che dormi dalla mia parte quando non ci sono," sorrise Santana.
Brittany ricambiò il sorriso. "Come mai sei così entusiasta?"
Santana si prese un momento per ricaricarsi, sorrise e annunciò, "Mi hanno offerto un lavoro!"
"Oh, congratulazioni piccola," mormorò Brittany, con un sorriso pacifico che le si dipingeva sul viso. "Dove?"
"Alla Kelley e Fisher," rispose Santana. "Evidentemente gli sono piaciuta!" disse con un sorrisetto compiaciuto.
"Ma certo," sbadigliò Brittany. "Come fai a non piacergli?" le sorrise allungando la mano verso quella di Santana.
Santana si addentrò nella stanza, prendendole la mano e abbassandosi per baciarle la fronte. Era un po' sudaticcia, ma Santana pensò che fosse perché stava dormendo. "Vado a telefonare a Sasha per dirglielo, poi ad Elinor per ringraziarla dell'aiuto che negherà di avermi dato."
"Okay," disse Brittany, "Salutale da parte mia."
"Ti va di uscire a cena per festeggiare? Possiamo festeggiare anche il tuo compleanno in anticipo."
"Non ho molta fame…" rispose Brittany.
Santana fece dondolare le loro mani fra di loro, osservando quella di Brittany seguirla fiaccamente. Le strinse la mano. "Ti senti bene, piccola?"
"Sono solo stanca," sospirò Brittany. "Ma sono felice per te." Le sorrise di nuovo, anche se la metà di esso andò persa nel cuscino.
Santana inclinò il capo per osservare il dipinto, corrucciata. Le piacevano i colori ma trovava l'Impressionismo troppo caotico. Guardare quel quadro la faceva sentire ubriaca. Almeno la galleria aveva scelto una mostra di vari stili e opere, così non avrebbe dovuto guardare delle macchie tutto il pomeriggio. Era anche lieta che non fosse l'evento che aveva suggerito Brittany all'inizio, dato che il vino gratis avrebbe complicato parecchio l'esperienza.
Brittany era in piedi accanto a lei, studiando lo stesso quadro con un sorriso accennato. "E' bello," mormorò.
"Può darsi," commentò Santana aggrottando la fronte. "Ma è confuso e non sembra affatto allegro."
"E' comunque bello," insistette Brittany.
Santana si voltò a guardare la parete opposta. Vi trovò un collage gigante di fotografie della Seconda Guerra Mondiale che incorniciavano un'immagine di Rosie la Rivettatrice. Sorrise. Immagini nitide di donne che cucivano, avvolgevano bende, lavoravano in fabbrica, e guidavano furgoni erano molto più accessibili per lei.
"Ehi, guarda. E' Rosie la Rivettatrice," disse a Brittany.
Brittany si voltò in direzione del collage. Rimase in piedi accanto a Santana, osservando le immagini di donne che lavoravano, molte di loro per la prima volta nella vita. Brittany incrociò le braccia davanti al petto. Per Santana il pensiero di quelle donne che si battevano per affrontare le difficoltà di quell'epoca dava al genere femminile molto potere. Sapeva che al giorno d'oggi non avrebbero avuto così tanta libertà nel scegliere la propria carriera se non fosse stato per la Seconda Guerra Mondiale: quando divenne lecito per le donne negli Stati Uniti svolgere impieghi al di fuori della propria casa oltre alle pulizie, ai lavori di dattilografia e insegnamento. Mentre osservava le fotografie, provò un senso di meraviglia e riverenza nei confronti di quelle donne.
Brittany studiò Santana, vedendo un sorriso appena accennato mentre guardava le immagini sulla parete.
"Come fai ad essere sempre così fortunata?" borbottò Brittany.
"Che vuoi dire?" chiese Santana, aggrottando le sopracciglia e sollevando lo sguardo verso altre fotografie.
"Yale, il tuo lavoro, tutti i tuoi fantastici nuovi amici…"
"Fantastici nuovi amici?" domandò Santana, spostando gli occhi su un'altra foto. "Ho dei compagni di corso con cui studio, ma non li chiamerei proprio amici. Non ho abbastanza tempo per gli amici."
"Però… hai la tua offerta di lavoro e altre cose. Hai tutte le fortune."
"Non è fortuna, Britt, lavoro sodo," minimizzò Santana continuando ad esaminare il collage.
Il labbro di Britt tremò e si voltò, facendo qualche passo per allontanarsi da Santana.
Santana si pentì immediatamente della sua scelta di parole quando vide Brittany asciugarsi la guancia.
"Lavoro sodo anch'io!" piagnucolò Brittany. "Non ci provare a dirmi che è solo perché lavori sodo!" Iniziò a tremare.
Santana si guardò intorno, ben consapevole delle altre persone nella galleria. Sapeva come confortare Brittany, ma non quando era stata la sua stupidità a provocarle le sue lacrime, e non in pubblico. Fece qualche passo cauto verso di lei.
"Ma certo, piccola… è ovvio che lavori sodo," le mormorò. Fece il giro intorno in modo da mettersi di fronte a lei. "Scusami… vieni qui. Non essere triste! Hai ragione, la mia è solo fortuna…" fece per prendere Brittany fra le braccia e posare la testa sulla sua spalla. Brittany la spinse via con forza.
"Non voglio abbracci adesso," sentenziò Brittany. "Portami a casa."
"Ehi piccola…" sussurrò Santana entrando in camera da letto qualche giorno dopo. Come se fosse al rallentatore, posò la borsa, si tolse le scarpe e si sdraiò accanto a Brittany, appoggiandole una mano sul fianco.
"Ehi." Brittany era rigida sotto la mano di Santana.
"Ti senti meglio?" le chiese Santana. Le sembrava di camminare sulle uova con Brittany fin dal pomeriggio alla galleria.
"Sto bene," borbottò Brittany.
"Non mi sembra," insistette Santana accarezzandole il fianco.
"Sto bene, " ripeté Brittany.
Santana era perplessa. Era evidente che Brittany non stava bene. Sospirò, incerta sul da farsi. Quando Santana era stressata, Brittany le preparava qualcosa da mangiare e le faceva un massaggio. Magari avrebbe funzionato.
"Ti va un po' di formaggio grigliato?" propose Santana. "O un massaggio alla schiena?"
"No," insistette Brittany. "Voglio solo dormire."
"Ti preparo la cena più tardi?"
"No."
"Okay, beh… riposati allora, tesoro. Sono in soggiorno se hai bisogno di qualcosa. Chiamami e ti porto da mangiare o dell'acqua o… posso venire a sdraiarmi con te…"
Brittany non rispose.
Santana trovò molto difficile concentrarsi in classe il giorno successivo. Che cosa stava succedendo a Brittany? Era sempre stata allegra, canticchiava e fischiettava mentre girava per casa, mentre sistemava il casino di Santana e rideva quando finiva col bruciare una nuova ricetta. Ma ultimamente Brittany era sempre stanca. Vagava per la casa come una nuvola che stava per scaricare pioggia.
Mentre guidava verso casa, Santana ricordò qualcosa che Brittany aveva detto quando Elinor aveva accennato la prima volta che le cose fra lei e Sophie non andavano molto bene:
I rapporti non sono cose che teniamo in compartimenti stagni separati dal resto del mondo. E' ovvio che ci sono cose che devono restare fra di voi… ma a volte siamo con altre persone e abbiamo bisogno del loro sostegno.
Santana prese il telefono e premette il pulsante 3 di chiamata rapida: l'uno era Brittany, ovviamente, il due era Sasha e il tre era Elinor.
"Ehi, Slope," rispose Elinor.
"Chi è Slope?" domandò Santana. "Sono Santana."
"Sì, lo so. S Lopez… Slopez. Slope."
Santana fece una smorfia. "No, El. Mai più," insistette nascondendo una risata.
"Okay, okay, va bene. Che succede, Santana?" domandò Elinor enfatizzando il suo nome per irritarla, ma Santana sapeva benissimo che stava sorridendo.
Santana si sforzò di essere disinvolta. "Beh, ti ho chiamata per parlare di Brittany, ma non so se possa essere strano per te… passate un sacco di tempo insieme…"
"Non preoccuparti. Sono amica di entrambe. A dire il vero è un po' che non la vedo. Sembra molto occupata."
"Ah, sì?"
"Già, risponde a metà dei miei messaggi e delle mie email. Ho immaginato che avesse trovato un lavoro. Quello oppure da quando me ne sono andata voi due non avete fatto altro che darci dentro," ridacchiò Elinor.
Santana avrebbe anche riso, ma accorgendosi che Elinor non era al corrente del cambiamento di Brittany la preoccupava. Era evidente che Brittany stava prendendo le distanza da tutti, non solo da Santana.
"No, non sta lavorando. Ultimamente le cose sono state un po' strane, a dire il vero."
"Oh, oh. Guai in paradiso?"
"Beh, non proprio, ma ultimamente è sempre stanca. Mi dà spesso delle rispostacce, mangia a malapena e dorme praticamente tutto il giorno. Ho provato a portarla fuori a ballare, ma ha preferito stare in casa a guardare un film. E si è addormentata a metà."
"Fate ancora sesso?"
Santana fu presa in contropiede. "Ehm…"
Fortunatamente Elinor si accorse di aver oltrepassato un limite e ritrattò. "Scusa, non devi dirmelo, è una cosa personale. Probabilmente è così, stronzette fortunate, ma anche se così non fosse, succede fra le lesbiche quindi non mi preoccuperei più di tanto. Ma non è per questo che hai chiamato suppongo…"
"Già… non capisco perché sia così arrabbiata e dorma così tanto," riprese Santana.
"Non è molto da lei. Credi che sia malata?" chiese Elinor.
"Ero preoccupata anch'io. Le ho chiesto di andare dal medico per un controllo e l'ha fatto. Il medico ha detto che andava tutto bene."
"Meno male," disse Elinor.
"Beh, sì. Ma vorrei capire cosa sta succedendo per poter rimediare, capisci? Come faccio a farla alzare dal letto e farla tornare alla normalità?"
"Dille che sei preoccupata per lei. Ricordale quanto la ami e che vuoi vederla felice."
"E' quello che sto facendo, ma lei non mi ascolta. Sono estremamente confusa e un po' irritata. A dire il vero, parecchio irritata. Continuo a sforzarmi di essere dolce e paziente e romantica e occuparmi di tutto… ma allo stesso tempo sto cercando di laurearmi in legge, cazzo. Non posso fare sempre tutto io. Sono così stanca che a volte vorrei morire per qualche giorno e poi tornare solo quando sono in grado di mettere due pensieri in fila." Santana era sollevata di poter parlare con qualcuno della sua frustrazione. Mentre parlava si accorse di quanto fosse arrabbiata.
"Forse allora ha solo bisogno di un calcetto nel sedere. Amorevole, ovviamente, ma falle sapere che sei frustrata ed esausta. Voi due siete abbastanza solide da poter gestire una discussione, se c'è qualcosa che non va."
"Forse," disse Santana ponderando le sue parole. Ma non voleva pensare al confronto con Brittany. Brittany odiava il confronto. "Ehi, e tu invece come stai? Ora che ti ho fatto cadere un orecchio con tutti i miei problemi…"
Elinor sospirò. "Sto bene. Sophie continua a cercarmi… è difficile non rispondere alle sue chiamate, sai? Ma ci provo. La amo ancora… ma so che continua a bere, quindi non posso cedere."
"Sii forte. Se ti chiama e hai voglia di rispondere sforzati di non farlo. Appena smette di squillare puoi chiamare me e sfogarti o quel che ti pare. Non c'è problema."
"Grazie. Lo terrò a mente."
"Forse una distrazione ti farebbe bene. C'è una ragazza che fa l'assistente ad una delle mie lezioni che credo potrebbe piacerti. Flirta in continuazione e sembra un po' figlia di papà… esattamente il tuo tipo," le disse Santana.
"Grazie, ma non sono ancora pronta a vedere gente. Sono convinta che per dimenticare qualcuno lo si debba fare nel modo difficile oppure non lo dimentichi affatto. Devo solo sopportare questo periodo schifoso. Magari fra qualche mese…"
"Dimmi qualcosa, okay? Oppure dillo a Britt, lei è perfetta come Cupido. Ha un sesto senso assurdo per queste cose. Ehi, sono quasi a casa. Grazie per aver ascoltato i miei lamenti. E scusa se ti ho messa in imbarazzo… non vorrei che ti sentissi costretta a scegliere una parte. Forse avrei dovuto chiamare qualcun altro…"
"No, non preoccuparti tesoro. Non ti stai lamentando di lei, sei solo preoccupata. E ora sono preoccupata anch'io. Con me è sempre stata così dolce, mi ha ascoltata sfogarmi per Sophie per giorni e mi ha aiutata a trovare un appartamento… sono felice che tu mi abbia chiamata. Cercherò di chiamarla più spesso. Ora penso di poter iniziare a ripagarvi per quello che avete fatto per me negli ultimi mesi. Tu e Brittany mi avete salvato la vita."
"Sempre a disposizione. Buon serata, El."
"Buona serata, Santana."
