Il mio sguardo saettò rapido dai suoi occhi severi alla sua mano, stretta ancora intorno al mio polso.
La guardai come si guarda un insetto o qualcosa del genere.
"Come diavolo ti permetti?" sputai rabbiosa strattonando la mano per costringerla a mollare la presa.
"Io devo parlarti e tu mi ascolterai" mise in chiaro lei.
Spalancai gli occhi, questa si che era bella, lei che osava dare ordini a me.
"Non ho nessuna intenzione di starmene qui a sentire le chiacchiere inutili provenienti dal tombino che ti ostini a chiamare bocca, stupida Berry, ho una vita intensa io e non sprecherò il mio prezioso tempo con te" dissi sprezzante.
Feci per voltarmi ancora ma, in un attimo, me la ritrovai davanti a sbarrarmi la strada.
Roteai gli occhi.
"Ma che accidenti vuoi da me?!" domandai retorica cercando di passare ma lei me lo impediva costantemente, spostandosi.
"Sto per perdere la pazienza Frodo, levati dai piedi o giuro che ti prendo a calci" minacciai.
"Fallo!" rispose lei con tono di sfida lasciandomi perplessa per come i suoi occhi mi guardavano fisso.
"Attenta, potrei prendere in seria considerazione l'idea" soffiai quasi divertita da quella stupida provocazione.
"Tanto è quello che sei abituata a fare no?" disse acida "Fare male alle persone, sai fare solo quello" disse altezzosa.
"Già, vuoi una dimostrazione Polly Pocket" la minacciai puntando il pugno in direzione della sua faccia.
"Non ti è bastato torturare Brittany?" sputò fuori tutto d'un fiato.
Alzai un sopracciglio osservandola interdetta.
"Ti senti realizzata ora? Sei soddisfatta del tuo stupido comportamento immaturo?" disse senza accennare ad abbassare lo sguardo.
"Sentimi bene..." feci per parlare ma in realtà non avevo molto da dire tuttavia lei mi interruppe.
"No sentimi bene tu, brutta vipera insensibile. Brittany ha sbagliato è vero! Ha fatto la scelta sbagliata e ti assicuro che si sta punendo già abbastanza da sola per come sono andate le cose" disse quasi gridando, riprese fiato poi ricominciò.
"Credi di essere l'unica a soffrire per questa situazione?" domandò retorica.
"Io non soffro affatto" mi affrettai a rispondere indignata.
"Vai a raccontarlo a qualcun'altra" rispose prontamente zittendomi.
"Non ti ha sfiorato neanche per un secondo il pensiero che lei sia stata costretta a fare ciò che ha fatto? Non ha deciso lei di lasciarti! Non credere che sia facile per lei affrontare tutto questo, sta vivendo l'inferno a casa sua e dentro di se. Soffre per la tua mancanza e per averti fatta soffrire!" sputò tutto d'un fiato.
Rimasi immobile a soppesare le sue parole dure.
"Smettila di essere egoista, di vedere solo quello che ti fa comodo, è una situazione di merda non l'hai voluta tu, né lei. E' stata costretta e tu non le stai semplificando le cose" disse in preda alla rabbia.
"Io..io" cercai di ribattere ma non riuscivo a pensare a nulla.
"Io... io… io, non sai dire altro Santana? Che razza di egoista. Non sei l'unica a soffrire in questa faccenda e, se pensi che non sia cosi, vuol dire che non hai capito un cazzo di Brittany in questi mesi" mi gridò in faccia.
"Sai che ti dico? Forse sei tu che non ti meriti lei, di certo non ti meriti le lacrime che versa per te" concluse livida di rabbia.
"E ora se vuoi colpirmi fai pure ma ho ragione e, nel profondo del cuore di pietra che ti ritrovi, lo sai anche tu" aggiunse più calma respirando a fatica per lo sforzo e le urla.
Rimanemmo a guardarci per un secondo infinito finché, ancora scossa dalla rabbia, la moretta non girò sui tacchi lasciandomi li da sola con i miei pensieri.
"Al diavolo tu e la tua amica, stupida Berry" ringhiai a denti stretti poco dopo voltandomi e riprendendo la strada verso la palestra ancora con la testa affollata di pensieri e rabbia.
Ma come si permetteva di dare a me dell'egoista.
Egoista io? Brittany era l'unica egoista, lei era l'unica colpevole in tutta quella faccenda, certamente non io.
Non potevo davvero credere di dover sopportare anche l'ira della Berry che si era permessa di lanciarmi addosso una colpa che decisamente non mi apparteneva.
***
Entrò nello spogliatoio ormai vuoto sbattendo la porta alle sue spalle con forza, il tonfo sordo rimbombò per la stanza.
La stavo aspettando non era un caso che, con la scusa di essere particolarmente affaticata, avessi preso tempo prima di entrare nella doccia. Ormai tutte le altre Cheerios erano andate via.
Ero sola, immobile, sotto il getto d'acqua calda con i muscoli completamente rilassati.
Sola, con lo sguardo fisso nel vuoto, in attesa di sentire la porta aprirsi. In attesa che arrivasse e, come avevo sperato, non tardò poi molto.
Non appena avvertì la porta chiudesi recuperai il mio asciugamano avvolgendolo intorno al mio corpo e richiusi il gettò d'acqua della doccia.
Ero ferita dal suo comportamento e spaventata.
Ma non potevo negare che conoscevo Santana, quello che aveva fatto non era che una reazione al dolore che provava e che non sapeva come gestire se non trasformandolo in rabbia cieca.
Non sapevo cosa le avrei detto, forse avrei semplicemente dovuto lasciar perdere ma non potevo, era spaventata, dentro di me lo sapevo e non potevo sopportarlo.
Uscii dalle docce e la ritrovai intenta a cercare qualcosa nel suo armadietto.
"San" mormorai con un filo di voce e lei sobbalzò appena voltandosi verso di me con aria sorpresa.
Percepì che fosse tentata di dire qualcosa ma non parlò, si limitò solo ad aprire la bocca un paio di volte ed a richiuderla per poi voltarsi ancora.
Eravamo sole, per la prima volta da quando ci eravamo lasciate, e improvvisamente avvertì anche io il disagio di quella situazione.
"San" chiamai nuovamente incapace di dire altro.
"Non parlarmi!" ringhiò lei "Non osare nemmeno guardarmi, sparisci dalla mia vista" ordinò con rabbia senza voltarsi.
"San, io credo che noi..." cominciai con un sospiro timido.
"Noi?" scattò lei voltandosi con gli occhi sbarrati "Non esiste nessun noi, non esiste più. Non azzardarti a ripeterlo" minacciò facendo due passi nella mia direzione e puntandomi il dito contro.
Il suo tono autoritario, cosi come il suo sguardo cupo e lucido di rabbia, mi spaventarono non poco ma ingoiai a vuoto convinta che la soluzione giusta fosse chiarire una volta per tutte. Ormai eravamo li e, che lo volesse o no, avrebbe ascoltato le mie ragioni.
"Ascoltami, per favore, dammi solo la possibilità di..."
Ancora mi interruppe bruscamente.
"Non ti meriti alcuna possibilità del cazzo, non ti meriti niente da me. Hai capito? Niente" urlò isterica avvicinandosi sempre di più a me che, nonostante la paura, non mi mossi di un centimetro.
"Cazzo ma perché devi sempre fare cosi? Ascoltami almeno" urlai a mia volta per sovrastare l'eco delle sue grida.
"NO! Non voglio ascoltare altre patetiche bugie inventate da una patetica stronza come te" gridò sprezzante lasciandomi spiazzata.
***
Ci guardammo per un lungo istante ancora affannate dalla discussione, senza che potessi rendermene conto la sua mano si alzò rapida e schiaffeggiò il mio volto con forza.
Quel gesto non fece altro che mandarmi più rapidamente il sangue al cervello. Improvvisamente una nuova ondata di rabbia mi invase.
Mi protesi in avanti afferrandola per le spalle, la spintonai con forza e lei perse l'equilibrio sbattendo contro gli armadietti dietro di lei.
Emise un piccolo lamento di dolore poi, come una furia, si avventò contro di me cercando di afferrarmi i capelli, riuscii a bloccarle le mani spingendola nuovamente con più rabbia ma, stavolta, lei riuscì ad afferrarmi per la maglietta e mi strattonò fino a tirarmi con lei di nuovo verso quegli armadietti.
Nella colluttazione l'asciugamano che le cingeva il corpo ancora caldo e bagnato scivolò lungo il suo busto cadendo al suolo e scoprendola completamente.
Ci bloccammo per un secondo ed io non riuscii a fare a meno di far scorrere lo sguardo lungo quel corpo d'alabastro, nudo e totalmente esposto al mio sguardo.
Guardai il suo corpo e poi rincontrai il suo sguardo perplesso.
Sentii il desiderio di averla tra le braccia divampare in me come un incendio impazzito, mi mancava il contatto con lei e, per quanto fossi davvero arrabbiata, la volevo… la volevo da impazzire e lei voleva me.
Tutto accadde senza che io potessi rendermene realmente conto.
Le sue mani che fino a poco prima stringevano le ciocche dei miei capelli si affrettarono a saettare tra essi, attirandomi a lei. Dal canto mio la lasciai fare facendomi guidare verso quelle labbra che tanto mi erano mancate mentre, con le mani, correvo a stringere a coppa il suo sedere sodo.
Incollai le labbra alle sue e i nostri respiri si fecero più corti nel momento in cui le nostre lingue si scontrarono in sincrono, senza alcun tipo di gentilezza, solo affamate l'una del sapore dell'altra.
Lei mi attirò ancora di più a se succhiando forte la mia lingua e io lasciai andare tutto il mio peso contro il suo corpo nudo, stringendo i suoi glutei nelle mani.
"Ti voglio!" mi confessò in un sospiro staccandosi dalla mia bocca e tirando indietro al testa per permettermi di avventarmi famelica sul suo collo.
"Non mi avrai" le dissi in tono di sfida prima di morderle con forza la base della gola.
Brittany gridò di dolore stringendo gli occhi prima di tirarmi con forza i capelli per costringermi ad interrompere quel contatto che le lasciò sulla pelle un profondo segno rosso sangue.
Ringhiai quasi per il dolore dandole uno schiaffo sul sedere cosi forte che lo schiocco rimbombò per la stanza e lei digrigno i denti emettendo un sibilo.
Le sue unghie affondarono nella pelle delle mie spalle mentre con la bocca scendevo a morderle un capezzolo.
Ancora una volta emise un gridolino di dolore prima di sospirare di piacere quando le mie labbra sostituirono i miei denti intorno a quel bottoncino fremente che presi a succhiare avida.
"Santana" sospirò impaziente affondando ancora di più le unghie nella mia pelle.
"No!" dissi con rabbia strattonandola, la sua schiena finì nuovamente per sbattere contro gli armadietti e le sue unghie scivolarono sulla mia pelle lasciandomi graffi profondi che mi fecero mugolare di dolore.
Accecata dalla rabbia e dalla lussuria mi avventai con più veemenza su di lei, afferrandole le cosce ed aprendole di più. Vi insinuai un ginocchio e presi a premerlo contro il suo centro, con rabbia.
Per tutta risposta la ballerina cercò un appiglio con le mani lungo quella parete di ferro e, muovendo il bacino ad un ritmo ipnotico, prese a strusciarsi senza ritegno sul mio ginocchio nudo, ansimando per il sollievo che quella frizione le concedeva.
Rimasi ad osservarla quasi ipnotizzata dal movimento rapido dei suoi fianchi e dalla sua espressione beata mentre ansimava passandosi la lingua sulle labbra ripetutamente.
Era una dea. Lo era, non potevo negarlo.
Rimasi per un po' a godermi quello spettacolo senza rendermi conto di aver cominciato ad sospirare a mia volta, eccitata fino all'inverosimile solo nel guardarla muoversi in quel modo contro il mio ginocchio.
Lei spalancò gli occhi, ormai scuri di lussuria, e li puntò nei miei sorprendendo il mio cuore che fece un paio di capriole prima di rimbalzarmi in gola.
"Ti voglio" disse di nuovo e, questa volta, sembrò più una pretesa che una richiesta.
"Non mi avrai" ribadì io con voce tremante.
La bionda quasi ringhiò di disapprovazione poi, senza indugiare, portò una mano dietro la mia nuca facendo pressione perché abbassassi lo sguardo verso la sua intimità fremente poi, l'altra mano, scese fino al suo centro e diede una spinta al mio ginocchio. Automaticamente io lo spostai mentre lei si affrettava a penetrarsi con due dita, emettendo un gemito acuto.
Spalancai gli occhi a quella visione, sentì le mie pupille dilatarsi e le mie difese sgretolarsi tutte insieme.
Mi mancò il respiro per un secondo ed il calore e l'umidità fra le mie gambe crebbero cosi tanto da farmi pensare che stessi per venire, semplicemente guardandola compiere quel movimento ipnotico ed eccessivamente erotico.
Il colpo finale però arrivo quando la bionda, tra i gemiti, cominciò a chiamare implorante il mio nome.
"Santana" sospirò socchiudendo gli occhi e mordendosi il labbro inferiore.
"San" mormorò ancora.
Sentivo le gambe incapaci di reggere il mio peso, improvvisamente mi ritrovai in ginocchio con le mani lungo le sue cosce e il viso all'altezza del suo centro.
Osservai più da vicino quello spettacolo respirando l'odore cosi familiare ed intenso della bionda.
Quest'ultima, senza scomporsi, allontanò le dita dal proprio centro offrendole alla mia bocca che corse ad avvolgerle istintivamente assaporandole con impazienza.
Quando il suo sapore fu completamente svanito interruppi quel contatto, risalendo il suo corpo e afferrandola per le cosce costringendola ad aprirle maggiormente.
"Vuoi che ti scopi? E' questo che vuoi?" domandai sadica avvicinandomi al suo viso per morderle possessivamente il labbro inferiore, facendola gemere di dolore.
"Si...si" si affrettò a dire lei in preda all'eccitazione "E' questo che voglio".
La rabbia che mi portavo dentro esplose tutta insieme sentendo uscire dalla sua bocca quelle parole.
Mi aveva lasciata senza pensarci due volte, senza neanche darmi la possibilità di aiutarla a trovare una soluzione, di aiutarci a non buttare ciò che cosi faticosamente avevamo costruito e, adesso, in barba al mio dolore se ne stava li, desiderando solo di essere scopata. Bene, l'avrei accontentata.. e punita al tempo stesso.
Senza darle il tempo di riprendere fiato la penetrai con due dita che affondarono in lei come fosse fatta di burro.
Il suo gemito di soddisfazione mi esplose nei timpani mentre lei sorrideva beata sollevando una gamba a cingermi i fianchi per attirarmi di più a se.
Intrecciò le dita tra i miei capelli attirandomi verso al sua bocca per un bacio che, prontamente, le negai.
Lei mi guardò un po' stranita continuando a sospirare per le mie dita che, nel frattempo, avevano aumentato il ritmo delle spinte mentre le sue pareti interne si stringevano già intorno ad esse.
"Volevi essere scopata, Pierce, eccoti accontentata" dissi sorridendo sadica "Non sei altro che una squallida puttana" dissi secca lei spalancò gli occhi carichi di meraviglia e dolore. In quel preciso istante l'orgasmo la colpì come un fulmine a ciel sereno.
Mi staccai da lei lasciandola in balia degli spasmi incontrollati del piacere, afferrai il top della sua divisa, abbandonato sulla panca, e mi pulì le dita prima di gettarlo con noncuranza ai suoi piedi e afferrare il mio borsone.
"Mi ero innamorata di te e tu mi hai solo illusa. Non mi importa se stai soffrendo anche tu, te la sei cercata Brittany, è tutta colpa tua, solo tua. Ed io ti odio con tutte le mie forze" dissi dura dandole le spalle prima di uscire dagli spogliatoi. Appena in tempo per evitare che lei vedesse le copiose lacrime che mi rigavano il volto.
