«E il punteggio sale a 170 a 120 per Corvonero!» strillò Jason Jordan, sovrastando a fatica le urla di esultanza degli appartenenti alla Casa di Corvonero - intenti ad osannare il loro Cacciatore Phil Perry.
James Potter diede un potente colpo alla sua scopa, raggiungendo in un attimo il proprio portiere.
«Si può sapere cosa stavi guardando, Anne?! Non hai visto la pluffa?» esclamò infervorato.
La ragazza boccheggiò disorientata.
«Ma… Ma io…» pigolò.
«Cerca di stare più attenta la prossima volta, o rivaluterò la tua presenza in squadra. Siamo intesi?» la interruppe il ragazzo.
Anne Young annuì rapidamente, e James volò verso gli altri due Cacciatori - anch'essi con un'espressione disorientata sul viso.
«E voi due! Pensate di riuscire a segnare ogni tanto, o aspettate sempre che lo faccia io al posto vostro?! Guardate che fare un paio di buoni tiri ad inizio partita non basta; bisogna continuare a farli anche per tutto il resto del gioco! Muoversi, muoversi! Voglio vedere risultati, e non quelle espressioni da tritoni lessi!» sbraitò, fissandoli alternativamente con uno sguardo infuocato.
Tra gli spalti, Sirius e Remus seguivano la partita con aria interessata, chiacchierando tranquillamente.
«James è di pessimo umore, stamane...» disse Remus, accartocciando l'involucro di una Cioccorana e offrendone una anche all'amico seduto accanto a lui.
Sirius l'accettò volentieri.
«Saresti di cattivo umore anche tu se avessi una squadra che non rispetta i tuoi ordini, e che molto probabilmente ti farà perdere la partita» sbottò, staccando la testa della Cioccorana con un solo morso.
Remus fece spallucce.
«Non stiamo giocando cosi male, in fondo. E se Andrew dovesse prendere il boccino adesso vinceremmo comunque con un buon vantaggio, mi pare...» disse pratico.
Sirius lo guardò scioccato.
«Non stiamo giocando così male?! Rem, i punti che abbiamo segnato fino ad ora sfidavano ogni legge di natura!» esclamò.
Il licantropo ridacchiò.
«In realtà, mandare la pluffa in porta dopo che ti è rimbalzata sulla testa non è male...».
L'Animagus fece un gesto di stizza.
«Lasciamo perdere, sei un caso disperato» borbottò.
I due tornarono a seguire la partita, giusto in tempo per vedere Corvonero segnare di nuovo.
Sirius scosse la testa disperato, nascondendo il viso tra le mani.
«Se perdiamo, la squadra verrà letteralmente trucidata» esalò.
Remus ridacchiò di nuovo.
«Da chi? Da James o dalla McGrannit?»
«Da entrambi, temo. Ma se siamo fortunati… EHI, QUELLO E' UN FALLO BELLO E BUONO! ARBITRO, MUOVI QUEL…!».
Fortunatamente, le urla e i fischi di rimprovero e di sdegno dei tifosi Grifondoro coprirono il resto della frase.
Remus era impressionato.
«Wow, Sir... Lidia lo sa che parli in questo modo?» chiese interessato.
«Ma quello era fallo, Rem!» protestò l'Animagus, piccato.
Fissò l'amico, confuso.
«Tu sei troppo calmo, Lunastorta» sbottò alla fine.
«E tu troppo agitato, Felpato. Stai tranquillo, Andrew prenderà il boccino da un momento all'altro».
«Ci siamo, gente! Corbins si getta in picchiata, seguito immediatamente da Styber. Sono testa a testa! Ecco che Corbins allunga la mano e... Sì! Andrew Corbins afferra il boccino d'oro, regalando la vittoria alla sua squadra. Grifondoro raggiunge il punteggio di duecentosettanta punti e si aggiudica la partita!» esclamò Jason Jordan dalla sua postazione, mentre diversi cori di festa esplodevano tutti intorno a lui.
Remus si alzò in piedi, pronto a lasciare lo stadio.
«Che ti avevo detto?» disse pacato.
Sirius lo osservò a bocca aperta.
«Tu sei sicuro di non voler seguire un corso di Divinazione, una volta finita la scuola, vero? No, perché saresti fenomenale. Come accidenti facevi a sapere…» chiese, alzandosi a sua volta e seguendo l'amico giù dalle tribune.
Il licantropo scrollò le spalle.
«Conosco Ramoso, tutto qui. E so per certo che non avrebbe affidato a nessuno il ruolo di Cercatore, se questi non fosse stato come minimo il migliore in circolazione» replicò.
Sirius annuì piano.
«Hai ragione, come sempre. Festeggi con noi in sala comune, vero?»
«Prima devo controllare insieme agli altri Prefetti e ai Caposcuola che gli sconfitti non creino disordine. Non dovrei impiegarci molto, però. In fondo non sono Serpeverde...».
Sirius gli batté una mano sulla spalla.
«Ci vediamo dopo, allora»
«Sì, a dopo».
[*]
«Corbins ha decisamente salvato la partita» disse Tonks, alle spalle di Remus.
Il licantropo si voltò verso di lei, sorridendo.
«Per nostra fortuna. Se avessimo perso, James sarebbe stato intrattabile per giorni» replicò.
Tonks lo raggiunse ridacchiando.
«Tu non sei bravo a Quidditch?» gli domandò, incamminandosi con lui verso il castello.
Remus scosse il capo.
«Sono pessimo. A quanto pare le mie abilità sono altre».
La guardò.
«Che mi dici di te?» le chiese interessato.
La ragazza scoppiò a ridere.
«Stai scherzando, vero?»
«No, perché?» domandò il giovane, confuso.
«Hai idea di cosa comporti avermi in squadra? Sarei la rovina dei Tassorosso! Al massimo potrei sostituire un bolide, e scagliarmi contro gli avversari» rise lei.
Anche Remus rise.
«Scusa. Non è carino da parte mia» aggiunse poco dopo, smettendo.
Tonks fece un vago gesto con la mano.
«Non preoccuparti. Chissà, forse se fossi meno sbadata avrei qualche possibilità...».
Si corrucciò.
«Anzi, no. Dimentica tutto. Ripensandoci non sono sicura che mi piacerebbe poi così tanto giocare a Quidditch» disse decisa.
Il licantropo la fissò, sempre più confuso.
«Ma hai appena detto…».
La Metamorfomagus scrollò le spalle.
«Pensaci: giocare a Quidditch, per me, vorrebbe dire non essere una tale frana. Ma se non lo fossi, non ti sarei finita addosso, quella mattina! Non ti avrei mai conosciuto di persona e non mi sarei potuta innamorare follemente di te. Di conseguenza non mi sarei mai dichiarata, tu non avresti fatto mai lo stesso…»
«Non essere tanto pessimista, Dora. Chissà, magari ci saremmo comunque incontrati, dopo tutto» la interruppe lui.
«Tu dici?» chiese lei, incuriosita.
Remus fece spallucce.
«Essendo la cugina di Sirius prima o poi sarebbe accaduto, credo. Anche se temo che non ti avrei considerata molto diversa dalle altre studentesse presenti in questa scuola, se non fossi stata quello che sei...» ammise, pensieroso.
Tonks inarcò un sopracciglio.
«E perchè mai, scusa? Ti sei innamorato di una persona imperfetta e ne rifiuteresti una normale?» sbottò.
Remus le sorrise con aria divertita.
«Non faresti lo stesso anche tu?» le chiese, interessato.
La ragazza si fermò, sempre più confusa.
«Non ti seguo».
Il licantropo si fermò a sua volta.
«Perché ti sei innamorata di me? Con un intero castello pieno di ragazzi normali, tu hai scelto proprio me. Perché?».
Tonks si corrucciò di nuovo.
«Non si sceglie di chi innamorarsi» borbottò.
«Questo è vero. Ma si tende sempre a ricercare qualcosa nell'altro, Dora» replicò lui, piegando il capo da un lato.
Tonks esitò, ripensando a cosa di Remus l'avesse fatta innamorare.
«Beh, ti ho sempre visto così assorto, così misterioso... Non facevo che chiedermi per quale motivo un ragazzo come te fosse così deciso a non volere qualcuno affianco. Certo, sapevo che preferivi lo studio alle ragazze, però... E il tuo essere sempre così riservato, così gentile con tutti, a volte persino triste... Mi dicevo che se un giorno, per puro miracolo, avessi avuto l'occasione di starti vicino - anche solo per poco tempo - avrei fatto di tutto affinché tu non smettessi mai di sorridere. Più un altro centinaio di motivi, ecco» mormorò in fretta, chiedendosi perché dovesse sentirsi tanto in imbarazzo a rivelargli quelle cose.
Remus la gratificò con un sorriso carico di affetto.
«Lascia che ti faccia un'altra domanda, Dora. Se non fossi quello che sono, e sai a cosa mi riferisco, proveresti per me gli stessi sentimenti che provi adesso?» domandò.
La ragazza parve spiazzata per un attimo.
Poi scosse nuovamente il capo con decisione.
«No. Credo di no» si corresse.
«Se tu non fossi ciò che sei, probabilmente il tuo modo di porti con gli altri sarebbe differente. Non avresti forse alcuna remora ad accettare qualcuno al tuo fianco. Chissà, magari saresti persino uno di quei ragazzi che approfitta dell'effetto che ha sulle sue compagne per conquistarne il più possibile, semplicemente perchè può. O persino uno di quei ragazzi che reputano le persone che non sono intelligenti come loro semplice spazzatura. Affascinante, certo, ma vuoto».
La ragazza scrollò le spalle.
«Non penso di poter amare un tipo del genere» esalò alla fine.
Remus le sorrise di nuovo, avvicinandosi e intrecciando la propria mano con la sua.
«Vedi? E' questo che volevo dire: perché dovremmo accettare di stare con una persona all'apparenza perfetta, quando sono state proprio le imperfezioni dell'altro a farci innamorare?» le sussurrò saggiamente.
Ripresero a camminare uno affianco all'altra, senza parlare.
«Remus?» chiese dopo un po' Tonks, giocherellando con le loro mani ancora intrecciate.
«Sì?»
«Mi piace parlare con te. Le tue risposte non sono mai banali» ammise la ragazza.
Remus non poté evitare ad un nuovo sorriso di illuminargli il volto.
«E' perché tu non lo sei. Come possono esserlo, dunque, le tue domande?».
Il licantropo notò divertito come Tonks raddrizzò un po' di più le spalle, inorgoglita da un complimento non così velato.
Poi la giovane si morse il labbro, lanciandogli un'occhiata di sottecchi.
«Grazie, però... Ehm...»
«Sì?» ripetè lui.
Tonks sospirò.
«La prossima volta possiamo parlare di cose meno profonde? Ripeto, mi piace intavolare questo genere di conversazione con te, ma... Ecco... Mi piacerebbe, ogni tanto, poter solamente parlare di quanto idiota sia stato uno dei nostri compagni, o di quanto noiosa sia stata la lezione di Storia della Magia» mormorò, di nuovo imbarazzata.
Remus scoppiò a ridere.
«Okay, promesso».
