Capitolo 51: Ritorno a Privet Drive
~~~~~~~~~~Flashback, cinque anni fa~~~~~~~~~~
"Vernon!" Urlò una voce stridula, appartenente a una signora magra, bionda e con un collo quasi due volte più lungo del normale. "Il ragazzo è sparito!"
"Come? Ne sei sicura?" Domandò un uomo nerboruto, quasi senza collo e con un grosso paio di baffi, che stava leggendo un giornale seduto al tavolo, senza mostrare alcuna preoccupazione nella sua voce. "Finalmente!"
"Ma… se dovessero venire qui a chiedere-"
"Se n'è andato lui via di casa!" Esclamò Vernon Dursley, chiudendo il giornale. "E sinceramente, è l'unica cosa decente che ha fatto finora! Spero proprio che non gli passi per la testa di tornare!"
"Però-"
"Petunia, cara, so che è tuo nipote, però sappiamo bene cos'è davvero. Nient'altro che un mostro! Hai visto anche tu, no? Nonostante gli avessi tagliato quegli orribili capelli, lui se li è fatti ricrescere in una sola notte! Poi quando è finito su quel tetto… Meglio averlo lontano da noi!"
"Sì… forse hai ragione…" Rispose la moglie, annuendo. "Così anche Dudley sarà meno influenzato."
"Assolutamente vero! Finalmente in questa casa non si sentirà mai più parlare di magia e di altre stramberie!"
A loro insaputa, nascosto dietro la porta, il loro unico figlio aveva sentito tutto quanto.
~~~~~~~~~~ Fine flashback ~~~~~~~~~~
"Quindi tu vivevi qui?" Chiese Erza, guardando Privet Drive in lungo e in largo, mentre lei, Harry e gli altri avanzano nella via, apparentemente deserta. "Devo dirlo… proprio un posto… come dire…"
"Noioso? Banale? Triste?" Concluse per lei Majutsu, ridacchiando. "Concordo in pieno. Non ne ho mai sentito la mancanza. E se non fosse stato per questo stupido modulo, avrei continuato a starci lontano."
"Sicuro che non posso bruciare la casa?" Domandò Natsu.
"Non possiamo usare la magia, lo sai." Rispose Lucy, sospirando, per poi rivolgersi a Harry dopo aver guardato le case. "Ma i tuoi zii erano ricchi?"
"Uhm… non proprio… diciamo che non si facevano mancare nulla, ma da qui a essere ricchi… di certo non sono ai livelli della tua famiglia."
"O della tua." Aggiunse Gray, ridacchiando.
"Sì, in effetti hai ragione…" Ammise l'altro moro. "Ma di certo preferisco la nostra gilda. Sa mille volte più di casa rispetto a una qualsiasi di queste." Il moro si fermò di fronte a una villetta, al cui cancello era appeso il numero 4. "In particolar modo, di questa."
"Sai, penso sia una fortuna che il Master non sia venuto. Credo avrebbe bussato usando uno dei suoi pugni." Commentò Erza, mentre percorrevano il vialetto, fermandosi di fronte alla porta.
Harry fece un profondo respiro, per poi suonare il campanello.
Dovettero attendere solo qualche secondo prima di sentire la maniglia girare, per poi lasciare che la porta si aprisse, rivelando un ragazzo biondo di corporatura assai robusta.
"Chi siete?" Domandò lui, guardandoli uno a uno.
"Ciao… Dudley." Lo salutò Majutsu, con ben poco entusiasmo nella voce. "Vedo che non sei cambiato più di tanto."
Il ragazzo lo fissò per qualche secondo, per poi sgranare gli occhi quando riconobbe la cicatrice. "Tu?!" Esclamò sorpreso. "Che cosa ci fai tu qui?"
"Credimi, se avessi potuto farne a meno, l'avrei fatto. Provo il tuo stesso piacere nel rivederti."
"Ne dubito fortemente."
"Sono io, o mi ricorda terribilmente Malfoy?" Sussurrò Lucy a Gray, che annuì.
"E loro chi sono? Tuoi… simili?"
A quella parola tutti gli rivolsero uno sguardo sprezzante.
"Sono coloro che chiamo famiglia. Una vera famiglia." Replicò Harry gelido. "Qualcosa che qui non ho mai sentito."
"Dudders? Chi è?" Chiese una voce da dentro.
"Ospiti indesiderati." Rispose lui, senza voltarsi.
A quella frase, Petunia uscì di corsa dalla cucina, raggiungendo la porta d'ingresso.
"Tu? Sei tornato?"
"Ciao zia. Vedo che nemmeno tu sei cambiata. E se i miei ricordi non m'ingannano, di là c'è anche la cara zia Marge, vero?"
"Ti era simpatica?" Chiese sorpresa Lucy.
"La odiavo con tutto me stesso." Rispose lui.
"Che cosa vuoi?"
"Immagino tu lo sappia. Sono al terzo anno, e credo che mia madre abbia chiesto ai vostri genitori di firmare un modulo. Sfortunatamente, per la legge voi risultate ancora miei tutori."
"E credi che io o Vernon firmeremo qualcosa per te e per quella scuola?"
Harry sospirò. "Sapevo che sperare che me lo firmaste subito per sbarazzarvi di me sarebbe stato troppo. Cos'è che volete? Sfortunatamente non sono più disposto a lavorare per voi."
"Vogliamo solo che tu e i tuoi… amici, ve ne andiate." Replicò la donna.
"Non senza quella firma. Siamo disposti a tornare qui tutti i giorni, finché non ce l'avrai concessa."
Petunia sbuffò.
"Vieni dentro Dudley. È meglio starne lontano. Non sai quanto possano essere pericolosi."
Il ragazzo annuì, per poi guardare storto il cugino e rientrare.
"Beh, che cosa facciamo? Entriamo e li pestiamo finché non ti firmano il permesso?" Chiese Natsu.
"Non essere ridicolo." Replicò Erza. "Vuoi farci arrestare per tentato omicidio? Qui non sono elastici come da noi."
"Sinceramente, con tutti i danni che abbiamo causato, è un miracolo se non ci hanno chiusi in prigione a vita…" Mormorò sconsolata Lucy.
"Torneremo qui domani, e il giorno dopo se necessario. Prima o poi si arrenderanno." Fece Majutsu, facendo dietro front.
Ma si fermò subito.
Mentre loro parlavano, un grosso cane nero si era avvicinato, fermandosi all'entrata del vialetto a fissarli.
"Ehi… quel cane sì che è grande…" Fece Gray, per poi guardare Happy.
"Che c'è?" Domandò lui.
"Ancora mi chiedo perché i topi ti fanno paura e i cani no… sei un controsenso…"
"Però mi piace il pesce, aye!" Rispose lui, sorridendo.
"Harry?" Chiamò una voce, anticipando una signora di mezza età, che stava passando davanti in quel momento.
Il cane, spaventato, corse via.
"Signora Figg?" Chiese conferma Majutsu, guardando la signora, che annuì.
"Cielo, come sei cresciuto." Continuò lei, per poi guardare gli altri membri di Fairy Tail. "E loro devono essere i tuoi compagni, eh?"
"Come ha fatto a capirlo?"
La signora ridacchiò. "Mi piace tenermi informata su ciò che succede in giro. La vostra foto era davvero bella. Siete un gruppo davvero numeroso."
A quelle parole tutti quanti spalancarono gli occhi.
"Signora Figg… lei è una st-"
"Sfortunatamente, no." Lo interruppe lei. "Sono una Magonò. Mi dispiace non averti potuto aiutare in alcun modo, ma come immagini, non potevo venirti a dire la verità di punto in bianco. Probabilmente non mi avresti creduto."
"Sì, ha avuto qualche difficoltà anche quando ci è quasi caduto addosso…" Commentò Gray, ricevendo un pugno in testa dal diretto interessato.
"Vedi di essere preciso. Sono solo apparso in mezzo a voi. Così sembra quasi che io sia caduto dal cielo!"
"Oh, sì, Albus mi ha accennato qualcosa del genere." Asserì la signora Figg. "Sai… era mio compito verificare che non ti accadesse niente… Non hai idea di come mi sia sentita quando ho saputo che eri scomparso."
"Mi spiace, ma anche volendo tornare, non avrei saputo come fare."
"Ma dove siete in alloggio? Non mi pare ci siano hotel qui in zona." Disse lei, guardandosi attorno come per cercare qualcosa.
"Pensavamo di accamparci in qualche parco." Rispose Erza, sincera.
"Non siate ridicoli. Lasciate che vi ospiti io. Spero non vi diano fastidio i gatti."
"Non credo, aye!" Esclamò Happy, facendo scoppiare a ridere tutti quanti, sotto lo sguardo incuriosito della donna.
Sopra di loro, nascosto dietro una finestra appena socchiusa, Dudley rimase in silenzio, per poi guardare fuori, notando che al cugino era scivolato qualcosa dalla tasca.
TUMB
Harry si girò sotto le coperte, infastidito da quel rumore.
TUMB
"Chi…" Mormorò, aprendo gli occhi e guardandosi in giro.
I gatti presenti nella sala, attorno al divano su cui dormiva, erano fermi, sebbene tutti con le orecchie all'insù, probabilmente a causa del rumore che lo aveva svegliato.
TUMB
Majutsu si voltò verso la finestra, dove vide una mano battere contro il vetro.
Si diresse subito ad aprirla, trovandosi di fronte l'ultima persona che pensava di vedere.
"Possiamo parlare un attimo?" Chiese Dudley.
"Perché?"
"Che c'è? Tuo cugino non può desiderare di parlarti dopo non averti visto per anni?"
"No, se il detto cugino si divertiva a usarmi come bersaglio per i suoi pugni."
"Per piacere." Insistette lui serio, facendo sgranare gli occhi a Harry, che a quel punto annuì, saltando fuori dalla finestra subito dopo.
"Allora?"
Dudley si portò una mano in tasca, tirando fuori il modulo per Hogsmeade, firmato.
"Ti era caduto prima." Spiegò, mentre Harry si portava le mani in tasca per verificare, dandosi dello stupido per non essersene accorto prima. "L'ho fatto firmare a papà dicendogli che era un'autorizzazione per la mia scuola. Fortuna non legge mai e si limita a firmare."
"… Perché lo hai fatto?"
"Detto francamente, voglio te e gli altri tuoi amici maghi fuori dai piedi il prima possibile."
"Allora avevo visto giusto: tu sei a conoscenza della magia."
"Ho sentito mamma e papà parlarne dopo che sei sparito. Loro non sanno che l'ho scoperto. Mi prometti che se ti do questo modulo non vi farete più vedere?"
Harry per tutta risposta glielo strappò di mano. "Abbiamo un accordo. Se fosse stato per me, non sarei tornato qui nemmeno stavolta. Io e i miei amici siamo piuttosto indipendenti e di certo non mi mancavate."
Dudley annuì, concordando, per poi mettersi le mani in tasca e cominciare ad allontanarsi, fermandosi però dopo pochi passi.
"Sei cambiato. Prima non mi avresti tenuto testa così." Osservò.
"Vivi un solo decimo di ciò che ho vissuto io e ne possiamo riparlare."
Dudley sbuffò. "Come se m'interessasse la vita di voi folli." Fece, allontanandosi.
Harry restò a guardarlo sparire nell'oscurità della notte, per poi portare la sua attenzione sul modulo, dove ora appariva la firma di suo zio.
"Chi l'avrebbe mai detto che sarebbe stato grazie a lui? Ero davvero pronto a stare qui per giorni interi…" Ridacchiò, per poi alzare di colpo lo sguardo.
Di fronte a lui c'era di nuovo il cane che avevano visto qualche ora prima.
"Ehi… sei tornato, eh?" Fece, mettendo in tasca il modulo e avvicinandosi all'animale, che restò immobile al suo posto. "Non dirmi che vuoi venire con noi. Mi dispiace, ma temo che gli animali grandi come te non siamo ammessi nella nostra scuola." Disse, posandogli una mano sul muso per fargli delle coccole.
Il cane però spostò subito la testa.
"Siamo timidi, eh? O forse ho ancora su di me dei rimasugli dell'Eterion…?" Rifletté con un sorriso triste. "Immagino che per gli animali sia un odore insopportabile…"
Il cane lo guardò, piegando la testa di lato come per chiedere più informazioni.
Harry tuttavia si limitò a girarsi, per poi saltare direttamente dentro il salotto della signora Figg passando nuovamente dalla finestra.
"Mi spiace, ma è meglio se vai. Sono sicuro che troverai un padrone con cui rischierai la vita decisamente meno volte che con me." Gli disse sorridendo, per poi tornare sul divano, deciso a riaddormentarsi.
Il cane restò a guardare la finestra ancora qualche minuto, per poi correre via.
"Quindi possiamo già andare a Diagon Alley?" Chiese sorpresa Lucy.
"Cavoli, non pensavo che sarebbe stato proprio tuo cugino ad aiutarti." Commentò Natsu. "Da come ce lo avevi descritto e per come si è presentato…"
"Sono rimasto sorpreso anch'io." Ammise Harry.
"Io invece un po' me lo aspettavo." Intervenne la signora Figg, ottenendo l'attenzione dei ragazzi. "Da quando sei sparito, Dudley è cambiato. Non troppo, ma nel suo caso è stato un cambiamento non da poco. Ad esempio, ha smesso di fare il bulletto. Probabilmente si è sentito in qualche modo in colpa per la tua scomparsa."
"Non mi dire… Di questo passo rischio di doverlo rivalutare…" Ridacchiò Majutsu. "Okay, è meglio andare. Londra è un po' lontana da qui e-"
"Non vorrete andarci a piedi, vero?"
"Perché no?" Domandò Natsu. "Che c'è di strano?"
"Vi ci vorranno ore per arrivarci!"
"Siamo abituati a camminare per giorni."
"Piccola precisazione: loro sono abituati, io no." Obiettò Lucy.
"Non potete chiamare il Nottetempo?"
"Il cosa?" Dissero tutti assieme.
"È un mezzo di trasporto magico. Ed è l'unico per cui i minori possono usare la magia per chiamarlo. Basta puntare la bacchetta dritta verso la strada. Arriverà subito."
"Davvero possiamo?"
"Sì, ed è anche abbastanza economico. Almeno, così mi hanno detto. Non potendo usare la magia non l'ho mai provato."
"Beh, tentare non nuoce. Ci penso io e-" Cominciò Natsu, subito tirato indietro da Erza.
"Meglio di no. Rischieresti di distruggere qualcosa." Affermò, tirando fuori la bacchetta e facendo come detto dalla signora Figg.
Immediatamente, l'aria fu riempita dal rumore di freni azionati bruscamente, mentre di fronte a loro si fermava un autobus a tre piani di un viola intenso, con scritto sul parabrezza in lettere d'oro Nottetempo.
Subito un uomo in uniforme viola scese dall'autobus. "Benvenuti sul Nottetempo, mezzo di trasporto di emergenza per maghi e streghe in difficoltà." Annunciò ad alta voce. "Allungate la bacchetta, salite a bordo e vi portiamo dove volete. Mi chiamo Stan Picchetto e sono il vostro bigliettaio per oggi."
I maghi di Fairy Tail lo guardarono per qualche secondo limitandosi a sbattere le palpebre.
"Perché da noi dobbiamo andare ogni volta in stazione o prendere in affitto delle carrozze?" Domandò Lucy.
"Ehi… siete un gruppo numeroso." Osservò Stan.
"Già… Potete portarci a Diagon Alley?" Chiese Harry.
"Per undici falci a testa."
Majutsu si portò le mani in tasca, tirando fuori un po' di monete.
"Sì, ce la facciamo." Disse finendo di contare. "Allora sette biglietti, grazie."
"Sai, ora che ci penso…" Fece Natsu, mentre salivano. "È la prima volta che prendiamo un autobus. Sarà un viaggio tranquillo, vero?"
"Beh, non ne prendo uno da anni, però sì, dovrebbe essere un viaggio comodo."
A quelle parole Stan sorrise, per poi rivolgersi all'autista.
"Diamoci una mossa, Ern." Disse, mentre le porte si chiudevano.
E con un sonoro BANG, i maghi si ritrovarono schiacciati sui sedili, mentre l'autobus correva a velocità folle sulla strada.
"Che cos'avevi detto prima?!" Urlarono tutti contro Harry.
Dudley osservò l'autobus scomparire in una scia violacea, per poi sospirare, chiudendo la finestra.
"Finalmente se ne sono andati…" Mormorò, per poi lasciare la stanza e andare fuori, salutando velocemente la madre e la zia.
Si diresse verso un parco lì vicino, dove sapeva che a quell'ora della mattina non ci sarebbe stato nessuno. Si sedette su un'altalena, sospirando.
"Perché è dovuto tornare?" Si chiese, guardando in basso, per poi portare una mano in tasca, tirando fuori una lettera chiusa. "Non importa… sarà meglio che adesso vada a spedire questa… o mamma e papà si arrabbieranno…"
Un lungo miagolio attirò la sua attenzione. Dudley spostò lo sguardo, ritrovandosi a fissare un grosso gatto dal pelo rosso che lo guardava dal basso.
"E tu che vuoi?" Buttò il ragazzo, poco prima che il gatto saltasse contro di lui, prendendo la busta tra i denti e scappando l'attimo seguente.
Dudley sbiancò, cominciando a corrergli dietro.
"Fermati! Lasciala andare!" Gli urlò, mentre cominciava a sentire l'affaticamento per la corsa improvvisa, cosa a cui non era abituato.
Il gatto tuttavia continuò lungo la via, finché non girò in un vicolo in mezzo a due palazzine.
Il Dursley lo seguì, frenando la sua corsa quando vide il gatto fermo di fronte a un muro.
"F-Finalmente…" Ansimò, asciugandosi il sudore e facendo per andargli incontro.
Ma si fermò quando vide una mano pallida uscire dal cono d'ombra e prendere la lettera dalla bocca del gatto, che miagolò soddisfatto quando l'altra mano lo accarezzò sulla testa.
"Oh, questa sì che è una sorpresa." Asserì una voce maschile, per poi mostrare una bacchetta, che puntò verso Dudley.
Il ragazzo per tutta risposta aveva cominciato a indietreggiare, solo per andare a sbattere contro una parete invisibile.
"Mi spiace, ma temo di doverti tenere qui un po'… Dudley Dursley." Fece l'uomo, restando sempre in penombra.
"C-Chi sei? E c-come fai a sapere il m-mio nome?"
"Mi prendi per stupido? So leggere un nome su una busta." Rispose lui, ridendo. "Ed era parecchio che non ne vedevo una simile…"
"B-Beh… puoi a-andare in un ufficio p-postale e prenderla l-lì e-"
"Dubito fortemente che questa lettera si trovi in un qualunque ufficio postale. Da quanto mi risulta, sono un numero limitato."
Dudley deglutì.
"Ma se mi ricordo bene di Petunia, non mi stupisco della tua stupidità."
Il ragazzo a quel punto spalancò gli occhi, cominciando a tremare vistosamente. "C-Come…"
L'uomo a quel punto decise di uscire allo scoperto, mostrandosi totalmente al ragazzo, che al solo vederlo impallidì ulteriormente.
"N-No… ti prego, lasciami andare! Non dirò a nessuno di averti visto, ma lasciami andare!"
"Oh, deduco che tu mi conosci."
"Certo che ti conosco! Sei su tutti i telegiornali! S-Sei Sirius Black, il pluriomicida evaso!"
"Oh, sono così famoso? Devono avere proprio una grande paura di me per parlarne anche tra i Babbani." Ridacchiò l'uomo, per poi farsi serio. "Ora… sono in una situazione abbastanza… complicata."
"E c-con ciò? I-Io sono solo un r-ragazzo qualunque…"
"Davvero? E allora perché avevi questa tra le mani?" Domandò Black, mostrando la busta, per poi cominciare a leggere. "Signor D. Dursley, Cameretta, 4 Privet Drive."
Dudley sembrò pietrificarsi.
"Ormai dovresti aver capito che cosa sono… visto che siamo uguali-"
"No!" Urlò di colpo il ragazzo, riacquistando un po' di coraggio. "Io non voglio averci niente a che fare!"
Sirius Black lo guardò serio. "Ma tu guarda… ti hanno fatto proprio bene il lavaggio del cervello, eh? Per costringerti a dire simili cose…"
"I miei genitori non lo sanno!" Replicò Dudley. "Non sanno che io sono un mostro!"
"Un mostro, eh?" Ridacchiò l'uomo. "Credimi… tu non hai la più pallida idea di cosa sia un vero mostro."
"Insomma, che cosa vuoi da me?!"
"Oh, giusto, stavo divagando. Vedi… mi serve il tuo aiuto."
"Che cosa può volere da me un serial killer?"
Black lo fulminò con lo sguardo. "Vendetta." Si limitò a dire. "E mi serve qualcuno in grado di farmi entrare senza destare troppi sospetti nel posto dove potrò ottenerla."
"B-Beh… non contare s-su di me! Non ti aiuterò!"
L'uomo lo guardò, per poi annuire, muovendo la bacchetta, facendo sparire la barriera.
"Molto bene allora. Sei libero di andartene." Fece, girandosi.
Dudley lo guardò sorpreso. "D-Davvero? T-Tutto qui? Non è che a-appena mi giro mi u-uccidi?"
"No, no, tranquillo. Vai pure."
Dudley non se lo fece ripetere due volte e si voltò.
"Ma sappi che farò sì che i tuoi genitori scoprano la verità. Ho più modi per farglielo sapere in maniera anonima. Non sarebbe giusto nascondergli una cosa simile…"
Il ragazzo si bloccò all'istante. "N-Non oserai… vero?"
"Vuoi mettermi alla prova?"
Dudley restò fermo dove si trovava, mentre il mago gli si avvicinava, seguito dal gatto.
"Sapevo che avremmo trovato un punto di accordo." Ghignò, mettendogli una mano sulla spalla, mentre il gatto fulvo si poggiava sulla sua gamba.
L'istante dopo, sparirono tutti e tre, lasciando la strada completamente deserta.
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E finalmente il grande colpo di scena è stato rivelato!
Ebbene sì, signori e signore: Dudley è un mago! Ditelo, questa era l'ultima cosa che vi aspettavate, vero?
E con questo capitolo ci tuffiamo nel terzo libro, che come potete ben immaginare risulterà un pochino diverso dall'originale (e aspettate di leggere che cosa combino per Natale... eheheh...).
Che altro dire... nel prossimo capitolo i nostri maghi arriveranno (non proprio sani XD) a Diagon Alley, e vedrete che cosa combineranno...
Concludo augurandovi buona Pasqua! Ci sentiamo al prossimo capitolo!
