CAPITOLO 45 – Akh
«Spiriti!» borbotta fra sé, frustrata.
Solleva nuovamente gli occhi sul tizio del tetto e fa segno con la mano di scendere giù. Quello, incredibilmente, le dà retta e, insospettabilmente aggraziato, plana oltre la finestra dalla quale si era affacciata Katherine e atterra morbidamente nel corridoio.
Ora che lo può vedere con più precisione, si rende conto che è perfino più strano di quanto apparisse a una prima occhiata. A parte le grosse ali blu, che già aveva notato in precedenza, anche i suoi capelli corti sono blu e, nota gongolante Katherine, sparano in tutte le direzioni esattamente se non peggio dei suoi la mattina. Fissandolo diritto negli occhi, si ritrova a pensare che, in effetti, è un tipo molto blu: anche i suoi occhi lo sono, e non ha le pupille nere. Attorno ai suoi occhi c'è un disegno, blu anche quello, che ricorda curiosamente un pesciolino. La sua pelle invece (grazie al cielo) non è blu, è bianca; ma non bianco latte, tipo quella pallidissima di Pitch, piuttosto bianco borotalco, si ritrova a pensare Katherine, ridacchiando un momento fra sé.
«Sei una bambina umana, giusto?».
La voce incuriosita dello spirito la riscuote dai suoi pensieri e la fa tornare con i piedi per terra, nel suo caso solo in modo metaforico.
«Sì, giusto. E tu sei uno spirito» commenta Katherine, un po' sulle spine.
L'interpellato sgrana gli occhi e la osserva con sempre maggior interesse.
«Come lo sai? E in che modo riesci a vedermi?».
La bambina sbuffa stizzita e, nervosamente, inizia a battere un piede a terra.
«Ti vedo con gli occhi. Perché, tu mi vedi con il naso, forse?».
Lui la fissa interdetto e forse un po' imbarazzato.
«Beh, no. Ma non intendevo…».
Non lo lascia finire. Normalmente Katherine coglierebbe l'occasione propizia per cercare di fare amicizia, ma quello non è un momento normale; ha fretta di tornare dal suo Pitch.
«Senti, lo so cosa volevi dire, e sembri anche simpatico, sai. Ma io, adesso, non ho tempo per stare qui con te a spiegarti tutto. Forse più tardi, se vuoi, possiamo parlare. Ma ora mi serve il tuo aiuto» butta lì tutto d'un fiato.
Lui la guarda con tanto d'occhi e non accenna a ribattere, forse troppo frastornato per poterlo fare.
«Ehm… Comunque io mi chiamo Katherine» tenta, sperando di non aver rovinato tutto con la sua precedente scortesia.
«Akh» si limita a dire lui.
«Eh?» gracchia Katherine, confusa.
«Akh» ripete lui, convinto. «È il mio nome».
«Oh!» si riprende lei. «È un nome divertente».
«Lo è?» indaga Akh.
«Oh sì. Però mi piace» assicura Katherine, gentile.
Lui sorride e lei rimane un lungo momento bloccata sul posto, come incatenata nelle maglie di un qualche sortilegio
«C-cosa…?» prova balbettante.
«Cielo! Scusami. Avevo scordato il pessimo effetto che fa sugli esseri umani» si giustifica Akh.
«Che cos'era?» domanda Katherine, scuotendo la testa ancora un po' intontita.
«Ehm… Ecco, io… Mi dispiace, davvero. L'ho fatto senza pensarci» ammette contrito.
«Non importa» taglia corto Katherine. «Puoi aiutarmi, allora?» insiste, decisa ad avere la sua risposta, possibilmente in tempi brevi.
Akh, interdetto, si passa una mano sulla nuca e sposta nervosamente il peso da un piede all'altro.
«Beh, dipende, immagino. Di cosa si tratta? Qual è esattamente il problema?».
«Un mio amico sta male. È uno spirito, come te. L'ho lasciato nel parco. Ho dovuto, sai; lui non può muoversi e io sono troppo piccola per portarlo con me. Così sono corsa a cercare aiuto, e dalla strada giù in paese ti ho visto e ho pensato che tu, forse, puoi aiutarmi. Allora? Puoi?» sproloquia Katherine, lasciando nuovamente lo spirito mezzo intontito.
«Ehm… Penso di sì. Voglio dire: perché no, in fondo?» blatera Akh, per nulla convinto.
Katherine, che nel frattempo ha perduto i pochi resti della sua pazienza, sbuffa.
«Bene. Allora non stare lì fermo. Andiamo!».
Detto questo, senza attendere una risposta che non è affatto sicura giungerà mai, si avvia decisa verso le scale.
Nel mentre Akh sembra aver ritrovato un minimo di raziocinio e, con un paio di colpi d'ala, la raggiunge e le si para di fronte, costringendola a fermarsi.
«Che c'è? Mi fai perdere tempo» si ribella Katherine.
Akh sorride, questa volta stando attento a farlo in modo normale, poi le porge una mano.
«Esistono modi più rapidi per raggiungere una meta» espone, in tono vagamente profetico.
«Ok, allora datti una mossa e usali» ribatte Katherine, per nulla impressionata.
Akh, sorpreso, sta per mettersi a ridere della situazione stravagante, ma un'occhiata incendiaria della bambina lo convince a desistere dai suoi propositi suicidi. Invece annuisce e nuovamente le allunga una mano.
«Prendila» propone gentilmente. «So dove si trova il parco. Ci porto direttamente lì».
Katherine, leggermente sospettosa, esita. Poi solleva un sopracciglio, lo scruta attentamente nei suoi occhi blu e, con un sospiro rassegnato, annuisce e accetta la sua mano.
Pochi istanti dopo il corridoio del palazzo svanisce in una luce abbagliante e i due scompaiono nel nulla con essa.
"Un sorriso è una luce attraverso la finestra del tuo viso che dice alla gente che il tuo cuore è in casa." (Anonimo)
"Il mio primo ricordo è luce – la luminosità della luce – luce tutto intorno." (Georgia O'Keeffe)
