CAPITOLO 44

«Era proprio necessario? Guarda che hai fatto!» Urlò Ricky alla madre. «Ti riaccompagno in camera» disse poi al padre in modo più pacato.

Sharon rimase impassibile. Le dispiaceva avergli fatto male ma era un male necessario. Era importante mettere bene in chiaro come stavano le cose tra loro. Guardò Emily sperando di ottenere da lei un minimo di comprensione e la ottenne. «Mamma, tranquilla, hai fatto bene a dirgli la verità.»

In quel momento il cellulare di Sharon vibrò per un nuovo SMS.

Mi manchi. A.

«È il tenente Flynn?» Chiese Emily vedendo lo sguardo malinconico della madre.

Sharon annuì con espressione triste e cupa.

«Qualcosa non va?»

«Tutto non va…ho una tale confusione in testa, sto per impazzire.» disse mettendosi le mani nei capelli.

«Mamma, scendi a prendere una boccata d'aria, ti farà bene…e…se fossi in te chiamerei il tenente Flynn, l'altra sera era preoccupato e da quel che ha detto…ecco…è palese che ti ama moltissimo. Mamma, quell'uomo è un tesoro, non devi perderlo…»

«Cosa ti ha detto esattamente?» Domandò Sharon curiosa.

«Che ti ama molto…più della sua stessa vita, testuali parole. Ah e che il tuo sorriso è ciò che lo mantiene vivo…»

«Ha detto questo? Veramente?»

«Sì…» rispose Emily.

Sharon sentì quel pizzichio nel naso che precede l'arrivo inevitabile delle lacrime che in qualche secondo arrivarono a bagnarle gli occhi appannandole la vista, non riusciva più a trattenerle e le rigarono il volto. Poi in fretta si mise a rovistare nella borsa e tirò fuori le chiavi dell'auto «Emily, voi tornate pure in auto, io ho bisogno di stare sola e pensare» disse porgendo le chiavi alla figlia.

«Sei sicura che sia conveniente che tu stia sola?»

«Sì…tranquilla…» rispose.

«Ok, come vuoi, ma se hai bisogno chiamami subito. Promettimelo.»

«Starò bene, tranquilla, ho solo bisogno di passeggiare e liberare la mente. Ci vediamo più tardi» disse prima di dirigersi verso gli ascensori.

Quando si trovò fuori dall'edificio si sentì libera, fece dei respiri profondi e l'aria ricca di ossigeno le fece girare la testa. Prese il cellulare e riguardò il messaggio di Andy. Le mancava anche lui, tantissimo. Avrebbe voluto precipitarsi da lui e abbandonarsi tra le sue braccia, lasciarsi amare e dimenticare tutto e tutti per qualche ora.

La gente camminava sicura intorno a lei, tutti sembravano essere realizzati, tutti avevano una meta, una destinazione.

Camminò per un paio di isolati e giunse fino ad un parco, si sedette su una panchina e osservò la gente cercando di immaginare le loro vite, chi fossero, dove andassero.

Vide una mamma con un passeggino fermarsi poco lontano da lei e osservò come quella giovane donna, esile e dalle movenze aggraziate, si occupava del suo figlioletto facendolo giocare e ridere sull'altalena. La sua mente tornò a quando i suoi figli avevano circa la stessa età di quel bambino sorridente. Appena il lavoro glielo consentiva utilizzava ogni minuto libero per passarlo con Ricky ed Emily, purtroppo però il tempo era sempre troppo poco. Ricordò quanto è stata dura la vita di una madre che si ritrovò sola a crescere due bambini. In alcuni momenti si chiese come sia riuscita a farcela. In quegli anni annullò completamente sé stessa e le sue necessità, per dedicarsi a loro. Senza rendersene conto si ritrovò a sorridere verso quella donna e il suo piccolino. Il suo sguardo si spostò poi verso altri passanti; un uomo di bella presenza ed elegante parlava al cellulare, probabilmente si tratta di affari pensò Sharon, poco più in là due ragazzini ascoltavano la musica e canticchiavano spensierati su una panchina mentre un ragazzo strimpellava con la chitarra vicino ad un locale per racimolare qualche moneta. E tante altre persone attiravano la sua curiosità.

In quel momento realizzò di non aver mai avuto tempo per fermarsi a fare una passeggiata, si rese conto di non essersi mai veramente occupata di sé stessa.

Continua…