«Immagino che su alla Torre si festeggerà fino al mattino» disse Tonks, entrando al castello.
Remus scrollò le spalle.
«E' probabile, sì. Ma sono quasi del tutto certo che la McGrannit farà di tutto per impedirlo. Per quanto amante a sua volta del Quidditch, dubito accetterebbe che tutti gli studenti della sua Casa rischino di arrivare in ritardo alle loro lezioni...».
Tonks sospirò.
«Mi piacerebbe unirmi ai festeggiamenti per un po', ma ho davvero una valanga di compiti che mi aspetta. So che manca ancora qualche mese agli esami, ma preferisco iniziare a prepararmi ben prima dell'ultima settimana, capisci? Non mi va proprio di vanificare completamente gli sforzi fatti fino ad ora...»
Il licantropo annuì.
«Certo. Possiamo studiare insieme, se ti va. I M.A.G.O. non sono poi così lontani dai tuoi esami, e...»
«Lupin!».
Remus si voltò verso la professoressa Sprite, appena uscita da un'aula sulla destra.
«Che succede, professoressa?» chiese il ragazzo.
Dubitava che Sirius e James ne avessero combinata un'altra delle loro - erano troppo impegnati ad esultare per la vittoria.
«Due Corvonero del secondo anno devono scontare una punizione, questa notte» replicò sbrigativa la strega.
Remus e Tonks si scambiarono un'occhiata perplessa.
«Non posso dire che la cosa mi faccia piacere, professoressa. Tuttavia non capisco cosa...» iniziò il ragazzo, ma nuovamente la professoressa Sprite lo interruppe.
«Avrebbero dovuto scontarla sotto la sorveglianza del Capo della loro Casa, ma all'ultimo momento il professor Vitious si è trovato a dover portare a compimento un impegno improvviso».
Remus si grattò la testa, confuso.
«Mi spiace, ma continuo a non capire... Non è possibile spostare la punizione ad un altro giorno?» domandò.
La professoressa Sprite scosse il capo.
«Il professor Vitious ritiene che i suoi due studenti possano benissimo essere supervisionati da uno dei Caposcuola o dei Prefetti».
Finalmente il licantropo capì dove la strega voleva arrivare.
«Come lei ben sa io sono un Prefetto di Grifondoro, professoressa... Non sarebbe affatto corretto, da parte mia, prendere il posto di uno di quelli scelti per rappresentare la Casa di Corvonero. Sono lusingato che si sia pensato a me, tuttavia...».
La strega scosse decisa il capo, interrompendolo per la terza volta.
«Non vi è alcun problema, Lupin. Il professor Vitious ha parlato personalmente con i Prefetti e i Caposcuola della propria Casa, e tutti si sono detti ben disposti a cederti il posto per questa notte».
Tonks, al fianco di Remus, nascose una risatina con un colpo di tosse.
L'espressione del ragazzo era assolutamente comica.
«Molto gentile da parte loro...» borbottò Remus a denti stretti.
Sospirò rassegnato.
«In che consiste la punizione?».
La professoressa Sprite agitò una mano con noncuranza.
«Dovranno riordinare la biblioteca senza l'uso della magia».
Tonks emise un fischio sommesso.
«Però! Devono aver combinato un bel guaio per ottenere una punizione simile. La biblioteca è enorme!» sbottò.
La professoressa Sprite la guardò con una scintilla divertita negli occhi.
«Nulla in confronto a quelli che il tuo ragazzo e i suoi amici causano almeno quattro volte a settimana, Tonks» ammise, e Remus distolse lo sguardo imbarazzato.
La strega tornò a concentrare la propria attenzione sul ragazzo.
«Tu non dovrai fare altro che tenerli d'occhio e assicurarti che non usino la magia. La punizione inizia alle nove, così che non vi siano studenti ad ostacolare l'operato dei due ragazzi» disse, avviandosi verso il suo ufficio.
Ma Remus la richiamò.
«Il professor Vitious le ha detto per quale motivo ha pensato a me, anziché ad un altro dei Prefetti della scuola?».
La donna gli rivolse un sorrisetto divertito.
«Ha detto che così facendo avrebbe forse limitato i danni causati da tre Malandrini euforici per la vittoria ottenuta».
Tonks aspettò che la strega sparisse dietro l'angolo, poi scoppiò a ridere apertamente.
«Beh, pare proprio che non potremo studiare insieme, questa sera. Vorrà dire che sarà per la prossima volta».
Gli schioccò un grosso bacio sulle labbra.
«Non divertirti troppo, mi raccomando».
E con un'ultima risata sparì anche lei.
[*]
«Cosa?!»
Sirius e James erano increduli.
«Devi fare da baby sitter a due del secondo anno?! E per giunta di una Casa che non è la nostra?!» esclamò Sirius scioccato.
«Perchè mai Vitious ti ha incastrato in una cosa simile, scusa? Che lo chieda a quelli di Corvonero!» gli fece eco James.
Remus scosse il capo rassegnato.
«Ti ho già spiegato il perchè Vitious ha deciso di chiederlo a me, James...» ripetè.
Il Grifondoro sbuffò infastidito.
«Lo so, Remus. Tuttavia ritengo che le motivazioni fornite da Vitious siano troppo stupide per essere considerate autentiche, e di conseguenza sto cercando di capire quali siano quelle reali».
Il mannaro preferì lasciar perdere, e si alzò dalla comoda poltroncina accanto al fuoco.
«Beh, quando le avrai trovate fammelo sapere. Non lasciarmi con il fiato sospeso».
James e Sirius si guardarono, poi si alzarono a loro volta in piedi e lo strinsero in un abbraccio eccessivamente fraterno.
«Ti penseremo sempre!» esclamò Sirius.
«Non sto andando a morire, sapete?» pigolò Remus, soffocato da quell'improvviso gesto d'affetto.
«E invece sì, di noia» lo corresse James, liberandolo dalla propria stretta.
Remus si risistemò la divisa e lanciò un'occhiata ai due amici, che sembravano incapaci di trattenere due sorrisetti identici.
«Spiritosi... Ci vediamo più tardi».
[*]
«Che razza di sfortunaccia nera» borbottò Todd Lewis, passando un pesante volume intitolato: "Isolarsi contro ogni forma di accidente" all'amico Philip Coe.
«Come avete fatto a meritarvi una punizione del genere?» chiese Remus, seduto su uno dei tavoli con aria annoiata.
«Abbiamo fatto cadere un pentolone carico di Pozione Soporifera su Lumacorno» borbottò Philip, issando a fatica il volume sullo scaffale sopra la propria testa.
Il licantropo tentò invano di nascondere la propria risata con un colpo di tosse.
«Si è trattato di un incidente, oppure di un'azione volontaria?» chiese, interessato.
Todd scrollò le spalle.
«Un po' tutte e due. Noi volevamo colpirlo solo con qualche goccia, ma abbiamo perso il controllo, e...».
Remus annuì comprensivo.
«E il motivo? Sempre che possa chiederlo...» aggiunse.
Philip si scurì in volto.
«Continuava a ripetere che solo poche persone hanno le qualità necessarie per diventare abili pozionisti, o qualcuno "che conta" nel mondo magico. Maghi e streghe le cui famiglie possono vantare una linea di sangue pura e piena di magia. E noi due... Beh... Mio padre è contabile in uno studio notarile, e la mamma di Todd è commessa in un supermercato. Non veniamo proprio dalle famiglie purosangue tanto amate da Lumacorno...» mormorò, improvvisamente abbattuto.
Il licantropo non poté fare a meno di sentirsi infastidito dalle parole del professore.
Prima che avesse il tempo di dire la sua, tuttavia, Todd lo interruppe.
«Ma immagino che tu la pensi esattamente come lui. Sei uno dei suoi preferiti, no? Di sicuro incarnerai alla perfezione ognuno dei suoi requisiti idioti...» sbottò di malumore.
La risposta del mannaro sopraggiunse sotto forma di risata.
«Mi spiace dirtelo, ma hai sbagliato su tutta la linea» ridacchiò il ragazzo.
Todd e Philip si guardarono l'un l'altro, confusi.
Remus sorrise gentile.
«Prima di conoscere mio padre, mia madre lavorava per un'agenzia di assicurazione, sono davvero pessimo in Pozioni, e di sicuro non diventerò "qualcuno che conta", una volta finita la scuola» elencò divertito.
La confusione dei due ragazzi aumentò.
«Allora perchè Lumacorno ti considera uno dei suoi studenti preferiti, scusa?» chiese Philip.
Remus scrollò le spalle.
«Sentite... Lumacorno prova piacere nel collezionare studenti che siano famosi - o dotati di un particolare talento - per poter brillare a sua volta per osmosi. E stupidamente ritiene che solo i Purosangue rispondano ai suoi requisiti. Ma si sbaglia. Prendete la mia amica Lily Evans, ad esempio. Lei è figlia di Babbani, eppure la sua bravura in Pozioni ha costretto Lumacorno a rivedere, anche se solo in minima parte, le proprie convinzioni. E' vero, anche io e i miei amici facciamo parte di questa "collezione"; ma solo perchè il nostro comportamento qui a Hogwarts ci ha portato ad essere conosciuti da chiunque. Se a questo aggiungete poi che James è un campione di Quidditch e che Sirius è uno degli ultimi discendenti dei Black... L'essere uno dei preferiti di Lumacorno, comunque, non cambia nulla. Certo, innegabilmente ho la possibilità di conoscere persone che un domani potrebbero avere successo... Ma questo non significa affatto che tali conoscenze mi torneranno utili o mi aiuteranno a farmi un buon nome all'interno della comunità magica. Pensate se, invece di diventare il nuovo Ministro della Magia, la persona conosciuta "grazie" a Lumacorno - magari la stessa con cui potrei aver faticosamente creato un legame - diventasse un Mangiamorte, o addirittura il prossimo Mago Oscuro! Credete davvero che l'essere suo amico influirebbe positivamente sulla mia vita?».
Li fissò alternativamente entrambi.
«Quindi accettate un consiglio: dimenticatevi di Lumacorno e delle sue assurde feste, o delle sue errate convinzioni sul sangue puro. Coltivate invece le vostre passioni; siate voi stessi. E quando sarete i migliori in ciò che farete, sarà lui a venire a cercarvi. Non può farne a meno: è come una falena attratta dalla luce» concluse, regalando loro un altro sorriso incoraggiante.
Guardò l'orologio, saltando poi giù dal tavolo su cui era ancora seduto.
«Sapete una cosa? Alla luce dei fatti, ritengo che questa punizione sia profondamente ingiusta. Quindi ho deciso di porvi fine all'istante» disse, estraendo la bacchetta dalla cintura.
I due Corvonero sgranarono gli occhi.
«Ma che fai!» sussurrò Philip.
«Vitious ha detto che non dobbiamo usare la magia!» gli fece eco Todd.
Il mannaro rivolse loro un'occhiata malandrina.
«Ecco perchè sono io a fare l'incantesimo. A me nessuno ha vietato nulla» ghignò.
E in un sol gesto i libri dell'intera biblioteca si disposero ordinatamente sugli scaffali.
Concluso il lavoro, Remus rimise la bacchetta al suo posto e si guardò intorno soddisfatto.
«Non smetterò mai di dirlo: i professori si fidano troppo di me».
