Capitolo 49.
La brezza primaverile scompigliavi i lunghi capelli biondi, mentre Oscar rimaneva seduta a guardare Andrè giocare con i bambini sulla battigia. Alzò la testa per osservare le falesie, mura bianche che sovrastavano la spiaggia e rendevano difficile la visuale sul maniero che apparteneva alla sua famiglia da generazioni*. Da quando erano arrivati, sua zia non era quasi più uscita dalle mura del palazzo, adducendo che il clima della Normandia in aprile, non giovava alla sua salute e lamentandosi del freddo.
La ragazza aggrottò le sopracciglia: certo non faceva caldo, ma lei, Andrè e i bambini giravano solo con la camicia e una giacca leggera. D'altronde era risaputo che il clima della regione non era particolarmente rigido d'inverno e che le estati non erano torride; motivo per cui, spesso, suo padre vi si recava nei mesi più caldi.
Tornò a guardare i propri figli che ridevano contenti, mentre il padre li spruzzava con l'acqua salata. Sorrise, pensando che in quei momenti non sapeva bene distinguere chi fisso il genitore e chi il figlio: Andrè aveva l'innata capacità di riuscire a mettersi al livello dei bambini e di divertirsi nei giochi infantili che loro preferivano. Meditò che lei non aveva mai giocato così con il proprio padre.
Sbarrò gli occhi per poi chiuderli in fretta, timorosa che suo marito tornasse di nuovo a domandarle cosa c'era che non andava fra lei e il Generale. Era ben noto che stava facendo crescere i propri figli a Parigi sotto la tutela di sua zia, donna che suo padre detestava cordialmente; nonostante vivesse per la maggior parte del tempo a Versailles non tornava mai a palazzo Jarjayes, a meno che non fosse sicura che suo padre si fermasse a dormire alla reggia; non si recava a trovarlo neanche durante le visite mensili che i suoi figli facevano al nonno. Praticamente aveva fatto in modo da evitare suo padre da quasi cinque anni: non parlava mai con nessuno di cosa fosse successo o cosa si fossero detti dietro a quella porta chiusa, quando sua madre, attirata dai toni di voci concitati, si era precipitata all'interno ricordando al marito che una donna aveva bisogno di tranquillità dopo il parto.
Era evidente che aveva imparato una lezione importante: a volte la verità fa solo soffrire chi ci è vicino, meglio tacere se ci è possibile farlo. Aveva intrapreso quella via, senza confidarsi mai con nessuno: non che avesse qualche confidente. L'unica persona con cui riusciva ad aprirsi era André e sarebbe gelato l'inferno prima che ne parlasse con lui. Aveva evitato di dire a suo padre dove erano diretti, chiedendo a sua zia e suo marito di fare altrettanto: non voleva ritrovarselo davanti con la scusa che quella era anche casa sua. Quando si era sposata, il Generale le aveva concesso di usare la villa di Etretat quando voleva, senza chiedergli il permesso: "Fa parte della tua dote", era stata la spiegazione.
La sua dote… un brivido le percosse la schiena al ricordo di quelle parole. Si può odiare una persona perché amiamo troppo qualcun altro? Sorrise ad Annette, che le correva incontro felice: sì, lei odiava suo padre perché amava troppo Andrè e i figli.
Gerardine guardava fuori dalla grande finestra del salone le onde del mare: i suoi pensieri erano in tumulto da un po' e lei cercava di porre un freno a quel vagare mentale che non la portava da nessuna parte. Andrè le aveva chiesto di unirsi a loro per badare ai bambini, onde concedere a lui e a Oscar un minimo di intimità durante quella vacanza primaverile: aveva accettato subito, Parigi stava diventando fonte costante di preoccupazioni e allontanarsi non poteva che farle bene.
Continuava a chiedersi cosa fosse che non andava fra Auguste e Oscar, ma la ragazza sembrava decisa a non rivelare nulla. Di parlarne con suo fratello non le passava neanche per l'anticamera del cervello: quanto volte si era lamentato della situazione? Non vedeva i nipoti che una volta al mese, non aveva voce in capitolo sul tipo di educazione da impartire loro e non vedeva mai la figlia. Dopo aver esposto le sue rimostranze, trascorreva attimi infiniti a guardarla in un silenzio pieno di astio, come se la responsabile fosse lei: ma stavolta non c'erano i suoi intrighi dietro quella situazione, non era stata lei a mettere Oscar contro suo padre e non riusciva a capacitarsi che un tale evento fosse avvenuto nel volgere di una notte.
Era così stanca di tutto: intrighi, bugie, raggiri vari e pettegolezzi. Le sembrava di combattere da sempre per il proprio diritto a vivere come più le piaceva: ma, in fin dei conti, non era così? Da quando si era svegliata, la mattina dopo le nozze, nella sua stanza con il viso tumefatto e il corpo pieno di dolori, non aveva fatto altro che cercare un modo di obbligare chi aveva deciso per lei e l'aveva manovrata come una pedina senza valore, di riconoscerle il diritto alla vita.
Solo con la morte di suo padre era entrata in possesso di un'arma di ricatto così potente da piegare suo fratello: quelle lettere che aveva affidato a Fabrice Du Martine, pregandolo di farle avere alle loro maestà in persona se mai le fosse successo qualcosa. Si chiedeva ancora come suo padre potesse essere stato così stolto da lasciare intatte le prove della sua infedeltà ai reali di Francia: una vera fortuna per lei, che quel vecchio somaro si sentisse così al sicuro da non pensare alle conseguenze.
Tramare con il vecchio duca d'Orleans per uccidere il re: scosse la testa sbigottita. Come potevano pensare di farla franca? Avevano addirittura pensato di uccidere il Delfino, nella speranza di avvicinare Luigi Filippo** al trono. Non capiva come Luigi Filippo I avesse una brama di potere così sviluppata da meditare di uccidere suo padre e suo nipote, pur di far divenire sovrano suo figlio o di diventarlo lui stesso. Per quanto lei avesse odiato suo padre, non era mai arrivata al punto di volerlo uccidere: aveva goduto della sua agonia, ma non si sarebbe mai macchiata le mani con il sangue di un famigliare.
Strinse ancora di più lo scialle che portava attorno alle spalle: ultimamente sentiva sempre freddo, niente riusciva a scaldarla e, spesso, i brividi le impedivano persino di muoversi. Du Martine l'aveva pregata di farsi visitare, non gli piacevano quei sintomi: lei sperava che il momento si stesse avvicinando, cosa la legava ancora a quel mondo fatto di menzogne e tradimenti? Voleva solo rivedere il suo Andrè, riunirsi a lui e trovare la pace.
Si alzò dalla poltrona, risoluta ad uscire per accogliere i bambini al loro rientro: i piccoli non dovevano capire che non stava bene. Non voleva che ne fossero turbati, anche se la malattia fa parte della vita. Appena fuori dal portone, si coprì gli occhi con una mano e si chiese distrattamente se bastano due giorni per disabituarsi al sole. Sorrise di sé stessa: il freddo, la stanchezza cronica, il non sopportare la luce del sole primaverile. Forse stava veramente male, oppure…
- Sono solo diventata vecchia – si prese in giro ad alta voce.
- Non sei vecchia. Sei ancora bellissima.
Si voltò di scatto verso quella voce, così famigliare e così estranea insieme. Un uomo era ritto davanti a lei con delle cesoie in mano, gli abiti dimessi e sporchi di terra, il capo coperto da un cappello di paglia: il giardiniere.
- Sei proprio come ti ricordavo – riprese l'uomo guardandola intensamente.
Quegli occhi, quegli occhi che avevano ossessionato i suoi pensieri in tutti quegli anni: possibile che…? Poi, comprese: non era malata, semplicemente la follia l'aveva raggiunta ed afferrata, costringendola in un mondo che non aveva senso.
Sentì le ginocchia cedere, mentre tutto intorno a lei si faceva buio e freddo. Si sentiva in una specie di limbo, dove nulla più contava: né chi era, né chi era stata, né quello che aveva fatto. Eppure percepiva ancora il mondo intorno a sé: mani gentili che la sollevavano e un voce che sussurrava il suo nome.
Continua…
* Piccola licenza letteraria (che, d'altro canto si era presa anche la Ikeda, visto che il cavaliere de Jarjayes non aveva possedimenti in Normandia).
** Luigi Filippo II di Borbone-Orleans (1747-1793): il famoso duca che appare nel manga e nell'anime. Era il cugino di Luigi XVI, suo padre era il figlio cadetto di Luigi XV.
