La settimana era stata abbastanza stressante, avevo praticamente passato tutti i pomeriggi alla scuola di danza ad esercitarmi per il provino e tutte le mattine a scuola cercando di mantenere la calma ogni volta che Santana mi sorrideva da lontano o mi passava accanto.

Stavamo riuscendo a gestire la situazione meglio del previsto, anche se stare insieme nella stessa stanza per troppo tempo ci creava ancora grossi problemi ma riuscivamo a salutarci e a sorriderci di tanto in tanto nei corridoi o durante gli allenamenti.

Parlare era più complicato. Il più delle volte le nostre conversazioni necessitavano della presenza di Quinn o Rachel, perché così qualcuno conversava davvero e ci distraeva dal fissarci imbambolate a vicenda per tutto il tempo senza dire una parola.

Ma tutto sommato ero felice. Felice che lei avesse mantenuto la sua promessa. Non ci eravamo perse del tutto infondo e mi faceva stare bene anche il solo fatto di poterle dare ogni mattina il buongiorno, di sentire cosi vicino il suono della sua risata, di potermi specchiare di tanto in tanto nei suoi occhi scuri.

"Allora? Avete prenotato l'albergo a New York?" domandò Quinn distrattamente eseguendo l'ennesima sessione di addominali.

"Si alla fine ce l'abbiamo fatta, Rachel è davvero incontentabile" risposi sorridendo e la bionda ricambiò con un' espressione consapevole.

La settimana dopo sarebbero cominciate le vacanze di primavera e il provino di Rachel alla NYADA era stato fissato per il giorno prima del mio provino alla Julliard proprio in quel periodo, cosi, io e la mia amica, avevamo deciso di fare un viaggetto insieme e di andare nella grande mela per qualche giorno.

"Sai.." cominciò la bionda incerta "Pensavo di venire anche io, credi che a Rachel dispiacerebbe?" chiese incerta.

"Ma che dici? Ne sarebbe felice! Muore dalla voglia che tu la sostenga, non te l'ha chiesto perché pensava che volessi passare le vacanze di primavera con Beth, insomma non voleva allontanarti da lei" le rivelai sicura, infondo era vero.

"Sul serio?" rispose intenerita.
Mi limitai a sorridere annuendo.

"Volevo farle una sorpresa, magari presentarmi con la valigia il giorno della partenza e dire 'vengo anche io'" disse divertita alzando le braccia in segno di vittoria.

"A Rachel verrà un colpo per la gioia" dissi entusiasta.

"Già, ma mi serve un posto dove dormire" disse ovvia.

"Tranquilla, puoi prendere il mio posto in camera con Rach e io prenoterò un'altra stanza per me appena rientro a casa" dissi sorridendo "Ne sarà felicissima" dissi ancora.

Tornammo entrambe a concentrarci sulla sessione di addominali, poi la biondina si voltò nuovamente verso di me.

"Magari potremmo chiedere anche a Santana di venire" azzardò.

Mi voltai fissando gli occhi nei suoi.
Quanto lo avrei desiderato? Averla li a tenermi la mano il giorno della mia audizione.
Eppure non potevo chiederle una cosa del genere, avevamo appena cominciato a rivolgerci nuovamente la parola e ci riuscivamo a stento, decisamente non era una buona idea proporle di passare quattro giorni insieme a New York, non dopo tutto il casino che era successo. Troppo presto, era decisamente troppo presto per quello.

Eppure lo volevo, lo volevo da morire, poterla avere li a sostenermi, a rassicurarmi col suo sorriso che mi faceva scoppiare il cuore ogni volta.

"Non credo sia una buona idea" dissi abbassando lo sguardo imbarazzata.

"Io penso invece che le farebbe piacere, anche se non lo ammetterebbe mai" disse lei insistendo.
"E poi, se io vengo con voi, lei rimarrebbe da sola a casa e sarebbe molto triste" aggiunse.

"Non so, dici che ci verrebbe?" domandai incerta osservando da lontano la latina che era impegnata nella corsa con l'altra metà della squadra.

"Se sarai tu a chiederle di venire sono certa che accetterà, la conosco bene le farebbe piacere... in realtà non me l'ha detto ma credo di averlo percepito dal suo sguardo quando le ho detto che io sarei voluta venire con voi" mi incoraggiò lei con un sorriso.

Feci una smorfia poco convinta ma non dissi nulla.
Ero terrorizzata all'idea che rifiutasse, che mi dicesse che era ancora troppo presto, che era una cosa troppo da amiche, troppo per noi che in quel momento non sapevamo definire cosa fossimo.

Ma un'altra parte di me desiderava almeno tentare.

Finito l'allenamento mi precipitai con le altre negli spogliatoi, come suo solito la latina si trattenne ancora un po' in palestra per un po' di allenamento extra.

Mi concessi una lunga e rilassante doccia, rivestendomi lentamente. E, per tutto il tempo, misi, su un'immaginaria bilancia, i pro e i contro di quella faccenda.
Ogni volta che decidevo che era meglio evitare mi ritrovavo sempre a sbuffare rattristata pensando che avrei davvero, davvero, voluto che lei venisse.

Quando Santana entrò nello spogliatoio era già semivuoto.

Mi avvicinai cauta a lei che stava recuperando il necessario per la doccia dal suo armadietto.
Mi presi qualche istante per sorridere dolcemente alla visione della sua espressione concentrata e persa in chissà quali ragionamenti.
Dio era cosi bella, anche col viso sudato e i capelli legati scompostamente e l'ombra di una smorfia imbronciata sul viso.
Non dovevo chiederle una cosa del genere ma quattro giorni lontana dal suo sorriso mi sembrarono un'eternità che non ero pronta a sfidare.

"Hey" richiamai la sua attenzione giocherellando nervosamente con la zip della mia felpa.

"Hey" rispose lei sorridendo.

Per un secondo il suo sorriso mi paralizzò lasciandomi senza fiato e strappandomi tutte le parole di bocca.
Mi persi nell'osservare le adorabili fossette ai lati delle sue guance e la curva meravigliosa che le sue labbra morbide disegnavano con quel sorriso tenero.

"Ehm..allenamento stressante oggi eh?" domandai tirando fuori un argomento a caso.

"Non più del solito" rispose stringendosi nelle spalle.

I suoi occhi incontrarono i miei e nessuna delle due sembrò riuscire a sillabare altro per un lunghissimo minuto.
Fui tentata di rimanere cosi, immobile, a fissare quei due pozzi neri rischiando di perdermi dentro, ma mi riscossi cercando di ricordare cosa volevo dirle.

"Senti, mi chiedevo, ecco... io e Rachel andremo a New York la settimana prossima per le nostre audizioni" dissi torturandomi le mani e cercando di guardare dovunque pur di non incrociare il suo sguardo.

"Si Quinn mi aveva accennato a qualcosa del genere, ha detto che verrà anche lei per fare una sorpresa alla Berry" rispose lei concentrando la sua attenzione sul contenuto del suo borsone.

"Si... e... è una cosa carina insomma Rachel ne sarà entusiasta" dissi cercando di prendere tempo e vincere l'imbarazzo.

"Già" rispose lei un po' incerta.

"Beh io dovrei... fare la doccia ora" aggiunse controvoglia indicando lo spogliatoio ormai vuoto .

"Si certo" risposi imbarazzata "..io ho lezione di danza" la informai.

"Bene" disse con un filo di voce guardandomi fisso.

"Bene" risposi con lo stesso tono voltandomi pronta per andarmene.

Ma che cavolo stavo facendo? Accidenti possibile che io e San non riuscissimo più ad avere una conversazione?
Coraggio Brittany non fare la codarda chiediglielo e basta.

"San" chiamai voltandomi.

Fui un po' sorpresa di ritrovarla ancora li ferma a fissare il vuoto, si riscosse rivolgendomi la sua totale attenzione.

"Ti va di venire con noi a New York?" domandai tutto d'un fiato chiudendo gli occhi senza rendermene conto.

Per un lungo istante ci fu un silenzio imbarazzante, riaprì gli occhi incontrando il suo viso contratto in un'espressione stupita.

"Dimentica ciò che ho detto. Magari hai di meglio da fare e io... scusa" mi affrettai a dire voltandomi.

Avevo fatto l'ennesima cazzata. Ma come mi era saltato in mente di chiederle una cosa del genere?
Troppo presto, era troppo presto per questo.
Dio che stupida.

Feci per andare verso l'uscita ma lei mi fermò stringendo le dita intorno al mio braccio

"Britt" chiamò calma.

Io mi voltai respirando a fondo.

"Mi dispiace di avertelo chiesto. Lo so che è una cosa troppo... insomma non siamo pronte per una cosa del genere, ci vuole tempo lo so" dissi annuendo nervosamente e anticipando ciò che secondo me voleva dirmi.

"Britt" mi chiamò ancora frenando il fiume di parole che stava rotolando fuori dalla mia bocca.

Fissai gli occhi nei suoi concedendole tutta la mia attenzione.

"Vuoi davvero che venga?" domandò con un piccolo sorriso.

Stavo per dirle che non era davvero il caso ma quelle parole mi morirono in gola.
Volevo che venisse?
Accidenti lo volevo eccome, volevo averla li con me a tutti i costi.

"Si" dissi semplicemente mordendomi il labbro inferiore ed abbassando lo sguardo imbarazzata da quella confessione.

Lei si avvicinò di qualche passo, cosi vicina che il suo profumo mi stordiva, poggiò due dita sotto il mio mento e fece una leggera pressione perché io alzassi lo sguardo.

"Sarei felice di venire con voi e di sostenerti per il provino" confessò con un sorriso tenero che mi fece tremare le gambe.

"Davvero?" domandai incapace di trattenere un sorriso commosso.

"Davvero" annuì lei "Devo solo vedere se Puck può tenermi Schifottolo" aggiunse divertita.

"Vuoi davvero lasciare il cane a Puck?" domandai alzando un sopracciglio.

"Beh non ho altra scelta Clara sarà in ferie e i miei.." si fermò un secondo "Beh diciamo che non amano molto gli animali e poi non sono mai in casa. Inoltre mia madre è svenuta quando l'ha visto ma credo che la reazione sia stata provocata dal fatto che il cane si fosse rintanato nella sua cabina armadio e stesse sbavando allegramente sul suo vestito di Chanel da cinquecento dollari" disse ironica.

Non riuscì a trattenere un sorriso divertito pensando alla scena.

"Cavolo Mr Freacky, quanto mi manca" ammisi dispiaciuta mordendomi la lingua subito dopo.

Lei parve non scomporsi per il mio tono, si limitò a sorridere.

"Anche tu manchi a lui" disse solamente.
Parve fermarsi un attimo a riflettere.

"Oggi lo porto al parco, se…insomma magari se hai tempo e voglia puoi passare, cosi lo saluti" azzardò lei un po' imbarazzata.

"Ho lezione di danza oggi" dissi sinceramente dispiaciuta.

"Oh certo ovvio" annuì lei mordicchiandosi il labbro nervosamente.

"Beh allora, per... per New York come rimaniamo?" domandò incerta.

"La partenza è fissata per lunedì mattina ma non so se riusciremo a partire, volevamo andare in macchina per risparmiare i soldi del volo ma l'auto di Rach sta avendo problemi, speriamo che il meccanico la rimetta in sesto" spiegai.

"Possiamo prendere la mia" propose lei.

"Sul serio?" dissi sollevata.

"Sul serio" rispose con un sorriso.

"Bene, allora lunedì mattina alle sette?" azzardai.
Lei spalancò gli occhi.

"Alle sette?" domandò incredula.

"Il viaggio è lungo" mi giustificai.

Lei sbuffò sonoramente ma alla fine annuì.

"Ah per le camere... beh prima ho detto a Quinn che può dormire con Rachel e che io avrei preso un'altra stanza ma…" mi fermai un po' imbarazzata avvampando furiosamente.

"Dormirò con Quinn in un'altra stanza" concluse lei cogliendo il mio imbarazzo e abbassando gli occhi.

"Bene" annuì io ingoiando a vuoto.

"Bene" rispose lei con lo stesso tono piatto.

Restammo ancora un po' in silenzio mentre i nostri sguardi facevano di tutto per non incontrarsi nonostante si attraessero come calamite.

"Allora, ci vediamo lunedì" dissi io interrompendo l'imbarazzante vuoto creatosi.

"Si... lunedì" annuì lei.

"B-buon fine settimana San" le augurai alzando lo sguardo e incatenandolo al suo.

"Anche a te BritBrit" rispose lei sorridendomi e regalandomi uno sguardo dolce prima di voltarsi per raggiungere le docce.

Respirai a fatica uscendo dagli spogliatoi. Quella era la prima conversazione sensata da quando ci eravamo chiarite.
Era andata piuttosto bene alla fine.

*****

Cazzo, cazzo, cazzo.

Mi nascosi dietro il muretto della doccia addossandomi alle piastrelle fredde della parete, chiusi gli occhi cercando di regolarizzare il respiro.

Ma come mi era venuto in mente di accettare una cosa del genere?

Dio ma quanto si doveva essere sciocchi per fare una cosa cosi? Nella situazione delicata in cui era il nostro rapporto, poi.
Non potevo affrontare un viaggio con lei, davvero non potevo stare per 24 ore su 24 a contatto con quegli occhi di ghiaccio e quel profumo meraviglioso.
Le sarei sicuramente saltata addosso prima della fine dei quattro giorni oppure sarei esplosa nel tentativo di reprimere il desiderio di saltarle addosso prima della fine dei quattro giorni.
Insomma in ogni caso sarei impazzita.

Era presto, era dannatamente presto e lo sapevo e anche lei lo sapeva. Eppure questo non l'aveva frenata dal chiedermelo e non aveva persuaso me dal desistere.

Mi passai una mano sul viso chiudendo gli occhi e ripensando a pochi istanti prima, al suo sorriso imbarazzato, al rossore delizioso sulle sue guance, alla lucentezza dei suoi occhi.

Quanto accidenti era difficile starle lontana? Quanto era dura trattenere l'istinto di prenderle il viso tra le mani e baciarla fino a scoppiare?

Ma non potevo e non dovevo.
E ora che avevo accettato quel viaggio il mio scarso autocontrollo sarebbe stato messo a dura prova dalla vicinanza forzata.

Quattro interi giorni a contatto diretto con la sua dolcezza, col suono cristallino della sua risata, era troppo presto perché riuscissero a non farmi alcun effetto ma come avrei potuto dirle di no? Dire no a quel faccino da cucciolo, a quello sguardo implorante?

Il giorno dell'audizione sarebbe stato il più importante della sua vita e lei aveva detto che mi voleva li, non era stupida sapeva di certo a cosa andavamo incontro, al rischio che correvamo stando cosi tanto tempo insieme ma, nonostante questo, mi voleva li con lei e accidenti se volevo esserci.

Mi svestì velocemente entrando nella doccia, mi posizionai sotto il getto d'acqua calda chiudendo gli occhi e lasciando che lavasse via la tensione dalla mia pelle.

Ripensai ad una settimana prima, a quella sera sul promontorio.

Il nostro chiarimento era stato doloroso quanto necessario, avevo tentato di rimanere forte e c'ero persino riuscita, solo poche lacrime mi avevano rigato il viso in sua presenza.
Non volevo piangere, volevo essere coraggiosa.
Volevo mostrarle che non avevo paura di vivere senza di lei.
Ma avevo mentito, mentito per tutto il tempo a lei ed a me stessa.

Non avevo fatto altro che piangere una volta entrata in auto e lungo il tragitto verso casa.
Piangevo per quella conversazione cosi dolorosa che sembrava voler mettere un punto finale a tutto ciò che eravamo state.

Avremmo dovuto voltare pagina ed era ciò che avevamo fatto.

Mi ritrovai a sorridere alzando il viso per incontrare l'acqua tiepida.
Forse però quella fine cosi dolorosa era stata necessaria per voltare pagina, forse non era ancora tutto perduto, non finché un solo incrociarsi dei nostri sguardi bastava a farci battere il cuore, cosi forte, come in quel preciso istante batteva il mio.

Uscì dalla doccia dopo un quarto d'ora buono e mi rivestì in fretta recuperando la mia roba.

Non fui sorpresa di trovare Quinn ad attendermi, appoggiata alla mia auto.

"Ma cosa hanno di cosi speciale quegli spogliatoi? Ci rimani sempre per ore"disse ironica sorridendo da dietro i suoi occhiali da sole troppo grandi per il suo viso.

"Mi piace fare la doccia li, lo sai" mi limitai a rispondere stringendomi nelle spalle "Tu dov'eri?"

"Ho fatto la doccia per prima, volevo salutare Rachel prima che andasse a casa. Ti ho aspettata qui e ho chiesto alle ragazze di te quando sono uscite, mi hanno detto che ti sei fermata a parlare con Brittany" disse calma salendo in macchina.

Senza dire nulla aprì lo sportello sedendomi e fissando il volante per un minuto abbondante poi mi voltai osservandola.

"Mi ha chiesto di venire a New York" dissi semplicemente.

"Si lo avevo immaginato" rispose.

"Lo sapevi?" domandai alzando un sopracciglio.

Lei parve rifletterci un po' su poi si voltò verso di me.

"Beh... non so se dovrei dirtelo" cominciò incerta.

"Dirmi cosa?" feci io stranita.

"Lei oggi, durante gli allenamenti, mi ha confessato che avrebbe tanto desiderato che tu fossi li con lei il giorno dell'audizione. Ha detto che con te accanto si sarebbe sentita più sicura, non sai quanto le brillavano gli occhi San" disse accennando un sorriso.

"Davvero?" mi illuminai.

"Eh già" disse lei annuendo.

Non riuscii a trattenere un sorriso estasiato al solo pensiero che fosse cosi importante per Britt avermi con lei.

Fui presa da un'improvvisa voglia di saltellare ma mi trattenni, limitandomi a sorridere per tutto il tragitto fino a casa Fabray e verso casa mia.

****

"Rach, sei al telefono da mezz'ora!" protestai infastidita chiamando la mia amica dal salotto.
Sbuffai quando mi resi conto di non aver ricevuto risposta e lasciai cadere il pennarello rosso sulla cartina di New York che tenevo aperta sul tavolino avviandomi verso la cucina.

"Davvero ci ha creduto?" la voce di Rach era quasi un sussurro "...Lo sapevo che la mia idea avrebbe funzionato, sei stata grande tesoro" disse entusiasta.

Poi si voltò vedendomi e si riscosse subito.

"Bene... ehm... allora rimaniamo cosi, ci sentiamo domani amore. Buonanotte" disse tutto d'un fiato alzando il tono "...si, anche io moltissimo" disse dolcemente accennando un sorriso prima di staccare la chiamata.

"Quinn ti saluta" si limitò a dire prima di correre verso il salotto "Andiamo a studiare la cartina?" urlò poi fin troppo entusiasta.

Lasciandomi li perplessa e stranita per il suo strano atteggiamento.