Capitolo 53: Non possono fermarci
Titolo del capitolo e colonna sonora: "Can't Hold Us Down" di Christina Aguilera.
Marzo 2020
Santana camminava lungo l'atrio del suo ufficio il lunedì successivo, cercando di non darsi troppe arie per il suo nuovo gioiello intorno al collo. Era entusiasta, non solo di mostrare l'anello a Elinor, ma anche perché mancava solo una settimana affinché il DDL 61 affrontasse la prima udienza. Quando aprì la porta dell'ufficio che condivideva con Elinor e Denton, fu sorpresa nel vedere una strana donna seduta al tavolo delle conferenze che controllava con Elinor alcuni documenti. Aveva i capelli rossi che le cadevano sulle spalle pallide ed una camicia verde smeraldo.
"Uhm… salve," disse Santana.
"Buongiorno!" cinguettò Elinor, sollevando lo sguardo oltre la spalla della donna.
Quest'ultima invece rimase con gli occhi sulle scartoffie. Santana pensò che fosse maleducata, così fece il giro del tavolo e stese la mano. "Salve, sono Santana."
L'estranea sollevò la mano senza sorridere e a malincuore gliela porse, stringendola solo per un secondo senza uno straccio di entusiasmo. "Jordan."
A Santana si gelò il sangue nelle vene.
"Ciao Jordan," si costrinse a dire. Cercò di incontrare lo sguardo di Elinor, ma lei rimase concentrata sui documenti davanti a lei. "Elinor? Posso parlarti?" sibilò Santana indicando con il capo il corridoio e con gli occhi spalancati.
Elinor la guardò con sguardo di rimprovero prima di alzarsi e seguirla in corridoio.
Quando furono a distanza di sicurezza da orecchie indiscrete, Santana si voltò. "Che cazzo sta succedendo?" domandò con forza, tenendo la voce il più basso possibile e indicando in direzione del loro ufficio. Avrebbe preferito urlare, ma si trovavano in un edificio governativo e non voleva attirare troppa attenzione. Eppure, era difficile tenere bassa la voce e le sue parole fremevano di rabbia. "Quella stronza ti ha fottuta un milione di volte e ora arrivo al lavoro e me la ritrovo qui che guarda il nostro fottutissimo documento? È confidenziale! Se Marcía lo venisse a sapere darebbe di matto. Dico sul serio, potresti dovermi trattenere perché sto per entrare là dentro e rifare i connotati a quella troia. Nessuno fa stronzate con i miei amici e poi se ne entra tranquilla nel mio posto di lavoro senza avermi dato prima uno straccio di buon motivo, o senza aver almeno strisciato per un bel po', cosa che francamente non credo che–"
"Santana! Calmati, cazzo. Non ha guardato il disegno, okay? È qui solo per firmare la disdetta del nostro contratto d'affitto."
"Disdetta del contratto d'affitto?"
"Dobbiamo firmare entrambe il nostro intento di lasciare l'appartamento, anche se io l'ho già fatto. Lo stiamo solo rendendo ufficiale."
"Non poteva faxartelo o fartelo avere?"
Elinor abbassò lo sguardo esitando. "È… era più semplice così."
"Più semplice per chi?" la sfidò Santana, stringendo gli occhi e incrociando le braccia davanti al petto.
Elinor le lanciò uno sguardo che significava non provocarmi.
"No, davvero, El, per chi? Per lei? Perché mi sembra una stronzata. È impossibile che sia più facile per lei attraversare la città invece che scambiarvi un paio di fax. Ha un'assistente. Potrebbe persino falsificare la tua firma. Qualsiasi motivo ti abbia dato è un palese tentativo di trascinarti ancora nel suo gioco perverso."
"È complicato, Santana."
"No, non lo è!" sibilò Santana, esasperata. "Lei continua a strisciare come una serpe e non me ne starò qui a lasciarglielo fare! Se non hai intenzione di difenderti da sola, lo farò io!"
Prima che Elinor potesse obiettare, Santana si lanciò in corridoio e in ufficio, lasciando Elinor stupefatta sul posto.
"Ciao, Jordan," disse con falso sorriso. "Hai finito con quei documenti? Perché temo che tu sia rimasta oltre il dovuto ed io debba chiederti educatamente di andartene."
"Oh, davvero? E tu chi saresti?" la sfidò Jordan.
"La nuova ragazza di Elinor," rispose Santana senza batter ciglio. Avrebbe raccontato qualsiasi bugia pur di proteggere Elinor. Sapeva che Brittany avrebbe approvato. Brittany probabilmente l'avrebbe suggerito lei stessa.
"Oh, ma davvero," la sbeffeggiò Jordan roteando gli occhi. "È stata lei a darti quell'anello?"
Santana ora stava ribollendo di rabbia. "Ho detto," ringhiò, "È ora. Che tu. Te ne vada."
"Come ti pare," sbuffò Jordan, gettando la penna sul tavolo ed alzandosi in piedi. Raccolse la sua borsa e si incamminò per uscire. Mentre attraversava la porta, si guardò indietro e sogghignò. "Spero non ti dispiaccia che ieri abbia passato la notte da me."
Santana si aggrappò allo schienale di una sedia per impedirsi di lanciarle addosso una cucitrice. Sentì Elinor affrettarsi nel corridoio e seguire Jordan, piagnucolando le sue scuse. Alcuni momenti dopo, Elinor rientrò in ufficio con espressione impassibile. Santana evitò il contatto visivo. Non fu pronunciata una parola per i successivi cinque minuti, durante i quali finsero di lavorare. Santana sperava con tutte le sue forze che arrivasse Denton ad allentare la tensione con la sua piacevole compagnia e il suo umorismo dal tempismo perfetto. Ma così non fu.
Alla fine, Santana non riuscì più a sopportarlo. "Mi dispiace," grugnì. Non era sincera, ed Elinor lo sapeva.
Elinor sollevò una mano. "Non mi interessa," sbottò.
Alcuni minuti dopo il telefono di Elinor squillò. Lesse il messaggio, raccolse alcuni fogli, li mise nella sua valigetta ed uscì. Santana non la vide per il resto della giornata e Denton non fece domande quando arrivò.
Quella notte Santana tornò al suo hotel e guardò le repliche di Law & Order – che erano terribili, perché non davano mai un quadro reale delle cose – mangiando distrattamente la sua cena, sentendosi più sola del solito.
Il mattino successivo, Santana entrò in ufficio con un'espressione timida sul viso. Dando uno sguardo ad Elinor all'altro capo del tavolo, aprì in silenzio la sua valigetta. Gli occhi di Elinor rimasero sul documento di fronte a lei. Quando Santana chiuse la valigetta, Elinor fece scivolare un biglietto sul tavolo senza sollevare lo sguardo. Santana la guardò sospettosa prima di prendere il foglietto davanti a lei e leggerlo.
Io, Elinor Kelley, prometto di non incontrare Jordan McClendon di persona senza prima aver consultato Santana Lopez. Sono consapevole che la signorina Lopez abbia a cuore i miei migliori interessi e, nonostante faccia molta, molta paura quando è arrabbiata, è un'amica protettiva e leale. Spero di poter fare lo stesso per lei se le parti fossero invertite. Inoltre, la smetterò di illudermi sulle intenzioni della signorina McClendon e consulterò la signorina Lopez prima di iniziare qualsiasi ulteriore contatto con la signorina McClendon. Firmato in fede in data ventisei marzo duemilaventi: Elinor Kelley.
Santana cercò di nascondere un sorrisetto soddisfatto. "Mi dispiace di aver sbroccato con te," borbottò.
"No, non ti dispiace affatto," disse Elinor sorridendo. "E non avrei dovuto portarla qui," proseguì Elinor. "Ma… alla fine sono felice di averlo fatto. Quindi siamo a posto?"
"Sì," rispose Santana con un sorrisetto. "Siamo a posto. Sono ancora incazzata con lei, ma adesso ce l'ho per iscritto che non tornerai insieme a lei o non farai nient–"
"OH MIO DIO!" strillò Elinor indicando la collana di Santana. "Hai un sasso che brilla al collo! Quando avevi intenzione di dirmelo?"
"Ieri," rispose Santana compiaciuta.
"Gesù Cristo, è magnifico, Santana!" esclamò Elinor, alzandosi per avvicinarsi a esaminare meglio l'anello.
"Vero?" chiese Santana sorridendo e abbassando lo sguardo su di esso. "Britt ha avuto buon gusto."
"Non ti va bene?" domandò Elinor confusa, prendendolo fra le mani.
"No, mi va bene."
"Allora perché ce l'hai intorno al collo?"
"Non lo so, mi sembrava giusto così quando me l'ha chiesto," minimizzò Santana. "Ne abbiamo parlato e le ho detto che non voglio sposarmi finché non sarà legale. Voglio sposarla più di qualsiasi altra cosa, lo sai. Ma finché non sarà legale, metterlo al dito mi sembrerebbe… sbagliato."
"A dire il vero è geniale," disse Elinor con aria colpita. "È come se tu dicessi 'ehi, dato che non mi è permesso sposarmi legalmente, non puoi nemmeno considerare reale il mio fidanzamento'. È una posizione forte. Sottolinea la differenza iniqua fra il matrimonio e l'unione civile."
"Già… sì, credo che sia così!" disse Santana, lieta che Elinor avesse compreso il suo impulso in termini più concreti di lei. "È proprio sull'essere trattate diversamente e iniquamente."
"Farà una splendida figura alla conferenza stampa."
Santana rimase impietrita. "Conferenza stampa?"
"Già, Marcía non te l'ha detto?" domandò Elinor corrugando la fronte.
"No…"
"La prossima settimana, dopo l'udienza preliminare, terremo una conferenza stampa per rispondere alle domande sul nostro lavoro sul disegno di legge. Parleranno per lo più Marcía e Denton, ma ci saremo anche noi due. Avere quell'anello intorno al collo porterà alla nostra causa una storia personale. Penderanno dalle nostre labbra."
"Oh… Wow, non sapevo che facesse parte del lavoro…" replicò Santana, sforzandosi di non mostrarsi nervosa.
"Ne parleremo più avanti. Ma per ora, dobbiamo portare a Neil la nostra copia definitiva del DDL 61," disse Elinor, fremendo dall'entusiasmo. "Mi sento come una mamma orgogliosa che porta suo figlio al primo giorno d'asilo. Forza, mentre andiamo devi raccontarmi ogni singolo dettaglio della proposta di Brittany."
Santana sorrise e si alzò in piedi raccogliendo le sue scartoffie. Era entusiasta quanto Elinor per l'udienza della settimana seguente – non aveva mai partecipato ad un incontro del genere – ma fu distratta dall'improvvisa preoccupazione in merito alla conferenza stampa. Era lieta per la breve distanza che la separava dall'auto, avrebbe potuto aiutarla a sciogliere un po' d'ansia. Mentre i suoi tacchi riecheggiavano lungo il corridoio, scavò nella borsa alla ricerca della lima per unghie, esaminando allo stesso tempo quali avessero bisogno di un ritocco. In situazioni come quella, l'aiutava tenere le mani impegnate. Chiacchierò con Elinor raccontandole delle candele e della neve e di che sorpresa inaspettata fosse stata. Ma non riusciva a togliersi di dosso la sensazione di essere in viaggio su un'autostrada a senso unico e senza uscite. Avrebbe dovuto dichiararsi alla conferenza stampa? Da adulta non era mai stata timida sul suo orientamento sessuale, ma non era certa di essere pronta a diventare una rappresentante LGBT davanti ai media. Una cosa era tenere Brittany per mano in pubblico e rubare un bacio qua e là, un'altra era andare sui giornali e parlare con estranei, che avrebbero poi montato le risposte a loro piacimento e le avrebbero trasmesse in televisione ad altri estranei, pronti a sparare sentenze nel comfort delle loro case. Ora, evidentemente, essere un esempio faceva parte del suo lavoro.
Santana arrivò al lavoro il martedì e trovò Denton, Elinor ed una strana donna seduti al tavolo dell'ufficio. La donna aveva capelli neri e lisci tagliati sulle spalle e sembrava avere fra i trenta e i quarant'anni. Il suo completo era un po' sbiadito, ma il trucco era preciso ed elegante sulla sua carnagione olivastra.
"Uhm… ciao," disse Santana, guardando Elinor come a chiedere e questa chi è? Elinor sorrise.
La donna sollevò lo sguardo. "Ciao! Oh, scusami, è la tua sedia questa? Aspetta, mi sposto." Si alzò in piedi raccogliendo i suoi fogli.
"No, no, non fa niente. Non abbiamo un posto fisso. È una delle strategie di Denton perché possiamo mantenere sempre 'nuove prospettive'." Annuì in direzione di Denton il quale le sorrise con enfasi.
"Mi piace l'idea. Scusami, sono Danielle, la responsabile delle relazioni stampa di Marcía," spiegò, stendendo la mano sul tavolo. "Sono qui per aggiornarvi su quello che succederà alla conferenza stampa."
"Oh, grande! Sono Santana," disse stringendo la mano di Danielle. "Piacere di conoscerti." Si sedette sulla sedia accanto e prese carta e penna.
"Allora, siete mai stati ad una conferenza stampa?" domandò Danielle, sedendosi di nuovo e sistemando i fogli davanti a lei.
Santana ed Elinor scossero il capo.
"Io sì," rispose Denton alzando la mano. "Molte volte."
"Eccellente. Hai raccontato loro le tue esperienze?"
"No, ci siamo concentrati sul disegno."
"Okay. Beh, è molto simile a quello che si vede in TV. Quello che non si vede è la preparazione o il ragionamento del moderatore. Vi istruirò brevemente su questo poi risponderò alle vostre domande. Vi sta bene?"
Elinor, Santana e Denton annuirono.
"Okay, andrò dritta al punto. La stampa si raccoglierà nella sala e dovrete rispondere a delle domande. Ci sarà un moderatore neutrale, che non appartiene cioè né alla parte in causa né alla stampa, e che sceglierà chi potrà fare le domande e in quale ordine. Il moderatore sa quali organi di stampa hanno diritto a fare le domande per primi, per svariate ragioni: solitamente in base allo status e alla reputazione del media che rappresentano."
"Ci sono domande che non gli è permesso farci?" domandò Santana speranzosa.
"No, quello si fa solo nelle conferenze stampa delle celebrità."
"E noi non lo siamo?" scherzò Denton.
Danielle gli sorrise. "Speriamo presto. Comunque, a volte il soggetto legge una dichiarazione scritta prima di aprire le domande alla platea. Non so ancora cosa Marcia abbia deciso in proposito. In ogni caso, voi sarete seduti al tavolo con microfoni davanti. Suggerisco di dividervi prima gli argomenti a cui rispondere, per evitare pause scomode o sguardi indecisi davanti alla stampa. Suppongo che Marcia e Denton risponderanno alla maggior parte delle domande dato che hanno più esperienza di lavoro nelle agenzie governative, ma se c'è qualche domanda specifica su questioni legali, credo sia appropriato che risponda una di voi due," disse riferendosi ad Elinor e Santana.
Denton annuì. "Non vogliamo porre enfasi sul fatto che la squadra è stata riunita nello specifico per il disegno, perché non vogliamo mettere Neil sotto i riflettori. Quindi va bene fare riferimento alla vostra preparazione legale, ma il vostro coinvolgimento in questo disegno di legge non riguarda solo quell'aspetto. Quindi non identificatevi come 'uno degli avvocati che sono stati assunti per stilare il disegno'. Siamo solo membri di una squadra, ciascuno con un diverso background."
"Okay, buono a sapersi. Quindi Elinor e Santana, accertatevi di guardare la telecamera quando parlate. Articolate bene le parole, state sedute composte e andrete benissimo. C'è qualcosa che non ho detto?"
Santana alzò la mano. "Dato che non ci sono argomenti off-limits, come facciamo a gestire le domande palesemente giudicatorie o troppo personali?"
"Mmh… hai figli, Santana?"
Santana scosse il capo.
"Sei mai stata a contatto con dei bambini?" domandò Danielle.
Santana la guardò confusa. "A volte," rispose. "Ho parecchi cuginetti. Perché?"
"Ti piace passare il tempo con loro?"
"A volte sono un po' fastidiosi, ma la maggior parte del tempo sono adorabili."
"Bene," Danielle annuì. "Quando rispondi ad una domanda che potrebbe infastidirti, fai finta di parlare ad un gruppo di bambini. Puoi usare termini legali, ovviamente, ma articola le frasi con la massima semplicità e in modo più diretto possibile. Non devi rispondere a niente di troppo personale. E non farti prendere dall'emotività. Quando ti fanno una domanda o vanno in una direzione che ti sembra ridicola o forzata, ricorda che non sanno niente. Tutto ciò che conoscono è la loro realtà di bambini. Quello, oppure stanno mettendo alla prova i tuoi limiti proprio come fa un bambino. In ogni caso la cosa migliore da fare è essere pazienti."
"Okay…" Santana rifletté sulle parole di Danielle. Incrociò le braccia davanti al petto e si appoggiò allo schienale della sedia. "Bambini, eh?"
"Già," rispose Danielle annuendo. "Lo rende più semplice. Comunque, suggerisco che indossiate i vostri abiti professionali, qualcosa di simile a quello che indossate ora. Non mettete niente di bianco o rosso acceso perché non viene bene in foto. Eviterei anche gioielli troppo appariscenti. Ma di certo tieni quell'anello, Santana," disse con un sorriso.
Santana diede un'occhiata ad Elinor, sapendo che avrebbe ricevuto uno sguardo di te l'avevo detto. Ma Elinor guardava Danielle con rapita attenzione e Santana non riuscì a incrociare il suo sguardo. Santana si rese conto che Elinor non aveva aperto bocca per tutta la mattina, ma era solo rimasta seduta lì a sorridere. Danielle stava guardando Elinor e ricambiava il suo sorriso. Santana spostò lo sguardo avanti e indietro dall'una all'altra.
Elinor era ammaliata.
Dopo l'udienza preliminare il giorno successivo, Santana era furiosa. Mentre ascoltava i deputati eletti dibattere il contenuto del disegno, stringeva i pugni ai fianchi per impedirsi di lanciare o rompere qualcosa. Irrigidì la mandibola, mordendosi l'interno del labbro inferiore per evitare di mettersi a gridare. Non disse una parola durante il viaggio in macchina con Marcia, Denton ed Elinor in direzione dell'hotel di Carlos dove si sarebbe tenuta la conferenza. Quando arrivarono, Santana si precipitò lungo un corridoio. Si infilò con forza oltre una porta che dava su una sala conferenze vuota. "Quei cazzoni!" strillò, sbattendo la valigetta su un tavolo. "La loro faccia tosta del cazzo!"
Elinor seguì Santana. "Calmati, Lopez," disse chiudendosi la porta alle spalle.
"Hai sentito cos'ha detto quello stronzo?" sbottò Santana. "Ha avuto il coraggio di usare la parola 'frocio' in una pubblica udienza. Ma in che decade crede di essere?"
La voce di Elinor era sommessa e regolare. "Sapevamo che sarebbe stata una battaglia dura. L'udienza preliminare è stata un pessimo spettacolo, ma abbiamo tempo per fare correzioni prima che venga chiusa la sessione."
"Ma non dovremmo!" controbatté Santana. "Gli argomenti coi quali se ne sono usciti quei deputati per giustificare la loro bigotteria sono ridicoli! È disgustoso che quel genere di lunatici venga votato per ricoprire cariche pubbliche nel nostro sistema 'democratico'. Non avremmo dovuto portare ricerche per dimostrare che le persone gay non sono molestatori di bambini o pervertiti! Dovremmo parlare dei nostri diritti costituzionali!"
"Il tuo umore è parecchio irritabile ultimamente," notò Elinor seccamente. "Stare lontana da Brittany ti sta logorando, vero?"
Santana sbuffò ammettendo che era così, con le spalle ancora tese.
Elinor proseguì. "Beh, con un po' di fortuna dovrebbe mancare poco perché il DDL passi al Senato e tu possa tornare a Lima. Ma stanne certa – l'udienza di stamattina è stata un buon segno."
"Come fa ad essere un buon segno?" si lamentò Santana, mettendosi le mani sui fianchi. "Pensavo che avremmo fatto da consulenti legali, non che avremmo dovuto aiutare Marcia ad assecondare le loro ridicole teorie secondo le quali siamo mutanti!"
"È un buon segno perché significa che si stanno arrampicando sugli specchi. Non riescono a trovare nulla da contestare perché il disegno è solido. Classico ostruzionismo."
Santana sospirò, abbassando la voce. "Il fatto che questi 'ufficiali governativi' siano di fatto degli stronzi ignoranti mi fa incazzare da morire. Vorrei solo riportare Britt a New Haven dove possiamo sposarci, vivere sempre felici e non avere mai più a che fare con gente come quella." Si sedette su una sedia con visibile irritazione.
Elinor si sedette sull'angolo del tavolo e mise le braccia conserte. "Santana," disse guardandola in modo da farla sentire come se fosse alle elementari. "Lo sai che ci sono persone del genere ovunque, anche in Connecticut — specialmente in Connecticut. Almeno l'Ohio è uno stato controverso. E se decidi di scappare via e sposare Brittany da un'altra parte solo perché è frustrante, non solo non verrò al tuo matrimonio, ma so che ti sentirai in colpa per il resto della tua vita. Quindi piantala con queste sciocchezze." Le porse una bottiglietta d'acqua.
"Lo so…" si lamentò Santana, prendendo la bottiglia e posando la testa contro lo schienale della sedia. Bevve un sorso d'acqua e fece un respiro profondo. Prese in mano l'anello al suo collo e lo fece dondolare a destra e sinistra, facendo vibrare la catena contro il suo collo. "So che mi sentirei come una che molla se lo facessi, e non sarebbe giusto per Brittany costringerla a trasferirsi di nuovo… ma è davvero dura. Una cosa è la gente di tutti i giorni che ti fissa o ti guarda male se le tengo la mano, ma un'altra è vedere rappresentanti eletti discutere sulla validità della mia relazione. Mi fa ribollire il sangue. Non ho idea di come risponderò alle domande bigotte durante la conferenza."
"Ricorda quello che ha detto Danielle. Rispondi alle brutte domande come se parlassi ad un bambino."
"Okay. Posso farti un segno se non ce la faccio a gestire una domanda?"
"Certo. Grattati il sopracciglio."
"Grande. È solo che… come fanno quelle persone anche solo a pensare cose così terribili?"
Elinor attese un momento, osservando fuori dalla finestra. "Ricordi quando ci siamo conosciute? Quell'estate?"
"Sì…" rispose Santana, distogliendo lo sguardo e afferrando di nuovo l'anello.
"Ricordi quanto eri spaventata per essere gay?" le chiese.
Santana annuì, osservando l'etichetta sulla bottiglia.
"Anche loro hanno paura di quello che non capiscono," le disse gentilmente. "Sono ignoranti."
Santana fece una pausa prima di riprendere la parola. Voleva essere attenta a come si esprimeva. "Forse non hanno avuto una persona abbastanza paziente da spiegarglielo," disse, ancora guardando l'acqua. Sentì Elinor espirare mentre sorrideva grata. Ci fu un momento di silenzio. "Mi sa che dovrò avere un po' più di pazienza con gli stronzi," aggiunse Santana facendo spallucce.
Elinor ridacchiò e raccolse la sua borsa. "Devo fare una telefonata. Starai bene fino al mio ritorno?"
Santana la guardò e annuì. "Sì," rispose. Elinor si alzò e si avviò verso la porta. Quando la raggiunse, Santana la chiamò, "Ehi, El?"
Elinor si voltò. "Sì?" rispose.
"Grazie," mormorò Santana. "Per quell'estate. E… per tutto il resto."
"Non c'è di che," rispose Elinor con un sorriso gentile. Le fece un cenno affettuoso col capo e aprì la porta per uscire in corridoio.
La sala da ballo dell'hotel dove veniva tenuta la conferenza stampa – per una coincidenza lo stesso hotel in cui alloggiava Santana – era affollata e rumorosa. Santana era seduta alla fine del tavolo accanto ad Elinor. Denton e Marcía erano alla loro sinistra, ad affrontare la maggior parte delle domande. Denton era affascinante come sempre, e Marcía diretta e priva di senso dell'umorismo esattamente come in ufficio. Si bilanciavano molto bene.
"Quali sono state le vostre reazioni iniziali all'udienza preliminare?" chiese un giornalista del Cincinnati Times.
"Contrastanti," rispose Denton, facendosi avanti per parlare nel microfono. Continuò con la sua risposta vaga e diplomatica, guadagnandosi alcuni assensi soddisfatti dalla stampa.
La maggior parte delle domande erano sulle motivazioni della stesura del disegno, di cui discussero sia in termini generali che specifici: si fece riferimento a temi quali uguaglianza e giustizia, ma venne data attenzione anche ai motivi pratici e legali affinché potesse essere permesso alle coppie dello stesso sesso di sposarsi.
Dopo un po', le domande si spostarono su altri temi. "Il governatore ha già detto se intende porre o meno il veto sul disegno, in caso passasse al senato?"
Marcía si fece avanti. "No, non l'ha detto. A questo punto sarebbe un po' prematuro."
Un uomo con un registratore sollevò la mano e il moderatore gli passò il microfono.
"Qualcuno di voi investe personalmente in questo disegno?" chiese.
"Intende se facciamo affidamento su di esso per avere il diritto di sposarci?" domandò Denton sorridendo.
Il giornalista annuì.
La squadra si guardò, cercando di non far indugiare il proprio sguardo su Santana. Santana riuscì ad avvertire Elinor raddrizzarsi accanto a lei, curiosa di vedere se Santana avrebbe risposto alla domanda.
Santana pensò a tutte le persone nella sala. Fare coming out con loro era molto diverso dal farlo in una classe di studenti del liceo, o come aveva fatto quando aveva parlato alle riunioni LGBT al college. Ora era una professionista in legge. Una volta allo scoperto, non avrebbe potuto rimangiarselo ed era possibile che avrebbe influenzato la sua carriera futura. Osservò i giornalisti con le loro penne sollevate, i fotografi e i cameramen con le videocamere sulle spalle. Una di queste riportava il logo dell'emittente di notizie politiche C-SPAN. Se si fosse dichiarata ora, sarebbe stato di dominio pubblico e non avrebbe potuto tornare indietro.
Poi si ricordò della notte in veranda con Brittany. La neve, le candele e lo sguardo sul suo viso quando Brittany pensò che Santana stesse rifiutando la proposta. Santana avrebbe fatto qualsiasi cosa per non dover più vedere quell'espressione.
Il cuore di Santana batteva forte e il sangue pulsava nelle orecchie mentre si schiariva la voce. "Io sto investendo personalmente," disse, facendosi avanti per parlare con sicurezza nel microfono. "Voglio sposare la mia ragazza. Stiamo insieme da quasi nove anni e non sentiamo che un'unione civile o una partnership domestica rifletta accuratamente l'impegno che siamo pronte a prendere l'una con l'altra. È spiacevole che il nostro destino sia nelle mani di altri, ma sono molto fiduciosa che i nostri rappresentanti eletti faranno la cosa giusta."
Alcuni membri della stampa fecero sorrisi forzati e annuirono mentre scrivevano o tenevano in alto i loro registratori. Sembravano soddisfatti della risposta di Santana e si passò alla domanda successiva.
La mezzora seguente fu semplice. Denton e Marcia si occuparono della maggior parte delle domande, con Elinor e occasionalmente Santana a dare il loro input sulle implicazioni legali del disegno.
"Sembra che tu l'abbia già fatto," disse Santana a Elinor, sorridendo mentre si trovavano nella sala conferenze vuota che usavano come backstage. Denton e Marcia avevano raccolto in fretta le loro cose e se n'erano andati in taxi, lasciando Santana ed Elinor da sole con qualche membro dello staff dell'hotel che stava predisponendo la sala per un evento successivo.
Elinor fece spallucce. "Cerco solo di concentrarmi sulla respirazione e di non agitarmi. È facile restare calma se ti ricordi che sono solo persone normali con dei difetti."
"È stato più facile di quanto pensassi, ma ero comunque tesa," disse Santana sedendosi su una sedia.
"Sei stata grande. Sono stata fiera di te per esserti dichiarata," disse Elinor, rimanendo in piedi e facendole un sorriso.
"Già… dopo ero quasi… sollevata. Ma credo che il mio cuore stia ancora battendo un bel po'."
Prima che Elinor potesse rispondere, qualcuno mise le mani davanti agli occhi di Santana. Le dita erano calde e sottili. Santana poteva riconoscere quelle mani ovunque. Si voltò.
"Britt!"
"Sorpresa!" canticchiò Brittany, saltellando sui talloni con le mani premute sul petto.
"Ehi!" esclamò Santana, spalancando gli occhi dalla gioia e alzandosi in piedi. "Che ci fai qui?"
"Sono venuta per vedere la mia fidanzata famosa spaccare alla sua prima conferenza stampa!"
"Aw, Britt, non dovevi!"
"Lo so, ma sono meravigliosa," ridacchiò Brittany, avvolgendo le mani intorno al collo di Santana. "Sei stata bravissima," mormorò. "Ero così fiera di te."
"Chi ti ha detto dove si sarebbe tenuta?" domandò Santana, ancora incredula.
Brittany indicò Elinor, che sollevò la mano borbottando, "Colpevole," con un sorriso.
"Aw, voi due…" commentò Santana scuotendo il capo.
"Mi fa piacere vederti, El," disse Brittany mentre la stringeva in un abbraccio.
"Anche a me," disse Elinor. "Stai benissimo."
"Grazie! Vado spesso a correre."
"Portiamo la tua meravigliosità di sopra," disse Santana, mettendo una mano sulle reni di Brittany. Si voltò per raccogliere la borsa, dando ad Elinor una pacca sulla spalla. "Ci vediamo domani mattina in ufficio?"
"Oh, Denton ha detto che non inizieremo prima di mezzogiorno, dato che abbiamo lavorato fino a tardi. Quindi dormi pure!"
"Ne avrà bisogno," Brittany sorrise, tirando Santana verso la hall.
"Britt!" la rimproverò Santana, ridacchiando mentre si allontanavano.
Quando le porte dell'ascensore si chiusero dietro di loro, Brittany placcò Santana, spingendola contro la parete, baciandole scherzosamente il collo e mordicchiandole l'orecchio. Le porte si aprirono e loro si affrettarono verso la stanza di Santana.
"Dunque…" disse Brittany mentre Santana faceva scivolare la chiave magnetica nella porta. "Vederti alla conferenza stampa era una ragione sufficiente per venire a farti visita. Ma ce n'è un'altra."
"Ah, sì?" domandò Santana con un sorrisetto, tenendo la porta aperta per Brittany.
"Mh-hm." Brittany entrò nella camera in direzione della sua valigia, che aveva messo su una poltrona poco prima della conferenza. "Mi ha fatta entrare Carlos," spiegò, facendo un cenno in direzione della valigia. La aprì, tirò fuori una bottiglia di champagne ed esclamò, "Sono entrata alla scuola per infermieri!"
"Aahhhh!" strillò Santana. Saltellò su e giù prima di lanciarsi verso Brittany e abbracciarla. "Congratulazioni, infermiera Pierce!"
"Un passo più vicina," disse Brittany raggiante.
"Dove?" chiese Santana.
"Alla Ohio State University di Lima e all'ospedale Mount Carmel qui a Columbus."
"Oh, amore, sono così fiera di te… sapevo che ce l'avresti fatta." Santana dondolò a destra e a sinistra, cullando Brittany fra le braccia.
"E indovina che altro?"
"C'è dell'altro?" chiese Santana, facendosi indietro per guardare il viso di Brittany.
"I miei genitori mi hanno voluto parlare oggi pomeriggio… eeee… mi hanno detto che è ora che mi trasferisca qui con te. Non solo per i fine settimana. A tempo pieno."
"Cosa?!" strillò Santana, ancor più estasiata. "Davvero?" afferrò Brittany per le spalle.
"Mh-hm!"
"Questa è la notizia migliore che ho sentito quest'anno."
"Stasera dobbiamo festeggiare alla grande," disse suadente Brittany, strofinando il naso contro l'orecchio di Santana. "Non ti renderai nemmeno conto di cosa ti ha colpita…" baciò la mandibola di Santana. "Ho portato le bollicine. E tu hai una splendida vasca da bagno di là…"
"Oh, l'hai detto…" Santana sorrise, scivolando già fuori dalle scarpe e infilando le mani sotto la maglietta di Brittany.
Alcuni minuti dopo, se ne stavano l'una di fronte all'altra nella vasca, con l'acqua fino alle spalle, a bere champagne dai bicchieri dell'hotel. L'acqua calda sciolse a poco a poco l'adrenalina della conferenza dai muscoli di Santana. Presto sentì solo soddisfazione per essere stata abbastanza coraggiosa da dichiararsi e gioia per la visita di Brittany. Il vapore si aggrappava ai vetri e inumidiva i loro visi: sembravano splendenti.
Si sorrisero mentre sorseggiavano, lasciando che le bollicine spumeggiassero sulla lingua e solleticassero la gola. Brittany scosse le sopracciglia e sbatté i piedi gettando qualche schizzo sul viso e sui capelli di Santana. Santana ridacchiò. Dopo un momento, scivolò in avanti, strofinando col naso l'orecchio di Brittany e iniziando a mordicchiarlo.
"Ti ho già detto quanto sei incredibilmente sexy?" le disse seducente.
"Sì, ma dimmelo di nuovo," rispose Brittany sorridente.
"Sei così sexy che a volte mi devo ricordare di non strapparti i vestiti in pubblico."
"Ah sì?"
"Mh-hm. A volte fai una cosa normale come rimettere a posto il carrello nel parcheggio del supermercato e io ho l'impulso di spingerti contro la nostra macchina e farti di tutto."
"Tipo cosa?" mormorò Brittany.
"Tipo questo…"
Posando lo champagne sul bordo della vasca, Santana mise la testa sott'acqua, chiudendo gli occhi e soffiando aria dal naso mentre con le labbra trovava il capezzolo di Brittany. Fece scivolare le mani lungo i fianchi di Brittany, aggrappandosi per solleticare il capezzolo con la lingua e succhiando con le labbra.
Santana avvertì la vibrazione dei mugugni di Brittany attraverso l'acqua. L'acqua stessa faceva sciabordii contro il bordo della vasca mentre spostava la testa all'altro capezzolo.
Quando ebbe bisogno d'aria, riemerse dall'acqua sbattendo le palpebre e sorridendo mentre il suo viso sgocciolava. "Questo solo come aperitivo," aggiunse.
"È un ottimo inizio," mormorò Brittany. "E sarebbe molto scandaloso da fare in un parcheggio. Che altro faresti?"
Santana si pulì il viso con la mano, poi baciò quello di Brittany, lasciando gocce d'acqua sulla pelle. "Ti infilerei la mano nei pantaloni e ti toccherei," disse, facendo scivolare la mano lungo il fianco di Brittany.
"Nel parcheggio?" ansimò Brittany. "È molto scandaloso, Santana. Credo che finiresti nei guai."
"Probabile," bisbigliò Santana, facendo scorrere la lingua sul collo di Brittany e verso l'orecchio, sentendola tremare appena. "Non posso farne a meno, però. Voglio farti un sacco di cose scandalose." Il suo tocco sembrava super leggero nell'acqua mentre faceva scivolare le dita sulla coscia di Brittany, per fermarsi appena sopra il clitoride.
Brittany espirò in attesa divaricando le gambe, posando le ginocchia contro le pareti di ceramica della vasca. Inclinò il capo all'indietro, lasciandosi sfuggire un debole grugnito. "Ti prego," sussurrò, "fammi vedere."
Santana spostò la mano, guadagnandosi un altro grugnito frustrato da Brittany. Ma solo un momento dopo, per grande delizia di Brittany, Santana fece un respiro profondo e scivolò sott'acqua posizionandosi proprio sopra il sesso di Brittany.
Santana sentì l'acqua fluttuare accanto a lei quando Brittany ebbe uno spasmo al contatto della lingua di Santana sul suo clitoride. Sorrise, alcune bollicine le sfuggirono dal naso mentre ridacchiava. Fare sesso orale sott'acqua era difficile, dati gli stretti confini della vasca e il fatto che dovesse lottare contro l'aria nei polmoni che la spingeva verso l'alto. Doveva anche fare pratica a controllare il respiro in modo da non farsi andare l'acqua nel naso e iniziare a tossire, spezzando in un istante l'atmosfera.
Ma ne valeva la pena. Ogni suono che faceva Brittany era attutito eppure più forte mentre riecheggiava nell'acqua e fra le pareti del bagno. Piccole onde accompagnavano ogni movimento, andando a sbattere delicate contro la porcellana. Il calore dell'acqua le rilassava, rendendo più semplice il lasciarsi andare nel fare l'amore.
Santana dovette prendere aria più frequentemente man mano che la propria eccitazione rese la sua respirazione più rapida. Sentì l'acqua calda contro il proprio sesso, fresca in confronto al calore che si stava radunando lì. Alla fine fu troppo esausta di riemergere a prendere fiato, così scivolò sul corpo di Brittany, posando il viso contro la sua spalla mentre le sue dita disegnavano cerchi intorno al clitoride di Brittany e scivolavano su e giù per il suo sesso.
"Qui," disse Brittany, cercando di controllare la propria voce fra respiri affannosi. Si tolse da sotto Santana e si mise a sedere sul bordo della vasca, tenendosi stretta con le mani alle pareti di porcellana. "Ti prego," ansimò divaricando le gambe.
Santana sorrise e scivolò attraverso l'acqua, aggrappandosi alle cosce di Brittany e portando di nuovo la bocca sul suo sesso. Era più stabile ora che Brittany era fuori dall'acqua.
Brittany si appoggiò alla parete del bagno, gemendo soddisfatta.
Santana insistette, sentendo l'acqua sgocciolarle dal viso e dalla schiena, fredda in confronto alla pelle di Brittany. Brittany cercò di non scuotere i fianchi, ma la sensazione combinata dell'acqua calda e della porcellana fredda lo rendeva difficile. Iniziava a diventare frustrata, aveva bisogno di appena qualcosa di più di quello che Santana potesse offrire con la bocca.
Santana lo sapeva e si ritirò ansimando, "Letto."
"Sì," mormorò Brittany.
L'acqua scivolò dal suo corpo mentre si alzava ed usciva dalla vasca. Afferrò un mucchio di asciugamani mentre si avviavano sgocciolando in camera da letto. Stese gli asciugamani sulle lenzuola, spingendo Brittany giù, baciandola appassionatamente e portando la mano in basso per giocare con le sue pieghe prima di penetrarla con due dita. Brittany ansimò, inarcandosi contro Santana e inclinando la testa all'indietro. "Santana…" gemette.
Santana aveva notato che, da quando si erano ricongiunte, Brittany si lasciava dominare più frequentemente. Santana adorava quando Brittany era energica, ma godeva allo stesso modo quando era lei a stare sopra e questo conferiva più varietà alla loro vita sessuale. Nessuna delle due poteva lamentarsi.
Brittany infilò la mano fra loro, trovando il sesso di Santana e replicando i suoi movimenti. Il loro ritmo era urgente, le mani pomparono dentro e fuori fino a quando fecero loro male le braccia. Santana venne per prima, spingendo in alto mentre faceva una smorfia e stringeva gli occhi senza fiato.
"Oddio," grugnì mentre iniziava a scendere. "Oddio, vieni per me, Britt," ansimò, cercando di prolungare il proprio orgasmo. Premette il pollice in basso e le dita verso l'alto, spingendo Brittany a venire intorno ad esse. Quando Brittany strinse le dita e si inarcò, piagnucolando il nome di Santana, la spinse in un'altra ondata di estasi.
Santana crollò su di lei, ancora ansimando. "Cazzo," disse sorridendo. "Perché non abbiamo usato quella vasca più spesso?"
Brittany ridacchiò. "L'acqua rende tutto più intenso, vero?"
Santana annuì contro il suo petto, coi capelli bagnati che vi si incollavano ed erano leggermente ruvidi contro la guancia.
Quando il loro respiro fu di nuovo stabile, Brittany sollevò il lembo di un asciugamano per asciugarle la schiena, premendolo contro i capelli e pulendo il sudore dalla fronte. "Sei davvero sexy," mormorò, biascicando le parole per le fatiche del sesso.
Santana ridacchiò, sollevando a sua volta un angolo di asciugamano per asciugare il braccio di Brittany. "Anche tu." Portò le labbra su quelle di Brittany, sentendo la pelle umida dei loro toraci incollarsi. Baciò Brittany fino a quando entrambe non furono così stanche da addormentarsi, nude, bagnate e felici.
Si svegliarono il mattino successivo aggrovigliate in una massa di asciugamani e lenzuola, con una fame da lupi. Ordinarono il servizio in camera e Santana indossò un accappatoio solo per poter aprire la porta. Se ne liberò non appena questa si chiuse e rimasero sdraiate a letto, con la luce del sole che filtrava dalla finestra, a mangiare mentre ridacchiavano per il groviglio che erano diventati i loro capelli durante la notte.
Santana osservò fuori dalla finestra, assaporando la gioia di sapere che presto avrebbe potuto svegliarsi accanto a Brittany ogni mattina.
"Sai cosa dovremmo fare oggi?" domandò Santana.
"Mh?"
"Dovremmo andare a cercare un appartamento. Il nostro appartamento."
Brittany sorrise. "Potremo finalmente togliere tutta la nostra roba dal magazzino."
"Dove vorresti vivere?"
"È indifferente," minimizzò Brittany. "Mi basta stare con te. Credo che opterò per il Mount Carmel come scuola infermieri. Quindi qualsiasi luogo qui a Columbus per me va bene."
"Magari un bel quartierino con tanti ristoranti carini e negozi che possiamo raggiungere a piedi? O vicino al campus del Mount Carmel?"
"Forse…" rispose Brittany. "Per quanto tempo credi che vivremo nella nostra nuova casa?"
"Chi lo sa? Siamo state a New Haven per tre anni. Traslocare fa schifo, quindi io direi di prenderla con calma."
"Mi sta bene. Anche io sono pronta a sistemarmi. Credi… credi che magari potremmo prendere un appartamento con due camere?"
"Certo," rispose Santana sollevando le spalle. "Perché?"
"Beh…" Brittany esitò. "Ho pensato… abbiamo pensato molto al nostro futuro, agli aspetti legali e a sposarci e vivere le nostre vite felici… e ho capito che non abbiamo ancora parlato di…" si morse il labbro per un attimo, "bambini."
"Oh," disse Santana sorridendo. Adorava il modo in cui Brittany prendeva le cose alla larga, anche se le ci erano voluti anni per capire quando Brittany alludeva a qualcosa. "Quindi… vuoi una casa nuova con una camera da letto e una stanza per il bambino."
Brittany annuì e fece un sorriso imbarazzato. "Tu… vuoi dei bambini?" domandò speranzosa, sollevando l'anello intorno al collo di Santana e iniziando a giocherellarci.
"Certamente," rispose Santana, voltandosi in modo da guardare Brittany direttamente negli occhi.
"Davvero?" chiese Brittany in estasi. I suoi occhi brillavano.
"Mh hm." Santana annuì. "È buffo che non ne abbiamo mai parlato, perché l'ho sempre dato per scontato. È ovvio che voglio una famiglia con te. Sarai una fantastica mamma," disse, abbassando lo sguardo adorante su Brittany.
"Quanti?" chiese Brittany, raggiante.
"Cento," scherzò Santana, gettandosi i capelli all'indietro con gesto teatrale.
"Ouch! Non sono una cavalla da monta!" ridacchiò Brittany, lanciandosi su Santana per farle il solletico.
Santana si mise a ridere e lottò contro le mani di Brittany. "Chi dice che sarai tu quella a sfornare?"
"Aspetta, vuoi farlo tu?"
"Beh, non è che mi attiri da morire, ma credo che se fossi costretta..."
"Esattamente. Sono assolutamente disposta a portarli io in grembo i nostri bambini. Però dico davvero, quanti?" ripeté Brittany.
Santana sollevò lo sguardo e poi lo spostò a destra e a sinistra pensierosa. "Due," disse, incontrando di nuovo gli occhi di Brittany. "Così avranno qualcuno con cui giocare. Non mi è piaciuto crescere da sola."
"Perfetto," concordò Brittany.
Santana baciò Brittany sul naso. "No, tu sei perfetta."
Brittany catturò le sue labbra, l'atmosfera giocosa si dissolse quando fece scorrere la mano sul braccio di Santana e intrecciò le dita fra i capelli scompigliati. Le loro lingue danzarono insieme per un minuto prima che Santana si facesse indietro e chiese, "Quando hai pensato ad avere dei figli?"
Prima che Brittany potesse rispondere, il telefono di Santana squillò. Meditò se lasciare la chiamata alla segreteria, ma pensò che forse era il caso di controllare chi era, dato che non molte persone avrebbero chiamato la mattina di un giorno feriale senza avere un buon motivo. Sollevò il telefono e vide che si trattava di Denton. Tirando un lenzuolo davanti al petto e mimando scusa con la bocca a Brittany, si mise seduta e rispose.
"Ehi, Denton, che succede?" domandò, tenendosi il setto nasale per concentrarsi sulla chiamata.
Rimase in ascolto per un momento, annuendo anche se lui non poteva vederla. Dopo venti secondi, le sue spalle crollarono.
"Okay… ci vediamo fra un'ora." Riagganciò, gettando il telefono sul letto e lasciandosi cadere all'indietro sul cuscino.
"Cos'ha detto?" chiese Brittany con aria preoccupata.
"Beh, sembra che io e te avremo un altro bel po' di documenti legali da presentare," borbottò Santana eludendo la domanda.
"...Perché?" chiese Brittany facendo una smorfia.
"Il comitato revisore del DDL 61 l'ha appena respinto."
Nota del team:
Un grazie a untroddenways e alla new entry del team Sara per il betaggio. Grazie per la lettura, ora aspettiamo numerosissime le vostre revisioni :) Al prossimo capitolo!
Evey
