Capitolo 12 Finale Percorrerò la strada con te ogni momento

Fury, dopo il riuscito intervento effettuato da Steve e Rafflesia, era rimasto in Ospedale per una decina di giorni, coccolato dall'intero staff della struttura. La mattina in cui era stato dimesso, tuttavia, anziché tornare a casa, aveva mollato la sedia a rotelle, con cui l'infermiere addetto avrebbe dovuto accompagnarlo nel parcheggio, e si era diretto, sulle sue gambe, nella propria stanza, convocando, con urgenza e senza alcun preavviso, la squadra al completo.

'Eccomi, Capo! Scusate, ho appena finito un intervento' Tony entrò per ultimo, un'assurda cuffietta gialla e rossa sulla testa e si sedette, al posto accanto al Falco, stranito. L'arrabbiatura non gli era passata.

'Alla buon'ora! Ragazzi miei, vi ho voluto incontrare perché, come sapete, ho deciso di avvalermi delle conoscenze del nostro oncologo' fissò Banner 'che mi seguirà nel percorso di cure che dovrò affrontare. Sarà lungo e con esito incerto; tuttavia, siamo in ballo e balleremo!'.

'Ce la farà, ne sono certo' Bruce controbatté; la speranza era il miglior incoraggiamento, per un malato a quello stadio.

'Ciò premesso' il Direttore proseguì 'ho riflettuto molto, e sono giunto alla conclusione di non poter, allo stesso tempo, dedicarmi alle terapie ed alla gestione del Policlinico'.

'Ci lascia? No!?' Romanoff esclamò, perplessa.

'Non esattamente in questi termini. Sarà un prepensionamento, sono tanti anni che faccio il vostro mestiere e da parecchio sono alla guida della nostra organizzazione. Ho fatto il mio tempo! Sono obsoleto, da rottamare e decisamente stanco' biascicò.

'E' insostituibile, la nostra guida!' insistette Rogers.

'Credo di sì, invece. Ed è proprio fra voi che ho scelto chi ricoprirà l'incarico ad interim, e che in prospettiva, vedo come mio successore…e certamente lo sarà. Ho già discusso la questione con il Consiglio di Amministrazione che ha fornito il suo avallo. Per cui...Dottor Barton...Clint! A te la palla, sei tu il prescelto' il nero fissò Barton, fra gli sguardi esterrefatti dei presenti, la Tyler in testa.

L'interessato balbettò, incredulo 'Capo, io…' era rimasto letteralmente senza parole. Alla sua età, un incarico di quel tipo era lontano da ogni aspettativa. Responsabile di un intero Policlinico! Strinse, automaticamente, la mano di Rafflesia, seduta al suo fianco che lo rassicurò, carezzandolo.

'So che ti sto chiedendo molto e che avevi ipotizzato scelte di vita diverse, accettando l'impiego presso la clinica di Los Angeles…Falco, i programmi si possono cambiare ed ora abbiamo bisogno di te. Sei perfetto per il ruolo! I primi tempi manterrai l'incarico attuale e studierai per il nuovo, sotto la mia personale supervisione' il Direttore insistette, poiché l'altro era diventato una statua di sale.

'Ha ragione, Iowa' Stark lo incoraggiò 'puoi farcela, è una proposta incredibile e ne hai le capacità'. Lo sussurrò, sentendosi un boia, dato che il suo amico aveva compiuto una scelta d'amore, decidendo di andare in California.

La moretta, con il cuore in petto che aveva perso ogni battito possibile, udì la propria voce che rispondeva per Clint 'Accetta!' e lui che sussultava.

Un unico vocabolo, che le parve una porta sull'inferno…l'epilogo della loro relazione, posto che non aveva potuto fare altrimenti. Le era bastato vedere il guizzo negli occhi di Barton alla proposta di Fury, posto innanzi ad un entusiasmante cambiamento, una sfida lavorativa, la più grande soddisfazione per chi esercitava la loro professione. Non se l'era sentita di essere egoista e di anteporre la propria carriera alla sua.

Il Falco era stato così disponibile al sacrificio, da quando si erano messi assieme, pronto a togliere le tende e volare via con lei, senza alcuna condizione; e, alla fine, Rafflesia aveva accondisceso, al suo posto, realizzando il suo desiderio, che, in caso contrario, sarebbe rimasto inesaudito.

'Non posso lasciarti…' le bisbigliò, voltando il viso verso di lei.

'In qualche modo faremo' non ci credeva davvero, lo disse per calmarlo, sfiorandolo sulla guancia, con le labbra morbide.

Ne avevano discusso in continuazione, perdendoci anche il sonno, in maniera animata, rischiando di litigare pesantemente. E non avevano trovato grosse soluzioni.

Alla fine, Clint aveva dato la sua parola a Fury, rinunciando alla proposta ricevuta a Los Angeles; Rafflesia aveva sistemato le ultime cose per la partenza per la California.

'Che ne sarà di voi due, se lui rimarrà a Boston e tu andrai a Los Angeles?' Vedova Nera si lamentava, a casa di Steve, dove quest'ultimo aveva organizzato una cena d'addio, poiché la sua amica del cuore si sarebbe mossa per la costa Ovest proprio il giorno seguente.

'Per ora mi trasferirò solo io, tenteremo di vederci nel tempo libero e ci sentiremo con Skype. Social, videochiamate!' lei si autoconvinceva, affranta, abbracciata a Clint, da cui non voleva separarsi neanche un secondo.

'Certo…il tempo libero per il Direttore Sanitario di un Policlinico e per un'insegnante dell'Università di Medicina…lo sai a quanto corrisponde? A zero!' intervenne Tony, uno sguardo inquieto al Falco

'E quindi, Iron Man, sapientone e tuttologo, illuminami…attendiamo un tuo suggerimento!' lo spronò Rogers.

'L'ho già dato, la sera della bevuta a Charlestown, ma ovviamente nessuno mi ascolta' Stark si inalberò.

'Io pure, stessa sera e consiglio identico e figurato!' Romanoff si affilò.

'Ragazzi, basta! Va bene così' la Tyler alzò la mano, per interrompere i discorsi che le dilaniavano l'anima. Non avrebbe mai chiesto a Clint di rinunciare, per lei, al suo futuro lavorativo e lui ugualmente non avrebbe potuto pregarla di rifiutare la cattedra che aveva vinto. Prese la borsa, che aveva lasciato in stanza di Rogers, e li salutò, avvisandoli 'Domani mattina passerò in Ospedale, ho il volo nel primo pomeriggio; evitiamo drammi, per piacere'.

Attraversò il pianerottolo, muta, verso l'appartamento di Barton dove lui avrebbe alloggiato nei mesi a venire, per comodità.

'Sono così; ficcanaso fino allo stremo, perché ci vogliono bene. In fondo, io stesso vorrei sbattere la testa al muro e non lo faccio solo perché so che non servirebbe a nulla. Mi sono ritrovato a pensare di aver conosciuto la persona giusta nel momento sbagliato, che tu sei perfetta ma non nel mio destino' il Falco fece un'amara considerazione, consapevole che le frasi che aveva appena ascoltato, a casa del Capitano, erano la fotografia di quanto sarebbe accaduto nel futuro prossimo, del poco senso di tenere in piedi una relazione, non vedendosi praticamente mai.

'Quando ami una persona, desideri stringerla a te ogni giorno…non posso vivere senza svegliarmi con i tuoi occhi meravigliosi che mi guardano…non posso…' avvilito, si sedette sul divano del soggiorno, sull'orlo delle lacrime.

Rafflesia gli si accoccolò vicino, mettendo una mano sulla sua nuca e baciandolo piano. Lui fu avvolto dal calore dei sensi, che lo colpiva quando erano assieme, ed il suo sguardo cambiò d'improvviso, gli occhi illuminati di amore.

Lei morse delicatamente il suo labbro superiore, sfiorandolo sul collo. 'Ti amo' gli sussurrò.

Non fece in tempo ad riprendere fiato dalla propria emozione che Clint la fece stendere sul divano, con una mossa repentina, baciandola con foga, inchiodando con fermezza le sue braccia al divano stesso, tenendole con le mani, come a Venice. La istigò sul collo, lasciando una strada di succhiotti per giocare con i suoi capezzoli, che aveva fatto sbocciare dalla camicetta di seta azzurra sbottonata, intanto che il respiro di entrambi diventava pesante.

Scese piano, su di lei, con centinaia di baci e, lentamente, le liberò le braccia; la donna gli carezzò i capelli castani, percependo la sua lingua sulla pelle, un fuoco che bruciava al suo passaggio.

Il Falco si era ritrovato nudo, in pochi secondi, sopra la sua femmina, che ugualmente si era spogliata e lo aveva cinto con le gambe, piegandole sui suoi fianchi ed incrociando i piedini l'uno con l'altro, dietro il suo sedere.

Sfiorava, con la pianta dei piedi, proprio la carne delle natiche, con una smorfietta languida a fior di labbra, e le ametiste nelle sue iridi color del mare. Si sarebbe affacciata alla finestra, ogni mattina, ed avrebbe visto infrangersi le onde dell'oceano, ma non gli occhi di Clint.

Se ne rammaricò, strofinandosi sulla sua erezione, per farsi possedere, come lo aveva fatto decine di volte, augurandosi non fosse l'ultima. Passò le mani sulle sue braccia, sul torace muscoloso, lungo la schiena tesa per il nervosismo ed il desiderio, assaporando ogni piccolo pezzo del suo corpo e della sua epidermide, chiamandolo per nome, a voce alta, a ribadirne la presenza nella sua esistenza, per trattenerlo per sempre dentro di sé, fisicamente e nella sua vita. Voleva imprimere ciascun singolo attimo nella sua mente, per ricordarlo nei giorni e nelle notti solitarie californiane che l'attendevano.

'Amore, amore mio' la bocca appiccicata alla sua, l'uomo ripeté un mantra, per placare l'agitazione di quell'amplesso disperato e struggente in cui si era avvinto con la dolcissima compagna, sentendosi sciogliere, assieme a lei, di piacere e di dolore, per la separazione prossima che li attendeva.

Avevano fatto l'amore solo una volta, sul divano, ed avevano trascorso la notte abbracciati, sotto la coperta, in soggiorno, con la luce spenta ed il chiarore dell'esterno che gli faceva compagnia, insieme ai loro respiri, alle parole non dette, a ciò che c'era nei loro cuori e che già conoscevano, senza bisogno di pronunciare promesse che forse non avrebbero potuto mantenere.

A malincuore, Clint si era alzato per prepararsi ed andare in Ospedale, lasciandola a finire i bagagli. La sofferenza era dilaniante ed aumentò, alla vista della busta di carta che Rafflesia aveva poggiato sul tavolo della colazione, accanto ai biscotti. La lettera di dimissioni…le vere, stavolta, che avrebbe dovuto consegnare a lui, visto il nuovo ruolo che ricopriva, e che non aveva avuto la forza di dargli di persona.

Il Falco se ne era meravigliato, in un primo momento; la moretta era temeraria, scavezzacollo e quasi al limite della follia e caparbietà, come avevano dimostrato tanti comportamenti in Reparto, per non scordare il salvataggio della sua carriera, quando aveva picchiato il padre violento per difenderla. Poi ci aveva ragionato, ricordando la fragilità emersa a seguito della morte di Tiffany e la sensibilità istintiva e naturale che la caratterizzava.

Tentando di restare lucido, aveva preso la busta bianca e l'aveva ripiegata in due, mettendola nella tasca posteriore dei jeans, prima di uscire, e sfiorarle le labbra con un tenero bacio, mentre era ancora allungata sul sofà.

Aveva portato avanti le attività in agenda, che erano diventate innumerevoli, guardando l'orologio al polso, di continuo, e contando i minuti che lo separavano ad incontrare Rafflesia, in mensa, come si erano accordati, con la grande squadra al completo.

'Dottoressa Tyler, nemmeno una piccola festicciola? Siamo i maghi dei party' la Hill l'aveva pregata, ma non c'era stato verso. Andava via, con l'eleganza che la distingueva.

'Lasciare Medicina d'urgenza e voi è un po' morire…' non voleva essere melodrammatica, ma le era uscito spontaneo 'davvero avevo poco da celebrare!'.

'Non è assolutamente così. Sei la più amata e lo rimarrai sempre, così come qui ci sarà sempre un posto per te, se tu lo vorrai!' Fury, provato dalle terapie di Banner, eppure vivo e combattivo, la elogiò 'Non sei diventata Primario… a mio avviso, quello vale di più' indicò il premio del suo interim, che, alla fine, aveva trovato il suo posto definitivo sulla mensola accanto lo schedario.

'Grazie, Capo' gli strinse la mano, abbracciando Sam e Pietro 'Maximoff, ho minacciato il Dottor Barton; se alla fine della specializzazione non ti assumerà e non ti farà suo vice, lo ucciderò con le mie stesse mani! E non scherzo! Preparati!'.

'Ho imparato tanto da te, tutto ciò che so. Sei l'esempio del medico che vorrei diventare, per la tua professionalità e per la tua umanità!' il suo allievo la contraccambiò, con affetto.

'Phil, fra dieci minuti ripasso, per prendere le mie valigie' avvisò Coulson, che annuì, intanto che rispondeva ad una chiamata.

Le toccava la parte più difficile…scambiarsi i saluti con gli amici, la sua squadra, la sua vera famiglia. Non sarebbe stata mai abbastanza preparata, si fece coraggio.

Entrò in sala mensa, indosso i jeans azzurro chiaro, un top di seta violetta ed un cardigan beige, aprendo la porta con calma e muovendosi in punta di piedi, un modo inconscio per rimandare l'addio.

Erano tutti seduti al solito tavolo, con Barton…i cinque che l'avevano fatta ridere, piangere, arrabbiarsi, che l'avevano aiutata e sostenuta, e con cui lei aveva fatto altrettanto.

'Allora è vero, se ne va! Non ci credo!' Natasha la fissava, spiritata e pallida, un occhio a Clint che era trasfigurato ed irriconoscibile, uno a Bruce, ugualmente impietrito.

Si erano visti per il pranzo… nessuno aveva toccato cibo, né parlato, se non a monosillabi.

Persino Tony aveva perso l'abituale sagacia e loquacità 'Pare di sì, Vedova. Mi dispiace tanto, Iowa'. Aveva messo il muso e l'aveva attaccato, poi gli si ritrovava accanto, preso dalla sua medesima tristezza.

'Non importa' gli aveva bisbigliato il Falco. Oramai nulla aveva alcun interesse, prima del patibolo sentimentale a cui era condannato.

'Deve fare la sua vita, le sue scelte. Vincere un concorso del genere, per insegnare, alla sua età, è da record dei record, è da rockstar…e lei lo è, lo è sempre stata!' commentò Thor, volgendo lo sguardo da un'altra parte, con gli occhi lucidi…cavolo, senza il suo appoggio non si sarebbe nemmeno laureato.

Steve, al suo ingresso, aveva tolto la carta stagnola da un involucro di fronte a sé, e lo aveva posto in mezzo al tavolo, una piccola sorpresa realizzata con le sue mani...la sua migliore amica non aveva voluto una festa vera e propria, lui si era difeso, organizzato, ovviamente, preparando il suo cavallo di battaglia…la torta alle mandorle! Almeno quello…ed erano mandorle davvero amare da mandare giù, stavolta, pensò con un groppo in gola!

Camminando verso di loro, Rafflesia si intenerì…e si bloccò…dalla filodiffusione interna dell'Ospedale udì l'attacco di un brano che conosceva molto bene…Bruce Springsteen…Tougher than the rest…non le parve una casualità...per nulla.

Clint alzò la testa verso di lei, incollando gli occhi ai suoi, con un guizzo dell'anima.

Il testo non era complesso. Con la consapevolezza di come l'amore potesse rivelarsi confuso e difficile, il cantautore affermava di essere pronto a questo, ma insisteva sul fatto che la donna dovesse dimostrarsi altrettanto disposta a correre dei rischi.

'La strada è buia, è una linea sottile, ma voglio che tu sappia che la percorrerò con te ogni momento, se stai cercando amore, io sono più duro degli altri' cantava Springsteen.

La Tyler capì, alla perfezione, cosa il Boss avesse provato, quando l'aveva scritta.

Si fermò, a metà della sala mensa, estrasse il cellulare dalla borsa, componendo un numero, e si diresse, al contempo, verso i suoi amici e verso il suo amore, che ascoltarono la sua conversazione, tenuta, volutamente, a voce alta 'La ringrazio, ma ho cambiato idea, rinuncio alla cattedra…sì, sono convinta, grazie dell'opportunità e mi scusi ancora!'.

Barton non poteva credere alle sue orecchie. La fissò, sconvolto, col più bel sorriso che lei gli avesse mai visto, mentre si metteva in piedi e la stritolava, in un abbraccio infinito, con gli altri che le saltavano addosso, contenti come avessero vinto alla lotteria. E forse era stato un pochino così…la lotteria della vita!

Rafflesia, stringendosi al suo uomo, avvertì la carta della busta che lui aveva nella tasca posteriore dei jeans, sotto il camice; prese la propria lettera di dimissioni e la strappò 'Mi assumi, amore?' domandò, in un sussurro sensuale al suo orecchio 'Pare ci sia un posto vacante ed io sono molto brava…e, soprattutto, non posso stare lontano da te e da voi' non riuscì a terminare, che la bocca del Falco fu sulla sua, rincorrendo i suoi baci e i suoi respiri.

'La strada è buia, è una linea sottile, ma voglio che tu sappia che la percorrerò con te ogni momento' il Boss cantava ancora, nel sottofondo della loro sconfinata felicità.