12b. Beckett
Seconda parte
"Castle, perché sei qui?", domandò in tono incolore guardando davanti a sé. "Voglio il motivo vero, non il fatto che fossi preoccupato per me o altre sciocchezze del genere. Quello che ti ha spinto a partire e poi a insistere all'inverosimile per rimanere, nonostante io non abbia bisogno di nessun tipo di aiuto. Perché non sei a New York a vivere la tua fantastica vita?"
Castle rimase in silenzio. Dopo poco abbandonò il posto vicino a lei, alzandosi a fatica. Fece qualche passo avanti e indietro. Era un modo per prendere tempo? Si era aspettata che rispondesse subito, arricchendo la sua versione di particolari sempre più convincenti – ai suoi occhi – sul motivo per cui avesse ritenuto vitale la sua presenza nello stesso angolo di mondo. Non le importavano le motivazioni ufficiali, quelle che doveva essersi raccontato e che aveva tentato infruttuosamente di propinarle. Voleva la verità.
Un po' barcollante tornò ad abbassarsi sulle ginocchia posizionandosi di fronte a lei. Si irrigidì, ma si sforzò di non darlo a vedere. Era una vicinanza molto meno innocente di quella che avevano condiviso finché le era rimasto seduto accanto e la cosa la metteva a disagio. "Per la cronaca, ero davvero preoccupato per te", mormorò a voce così bassa da renderle difficile afferrare tutte le parole, nonostante la distanza minima.
"E, se vuoi sapere un segreto, la mia vita non era particolarmente fantastica. Non senza di te".
"Che cosa ti è successo? Ti annoiavi senza omicidi da risolvere?". Era plausibile.
Le sorrise, come se la trovasse un'ipotesi divertente e non un tentativo di impedirgli di approfondire un discorso spinoso che lei stessa aveva iniziato. "In parte sì, lo confesso. Ecco perché mi piacerebbe mettere le mani su un cadavere tutto nostro".
Kate fece una smorfia disgustata. Era l'ultima cosa di cui avesse bisogno.
"Mi mancavi, Kate", proseguì con naturalezza, come se ormai fosse pronto ad ammetterlo e aspettasse solo il momento giusto o una piccola spinta da parte sua, che lei gli aveva inavvertitamente dato. "Mi mancavi tu. Non solo la parte in cui risolvevamo brillantemente qualsiasi caso, anche i più astrusi e complicati – soprattutto quelli. Mi mancava vederti tutti i giorni, parlarti senza aspettare che fossi tu a chiamare, portarti qualche centinaio di caffè, farmi trascinare nei posti più sordidi della città, sentirti promettere ai parenti delle vittime che avresti cercato la verità a ogni costo. Mi è mancato tutto", concluse in tono accorato, come se avesse preso una china inarrestabile, quella della confessione fiume. "È questo il motivo per cui sono qui e quello per cui non sono riuscito ad andarmene. Non potevo tornare a una vita senza di te. E, prima che mi rimproveri, so di essere stato egoista. Ci ho pensato molto, prima di decidermi a farlo, se può essere un'attenuante".
Ne fu turbata, naturalmente, anche se non disse niente e si limitò ad abbracciarsi le ginocchia, avvicinandole al petto. Si pentì di averglielo chiesto. Non sapeva di non essere in grado di gestire quello che sarebbe derivato dalla sua richiesta di sincerità assoluta?
"Mi mancavano anche le tue gambe, se vuoi sapere tutta la verità, ma non penso sia qualcosa che vuoi sentirti dire".
Gli sorrise debolmente, grata per il tentativo di alleggerire l'atmosfera, non esattamente felice del contenuto. Rimase in silenzio.
Castle proseguì, assorto. "Mi sei mancata al punto in cui non aveva nessun senso continuare a fare finta che non fosse così. Quelli senza di te sono stati mesi faticosi, estenuanti, privi di senso, ma l'ho capito solo nel momento in cui ho risentito la tua voce. Ho capito che avevo mentito a me stesso, quando mi ero convinto di poter tornare alla vita che conducevo prima di incontrarti, quella in cui non eri presente ad affascinarmi con i tuoi misteri, la tua incredibile intelligenza, e i tuoi strani tagli di capelli, ma era solo un'illusione". Fece una breve pausa. "Ammetto di essere stato convinto che ci saremmo incontrati in autunno, come ci eravamo ripromessi salutandoci. L'ho dato per scontato e ho sbagliato. Tornare al distretto e non trovarti è stato un vero e proprio shock. Non avevo idea che avessi intenzione di andartene, o che fosse una possibilità da tenere in considerazione. Avrei preferito... saperlo, forse".
"Non potevo dire niente a nessuno, Castle, lo sai meglio di me". Fu una risposta scontata, che le uscì in automatico, l'unica parte neutra del discorso su cui poteva ribattere senza sentirsi il bersaglio di tutte quelle frecce dolorose – dolorose per lei - che le aveva scagliato contro.
"Avresti voluto farlo? Informarmi, o almeno salutarmi?"
Fece un respiro profondo. "No. Non credevo che saresti tornato al distretto in autunno, nonostante le tue rassicurazioni, che mi erano sembrate solo un modo rapido per andartene il prima possibile. Parevi molto più interessato a ricostruire un rapporto con la tua ex-moglie, con la quale avevi tempestivamente riallacciato i rapporti. Quindi, no". Lo fissò dritto negli occhi. "Non ti avrei chiamato per annunciarti le novità, o salutarti. Nemmeno se avessi potuto". Le spiacque essere stata così dura, ma del resto era la verità, che gli piacesse o meno.
"Non volevo andarmene il prima possibile. O, meglio, sì, ma solo perché tu e Demming... mi sentivo di troppo".
"Io e Tom non stavamo più insieme", le scappò senza rifletterci.
"Vi eravate già lasciati?", pretese di sapere con urgenza, quasi che andasse della sua vita, una reazione che la lasciò un po' confusa.
"Non userei un termine così drastico, dal momento che ci siamo frequentati pochissimo, ma sì, gli avevo appena comunicato che... tra noi non poteva funzionare". Perché lui non era quello di cui aveva bisogno al momento, così aveva sostenuto. Anche se, di preciso, non le era chiaro che cosa cercasse in alternativa.
Castle si agitò, strappandola ai ricordi.
"Poco prima che Gina arrivasse stavi per dirmi qualcosa. Di che cosa si trattava?", le domandò ansioso.
Ecco qual era il punto della questione, avrebbe dovuto capirlo già dalla prima menzione per nulla casuale di quella terribile circostanza che aveva ancora il potere di imbarazzarla intimamente.
"Che importanza ha adesso?"
"Considerala l'unica altra condizione per il nostro viaggio".
Viaggio aveva un ché di pomposo e non era il caso di dare per scontato che sarebbe avvenuto.
"Non dovrei essere io a porre condizioni, sempre nel remoto caso in cui accettassi?"
Non commentò, si limitò ad attendere a capo chino quello che iniziava ad apparire il responso di un oracolo. Non le lasciò nessun'altra scelta.
"Volevo solo salutarti in privato, Castle, niente di misterioso. Possiamo chiudere l'argomento?"
Fece un sospiro, non sentendosi in pace con se stessa, quasi stupita di aver mentito con tanta prontezza quando era stata proprio lei a chiedere sincerità assoluta, dando il via a quella sgradevole conversazione. Oltre al fatto che, per quanto si sentisse ancora ridicola a ripensarci, non aveva bisogno di tenerlo nascosto. Erano successe così tante cose da allora da stupirsi perfino che fosse mai esistito un momento della sua vita in cui l'unico pensiero fosse stato quello di decidere se passare o meno il fine settimana con lui. Bei tempi, rifletté con amarezza.
"Okay, non è vero. Stavo per annunciarti che sarei venuta con te negli Hamptons", confessò. "Non farti strane idee, però. Sarebbe stato solo un week end tra amici, come avevi proposto tu. Nient'altro", si affrettò a chiarire, visto che erano potenzialmente in procinto di affrontare qualcosa di molto simile e che non credeva alle sue promesse fraterne.
Castle si alzò nuovamente in piedi in modo così repentino da farle temere che gli venisse un capogiro. "Perché non me lo hai detto?!"
Si passò una mano sulla fronte, più scosso di quel che, lei riteneva, la situazione richiedesse.
"Perché è arrivata la tua ex-moglie e tu non sembravi così interessato ad ascoltarmi. O a trascorrere il week end con me". Forse aveva perso un po' di quell'acume di cui tutti erano stati convinti fosse generosamente dotato.
"Era proprio quello che avrei voluto, invece", ammise infine, abbattuto.
"Non sembravi avere una specifica preferenza, Castle. Davi più l'idea di accontentarti della prima che avesse accettato", commentò un po' seccata. Perché dovevano rovinare una giornata che, tutto sommato, poteva considerarsi molto positiva? Ne aveva abbastanza di stare seduta, il freddo delle pietre – che le stavano procurando un dolore sordo alla colonna vertebrale - si stava insinuando sotto gli strati leggeri dei suoi indumenti, era stanca e fermamente convinta che non avesse alcun senso rinvangare il passato. Non era stata una bella esperienza, ma non era nemmeno stata la fine del mondo.
"Mi spiace moltissimo. Sono stato un idiota".
Si alzò anche lei. Le gambe erano un po' rigide per via della posizione mantenuta troppo a lungo, ma risposero alle sollecitazioni, con sua grande soddisfazione. Gli si mise di fronte, decisa a dare un taglio a quella spiacevole conversazione e all'auto mortificazione estrema in cui Castle stava sguazzando senza motivo.
"Non c'è bisogno di essere dispiaciuti. Probabilmente sarebbe stato un errore", disse in un tono che non ammetteva repliche. Riteneva inoltre importante, per orgoglio, sminuire l'effetto un po' più drammatico che aveva avuto su di lei.
"Spalmarti la schiena di crema abbronzante non sarebbe mai potuto essere considerato un errore". Era tornato il vecchio Castle. Ne fu sollevata.
"Continuerai a non poterlo fare". Lo fermò prima che potesse reagire con una delle sue solite insopportabili battute scontate, che avrebbe portato avanti a oltranza, esasperandola come sapeva benissimo fare. "E non dire che scommetti che alla fine sarò io a chiedertelo, perché preferirei bruciare nel girone infernale delle ustioni solari".
Il sorriso si fece più ampio, irresistibile. Le fu difficile non farsi contagiare.
"Lo prendo per un sì? Partiamo insieme?".
"Alle sole condizioni già elencate", rispose burbera, cedendo. Perché no, dopotutto? Di certo non avrebbe preferito rimanere da sola a rimuginare all'infinito, che era l'unica cosa a cui si era dedicata, prima che Castle irrompesse a convergere qualche raggio di luce nella sua direzione.
"Che guiderò io, non dormiremo insieme e niente crema?"
"Che potrò abbandonarti ovunque ci troveremo, quando inizierò a non sopportarti più, oltre a quelle che hai appena detto. E altre che probabilmente si renderanno indispensabili strada facendo, mi riservo il diritto di crearne di nuove a mio insindacabile giudizio. E per quanto riguarda la guida, scordatelo". Aveva pensato a tutto? Ne dubitava fortemente.
Castle non perse tempo a rifletterci, forse non l'aveva nemmeno ascoltata. "Affare fatto. Passo a prenderti domani mattina. Poi decideremo di volta in volta chi guiderà, anche se mi permetto di suggerire..."
"Non ti è concesso nessun suggerimento".
"D'accordo", replicò diligente.
Le porse una mano, che lei si trovò a fissare perplessa. Le fece segno di stringerla. "Dobbiamo suggellare il nostro patto".
"Non abbiamo nessun patto", obiettò.
In ogni caso, accettò di fare come le aveva suggerito, pur mostrandosi infastidita per i suoi gesti teatrali. Abbassò gli occhi. Le sue dita apparivano ridicolmente minuscole al confronto di quelle di lui.
"Sarà il miglior viaggio di sempre", annunciò Castle, euforico come se gli avesse appena annunciato di aver vinto alla lotteria. Anzi, molto di più, dal momento che vincere alla lotteria non avrebbe sostanzialmente modificato il suo tenore di vita.
Vederlo tanto entusiasta le fece venire qualche scrupolo. Non voleva tirarsi indietro, ma forse era meglio essere chiari fin da subito.
"Potrei non essere la migliore delle compagnie", ammise in uno slancio di sincerità. "Ci sono delle cose...". Si interruppe, pentendosi immediatamente. Non aveva voluto davvero iniziare quel genere di confessione. Ma non aveva potuto fare a meno di avvertire il bisogno di avvisarlo, in un certo senso.
"Lo so", la rassicurò. "Cioè, non so di cosa si tratti, ma non sei obbligata a raccontarmi niente. Voglio solo che stiamo insieme. Nient'altro. E prometto di andarmene in qualsiasi momento, lasciandoti in pace".
"Ho avuto più pace di quanta me ne serva da qui all'eternità. E non ha funzionato", si lasciò scappare, nonostante avesse ripetuto all'infinito che, invece, era tutto quello che desiderava.
"Ottimo. Pace eliminata dalla lista. Possiamo quindi rivedere anche altre delle clausole che hai imposto? So spalmare la crema benissimo".
Non ne aveva alcun dubbio. Scoppiò a ridere, suo malgrado.
