CAPITOLO 14 TI AMO, CLINT!
Mentre dormiva, Erin fu svegliata da un urlo atroce 'Lasciami, lasciami noooo!'. Un grido che le gelò il sangue...accese subito la luce, Clint accanto a lei si era destato, a causa dalla sua stessa voce. Era pallido e ricoperto di goccioline di sudore, dappertutto. Si infilò al volo i boxer, inforcò gli occhiali, si accese una sigaretta e si diresse verso la finestra della camera da letto. La spalancò completamente, appoggiandosi al davanzale. Come al solito, senza una parola.
Lei, che era pure nuda nel letto, indossò una maglietta e andò in cucina a prendere una bottiglietta d'acqua. Tornando, afferrò un asciugamano in bagno e si diresse verso Barton. Iniziò a tamponargli la schiena, con la salvietta.
'Grazie' le mormorò.
'Bevi, dai'. Gli passò l'acqua. Lui l'apri e fece un lunghissimo sorso.
'Brutto sogno?' chiese.
'Sì...'la voce era sempre più flebile.
'Ti capita spesso?'.
'Si, incubi...ricorrenti, sempre gli stessi. Vuoi sapere qualche altra cosa o hai terminato l'interrogatorio?' Era stato molto sgarbato.
Erin tenne duro 'Si, una cosa sola...quando arrivano questi brutti sogni, e sei incazzato come adesso, che fai per smaltire la rabbia?'.
Barton si girò, mai si sarebbe aspettato una domanda del genere. Rise 'Fumo, bevo, vado per locali...scopo in giro...'.
'Per le prime due attività non posso aiutarti, per le altre forse. Vuoi andare a ballare o a letto a scopare?' glielo disse, molto seriamente.
'No… quando sono in queste condizioni, divento una bestia, non è quello che voglio per noi, nemmeno il sesso, in questo momento' era molto triste.
'Vestiti!' lo esortò.
'Come?'.
'Dai, vestiti, usciamo, tanto non abbiamo più sonno. Ti porto dove vado io quando sono arrabbiata o triste come te'. Erin iniziò a prepararsi.
Si mossero con la Mini, lei al volante. Si fermò di fronte all'entrata di un esercizio commerciale, ad una decina di minuti da casa sua.
Clint capì dall'odore che doveva essere un forno o una pasticceria. La ragazza bussò sulla saracinesca e dopo qualche istante un uomo anziano, corpulento, con i capelli bianchi, la tirò su per farli entrare 'Erin, qual buon vento? Non dirmi che sei venuta a studiare pure stanotte?'.
'No, Frank, sono venuta per la tua cioccolata calda e per la tua torta! Ah, lui è Clint!' lo presentò.
Barton tese la mano e l'uomo gliela strinse, prontamente. Si spostarono verso la caffetteria, annessa al forno.
'Quello è il mio tavolo' gli fece, indicando il classico tavolino con le sedute imbottite, laterale e piuttosto appartato.
Il Falco si sedette e la ragazza, invece di posizionarsi di fronte, gli si mise accanto, stranamente.
'Vieni spesso qui?' le domandò, incuriosito.
'Sì. Di solito di notte...ci venivo sempre a studiare quando preparavo l'esame per entrare allo S.H.I.E.L.D...'.
'Perché non studiavi a casa tua?'.
'I miei genitori erano contrari che diventassi un'agente. Volevano assolutamente che facessi legge, come loro. A casa non potevo nemmeno tenere i libri per prepararmi dall'esame. Così li custodivo qui da Frank e venivo a studiare sia di giorno sia di notte. I miei lo sapevano e non hanno mai detto nulla'.
Arrivò il proprietario del locale con due tazze di cioccolata calda con la panna e due porzioni di torta. Lo ringraziarono.
'Assaggiane un po', è quella che mi aveva portato Thor, la sera della famosa cena, e che abbiamo già mangiato insieme' lei lo pregò.
Clint non aveva fame per niente ma prese ugualmente un boccone di dolce con la forchetta...era deliziosa, in effetti, come ricordava.
'E poi?' voleva assolutamente sentire il resto della storia.
'Ho superato l'esame, sono entrata allo S.H.I.E.L.D., ho trovato un lavoro e sono andata via di casa...' lo disse laconica.
'Non vai tanto d'accordo coi tuoi, vero? Me lo ha detto Mike...'.
'Sì, immagino, poverino, i miei genitori lo hanno massacrato...mio padre e mia madre sono due avvocati di enorme successo. Molti anni fa erano forse più idealisti e radical chic ma più passava il tempo più erano molto chic e meno radical...si sono buttati a capofitto nelle loro carriere, a volte dormivano in ufficio. Hanno uno degli studi più famosi del paese...in pratica, mi hanno mollata con tante di quelle baby sitter che non immagini...Non sono mai venuti a scuola a parlare coi miei professori o mi hanno accompagnata da qualche parte. Mai chiesto come stavo. Quando mi è venuto il ciclo, la prima volta, sono andata a casa di Mike e sua sorella mi ha spiegato cosa fosse...'.
Barton era molto colpito...'Mike c'è sempre stato per te...'.
'Sempre, ogni volta che ne ho avuto bisogno…è il mio amico più caro, da tanto. Stavamo sempre insieme, studiavo a casa sua. Da me c'era il silenzio più totale, ero sola come un cane ed andavo da Mike. Durante uno di questi lunghi pomeriggi di studio, all'ultimo anno di liceo, mi ha baciato...si è dichiarato...era così caro con me, e avevamo l'età in cui i sentimenti si confondono. È stato il mio primo ragazzo, ho fatto l'amore con lui ed era la prima volta per entrambi, un mezzo disastro' rise.
'I miei sono impazziti quando hanno capito che stavamo insieme e, soprattutto, quando Mike gli ha detto che avrebbe studiato legge. Pensavano stesse con me per entrare nel loro studio, un domani. Poi hanno saputo che non voleva fare l'avvocato ma esercitare come procuratore e lo hanno attaccato...lo chiamano ancora il fallito, quando lo vedono. Doveva essere l'anno più bello della mia vita, quello del ballo della scuola, delle scelte per il futuro. Grazie ai miei, è stato un anno infernale...ne sono uscita a pezzi, ferita dai loro comportamenti; alla fine io e Mike ci siamo lasciati. Ed è stato un bene per entrambi, rimarrà il mio amico del cuore, è un punto fermo della mia vita, ma non eravamo fatti l'uno per l'altra. E da quando ho conosciuto te, ne sono ancora più sicura'. Il tono della voce era diventato incerto, nelle ultime parole.
L'uomo, che stava bevendo la cioccolata calda, mentre lei raccontava, si girò a guardarla, esterrefatto.
Erin prese coraggio, lo fissò e disse, tutto d'un fiato 'Ho capito che quello che provavo per Mike non era amore, da quando mi sono innamorata di te. Io ti amo, Clint!'.
Intuì, in quel momento, che gli si era seduta accanto per guardarlo negli occhi, mentre glielo confessava. Sentì il solito groppo allo stomaco e gli si serrarono le mascelle...non riusciva parlare. Avrebbe voluto dirle tante cose e non disse nulla. Oddio, pensò. 'Modellina… in queste cose sono un disastro...' l'unica idiozia che era riuscito a sparare.
Quando lei gli sorrise, dolcemente, con il suo sorriso delicato, almeno il Falco si avvicinò e la baciò sulle labbra… un bacio che sapeva di cioccolato e di tanto amore.
