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I vestiti bagnati le si stavano congelando addosso, le doleva la nuca per il colpo preso ed era frastornata per quel bacio rubato a cui lei però non solo aveva risposto, ma ne avrebbe voluto ancora se solo Castle non si fosse fermato, se solo Castle l'avesse veramente voluto. Era chiaro che fosse stato l'hipe della droga, che lo aveva reso sfrontato e magari solo facilmente eccitabile, niente di più.

Scosse la testa per scrollarsi di dosso quei pensieri destabilizzanti, aveva un lavoro da fare, arrestare quei due malfattori. Non aveva più la pistola ma confidava nell'arrivo dei rinforzi, li aveva chiamati quando aveva visto la vetrata in frantumi, prima di correre a 'salvare' Castle.

Incrociò Ryan ed Esposito davanti all'entrata del museo ora completamente illuminato

"Che ti è successo Beckett non mi sembra il momento per farsi una nuotata"

"Ci hanno buttati nell'Hudson… Castle è riuscito a tirarmi fuori, avevo le mani legate…"

"Cos'è un supereroe?"

"Per venti minuti forse lo è stato, gli ho detto di rimanere al sicuro…la situazione?"

"Mendelson è dentro con un'altra persona, i vigilantes lo hanno fatto entrare perché si è identificato come detective, li abbiamo allontanati e chiamato altre pattuglie" la aggiornò Ryan, poi fu il suo turno di comunicare la cosa più importante "sono entrambi armati e… hanno la mia pistola" abbassò leggermente lo sguardo sapeva quanto fosse deprecabile che un poliziotto perdesse la sua arma "il secondo uomo mi ha preso alle spalle e…"

"li fermeremo Beckett" rispose fermo Esposito mentre le porgeva la sua pistola di riserva

Entrarono muovendosi in silenzio attenti a coprirsi l'un l'altro come se lo avessero fatto per anni, forse Beckett aveva trovato i suoi partner ideali

I due uomini erano attorno a quella grande ancora, le loro voci concitate lasciavano intendere che stessero discutendo, i tre polizotti si divisero per accerchiarli poi decisero di intervenire

"Mendelson arrenditi! Mani in alto entrambi, polizia!"

Ma quell'avvertimento scatenò la furia disperata dell'uomo che gridò al complice di reagire anche lui e iniziò a sparare verso il punto da cui era partita la voce, i tre poliziotti risposero al fuoco riparandosi dietro alcune vetrine del museo. Poi i due uomini di separarono e lo fecero anche loro, Rayan ed Esposito erano più vicini a Mendelson che aveva preso le scale, l'altro uomo fu preda di Kate.

Aveva sparato due colpi verso di lei poi si era rifugiato dietro la grossa ancora, era una fase di stallo nessuno dei due poteva uscire dal suo nascondiglio senza rischiare di essere colpito.

Kate provò a parlargli, indurlo ad arrendersi, ma non sapeva chi fosse

"Signore getti l'arma e si arrenda subito!"

Nessuna risposta, doveva escogitare qualcos'altro e in fretta, stava per parlare di nuovo quando una voce inattesa cambiò completamente le carte in tavola

"Oliver dimmi che non è vero, che non sei implicato in tutto questo!"

Castle era appena entrato correndo e si era messo tra lei e lo sconosciuto che ora aveva un nome. Beckett rimase interdetta, poi ricordò l'espressione di Castle quando era apparso il complice di Mendelson

Aveva raccolto i vestiti, senza staccare gli occhi da Beckett che si allontanava correndo verso il building 92, incantato dalla sagoma scura del suo profilo, scolpita dai raggi di luce che provenivano dal museo irraggiandosi fino a quella strada buia in cui erano riemersi loro due. Si sentiva stanco e svuotato, dolorante e infreddolito, eppure, mentre litigava con i suoi indumenti che non ne volevano sapere di scivolare sulla pelle bagnata appiccicandosi fastidiosamente, un volto invase la sua mente e lo gelò ancora di più. Non poteva essere, magari la droga gli aveva indotto allucinazioni, come la volta precedente… non poteva essere lui il complice di Mendelson… il mandante di tutta quella storia!

Si mise a correre anche lui verso l'edificio che ora aveva tutte le luci accese, due auto con i lampeggianti erano parcheggiate davanti, ma non si vedevano i poliziotti, dovevano essere tutti all'interno. Arrivò a pochi passi dall'entrata e udì distintamente colpi di arma da fuoco, entrò comunque, doveva vedere con i suoi occhi, aveva bisogno di capire

Vide Beckett nascosta dietro una vetrina, la superò prima che lei potesse dire qualcosa, e arrestò la sua corsa solo quando vide il volto dell'uomo spuntare da dietro l'ancora della nave Austin

"Oliver dimmi che non è vero, che non sei implicato in tutto questo!"

"Castle cosa fai togliti di lì!" La voce di Beckett rimbombò nella sala, poi la vide uscire allo scoperto, pistola spianata davanti a sé, sguardo che si spostava da Castle al fondo della stanza

"Vieni qui sei sulla linea di fuoco!" ripeté quasi supplicandolo

Lui scosse la testa, poi si girò di nuovo verso l'uomo che non aveva ancora proferito parola

"Oliver! Perché, sei stato come un padre per me… un amico per Robert cosa è successo!?"

Finalmente l'uomo uscì allo scoperto, ma con la pistola in pugno puntata su Castle che non arretrò di un millimetro e lo fissava in attesa

"Richard… non è più come prima… stia ferma detective o sparo non muova un muscolo – rimbeccò Beckett che cercava il momento giusto per sparare ma Castle era troppo vicino all'uomo ormai e avrebbe rischiato di colpire lui – tu e Robert siete sempre stati dei grandi idealisti…"

"Ce lo hai insegnato tu Oliver… il tuo studio legale… hai assistito imperturbabile mentre Mendelson mi gettava nell'Hudson, hai tentato di rovinare Weldon…"

"Tu non capisci, Robert non capisce… tutti quegli anni pro bono, a servizio dei più deboli, per cosa? non ho più nulla, la mia ex moglie mi ha portato via tutto sono sul lastrico"

"Ma come, la villa, le auto, i viaggi…"

"Tutto acquistato con soldi degli strozzini… e poi si è presentata questa occasione, pulita un prototipo da rivendere per milioni, nessuno si sarebbe fatto male"

"E cosa centra Mendelson'"

"Lui… hanno scoperto la truffa e si sono messi in mezzo e la gente ha iniziato a morire"

"Arrenditi Oliver, lascia l'arma, ti prego!"

Castle fece un passo in avanti, stendendo il braccio verso l'uomo, pensava di avercela fatta, l'aveva convinto, poi tutto precipitò in un secondo

Oliver gridò un NO disperato, strinse la pistola e fece fuoco verso Castle, un proiettile partì dalla pistola di Beckett in tempo per colpirlo e deviare la traiettoria di quello destinato a Castle

Oliver Bannon, socio anziano dello studio legale Bannon-Weldon, cadde all'indietro colpito a morte. Rick si era preparato a ricevere il colpo che non arrivò nonostante il rumore dello sparo gli avesse trafitto le orecchie, non si era neanche reso conto d'aver chiuso gli occhi e quando li riaprì vide il suo mentore a terra, una chiazza di sangue che si allargava sul petto. Corse da lui, s'inginocchiò incredulo, addolorato.

Le voci di altri poliziotti risuonarono da qualche parte in una delle sale, avevano preso Mendelson, ma lui non si mosse dalla sua pozione, solo la mano di Beckett sulla spalla lo strappò per un po' dal baratro in cui stava scivolando aiutato dall'effetto down della droga che acuiva il senso di smarrimento per quanto era successo, la guardò con gli occhi rossi di lacrime, avrebbe dovuto dirle qualcosa, forse ringraziarla per avergli salvato la vita, ma non ci riusciva, voleva solo andar via da lì al più presto, tornare da Alexis e non pensare più a niente.

L'uomo che gli aveva dato la possibilità di diventare ciò che era, che lo aveva spronato, guidato, che lui aveva considerato per anni la figura più vicina a quella di un padre, si era reso complice di un omicidio, aveva lasciato che anche lui morisse, senza batter ciglio… si sentiva perso, alla deriva privo di punti di riferimento

"Mi dispiace Castle… ho dovuto sparare, lui stava per…" lei se ne era accorta, era preoccupata per il suo stato psichico e avrebbe voluto aiutarlo, sentì il bisogno di giustificare le sue azioni che erano state da manuale certo, ma nel manuale non ti spiegano come affrontare le implicazioni psicologiche e sentimentali che ti crollano addosso se salvi la vita dell'uomo di cui ti sei innamorata uccidendo una persona per lui estremamente importante

"Qualcuno può… potrebbe riportarmi da mia figlia ora?" lui si alzò continuando a guardare il corpo esanime di Oliver, i pugni stretti ficcati nelle tasche della giacca,

"Castle… almeno fatti medicare il naso… Alexis potrebbe impressionarsi…"

"giusto, sì… il naso" non aggiunse altro e lei non poté fare altro che lasciarlo andare con la dolorosa sensazione che probabilmente non lo avrebbe mai più rivisto