CAPITOLO 14 REMINISCENZA
Il giorno seguente erano stati al cinema; il film lo aveva scelto Katie, il solito drammone pizzoso e strappalacrime. Si era voluta mettere in ultima fila e Bucky ne aveva compreso il motivo appena si erano spente le luci in sala. Aveva poggiato la testa sulla sua spalla e già al primo bacio, si era dimostrata molto ardente. Avevano limonato tutto il tempo ed erano andati via, durante l'intervallo, per tornare a casa, a coccolarsi, l'intera notte.
La domenica, a pranzo, si erano recati all'appartamento di Rogers, per festeggiare il compleanno del Capitano. Il maltempo e la stagione non permettevano di utilizzare il giardino; tuttavia, la casa di Steve era abbastanza grande per contenere gli Avengers al completo e qualche altro amico.
'Buck, devi dirmi qualcosa?' il biondo, vedendolo entrare, mano nella mano con la Ross, aveva intuito si fossero riappacificati.
'Sì, quello che ho confessato, finalmente, a mio figlio stamattina…che amo sua madre, alla follia; avevi ragione, ci siamo chiariti' ammise, contento.
'Ottimo, per tutto! Lo sapevo già, come finiva, era lapalissiano! Fai attenzione, c'è Wanda…ti guarda in modo strano…sembra una iena!' con la testa, fece un cenno, in direzione della Maximoff, che veniva verso di loro.
'Sei un bastardo, Barnes!' lo aggredì.
'Scusa?' l'altro era confuso, non capiva cosa volesse.
'Scusa un corno…potevi dirmelo, l'altra sera, che eri tornato insieme a Katherine; invece, mi hai baciato e mi hai fatto credere chissà cosa! Sei stato scorretto' si lamentò, offesa, ad alta voce, per farsi udire dalla collega, che era alle sue spalle, tra Pepper, Peggy e Pat.
La mora, colpita da quella conversazione, prese il figlio per mano e si rivolse alla moglie di Rogers 'Zia Peggy ha preparato una torta di compleanno incredibile; ti va di vederla?'.
'Sì, venite' li esortò la donna, intuendo che non volesse far ascoltare al piccolo discorsi adatti più alle orecchie di un pubblico adulto.
'Tu mi hai baciato e io nemmeno contraccambiato; mi sono riappacificato, con Katie, dopo la nostra uscita…' si era scocciato, già le aveva fornito fin troppe spiegazioni.
'Hai bisogno d'aiuto?' Pietro, arrivato a ridosso dei due, lo domandò alla sorella.
'Non metterti in mezzo…' lo minacciò Bucky, che lo trovava intollerabile.
Il ragazzo, colto sul vivo, gli diede una spinta; il Soldato d'Inverno, istintivamente, si difese e, col braccio in vibranio, gli sparò un fendente pazzesco, facendolo ruzzolare a terra.
'Basta, finitela!' Steve si buttò nella mischia, per separarli, con la collaborazione di Thor, intanto che la Ross si riaffacciava in soggiorno, richiamata da quel baccano.
Wanda si era precipitata ad aiutare Pietro, e lo aveva accompagnato in bagno, per darsi una sistemata, visto il copioso sangue che gli colava dal naso.
James era al centro del salone, immobile, addosso gli occhi di tutti. Alzò lo sguardo ed incrociò gli opali di Katie, lucidi. Era delusa e amareggiata; le aveva omesso del bacio di Wanda, poiché non lo riteneva importante, ed aveva fatto male. La ragazza si allontanò, velocemente, intanto che Tony sdrammatizzava 'Un'altra festa da ricordare, Capitano!'.
Pat era corso da suo padre. 'Tutto bene?'.
'Sì, un bisticcio. Come capita a te, a scuola, con i compagni. A volte succede!'.
'La mamma era strana, aveva il viso triste…' si rammaricò il bambino.
'Le passerà. Dovrò scusarmi con lei, non appena la troverò' l'aveva persa di vista, probabilmente voleva stare da sola e calmarsi, in fondo non erano a casa propria. Steve gli passò una birra e si distrasse, in chiacchiere.
La Ross si era diretta verso la cucina…aveva bisogno di rimanere coi propri pensieri; era stranita che James non le avesse confessato del bacio con la Maximoff, certa tuttavia che non provasse nulla per la collega. L'aveva messa in guardia, quando le aveva detto che non tutte le persone che avrebbe incrociato sul suo cammino, si sarebbero comportate come lei o si sarebbero rivelate vere amicizie. Era stato saggio...
Aveva aperto una porta bianca, limitrofa al tinello. Una piccola dispensa, colma di generi alimentari; su un tavolino, posto accanto al muro, erano poggiati dei barattoli di marmellata, certamente conserve fatte in casa, dalla signora Rogers che era un asso, ai fornelli. Una novella Nonna Papera, in tutto. Incuriosita, ne prese uno, per leggerne l'etichetta…lamponi…estate 2018…pensò fosse deliziosa…distratta, mollò la presa e le cadde dalle mani, sfracellandosi a terra, in mille pezzi…
Un ricordo le trapassò la mente, una fucilata…talmente nitido, come una fotografia, che le fece quasi male…lei e James, che si amavano, in quell'ambiente angusto, su quel tavolino; lei, con le sole scarpe da ginnastica bianche ai piedi, lui, che la prendeva, i jeans calati, il braccio metallico che la cingeva…i loro odori mischiati, nel caldo del cinque luglio, successivo alla festa…la sagra degli avanzi!
Banner le aveva anticipato che sarebbe stato meglio rammentare il passato, in maniera dolce…non fu così, nel suo caso. In un baleno, ogni scheggia di memoria cominciò, vorticosamente, a farsi strada, nella sua mente, ricomponendosi in un puzzle spaventoso, segnato da eventi luttuosi, dai suoi due tentativi di suicidio…e dall'amore di Bucky…nemmeno il suo amore era riuscito a salvarla da se stessa, dalla sua depressione, dalla sua infelicità! Era viva, per semplice casualità, non per sua scelta!
Si accasciò sulle ginocchia, tramortita, gli occhi sbarrati; non riusciva a muoversi né a parlare…
'Mammina…' Pat era andato a cercarla, e l'aveva notata, immediatamente, stesa a terra.
Oddio, tesoro mio, pensò lei, distrutta che la vedesse in quello stato. Si sforzò 'Chiama papà…'.
Il piccolo corse in salone, spaventato 'Papà, papà…mamma sta male, vieni!'.
Barnes si precipitò, Steve e Peggy alle calcagna; entrò nello sgabuzzino e si abbassò, accanto a lei, che tremava, raggomitolata in posizione fetale. Non fece in tempo a dirle nulla, che lo prese, per la mano in vibranio, sussurrando, gli occhi vacui 'Mi ricordo tutto…portami via, subito'.
Subito, non era stato possibile; gli Avengers, agitatissimi, li avevano trattenuti, per sincerarsi delle condizioni di Katie. James l'aveva trasportata, in braccio, sul letto della camera matrimoniale di Peggy e Steve, dove Bruce l'aveva sommariamente visitata e fatto qualche domanda.
Era emerso che ricordasse ogni cosa, del proprio passato; aveva risposto, pronta, alle richieste di Banner, vertenti anche sul periodo che avevano trascorso insieme alla base militare di Chicago, senza commettere alcun errore.
'Buck, ha ritrovato la memoria, non c'è alcun dubbio' il professore, sudato, si era tolto gli occhiali e parlava ai colleghi fuori dalla stanza, ove la mora era distratta da Pat 'tuttavia, è provata e va tenuta sotto controllo, nei prossimi giorni. Forse potrebbe trovare conforto in qualche ora in più di psicoterapia. Il mio parere, personale e professionale, è che l'affetto delle persone che le vogliono bene sia la migliore medicina. Se dovessi aver bisogno di qualsiasi cosa, chiamami'.
'Grazie!' terrorizzato da quelle parole, quasi le stesse pronunciate dal Generale, al ritorno dalla missione in Afghanistan, fece un cenno a Katherine, che smaniava di andare a casa, invitandola a muoversi. Si rivolse a Rogers, mortificato 'Ti ho rovinato il compleanno…'.
Il Capitano, premuroso, minimizzò, angustiato a sua volta 'Figurati! Pensa a lei, il resto si vedrà!'.
'Ciao, Steve, scusate ancora' la Ross, affranta, lo salutò, per volare via con Barnes e il figlio, in direzione del proprio appartamento.
Per fortuna, il bambino, all'oscuro dei particolari della vicenda, era un vulcano e parlò, ininterrottamente, per l'intero tragitto in auto, colmando i silenzi dei due adulti, occupati in spiacevoli elucubrazioni mentali.
James si fermò per acquistare del cibo da asporto, che Katie, a casa, nemmeno toccò. Era rimasta muta, nemmeno una sillaba, forse sotto choc. Dopo aver fatto cenare ed addormentare Pat, l'uomo la raggiunse, sul divano del soggiorno, sedendosi accanto a lei e carezzandole i capelli. Istintivamente, la moretta appoggiò la testa al suo petto…passato qualche minuto, scoppiò in un pianto disperato. Singhiozzava, come non l'aveva mai sentita. Gli si strinse il cuore, a quei lamenti, i guaiti di un animale ferito. 'Principessa…sfogati!' non serviva consolarla, gli eventi si erano susseguiti nelle loro vite in maniera nota. Ci sarebbe voluto molto tempo, per digerirli di nuovo, considerando l'accaduto e le sue fragilità. 'Quando piangevi, per gli incubi notturni che ti coglievano, a seguito della morte di Patrick, avevo escogitato un metodo infallibile, per farti smettere. Un bicchierone di latte e chiacchiere a non finire. La cosa più divertente è che tu ti riaddormentavi, io rimanevo sveglio fino al mattino. Proviamo?' tentò, il tono di voce dolce e rassicurante.
'Bucky…lo ricordo benissimo!' la Ross sgranò gli occhi, rammentando che avesse fatto lo stesso, a casa sua a Washington, la sera in cui era avvilita per la morte di suo padre e sconvolta per aver scoperto fosse il papà di Pat, con la tenerezza che lo contraddistingueva; accondiscese, annuendo, intanto che la conduceva, per mano, al tavolo della cucina. 'Non ho tanta voglia di parlare…' si rammaricò.
'Fa niente… io raccontavo e tu ascoltavi…'.
'Sei un musone, tranne quando attacchi con le storie dei tempi di Brooklyn degli anni Quaranta e delle battaglie col Capitano…diventi pesantissimo' lo prese in giro.
'Bellezza, odio vantarmene, sono parecchio più anziano di te e piuttosto interessante…ne ho passate tante; ti divertivi un mondo a sentirmi…andiamo a stenderci, così ricomincio a tediarti!' la spronò, un bacino sulla fronte.
Era stata una lunga notte…dopo ore di avventure incredibili, infiocchettate di mille particolari divertenti, si era assopita.
Bucky, come previsto, all'alba era ancora sveglio, alla finestra del soggiorno, a fumare. Vide Rogers parcheggiare la moto davanti il portone e si preparò, stupito, ad aprirgli la porta.
Il Capitano era salito a piedi 'Ciao! Ero sicuro che non dormissi, sono passato alla caffetteria per i soliti cornetti' mosse la busta di carta del locale.
'Buona idea! Preparo il caffè! Che succede?' si diresse verso la macchinetta.
'Non ho fatto che rimuginarci, da quando siete andati via. Mi è venuto in mente che Tony, fra le diverse proprietà, ha una piccola baita in montagna, vicino un lago. Pepper dice sempre che è il posto più romantico al mondo' tirò fuori un mazzo di chiavi ed un bigliettino e le mise sul piano della penisola della cucina 'questo è l'indirizzo'.
'Sul serio? E il lavoro? La scuola di Pat?' l'altro era incerto.
'Per qualche giorno, sopravvivremo, ho chiesto il benestare a Fury; e se Katie è d'accordo, vostro figlio potrà stare a casa mia. Meglio che andiate per conto vostro, data la situazione…Bucky, è il momento di rimanere uniti' consigliò.
'Grazie, amico, non so che dire!'.
Il Capitano lo abbracciò soltanto, una stretta maschile e incoraggiante.
La Ross era rimasta interdetta alla proposta di Bucky e Steve; al risveglio, era stata allietata dal favoloso cornetto alla crema che adorava e persuasa a fare le valigie. Un po' di svago ti gioverà! Il Capitano lo aveva ripetuto, una ventina di volte, ed alla ventunesima aveva ceduto.
Pat era euforico di trascorrere qualche giorno a casa Rogers ed aveva preparato, veloce come un razzo, una borsa con i propri giochi; sua madre aveva aggiunto i cambi d'abito e lo zaino della scuola. Tutto stipato sulla moto dello zio…caschi in testa, il biondo era volato via, con il bambino che li salutava con la manina, un sorriso a trentadue denti.
Avevano riempito due trolley con il vestiario, scegliendo dei capi d'abbigliamento più pesanti, adatti per un clima freddo. Impostato il navigatore in direzione Vermont, si erano alternati alla guida per i seicento chilometri successivi che li separavano dalla catena delle Green Mountains, alla base della quale si trovava il lago Champaign e la baita di Stark.
'E' fantastico!' Katie, silenziosa, si era entusiasmata, all'arrivo, sgranando gli occhi. La costruzione in legno si affacciava proprio sul lago, ai piedi di un'imponente parete rocciosa; il lago era circondato su tre lati da cime e si trovava all'interno di un rigoglioso parco naturale.
'Tocca ammetterlo, il collega non si fa mancare nulla' portando dentro i bagagli, Bucky aveva fischiato. La proprietà era in puro stile Stark. Interamente rifinita in legno d'abete e curata in ogni minimo dettaglio, il soggiorno con un'enorme vetrata con vista sul panorama dello specchio d'acqua e un grande camino acceso, contornato da due divani, uno fronte l'altro, bianchi e grigi, ricoperti di cuscini con ricamate delle lettere che formavano la parola snow, a terra un tappeto beige, tessuto a mano, un tavolo rettangolare con seggiole in pelle chiara, che divideva il salone dalla cucina; quest'ultima di design classico, ma arricchita degli elettrodomestici più tecnologici.
'Vieni…Pepper aveva ragione!' Katherine lo chiamò, dalla stanza attigua. Un letto a baldacchino, come quello delle favole, sopra una coperta color carta da zucchero ed un'altra miriade di cuscini…un divanetto, all'angolo della camera, all'incrocio dell'ennesima vetrata e un altro camino…anch'esso acceso…accanto il bagno…una vasca di foggia antica, in marmo chiaro in stile shabby, con i piedini di metallo. Decine di oli e saponi sulle mensole, e candele da accendere…due coppe di cristallo e un cestello pieno di ghiaccio con dentro una bottiglia di champagne.
'Come diavolo avrà fatto Tony a calcolare i tempi, con questa precisione? Maniaco e genio!' Barnes era allibito. Aveva certamente mandato qualcuno per far sistemare la baita, pronta, nei dettagli, all'orario esatto del loro arrivo.
'E' pazzesco!'.
'Brindiamo?' propose lui, togliendo la giacca e prendendo la bottiglia.
Non voleva farlo rimanere male…i festeggiamenti, proprio no. Evitò di rispondere. Però la vasca da bagno…era strepitosa. La moretta aprì l'acqua calda.
'E' la prima volta che faccio il bagno da quando...' si bloccò. C'era stata la vasca idromassaggio…ed altri bagni…ma non prima dei ricordi del suicidio! Si fece forza. Doveva venirne fuori...doveva...Senza alcuna intenzione lussuriosa, cominciò a spogliarsi, lentamente, per permettere il riempimento della vasca stessa. Sentì Buck, alle sue spalle, trattenere il respiro e fare altrettanto…poi il rumore dell'arto sganciato e poggiato a terra. Entrò nell'acqua e lui la seguì, posizionandosi dietro. La Ross, i capelli sciolti, poggiò la schiena e la testa sul suo petto, intanto che l'uomo prendeva un olio da bagno, a caso, dalla mensola sovrastante.
'Aprilo tu, specialista dei tappi' glielo porse, e Katie ne versò un misurino nel liquido caldo. L'odore di muschio bianco era inebriante.
'Profuma di buono…di pace…' sospirò.
'Già…rilassati, principessa' le baciò la tempia, intanto che la tensione scemava. Fu come la prima notte che avevano dormito abbracciati. Katherine aveva bisogno di tenerezza, di affetto. Come gli aveva detto, a suo tempo…era il bello della convivenza, stare sempre insieme e sapere che sarebbe arrivato il momento giusto, per ogni cosa.
Avvolti in due accappatoi bianchi di morbida spugna, si erano diretti in salone; la fame si era fatta sentire ed avevano scoperto una dispensa ed un frigorifero zeppi di leccornie, l'ennesimo regalo del premuroso collega.
Seduti sul tappeto, davanti al camino acceso, avevano poggiato, fra loro due, a terra, il vino offerto da Tony e un tagliere con formaggi, salumi e pani di diversi tipi.
'Assaggia' Bucky porse alla moretta un cubetto di formaggio.
'Buonissimo!'.
'Non sono stato mai in vacanza!'.
'Come sarebbe a dire?'.
'A Brooklyn, da ragazzo, me la passavo piuttosto male; dopo il ritorno dal condizionamento, ho sempre lavorato...con chi sarei dovuto andare, poi? Tu sei cittadina del mondo, hai viaggiato tantissimo'.
'E' vero; negli ultimi cinque anni, mio padre ha organizzato dei momenti lontano da Washington, soprattutto al mare, per Pat...James, in futuro dovremmo permettergli di conoscere altri luoghi, di aprire la sua mente...'.
'Anche noi, vivere in maniera più…normale' la baciò, leggero, sulla bocca, senza forzature 'Katie, mi dispiace per la storia di Wanda, avrei dovuto dirti del suo approccio. Sbagliando, ho ritenuto non avesse importanza'.
'Non ne ha, infatti...'minimizzò, carezzandolo su una guancia 'è prezioso questo tempo...sprecarlo, a parlare di sciocchezze, non ha senso!' slacciando la cintura dell'accappatoio, lo invitò, languida, ad amarla.
La Ross era stata piuttosto silenziosa, e non avevano discusso, in nessuna circostanza, del delicato argomento della sua memoria e le relative conseguenze; si erano limitati a godere del romantico chalet di Tony e della vicendevole compagnia, passeggiando a lungo, attraverso i sentieri limitrofi.
L'ultimo giorno della loro permanenza avevano affrontato il percorso più complesso, che portava fin sulla cima della montagna. Erano entrambi allenati e non si era rivelato difficile o faticoso.
'La vista da qui è spettacolare; pare di toccare il cielo con un dito' James commentò, arrivato sulla vetta.
'Vero...'.
Fu spronato dal silenzio e dalla tranquillità di quel luogo magico 'Non ho voluto chiedertelo, finora; ho bisogno di sapere come stai...'.
'Insomma...sono ancora divisa a metà. Mi sento immensamente triste, per la morte di Patrick, come fosse accaduto solo pochi mesi fa. E molto infelice, per aver ucciso il suo assassino, in quel modo. Ho riflettuto su ciò che mi dicesti, che ero stata guidata, nell'azione, dal puro istinto e dal senso di protezione, nei confronti tuoi e di Steve. Sai bene, però, che sparo con grande precisione e lo avrei potuto ferire. Diversamente, ho deciso di scaricargli addosso l'intero caricatore. Avevo in testa il filmato dell'uccisione di mio fratello, l'afgano che lo scalciava. Ho sbagliato, Bucky, un'agente operativa deve tenere altri tipi di comportamento. Sono stata la prima a farsi condizionare dai sentimenti personali, e poi ti ho fatto la paternale perché volevi proteggermi, a Charleston. Poco coerente...anzi, scusami...' se ne rammaricò, moltissimo.
Barnes ascoltava, colpito ed in silenzio. Un'analisi perfetta, che non condivideva appieno. Soprassedette a contraddirla, doveva domandarle la cosa più importante, del suicidio 'Da quando ricordi, hai desiderato...' ebbe difficoltà a terminare la frase.
'Sì...' fu sincera 'ci ho pensato, diverse volte. Non l'ho fatto...'.
'Perché no?'.
'Sempre lo stesso motivo...tu ed in aggiunta Pat...non poca aggiunta, trovi? '.
'La nostra ragione di vita...' concordò.
'La mia, sicuramente...insieme a te, amore mio!' lo fissò, intensamente, l'azzurro del cielo sullo sfondo dei suoi opali e dei capelli svolazzanti, porgendogli la mano.
Lui fu rassicurato, dal suo gesto, per lo meno in parte. Sentiva ci fosse altro, che non avesse terminato.
'James, sono di fronte ad un bivio. In questi mesi, da quando sono tornata al lavoro in Agenzia, mi sono entusiasmata, per gli allenamenti e le operazioni, riempita la giornata delle attività che svolgevo e che mi hanno dato molte soddisfazioni. E' stato persino il motivo del nostro unico vero litigio. Tuttavia, dal giorno del compleanno di Steve, non faccio che chiedermi se avrò la mente abbastanza sgombra, per continuare al meglio' continuò la Ross.
'Che intendi?' era il punto cruciale.
'Non sono certa di poter sparare ad un altro essere umano, fosse anche per difendere qualcuno che amo, un collega o un innocente; se non fossi pronta a reagire, con professionalità, potrei causarvi problemi molto seri...' ammise.
'Capisco...soluzioni?' era certo avesse ponderato la questione.
'Per ora, nessuna; continuerò ad allenarmi e vedrò come vanno le cose. Eventualmente non dovessi sentirmi adeguata, darò le dimissioni, credimi...'.
'Andrà tutto bene, facciamo un passo alla volta' l'abbracciò, percependo un tremore in lei, più angosciato che mai.
