15 Beckett
"Vuoi svelarmi subito la prossima meta, o continuerai a fingere di non averne?", si informò allacciandosi la cintura di sicurezza per l'ennesima volta da quando erano partiti.
Cominciava a trovare piacevole quell'indefinibile misto di aspettative e curiosità creato dai modi di fare misteriosi del suo compagno di viaggio. Che era impeccabile, come aveva promesso che sarebbe stato, tranne per il fatto di non voler ammettere di aver stilato, nella notte o probabilmente molto prima, un accuratissimo elenco di destinazioni, diviso per giorni e zone geografiche. Era certa che avesse già prenotato l'alloggio dove si sarebbero dovuti necessariamente fermare a dormire, a meno di non volersi accampare in macchina sotto le stelle. Avrebbe tenuto prudentemente per sé questa incauta idea, prima che lui ci mettesse la firma sopra.
Nel frattempo c'era ancora un lungo pomeriggio da trascorrere insieme, preferì concentrarsi su quello. La notte era un pensiero difficile.
Castle finse di non aver sentito la sua domanda. Tendeva a soffrire di sordità selettiva quando veniva beccato con le mani nel sacco.
"Trovo offensive le tue insinuazioni".
Scoppiò a ridere.
"Le mie insinuazioni? Se ti sento ancora blaterare sul fatto di non aver preparato nessun programma, mi faccio dare un passaggio dal primo apicoltore nel quale mi imbatterò su questa strada isolata", lo minacciò.
La guardò trionfante. "Lo sapevo di aver fatto centro con le api. Non vuoi che ci informiamo per sapere come organizzare la nostra futura attività?"
"Castle, non divagare. Non esiste nessuna attività futura che ci riguardi". Meglio ripeterlo ancora una volta. E tutte le volte che sarebbe stato necessario farlo.
Si voltò verso di lei, con un braccio appoggiato sul volante. Non seppe spiegarsene il motivo, ma l'immagine che si trovò davanti la destabilizzò in modi che non avrebbe ammesso nemmeno se incatenata al pavimento di una cella umida e buia. Trovò di colpo l'abitacolo troppo caldo. Doveva essere l'esposizione all'aria pulita campagnola dopo mesi di smog cittadino, non c'erano altre spiegazioni, un caso di evidente e ben documentato di squilibrio chimico. Troppo ossigeno, tutto qui.
"D'accordo. Ho deciso di confessare, detective. Avevo in mente un posto completamente diverso dove portarti nel pomeriggio. Qualcosa di più turistico. E mistico, per rimanere fedeli allo scopo del nostro viaggio".
"Mistico e Turistico non possono stare nella stessa frase, tanto meno nello stesso posto", polemizzò.
"Comincio a rivalutare la mia precedente opinione sul fatto che tu sia una perfetta partner vacanziera. Forse sono stato avventato a invitarti".
Come si permetteva? Lo colpì con il sacchetto pieno dei souvenir a forma di asino che si erano generosamente concessi prima di lasciare la fattoria, o quello che era realmente.
"Lo vedi? Sei anche manesca, oltre a tutto il resto", protestò, fingendo di strofinarsi presunti lividi che non sarebbero mai apparsi.
"Io invece comincio a credere che tu voglia farti cacciare oltre confine e mi stia esasperando per questo. Sai, quelle strane forme di perversione psicologica di cui solo tu potresti soffrire".
"Non iniziamo a parlare delle mie perversioni, Beckett". Le lanciò un'occhiata decisamente poco fraintendibile.
Era insopportabile. Tendeva a dimenticarlo con allarmante frequenza, ma lui non mancava mai di ricordarglielo. E quel look rilassato che doveva aver ritenuto più adatto per le loro avventure campestri non aiutava certo a farla rimanere sana di mente.
"Quanto sei superficiale, Castle?"
Si rendeva benissimo conto che quando arrivava a rispondergli in modo tanto banale era perché aveva letteralmente esaurito ogni altra risorsa dialettica.
"Moltissimo".
E su questa chiusura che avrebbe meritato un intervento più deciso, si risolse di starsene zitta, per non dargli ulteriore modo di dimostrare la sua età emotiva, che doveva essersi fermata ben prima dell'adolescenza.
...
"Wow, Castle, non sapevo che fossi appassionato di turismo religioso", commentò stupita, con gli occhi rivolti verso quella che, si era premurato di farle sapere con la solita voce da annunciatore radiofonico mancato, era la cattedrale gotica più famosa dell'intero pianeta.
Lei aveva qualche dubbio a riguardo, ma non era abbastanza ferrata in materia da ribattere in modo storicamente esatto. Cosa che, invece, a Castle sembrava venire con innata naturalezza, quasi che, in una vita parallela di cui era all'oscuro, fosse diventato un esperto medievalista. Sapeva che la sua intelligenza poderosa lo portava ad avere gusti eclettici, ma era sempre colpita dalla vastità delle sue conoscenze.
Le aveva infatti illustrato a grandi linee – solo perché lei l'aveva fermato prima che diventasse prolisso – una ricca storia di leggende legate alla costruzione dell'edificio, tutti gli incendi e le varie ricostruzioni, e una serie di dettagli che riguardavano materiali, vetrate, reliquie e rosoni e molto altro che era riuscito a condensare in una spiegazione di pochi minuti, mentre se ne stavano con il naso in su di fronte alla facciata principale.
Con il culmine della stagione turistica ormai alle spalle, avevano avuto tutto l'agio di ammirare a contemplare l'imponente costruzione e la sua impressionante verticalità, che aveva avuto su di lei un curioso effetto di alleggerimento mentale. Le spiacque di averlo interrotto, di fatto non se lo meritava.
"In realtà sono più interessato ai misteri che racchiude. Il sito su cui è costruita era già sede di un culto pagano", si decise infine a risponderle, molto concentrato. "E c'è anche un curioso aneddoto su una statua della Vergine antecedente a quanto ti aspetteresti. Oltre a un'importante reliquia che è sopravvissuta a uno degli incendi, circostanza che ha convinto la popolazione di poter vantare una particolare protezione mariana, che ha fatto confluire soldi nelle casse cittadine".
Aveva sempre meno parole per commentare quella stupefacente trasformazione in storico provetto.
"È a questo che ti sei dedicato quando hai smesso di frequentare il distretto? Hai preso un master in storia delle religioni?"
Continuò, come se non l'avesse sentita, preso dall'impeto di sfoggiare le sue vaste conoscenze sulla materia.
"Per non parlare dei simboli alchemici che, si dice, siano racchiusi un po' ovunque, ma il cui significato è disponibile solo a chi abbia intrapreso un percorso iniziatico. Solo a chi ha occhi per vedere ". La svolta esoterica era certamente più in linea con la sua predisposizione a vedere complotti ovunque. Era ricomparso il vecchio Castle di un tempo. Sorrise di nascosto tra sé.
Solo dopo qualche minuto di contemplazione artistica Castle sembrò ricordare di avere un'interlocutrice in carne e ossa di cui occuparsi. Le sorrise imbarazzato in segno di scusa. "Nessun interesse particolare. Ho fatto solo delle ricerche per ambientarci uno dei miei romanzi".
Lo fissò incredula, distogliendo gli occhi dalla grandiosa opera architettonica, in grado di affascinare una persona completamente digiuna sull'argomento, cioè, nello specifico, per quanto le spiacesse ammetterlo, proprio lei.
"Davvero? Avevi in mente un romanzo incentrato sui templari in stile "Codice da Vinci"? Devo esserti mancata parecchio per cadere tanto in basso", esagerò per provocarlo.
Le lanciò un'occhiata strana che la indusse a puntualizzare meglio il concetto. "Non volevo dire che ti sono mancata io come persona, Castle. Credo piuttosto che la minore esposizione a un contesto più realistico di omicidi e indagini, dovuto alla tua assenza dal distretto, ti abbia purtroppo spinto a ricorrere a fandonie pseudo- storiche e complotti religiosi".
"Non ti piace l'idea di Nikki Heat alle prese con enigmi storici, piramidi, alieni e monumenti che rispecchiano le costellazioni astrologiche, come in alto così in basso, eccetera?"
"Per prima cosa, credo che chiunque si rivolterebbe nella tomba nel sentirti utilizzare a sproposito principi ermetici. E poi no, non mi piacerebbe affatto. Mi stupisco che tu ne abbia perfino il dubbio". Un'idea fece capolino nella sua mente. "Quindi è per questo che siamo venuti qui? Non è molto mistico volermi infilare visivamente dentro le tue scadenti fantasie" Doveva correggersi immediatamente. "Fantasie narrative, intendo".
Sempre peggio. C'era un modo per uscirne senza graffi? Ricordava benissimo le sue fantasie narrative, dettagliatamente espresse a pagina centocinque del primo romanzo che la riguardava. Che riguardava Nikki. Iniziava a confondersi e la cosa la irritò. Fortunatamente, Castle era troppo distratto per cogliere i suoi scivoloni, visibili o meno. "La prossima mossa quale sarà? Mandare Nikki e Rook nel deserto per dare la caccia al misterioso sarcofago di un faraone sconosciuto? Hai già deciso a quale maledizione sottoporli"
Castle si avvicinò e le passò disinvoltamente un braccio intorno alle spalle, gesto che la fece sobbalzare. Da fuori dovevano sembrare una normalissima coppia in vacanza, ma non era affatto così.
"Siamo qui perché volevo stare con te, non per altri motivi. Ma di certo non disdegno di raccogliere spunti che ti riguardino e che riguardino il tuo alter ego narrativo su cui ho naturalmente delle fantasie. Molte, molte fantasie. Altrimenti come mi guadagnerei da vivere?".
Gli diede una gomitata che lo spedì qualche metro lontano da lei a lamentarsi. Era inutile parlargli. Doveva passare direttamente alle maniere forti.
"Vogliamo entrare?", gli domandò altera. "O la visita guidata è limitata all'esterno?"
Non aspettò la risposta e lo lasciò indietro, facendo il suo ingresso da sola. L'oscurità che la accolse creava un contrasto impegnativo con la luce piena di tarda estate che si era lasciata alle spalle, ma non appena gli occhi si abituarono alla penombra, la meraviglia che la colse quando venne esposta alla bellezza austera del luogo – qualcosa a cui riusciva a connettersi intimamente -, la costrinse a fermarsi, togliendole il fiato. Percorse avidamente con lo sguardo tutti i dettagli che riuscì a raccogliere, dimenticandosi della presenza di Castle.
"Hai notato il labirinto?", sussurrò Castle alle sue spalle, indicandoglielo. Doveva averla raggiunta silenziosamente mentre lei era stata rapita dalla sacralità del luogo. Abbassò lo sguardo e lo trovò.
"Sei stai insinuando che non sapessi della presenza del labirinto, mi spiace deluderti. Ho avuto anche io le mie lezioni di storia dell'arte", lo rimbeccò. Non era così priva di istruzione come lui credeva, anche se le sue conoscenze si limitavano al minimo essenziale, cioè al fatto che fosse un labirinto e che, presumibilmente, avesse la stessa utilità di tutti gli altri sparsi nel mondo.
Lo studiarono insieme per qualche istante.
"Ho fatto in modo di arrivare durante gli orari di apertura, nel caso in cui volessi... provare l'esperienza", la informò. Non le sembrò molto convinto e lei lo era ancor meno, non sapendo di cosa stesse parlando. Qualche altra diavoleria delle sue, ci avrebbe scommesso.
"Che genere di esperienza? Starsene in piedi immobile con espressione concentrata, fingendo di essere sintonizzata su qualcosa che non esiste? Non credo sia la mia forma preferita di intrattenimento". Aveva descritto l'atteggiamento di alcune pellegrini solitari, sparsi sulla superficie del labirinto, alle prese con quella che Castle aveva vagamente definito come esperienza, e che a lei sembrava solo suggestione generata dal luogo leggendario e dalle aspettative pseudo misticheggianti che si erano fatti consultando, probabilmente, le stesse fonti inaffidabili di Castle. Forse a un certo punto sarebbe arrivato qualcuno vestito da templare, non se ne sarebbe stupita.
Castle non le lasciò finire il discorso, ma l'agguantò per un braccio e la trascinò via, conducendola verso una fila sedie vuote dove la fece accomodare, forse per evitare che qualcuno la rimproverasse per le sue esternazioni inopportune.
Si sedette, già pronta a sbuffare per la ramanzina che ne sarebbe seguita. Apprezzava le informazioni artistiche che Castle aveva condiviso con lei, perché erano basate sulla realtà. Non così l'accozzaglia di inesattezze storiche e le contaminazioni esoteriche di cui tutti dovevano essere state vittime. Castle doveva conoscerla meglio.
"Vuoi che ti spieghi il significato simbolico del labirinto o preferisci mugugnare sarcastica attirandoti l'ira degli dei per la tua mancanza di fede?", le sussurrò avvicinando la testa alla sua e facendole venire qualche idea decisamente poco consona, che riguardava la sua persona in senso strettamente materiale. Chissà se gli dei le stavano leggendo nel pensiero. Nel qual caso, erano i benvenuti.
"D'accordo, procedi pure con il tuo repertorio da guida turistica". Forse ascoltarlo parlare di qualcosa di così poco interessante avrebbe cancellato quei pensieri sconvenienti che lui doveva averle impiantato nella mente mentre era altrove. Di sicuro si era imbattuto in una tecnica del genere mentre stava facendo ricerche per i suoi libri.
Castle si schiarì la voce. Si intenerì notando quanto tenesse all'argomento, ma questo non cambiava la sua ferma opposizioni nei confronti delle sciocchezze che si apprestava a sciorinare.
"Il labirinto rappresenta la città santa celeste". L'incipit parve mitigare i suoi impulsi, fortunatamente. Doveva continuare a farlo parlare e forse avrebbe smesso di dar corda a fantasie che non avrebbe mai confessato. E poi che cos'era quel lieve profumo che avvertiva standogli molto vicina? Aveva cambiato dopobarba? No, nemmeno la versione parlante di un manuale di storia dell'arte riusciva a distrarla. Sospirò silenziosamente, per non farsi notare, lasciando che proseguisse.
"Il pellegrino può arrivare a tale desiderabile meta solo seguendo la strada che il labirinto stesso gli propone e che all'inizio sembra condurlo direttamente verso il centro, illudendolo che il percorso sia lineare". Si fermò per mostrarle con la mano il punto di inizio e il primo pezzo di percorso che tagliava dritto, per poi svoltare all'ultimo.
"A quel punto lo porta volutamente fino ai punti più estremi e lo costringe a seguire con pazienza il sentiero tratteggiato, finché non l'abbia compiuto tutto superando le prove simboliche che gli si presenteranno. È un viaggio interiore di allontanamento dalla materia, di superamento di blocchi e ostacoli mentali grazie all'immersione nel proprio spirito. O forza morale, se preferisci qualcosa di meno religioso".
Rimase in silenzio, colpita dalle sue parole. Non perché fosse convinta che bastasse farsi un giro sul labirinto per superare le difficoltà, anche se capiva che dei pellegrini medievali potessero crederlo, ma perché comprese lo scopo di Castle nel condurla proprio lì, tra tutti posti che aveva avuto a disposizione. Non certo per mostrarle un esempio di egregia architettura.
Era il suo modo di dirle che intuiva quello che stava passando, pur non sapendo di cosa si trattasse. Che capiva che la forza per superarlo doveva trovarla in se stessa, e che per questo non avrebbe insistito nel conoscere i dettagli e non le avrebbe imposto il suo aiuto. Ma le sarebbe stato accanto. Discretamente. Senza pretendere niente. La forma più pura di aiuto e sostegno. Si commosse. Era un concentrato emotivo che avrebbe necessitato qualche momento in più per essere metabolizzato in tutta la sua potenza.
"Alla fine si conquista la luce?"
"Alla fine dovresti uscirne purificato e forse anche illuminato. Sono circa duecento metri di cammino da farsi in silenzio e concentrazione, quindi è una faccenda piuttosto lunga, di certo qualcosa sulla forza d'animo te la insegna".
"E lo si deve fare da soli?"
"Puoi chiedere aiuto a un aiutante spirituale", rispose con prontezza, svelando i suoi scopi non così nascosti.
"Che saresti tu? Mi sembri molto desideroso di ricoprire il ruolo. Ti ci vedo con una lunga barba bianca, bastone e lanterna".
"No, è inteso in senso simbolico", si schermì. "E io preferirei occuparmi di questioni più carnali che spirituali, soprattutto se riguardano te".
Gli diede un piccolo schiaffo sul ginocchio, sconcertata. "Castle! Siamo in un edificio religioso, non essere blasfemo! Che cosa dovrebbero pensare quegli stessi dei scandalizzati dalle mie esternazione poco consone, se ti sentissero? E dove è finito il serissimo cultore di arte sacra?"
"Lo trovavi sexy? Perché nel caso può sempre tornare".
Faticò a mantenere un'espressione impassibile. "Lo trovavo molto colto e interessante, diversamente dal solito. E, sì, anche molto sexy, peccato che io mi debba accontentare della versione poco cresciuta".
Una risata bassa e roca le fece provare qualche brivido di troppo e smorzò i suoi istinti battaglieri.
"Credo sia inutile chiederti se vuoi provare l'ebrezza del labirinto, a questo punto", proseguì dopo qualche istante.
"Mi sarebbe piaciuto, ma ormai hai rovinato l'atmosfera con le tue solite uscite imbarazzanti. Mi terrò i miei blocchi e la materialità di cui ti importa tanto, a scapito dell'illuminazione, e se ti sento fare una battuta a riguardo ti legherò a uno dei pilastri e ti lascerò qui a riflettere per sempre sulle tue mancanze, intesi? Verranno i templari a farti compagnia".
La risata si fece scrosciante, facendo voltare più di una testa.
"Credo sia meglio abbandonare la parte spirituale della visita per dedicarci a qualche altro tipo di piacere, prima che ci caccino. Piacere innocente", la fermò prima che mettesse in pratica il vivo desiderio di dargli uno spintone. "Volevo solo proporti di fare un giro nella parte più moderna della città, fermarci a bere qualcosa per riprenderci da questa immersione nell'arte". Si alzò in piedi, aspettando che lo facesse anche lei. Si trovò d'accordo con lui, per una volta.
Uscirono all'aperto. Il pomeriggio si stava colorando delle luci vivide del tramonto. Rabbrividì, quando il sole scacciò la penombra dalla quale erano riemersi.
D'un tratto, mentre stava fissando l'orizzonte persa in pensieri di nessuna importanza, sentì germogliare, da un punto sconosciuto della sua mente, o forse avrebbe dovuto dire dello spirito – Castle l'aveva contagiata con tutte quelle chiacchiere trascendentali –, una timida percezione di benessere che si trasformò presto in una travolgente sensazione di totale beatitudine da cui venne presto colmata fin negli spazi più oscuri. Stava bene. Stava molto più che bene. Era felice. Felice di quello che aveva, di quello che l'aspettava, che si apprestava a vivere con insolita eccitazione. Non c'erano più i morsi desolanti del vuoto che era sempre stato pronto a riaccoglierla, nei suoi infruttuosi tentativi di uscire dalla sua tana. Non c'era più il gelo impossibile da sciogliere, che le era stato sempre accanto e che si era rassegnata a tenere sempre con sé.
In preda a queste nuove sconcertanti sensazioni, che la scombussolarono per una volta in modo piacevole, allungò una mano per fermare Castle che si stava allontanando di buon passo. Lei invece aveva voglia di gironzolare ancora un po' sul quadrato antistante la cattedrale, magari visitare i sotterranei e curiosare in qualche libreria per cercare dei volumi sui misteri a cui Castle aveva accennato, stuzzicando la sua curiosità. Gli sorrise. Avrebbe voluto descrivergli a parole la stupefacente trasformazione a cui qualche divinità benevola l'aveva appena sottoposta, ma non seppe cosa dire, come rendere la pienezza di ciò che stava vivendo, senza sminuirla.
Lui le sorrise a sua volta. Le sembrò che capisse quello che stava vivendo, forse grazie alla loro telepatia o forse perché erano le sue stesse sensazioni, che si amplificarono, grazie a quella muta condivisione.
