1316 DR: Radici (Parte 2), ovvero Atto Primo: Derlusk
Se mi si chiedesse se esiste al mondo una città umana più graziosa e più culturalmente frizzante di Derlusk, avrei qualche difficoltà a rispondere. Ci sono porti più grandi, ci sono città più belle, ma solo Derlusk riesce a coniugare il magnetismo della cultura e dell'arte con il clima leggero di una cittadina portuale tranquilla. Avrei fatto volentieri il turista in una città simile, in cui in ogni taverna c'è un bardo.
Holly ovviamente odiava ogni angolo di quella città. Probabilmente proprio a causa dei bardi.
Karasel e Holly erano entrambi sotto mentite spoglie, lui in forma di mezzelfo come a Shilmista grazie all'oggetto magico che si era procurato anni prima da mastro Murghol, lei coperta da un'illusione che la faceva apparire come un'elfa della luna.
"Ti sei affezionato al tuo aspetto da mezzelfo?" gli domandai, commentando la sua scelta.
"Diciamo solo che in presenza di elfi di Evermeet ho intenzione di fare in modo che mi calcolino il meno possibile."
"Una scelta saggia" intervenne la nostra compagna celestiale "perché loro non sanno niente di voi due. Tanto vale costruirsi subito una reputazione che loro possano accettare."
"Reputazione? Speravo di farmi passare per un semplice avventuriero abile nell'esplorare dungeon che sente il richiamo del dovere verso le sue origini elfiche." Propose Holly. Karasel annuì, approvando la sua linea di condotta.
"Evviva la fiducia all'interno di un gruppo di eroi che stanno per infilarsi in un pericolo mortale!" Sussurrai mettendoci tutto il mio sarcasmo e un sorriso falsamente entusiasta.
"Sì. Infatti. Preservare la fiducia è proprio lo scopo di questo inganno." Holly mi mise a tacere con il suo solito cupo pragmatismo.
Elfi di Evermeet. Sigh.
Quella sera avremmo incontrato gli elfi nostri futuri compagni di avventura. Raccomandai un milione di volte a Holly di essere rispettoso ed educato, e di non dire cose come fantastico, una donna e un vecchio (cosa che aveva già detto, ma solo a me). Holly faceva segno di sì con la testa ma non sapevo se avesse capito davvero.
Lo scoprii quella sera.
Shanyrria Alenuath e Yalathanil Symbaern ci aspettavano in una taverna poco affollata, per gli standard di Derlusk, che vuol dire comunque fin troppo piena per i gusti di un elfo. Shanyrria era una graziosa elfa della luna, pallida, capelli neri e occhi azzurri come il cielo d'estate. Aveva un sorriso luminoso e decisi subito che sarebbe stato un piacere lavorare con lei. Yalathanil al contrario si guardava intorno come se disapprovasse ogni singola persona, ma è un comportamento prevedibile da parte di un elfo del sole, specialmente un mago. Il suo aspetto non tradiva la sua età ma Karasel ci aveva detto che aveva quasi mille anni ed era un mago di grande potere e importanza. Holly piegò il busto in avanti in una specie di piccolo inchino e si calò perfettamente nella parte del mezzelfo in soggezione davanti a esponenti così potenti della razza elfica. Fingeva di essere un mezzelfo dei boschi per dare credibilità al fatto che vivesse nella nostra foresta e parlava accentuando un pochino il nostro accento regionale. A volte, sul serio, mi fa paura che sia così bravo a fingere.
Io cercai di essere gentile e accomodante ma capii subito che mi avevano inquadrato come quello che sicuramente sarà il primo a morire, e Yalathanil in particolare mi trattava con una certa condiscendenza. La cosa mi irritò; ero venuto per dare una mano, anche per facilitare la collaborazione fra loro e Holly, e ora lui si comportava da mister perfettino e quello indesiderato finivo per essere io... Aspetta.
"Holly, una parola" gli dissi quando il nostro incontro conoscitivo fu terminato. Senza aspettare una conferma, lo presi per un gomito e lo trascinai verso vie meno frequentate. "Tu non vuoi che io venga. È per questo che ti sei comportato così bene?"
"Mi hai detto tu di comportarmi bene!" Si scrollò di dosso la mia mano, offeso. "E naturalmente non voglio che tu venga, potrebbe essere una missione senza uscita, come ti viene in mente che io voglia che tu venga? È una situazione così fuori dal comune che nemmeno il teorema dell'armadio la può calcolare."
"Ma io verrò con te lo stesso, perché cosa accadrebbe se la vostra collaborazione dovesse venire meno nel bel mezzo del pericolo?"
Holly continuò a guardarmi male.
"Se proprio devi venire" borbottò infine "almeno mettiamo insieme qualche piano d'emergenza nel caso in cui capiti proprio quello."
"Ma certo! Vedrai, io e te lavoriamo bene insieme."
Cercai di dargli una pacca sulla spalla, ma si scostò come se avessi voluto attaccarlo. "Op! Johel, dovrai impegnarti molto di più se speri di colpire qualche mostro, laggiù!"
"E tu non riuscirai a fare nemmeno un attacco furtivo se tradisci la tua presenza prendendo in giro i tuoi avversari" risposi, stando al gioco.
La mattina dopo ci saremmo trovati con Karasel, Yalathanil e Shanyrria alle porte della città. Decisi che dovevo assolutamente godermi la mia ultima notte di libertà.
La mattina dopo, di buon'ora, ci ritrovammo al luogo prestabilito: sotto l'arco di blocchi di pietra bianca che sovrastava i portoni della città. Karasel ci informò che prima di partire c'era ancora un'ultima incombenza che dovevamo svolgere, necessaria alla missione: cercare di reclutare un'altra persona. Non lontano dalle porte della città sorgeva un'alta torre. Aveva tutta l'aria di essere la torre di un mago, soprattutto perché c'era fuori un cartello:
Torre del molto grande e nobile mago Linomer
Si riceve solo nei giorni dispari e solo la mattina
Rimasi a guardare il cartello per qualche momento con una certa perplessità, e non solo per la grammatica. Avevamo già un mago nel gruppo e per la mia esperienza due maghi nella stessa squadra sono come due galli in un pollaio; era davvero una buona idea?
Karasel però non aveva dubbi di sorta e ci fece cenno di spalancare l'uscio, che era abbastanza grande per permettere il passaggio anche a una creatura come lei.
La torre internamente era vuota, c'era solo una rampa di scale che saliva a spirale lungo tutta la parete esterna. Le scale si fermavano poco sotto al soffitto, e man mano che salivamo riuscimmo a vedere che c'era una porta, messa in orizzontale, che fungeva in qualche modo da botola. Io, Holly e Shanyrria arrivammo in cima alle scale senza accusare stanchezza, ma Karasel e Yalathanil erano saliti volando quindi ci aspettavano in cima ormai da un po'.
Karasel bussò a quella buffa porta e dall'interno una voce maschile, che aveva l'intonazione musicale della parlata elfica, ci invitò ad entrare liberamente.
Il molto grande e nobile mago Linomer era un elfo della luna, almeno così mi parve. Il naturale pallore della sua razza era mitigato da una leggera abbronzatura (a Derlusk il clima è molto clemente), i suoi lunghi capelli erano biondi ma così chiari da risultare quasi argentei.
"Benvenuti. Prego, accomodatevi."
C'era una teiera con della tisana pronta per noi e un vassoio di gipple, dolcetti tipici del posto e dalla forma inquietante. Karasel guardò quella specie di colazione come se fosse di cattivo auspicio.
"Lord Linomer, grazie per averci ricevuti." La lillend passò a fare le presentazioni di tutti noi, ma sembrava che il mago l'ascoltasse con scarso interesse.
"Sono onorato di conoscere tutti voi, ma state sprecando il vostro tempo." Ci disse, prima ancora che Karasel iniziasse a esporgli le nostre richieste. "Il potente mago Linomer non verrà con voi."
Karasel lo fissò in silenzio per un lungo momento, infine sospirò. Si voltò verso di noi e si degnò di spiegare: "Lord Linomer è il mago della città, ma è anche una sorta di custode per la regione, un baluardo contro il male. È lui il latore delle informazioni sulle strane attività nel Bosco del Crepuscolo."
"Sono un po' più di questo." La corresse Linomer, e non capii se si riferisse alle informazioni o a se stesso. "C'è un grande male sotto quella foresta e sotto il braccio di mare davanti ad essa. Nessuno sa esattamente perché, o cosa nascondano le profondità della terra, ma la leggenda vuole che lì sotto sia sepolta un'antica città degli elfi scuri. Non so se la leggenda corrisponda al vero ma questo luogo viene pattugliato e tenuto sigillato dai maghi fin da prima della fondazione della città di Derlusk. Non è un caso se io mi trovo qui, ho ricevuto questo compito dal mio predecessore tre secoli fa. L'incantesimo che sigilla i cunicoli sotterranei di questa regione è sempre rimasto in piedi, è sempre stato necessario rinnovarlo solo una volta ogni cento anni, ma di recente qualcosa sta iniziando a cambiare. Energie malvagie filtrano dal sottosuolo e contaminano la terra stessa, nonostante i miei sforzi. Ho iniziato a dover ripetere l'incantesimo di costrizione con molta più frequenza."
"Ogni quanto?" Intervenne Yalathanil, che tra tutti noi era il più esperto in materia ed era quello che più facilmente poteva farsene un'idea.
"Da quando questa contaminazione è cominciata, o meglio da quando è giunta in superficie facendomene accorgere, ho dovuto rinforzare l'incantesimo inizialmente una volta all'anno."
Yalathanil aveva un'espressione che non prometteva nulla di buono. Perfino io, da profano, arrivavo a capire che non erano buone notizie.
"Inizialmente?" Indagò, volendo approfondire.
Linomer sospirò.
"Inizialmente. In seguito, vedendo con che velocità il mio incantesimo iniziava a lasciar filtrare le energie negative, ho dovuto iniziare a farlo una volta al mese. Nel frattempo avevo già iniziato a compiere delle indagini e a quel punto ho contattato un emissario dei Seldarine, pensando che volessero saperlo o che potessero mandare un aiuto."
"Quand'è l'ultima volta che hai rinnovato l'incantesimo?" domandò Karasel.
Linomer ci rivolse un sorriso triste e aprì le braccia in un gesto d'impotenza.
"Non mi avete lasciato finire. Non è più sufficiente rinnovare l'incantesimo una volta al mese. Per la verità, in questo momento state parlando con un simulacro. Il vero mago Linomer è sceso in una caverna nei pressi del Bosco del Crepuscolo e sta ripetendo l'incantesimo ininterrottamente da giorni, fermandosi solo per far riposare la mente."
Queste parole furono seguite dal più totale silenzio mentre tutti cercavamo di venire a patti con le implicazioni. Fui colto da un capogiro, e grazie al cielo ero già seduto su una delle sue comode poltroncine. Una tazzina si infranse a terra rompendo il silenzio spettrale, e per un momento credetti che fosse la mia. Per fortuna no, era quella di Shanyrria.
"Di certo capite perché non può venire con voi." Aggiunse il simulacro.
Altro silenzio.
"Io verrò con voi, se non vi dà fastidio che dimentichi i vostri nomi ogni giorno. Noi simulacri siamo incapaci di apprendere informazioni nuove, e purtroppo le mie capacità non sono utili come quelle del mio originale, ma ne so più di chiunque altro sul male che contamina queste terre e sono comunque in grado di lanciare un Rimuovi Maledizione o un Localizza creatura."
Yalathanil rispose con una certa sgarberia lasciando intendere che i poteri limitati di un mago che era capace approssimativamente la metà di lui non ci sarebbero stati molto utili. Il falso Linomer si strinse nelle spalle e insistette con argomentazioni molto valide: poteva essere una buona guida nel riconoscere la fonte di energie magiche che conosceva molto meglio di noi, poteva occuparsi di questioni triviali permettendo a Yalathanil di risparmiare i suoi incantesimi, e inoltre non gli importava di morire perché era solo un fantoccio non-vivo.
Karasel non aveva gli scrupoli o la supponenza di Yalathanil e accettò con gratitudine la presenza del secondo mago.
Fu così che il nostro gruppo si arricchì di un nuovo membro, e io quantomeno non ero più l'unico a sentirsi fuori posto.
