1316 DR: Radici (Parte 3), ovvero Atto Secondo: il Bosco del Crepuscolo

Arrivammo al Bosco del Crepuscolo prima del tramonto. Linomer insisteva nel dire che la foresta era abitata da presenze oscure e che quindi sarebbe stato più prudente accamparci e cercare una via per il sottosuolo con il favore della luce del sole, ma Holly obiettò che se ci stavamo per infilare in un dungeon potenzialmente mortale allora era un po' sciocco preoccuparsi dei pericoli che avremmo potuto trovare in superficie. Holly ha un po' questo atteggiamento da qualunque mostro affrontato sulla Superficie sarà per forza più debole di quello che puoi trovare sottoterra; l'ho sempre giudicato supponente per questo, ma dopo la mia avventura nel Buio Profondo pochi mesi prima avevo cominciato a ricredermi.
Il sole aveva appena iniziato a calare, ma addentrandosi sotto le fronde del fitto e oscuro Bosco del Crepuscolo si aveva l'impressione che il tempo corresse più veloce e che la notte scendesse all'improvviso.
Camminammo nel buio per almeno un paio d'ore, con il solo ausilio delle luci danzanti di Holly; per fortuna la nostra acuta vista elfica ci permetteva di trovare il sentiero anche in quell'oscurità quasi totale. Il sottobosco era fitto e fastidioso. Holly apriva la fila, accompagnato da Linomer che era l'unico a conoscere l'ubicazione dell'ingresso delle gallerie.

Potrei dire che quella prima parte del viaggio fu facile, ma sarebbe una menzogna. Diciamo piuttosto che le difficoltà che ci trovammo ad affrontare erano alla nostra portata.
In un momento imprecisato della notte ci trovammo ad attraversare una zona più grigia e morta del normale. Tutta la foresta era un po' secca e contorta, ma in questa zona gli alberi avevano addirittura perso le foglie e si tendevano verso il cielo come mani scheletriche.
"Siamo vicini alle caverne?" Domandai a bassa voce. Non c'era nessun nemico in vista, ma quel luogo metteva soggezione.
"No." Rispose Linomer, anche lui a bassa voce. "La stranezza è proprio questa, in alcune zone la foresta è più corrotta che in altre, indipendentemente dalla vicinanza alle gallerie."
"Forse è una mia impressione..." s'intromise Shanyrria con voce tremula. "Ma non sembra anche a voi che questi alberi fossero più lontani un momento fa?"

Quattro creature che sembravano alberi contorti, ma che potevano muoversi velocemente quanto un elfo, si lanciarono su di noi protendendo i loro artigli di legno.
Purtroppo per loro, le spade di metallo tendono a essere un po' più efficaci.
La battaglia si concluse in qualche minuto; Shanyrria, Holly ed io avevamo fatto gran parte del lavoro perché non volevamo che gli incantesimi ad area dei maghi devastassero la foresta. Per quanto fosse corrotta, era comunque una foresta, e se fossimo riusciti nei nostri intenti presto sarebbe stata ripulita dall'influenza malvagia che l'aveva impregnata.
"Ho sentito parlare di creature del genere, chi è sopravvissuto ai loro assalti li chiama Alberi Oscuri." Disse Holly, ma sembrava perplesso. "Solo che credevo che bevessero sangue."
"Non sono Alberi Oscuri" lo corresse Linomer, con voce triste. "Quelli vivono nelle giungle, questo non è il clima giusto. Queste creature sono qualcosa di diverso... e credo che un tempo fossero Treant, nobili guardiani della foresta. I saggi druidi del passato chiamavano queste creature Metarborei, e hanno il potere di corrompere gli alberi intorno a loro." Con un ampio gesto del braccio indicò la porzione di foresta in cui ci trovavamo, che agli occhi sembrava rinsecchita e morta ma a sensazione sembrava emanare malvagità.
"Treant corrotti dalla malvagità che risale dal terreno?" La voce melodiosa di Karasel era un sussurro appena udibile, ma era sufficiente per far trasparire il suo orrore. "Avremmo dovuto arrivare prima."
"Questo è sicuro." Concordò Holly. "Ogni ritardo ha sempre un prezzo e quel prezzo spesso sono vite rovinate. L'unica cosa che possiamo fare è non tardare ancora. Io dico di proseguire senza accamparci, ma la decisione ultima naturalmente spetta a voi." Così dicendo si girò verso noi quattro elfi. Già, lui era un non-morto e non necessitava di riposo, e probabilmente nemmeno Karasel.
"A me sta bene continuare." Convenne Linomer. Noialtri avevamo solo camminato durante il giorno, e non era stata una marcia particolarmente faticosa, quindi acconsentimmo a proseguire. Yalathanil bevve una pozione, forse un rinvigorente, e ci seguì senza lamentarsi nonostante la sua età avanzata.

Per quella notte però i problemi non erano ancora finiti. Ormai non eravamo molto distanti dal luogo in cui Linomer ci stava guidando, ma Holly fece cenno al gruppo di fermarsi.
"Vedo delle auree malvagie" ci annunciò a bassa voce. "Qualcosa di molto cattivo e molto potente è passato di qui. Karasel, lo vedi anche tu?"
La lillend annuì. "Hai ragione, e non è trascorso molto tempo."
"Io vado a vedere." Decise Holly.
"Aspetta, vai da solo?" Lo fermai.
"So essere molto silenzioso se voglio."
"Ma con quelle lucine ti vedranno arrivare da un miglio di distanza." Obiettai, indicando le piccole sfere di luce che gli giravano intorno ai piedi.
"Vorrà dire che le spegnerò."
Provai a obiettare ancora, ma non volle ascoltarmi. Con un gesto congedò le luci danzanti e sembrò scomparire nell'oscurità.

Attendere il ritorno di Holly, in una foresta oscura e corrotta, in compagnia di persone che conoscevo appena... fu una dura prova, ma probabilmente era lo stesso per gli altri. Non è che non mi fidassi di loro, avevamo combattuto insieme ed ero convinto della loro sincera motivazione verso la missione, ma comunque non ero tranquillo.
"Ehilà!" Holly sbucò alle mie spalle praticamente dal nulla. Nello stato di tensione in cui ero, avevo già sfoderato la mia sciabola elfica prima di capire che era lui. Holly alzò le mani in un gesto di resa. "Cavolo, Johel, pensavo che fossimo ben oltre questo stadio."
Abbassai la lama, guardandolo molto male. "Non mi devi arrivare alle spalle. Te l'ho detto migliaia di volte."
Holly congedò il mio disagio con uno sbuffo e si rivolse agli altri. "C'è una banda di briganti che pianifica di indebolire Derlusk attaccando le carovane via terra e le navi che escono dal porto. Hanno degli accordi con alcuni pirati, ma la vera cattiva notizia è che sono capitanati da un beholder."
Yalathanil non nascose la sua sorpresa davanti al suo tono così tranquillo. "Lo dici come se ci fosse anche una notizia buona." Holly si strinse nelle spalle come se non avesse una vera risposta. "Che è solo uno? Che esistono creature più pericolose di un beholder? ...Che non piove? Ecco, sono già tre notizie positive." Yalathanil lo guardò come se volesse schiaffeggiarlo, ma fu Linomer a sorprenderci tutti prendendo la parola. "Io lo ammazzo quel brutto figlio di un'orchessa e di un rospo!" Sibilò, tirandosi su le maniche. "Minacciare la mia città... Mi farò una collana con i suoi occhietti marci!"
Sapevamo che Linomer era una sorta di guardiano per la città di Derlusk e per tutta la regione, ma non pensavamo che prendesse la cosa così a cuore anche quando si trattava di problemi triviali come un gruppo di banditi; ci eravamo fatti l'idea che si fosse stabilito nella zona solo per controllare l'incantesimo che sigillava il dungeon.
Non c'era verso di dissuaderlo, quindi non ci restava che aiutarlo per rendere la sortita più rapida e indolore possibile. Abbattere il beholder non fu facile, ma unendo le nostre capacità in concerto riuscimmo a sopraffare il nemico, anche grazie all'effetto sorpresa. Non si aspettava che ci fossero avventurieri così folli da addentrarsi nella sua foresta, soprattutto di notte. Io mi ero limitato a bersagliarlo a distanza con le frecce perché l'infame cercava sempre di fuggire in volo, sottraendosi alle spade dei miei compagni, ma come piacevole conseguenza ero fuori dalla portata dei suoi raggi.
Se fosse dipeso da me, avrei lasciato fuggire i suoi galoppini umani e mezzorchi, ma Linomer li inseguì caparbiamente e uccise tutti quelli che riuscì a raggiungere. Devo dire che non mi aspettavo tanta brutale determinazione da parte di un mago elfo dall'aspetto bonario e abbastanza raffinato.

"Ho dovuto usare alcuni buoni incantesimi per abbattere quel mostro" esordì Yalathanil quando infine Linomer tornò nei ranghi. "Quindi ora propongo di fermarci a riposare."
Aveva l'aria stanca e abbastanza irritata. Sì, probabilmente avevamo chiesto troppo a un mago anziano e abituato alle comodità (oltre che al comando, scommetto).
Nessuno mosse obiezioni, cercammo un luogo riparato in cui accamparci e ci sistemammo sotto le fronde di un grosso larice.
"Io faccio la guardia." Decise Holly in tono definitivo, e abbandonò il campo prima che qualcuno potesse obiettare. Forse la compagnia forzata di tante persone l'aveva indisposto.

Quella notte, prima di dormire, io e Shanyrria riuscimmo a scambiare due parole con Linomer.
"Mi sorprende che un elfo della luna abbia così tanto a cuore il destino di una città di umani." Confessò Shanyrria, con un certo imbarazzo. "Insomma, non è che io abbia qualcosa contro gli umani ma è... strano."
"Gli elfi di Evermeet sono abituati a considerare gli umani come creature inferiori." Le fece notare il mago, senza alcuna traccia di tatto o di imbarazzo. "Ma per me tutti i popoli pacifici hanno diritto a esistere e a non essere molestati da creature malvagie."
"Non tutti gli umani sono pacifici." Intervenni. "Le foreste dell'Amn e del Calimshan stanno avendo problemi con i nobili umani, che si comportano da veri bastardi come se la terra gli appartenesse di diritto. Talvolta ci hanno perfino mosso guerra. Non dico che tutti gli umani siano malvagi, ma sono facilmente corruttibili dal potere e sembra che in alcuni di loro ci sia un'indole malvagia e portata alla prevaricazione."
Linomer sorrise tristemente. "In molte creature purtroppo c'è un'indole malvagia e portata alla prevaricazione. Gli umani dei Regni di Confine spesso si fanno la guerra, città contro città, ma io che posso fare se non proteggere i deboli e gli innocenti dai criminali come quei banditi? Vorrei riuscire a preservare ciò che c'è di buono negli esseri umani... perché anche se i loro governanti spesso sono malvagi, so che la maggior parte dei popolani e dei contadini sono brave persone." Con questo, tornò a guardare Shanyrria. "E la loro vita non vale meno della nostra."
La fanciulla s'irrigidì, colta nel vivo. "Ora mi fai passare per un'insensibile razzista. Io viaggio molto nel continente, collaboro spesso con gli umani."
"Ah-ah" Linomer si esibì nella parodia di una risata. "Ho molti amici umani ma. Che discorso prevedibile. Scommetto che se qualcuno ti chiedesse se hai antenati umani nella tua linea di sangue..."
"Non ho antenati umani. Non c'è niente di vero in quella voce!" Shanyrria sembrava quasi insultata.
"Ma il pensiero stesso è offensivo per te, vero?"
"Parli come qualcuno che ha sangue umano nelle vene." L'elfa gli rivolse uno sguardo velenoso. "Il tuo discorso è completamente disinteressato, o stai difendendo te stesso?"
Linomer rise, stavolta una risata sincera. "Io sono un pupazzo fatto di fango e animato con la magia. Non serbare rancore nei miei confronti, te ne prego, perché domattina non ricorderò questa conversazione e non saprò perché sei arrabbiata con me."
Il broncio di Shanyrria si addolcì un po'. "Non ho alcuna intenzione di litigare con un alleato. Perdona la mia curiosità."
"E tu perdona la mia intransigenza. Voglio rispondere alla tua domanda: il grande mago Linomer ha nelle vene tanto sangue umano quanto sangue elfico."
Quelle parole inevitabilmente ci portarono ad analizzare con lo sguardo le sue fattezze, i suoi tratti delicati e le sue orecchie a punta. C'erano segni di ascendenza umana? Francamente non mi sembrava, di sicuro non era un mezzelfo. Tanto sangue umano quanto sangue elfico.
"Guardatemi pure finché ne avete voglia." Ci concesse Linomer, magnanimo. "Molta gente non riesce a smettere di ammirare la mia bellezza." Con un sorriso sornione si sistemò nel suo sacco a pelo e chiuse gli occhi, fingendo di addormentarsi.

La mattina dopo mi alzai prima degli altri (con l'eccezione di Karasel, che non aveva bisogno di dormire) e uscii dalla tenda. Alla luce del giorno la foresta sembrava leggermente meno tenebrosa e spettrale, ma quella poca luce che filtrava fra le fronde non poteva allontanare del tutto l'inquietudine.
Non quando il nostro accampamento era disseminato di cadaveri di ragni giganti.
Mi avvicinai alla carcassa di un aracnide grosso quanto un cavallo, il più grande fra i cadaveri accumulati sotto il nostro albero. Aveva chiari segni di armi da taglio sull'addome.
"Holly, tu lo sapevi che c'era una colonia di ragni mostruosi sopra il nostro accampamento?" Domandai, con la fastidiosa sensazione che la voce mi fosse uscita un po' troppo acuta.
"Hm-hm" annuì lui, mentre aiutava Karasel a preparare una specie di colazione.
"E non hai pensato di avvertirci?"
"Nah." Holly scrollò le spalle. "Sareste andati in paranoia per niente. Questi sono semplici animali, non sono molto pericolosi, e la loro presenza tiene lontani altri predatori. Era un luogo sicuro in cui accamparsi, ed era anche l'unico spiazzo senza quell'odioso sottobosco."
"Va bene, io ci rinuncio." Alzai le braccia al cielo in segno di frustrazione. "Dimmi almeno una cosa."
"Hm?"
"La nostra colazione non ha nulla a che vedere con le tue prede, vero?"
Karasel scoppiò a ridere. Era un suono davvero rincuorante in un contesto così tetro.