CAPITOLO 18 IL PECCATO DEL FALCO
Finalmente Erin conobbe anche Natasha Romanoff. Vedova Nera era rientrata a New York ed al lavoro alla base. Mancava solo qualche settimana di riabilitazione, che avrebbe svolto allo S.H.I.E.L.D., e poi avrebbe ripreso anche il suo posto nella squadra.
E l'agente Murphy, nello stesso modo, sarebbe ritornata alla sua vita professionale precedente. Aveva riflettuto su questo ulteriore cambiamento, inevitabile. Le dispiaceva lasciare gli Avengers, visto quanto gli si era affezionata. A volte quando si smetteva di frequentare tutti i giorni i colleghi, ci si riprometteva di incontrarsi in altre circostanze, ma nella realtà avveniva raramente, e si perdevano i contatti. Si augurò che a loro sei non accadesse.
Un po' era triste pure di non vedere più Clint, sul lavoro, quotidianamente. Però aveva ragionato che lo stare separati avrebbe potuto giovare alla loro relazione, che avrebbe avuto bisogno di un upgrade, poiché oramai si frequentavano da mesi ed era sempre insicuro di tutto, indeciso sul loro futuro. Lei non aveva insistito perché lo conosceva e sapeva che non amava essere forzato, ma erano arrivati ad un punto di stallo.
Natasha era stata gentile e cordiale, quando si erano incontrate, sembrava curiosa di conoscerla. Era una bella ragazza dai capelli rossi, minuta. Bruce la seguiva per la base tenendola per mano, teneramente. Sapevano che gli era mancata da morire.
Gli altri Avengers erano felicissimi che fosse rientrata e molto sorridenti. Barton soprattutto, che sparava un'idiozia dopo l'altra ma Romanoff doveva esserci abituata perché rideva e lo smontava subito. Si percepiva chiaramente la loro intesa e confidenza.
Nat era limitrofa al Falco, alla base del 'cubo'. Era l'unica che potesse seguire il suo allenamento da lì. Clint diede spettacolo.
'Gesù, meglio del solito, meglio di sempre. È per lei?' chiese Romanoff.
'Come, scusa?'.
'Per Erin! Sembri tanto felice...non ricordo di averti mai visto così sereno...guarda pure come tiri...' Natasha lo disse con dolcezza, era tanto contenta per lui, finalmente si era placato.
'Ti hanno spifferato tutto quei quattro pettegoli...non si fanno mai gli affaracci loro...' l'uomo era scocciato.
'Sono i tuoi amici, non sono pettegolezzi...e poi frequentare qualcuno, essere innamorati, è la cosa più bella che possa capitare, in particolar modo a gente come noi...in caso contrario, saremmo destinati a rimanere da soli e tu sai quanto sia triste'.
Non le rispose. Ci mancava pure la paternale della rediviva Nat.
'Erin mi piace proprio tanto, è molto bella, dolce e mi pare una ragazza seria, a modo; so che i suoi genitori sono avvocati famosi...me lo ha detto Steve, pare lo aiutino per ...non ho capito cosa...'.
Si era pure informata, che palle! 'Natasha, che vuoi da me? Che vuoi sapere? Speravo tornassi presto...tutte queste domande...insomma, basta! Dove vuoi andare a parare?' era sulla difensiva, aggressivo.
Romanoff fu sincera 'Clint, a me puoi dirlo...ti vedo così preso...che intenzioni hai, con lei? Vi siete fidanzati? Pensi di sposarla? Sarebbe davvero bello!'.
Barton lì dette il meglio, come era nel suo stile. 'Nat, lo sai come sono...i legami fissi non fanno per me...Erin è una figa stellare e sapessi a letto com'e disponibile, le cose che mi fa...è pazza di me…è come avere una puttanella personale, sempre a disposizione…per adesso non ci voglio rinunciare, poi si vedrà, magari trovo di meglio o mi stufo...impegni zero...proprio non ne voglio, e di alcun tipo...nemmeno mi sono trasferito da lei, pure se so che lo desidererebbe...che ti credi...se pensa di incastrarmi, ha capito male, malissimo anzi...'.
Vedova Nera lo fissava a bocca aperta, sconcertata 'Sei proprio sicuro? Avrei detto il contrario, che fosse una storia molto importante per te, la storia della vita…per questo te l'ho domandato...'.
'Strasicuro, il guinzaglio a Occhio di Falco non lo mette nessuno...'mentre finiva, si sentì osservato. Alzò gli occhi in direzione della balaustra. Erin era lì. Si teneva stretta alla ringhiera di metallo, con le mani...si era completamente scordato che non perdeva mai un suo allenamento...Cristo santo...mai...
Le tremava il labbro inferiore, aveva gli occhi pieni di lacrime e lo stava fissando come, in nessuna occasione, aveva fatto prima. Nemmeno quando litigavano continuamente. Dolore, delusione, disperazione sul suo viso. Si girò di spalle ed andò via, mentre lui abbassava lo sguardo a terra.
Thor lo aggredì fisicamente. Lo sguardo truce ed assassino. Gli diede un pugno in pieno viso, sulla mascella, e Clint fece un volo di due metri. Dovettero fermarlo in tre. Bruce, Tony e Steve...temevano lo avrebbe ucciso, stavolta...il biondo gridava, fuori di sé 'Perché hai detto quelle cose? PERCHE'? Sulla Terra fate e dite il contrario di quello che sentite, vi piacevate e vi siete fatti la guerra, ci stavi insieme e lei ti adorava e pure tu...non ti capisco, Barton e non voglio più capirti...togliti dalla mia vista oggi, sennò finisco il lavoro... per tutti gli dei, te lo avevo giurato, che se le avessi fatto del male, l'avresti pagata cara!'.
'Natasha mi ha riferito ogni cosa. Hai detto delle parole orrende, volgari...non sai le cose che mi fa a letto...il resto non riesco a ripeterlo, mi sento male…che schifo è? E tu, invece, non sai che faccia aveva lei quando è andata via' Bruce era tristissimo, adorava Erin 'Il ghiaccio sul labbro rotto mettitelo da solo, stavolta non ti curo, mi hai proprio scocciato!'.
Steve aggiunse 'Non ho potuto fermarla, non ha proferito una sillaba. Pensa, non ha parlato nemmeno con Thor...ha svuotato l'armadietto…poi mi ha chiamato Fury, dieci minuti fa; Erin ha dato le dimissioni dallo S.H.I.E.L.D. e non c'è stato verso di convincerla a restare. Clint, il Direttore ha detto alla segretaria che non intende riceverti per nessun motivo, casomai volessi andare da lui, per piacere, lascia stare'.
'Abbiamo provato a chiamarla al cellulare ma è spento. Le ho lasciato un messaggio in segreteria…dubito mi richiamerà' Tony era certo che non l'avrebbe fatto.
'Con quella boccaccia rovini sempre tutto; rimane la domanda iniziale di Thor, perché hai straparlato? Sei muto, adesso!' Rogers era stravolto.
Barton mormorò 'Natasha mi incalzava con le domande, è la mia amica più cara e che sento più vicina e quando le racconto qualcosa, diventa reale; ciò che provo per Erin...cioè...io la amo, amo tutto di lei, la adoro...É tutta la mia vita... oddio, maledizione, non sono mai nemmeno riuscito a dirglielo in faccia... ho sempre paura di stare male e di soffrire e di non essere alla sua altezza. E' sempre perfetta ed io un disastro' blaterava mille cose, impazzito e spaventato.
'Quindi hai sparato merda su Erin e sulla vostra relazione? Spiegami! Tanto per parlare in termini che tu capisci. Sei un idiota, porca vacca!' Tony fu chiarissimo.
'Uhm...' lui mormorò, avvilito.
'Che farai? Pensi di provare a giustificarti?' Nat lo chiese, scettica che la ragazza lo avrebbe potuto perdonare, visto che era stato molto pesante e sgradevole.
'Sì...'.
'Inventati qualcosa di grandioso, non so proprio cosa tu possa dirle a questo punto, genio dell'idiozia e della stupidità!'. Stark terminò, arguto come sempre.
Occhio di Falco scese in garage, per recuperare l'auto ed andare a casa di Erin. Aveva aspettato un paio d'ore, sperando che lei si fosse calmata.
Stava mettendo in moto quando vide un bagliore metallico sul cofano. Gli si gelò il sangue nelle vene...scese ed afferrò il braccialetto d'acciaio con la freccia, che lei aveva voluto, evidentemente, restituirgli in quel modo plateale...non lo aveva tolto mai ed adesso...si metteva molto, molto male.
Provò ad andare al suo appartamento. Quando inserì la chiave nella porta sentì una resistenza...non entrava...oddio...aveva già fatto cambiare la serratura...
Suonò il campanello più volte ed a lungo. Non sentiva rumori provenire dell'appartamento.
'Vattene subito, Barton o chiamo la polizia. Te lo giuro'. La voce di lei, glaciale. Disse solo questo.
'Perdonami, non pensavo quello che ho detto, ti prego Erin, io ti amo...' Clint cominciò una solfa ripetitiva. Una cantilena. Gridava, in preda ad una disperazione profonda. Sembrava un pazzo.
La ragazza non aveva aperto né più parlato. Nulla.
Venti minuti dopo, era ancora lì, seduto a terra, spalle alla porta che continuava ad implorare il suo perdono. Vide aprirsi le porte dell'ascensore ed uscire due agenti di polizia...lo individuarono subito.
'Che succede?' gli chiese il più anziano dei due.
'Ehm, ho litigato con la mia ragazza...non vuole parlarmi né farmi entrare...'.
Gli agenti avevano assistito centinaia di volte a scene del genere, e per di più, era chiaro lo avessero riconosciuto.
'Senta, Clint, noi adoriamo gli Avengers e capiamo tutto; però ci hanno telefonato anche alcuni inquilini del palazzo oltre che la signorina in questione. Scenda giù con noi e torni a casa sua e faremo finta che non sia accaduto nulla, non scriveremo neanche il rapporto; se fa resistenza o si ostina a rimanere, dovremo portarla alla Centrale...che vuole fare?'.
Occhio di Falco lanciò un ultimo sguardo disperato alla porta chiusa e si incamminò verso l'ascensore, seguito dagli agenti.
Erin era molto sconfortata. Le parole di Clint avevano disintegrato in pochi secondi la loro relazione. Tutto quello che lei, con fatica, aveva costruito e tessuto. Sapeva che il Falco non pensava fino in fondo ciò che aveva detto a Romanoff, ma il punto era quello. Che non ammetteva con nessuno e nemmeno con sé stesso ciò che provava per lei, né voleva aprirsi ad una completa vita a due, ad una relazione adulta. Lei non poteva però aspettare per sempre e di tempo ne era passato molto, da quando si frequentavano. Pensò che non sarebbe maturato mai fino in fondo, se non era successo insieme a lei, dopo tutti i momenti, belli ed anche parecchio brutti, che avevano affrontato. E che vicino a sé avrebbe meritato qualcuno che l'apprezzava fino in fondo e non l'avrebbe fatta sempre soffrire o vivere in tensione. Posto che il pensiero di rinunciare a Clint era dilaniante, forse avrebbe incontrato un uomo meno passionale e che avrebbe amato meno ardentemente, ma con cui non avrebbe sempre discusso o combattuto per ogni cosa.
Gli agenti lo avevano scortato fino a casa, per essere certi che non stazionasse sotto il palazzo di Erin. Barton si buttò sul letto e si accese una sigaretta. Più pensava, più aveva la mente vuota...idiota, idiota, idiota...
Passò la notte in bianco, una sigaretta via l'altra e la bottiglia di scotch sul comodino, tracannandolo direttamente, senza nemmeno usare il bicchiere.
Il giorno seguente era a pezzi. Aveva lasciato alla ragazza decine di messaggi in segreteria. A vuoto...era andato al lavoro in condizioni pietose, sperava che gli altri ci avessero parlato ma non era stato così. Tony aveva provato a richiamarla senza successo anche lui. Thor e Steve erano stati chiari. La loro amica aveva bisogno dei propri tempi e non avrebbero forzato la mano, ugualmente Bruce e Nat che non volevano mettersi in mezzo a faccende tanto personali… sapevano bene cosa significasse l'ingerenza altrui su una relazione amorosa.
Clint era proprio uno straccio. Più i giorni passavano, peggio era. Rimaneva muto la maggior parte del tempo. Gli occhi cerchiati dal poco sonno e dalle bevute, sporco e trasandato. Addosso sempre la maglia nera dei Metallica. Puzzava in maniera nauseabonda, a detta di Stark.
Erano stati anche convocati da Fury. Una lavata di testa per Barton, colpevole di non aver raccontato della storia con Erin e per Rogers, per non aver saputo gestire la cosa. In quell'occasione, il Falco era così mesto e triste che Thor si sentì in dovere di difenderlo…gli faceva pena ed aveva superato la fase della rabbia contro il collega; il principe parlava poco, di solito, per cui anche il Direttore se ne meraviglio. 'Fury, lo lasci in pace, la prego, non vede com'è ridotto? Oramai purtroppo, ciò che è fatto è fatto, lo sa anche Clint...sia clemente'. Il nero raccolse la questua dell'asgardiano. 'Va bene, Barton, riguardati!' lo ammonì, mentre l'uomo rimase a occhi bassi.
'Bucky è riuscito a parlare con Erin' esordì Steve. I due, da quando si erano conosciuti, si sentivano e vedevano spessissimo e si erano molto legati.
Clint sembrò riprendersi dal suo torpore. 'Che gli ha detto?' fece, agitato, alzandosi in piedi.
'Niente di particolare, è stata educata però ha chiarito che se iniziava a nominarti, avrebbe dovuto chiudere subito la conversazione'.
Barton si avvilì 'E come sta?'.
'Deficiente, come vuoi che stia?' Tony si inquietò. 'Comunque ...ci ho parlato pure io...'.
'Quando cazzo pensavi di dirmelo?' Occhio di Falco si era avvicinato al collega, minaccioso, gridandogli in faccia.
'Non te ne avrei fatto parola, sei isterico; mi ha detto le stesse cose che ha detto a Barnes. Che non voleva parlare di te, siamo stati al telefono pochi minuti e non penso stia bene, per tornare alle tue domande senza senso!'.
'Tony, aiutami! Richiamala!'.
'Sono Iron Man, non faccio miracoli, per quelli conviene che inizi a pregare'.
Squillò il telefono interno ed interruppe la questua del Falco.
Steve rispose, prontamente. 'Oh, Barton, c'è un certo Mike Cullen, per te'.
'Ok, passamelo'.
'No, è qui, ti cerca, lo faccio salire?'
'Ehm, sì, sì'.
'Chi è?' gli domandò Nat; lui non conosceva e frequentava nessuno, tranne loro cinque.
'Un mio amico. Di Erin. Mio e di Erin...'
'Il solito confusionario...' Tony non ne poteva più.
Qualche minuto dopo, in sala relax entrò un uomo dai capelli castani, vestito con un completo elegante, cartella da lavoro in mano. Carino, un tipo molto fine, poco stile Barton.
'Clint, come stai?' l'abbracciò. 'Oddio, ti ha pestato Erin?' indicò il labbro livido e spaccato, ricordo del pugno di Thor.
'No. Io'. Il biondo alzò la mano. Mike fissò gli Avengers al completo e si presentò, educatamente.
Subito dopo Cullen si voltò, di nuovo, verso Occhio di Falco. 'Cosa è successo? Erin non vuole parlarmi o vedermi, non ci risponde più al telefono e domenica non viene a pranzo. Sarebbe la prima volta che manca in dodici anni! Ero preoccupatissimo pure per te...stai bene?' era accorato.
Lo aveva spiegato davanti a tutti. Natasha pensò che gli amici di Erin fossero propri amabili e che dovevano aver preso in simpatia pure quel cucciolo smarrito di Clint.
'No, Mike!... ho combinato un casino stavolta, sto di merda!' esplicitò lui.
'Stai calmo e raccontami tutto, dall'inizio'. Si sedettero sui divani, insieme agli altri, e Barton gli espose gli accadimenti degli ultimi giorni.
Terminato il racconto, il procuratore sospirò. 'Certo, che disastro...ha chiamato pure la polizia...l'hai fatta proprio arrabbiare; spero di riuscire a parlarle prima possibile, di solito con me ragiona. Che vuoi che le dica?' domandò.
'No, dunque, non lo so, io…' balbettava.
'Cazzo, Barton, ora hai scocciato!' Tony aveva sclerato. 'Mike, per favore, dille che il testone qui l'ama alla follia, che ha la lingua sganciata dal cervello e dal cuore e che noi, in questo stato, non lo sopportiamo più! Puzza pure come una capra!'.
Cullen rise 'Ho capito, Tony, è chiarissimo! Ora devo tornare in Tribunale. Amico mio, devi essere fiducioso!' Diede una pacca sulla spalla di Clint. 'A presto'.
Se ne andò e Thor, subito, commentò 'È una bella persona, parla bene, è elegante...Falco, Mike era fidanzato con Erin tanti anni fa vero? Me lo ha detto lei...'.
'Già...' ci mancava solo quel ricordo.
'Certo, non vi assomigliate per niente...chissà che ci avrà visto in te Murphy... Invece di tenertela stretta, guarda che razza di bordello hai combinato!' Tony mise il solito carico da dodici.
