24 marzo 2017…

'Barnes, convincerò Rafflesia a unirsi a noi per la colazione, te lo giuro sulla mia Lamborghini; la devi agganciare, dopo, amico! Vedrai che uscirà con te, se sono certo!' Tony lo stava tormentando, con insolita invadenza 'Invitala, a tutti i costi!'.

'Lasciami in pace, fatti gli affari tuoi…' era in imbarazzo.

'Perché non vuoi chiederglielo?' Clint incombeva, stranamente impiccione 'Non aver paura che dica di no, è cotta di te, ha gli occhi languidi quando ti guarda; stavolta ha ragione Stark e non lo dico mai volentieri!'.

Buck non gli aveva risposto. Ci si metteva pure Barton. Che cavolo avevano tutti?

Steve, mentre si rivestivano, provò, a modo suo, ad incoraggiare l'amico 'Che ti costa, prova, ti piace così tanto…'.

Durante la doccia, dopo l'immersione, Natasha tastò il terreno con la collega 'Ti interessa Barnes?'.

'E' carino, ed è stato molto gentile! Ti è mai capitato di incontrare qualcuno ed avere la sensazione, quasi la certezza di conoscerlo da sempre, o non so, di averlo conosciuto in un'altra vita?' Rafflesia si era aperta.

Alla russa morì la voce in gola, ma provò a essere imperturbabile 'Forse, semplicemente vi piacete molto…oppure siete anime gemelle, che ne dici? Lui, da quando non è sotto condizionamento, si è sempre estraniato da tutto il resto del mondo, tranne Steve, e i rapporti professionali con noi sono problematici. Mettici la sua reputazione, quello che ha combinato, le persone che ha ucciso e il braccio… lo ossessiona e, da quando glielo hanno staccato e porta una protesi, è nevrotico…'.

Banner, sempre obiettivo, con un occhio esterno, riteneva che Rafflesia avrebbe saputo far buon uso di quelle informazioni, che potevano aiutarla ad entrare in contatto, prima possibile, col problema che angustiava Bucky e che influenzava ogni rapporto umano e sociale, che aveva provato ad instaurare con chicchessia, ed anche con lei stessa a suo tempo. E Romanoff l'aveva resa edotta, come concordato.

'Una protesi?'. Lo chiese, per mera curiosità; già lo sapeva, perché nei suoi sogni, mentre si amavano, l'uomo non aveva alcun braccio metallico!

'L'arto in vibranio, durante una colluttazione, gli è stato tranciato da sotto la spalla; i medici ed i tecnici dell'Agenzia ne hanno realizzato un altro, che ora indossa, agganciato al moncherino rimasto. Dice sempre che il dolore lo fa impazzire; non credo che, nella vita di tutti i giorni, sia facile da gestire, se ne vergogna in un modo inenarrabile…'.

'Perché me lo racconti?'.

'Te l'ho voluto dire perché oggi l'ho visto molto preso da te; non è mai stato interessato a nessuno o a niente, da che mi ricordi, ma ti osserva con una luce strana negli occhi… ora che sai del suo braccio micidiale, potrai regolarti…sapere è potere!'. Rise, inquieta.

Rifletté sulle parole di Vedova Nera; nel frattempo si era asciugata, phonata i capelli e rivestita con l'abito blu e la felpa.

Si era diretta con Nat verso l'uscita, dove tutti gli Avengers e Mac le aspettavano, ed aveva incrociato Fury e l'agente Coulson. Fecero un tratto di strada insieme.

'Devo ringraziarla, per Barton. Gli ha salvato la vita, assieme a Bucky. So da Clint che il Sergente Barnes gli ha lasciato la sua bombola...' le disse il Direttore 'e me ne meraviglio, visto che i suoi rapporti con i colleghi non sono mai stati il massimo della coesione e dell'affiatamento…sembra che abbia avuto un'influenza molto positiva su di lui…'.

Il Capo pronunciò le parole, mentre erano arrivati a ridosso del gruppo in attesa, in un tono di voce piuttosto alto, appositamente per farsi sentire.

Rafflesia, con tranquillità, sminuì l'accaduto 'E' impossibile far venire fuori i lati positivi di una persona che non li possieda già!'.

Il nero, spiazzato, le strinse la mano e si accomiatò, così Coulson, che era rimasto in silenzio. James sorrise fra sé, delle parole ascoltate.

'Belle ragazze, è arrivata l'ora della colazione' propose Tony. Era un rito, dopo una missione, per stemperare la tensione e l'adrenalina accumulate.

'Rafflesia, vieni con noi, ti prego, almeno posso offrire la colazione a te e a Barnes!' insistette Clint.

'Vi saluto, vado a casa; Tyler, vuoi un passaggio, prima di congelarti in via definitiva?' il seal se ne stava andando.

Steve pregò, dentro di sé che lei non accettasse, come l'altra volta; vide che anche gli altri Avengers la fissavano, in attesa, trepidanti.

'Puoi tenere la felpa, ovviamente, ti faremo scendere davanti al locale, ed in auto metteremo l'aria calda al massimo…così potrebbe andare?'. Insperabilmente, Bucky aveva provato a risolvere il problema, era chiaro a tutti che desiderava moltissimo che andasse con loro.

'Ottima idea, Sergente, ho una fame da lupi. Falco, sei sicuro di avere abbastanza soldi?' l'agente Tyler era stata spiritosa e si trovarono a ridere.

'Allora è deciso, si va! Chi viene in auto con me?' Tony reclutò Sam e Nat, mentre con Steve andarono Rafflesia, Bucky e Clint.

Barton, poco educato, ma strategico, con uno scatto felino, si mise al posto vicino al guidatore, per lasciare che gli altri due sedessero, insieme, sul sedile posteriore. Lei si accomodò, dietro Rogers, con James accanto, il braccio in vibranio verso di sé.

Occhio di Falco ed il Capitano chiacchieravano del più e del meno, mentre loro due non erano affatto interessati alla conversazione.

Buck guardava Rafflesia, senza un attimo di tregua, pensando sul serio a come poterla rivedere, dopo la colazione; a lei tornavano alla mente i sogni ricorrenti dell'ultimo periodo…si sentiva oltremodo attratta da quell'uomo, profondamente, come una calamita. Non le era mai successo, con nessuno!

Durante il tragitto, un'auto passò col rosso, tagliando la strada a Rogers, che frenò, brusco; poiché l'agente Tyler non aveva la cintura di sicurezza, si trovò un po' spostata verso avanti, ma subito sentì James che, con l'arto in vibranio, la bloccava, per non farla sbattere.

'Tutto bene? Guarda che imbecille!'.

'Sì, sono a posto, grazie'.

'Scusami tanto' le fece, pensando che potesse averle dato fastidio il contatto fra di loro.

Lei non disse nulla, ma gli strinse la mano sinistra, carezzandola sul palmo, memore delle sagge parole di Nat. Era la prima volta che qualcuno lo toccava lì, medici esclusi; sentì, di nuovo, un'emozione fortissima, per la donna sedutagli accanto.

Arrivarono alla tavola calda, la terra promessa da Stark, dove il piatto forte era lo shawerma, una sorta di kebab di carne di maiale. Il locale era vuoto, nel primo pomeriggio, un'ora anomala per la colazione; presero posto ad un tavolo rettangolare, al centro della sala, Rafflesia sempre accanto a Barnes.

'Certo, Tony, hai proposto una cosetta leggera!' l'agente Tyler sperava in un pasto tradizionale 'sono più tipo da uova strapazzate, però credo mangerei un bisonte, a questo punto'.

Ordinarono e lei chiese una porzione gigante di patate fritte.

James commentò 'Proprio una scelta da ragazzina, eh?!'.

'Perché mi chiami sempre ragazzina?'.

'Sono nato nel 1917 e, quindi, per me sei una ragazzina…se non vuoi, non lo farò più'.

Rifletté un attimo 'E' carino, invece, ero solo curiosa di saperlo…ed a te piace che ti chiami Sergente Barnes?'.

Le si avvicinò e le sussurrò all'orecchio, lieve 'Mi fa impazzire, letteralmente'. Fu percorsa da un brivido di piacere, lungo la spina dorsale, alle sue parole, pronunciate in quel modo tanto sensuale.

Quando servirono le pietanze ordinate, si buttò a capofitto sulle patate fritte, sommerse di un alto strato di maionese.

'Come fai a mangiarle così, non è umano…'.

'Non sai cosa ti perdi...anzi, ora lo saprai, ti faccio assaggiare' scelse una lunga patata fritta, stracolma di salsa gocciolante, e ne addentò metà, languidamente, poi avvicinò l'altra parte alla bocca di James, che l'aprì per riceverla, senza alcun imbarazzo.

Dopo aver inghiottito il boccone, l'uomo le afferrò la mano, sul cui indice era rimasta un po' di maionese, se lo portò alle labbra e la leccò via, succhiandole il dito. Non aveva smesso un attimo di fissarla… lei emise un piccolo gemito di piacere, al contatto con la sua bocca, e pensò che stesse per baciarla, poiché erano, oramai, vicinissimi. Lo sperò, in effetti, lo desiderava ardentemente.

Solo in quel momento, si resero conto che erano ancora a tavola con tutti gli altri Avengers e si girarono verso di loro, sperando di non aver dato troppo nell'occhio.

I commensali parevano impegnati in altre attività; Tony mangiava, Sam e Nat chiacchieravano, Clint guardava il telefono. Solo Steve li stava osservando, cupo, ma prontamente, volse lo sguardo altrove.

I colleghi, in realtà, erano attentissimi a quanto accadeva. Pregavano che il Capitano reggesse la tensione e si fosse dato, alla fine, pace; fino a quel momento, in apparenza, era rimasto tranquillo ma lo conoscevano e sapevano che non era proprio così.

Terminato di mangiare, ancora a tavola, Rafflesia fece un'inaspettata confessione 'In effetti, non mi è mai capitato di lavorare tanto affiatata, con qualcuno conosciuto da poco tempo, ragazzi; quando ci siamo immersi' si era girata a guardare Barton e Barnes 'è stato tutto…familiare, come se lo avessimo già fatto, e per me è una cosa strana, non mi è mai piaciuto scendere in acqua con sconosciuti…'.

Gli Avengers si erano ammutoliti…Cavolo, Bruce, avevi detto che non avrebbe ricordato nulla…Tony stramaledisse Banner…I colleghi le parvero confusi, ma l'agente Tyler continuò 'Era solo per dirvi che sono stata bene, con voi, tutto qui!'.

'Grazie, anche noi' le rispose Sam. E via gli altri, pensierosi.

Bucky si rese conto che era giunto, alla fine, il momento di tornare a casa, ma non voleva lasciarla, non poteva.

Ipotizzò che Rogers l'avrebbe riaccompagnata, ma l'amico esitava a proporsi...aveva uno sguardo triste, stranamente.

Erano tutti in piedi, fuori dal locale, per i saluti, e Tony gli faceva strani gesti e mandava assurde occhiate alle auto gialle in attesa.

Buck intuì, dopo qualche secondo, cosa volesse fargli capire. Buona idea, Stark, geniale come al solito! La colse, al volo.

'Ti accompagno, prendiamo un taxi!' disse all'agente Tyler, assertivo. La donna annuì.

Si erano accomiatati dagli Avengers, erano saliti sul primo veicolo della fila e Rafflesia aveva dato il suo indirizzo al conducente.

'La missione è andata bene, nonostante il problema di Barton' gli disse, serena.

'Sì, mi sono quasi divertito, non lo avrei detto mai…soprattutto perché c'eri tu'. La Tyler glissò.

'Sei così bella' le fece…in quel momento, con un respiro a pieni polmoni, per darsi coraggio, le prese la mano destra, con la sua sana, e dopo averla accarezzata, dolcemente, l'avvicinò al viso e ne baciò l'incavo del polso.

Lei sentì un fermento dentro di sé, una vibrazione, che l'altro parve cogliere all'istante...infatti, iniziò a succhiarle l'indice, come aveva fatto quando avevano mangiato la patatina fritta e la baciò sulle labbra, più delicato possibile.

Rafflesia sospirò e Barnes si spostò, pensando fosse sufficiente, come primo contatto, non voleva affrettare troppo le cose e non sapeva come l'avrebbe presa.

Lo guardò, inaspettatamente, piena di desiderio e lo baciò all'angolo della bocca, lei, in quel frangente, molto cauta.

James sentiva un coinvolgimento folle ed insano per quella donna… osò, iniziando a baciarla con passione…provò ad insinuare la lingua nella bocca di lei, che schiuse, all'istante, le labbra per unirla con la sua.

Le mise la mano sulla chiusura lampo della felpa, tirandola giù. Risalì sulla stoffa blu del vestito, fino al seno sinistro. Da sotto la felpa ma da sopra l'abito, le accarezzò il capezzolo, già turgido per l'eccitazione. Glielo prese fra il pollice e l'indice e lo torse leggermente, senza farle male, solo per darle piacere. Cosa che accadde perché la sentì gemere, fra un bacio e l'altro, e avvinghiarsi a lui. Erano appiccicati, poteva sentire il profilo del suo corpo bellissimo sul proprio.

Mentre continuava a leccarle le labbra ed a baciarla, spostò la mano destra e l'appoggiò sul ginocchio, iniziando a spostarle la gonna... non riusciva a trattenersi dal volerla sempre di più, voleva toccarla, farci l'amore, in macchina, una pazzia…la mano andò sull'interno coscia dell'agente Tyler, che a quel punto si bloccò…erano in taxi, in pieno giorno, i contatti fra di loro diventavano molto intimi e erano già arrivati sotto casa sua…

'Sergente…' gli sussurrò ' devo andare, adesso, quello è il mio palazzo'.

Lui tolse subito la mano ed aprì la portiera dell'auto; l'aiutò a scendere e chiese al tassista di aspettarlo.

Rafflesia era sconvolta, pervasa da un'emozione straordinaria.

'Era il mio primo bacio dal 1944…' confessò James, per sdrammatizzare, anche se era la verità; era molto turbato, evidentemente.

'E' stato all'altezza delle tue aspettative?' gli rispose a tono.

'Non potevo chiedere di meglio…fantastico…davvero…' la fissava negli occhi, le pupille ancora dilatate per l'eccitazione, arrossato nel volto.

'Anche per me …' gli fece '...Sergente Barnes?'.

'Sì?'.

Non avrebbe mai pensato di poter essere tanto sfacciata. 'Paga la corsa del taxi!'.

L'uomo, che aveva impiegato più di qualche istante per capire cosa voleva che facesse, passò la carta di credito al tassista, a cui aveva comunicato che non era più necessario che lo aspettasse.

Lei lo prese per mano ed aprì il portone. Entrarono nell'androne e poi in ascensore.

Buck la fissava, in attesa che gli dicesse qualcosa. Era così felice che, inaspettatamente, gli avesse chiesto di salire a casa sua ma tremava, allo stesso tempo, all'idea che vedesse la spalla martoriata e la protesi metallica. Dio, la detestava...

Si chiese come avrebbe potuto tenergliele nascoste, visto il livello erotico a cui erano arrivati, in pochi minuti, nel tragitto in auto. Moriva, letteralmente, all'idea di fare l'amore con lei, in tutti i sensi.

Rafflesia gli carezzò il viso, sfiorando la barba di qualche giorno, mentre arrivavano all'attico, nel suo appartamento. Si tolse la felpa blu che gettò sul divano…James era rimasto in disparte, timoroso.

'Va tutto bene? Sei preoccupato?' gli chiese. Forse era stata troppo frettolosa, a farlo salire, avrebbe dovuto aspettare…aveva agito d'istinto, senza alcuna logica, ma da quando lo aveva incontrato non c'era stato più nulla di ragionato, non si trattava di avere alcuna strategia di corteggiamento, a quel punto, aveva solo seguito il proprio istinto.

'Ti voglio da impazzire…però è dal 1944 che non sto con una donna ed allora non avevo questo maledetto arto e le ferite sulla spalla…non so se posso, se riesco a spogliarmi davanti a te…'. Si sentiva un vero idiota.

'Nel taxi mi pareva che ne avessi tutte le intenzioni' rise, prendendolo in giro. 'Sergente Barnes, proviamo così...ti propongo un gioco…mi leverò un capo d'abbigliamento e tu farai altrettanto, con il capo analogo…accetti?'. Aveva pensato di provare a stuzzicare la sua curiosità.

'Va bene, giochiamo…' rispose Bucky, turbato ed eccitato al tempo stesso.

'Ho tolto già la felpa, quindi devi toglierti la giacca'.

Lui si liberò del giubbotto e lo poggiò sul divano.

Rafflesia andò verso la camera, attigua, e si sedette sul letto, per slacciare i sandali.

Buck, dopo averla seguita, si liberò delle scarpe da ginnastica e pure dei calzini, visto che lei aveva le gambe nude.

'Bravo, hai capito subito come si gioca' gli fece, maliziosa. Proseguì 'I pantaloni, adesso…'.

Certo, la donna non li indossava e quindi doveva tirarseli giù per forza, senza contropartita. Avrebbe visto chiaramente la sua erezione, ma non se ne preoccupò…dalla cintola in giù era rimasto intatto ed era ben fatto. Si sganciò la cintura di pelle e si abbassò i jeans fino alle caviglie, per affrancarsene, definitivamente.

Rafflesia fissò il rigonfiamento nell'intimo di lui, senza un fiato. In realtà era angosciata, perché la parte peggiore, per James, stava per arrivare e non sapeva come avrebbe reagito.

Si sfilò il vestito blu dalla testa, come fosse una t-shirt. Sotto non aveva il reggiseno ed era rimasta con addosso uno striminzito perizoma di pizzo nero, praticamente trasparente.

Lui guardava, estasiato dalla perfezione del suo corpo, senza fiato, i seni splendidi e i capezzoli rosei…due pesche mature, da gustare all'istante. Tanto era il desiderio...più forte il timore di spogliarsi…

'Hai bisogno di aiuto? Tocca a te!' mentre lo chiedeva, gli si avvicinò, con calma.

Era immobile, di sale. Non riusciva a togliersi la maglietta a maniche lunghe, era bloccato, come aveva previsto; si sentiva scoppiare nei boxer e fece l'unica cosa che gli venne in mente. Se li levò. Era così teso per l'eccitazione che cominciò a toccarsi, senza alcuna vergogna, mentre le mormorava 'Vedi quanto ti desidero…'.

Non gli sembrò affatto turbata, non si era scomposta 'Mossa audace, per uno che ha paura…'. Provò lei a stupirlo, ricambiandone l'impudenza, ed infilò, con lentezza, la propria mano destra all'interno del perizoma di pizzo.

Buck, basito dal gesto inaspettato, a quel punto tentò il tutto per tutto, divenendo ancora più sfrontato 'Spogliati! Voglio guardarti!'.

Lei si liberò delle mutandine, continuando il gioco, e rese più evidente il movimento delle dita 'Ogni tuo desiderio è un ordine, per me, dovresti averlo capito, oramai...tu, però, sei ancora troppo vestito, per i miei gusti e anche nel nostro gioco…stai perdendo, Sergente!'.

Gli arrivò a ridosso e lo baciò, oramai completamente nuda; Bucky contraccambiò, con la stessa passione dei baci scambiati sul taxi.

Gli spostò la mano dal pene in erezione ed iniziò lei a eccitarlo con la propria sinistra, poi gli si accostò all'inguine e gli si strusciò, sensualmente.

'Oddio, mi farai ammattire…' mormorò James, in estasi per quel contatto.

Gli mise la mano destra all'altezza della bocca, per fargli succhiare le dita umide dei suoi umori; ubbidì, ebbro di una brama infinita. Posizionò le mani all'altezza dei fianchi, sulla pelle nuda, e spostò la maglia della discordia mentre Buck l'aiutava nel gesto, alzando entrambe le braccia e sfilandosela per la testa, finalmente; oramai era impossibile, per lui, non passare quel limite, invalicabile solo nella sua mente...

La ragazza fissò a lungo le cicatrici sulla spalla, ed il braccio in vibranio e lo incalzò, con la voce impastata dal desiderio 'E' tutto qui, quello che dovevo vedere?'.

'Sì, ragazzina…' annuì, ancora un pochino ansioso.

Non gli rispose, ma lo carezzò lungo l'intero braccio, partendo dalla mano, per arrivare alla pelle massacrata; mentre lo sentiva sussultare, si appoggiò con la schiena allo scrittoio, che aveva alle spalle, fino a salirci col sedere. Aprì le cosce e lo abbracciò, muovendo leggermente il bacino sul suo sesso, per farlo entrare dentro di sé, per fargli intuire quello che avrebbero condiviso insieme, prima di formulare la difficile domanda che si era ripromessa di fargli, fin dall'inizio.

Bucky, in lei, gemette, impaziente di proseguire; era stretta, pulsante, bagnata, un sogno erotico che si stava, finalmente, realizzando.

'Togliti la protesi, a letto staremo più comodi'. Era la sua unica occasione per una simile richiesta, un chiaro momento di non ritorno, o adesso o mai più...

Sgranò gli occhi, stupito 'Chi te lo ha detto?'.

'Non ha importanza, fallo e basta...non farmi aspettare, Sergente!'. Non appena terminò di dirlo, si staccò e si allontanò, stendendosi sul letto, prontissima per essere amata, speranzosa che il compagno accondiscendesse, liberandosi, finalmente, dalle sue insicurezze.

Buck la fissava, pieno di una folle voglia… la motivazione per levarsi la maledetta protesi era troppo forte...era lei...sentiva che era sua, che era sempre stata sua, che doveva essere sua...

Si ritrovò a sganciare l'arto metallico, senza alcuna vergogna, e più in fretta che poté, non pensandoci, solo poggiandolo sul pouf, accanto a sé.

Andò verso la sua donna, per finire quello che avevano appena cominciato; non smise un attimo di baciarla, mentre la possedeva, con un sospiro.

'Chi sei tu? Da dove sei saltata fuori, ragazzina? Mi stai facendo impazzire!' le chiese.

'Sono la tua ragazzina, James, la ragazzina del Sergente Barnes!' rispose, tutto d'un fiato, consapevole di esserlo sul serio.

Un piacere sempre più violento stava cogliendo entrambi, all'aumentato ritmo delle vigorose spinte di lui…l'uomo si fermò qualche secondo, per fissarla, con intensità; Rafflesia lo guardò a sua volta, per nulla sorpresa che si fosse bloccato. Le mormorò, con dolcezza '...Ti amo...' e ricominciò a muoversi, più veloce. Lei sapeva già, in cuor suo, che le avrebbe detto proprio quelle parole.

La tenne stretta a sé, col braccio sano, mentre la fissava, negli occhi violetti. Nessuno dei due parlava, ma ancora ansimavano, sudati, dopo l'amore.

Buck non voleva smettere di guardarla, nemmeno per un secondo.

'Lo sai che la lussuria è uno dei sette peccati capitali, Sergente Barnes?' gli chiese.

'E tu lo sai, che se è così, ti farò peccare molto a lungo, ragazzina?' le rispose 'Sei la fine del mondo…per lo meno, la fine del mio mondo o l'inizio del nuovo…'. La baciò, affettuoso.

'Sei proprio sicuro che non ci siamo incontrati?'.

'Se ti avessi già conosciuta, me lo ricorderei, credimi. Te l'ho detto, è impossibile…mi sei piaciuta troppo, da subito, per non ricordarmi di te, non ti pare?'.

'Hai ragione, lo capisco, anche io mi ricorderei di te, James…' ridacchiò 'però c'è una cosa che devo confessarti…' era molto seria.

Lui sbiancò 'Sei sposata?'.

Rafflesia sbuffò 'No, ovviamente, che cretino…'.

'Allora cosa c'è, non farmi preoccupare!'.

'Questa non è la prima volta che facciamo l'amore, è la quarta'. Lo disse, timidamente.

La guardava, con la fronte aggrottata. 'Ragazzina, va bene che ho un'età, questo è troppo…non ho la demenza senile, credimi'.

'Dico sul serio…per tre volte ho sognato che io e te facevamo l'amore, esattamente come lo abbiamo fatto poco fa, insomma…più o meno'.

'Scusa?'.

'Sì, ti ho sognato ed in qualche modo ti conoscevo già…ho sognato di fare l'amore con uno sconosciuto, stesso sogno, identico, per tre volte, nel corso dell'ultima settimana; quando ti ho visto, in sala riunioni, per il briefing, ti ho riconosciuto, immediatamente, eri tu l'uomo nei miei sogni!' Era vero, che lo avesse sognato, glielo leggeva negli occhi.

'In effetti, è inquietante…'.

'La cosa più strana è che i sogni sono stati molto realistici ed oggi…sapevo già come sarebbe andata a finire, le cose che mi avresti detto, come mi avresti amata, non sto scherzando…'.

'Ho sentito dire che, a volte, si hanno delle premonizioni di quello che ci accadrà, forse il tuo inconscio voleva dirti qualcosa…' tentò di rassicurarla, provando a nascondere il proprio turbamento a quei racconti; nel suo caso, non vi erano stati sogni, ma la sensazione fortissima di conoscerla da sempre, quella sì. Mentre l'amava, aveva percepito una familiarità ed un'intimità instauratasi con lei, fuori dal comune. Quel quid in più, che lo aveva fatto stare ancora meglio.

'Cosa, secondo te?'.

'Non lo so, temo che dovremo scoprirlo insieme, se ti va, Rafflesia…'.

'Sì, Sergente, mi va' lo baciò, riflettendo che non avevano altre possibilità 'Mi devi giurare di non raccontare a nessuno, mai, quello che ti ho confidato, deve rimanere un segreto fra di noi, gli altri penserebbero che sono matta'.

'Certo, te lo prometto; comunque un po' matta lo sei, per stare con me' fece una pausa 'Ragazzina, quando hai detto che, nei sogni, facevamo l'amore come lo abbiamo fatto oggi, ma più o meno…che volevi dire, esattamente?' chiese, malizioso.

'Ho le labbra cucite!' gli rispose, con un sorriso.

'Non so se riuscirò ad arrivare a quattro volte, oggi, ma ci proverò…e vedrai che realizzerò tutti i tuoi sogni, qualsiasi essi siano…' James ricominciò a baciarla, sul collo.