1316 DR: Radici (Parte 6), ovvero Atto Quinto: sempre più in profondità nella pattumiera dell'Abisso
Il giorno dopo provammo per la terza volta ad addentrarci con successo nei cunicoli sotterranei alla ricerca della città perduta di Atorrnash.
Ormai ci eravamo abituati al modo strano in cui la luce si rifletteva nei cristalli, ma di sicuro non ci aiutava ad orientarci. Per fortuna avevamo Holly, che ha una certa esperienza di esplorazione di dungeon, e aveva tenuto a memoria alcuni punti di riferimento.
Per noi quelle gallerie erano tutte uguali e Yalathanil stava cominciando a dubitare della competenza di Holly (non gli era molto simpatico), ma quando ritrovammo i cadaveri dei necroelementali dovette ammettere anche lui che eravamo sulla strada giusta, o almeno sulla stessa strada del giorno prima.
I necroelementali erano rimasti dove li avevamo lasciati il giorno prima, una cosa senza dubbio rassicurante. Non so se i necroelementali di solito si rigenerino, ma senza accesso al Piano dell'Energia Negativa dubito proprio che si sarebbero rialzati.
"Ci stanno provando." Mi sussurrò Holly poco dopo, tirandomi da parte con la scusa di andare in avanscoperta insieme. "I necroelementali stanno cercando di rianimarsi risucchiando la mia energia negativa, attraverso questi cristalli che mi tocca calpestare. Non intendo lasciarglielo fare, ma ci stanno provando."
"Cavoli! Pensi che sia così che si sono animati la prima volta?"
"Che cosa vuoi dire?"
Gli esposi la teoria che su cui avevo ragionato quella notte, dopo che io e Holly avevamo avuto quella conversazione prima di dormire.
"Karasel ha detto che la leggendaria città degli elfi scuri si diceva fosse costruita in pietra nera... com'è che ha detto... nera come le anime dei suoi abitanti?"
Holly alzò gli occhi al cielo a quell'espressione inutilmente teatrale. "Sì, e allora?"
"E allora non si è mai parlato di una città di cristallo, e se questi quarzi c'erano sia qui che all'imbocco dell'altra galleria, e anche sotto tutta la foresta, allora il quarzo radice dev'essere nel dungeon che vogliamo esplorare, forse proprio nella città. Non so a che velocità crescano questi cosi, ma non credo che i necroelementali siano stati infettati e uccisi prima che la città fosse sotterrata, e di sicuro è successo dopo che la barriera è stata eretta; altrimenti sarebbero semplicemente scappati."
"E quindi, se la barriera era già stata eretta, da dove hanno preso l'energia negativa necessaria per tornare come non-morti?" Concluse, afferrando il ragionamento. "Hai ragione, è un'ottima domanda, e in effetti una città che sprofonda ammazzando migliaia di persone in un colpo solo... a logica dovrebbe produrre un dungeon pieno di fantasmi, spettri e altri non-morti." Holly sembrava intrigato dalle mie deduzioni.
"Eppure non ne abbiamo incontrato neanche uno, per ora." Conclusi in un sussurro. Non sapevo se gli altri elfi fossero già a portata d'orecchio.
"Se la tua teoria è giusta, non ne incontreremo... o forse ne incontreremo pochi. Quanta energia negativa serve per risvegliare tre enormi elementali, e quanta ne possono produrre spettri e fantasmi di comuni cittadini?"
"Non sappiamo se fossero solo in tre!" Aggiunsi. "Forse stiamo per addentrarci in un labirinto di caverne abitate da necroelementali."
"Ti preferisco quando sei ottimista, Johel."
Oh, cielo. Non l'avrei mai detto.
Non incontrammo altri necroelementali, ci trovammo ad affrontare altri pericoli.
Primo fra tutti, il nostro umore sempre più tetro, a causa della continua esposizione all'energia malvagia e anche a causa della lontananza dal sole e dall'aria fresca.
Ci toccò dormire lì, e durante il sonno il Cerchio Magico contro il Male si dissolse (anche se lanciato da Yalathanil, durava comunque solo tre ore). Non so i miei compagni, ma il mio sonno fu tormentato da incubi di fallimento e morte. A giudicare dalle loro espressioni, anche Shanyrria e Yalathanil non dovevano aver dormito bene.
A metà del secondo giorno di cammino, o almeno penso che fosse il secondo giorno visto che avevamo già perso il senso del tempo, fummo attaccati da un demone servo del dolore.
Quella laida creatura probabilmente era calata sulla città come un avvoltoio nel momento in cui Atorrnash era stata distrutta, ma poi il demone era rimasto intrappolato nella barriera e ora era disoccupato da millenni... e non vedeva l'ora di nutrirsi dei nostri rimpianti e dei nostri sentimenti di perdita (sono fiero di dire che in quell'occasione sono stato molto utile in combattimento, mentre Holly al contrario aveva troppe debolezze esposte davanti a un nemico del genere). Lo scontro con un nemico così infido e senza scrupoli, che cercava di vincere facendo leva sulle nostre debolezze psicologiche, mise ancora più alla prova i nostri nervi già stressati.
Non avevamo il coraggio di dirlo ad alta voce, ma camminare in un dungeon labirintico e invaso da energie malvagie non era esattamente cibo per la speranza, e ognuno di noi nel suo cuore sentiva ripetere ogni minuto quella domanda: E se il demone avesse ragione? Se non riuscissimo mai ad uscire? Se fallissimo qui? Se morissimo qui?
Holly cercava di tenerci alto il morale, in un modo tutto suo: rendendosi insopportabile.
Lui ha questa idea che l'odio sia un sentimento abbastanza forte da surclassare la paura, e chissà, forse ha ragione. Non potendo farsi odiare, scelse una linea di condotta che lo portò presto a entrare in competizione con Yalathanil su qualsiasi argomento. Il mago sembrava davvero trovare la forza di andare avanti grazie al fatto che se Holly non si fosse arreso, allora di sicuro non l'avrebbe fatto nemmeno lui, e certamente non per primo. Shanyrria provava un simile sentimento verso il mago, non avrebbe gettato la spugna prima del suo compatriota, forse sarebbe stata una vergogna per lei.
Il terzo giorno non incontrammo nemici e forse questo era anche peggio: non avevamo nulla che ci distraesse dai nostri pensieri cupi e dai dissidi interni al gruppo. Cominciavo a sentire la mancanza dei combattimenti.
Venni accontentato il mattino dopo: stavamo passando sotto un arco che sembrava curiosamente artificiale, quando qualcosa ci scagliò contro una scarica di energia elettrica. Fummo circondati da tre oggetti volanti non identificati a forma di ottaedri, che rilasciavano scariche elettriche come se fossero stati costruiti per difendere qualcuno o qualcosa.
Ci stavamo avvicinando alla città? Era questo che quegli antichi congegni meccanici animati dalla magia stavano proteggendo? L'arco ci era sembrato artificiale, che fosse un esemplare di architettura elfica?
Abbattere quei dannati cosi non fu facile, ma soprattutto perché non si lasciavano colpire. Di nuovo, le mie frecce si rivelarono abbastanza utili, ma ancora di più i dardi incantati di Yalathanil.
Dopo aver distrutto quei tre... costrutti?... ci fermammo ad esaminare meglio la caverna che avevamo raggiunto; in alcuni punti le sue forme sembravano in effetti troppo squadrate, si vedeva chiaramente nonostante tutte le superfici di roccia fossero invase dai cristalli. Se un tempo la stanza (credo fosse una stanza) conteneva oggetti, oramai non ne era rimasto più nulla. In un punto però c'era una cosa molto interessante: una parete che all'epoca doveva essere stata sottile, o forse una porta di pietra, e che era stata completamente convertita in quarzo; il risultato era una sottile parete di cristallo trasparente, che dietro di sé nascondeva alcuni oggetti. Un tempo forse era stato forse un armadio o uno sgabuzzino segreto? Avremmo potuto distruggere in qualche modo la parete di quarzo e scoprire cosa fossero quegli oggetti, ma secondo Holly non emanavano energia malvagia e distruggere i quarzi è qualcosa che porta via molto tempo e fatica, quindi lasciammo perdere.
Nella stanza non c'era nient'altro di interessante, quindi proseguimmo.
Holly andò avanti in esplorazione un altro po', poi tornò indietro e mi tirò da parte, senza farsi vedere dagli altri.
"Johel, adesso dobbiamo mettere in scena una recita delle nostre. Come sai ho un oggetto che mi permette di cambiare aspetto, è necessario che tu ricordi che sono sempre io, qualsiasi cosa succeda, e che tutto quello che farò è per il meglio."
Il suo tono era davvero preoccupato stavolta e quindi promisi che non avrei perso la testa e che non mi sarei tradito.
"Che cosa dobbiamo fare? Perché?"
"Non posso dirti perché." Soffiò, facendo attenzione che gli altri due fossero ancora fuori portata. "Ma ecco cosa devi fare: aspetta che Shanyrria e Yalathanil ti abbiano quasi raggiunto, poi svolta il prossimo angolo, a quel punto chiudi gli occhi e tienili chiusi finché non te lo dico io, hai capito? Johel, farai come ti ho detto?"
"Sì, sì! Farò come hai detto, ma ora calmati, non è la prima volta che mentiamo a qualcuno!"
Holly sparì oltre l'angolo. Come aveva detto lui, attesi che i nostri compagni fossero a pochi passi di distanza, poi mi incamminai nella stessa direzione, verso l'unica uscita della stanza, svoltai l'angolo (era una svolta obbligata a destra) e chiusi gli occhi.
Qualcosa, o meglio qualcuno, mi afferrò rudemente bloccandomi un braccio dietro la schiena, e un coltello venne poggiato contro la mia gola. Potevo sentire il freddo del metallo, il filo della lama, ed era una sensazione terrificante; ma dovevo fidarmi di Holly, dovevo credere che fosse lui.
La voce melodiosa di Shanyrria gridò una parola sola, una parola che spiegava tutto l'orrore che si sentiva nel suo tono: "Drow!"
La persona alle mie spalle rise, una risata glaciale e crudele, e la mano che teneva il coltello fece scorrere il piatto della lama sulla mia gola esposta. Quello che speravo fosse Holly rispose in un elfico pesantemente accentato: "Non dovevate venire qui, sciocchi elfi! Troverete la morte in questo luogo, e il vostro sacrificio ridarà forza al grande Ka'Narlist!"
Yalathanil stava già cominciando a lanciare un incantesimo, ma Shanyrria lo fermò: "No! Potresti colpire Johlariel!"
Il drow alle mie spalle rise in segno di scherno. "Io sono resistente alla magia, come tutta la mia razza! Dovrai trovare un altro modo per fermarmi, mago... Pensaci con calma, mentre porto via quest'altro rifiuto."
Detto questo, cominciò a camminare all'indietro sempre tenendomi bloccato il braccio e con il coltello contro la gola. Io tenni gli occhi chiusi, senza abbandonare la speranza: il mio carceriere non mi stava puntando il filo della lama contro la pelle, come se non volesse rischiare di ferirmi. Credevo ancora che fosse Holly.
Sentii i passi leggeri di Shanyrria avvicinarsi a noi, ma il drow fece il gesto di spingermi il coltello più vicino all'incavo del mento e i passi subito si fermarono. Non so quanto a lungo ci muovemmo camminando all'indietro, ma dopo un po' percepii un'altra svolta a sinistra e poi, oh siano benedetti gli dèi, il suono più bello del mondo: "Ora puoi riaprire gli occhi."
Lasciai andare il respiro che avevo trattenuto, e mi accorsi che stavo quasi soffocando per l'ansia ma non me n'ero reso conto.
Di nuovo rumore di passi in avvicinamento, questa volta di corsa. Ebbi appena il tempo di aprire gli occhi e girarmi, per vedere Holly che riprendeva il suo aspetto da mezzelfo dei boschi. Un istante dopo Yalathanil e Shanyrria svoltarono l'angolo, lei pronta al combattimento con la spada sguainata, lui con già un incantesimo pronto sul palmo della mano.
Vedendoci entrambi sani e salvi, si fermarono di colpo, sbalorditi.
"Cosa...? Che fine ha fatto... c'era un drow!" balbettò Shanyrria.
"Lo hai messo in fuga tu?" chiese Yalathanil, rivolto a Holly.
"Una veste lunga con le stelle? Ma eri serio?" domandai invece io. Gli altri due mi guardarono strano, poi guardarono Holly.
"Beh, che c'è? Nella mia mente è così che si vestono i maghi."
"Giravamo con due maghi e nessuno di loro si è mai sognato di... vabbè, io ci rinuncio."
Alzai le braccia, vedendo che Holly aveva preso il classico sguardo da secondo te me ne frega davvero qualcosa.
"Eri tu! Hai finto di essere un drow!" Shanyrria si gettò addosso a Holly e gli schiaffeggiò una guancia con forza. Holly accettò la sberla senza replicare, non era abituato a contraddire le donne. "Ce l'hai un'idea dello spavento che ci hai fatto prendere? Hai terrorizzato il povero Johlariel!"
"Lo so e mi dispiace, ma era necessario." Replicò a bassa voce.
"E come facciamo a sapere che possiamo fidarci di te, e che non ci stai mentendo anche adesso?" s'intromise il mago.
Holly alzò un sopracciglio, scettico. "Uhm... perché se potessi scegliere in quale forma illusoria vivere, non sceglierei mai un mezzo umano?"
Yalathanil provò a ribattere a questo, ma non trovò argomentazioni. Elfi del sole. Bah.
"Pretendo comunque di controllare la tua identità! A meno che tu non abbia qualcosa da nascondere."
Holly ne aveva di cose da nascondere, ma sfoggiò tutta la tranquillità di un'anima innocente e allargò le braccia per indicare a Yalathanil di procedere pure. L'elfo borbottò una litania e si passò due dita sugli occhi. Quando riaprì le palpebre, le sue iridi brillavano di una luce dorata.
"Uhm... sembra che tu sia davvero un mezzo umano." Sancì dopo un prolungato esame. "Ma preferirei ripetere il controllo dopo che ti sarai tolto tutti i tuoi oggetti magici."
Holly acconsentì. Poggiò per terra in un ordinato fagotto le sue armi, l'amuleto di Trappola Fantasma e quello che gli aveva dato Linomer (che di solito teneva in tasca), il mantello, i guanti, si tolse perfino gli stivali, i vestiti (quelli magici) e l'armatura.
"Soddisfatto adesso?" Yalathanil lo osservò ancora per un momento e infine annuì, convinto.
Per fortuna gli unici due oggetti magici di cui Holly aveva davvero bisogno per passare questo test passarono inosservati anche all'occhio del mago; uno era la fascia del camuffamento di Holly, che poteva a sua volta essere camuffata in guisa di altri oggetti e che era diventata una forcina per capelli, e l'altro oggetto era il fermaglio del suo mantello che lo schermava da Visione del Vero, e Holly l'aveva discretamente agganciato all'interno della sua canotta mentre si toglieva il mantello. Entrambi erano incantati per apparire come non-magici ed il potere stesso del fermaglio proteggeva questa illusione di non-magicità da Visione del Vero. Holly si rivestì in fretta, mentre Shanyrria insisteva nell'interrogarlo.
"Perché hai fatto una cosa del genere? Non ti sembra che siamo già abbastanza paranoici e atterriti da questo posto?"
"Mi rendo conto che sia stato disagevole, ma prima di tutto vi volevo vivi." Rispose Holly, finendo di sistemarsi. "Guarda l'architrave della porta sotto cui siamo passati. Ci sono i quarzi che coprono tutto come al solito, ma il simbolo si vede ancora sotto lo strato di cristallo."
Tutti e tre ci concentrammo per cercare il simbolo di cui aveva parlato. Sì, forse si intravedeva qualcosa sotto al cristallo.
"E hai anche intenzione di dirci che cos'è?" sbottò Yalathanil, seccato per l'espediente di Holly e anche perché non conosceva quel simbolo.
"Si tratta di una specie di... recinto per cani, in un certo senso. Abbiamo appena attraversato una stanza molto grande, non l'avete vista bene perché era immersa nell'oscurità, ma era enorme e aveva questo simbolo inciso anche all'altro ingresso. Serve a tenere dentro quelle cose e a impedire loro di percepire cosa c'è all'esterno."
"Quali cose?" Shanyrria si sforzava di vedere cosa ci fosse all'interno, ma in effetti la luce non era sufficiente.
Holly evocò delle piccole luci danzanti e le mandò in giro per la stanza, entro la portata dell'incantesimo, raccomandandoci di restare al di fuori della stanza. Le luci illuminarono delle cose, probabilmente delle creature, ma non assomigliavano a nulla che avessi mai visto e si faceva perfino fatica a capire come fossero fatte. Quando finalmente riuscii a comprendere la loro fisionomia, Holly spostò le luci danzanti e ci mostrò che c'erano decine di quelle cose, forse perfino un centinaio. Erano... grosse, potevano assomigliare vagamente a degli animali, ma era come se parte del loro scheletro fosse all'esterno. Non li saprei davvero descrivere.
"Holly, ma che cosa sono?" sussurrai, in preda all'orrore.
"Si chiamano cerebrilith, sono mostri che provengono da un altro Piano d'esistenza. Hanno poteri psionici e a volte gli Scorticatori Mentali li tengono come bestie da guardia. Ma non sono bestie, sono intelligenti, forti e resistenti, e non amano essere tenuti in schiavitù." Ci spiegò, passando poi a dipingere le loro qualità combattive. Più ne sentivo parlare, più mi terrorizzavano, non tanto per la loro forza individuale quanto per il loro numero.
"Quando non hanno nulla da fare a volte si quietano cadendo in uno stato catatonico come ora... ma captano le energie mentali. Quando sono così profondamente addormentati, l'unica cosa che li sveglia è un pensiero diretto." Spiegò Holly.
"Aspetta... quando dici un pensiero diretto, intendi qualcosa come oh mio dio sono circondato da cerebrilith?" Domandò Yalathanil, tanto per chiarire.
"Sì, ma è sufficiente anche oh mio dio, sono circondato da cose, cosa sono queste cose?" Precisò il mio amico. "Insomma, lo sentono se stai pensando a loro."
Yalathanil rabbrividì senza volerlo. "E tu ci hai fatto camminare in mezzo a queste cose..."
"In una stanza molto buia, dove non le potevate vedere, soprattutto se avevate la mente ben concentrata altrove." Lo interruppe Holly. "L'odio è il miglior catalizzatore d'attenzione che ci sia."
Bene, adesso almeno sapevo perché mi aveva fatto chiudere gli occhi. Io non avrei creduto al suo inganno e avrei rischiato di accorgermi di quelle cose addormentate non lontano da noi.
Shanyrria cercò di smettere di rabbrividire, ma senza grande successo. "Senti, non è che io non lo capisca. Se ci avessi detto di loro, non saremmo riusciti a non pensarci, è una cosa troppo istintiva." Ammise la ragazza. "Però non mi piace il modo in cui ci hai mentito."
Holly si strinse nelle spalle. "Non avevo scelta."
"Lo so, ma non mi piace comunque." Insistette lei, e gli voltò le spalle risentita.
"E allora fai pace con il cervello" sillabò Holly, ma non lo disse. Riuscii a leggere il labiale solo perché ero molto vicino. Meno male che non lo disse, Shanyrria era certamente un'alleata più malleabile di Yalathanil, non potevamo permetterci di indisporla.
"Ma dovremo rifare questa strada quando dovremo uscire..." obiettai, realizzando con orrore quella semplice verità. Il trucco di Holly poteva funzionare una volta sola.
"Usciremo con un teletrasporto." Tagliò corto Yalathanil. "Era una cosa che avevo già messo in conto. Ma questo ostacolo significa che non potremo più tornare indietro e riprovare, come abbiamo fatto dopo i necroelementali. Da questo momento possiamo andare solo avanti."
Che gioiosa prospettiva.
