1316 DR: Radici (Parte 7), ovvero Atto Sesto: il sangue della progenie oscura
Dopo la gabbia dei cerebrilith non incontrammo altri pericoli immediati, così ci fu il tempo per studiare un po' l'ambiente intorno a noi.
Il dungeon era sempre composto di grotte naturali probabilmente scavate dall'acqua (trovammo altri fossili racchiusi fra i quarzi), alcuni di questi cunicoli a volte diventavano così stretti che era impossibile passare oltre e ci toccava tornare indietro e cercare un'altra strada.
Non che sapessimo dove stavamo andando, eh. Proprio no. Però muovendoci in una certa direzione i cristalli sembravano diventare più grandi, forse era la strada giusta per avvicinarsi al Quarzo Radice.
Il problema è che quando i cristalli diventavano troppo grandi, ostruivano il passaggio.
Nei giorni seguenti riuscimmo a fare solo qualche progresso, l'ambiente intorno a noi sembrava suggerire che avessimo trovato la città; a volte trovavamo delle stanze, o parti di edifici crollati, che si riconoscevano per le linee più squadrate e meno naturali. L'architettura a suo tempo sarà stata molto bella, ma ora era completamente incomprensibile, anche perché la struttura della città era collassata su sé stessa e a volte trovavamo una stanza dentro un'altra in modo da somigliare casualmente a un soppalco, o una stanza che si interrompeva bruscamente aprendosi su una voragine o una crepa.
Nelle "case" era più facile trovare trappole magiche. Alcune, che forse erano a pressione, non funzionavano più perché il pavimento era ricoperto di quarzi che sostenevano il nostro peso. Altre, quelle che si attivavano cogliendo la prossimità di esseri viventi, ci scaricarono addosso incantesimi antichi e sconosciuti. Io stesso rimasi in forma di topo per una parte del viaggio, al sicuro fra le mani di Holly, finché Yalathanil non trovò il contro-incantesimo.
Ho ricordi confusi di quelle ore, ma ricordo Holly affermare con leggerezza che i topi sono un ottimo cibo per ragni e forse era quello il proposito della trappola. Come facesse a mantenere il morale alto per me era un mistero, visto come solitamente era portato alla depressione da quando era morto, ma probabilmente voleva essere d'esempio oppure provava vera soddisfazione dall'essere impiegato in una missione utile. Noialtri ci sentivamo molto più impantanati nell'atmosfera cupa e desolante del dungeon, e ogni giorno che passava ci sentivamo sempre peggio.
In una stanza trovammo una Succube. Forse a suo tempo era stata la compagna di giochi di qualche mago drow, ma adesso non vedeva un uomo da quasi ventimila anni e arrivò perfino a giurare che avrebbe fatto la brava se le avessimo dato soddisfazione.
Nemmeno io sono pazzo fino a questo punto. Yalathanil la confinò dentro a un Cerchio Magico contro il Male e passammo oltre.
Fu molto più difficile quando trovammo un'elfa dei boschi. Ovviamente non poteva esserci un'elfa dei boschi di nome Yselde dentro un dungeon sigillato da millenni, ma lei sembrava così innocente e indifesa, con quegli occhi grandi e spaventati... finché Yalathanil non si lanciò nuovamente Visione del Vero, e sopraffatto dall'orrore e dal disgusto per quell'inganno scaricò sulla creatura un incantesimo così devastante che la uccise sul colpo, nonostante fosse un demone resistente agli incantesimi. Quando riprese la sua forma nella morte, riuscii a vederla come la vedeva lui: non una fanciulla elfa, ma un mostro mangiatore di cadaveri simile a un ghoul, con lunghi denti giallastri e grandi artigli. Potevo capire perché Yalathanil si fosse arrabbiato così tanto, probabilmente i suoi nervi erano giunti al punto di rottura e vedere una creatura immonda imitare le movenze e la vita di un'elfa innocente l'aveva portato oltre il limite del suo autocontrollo. L'utilizzo di tanta energia magica però aveva stancato il nostro compagno, quindi cercammo un posto difendibile dove riposare.
Yalathanil aveva ancora Visione del Vero negli occhi, e ne approfittò per assicurarsi che intorno a noi non ci fossero nemici invisibili o eterei. Questa verifica richiedeva una certa concentrazione, ma dopo qualche secondo lo vedemmo sussultare e fermarsi di colpo.
"Cosa? Che cosa vedi?"
La voce del mago uscì in un sussurro. "Siamo circondati da fantasmi. Sono sul Piano Etereo, e ci stanno guardando."
Impiegammo qualche secondo a riprenderci dallo shock.
"Come?" balbettò Shanyrria, portando la mano alla spada e guardandosi intorno come se si aspettasse di poterli vedere.
"Sono ostili?" Chiese Holly nello stesso momento. "Li puoi descrivere?"
Yalathanil esitò per un lungo momento.
"Non sembrano ostili. Ci osservano." Il mago si lanciò in una descrizione minuziosa, da studioso. "La maggior parte di loro appaiono come elfi scuri... molto simili ai drow, ma la loro pelle è scura e non completamente nera. Sono vestiti riccamente, dovevano essere i padroni della città. Altri invece sono elfi dalla pelle più chiara. Non so dire se fossero schiavi o servi. La cosa strana è che nessuno di loro porta i segni della morte, mi aspetterei che un fantasma mostrasse attraverso il suo aspetto il modo in cui è deceduto."
"Non necessariamente." Intervenne Holly. "I fantasmi possono imparare a controllare il loro aspetto in certa misura, per assomigliare a com'erano in vita."
Yalathanil archiviò quell'informazione ma non fece commenti.
"Si sono accorti che li vedo. Credo che stiano cercando di comunicare. Stanno tutti puntando il dito verso la stessa direzione."
"Solo io lo trovo profondamente inquietante?" mormorò Shanyrria, atterrita.
"Sarà una trappola?" domandai, condividendo la preoccupazione della guerriera.
"Per quello che vale, anche gli elfi chiari stanno indicando dalla stessa parte." Disse in tono dubbioso. "Ma ci sarà da fidarsi? Potrebbero essere sotto il controllo mentale degli elfi scuri."
"Oh, non lo so. Sai quanto è difficile controllare la mente di un non-morto." Obiettò Holly.
"Sai davvero un sacco di cose sui non-morti!" Incalzò Yalathanil, irritato dai continui interventi del mio amico.
"Un giorno se vuoi ti racconterò la storia della mia vita, ma non mi sembra il momento. Allora, seguiamo le indicazioni dei fantasmi oppure no? Sei tu a capo della spedizione, quindi la decisione è tua."
Yalathanil si fermò a riflettere un momento, ma non voleva apparire debole ai nostri occhi. La decisione andava presa in fretta.
"C'è la possibilità che sia una trappola, ma noi siamo stanchi e io non ho più incantesimi potenti in repertorio. Dobbiamo riposare, prima di addentrarci in luoghi perfino più pericolosi di questo."
Dormire con la consapevolezza che un'orda di fantasmi ci stava osservando fu una delle cose più difficili della mia vita. Holly si era offerto di farci da guardia mentre dormivamo, ma Shanyrria si era opposta a lasciar fare tutto a lui. "Avrai bisogno di riposare anche tu!" aveva obiettato, "Sarebbe la seconda notte che fai tu da guardia, prima o poi cadrai esausto."
Per tutta risposta Holly si tolse uno dei suoi guanti e le afferrò una mano. Shanyrria sussultò.
"Sei freddo!"
"Perché sono morto." Rispose lui pacatamente. "Non ho bisogno di dormire."
Questo calamitò subito l'attenzione dei due elfi.
"Sei cosa?" Yalathanil quasi gridò.
"Sono un fantasma." Holly mantenne un tono colloquiale, mentre io imprecavo mentalmente.
"Ma sei solido!"
Holly sospirò preparandosi a fronteggiare i sospetti dei due. "Possiedo un oggetto magico che rende solide le creature incorporee. Non mi fa apparire vivo, per quello devo basarmi sulla recitazione e su un po' di semplice cosmesi."
"E ci stai dicendo tutto questo solo ora perché...?" inquisì Yalathanil.
"Perché no? Siete miei alleati ed è giusto che smettiate di preoccuparvi di cose come il mio sonno. È anche giusto che sappiate che all'occorrenza posso fare cose come passare indenne nel veleno, resistere all'influenza mentale o camminare attraverso le pareti sottili, anche se non ho nessuna voglia di attraversare questi cristalli contaminati da energia sacrilega. La sola idea mi fa ribrezzo."
"E perché mai? Non sei anche tu una creatura del male?" chiese Shanyrria, guardandolo con una smorfia di disgusto.
"I fantasmi non sono necessariamente malvagi." Inaspettatamente, l'aiuto arrivò da Yalathanil. "Sono solo legati in modo malsano alla loro esistenza mortale. Perché non sei in pace, Holly? E in che modo sei stato coinvolto in questa missione?"
Holly sorrise tristemente.
"Sei davvero intelligente, mago. Forse è il momento di raccontare un pezzetto della mia vita. Ero un Ruathar, un amico degli elfi consacrato tale dal clan di Johlariel." Gli sguardi dei due si spostarono su di me, ma solo brevemente. Io annuii per dare credito alla storia. "Sono morto per non essere riuscito a proteggere un villaggio di elfi da dei saccheggiatori drow, e il peso della mia incompetenza grava sulle mie spalle, impedendomi di meritare il riposo dei giusti." Il tono con cui raccontò della sua morte non lasciava dubbi sul senso di colpa che ancora provava per l'accaduto.
"Quindi questa missione sembra proprio calzare a pennello, immagino. Impedire il possibile ritorno di un antico mago drow..." ragionò l'elfo del sole.
"Non riporterà indietro gli elfi che sono morti per la mia negligenza, ma potrebbe prevenire la distruzione di innumerevoli altre vite innocenti." Concluse il mio amico, allargando le braccia. "Nulla può porre rimedio alla mia colpa, posso solo sperare che recuperare l'onore sia sufficiente a concedermi il riposo e a farmi riconciliare con la mia coscienza."
I due elfi rimasero in silenzio per un lungo momento, ciascuno immerso nelle proprie riflessioni.
"Finalmente capisco le tue motivazioni." Mormorò l'elfa della luna. "Non mi capacitavo del fatto che un mezzo umano fosse così infervorato per questa missione. Ora pensò che potrei fidarmi di te più di prima." Decretò infine.
Holly annuì, nei suoi occhi si poteva leggere qualcosa di simile alla gratitudine. "So di non essere una persona simpatica. Ho le mie ragioni per non esserlo. Ma combatterò al vostro fianco finché la questione non sarà risolta oppure fino alla mia distruzione, se così vorrà il destino."
"Se sei anche tu un fantasma, forse potresti parlare con quelle creature." Azzardò Yalathanil. "Anche se mi sembra strano che se ne stiano sul Piano Etereo."
"Penso che avrò bisogno della tua supervisione in questo compito." Concesse generosamente Holly, anche perché non voleva dare l'impressione di fare le cose alle spalle del mago.
Ovviamente avrebbe comunque fatto un sacco di cose alle spalle del mago...
Dopo alcune ore di riposo, tranquilli che il nostro compagno ci avrebbe protetti da ogni pericolo o avrebbe almeno dato l'allarme, ci svegliammo dal nostro sonno e cominciammo a prepararci per la giornata. Sempre che fosse giorno. Chi lo sapeva più, ormai.
Yalathanil alternò le ore successive fra riposo e preparazione degli incantesimi, mentre io e Shanyrria rimanevamo con lui per la sua protezione e Holly si avventurava ad esplorare l'area immediatamente intorno a noi, senza spingersi troppo lontano.
Di solito tornava ogni quarto d'ora circa, ma una volta rimase via quasi mezz'ora. Stavo per andare a cercarlo quando sbucò fuori da un corridoio laterale, con un'espressione scioccata e un sottile libro fra le mani.
"Che cosa hai trovato?" Domandai, incuriosito sia dall'oggetto che dalla sua apparente reazione allo stesso. "Quel libro era qui nel dungeon? Sembra conservato troppo bene..."
"Era in una Borsa della Conservazione." Mugugnò, in tono vago. "Nascosto fra le pagine di un grosso tomo sul culto di Lolth e la sua esaltazione. Questo è... un diario, credo. Il diario di una persona che sembrava avere due menti, o forse due anime."
"Che cosa vuoi dire?" domandò Yalathanil con interesse, avvicinandosi.
Holly si sedette, aprì il diario con immensa cura e cominciò a leggere la prima pagina.
"Primo giorno del primo mese, Anno 7890 del regno del grande arcimago Ka'Narlist, Primo del suo nome, Grande Padre della progenie oscura.
Io, Nenshalee Yril'Lysaer, primogenita del nobile casato Yril'Lysaer, fra pochi giorni riceverò l'investitura di novizia e verrò ammessa alla comprensione dei misteri della somma signora degli ilythiiri, la nostra Madre Oscura, la Regina Ragno. Sono grata di poter essere uno strumento nelle Sue mani divine. Il mio sangue è il sangue della progenie oscura e non deluderò i miei onorevoli antenati. Non temo la cerimonia che verrà, poiché Lady Lolth già sussurra nella mia mente le sue benedizioni. Mia madre dice che sono precoce, che sono molte generazioni che una fanciulla non riceveva la chiamata prima dei quindici anni. So che sarò all'altezza delle aspettative di mia madre."
Mi accorsi che stavo tremando, ma per mia consolazione anche gli altri due elfi sembravano sconvolti. Quindici anni? Era una bambina!
L'espressione di Holly era solo incredibilmente triste. "Le prossime pagine sono solo vaneggiamenti e inni alla sua demoniaca padrona. Ma poi c'è questo." Saltò avanti di alcune pagine.
"Dodicesimo giorno del terzo mese, Anno 7910
Non tutte le mie compagne all'Accademia hanno il dono del sangue della progenie oscura, alcune di loro sono lente nell'afferrare il vero significato dei Misteri anche se sono molto più vecchie di me. Mi odiano, ma so che è invidia, perché la somma Regina Ragno sussurra nella mia mente e non nella loro. I miei incantesimi riescono meglio dei loro e la mia carriera si prospetta rapida e fruttuosa.
Tuttavia c'è qualcosa che mi turba. Alcune non riescono ad afferrare i Misteri non per stupidità, ma perché nel loro cuore si annida il dubbio. Nizana, la mia unica amica, mi ha confidato le sue perplessità.
Una mossa molto stupida. La mia mente è un libro aperto per Lady Lolth e ora la Dea vuole la morte di Nizana. Avverrà per mano mia, lo so, la Regina Ragno me l'ha comandato e io desidero con tutto il cuore obbedirle. Ma talvolta sento che una parte del mio cuore invece si ribella. Non posso certamente tenere a Nizana più di quanto io ami la mia Regina, ma... l'idea di ucciderla a volte mi esalta, a volte mi disturba. Non so perché. E intanto mi interrogo sul perché lei abbia questi suoi dubbi; sono un errore della sua mente inferiore oppure è a me che viene impedito di vedere qualcosa? E ne vale poi la pena, quando ho la grandezza della mia Dea che mi riempie il cuore e l'anima?"
Holly girò ancora qualche pagina. "Le pagine seguenti sono un'alternanza di Adoro e venero la mia grandissima Dea e dubbi e frasi disperate come Vorrei che mi fosse stato consentito avere un pensiero solo mio, almeno una volta. Sembrano le parole di una pazza, o di una persona soggetta a una maledizione... la maledizione di essere un burattino nelle mani di una dea." Sfogliò ancora qualche pagina. "Ecco, qui c'è qualcosa di interessante."
"Sesto giorno del decimo mese, anno 7990
La mia bambina sta cominciando ad avere le sue prime visioni e la Dea già le sussurra all'orecchio. Ha soltanto sei anni e il mio cuore è gonfio di dolore. Non provavo un dolore simile da quando trent'anni fa ho dovuto sacrificare a Lady Lolth il mio servo Armen, per i pensieri peccaminosi che il mio amore per lui aveva suscitato. Una relazione con un elfo chiaro è proibita, mi sarebbe stato consentito di usarlo come giocattolo ma niente di più. Quel che è peggio, so che non mi amava. Ho commissionato l'omicidio di tutta la sua famiglia perché fosse solo mio, ma anche se non l'ha mai scoperto, lui non mi amava. E io sono una sacerdotessa di Lolth! Avrebbe dovuto essere onorato del mio interessamento!
In quel frangente ho agito come i nostri costumi prevedono, e come Lolth stessa mi sussurrava all'orecchio, ma far morire la sua moglie elfa non lo ha reso mio. I miei filtri d'amore hanno solo simulato quel nobile sentimento che io invece provavo davvero per lui.
Non avrei dovuto indulgere in un simile sentimento, non avrei mai dovuto chiedermi se un nostro eventuale figlio avrebbe potuto essere meno imprigionato dai legami del sangue della progenie oscura.
Ovviamente il sangue diluito ha meno potenza! Avrei dovuto capire che Lady Lolth si sarebbe adirata.
Ma ora che il mio amore è morto, chi pagherà per i miei pensieri eretici se non io? Sono stata una bambina prodigio, chiamata ai misteri sacerdotali prima di molte altre, ma la mia carriera non è stata brillante come avevo sperato. Troppi ostacoli sul mio percorso, troppe volte i miei piedi sono scivolati sul sangue delle persone che amavo e che ho dovuto uccidere. Ora il mio cuore è pesante perché so che mia figlia sta già ricevendo la preparazione speciale di Lady Lolth, perché possa sostituirmi. L'influenza della Dea su una mente così giovane la sta già rendendo più spietata di quanto io non sia mai stata."
Senza fare commenti, Holly saltò alle ultime pagine.
"La terra ha tremato all'improvviso e la città, che credevamo solida come la pietra in cui è fatta, è crollata miseramente nella voragine che si è aperta. Il tempio di Lolth, in cui mi trovavo al momento del crollo, è parzialmente sopravvissuto alla caduta ed è rimasto sigillato dai detriti che hanno creato in questo spazio una bolla d'aria. Molte delle sacerdotesse sono rimaste intrappolate sotto le macerie e sono morte comunque.
Prego la Dea che mia figlia sia al sicuro, nelle foreste fuori dalla città. Mai avrei pensato che le regioni più esterne del regno potessero essere più sicure della Capitale, e mai avrei pensato che qualcosa di buono sarebbe potuto venire dal suo viaggio nelle provincie.
Non so che cosa ne sia stato dell'Arcimago, il mio onorato avo. Dopo ottomila anni di regno in cui è stato il nostro baluardo e punto fermo, sembra sparito nel nulla.
Non so cosa sarà di quelli di noi che sono temporaneamente sopravvissuti.
La scossa di terremoto mi ha fatta cadere e sbattere la testa, quando mi sono risvegliata mi trovavo in piedi, io e le mie compagne sacerdotesse formavamo un cerchio. Non ricordo di essermi alzata e messa in posizione, non ricordo di aver cominciato una formula magica, ma non ero io a parlare comunque. Io ero solo una spettatrice, Lady Lolth stava usando il mio corpo come aveva fatto molte altre volte. Tutte le mie sorelle sacerdotesse non erano che fantasmi, erano morte nel crollo e le loro forme incorporee innalzavano le loro voci spettrali alla volta distrutta del tempio. Non avevano più l'aspetto che avevano avuto in vita, tutte loro erano identiche, di una bellezza annichilente; erano possedute dalla Dea.
Di norma non sarebbe possibile possedere una creatura incorporea, ma il legame che ha la nostra progenitrice con noi sacerdotesse della sua linea di sangue è talmente forte che può prendere il controllo di noi sempre e comunque. La mia convinzione è che quanto più spesso e di frequente ci possiede, tanto più una piccola parte di Lei rimanga dentro di noi, come una scintilla di potere divino. Questa scintilla che rimane ancorata alla nostra anima, insieme alla grande familiarità nei nostri confronti, ha permesso alla Dea di prendere possesso delle anime delle mie compagne, e per un fantasma anima e corpo sono la medesima cosa.
Ho officiato il rituale insieme a sette sacerdotesse che erano a tutti gli effetti degli avatar della Regina Ragno. Io non avevo alcun controllo sul mio corpo e sulla mia voce, ma la comunione con la Dea era tale che riuscivo a leggere le sue intenzioni come un libro aperto. Stava sigillando l'intera città.
Non sapeva se Ka'Narlist fosse vivo o morto, ma non voleva rischiare di averlo di nuovo in circolazione, così ci stava condannando tutti a una prigionia eterna e a morte certa.
Quando la nostra cantilena fu terminata, potevo sentire fisicamente che una enorme barriera stava crescendo intorno alla città. Lady Lolth ha subito ritirato la sua coscienza da me e dalle sacerdotesse fantasma prima di rimanere bloccata nella sua stessa trappola, ma le loro essenze erano state completamente consumate da quella possessione; sono rimasta solo io.
Io, nella sala principale del suo sacro tempio, accasciata sull'altare semidistrutto, forse l'unica persona ancora viva in città. Viva, ancora per poco. Ma per la prima volta, la mia mente era completamente libera dalla sua influenza.
Da questo momento non avrò più bisogno di un diario, perché non ho più bisogno di fare chiarezza nella mia mente. Né avrei tempo per scriverlo comunque. Devo cercare un modo per sopravvivere a questo disastro, e senza l'aiuto di Lolth, maledetto sia il suo nome."
Holly chiuse il diario. Non era l'ultima pagina, ma era l'ultima pagina scritta. Se l'autrice fosse davvero sopravvissuta, non lo sapevamo, ma la lettura di quelle memorie ci aveva lasciati di sasso.
Lolth era stata la prima a creare la barriera contenitiva intorno alla città? Ora erano dei maghi buoni a tramandarsi quel compito, ma cosa poteva esserci di così terribile in quella città da far preoccupare perfino una dea? Era davvero così devastante la prospettiva che Ka'Narlist potesse tornare a piede libero?
