1316 DR: Radici (Parte 8), ovvero Atto Settimo: la regina della città fantasma

"Questo diario dovrebbe essere portato a Evermeet e studiato." Propose Yalathanil, quando Holly ebbe finito di leggere. "Se sono esistiti elfi scuri dai poteri così immensi, o meglio che potevano veicolare direttamente il potere della loro divinità senza esserne distrutti, dobbiamo studiare il caso e cercare di capire se esistano ancora discendenti di quella stirpe."
"Sono passati quasi diciannovemila anni dalla distruzione di Atorrnash," obiettò Holly "se qualcuno di quella stirpe è sopravvissuto al disastro non credi che ormai il sangue sarà un pochino annacquato?"
"Non sappiamo quanti ne siano sopravvissuti. E se fossero riusciti a tramandarsi il potere e ora nascondessero questa loro forza in qualche città sotterranea?"
Holly sospirò esasperato, ma mi infilai nel discorso prima che potesse aprire bocca e dire qualcosa di troppo sarcastico.
"Hanno avuto diciannovemila anni per sferrare il loro attacco. Non hanno nemmeno vinto le Guerre della Corona. Se avessero avuto ancora tutto questo potere, avrebbero dovuto usarlo prima. Prima che il sangue si diluisse. In un qualsiasi momento della Storia fra la caduta di Atorrnash e ora." Dedussi, cercando di riportare Yalathanil alla ragionevolezza.
Yalathanil mugugnò, poco convinto, ma Shanyrria gli posò una mano sul braccio e gli parlò con pacatezza. "Non hanno tutti i torti, devi riconoscerlo. Studiare l'argomento potrebbe essere utile, ma non mi sembra una necessità dettata dall'emergenza."
"Desidero comunque che mi affidi quel diario." Insistette in tono freddo, allungando una mano verso Holly.
Non senza una certa reticenza, Holly si avvicinò e gli porse il diario con cura, come se gli porgesse un neonato. Yalathanil allungò una mano, ma appena i suoi polpastrelli sfiorarono l'aria intorno al diario ritrasse la mano come se avesse toccato il fuoco.
"Questo oggetto è protetto da una magia potentissima! Non posso toccarlo."
Holly lo guardò con perplessità, e così anche Shanyrria.
"In che senso? Che cosa accadrebbe se lo toccassi?"
Yalathanil agitò le dita vicino alla copertina del diario, come per saggiare l'aria.
"Non lo so. Non posso proprio toccarlo. Se ci provo, le mie mani si fermano. Sembra un riflesso involontario, come muovere la gamba quando si viene colpiti al ginocchio."
"Forse per questo io posso toccarlo." Commentò Holly, soppesando il diario. "Non ho riflessi involontari e non subisco gli inganni della mente."
"Bene, vorrà dire che ricopieremo il contenuto del diario. Forse non sarò in grado di replicare gli incantesimi di cui è impregnato, e se c'è un testo nascosto ci vorrebbe troppo tempo per farlo salire a galla, ma le informazioni esplicite che contiene sono già molto su cui lavorare. Aprilo."
Holly lo aprì per mostrare le pagine al mago.
"Uhm, bene, perlomeno è leggibile. E la lingua elfica in cui è scritto è un po' arcaica ma comprensibile."
"Intendi ricopiarlo ora?"
"Sì. Non sappiamo cosa accadrà nel nostro futuro e forse non ne avrò un'altra occasione. C'è un incantesimo che mi permette di copiare testi non magici, in questo modo se si tratta di uno scritto illusorio l'incantesimo non copierà nulla e, perlomeno, sapremo che il testo è magico." Detto ciò, estrasse dallo zaino un libro bianco e un pennino, ma non l'inchiostro.
Si sedette a terra chiedendo a Holly di mettersi al suo fianco. Aprì il libro bianco sulle ginocchia e, cantilenando, cominciò a passare il pennino sopra alle pagine scritte del diario, ma non a contatto con i fogli. Man mano che il pennino scorreva verso il basso, un testo identico a quello del diario appariva sul libro vuoto del mago, le parole erano scritte perfino nella stessa calligrafia.
Il diario non era molto corposo, saranno state duecento pagine, e in poco più di dieci minuti Yalathanil aveva finito.
L'incantesimo non era pensato per copiare illustrazioni o lettere miniate, ma per fortuna nel diario non c'era nulla di tutto ciò. E anche le pagine scritte a quanto pare non nascondevano altri significati celati con la magia, perché il testo venne trascritto integralmente senza problemi.
"Bene, molto bene. L'incantesimo di protezione a quanto pare serviva solo a proteggere i pensieri privati della donna che ha scritto il diario... sempre che non ci sia altro, ad esempio incantesimi nascosti nella copertina o nella rilegatura, o testi celati nelle pagine bianche. Purtroppo non ho il tempo di controllare anche questo, adesso, e non ho preparato gli incantesimi adatti."
Holly chiuse il diario e lo strinse in modo leggermente possessivo. Yalathanil si alzò con un sospiro e ripose nel suo zaino il libro su cui aveva trascritto le memorie dell'elfa scura vissuta all'epoca del crollo.
"Ora intendi seguire l'indicazione dei fantasmi?" Chiese Shanyrria, a bassa voce.
Continuava a non sembrarci un'idea fantastica, ma stavamo procedendo senza saper bene dove andare, quindi non potevamo ignorare quell'indizio, ovunque potesse condurci.

Il nostro mago ci guidò seguendo le indicazioni degli spiriti, neanche fosse stato uno sciamano. Non fu facile trovare la strada, perché loro sul Piano Etereo non avevano le nostre stesse barriere, e se anche indicavano una direzione chiara e semplice per noi voleva dire dover cercare un cunicolo che arrivasse dove loro volevano condurci. Camminammo per quasi tutto il giorno, intralciati dal terreno sconnesso, dalle trappole magiche e in una caverna più grande anche da una banda di cinque creature grandi quanto dei troll ma fatte di aria, a forma di piccoli tornado. All'inizio pensavo fossero Elementali dell'aria, ma secondo Holly avevano un'aura malvagia. Non c'era motivo per cui fossero anche loro Necroelementali, a meno che qualche altra creatura più potente di loro non li avesse uccisi... ma qualunque cosa fossero, le armi magiche furono più che sufficienti a disfarci di loro, e le armi sacre funzionavano ancora meglio.

Impiegammo ore a raggiungere il luogo che i fantasmi volevano indicarci. Visti gli ostacoli sul cammino, ormai stavamo sospettando che volessero solo condurci alla morte facendoci cadere nelle trappole, ma alla fine invece arrivammo davvero a destinazione. Non sapevamo ancora cosa avremmo trovato, però.
Eravamo di fronte a una maestosa porta di ferro. Holly controllò, ma non trovò trappole. Un tempo doveva essere legata dai cardini alle pareti di pietra, ma i cristalli avevano inglobato i cardini e la porta risultava bloccata. Yalathanil usò un incantesimo che emanava un piccolo cono di ghiaccio per indebolire i cristalli, poi li distruggemmo a colpi di spada, quel tanto che bastava per permettere alla porta di aprirsi.
Stavamo per entrare, ma Yalathanil ci fermò stendendo un braccio. "Uno dei fantasmi sta indicando la tua scarsella, Holly" ci informò, in tono dubbioso. "Che cosa tieni lì dentro?"
Holly aprì la borsa incriminata e mostrò il contenuto: un piccolo kit di arnesi da scasso, un sacchettino di monete e il diario di Nenshalee Yril'Lysaer.
"Indica proprio il diario" specificò il mago "e poi indica la porta. Ripete queste due azioni di continuo."
"Forse... forse dietro questa porta c'è una libreria?" azzardò Holly.
"Scopriamolo!" temerariamente Shanyrria si fece avanti e afferrò uno dei battenti, tirando la porta verso di sé.
La porta si mosse forse di mezzo pollice, ma qualcosa la bloccava. Shanyrria guardò a terra; i quarzi. Avevamo eliminato quelli sui cardini, ma anche i cristalli che crescevano dal terreno impedivano alla porta di aprirsi.
"Posso dire che sono proprio stufa marcia di questi maledettissimi cosi?" sbottò l'elfa, esasperata.
Non sono mai stato più d'accordo con qualcuno, ma lamentarsi non serviva. Con un sospiro, ci preparammo a ripetere il tedioso lavoro.

Finalmente riuscimmo ad aprire la porta quel tanto che bastava per sgusciare all'interno. Ci trovammo in una sala molto grande, parzialmente crollata. In alcuni punti il soffitto mancava, rivelando altri spazi aperti al piano superiore. La cosa strana è che le macerie del soffitto crollato non erano dove avrebbero dovuto essere, ma qualcuno o qualcosa le aveva ammucchiate ai lati della stanza.

Esplorammo la grande sala ma non c'era nulla; c'erano però aperture per altre stanze (alcune completamente crollate, bloccate dai detriti, altre ancora abbastanza agibili). Se un tempo c'erano state delle porte, dovevano essere state di legno perché ormai non ne rimaneva nulla.
Sembra che siamo entrati in un grande complesso. Da che parte dovremmo andare?" si domandò Holly, guardandosi intorno rapito.
"I fantasmi indicano di proseguire dritti. Visto che li abbiamo seguiti finora, non ha senso smettere adesso."
Seguimmo Yalathanil e le sue indicazioni. La porta davanti a noi era un'apertura mezza crollata, ma oltre un piccolo corridoio da claustrofobia si apriva un'altra stanza, ancora più grande di quella d'ingresso. Questa era davvero enorme, chiaramente fatta per contenere decine o anche centinaia di persone. In fondo, su una pedana di pietra rialzata (ormai così coperta dai cristalli che i gradini erano diventati inagibili) c'era un grosso opulente trono. Era anch'esso coperto dai quarzi, ma era come se qualcuno li avesse limati o rimossi ciclicamente perché era solo una leggera patina bianca.

Sul trono c'era una fanciulla.
Un'elfa scura, questa volta. Se si trattava nuovamente di un demone, aveva scelto l'aspetto sbagliato per intenerire un gruppo di avventurieri elfi.
La ragazza, o qualunque cosa fosse, se ne stava spaparanzata in una posizione che avrebbe fatto invidia a un gatto: la schiena sul sedile del trono, le gambe incrociate contro lo schienale, la testa ciondolava nel vuoto dove di norma avrebbero dovuto esserci le gambe, le braccia erano spalancate sul sedile e raggiungevano i braccioli. Una cascata di capelli biondo platino scendeva fino al pavimento, ma alla ragazza non sembrava importare.
A prima vista sembrava addormentata, ma non poteva essere.
Sembrava anche molto attraente, nonostante la pelle scura... ma anche questa probabilmente era un'illusione.

La ragazza spalancò gli occhi di colpo. Aveva degli occhi pazzeschi, di un azzurro ghiaccio così chiaro da sembrare bianco. Ci fissò per alcuni secondi da quella sua strana posizione, senza fare una piega, poi si decise a tirarsi su. Sollevò il busto e si girò in modo da sedersi sul trono in modo normale, ma i suoi movimenti erano rigidi, come se non si ricordasse più come si fa a muoversi.
Aprì la bocca ma non ne uscì alcun suono. Diede un paio di piccoli colpi di tosse, come per testare che la sua gola funzionasse a dovere, poi ci parlò con una voce sorprendentemente chiara.
"Avete risvegliato la regina della polvere. Dichiarate il vostro intento, stranieri."
Regina della polvere non era un titolo molto poetico, ma per una volta la mia mente era lontana mille miglia dal fare considerazioni simili.
Dopo qualche secondo di silenzio tombale, Holly diede discretamente di gomito a Yalathanil.
L'elfo del sole recuperò il suo solito portamento nobile e altezzoso e si fece avanti.
"Le nostre scuse, Maestà. Non avevamo previsto di trovare qualcuno ancora in vita."
"E avevate ragione." Rispose l'elfa scura, in tono quasi annoiato. "Questo però non risponde alla mia domanda."
Va bene, ce lo aspettavamo, ma averne la conferma fu comunque terrificante.
Seguì altro silenzio. Questa volta Holly prese la parola, esasperato dalla titubanza di Yalathanil.
"Perdona il nostro silenzio, Maestà, siamo intimiditi dalla tua presenza." Cominciò, chinando il busto in un inchino. "Siamo qui per risolvere un problema di contaminazione che procede da questo dungeon verso l'esterno."
"Menzogne!" Scattò lei, alzandosi in piedi. "Questa città è racchiusa in una barriera, non c'è verso che qualcosa da qui possa arrivare all'esterno. Siete qui perché volete rubare i miei segreti e la mia magia!"
Yalathanil face un passo indietro e Shanyrria poggiò una mano sull'elsa della spada.
"Non ci interessa la magia malvagia e corrotta del tuo popolo!" Scattò l'elfo del sole, indignato. "Il nostro compagno ha detto il vero. I cristalli che hanno proliferato in questo dungeon si sono spinti fin oltre la barriera magica, e parte dell'energia sacrilega di questo luogo è fluita fino all'esterno, veicolata dai quarzi rampicanti."
"E siete venuti fin qui per distruggere la fonte dell'energia sacrilega?" Dedusse, ma in tono derisorio. Evidentemente vedeva sé stessa come la fonte dei nostri problemi. E altrettanto ovviamente trovava ridicola l'idea che potessimo distruggerla. Yalathanil colse l'implicita minaccia e fece quell'espressione che fa sempre quando si prepara alla battaglia...
"Distruggere i cristalli probabilmente sarà sufficiente." Intervenne Holly, in tono pacato. Solo in quel momento notai che non aveva mai raddrizzato il busto dopo il suo inchino, e aveva ancora gli occhi a terra. "Fintanto che la barriera separerà la città dalla Superficie, non sarà necessario darsi battaglia."
"La barriera deve restare dov'è." Affermò l'elfa scura, con una convinzione che ci prese alla sprovvista. Solitamente un prigioniero tende a voler uscire... invece lei no? Perché?
"Su questo siamo perfettamente d'accordo." Yalathanil riprese la parola. "Siamo qui per distruggere il Quarzo Radice che ha causato il dilagare di questa piaga minerale, in questo modo cesserà di espandersi. Per quanto riguarda i cristalli che già sono cresciuti spingendosi oltre la barriera, essi si trovano anche dentro la roccia, sarà difficile disfarsene. Per questo siamo venuti anche a indagare sulla causa di queste emanazioni malvagie, ma pensavamo... avevamo sentito dire che forse l'antico arcimago Ka'Narlist era riuscito a sopravvivere infondendo la sua anima dentro a una perla magica."
La donna mostrò una certa sorpresa davanti a questa ipotesi, ma inizialmente non rispose. Il fatto che non avesse obiettato lasciava intendere che potesse essere vero.
"Ka'Narlist si trovava nella sua torre, in questo castello, quando il terremoto ha squarciato la penisola e distrutto la nostra splendida capitale. La torre è crollata, ma la stanza dell'arcimago è ancora raggiungibile, se si sa da dove passare. Tuttavia, la prima volta che mi ci sono avventurata, appena mi sono affacciata alla porta una strana energia senziente ha cercato di possedere il mio corpo. Per fortuna ero abituata a un ben altro genere di possessioni e sono riuscita a resistere a quell'assalto mentale, anche se a fatica. Da allora non ho più avuto alcun desiderio di tornare in quella stanza."
"Allora dopo aver distrutto il Quarzo Radice è in quella stanza che dovremo recarci a controllare... con il tuo permesso." Holly era stranamente diplomatico, per uno che una volta ha mandato all'inferno due draghi.

La donna restò in silenzio per un lungo momento, a riflettere. Una ciocca di lunghi capelli biondi le era scivolata davanti al viso, avrebbe dovuto oscillare seguendo il suo respiro ma non lo faceva. Avevo passato abbastanza tempo con Holly da riconoscere un non-morto da questi dettagli, anche quando aveva l'aspetto di un vivo.
"Avrete libertà d'azione all'interno del mio regno." Decretò infine. "Ma a tre condizioni. Primo, non farete nulla che possa compromettere la barriera. Secondo, non ruberete nulla che mi appartenga, e con questo s'intende che restituirete il diario che avete preso. Terzo... il vostro compagno così beneducato rimarrà qui a parlare con me." Così dicendo, spostò lo sguardo su Holly. "Confido che non abbiate bisogno di lui per abbattere un pezzo di roccia."
Noi tre elfi ci guardammo l'un l'altro con stupore. Holly? Che poteva volere da lui?
Cercai lo sguardo di Holly, che finalmente si era rialzato, e nei miei occhi colse la mia muta domanda. Annuì.
"Maestà, prima di andare per la nostra missione ho due perplessità da esporre." Yalathanil si fece avanti coraggiosamente. La donna sembrò infastidita dal suo atteggiamento, ma gli fece cenno con la mano di proseguire. "Nel cercare il quarzo, di cui non conosciamo l'ubicazione, potremmo incontrare molti altri demoni e trappole. Con la vostra richiesta, ci state privando di un valido guerriero."
"Se ciò che state cercando è quel grosso monolite di cristallo che s'erge dove un tempo c'era la piazza piccola delle aste, allora gli spiriti dei morti vi guideranno in quel luogo... ma dovrete affrontare con le vostre forze i pericoli che incontrerete sul cammino, i vostri problemi non sono affar mio. La mia condizione per lasciarvi portare a termine la missione senza annichilirvi subito per la vostra invasione e per il furto del diario, è che il vostro compagno rimanga qui fino al vostro ritorno." Ci guardò negli occhi uno alla volta, come per sfidarci ad obiettare. "La tua seconda domanda, elfo?"
Yalathanil riuscì a sostenere il suo sguardo di ghiaccio. "Hai posto tre condizioni molto ragionevoli, ma non hai preteso che non cercassimo di distruggerti."
Questa volta la Regina della polvere sbottò in una risata breve, aspra, sarcastica. Sembrava il suono di pietra che sfrega contro altra pietra.
"Solo i deboli o gli stolti pongono simili condizioni. Se siete abbastanza potenti da uccidermi, non avete bisogno del mio permesso per esplorare questo luogo. Se invece non ne siete in grado, avete bisogno di restare nelle mie grazie. La scelta se tentare o non tentare spetta a voi, ma avrete una sola occasione e se la sprecherete andrete a fare compagnia alle anime dei defunti, nel Piano Etereo di questo piccolo mondo sotterraneo, per tutta l'eternità."
Guardai Yalathanil con preoccupazione; se aveva intenzione di sfidare una regina non-morta che era in quel dungeon da molte migliaia di anni, e che per il momento non sembrava aggressiva... forse non ero molto ansioso di unirmi alla battaglia.
Lui guardò me, e probabilmente lesse il mio viso come un libro aperto. Poi guardò Shanyrria. Aveva un'espressione molto simile alla mia.

Uscimmo da quella stanza senza Holly, seguendo le indicazioni degli spiriti.