Sirius
Stamattina, sul tardi, sono dovuta ritornare a casa. Avevo promesso che avrei passato qualche giorno con la mia famiglia.
Non ne avevo voglia, stavo perfettamente bene e mi sentivo a mio agio, nel buio castello dei Lestrange, molto più oscuro macabro e solitario della casa di Grimmauld Place (numero 11, mentre i miei zii stanno al 12, normalmente ci abitiamo durante le vacanze di Natale).
Lì, nel castello, Rab Rod ed io, vivevamo perfettamente, eravamo i padroni, tutti soli ed indipendenti.
Ma avevo promesso, e non potevo fare altrimenti.
Per questo, con un mal di testa martellante a causa della sera prima e con la mia roba non ancora da strega oscura, stipata nella borsa, ho usato un po' di polvere volante e mi sono ritrovata, mio malgrado, nell'entrata di casa.
I miei genitori sono stati felici di rivedermi, ma mi hanno subito fatto notare quanto ero sciupata, quanto il mio sguardo fosse stanco e inquieto e che occhiaie mi ero lasciata comparire in viso. Non so come mai si diano tanto pensiero per me, ma mi hanno chiesto dove fosse mai finita la loro adorabile e bellissima bambina.
Da quando ho iniziato a crescere, non mi riconoscono più.
Curioso che i miei genitori non si siano mai accorti di come sia io realmente, nel profondo dell'anima. Come io lo sia sempre stata fin da bambina, in realtà.
In cambio, pare assurdo, ma altri se ne sono resi conto al posto loro.
Mio cugino, per esempio.
Mio cugino mi dà il tormento. Mi odia.
Io lo odio.
Ci odiamo.
Davvero, in maniera forte, potente.
Questa è una delle cose più belle che ci siano.
Lo sappiamo entrambi quanto sia bello per noi: siamo troppo uguali, e troppo opposti per non sapere esattamente cosa sta pensando l'altro.
Quest'odio ci fa sentire potenti, entrambi.
Ogni volta che lo guardo negli occhi grigio azzurri, rivedo me stessa; ogni volta che sento la sua risata, sento me stessa; ogni volta che noto la sua stupida, inutile, instancabile follia, rivedo la mia; ogni volta che percepisco il suo entusiasmo, diventa maggiore anche il mio.
Odiarci così tanto, lo so, lo sento, ci fa sentire vivi.
So che pensa la stessa cosa. Ci scontriamo sempre, per tutto, su tutto, con entusiasmo, violenza, vivacità, rabbia, dolore, voglia di rivalsa.
So che sente le stesse cose che sento io, ma nessuno di noi due, lo vuole ammettere.
Sirius Black, mio cugino, rappresenta tutto ciò che io odio di più.
Scontrarmi con lui, tentare di annientare lui, le sue idee, le sue parole, la sua magia, mi fa sentire forte, potente, esaltata. Mi piace. E piace anche a lui.
Ma non ammetteremo mai, almeno io, di essere davvero così tanto simili.
Persino fisicamente.
Come notano spesso qui a casa.
Qui a casa Sirius è poco più che un rinnegato… non che a me importi… odiarci, per noi, è più una questione personale.
Un fatto nostro, caratteriale, che ci unisce, purtroppo, e ci divide allo stesso tempo.
Soprattutto da parte sua, questo lo so… ma anch'io amo odiarlo.
Oggi, è venuto fino in camera mia, per darmi il benvenuto a casa: "Ciao cugina, mancavi solo tu a rendere questa vacanza un inferno, sono venuto a salutarti per vedere se riesco a sopravvivere anche alla tua presenza in questa casa"
Stavo mettendo un po' della mia roba negli armadi e neanche lo guardavo in faccia mentre parlavo: "Se odi tanto stare qui, perché non mi liberi della tua presenza durante le già noiose e molto babbane vacanze natalizie, e te ne resti a scuola? Con i tuoi amichetti degni di te, magari, con quel nome stupido che vi siete dati… com'è? Malandrini?" ho calcato sul nome di proposito, ridendo perché lo trovo proprio un nome cretino.
Lui è stato zitto ad osservarmi un po'… poi è diventato leggermente più serio, mantenendo solo in parte il tono canzonatorio: "Sei cambiata in questi giorni cugina, sei più distaccata… più… immersa nel tuo mondo di oscure fissazioni, di oscure magie. Sei più insana cuginetta, cosa ti è successo?"
Ecco che capiva subito che c'era qualcosa… quel qualcosa…
Non avevo comunque nessuna intenzione di dire e di raccontare cosa mi era successo davvero, o meglio, chi avevo davvero incontrato.
Così ho semplicemente detto: "Ho fatto l'amore con Rodolphus Lestrange, è stato bello e macabro, e mi è piaciuto molto" mi sono voltata verso di lui e ho guardato come reagiva.
E ho notato tutto il suo palese ribrezzo: "Bel tipo quello, immaginavo che saresti andata a parare lì, siete davvero fatti per stare insieme, non conosco praticamente nessuno che sia peggiore di voi, figuriamoci in coppia, figuriamoci ora che andate a letto insieme"
Ho sorriso subito, palesemente si era risentito per quella cosa che gli avevo detto, ora lui si sentiva inferiore a me in qualche modo: "Avresti preferito venirci tu a letto con me cugino? Sei un po' troppo piccolo, non sai neanche come si fa l'amore e poi… non sei il mio tipo"
Io sono brava a rincarare la dose, ma bisogna dire che Sirius non si tira mai indietro: "Venire a letto con te? Mi fai orrore! Sei di una cattiveria inimmaginabile, sei tutto quello che odio di più al mondo" al che ho aggiunto: "Sì, lo so, soprattutto ora che io ho palesemente più esperienza di te, vero cuginetto?" Ho atteso qualche istante e poi ho aggiunto improvvisamente: "Ora esci fuori dalla mia stanza, moccoloso ragazzino idiota!"
Lui ha terminato in questo modo, mentre usciva dalla camera: "Tu, cugina, sei solo una schifosa orribile creatura e non c' è bisogno che ti atteggi a troia, perché lo sei già di natura"
Gli ho urlato: "Giuro che ti ammazzo. Un giorno di questi ti torturo con la bacchetta e ti ammazzo subito dopo"… Lui mi ha guardato con rabbia e forte aria di sfida: "Ci vediamo a cena cugina! Abbiamo ancora tanti giorni da passare nella stessa casa"
Per fortuna i giorni rimasti prima di tornare ad Hogwarts non sono poi molti; in ogni caso, adoro litigare con Sirius, soprattutto ora, lo trovo molto più esaltante di prima.
Più io e lui ci allontaniamo, più tentiamo di distruggerci a vicenda, più la nostra forza cresce, la nostra personalità si definisce, si esalta e spicca in maniera esponenziale.
Nessuno ci sta a pari nella famiglia Black, nessuno.
E noi siamo nati per farci la guerra.
Cissy
I giorni e le ore, qui a casa, mi passano piuttosto noiosamente. Devo ammettere una cosa curiosa e neanche tanto lusinghiera: mi manca Rodolphus.
Mi mancano le sue idee strane, le sue imprese assurde o pericolose, le sue risse con gli altri ragazzi, i suoi sguardi interessati e ammaliati e le sue scenate di gelosia, i suoi baci dirompenti e improvvisi e inizia a mancarmi tanto anche di essere toccata da lui, spogliata e amata… ma a questo è meglio non pensarci, o non riuscirò a stare qui, buona, fino alla fine delle vacanze.
Buona parte del mio tempo comunque, lo passo in camera mia, sto facendo un'attenta analisi dei miei vestiti e li trovo così poco da strega oscura, che li dovrò proprio cambiare tutti. Poi studio molto, devo fare ancora tutti i compiti per la scuola e li sto recuperando, infine scrivo qui sopra i nuovi incantesimi che sperimento di nascosto, la notte, ed è la cosa per me più bella.
Durante uno di questi momenti, in cui facevo i compiti tranquilla, è entrata mia sorella nella camera. Cissy, è diventata ancora più carina: è cresciuta e, a ben guardarla, sembra più formosa elegante ed eterea.
Qualche volta la si potrebbe scambiare davvero per un angelo, con gli occhi azzurri, scuri e profondi, misteriosi, con un che di ambiguo e l'aspetto altero, la carnagione chiara e i capelli biondi, lucenti, lunghi come se ne vedono pochi in giro.
Un angelo a tratti crudele, lo si capisce dalla voce, fredda come l'acqua di una fonte di montagna, dalle mani, sempre fredde e sottili, e le unghie che tinge di un blu elettrico così particolare da sembrare incantato. Forse lo è. Così come il trucco leggero degli occhi, pare polvere di ghiaccio che riflette l'azzurro del cielo.
A volte, mi domando se Cissy non affascini anche me, con quell'aspetto da Lucifero al femminile... se lucifero avesse una moglie, di certo assomiglierebbe a mia sorella Cissy.
Così, è entrata nella mia camera e si è seduta sul letto, piantandomi addosso uno sguardo arrabbiato: "Bella, perché sei diventata tanto strana? Stai sempre da sola, al massimo col tuo gruppetto ristretto di amici pericolosi, sei distante, inquieta, fai cose e nessuno sa cosa… e non mi parli più di te!"
Ho guardato Cissy dritto negli occhi, sinceramente, di quello che mi sta succedendo non ci capisco nulla neanch'io, ma mi sento così bene… Rod, la magia oscura, Lord Voldemort… i miei poteri… è tutto quello che mi fa sentire viva, elettrica, entusiasta.
Non riesco a fare o pensare ad altro.
Cissy ha insistito: "Perché non mi parli più Bella?"
Mi sono seduta accanto a lei sul letto e, improvvisamente, non so come, non so perché, ma ho risposto: "Perché sento che certe cose ti farebbero paura, e io ti voglio bene! Non le condivideresti, e io non ti voglio perdere, voglio che resti vicina a me, non come Dromeda che mi ha tradita, che ci ha tradite! Odio quando qualcuno mi tradisce, quando qualcuno non fa ciò che voglio, è una cosa che odio con tutto il mio cuore…"
Lei mi ha risposto: "Non potrei mai farlo perché ti voglio troppo bene, e tu sei così bella e oscura che ho paura di te, ma irrimediabilmente mi attrai a te; per qualcosa che non capisco… oltre al fatto che sei amica di Lucius Malfoy… s'intende…"
La tensione è calata abbastanza rapidamente a quelle parole, io ho poi aggiunto: "Ho fatto l'amore con Rodolphus" sfoggiando un sorriso malizioso: "Mi è piaciuto… mi ha stretto forte la mano, con il mio sangue che colava leggermente fra le nostre dita intrecciate"… Cissy mi guardava a bocca aperta: "Mi piace farlo, mi fa sentire molto strana: potente, forte, spregiudicata"
Cissy continuava a guardarmi molto sorpresa, poi ha detto lentamente: "Pensavo mi avresti raccontato una cosa del tutto diversa, tipo che quando lo fai, ti senti amata, importante per la persona con cui stai, felice e protetta"
Ci siamo guardate piuttosto a lungo, in maniera interrogativa, cercando di comprenderci a vicenda.
Naturalmente penso di non essere stata capace di capire. Io, credo, capisco solo me stessa…
Dunque, forse stupidamente, forse perché mi scocciavano quelle parole sempre uguali, quelle aspettative che tutti hanno su di me, che io sia una ragazza nobile, gentile, elegante, sentimentale e dedita all'amore e alla famiglia.
Queste sono le aspettative, possibile che anche mia sorella sperasse di vedere questo in me?
Non credo riuscirò mai ad essere così, e divento nervosa quando me lo si richiede: "Non mi interessano quelle cose, Cissy, piantala, lo sai meglio di me come sono fatta"
Non appena l'ho vista diventare un po' più triste, ho rincarato la dose: "Una volta che avevamo terminato di amarci, e stavamo a letto insieme, liberi e felici, abbiamo deciso che ci sposeremo. Finita la scuola, mi sposo, potrò vedere Rod tutte le volte che voglio e faremo l'amore un mucchio di volte. Per sentirmi potente Cissy, superiore, spregiudicata"… poi, come in un sogno, inconsciamente, mi sono venute alle labbra queste parole: "Quando sarò sposata, sarò indipendente… e diventerò una mangiamorte"
Ero stupita io stessa di una tale consapevolezza che, presto, il mio sogno si sarebbe avverato: sarei diventata donna, sarei diventata una mangiamorte… sarei stata sempre con lui, Lord Voldemort.
Il cuore, mi batteva a migliaia di battiti al secondo.
Lui, Lord Voldemort… sarebbero bastati pochi mesi. Di studio, preparativi e divertimento. Dovevo solo finire la scuola.
Vivere i miei ultimi mesi di scuola.
Cissy nel frattempo mi guardava esterrefatta: "Tu ti sposi? Così presto? Te ne vai di casa? E cos' è questa storia che vuoi diventare cosa? Mangiamorte? Che significa? Bella ma perché fai così? Perché mi fai questo? Sei una persona davvero cattiva come dicono, irrispettosa, egoista e crudele. Non ti importa nulla di me, del tuo nome, della casa che rappresenti, delle persone che ti stanno vicino! Tu decidi e fai quello che vuoi"
Poi è saltata giù dal letto con grazia, rabbia e risolutezza ed è andata via chiudendo la porta decisa.
Non ho capito perché facesse così: io penso al nome che porto, alla strega che sono, purosangue da sempre, una strega ereditaria e potente. Così ci penso, in termini di magia e potere.
Non ha capito niente, invece di essere contenta per me, si è infuriata.
Questo mi ha fatto sentire ancora più sola, ancora più arrabbiata. Cissy comunque è ancora una bambina e di me non capisce nulla perché le sono infinitamente superiore. Come età, poteri magici, esperienze e abilità…
Ma ora chi posso invitare con me a comprare i vestiti da strega oscura a Diagon Alley? Mia sorella mi manca già infinitamente
Regulus
Questo è stato uno dei giorni più interessanti da che sono qui a casa. Non immaginavo che quel piccoletto di mio cugino Regulus, fosse un tipo così sveglio.
Lui avrà, mi pare, circa l'età di Barty, ma, in netto contrasto con Barty, è sempre stato un bambino e ora un ragazzino, piuttosto tranquillo, con un carattere affettuoso e abbastanza remissivo. Fra tutti noi cugini, forse perché è il più piccolo, non ha mai imposto in nessun modo la sua personalità, né si è fatto riconoscere per qualcosa di particolare.
Fra di noi, cinque cugini sempre cresciuti insieme, ci conosciamo davvero bene.
Ma alcune cose di Regulus ho imparato a capirle solo ora.
In questo freddo periodo dell'anno, il buio cala molto presto durante la giornata, per questo mi è bastato attendere che i miei genitori uscissero di casa per un giro fra le vetrine di Diagon Alley, seguiti da Cissy che voleva fare compere e Dromeda che, non l'ha di certo detto, ma, secondo me, aveva un appuntamento segreto con quel suo nato babbano. Comunque, mi è bastato attendere questo momento, per avere spazio, tempo e concentrazione e tentare un rito nel pieno dell'oscurità e della solitudine della casa.
Mentre prendevo l'occorrente per richiamare gli spiriti naturali del fuoco, aria, acqua e terra, tutto rigorosamente al buio, illuminata solo da un candelabro e qualche candela accesa in giro per la camera, improvvisamente, senza nemmeno bussare, è entrato Regulus, aprendo la porta appena socchiusa. Silenzioso come uno spettro, mi si è avvicinato: "Cosa stai facendo Bella? Prepari un rito?"
Io a dire il vero non lo avevo sentito. Raramente mi capitava di non percepire le presenze altrui nell'oscurità. Comunque, per questo, non ho fatto in tempo a nascondere, candele, ciotole, rocce e cristalli e ho risposto subito, irritata: "Tu cosa ne sai di quel che faccio?"
Regulus, gentile e delicato, mi ha tolto le candele nere dalle mani e tutti i simboli per il rito: "Lascia, ti aiuto io. Non so quello che fai, ma lo immagino, ti ho osservata in questi giorni a casa, ho osservato tutto quello che nascondi in camera, tutto quello che tieni gelosamente al buio, in segreto, tutte le volte che osservi la luna, tutte le volte che aspetti il buio, la notte. Come ti vesti, come provi ad usare la bacchetta, come percepisci le energie altrui… tu sei irrimediabilmente attratta dalla magia oscura vero?"
Mio cugino mi stupiva davvero, non ho saputo che rispondere "Sì… ma tu che ne sai di queste cose?"
Lui mi guardava paziente e risoluto, sempre tranquillo, ma deciso, mi ha detto: "Fammi vedere come fai! Adesso, anche poche cose! Fammi partecipare al tuo rito, per quello che sai fare, poi prometto che ti spiego come so queste cose, perché conosco l'esistenza della magia oscura così bene."
In quel momento vari pensieri mi sono passati per la mente: non volevo, in realtà, insegnare nulla a mio cugino, non solo perché volevo restasse una cosa soltanto mia, ma perchè, sentivo, percepivo, che lui, con certe cose, non aveva nulla a che fare, non era la sua natura, non era portato per questo. Ma per qualche motivo si era convinto di interessarsi.
Poi però, tanti motivi mi hanno portato ad acconsentire alla sua richiesta: volevo conoscere il suo segreto, sapere cosa anche lui nascondeva, volevo che condividesse qualcosa con me, volevo contaminarlo e macchiarlo con la mia magia, per strapparlo a mio cugino Sirius, col quale ultimamente non andava molto d'accordo. Lo volevo portare della mia parte per mostrare a Sirius fin dove sapevo arrivare, se volevo.
Dalla mia parte rispetto anche al resto della mia famiglia, che aveva certe idee, vero, ma nessuno di loro provava quello che provavo io, sentiva quello che sentivo io, era estremo quanto ero estrema io.
Inoltre, cosa effettivamente importante per me, Regulus era il primo ad essersi mostrato comprensivo. Lui mi aveva capita subito, aveva capito chi ero, com'ero, cosa mi interessava, e, semplicemente, lo aveva accettato.
Questo mi piaceva, mi sentivo importante.
Ho pensato questo mentre gli dicevo che avremmo potuto formare un cerchio magico insieme, evocando gli spiriti naturali, e incanalando le energie magiche sul raggiungimento di un nostro qualsiasi desiderio, di un nostro scopo, o semplicemente, richiamando il potere per noi, per usarlo in un incantesimo qualsiasi.
E mentre accendevamo le candele nere tutt'intorno a noi e posizionavamo gli elementi, richiamando l'energia del fuoco, gli dicevo che la magia oscura, si differenzia da quella che insegnano a scuola, non tanto per la preparazione, i riti, i movimenti della bacchetta ecc… ma soprattutto per gli intenti del mago e della strega che compiono questa magia.
E (ma questo non gliel'ho detto) più la strega vuole potere, più i suoi intenti sono di acquisirne, comunque, da qualunque cosa e da chiunque, in ogni modo.
Più è dunque portata verso la magia oscura, l'unica che fa sviluppare i poteri al massimo grado. Ben più in là di quelli che tutti si accontentavano di avere grazie alla normale magia.
Io non mi accontento, io voglio diventare potente, sempre più potente.
Voglio imparare tutta l'atre oscura, tutta, fino nei meandri più sconosciuti e nei lati più oscuri e nascosti.
Vorrei che ad insegnarmela fosse lui… Lord Voldemort.
Ma questo, era un mio segreto, che pochi conoscevano fino in fondo, anzi, forse nessuno mai, ha capito quanto io voglia essere una strega potente… per lui… Lord Voldemort.
Quando siamo riusciti a terminare il rito, mi sentivo ancora più forte: acquisire energia dal fuoco è la cosa che mi riesce meglio di tutte, come seconda fonte da dove attingo più energie, c' è la terra, poi gli altri due elementi.
Ma questo non è per tutti uguale: ho spiegato a Regulus che ognuno attinge più energia da elementi diversi. Lui ha annuito, diligente ed interessato, cercando di capire e ricordare quanto possibile da quello che aveva vissuto quel pomeriggio con me.
Mi osserva, mi ha sempre osservata con interesse e ammirazione, sapevo di essere speciale per lui, sapevo che sperava di assomigliarmi, e anche di più. Mi ammirava, gli piacevo più di quanto gli piace Cissy, che è la sua preferita, palesemente. Solo che, quel che riguarda me, non osa ammetterlo, non osa dirmelo, perché hanno un po' tutti timore di me, in qualche modo. Sanno che ferisco tutti facilmente. Hanno capito che mi piace fare del male.
Alla fine ho aggiunto: "Ora Reg, hai detto che mi spiegherai da dove viene questo tuo interesse per le arti oscure" lui ha sorriso compiaciuto e mi ha detto: "Va bene Bella, ti mostro il mio segreto: forse è meno interessante e misterioso del tuo, ma penso che ti piacerà molto sapere e vedere cosa custodisco. Vieni a casa mia, in camera mia"
Quando sono entrata nella camera di Regulus, mi ha dato l'impressione di entrare nei dormitori di Hogwarts, dove tutto ha colore smeraldo, con rifiniture argentate.
Regulus aveva stemmi e bandiere, coppe e coccarde, cornici e spille decorative, tutte appartenenti a serpeverde, tutte verde smeraldo e argento brillante. Io, che sono al settimo anno, non avevo mai visto tanti oggetti simbolo della mia casa tutti insieme, tutti ordinati, tutti mantenuti con orgoglio e attenzione.
Le foto della squadra di quiddich erano in bella mostra sulle pareti e sul comodino. Sapevo che Reg aspirava a diventarne membro.
Anche a me piace molto la mia casa, sono sempre stata contenta e orgogliosa di appartenere a serpeverde, non immagino la mia vita scolastica in un'altra casa, con altri compagni, in un'altra sala comune, ma non immaginavo neanche che si potesse essere tanto legati ad essa, come lo era mio cugino Reg.
Ho pensato comunque che assomigliava molto a Sirius in questo, perché anche Sirius era così legato alla casa dei grifondoro.
Regulus aveva anche lo stemma di famiglia su una parete della stanza… mio cugino era di certo il più orgoglioso di tutti noi di essere un Black.
Sapevo quanto mia zia aveva insistito su di lui per farlo diventare un bravo esponente della casata, sapevo anche quanta responsabilità si sentiva addosso Regulus che, a causa del comportamento di Sirius, rimaneva fondamentalmente il solo erede maschio del nome dei Black.
Deve di certo soffrirne, deve sentirne davvero il peso, immagino, ma non mi importa… credo di avere abbastanza da lamentarmi del fatto che io, primogenita assoluta dei due rami della famiglia, avrei dovuto nascere maschio secondo i miei genitori e, invece, ho già dato grande dolore a tutti nascendo femmina.
Odiano il fatto che io sia femmina, e io Bellatrix Black, sono anche una femmina tremendamente femminile, audace, sensuale e spregiudicata.
Tutto quello che una fanciulla nobile e beneducata non dovrebbe proprio essere.
E come loro odiano che io sia femmina, io odio loro. Profondamente, segretamente.
Odio, prima di tutto, come sono codardi: di facciata appoggiano Lord Voldemort, ma poi, in privato, ogni volta che succedono degli atti lievemente cruenti, subito tentennano.
Non sanno prendere posizione. Non sanno esagerare.
Mentre io… Io sono femmina, e il mio animo è tutta un'esagerazione.
Ma torniamo a Reg…
Mentre osservavo la sua stanza dopo tempo che non ci mettevo piede, mi si è avvicinato, discreto, sorridendo, orgoglioso di sé stesso, di avere sua cugina tutta per sé, pronta a dargli attenzione, quando sua cugina notoriamente, non presta mai attenzione a niente e a nessuno, se non a sé stessa…
Mi ha detto: "Vieni Bella, ti mostro subito il perché ti ho chiesto quelle cose sulla magia oscura, sono certo che ti interesserà"
Da dentro un cassetto, ha preso una grande scatola di cartone, piena di pezzetti di giornale, e intanto mi diceva: "Vedi? Per questo motivo, per via del mago oscuro più grande del mondo, più famoso in assoluto, il più bravo!… Pensavo di fare un collage di tutti questi articoli e attaccarli da qualche parte…" io già non lo ascoltavo più, guardando quei ritagli, il cuore ha iniziato a battermi prepotentemente… "mago oscuro… più bravo… famoso…" con un'emozione che raramente mi capitava di provare in occasioni tanto stupide, ho preso i ritagli…
Sapevo già che era lui… sapevo che parlavano di lui…
Sapevo già anche perché Reg ce li aveva, sapevo che le ragioni del suo interessamento a Lord Voldemort erano del tutto diverse dalle mie.
Lui voleva fare contenti i genitori avvicinandosi agli interessi dei purosangue; io ero innamorata di quel mago oscuro, volevo fare felice lui, il mio Lord Voldemort.
Era tutto così diverso fra noi, me e mio cugino.
Non so chi dei due sopravviverà davvero nel mondo duro, prepotente e implacabile dei mangiamorte.
Ugualmente mi sono sentita vicina a Reg, felice di quel segreto che mi stava mostrando.
Felice di poter leggere tutto ciò che gli articoli dicevano sul mio Lord Voldemort, felice di poter vedere la sua immagine, così bella, in qualche rara foto.
Felice di capire che, lo sentivo, avrei potuto manovrare mio cugino a mio piacimento. Avevo potere su di lui, ne avrei avuto in futuro e me ne sarei servita se mi fosse tornato utile.
Per fare soffrire chi di dovere, per torturare il cuore di chi mi interessa far soffrire.
Questa sono io, ancora di più e sempre di più, dopo quello splendido sconvolgimento del legilimens… il legilimens del mio Lord Voldemort. Qualcosa di lui ha risvegliato qualcosa di me, il suo potere oscuro ha richiamato il mio potere oscuro. Da quando è entrato prepotentemente nella mia mente, senza scrupoli, senza chiedere. Lo sento ogni ora e ogni giorno di più.
Ho sorriso… dato che la stanza non era buia, ho lasciato cadere i capelli davanti agli occhi e ho sorriso, lo copro o lo nascondo leggermente quel sorriso, perché sento che è un sorriso particolare, diverso, cattivo.
Fa paura. E non voglio che qualcuno si accorga ora che faccio paura.
Ho alzato poi lo sguardo verso Reg e l'ho ringraziato di avermi mostrato tutto, chiedendogli di regalarmi un ritaglio. Quello dove c'era la foto più bella. Cosa che lui ha fatto anche se un po' a malincuore.
Avevo mio cugino dalla mia parte.
Era il momento di capire chi era come me e chi diverso da me, o contro di me, a scuola come a casa.
Voglio diventare grande. Ho voglia di diventare grande.
Mentre tornavo a casa mia, attraverso il giardino interno che separa il numero 11 dal 12, stringevo il ritaglio al petto e guardavo la prima falce di luna nella notte buia.
Luna crescente, momento di costruire, formare, creare.
Momento di crescere. Voglio infinitamente diventare donna. E unirmi a lui.
I Lestrange
La mattina del giorno del ritorno ad Hogwarts, ho fatto colazione da sola e in santa pace. Con il pane e il miele, perché a casa Black non tengono sempre la cioccolata.
Era molto presto e la luce del sole entrava chiarissima dalle vetrate e, con la tovaglia di pizzo bianca, tutto risaltava particolarmente, in contrasto con la divisa nera che avevo indossato. Mi è parso che mai prima d'ora la luce contrastasse così tanto con me, la mia figura, i miei vestiti…
Dopo non so più quanto tempo, ho di nuovo deciso di portare la gonna ad una lunghezza normale, come tutte, o quasi, le mie compagne. Mentre il colore nero al posto del grigio scuro, quello, non posso immaginarlo diverso.
Essendo al settimo anno ormai, non mi andava di figurare al binario con tutta la mia famiglia, genitori e zii compresi, che accompagnavano Cissy e Regulus, e rimproveravano Sirius (Andromeda, come me, aveva deciso di precederli e andare sola con i suoi compagni, libera come l'aria, com'è sempre stata mia sorella), per questo mi stavo sbrigando a fare colazione, per poi andare al castello dei Lestrange e raggiungere Londra con Rod e Rab.
Quando, tramite la polvere volante, ho raggiunto il camino del castello, mi sono però accorta che qualcosa palesemente non andava come sempre.
C' era un movimento strano intorno, non era tutto cupo, oscuro e silenzioso come al solito, ma c' era più luce e maggiore agitazione.
Mi sono fermata un attimo nella sala del camino, senza sapere bene cosa fare e, quasi subito, è arrivato Rab.
Non era neanche lui come al solito, sembrava triste, incapace di esprimere il suo naturale modo di essere, mi guardava, ma sembrava non sapere come comportarsi.
Ha comunque detto piano: "Ciao Bellatrix, Rodolphus è ancora in camera sua… non è sceso" e poi ha distolto lo sguardo, infelice e incerto.
Strano che Rab non tentasse di passare un po' di tempo con me, e subito mi allontanasse dicendomi di andare da Rod… non ci capivo più niente, e mentre valutavo queste cose, è comparso nella stanza un uomo che non avevo mai visto.
Bello, giovane, aristocratico, affascinante, elegante.
Con un accento molto francese ha detto: "Rabastan, hai visite?" non so perché, ma ho subito preso l'iniziativa io, avevo voglia di parlargli, senza aspettare la risposta di Rab e mi sono presentata, aggiungendo che ero venuta per Rod.
Lui si è presentato a me: con un gran sorriso felice e malizioso, baciandomi lievemente la mano, chiamandomi "mademoiselle Black" e notando come fosse fortunato ad avere una splendida fanciulla in casa sua, non appena arrivato dalla Francia.
Mi ha fatto sentire importante, bella, anzi… splendida.
Era il padre di Rod.
E mi affascinava parecchio.
Ma io non sono propriamente una fanciulla… sono una strega. E palesemente qualcosa non andava. Nello specifico: Rab lo odiava.
Rod neanche si era presentato davanti a lui quella mattina.
Appena sono restata sola con Rab, mentre lui faceva colazione e io sorseggiavo un succo di zucca, ho chiesto spiegazioni.
Non è stato facile farlo parlare… neanche Rod, di questa storia, discute mai. Ma Rab è più dolce, più affettuoso, più ingenuo. Mi ha parlato un po' a tratti, come se fare un discorso compiuto lo infastidisse, ma mi ha detto: "Quello è nostro padre, è tornato ieri sera dalla Francia, penso starà qui un paio di giorni, poi tornerà dove gli piace stare"… ha fatto una pausa piuttosto lunga, poi ha letteralmente sputato fuori le parole: "Non lo conosco quasi, non c' è praticamente mai, sarà comunque venuto a salutare Rodolphus. Non me. A me odia, perché ho ucciso sua moglie, ovvero mia madre. E non mi considera. Rod lo considera leggermente di più, perché è il primogenito. Perché non ha ucciso nessuno, Rod. Ma mio fratello lo odia e io ne sono contento. Lui è dalla mia parte, mio fratello non mi incolpa se sono nato e ho ucciso nostra madre subito dopo, era lei ad essere troppo debole" poi ci ha pensato su un po' e ha aggiunto "Ma forse a te piacerò un po' di più se ho ucciso qualcuno… cosa che Rod non ha mai fatto… questo ti affascina, deve affascinarti!"
Io lo ascoltavo attenta, queste cose non le sapevo, non sapevo neanche che, la madre dei due fratelli fosse, evidentemente, morta di parto dopo la nascita di Rab.
E questo signor Lestrange mi sembrava così interessante, anche se i suoi figli lo odiavano. Mi piacciono i Lestrange e io piaccio a loro, tutti loro. Il fatto di piacere mi fa sentire importante, adoro questa sensazione.
Non ho detto molto a Rab, non mi andava di dire cose dolci e scontate: "Ad Hogwarts staremo di nuovo tutti insieme, puoi stare di più con noi, se ti va, se ne hai il fegato come dici…" lui improvvisamente mi ha guardata e ha risposto: "Sì Bellatrix, certo che ne ho il fegato, mi sono avvicinato al fuoco più di quanto ti immagini, e non ho paura… di te… del fuoco"
Non mi era ben chiaro a cosa si riferisse con quella frase, non so perché, ma ho pensato a quella notte in cui mi ero spogliata nel parco… ma ho evitato il discorso.
Di proposito nessuno dei due ha più preso in esame ciò che Rab aveva fortemente insinuato tra noi, e cioè il tema se lui mi piace.
L'abbiamo lasciato nell'aria, senza un sì e senza un no.
Perché fare così gli dà speranza con me; e perché fare così mi dà potere su di lui.
Ultimamente Avery e Piton stavano molto per conto loro, si erano avvicinati più a Mulciber e tendevano a fare gruppo fra di loro. Passavano più tempo a studiare, noi eravamo invece tipi più inclini a fare. La banda si stava lentamente smembrando e c'era bisogno di qualcuno con noi, Rab lo trovavo perfetto.
Stavo salendo le scale per andare nella stanza di Rod e parlargli di tutto, quando ho incrociato di nuovo il signor Lestrange.
Mi ha sorriso ancora, meno malizioso e più contento.
"Posso chiederti se sei la ragazza di mio figlio Rodolphus?"
Io ho risposto sinceramente, sentivo come di potermi fidare di lui, diversamente da tutti gli altri adulti che avevo attorno: "Sì… sono la fidanzata. Vorremmo sposarci presto" lui, non si è infatti minimamente scomposto: "Sei una ragazza bella e particolare, sarò contento avere di nuovo una donna in famiglia. Vai pure da lui, non ho nulla in contrario"
Rab e Rod di certo lo odiano con ragione… ma a me il loro padre piace proprio.
Tanto, decisamente tanto, vorrei che fosse mio padre.
Che non mi odia perché sono femmina, ma mi ama perché sono bella, e sono donna.
Quando sono salita in camera di Rod, lui dormiva ancora, e in giro c' era un casino pazzesco. Cose buttate in ogni lato della stanza, un mucchio di roba rotta, un paio di piatti sporchi, erbe e tabacco che volavano sul tappeto, sul comodino e sul tavolo, e a letto, lui ci era andato ancora vestito.
Istintivamente mi è salita una gran rabbia dentro: ho pensato fosse stato fuori, lui crede sempre di essere ancora da solo, libero e indipendente, di fare quello che gli pare, senza dirmi nulla… un po' come me, a pensarci…
Siamo talmente simili che quando mi arrabbio a morte con lui, spesso, so di avercela anche con me stessa.
Ho tentato di calmarmi un po' e mi sono seduta sul suo letto, senza tanta grazia, avrei voluto si svegliasse subito: "Rod… parlami" gli ho detto piano.
Buona parte della rabbia si è dileguata quando lui si è avvicinato strisciando nel letto, ha appoggiato la sua testa sulle mie cosce e ha mormorato stancamente: "Amore… sei venuta da me, ti ho desiderata tanto…"
Da quella frase si capivano migliaia di cose: che aveva paura, che non gli andava di stare con suo padre, che era andato in giro per buona parte della serata per non stare con lui, che aveva bevuto tanto, che però gli mancavo, che con me si sente al sicuro, che solo quando è ubriaco è capace di dirmi chiaramente che mi ama… però mi ama davvero.
Forse.
"Hai fatto un gran casino qui sai?" Ho risposto mettendomi più comoda sulle coperte "Quando devi combinare disastri, sappi che voglio essere con te, ti odio quando fai così, tutto da solo"
Rod ha sorriso leggermente, senza guardarmi: "Lo so, è che non volevo vedere mio padre, non ci voglio stare con lui" mi ha detto, stringendosi lievemente ai miei fianchi "Se ci sei tu, io sto bene, non ho bisogno di nessun altro"
Io Rod lo capivo benissimo, se si esclude Lord Voldemort ovviamente, anch'io sto bene solo con lui, mi basta per sentirmi felice, pronta a tutto, il resto del mondo non conta, li ucciderei tutti, così, tanto perché mi piace così.
"Avrei preferito non fosse tornato, ormai io e mio fratello stiamo benissimo da soli, preferiamo sempre che lui non torni" io l'ho stretto più forte a me e ho risposto: "Con me è stato gentile, mi è piaciuto tanto, mi piacerebbe un padre come il tuo"
Lui è sembrato divertito ma non stupito: "Tu sei una ragazza, e lui ha un sacco di donne, è bravo solo con le donne, ci sa fare, per questo è stato bravo con te" poi ha fatto una pausa e ha alzato la testa, guardandomi negli occhi: "A Parigi ha un sacco di donne, non gli importa di stare qui perché là è più libero; è che fare il padre proprio non gli riesce, non gliene frega nulla di noi, mio fratello poi, è come se nemmeno esistesse. Io odio che sia mio padre, così giovane, elegante, bello, pieno di talento. E tutti pensano che dovrei diventare come lui… io non sono lui e mi fa schifo pensare di diventarlo"
Mi sa che Rod faccia un po' fatica a confrontarsi con suo padre tanto giovane e magnetico, almeno quanto lui è matto e scatenato, sono così diversi di carattere, anche se fisicamente un po' si assomigliano.
Mi sono sdraiata vicino a lui sinuosa e sensuale. L'ho baciato varie volte: mi andava di essere grande, di sentirmi adulta fino in fondo, dopo che per tanti giorni ci avevo pensato, ne avevo avuto voglia e l'avevo desiderato: "Io personalmente preferisco te Roddy, tu sei speciale, e sai sempre come farmi sentire potente, bella e magica… Soprattutto in certi momenti… che sappiamo solo io e te…"
Lui ha capito immediatamente a quali momenti mi stavo riferendo, mi ha stretta a sé, come la cosa più bella e splendente dell'universo.
Poi, mentre ci stavamo baciando con passione e mi stava spogliando guardandomi tutta, facendomi sentire davvero una donna, solo perché lo faceva, solo perché era appassionato, solo per quei suoi occhi così terribilmente vivaci e pronti a qualsiasi cosa, gli ho detto seria: "Mi piaci, mi piaci soprattutto perché sei matto, io e te insieme… nessuno ci può fermare, sei matto quanto me"… a quel punto, ha smesso di baciarmi e mi ha guardata maliziosamente finché non è entrato dentro di me, e mi ha amata con una passione e una sfrontatezza speciali e particolari… così tanto e così bene, che per la prima volta ho avuto un orgasmo quando eravamo ancora insieme uniti.
È stato importante per me, mi ha fatto sentire diversa, più intima, più donna, più indipendente e adulta, più oscura e viziosa. Più vicina a Rod
Più strega.
Quante cose stavano cambiando in me, quasi non me ne rendevo conto, ma mi fanno sentire eccitata e felice.
Mentre poi Rod si sistemava decentemente, io sono scesa in fretta al piano di sotto: era tardissimo per andare alla stazione. Ho salutato suo padre educatamente, lui mi ha fatto un altro dei suoi sorrisi maliziosi: aveva capito al volo cos'era successo al piano di sopra, non mi ha rimproverata, non ha rimproverato neanche suo figlio.
Invece, mi ha detto: "Mademoiselle Black… posso chamarla per nome? È molto bello" ho risposto che ne sarei stata molto contenta e ha concluso: "Bene, mi fa piacere. Ti porterò un regalo da Parigi la prossima volta, qualcosa da indossare di parigino"
Mi sentivo di nuovo importante, anche per lui.
Rab non ha proferito parola, restava sempre zitto e rabbuiato.
Rod, sulle scale, lontano e indisponente, ha commentato: "La prossima volta che tornerai, Bellatrix vestirà con abiti da mangiamorte ormai… non le servono i tuoi regali"
Lui si è subito voltato verso di me e mi ha domandato: "Vuoi diventare mangiamorte? Anche se sei una ragazza? Saresti l'unica, o quasi"
Io ho annuito. "Non importa, voglio essere la mangiamorte più potente, più vicina a Lord Voldemort"
Lui ha sorriso sospirando: "Lord Voldemort… lui riesce sempre ad essere al centro dell'attenzione, nel bene e nel male, l'abbiamo sempre invidiato tutti, in fondo"
Io lo ascoltavo letteralmente attonita: "Conosce Lord Voldemort? Davvero? Mi potrebbe dire come?" e così lui ha risposto: "Dai tempi della scuola, lui era di qualche anno più giovane di me… lo conoscevo abbastanza bene"
Non sapevo che dire, lo ascoltavo, pendevo dalle sue labbra senza dire una parola, Rod ha capito e ha detto: "Vorrebbe sentire i tuoi racconti padre; Bellatrix di sicuro ti vorrebbe ascoltare mentre le racconti di lui… tutti qui vorremmo sapere di Lord Voldemort"
Così suo padre ha aggiunto: "Prometto che tornerò al più presto, e racconterò, a tutti e due, qualcosa di lui"… Mentre Rod urlava: "A tutti e tre! Ti ricordo che hai due figli!" e Rab si smaterializzava da solo verso la stazione, probabilmente ferito dalla frase di suo padre, io non riuscivo proprio ad odiare quell'uomo tanto egoista… aristocratico, giovane e bello che era il Signor Lestrange; che, poi, si è voltato elegantemente verso di me e mi ha sussurrato: "Ti porterò un bel regalo dalla Francia Bellatrix, uno a tutti e tre! E ti racconterò di Lord Voldemort e di quando eravamo compagni a scuola, a tutti e tre, promesso"
Ho sorriso felice, già adesso non vedo l'ora che torni.
