1316 DR: Radici (Parte 9), ovvero Atto Ottavo: veri progressi, per una volta

I defunti ci condussero ancora nel salone d'ingresso dell'antico castello, e da lì nuovamente fuori. Dopo un po' che li seguivamo si presentò un altro problema.
"L'effetto di Visione del Vero è terminato." Yalathanil si fermò e sembrò che fosse colto da un capogiro. Accennò ad appoggiarsi alla parete, ma si trattenne; lì dentro scorreva energia sacrilega e di solito quando stavamo male appoggiarci ai quarzi ci faceva solo stare peggio. "Non posso continuare a lanciare questo incantesimo in eterno, e non posso nemmeno sprecare poteri più alti per questo incantesimo, mi servirebbero se dovessimo incontrare altri mostri."
Ci guardammo l'un l'altro, incapaci di decidere cosa fare. Yalathanil era il capo della nostra spedizione, e non stava producendo nessuna idea o soluzione. Io non avrei voluto fermarmi e lui lo sapeva; Holly è mio amico e non volevo lasciarlo nelle mani di quella pericolosa creatura nemmeno un minuto più del necessario. Però mi rendevo anche conto che il mago aveva bisogno di riposare per recuperare gli incantesimi... purtroppo eravamo bloccati da impedimenti più grandi di noi.
"Proseguiamo nella direzione indicata dai fantasmi e cerchiamo un luogo dove riposare." Decise il mago. "Senza i miei incantesimi sono inutile, e avremo bisogno di congelare il Quarzo Radice per distruggerlo."
Guardò proprio me mentre lo diceva, perché sapeva che Shanyrria non lo avrebbe contraddetto. Sostenni il suo sguardo e per qualche istante, lasciando che vedesse il mio malcontento, ma alla fine annuii. Non potevo pretendere miracoli, e dopotutto Yalathanil desiderava concludere la missione in fretta tanto quanto lo volevo io.
Trovammo un posto difendibile e preparammo il campo. Decisi che avrei fatto io la guardia, ero troppo nervoso per dormire in ogni caso. Mentre ci stavamo sistemando, successe una cosa nuova e inaspettata: uno dei fantasmi si manifestò.

Comparve lentamente; prima sembrava solo una nebbiolina strana, ma poco alla volta prese forma.
Era un elfo, probabilmente un elfo chiaro. Sembrava anziano, o forse le fatiche della vita lo avevano fatto invecchiare precocemente. Nei suoi occhi si leggeva una grande stanchezza, e una tristezza di fondo che era diventata abitudine.
"Vi saluto, visitatori." Parlava in quel linguaggio elfico un po' arcaico ma ancora comprensibile, come la regina non-morta. La sua voce però era calma e gentile. "Portare la mia coscienza sul Piano Materiale è molto faticoso, quindi non potrò rimanere a lungo." Come per confermare le sue parole, cominciò a sbiadire di nuovo, ma se ne accorse e si concentrò per rendere nuovamente nitidi i contorni della sua sagoma trasparente. "Molti di noi stanno raccogliendo le forze per tentare questa impresa e domani probabilmente riusciremo a guidarvi, venendo noi da voi, se voi non potrete vederci per tutto il tempo."
Yalathanil si pose davanti all'anziano spirito, fungendo da nostro portavoce, e gli rivolse un inchino formale. "Vi ringraziamo per il vostro aiuto. Senza la vostra guida impiegheremmo giorni per trovare il cristallo che dobbiamo abbattere."
"La Regina non lo permetterebbe" sussurrò lo spirito. "I vivi devono stare con i vivi, e i morti con i morti. La gente di Superficie non è benvenuta qui. Completerete la vostra missione e andrete, così lei comanda."
"Voi siete tutti bloccati qui?" Domandai, avanzando per arrivare accanto al mago. "Siete anime prigioniere di questa barriera?"
Il vecchio elfo annuì, e c'era tutto il peso dei millenni in quel gesto.
"La barriera è una prigione, ma anche una casa. Ci protegge da un destino ben peggiore, e la nostra Regina protegge la barriera. Ella non è una carceriera, è la nostra Signora e agisce per il bene comune."
Queste parole mi stupirono molto. Poteva essere vero? O era solo l'espressione dello strano e malato attaccamento che a volte sviluppano gli schiavi per i loro padroni, o i prigionieri per i loro aguzzini? Non potevo chiederglielo, perché dopo quelle parole lo spirito era scomparso in uno sbuffo di nebbia. Forse non volevo nemmeno saperlo. Tanto i morti non cambiano idea.

Il giorno dopo i morti riuscirono a guidarci fino al cristallo, ma ci volle un po' di tempo per trovare una strada agibile che non fosse interrotta da crolli o strettoie impraticabili.
"Sono strani questi fantasmi" osservò il mago in tono discorsivo. Alcune persone parlano quando sono nei dungeon, o in generale quando sono sole, perché traggono conforto dal sentire una voce familiare e questo allenta la loro tensione. Sospetto che Yalathanil invece amasse sentirsi parlare sempre e comunque. "Non dovrebbe costargli tanta fatica manifestarsi sul Piano Materiale. Inoltre sembrano fin troppo tranquilli, troppo poco aggressivi. Non è quello che mi aspetterei da chi è morto all'improvviso e in circostanze drammatiche."
"Non sono tutte le morti drammatiche?" Domandai, ma solo per il gusto di ribattere. Infatti mi ignorò.
Arrivammo al cristallo incontrando solo qualche intoppo minore, come trappole mortali (che però i fantasmi ci indicavano per tempo) e uno squadrone di una mezza dozzina di Vrock che avevano colonizzato una grossa caverna. Coriacei da uccidere, i bastardi.
"I demoni si rifiutano di obbedire alla Regina" ci spiegò un fantasma, un ragazzino elfo vestito poveramente. "Lei li distrugge, ma quelli si riformano in un centinaio di anni."
Parlava come se cent'anni per loro non fossero niente. In effetti, cosa sono cent'anni per chi è morto da diciannove millenni?

Finalmente arrivammo al Quarzo Radice. Era grosso come un albero, aveva una circonferenza tale che non sarei riuscito a circondarlo con le braccia (e nemmeno ci tenevo a farlo... per la cronaca, non lo faccio nemmeno con gli alberi veri, lo so cosa si dice di noi elfi).
Cominciammo a lavorare di buona lena; Holly ci aveva spiegato che il cristallo va congelato, abbattuto alla base, e poi va estirpata la radice vera e propria, che si trova sotto al cristallo principale; può avere qualsiasi dimensione ma dovrebbe avere un aspetto grigio-perlato.
Impiegammo ore e ore di lavoro per abbattere quella mostruosità (dovevamo comunque tenerci in equilibrio su un terreno molto disagevole, le punte degli altri cristalli). Anche perché abbattere il cristallo non bastava, dovemmo trovare quello che un tempo era il livello del pavimento, quindi scavando ancora fra i cristalli più recenti per arrivare alla vera base del Quarzo Radice. Non era un lavoro per delle spade, per fortuna Yalathanil aveva evocato dei picconi. Non era nemmeno un lavoro da elfi, picconare quarzi nelle gallerie; cominciavo a sentirmi un po' un nano.
"Vedo qualcosa... illumina meglio qui!" Squittì Shanyrria.
Nonostante scavare la roccia non sia un lavoro adatto a una fanciulla, la nostra fidata compagna non si era tirata indietro e ora era stanca quanto noi, ma nel suo tono di voce si sentiva una nota di speranza.
Scoprimmo che probabilmente aveva ragione: c'era qualcosa lì, qualcosa di grigio e di perfettamente circolare, come se fosse stato intagliato e lavorato. Scavammo con ancora più foga fino a riuscire a estrarre un dischetto di pietra grande quanto il palmo di una mano e spesso un pollice. Tenerlo in mano non dava disturbi peggiori che tenere in mano un qualsiasi altro pezzo di quarzo.
"Credi che sia questa, la radice?" Domandai a Yalathanil. Le mie braccia esauste e la mia schiena dolorante pregavano per una risposta positiva.
"Esiste un modo per saperlo." Affermò con sicurezza, affidando temporaneamente la roccia all'elfa della luna. Si chinò, e con grande regalità nonostante il fiato corto riuscì a lanciare un incantesimo di luce su un cristallo qualsiasi. La luce si diffuse, ma non a tutti i cristalli; era come se dal Quarzo Radice i quarzi rampicanti si diffondessero a raggiera, diretti verso i meandri della terra e verso la Superficie. Ora, soltanto uno di quei raggi si illuminò. Provò a ripetere l'incantesimo di luce su un quarzo dall'altra parte della piccola caverna, e ottenne un effetto simile.
"Bene. A quanto pare l'energia, a partire da qualsiasi cristallo, veniva veicolata in due direzioni... verso l'esterno e verso il Quarzo Radice, che a sua volta la ridistribuiva agli altri raggi della composizione cristallina." Spiegò, dando voce alle deduzioni di tutti noi.
"Questo significa che già così abbiamo ottenuto molto, perché ovunque si trovi la fonte dell'energia sacrilega, ora starà già ammorbando solo una piccola parte di questo dungeon e una piccola porzione della foresta... dico bene?" Ragionò Shanyrria, con una nuova luce negli occhi.
"Assolutamente. Possiamo essere fieri di quanto abbiamo fatto finora e del fatto di essere arrivati fin qui ancora tutti vivi, perlomeno quelli di noi che erano vivi fin dall'inizio. Ma abbiamo ancora molto da fare. Prima di tutto dobbiamo capire cosa fare con quel quarzo."
"Holly ha detto che le basse temperature fermano la crescita di questi quarzi... potremmo scaricarlo su un ghiacciaio o qualcosa del genere." Propose l'elfa.
"Sì, ma pensa anche alle potenzialità di un materiale così raro! Ora è stato usato per veicolare energie malvagie, ma pensa a quello che potrebbe fare nelle mani giuste, se tenuto sotto controllo."
Io alzai le mani, chiamandomi fuori dalla discussione. "Se volete portare quel coso a Evermeet per purificarlo e usarlo per altri scopi, a me non interessa affatto."
"Grazie per la gentile concessione, elfo che non dovrebbe nemmeno essere qui." Biascicò l'anziano mago.
"Ehi, se avevi qualcosa da recriminare sulla mia presenza potevi dirlo prima che sudassi sette camicie per abbattere questo cristallo, o prima che rischiassi la vita contro elementali non-morti e demoni!" Ribattei, ormai a corto di pazienza.
Yalathanil mi fece cenno di lasciar perdere, ma decisi di interpretarlo come un cenno di scuse.
"Andiamo a completare la missione." Parlò con il tono di un insegnante che richiama all'ordine degli studenti distratti.

Tornare al castello fu più facile di quanto non fosse stato andare in cerca del cristallo. Nessuno di noi si orientava alla perfezione sottoterra, così avevamo lasciato dei simboli incisi nei quarzi. Simboli semplici, come un graffio di spada a ogni bivio per indicare la direzione da cui eravamo venuti.
Ritrovammo il portone di metallo, l'ingresso del castello, il corridoio mezzo crollato per la sala del trono. Rientrammo in quella sala, annunciandoci bussando contro la parete. Una precauzione inutile, l'immensa sala era vuota.
Un fantasma si palesò a noi per informarci che la regina era impegnata a conversare con il visitatore, e che noi avremmo aspettato nella camera d'ingresso. Potevo vedere che Yalathanil era estremamente irritato per come la Regina della polvere lo stava trattando, come un ospite di poco conto o peggio un servo.
Aspettammo, comunque, perché non c'era nient'altro che potessimo fare. Avevamo anche molto bisogno di riposarci. Eravamo talmente stanchi che riuscimmo a dormire perfino lì, nel castello di un'antica elfa scura non-morta, guardati a vista dai suoi fantasmi.

Holly si fece attendere per altri due giorni, e noi oramai lo davamo per perso. Yalathanil segretamente biasimava lui per l'interesse che aveva suscitato nella Regina della polvere, ma probabilmente senza quell'interesse non ci sarebbe stato consentito di portare a termine la nostra missione. L'atmosfera era parecchio tesa e cominciavamo a pensare che non avremmo mai rivisto la luce del sole, a meno di non fuggire con un teletrasporto senza portare a termine il nostro compito per intero. Ma eravamo tutti elfi di parola e anche se avevamo ottenuto molto non volevamo andarcene senza la perla con l'anima di Ka'Narlist, e io non volevo andarmene senza Holly.
Quando il mio amico finalmente si ripresentò, il mago lo affrontò a muso duro.
"Che cosa hai fatto per tutto questo tempo con la regina?" Inquisì subito, senza nemmeno esprimere un minimo di sollievo per la sua ricomparsa.
"Sesso sfrenato, che altro?" Rispose Holly, prendendosi gioco di lui. Se Yalathanil non era minimamente gentile con lui, lui avrebbe ricambiato il favore.
Avevo iniziato questa missione con l'idea di fare da paciere fra questi due caratteri forti, ma l'elfo del sole era odioso quanto Holly e senza nemmeno doverlo fare di proposito, era proprio così di carattere. Non avevo più alcuna voglia di mettermi in mezzo, specialmente ora che il nostro lieto fine cominciava a intravedersi all'orizzonte.
"Sii serio!" Sbottò il mago.
"Scusa, ma sono vincolato al silenzio. La signora mi ha sigillato le labbra con un incantesimo."
Yalathanil lo guardò dubbioso, mugugnando, ma non disse nulla. Immagino che non avesse modo per smentire quell'affermazione.

"Se siete pronti, io direi di andare a prendere la perla. Mi sono fatto spiegare esattamente dove si trova."
Dall'antico atrio del castello, dove ci trovavamo, due porte si aprivano su corridoi ancora agibili; uno portava alla sala del trono dove eravamo già stati, l'altro scoprimmo che portava a delle scale che non esistevano più, o meglio c'erano solo i primi gradini. Oltre quei gradini c'era una spessa parete in cui qualcuno aveva aperto un foro circolare, forse proprio la Regina. Oltrepassammo quella soglia artificiale; oltre, si apriva una grande caverna, con i resti di una torre crollata che si adagiava sulla superficie inclinata del suolo di roccia e cristalli.
"Le scale un tempo erano esterne, ma ora non ce n'è più traccia. Mi sono fatto spiegare bene dove cercare, però. Il piano inferiore della torre è quello che ora si trova alla nostra destra; conteneva la biblioteca. Da lì una scala interna segreta conduceva allo studio privato dell'arcimago, dove è morto."
"Ci sono protezioni magiche sull'accesso a queste stanze?" Chiese subito Yalathanil.
"Un tempo c'erano" raccontò Holly, arrampicandosi rapidamente su un lato della torre. Per come era caduta, la porta di ingresso ora si trovava sulla faccia superiore. "Ma la regina le ha disattivate millenni fa, quando è entrata nello studio dell'arcimago e ha rischiato di essere posseduta." Mentre raccontava, sfondò con un calcio la porta principale. Non era chiusa a chiave ma solo bloccata con un sottile chiavistello di metallo, che saltò via sotto la pressione del piede di Holly. La porta si spalancò verso il basso, rimanendo a penzolare nel vuoto.
Nessuna trappola scattò.
Anche all'interno era tutto invaso dai cristalli, ma per fortuna le porte avevano infissi in metallo che avevano impedito ai maledetti quarzi di bloccarne l'apertura. Quei rialzi in metallo forse un tempo erano serviti a non far entrare l'acqua piovana nella biblioteca, ma quello era un problema che non sussisteva più.
In compenso, i libri che dovevano essere stati stipati all'interno erano completamente marciti a causa dell'acqua di mare che per secoli aveva invaso il luogo. Non era rimasto nulla che un tempo fosse stato organico.
Holly si diresse a passo sicuro verso un grosso oggetto spiraliforme completamente coperto di cristalli, che forse un tempo era una scala a chiocciola. Doveva permettere di arrivare al piano superiore, ma il buco nel soffitto ora per noi era un buco in una parete. Non era facile passare perché avremmo dovuto accovacciarci, camminando su un pavimento inclinato, ma Holly ci fece cenno di restare fermi.
"C'è una potentissima aura malvagia oltre questa parete e secondo la regina è emanata dalla perla di Ka'Narlist. Ha ipotizzato che quella perla funzioni come una sorta di giara magica: cercherà di possedere chiunque entri nel suo raggio d'azione, ma ha bisogno di una linea di visuale, per così dire. Finché rimarrete in questa stanza sarete schermati da questa parete... che un tempo era il soffitto della biblioteca."
Dèi, che schifo. Mi allontanai il più possibile dal foro di accesso allo studio privato del mago.
"Quindi, ora se Yalathanil volesse essere così gentile da affidarmi il cofanetto consacrato in cui dobbiamo rinchiudere la perla... andrò dentro a prenderla."

Gli elfi di Evermeet insorsero subito, protestando.
"Sono io a capo di questa spedizione!" Gridò il mago, dimenticando il suo contegno elfico.
"Andrò io a prendere la perla."
"E cosa accadrà se Ka'Narlist riuscirà a possederti?"
"La mia forza di volontà è grande!" Insistette, piegando le labbra in una smorfia offesa che lo faceva apparire davvero vecchio.
"Se non fosse abbastanza grande? Pensaci, Yalathanil. Sei intelligente, ma l'intelligenza non è la stessa cosa della volontà. Ti trovi da molti giorni in un dungeon che ti ha logorato i nervi e dove scommetto che non hai mai goduto di una notte di sonno soddisfacente." Gli fece notare Holly. "La mia forza di volontà non sarà grande quanto la tua, ma ho il vantaggio di essere un fantasma. Non c'è posto nel mio corpo per un'altra anima perché il mio corpo è la mia anima."
Shanyrria si mise al suo fianco, ma prese le parti di Holly. "C'è ragionevolezza nelle sue parole, Yalathanil. Lui può non piacerti, ma siamo sicuri che nessuno sacrificherebbe la sua individualità per farsi possedere da un antico arcimago spietato. Sul diario c'era scritto cosa succede ai fantasmi che vengono posseduti."
"Comunque solo una divinità potrebbe arrivare a possedere un fantasma." Insistette Holly. "Ka'Narlist sarà stato tante cose, ma se fosse stato un dio non se ne sarebbe rimasto per millenni rinchiuso in una perla."

Alla fine, a malincuore e in inferiorità numerica, Yalathanil accettò la validità del piano di Holly e gli consegnò lo scrigno dove rinchiudere l'oggetto incriminato
E dopo tutta quella fatica, dopo tutto quel tempo, ci sembrò incredibile con quanta rapidità Holly entrò e uscì, con lo scrigno appesantito dal prezioso contenuto. Sembrava come il decorso di una malattia; si sta male, si combatte l'infezione, sembra che guarire sarà una cosa lunghissima, poi arriva un chierico e con una preghiera e un gesto della mano stai subito meglio.
E fu così che ci sentimmo, quando rinchiuse la perla dove non poteva nuocere: subito meglio.

Quando Holly tornò nella biblioteca con lo scrigno in mano, Yalathanil lo fermò sollevando un palmo.
"Fermo dove sei. Dimostra che sei tu."
"Come prego?"
"Dimostra che sei tu e che non sei stato posseduto."
Holly contrasse un muscolo della fronte in uno scatto involontario, segno che si stava arrabbiando.
"Oh, va bene." Prese un bel respiro, afferrò saldamente lo scrigno nella mano sinistra e liberò la destra per poter indicare ciascuno di noi.
"Tu" cominciò, puntando Yalathanil "sei uno spocchioso vecchio arrogante." Passò a indicare me.
"Tu non riuscirai a farti Krystel."
Poi si rivolse a Shanyrria.
"E tu..." lasciò oscillare il dito, mentre ci pensava. "Tu sei un'elfa gracilina e per quanto alleni i tuoi muscoli non arriverai mai all'eccellenza. Il tuo punto di forza è senza dubbio l'agilità, dovresti rivedere il tuo stile di combattimento per puntare su quella.
"Ma ho una spada lunga. Ben difficile maneggiarla con destrezza!" Obiettò l'elfa.
"Difficile ma non impossibile, potrei insegnarti una scorciatoia o due." Ribatté lui in tono piacevole.
"Anche tu sei arrogante e spocchioso, te ne rendi conto?" Ritorse Yalathanil, offeso.
"No, no. Io sono irrispettoso e paternalista. Può sembrare la stessa cosa ma è diverso."

"Sei sicuro di aver preso la perla giusta? Secondo la leggenda, Ka'Narlist ne aveva molte." Gli chiese il mago, dopo aver lasciato sedimentare il risentimento per gli insulti. Dopotutto, se Holly fosse stato posseduto, Ka'Narlist si sarebbe comportato con gentilezza per farsi credere un alleato... oppure ci avrebbe grattugiati subito con un incantesimo.
"Tranquillo, mago, sono capace di riconoscere un'aura malvagia quando la vedo, e questa perla emanava più cattiveria di un bambino piccolo." Holly alzò lo scrigno perché fosse all'altezza degli occhi del mago: all'interno potevamo vedere i gigli dorati raccolti nei giardini di Acquelucenti, che erano stati messi apposta nello scrigno per fungere da prova; il contatto con la perla li stava facendo rapidamente appassire e annerire sotto i nostri occhi.
"Va bene, riconosco che hai fatto un buon lavoro." Ammise l'elfo del sole, un po' a collo torto. "Ora dammi lo scrigno."
"No." Soffiò Holly.

No? No?
Maledizione, Holly, non abbiamo bisogno di altri problemi con Yalathanil!
Pensai, cominciando a sentire il panico.
"No? Che scusa pensi di inventare stavolta, mezzumano? Pensi che potrei risentire delle malvagie influenze della perla anche attraverso lo scrigno di cristallo consacrato e ferro delle miniere di Monte Celestia?"
"Niente affatto. Penso solo che tu sia uno stronzo, quindi affiderò lo scrigno a Johel. Così avrò la certezza che riporterai indietro almeno lui."
Holly mi mise lo scrigno in mano e per istinto lo strinsi, anche se ero sconcertato da quei discorsi.
"Cosa... che cosa vuol dire?" balbettai.
"Yalathanil, che significa questo?" gli domandò Shanyrria, appendendosi quasi al suo braccio. L'austero mago non rispose, si limitò a rivolgere a Holly uno sguardo scuro.
"Da quanto lo sai?" Domandò con voce greve.
"Cosa, che te ne andrai senza di me? Lo so da quando lo sai tu." Holly gli rivolse un sorriso tirato.
"Mi rincresce molto, non credere. Non sono del tutto senza cuore. Tu sei stato molto utile alla nostra causa, ma l'esistenza di un mezzumano non è tanto importante da giustificare un simile rischio."
"Ma di che cosa stai parlando?" insistette Shanyrria, strattonandolo. Nonostante il pavimento irregolare, Yalathanil rimase solido come una roccia e con la stessa rigidità mentale continuò ad ignorarla.
"Non ti permetterò di fare una cosa del genere!" Esclamai, ma più che altro a beneficio del pubblico. L'idea che il mago potesse decidere di lasciare indietro Holly era un'ipotesi che naturalmente avevamo considerato, e Holly aveva già un piano, ma non potevamo permettere che gli altri due lo intuissero.
"Sono ancora in grado di riconoscere la magia del sangue quando la vedo in azione." Commentò lui semplicemente, a beneficio di noi due, come se questo avesse potuto spiegare qualcosa. Poi tese una mano verso Holly. "Devo chiederti di restituire l'amuleto che permette di passare oltre la barriera. Sono certo che capirai."
Holly sospirò, infilò una mano in tasca ed estrasse la catenina con l'amuleto in questione. La porse a Yalathanil, sostenendo il suo sguardo.
"Prima che andiate, c'è altro che devo darvi." Disse, fermando il mago prima che cominciasse l'incantesimo di teletrasporto. Aprì il suo zainetto magico e ne estrasse due pratici guanti senza dita, di cuoio verde e con alcune borchie di bronzo incastonate. "Shanyrria, con questi potrai maneggiare la tua spada lunga come se avesse il peso di un'arma per bambini. In questo modo potrai usare un'arma simile facendo il miglior utilizzo della tua agilità."
Lei prese i guanti che Holly le porgeva, stupita per il suo gesto. "Sei... sei sicuro?" Dal tono in cui lo disse, capii che non si riferiva al funzionamento dei guanti.
Holly le rivolse un sorriso triste. "Certo. Appartenevano a un tizio che poi è morto, e ora non gli servono più."
Shanyrria lo guardò con le lacrime agli occhi. Holly è sempre uno sgarbato pezzo di merda, quindi ogni volta che compie un gesto di gentilezza riesce a brillare come un diamante.
Yalathanil doveva essere intrappolato in pensieri simili, perché abbassò lo sguardo pieno di vergogna. Bene, brutto bastardo.
"Johel, temo di non avere nulla per te tranne una rassicurazione: lascia che io resti qui, di sicuro sarò in buona compagnia."
Misi il broncio ed evitai di guardarlo, ma risposi comunque con un filo di voce. "Io non capirò mai certe tue decisioni, Holly."
Infine, il mio amico si rivolse a Yalathanil, ma lo fece in una lingua che io, lui ed il mago capivamo e Shanyrria no: il sottocomune.
"Tradire un alleato e tradire la propria etica in nome di un bene superiore richiede molto coraggio. Io non sono in collera con te per questo, quindi voglio farti un dono. Hai lo spirito di un combattente, anche se sei un mago, e un combattente più di ogni altra cosa ha bisogno di potersi giustificare moralmente i suoi colpi. Solleva il tuo cuore, dunque. Non sono davvero un mezzelfo."
Yalathanil lo guardò in volto, cercando di dare un senso alle sue parole. Nei suoi occhi vidi passare una serie di emozioni; confusione, rabbia, sospetto, poi di nuovo rassegnazione.
"Sono in collera con te per le tue continue menzogne, ma questo purtroppo non ti rende meno alleato. Questo vecchio combattente deve convivere con le sue scelte, come tutti."
Holly sorrise, senza malizia.
"Pensa a questo allora; io ho lo spirito di un ladro. Magari un giorno uscirò di qui e non sarebbe colpa tua."
"Non ci riuscirai." Ribatté il mago, sicuro come la morte.
"Puoi sempre sperare che ci riesca." Rispose Holly agitando una mano in segno di saluto.

Ma certo che ci sarebbe riuscito. Dopotutto la morte non è affatto sicura.
E Holly ha davvero l'indole del ladro. Quindi ovviamente non si era lasciato sfuggire la possibilità di sottrarmi dalla tasca l'amuleto del defunto Linomer, mentre tornavamo al campo dopo la battaglia contro i necroelementali.