Ad Hogwarts c' era la neve, quando sono arrivata, bianca che ricopriva tutto: il castello, le guglie, i ponti, le torri e la foresta proibita. Il lago nero è uno specchio di quasi tutto ghiaccio.
A me la neve non piace… troppo bianca, troppo pura, troppo fredda. Quando cade la neve, la terra viene tutta ricoperta di bianco e il suo riflesso spesso si staglia nel cielo di notte, rendendolo biancasto, quasi come fosse un tutt'uno.
Io amo i contrasti, amo la notte limpida e nera, non c' è nulla di bianco e puro in me… questo mi pare di sentirlo ogni giorno di più.
Dopo le vacanze di Natale, pare che tutti gli insegnanti non facciano che pensare ai M.A.G.O. e ci riempiono di compiti, esercizi, dimostrazioni, ricerche, letture straordinarie.
Siamo tutti molto impegnati dunque, sia la mattina a lezione che il pomeriggio per i compiti, l'unico evento realmente degno di nota, è accaduto pochi giorni dopo il ritorno dalle vacanze: Barty Crouch vuole entrare a far parte del gruppo, questo mi pare chiaro, e si sta dando da fare in tal senso.
Poco prima di pranzo, un giorno, io e Rod stavamo camminando verso la sala grande e siamo stati raggiunti da Rab che, evidentemente, ha preso alla lettera il mio invito a rimanere di più con me e suo fratello, perché ora si unisce a noi molto più spesso di prima.
Non appena Barty ci ha visti tutti insieme, si è congedato dai suoi amici, bravi studenti e buoni ragazzi coi quali finge di essere amico, e ci ha raggiunti. Sì, fondamentalmente mi è chiaro che finge soltanto di essere loro amico, ma lui ha tutt'altri interessi, vuole frequentare tutt'altre persone. Ha esordito immediatamente e silenziosamente dicendo: "Vi va di provare una cosa pazzesca? A casa ho trovato un mucchio di erbe che utilizzavano anticamente maghi e streghe per le visioni, le divinazioni, per amplificare sensi e poteri, per conoscere l'oscurità dentro di loro… ora sono illegali, mio padre, che si occupa di far rigare dritto maghi e streghe, ne elimina parecchie, ma non sa che io ne ho trovate un bel po' di queste erbe e gliele ho rubate.
Non immagina neanche che suo figlio sia capace di tanto. Vorrei condividerla con voi e con chi pare a voi"
Aveva un sorriso sincero e soddisfatto, un'espressione ansiosa di piacerci, di essere accettato da noi, mi guardava, me soprattutto, con occhi entusiasti.
Mi sono sentita grande, stavo molto al di sopra di lui, lo aveva capito e mi stava trattando come tale, questo mi piaceva molto di Barty, nonostante lo consideri ancora un ragazzetto.
Inoltre mi andava proprio di fare quello che facevano le streghe antiche e potenti, mettermi al completo e totale servizio dei miei poteri più oscuri e nascosti, volevo provare.
Nel momento in cui pensavo questo, Rod, molto scettico, ha domandato: "E cosa vorresti in cambio?"
Il viso di Barty si è indurito a quella domanda, ma palesemente si è trattenuto dal dire qualcosa di spiacevole a Rod e ha semplicemente risposto: "Solo conoscere voi ragazzi più grandi"
Quando Rod si è voltato verso di me per avere un' opinione, io ho sorriso pronta per provare e così abbiamo risposto che ci si trovava nei sotterranei l'indomani sera tardi, se possibile, durante la notte.
Rab ha subito detto: "Mi sa che ci andiamo a cacciare in un mare di guai! Barty è pazzo sconsiderato e nessuno pare rendersene conto, siamo sicuri di voler fare qualcosa con lui?" Notoriamente, Rab e Rod litigano pressoché su tutto e sembrano essere diversi come il giorno e la notte, Rod gli ha risposto subito: "Basterà fare attenzione a chi invitiamo e a cosa ci porta Barty. Non fare sempre lo sfigato che di fatto sei, fratello"
Io, effettivamente avevo paura, ma era più forte l'eccitazione di provare la magia usata nell'antichità, quando tutto era potente, oscuro e imprevedibile, allora ho aggiunto: "Senti Rab, se ti ho detto di unirti a noi, non è certo per essere prudente, ma per diventare uno di noi, per essere una forza tutti insieme, fare magie proibite e diventare maghi che hanno provato e sanno fare tutto. Cosa decidi di fare?"
Rab, che già stava mandando al diavolo Rod, le cui parole non gli fanno più né caldo né freddo, non appena ha sentito quel mio intervento, si è rabbuiato, mi ha guardato offeso e arrabbiato e mi ha detto: "E sia Bellatrix… facciamo questa cosa, di fegato ne ho più di quanto pensi, penso io a radunare un piccolo gruppetto fidato che ci raggiunga nei sotterranei per questa cosa. D'accordo?"
Rod gli ha lanciato uno sguardo indagatore e guardingo, fa sempre così quando Rab si comporta con me in maniera che non gli va a genio.
Ma poi, anche la sua voglia di provare la roba di Barty, deve avere avuto un grosso sopravvento e ha detto a Rab che andava bene, e poteva procedere.
Rimasti soli, ce ne siamo andati in biblioteca ad informarci meglio su usi e utilizzi delle piante e delle sostanze di cui ci aveva parlato Barty, nonostante non sapessimo esattamente quali di queste lui avesse portato con sé e volesse dunque usare.
Abbiamo trovato molte piante conosciute, delle quali non sapevamo gli usi particolari e delle quali, qui a scuola, non viene fatta alcuna menzione: la Mandragora e l'Atropa Belladonna (ovvero l' "Erba delle Streghe") hanno forti capacità psicoattive, il Giusquiamo che capace di produrre visioni profetiche, lo Stramonio (o "Erba del Diavolo" ) anche questo provoca visioni, vari funghi allucinogeni o velenosi come l'Amanita muscaria, e la Cannabis giunta in Europa per mezzo proprio dei cavalieri Templari.
Io e Rod ci siamo guardati quasi nello stesso istante, eravamo un po' impauriti di certo entrambi. Io ho preso coraggio, mi sono alzata dalla sedia e mi sono andata a sedere sulle sue ginocchia cingendogli il collo con le braccia: "Senti Rod, facciamolo, io voglio farlo" lui ha sorriso comprensivo accarezzandomi e guardandomi i capelli neri che ricadevano vicino al suo volto, facendogli il solletico sulla pelle, cercando di scansarli: "Sì lo so, sei bella e pericolosa… ma non ho nessuna intenzione di non farlo, pensavo solo a come sarà, e spero ardentemente che non ci beccheranno"
Io l'ho abbracciato stingendolo abbastanza forte: "Voglio farlo, voglio. Voglio essere come le streghe vere, voglio essere potente e sapere tutto, come loro. Non mi importa di altro, non voglio pensare ad altro"
E lui mi ha baciata subito, gli piaccio così, proprio come sono, lo sentivo chiaramente eccitato, stando seduta sulle sue ginocchia era facile capirlo e mi piaceva, lo eccitavo io, quelle parole che avevo pronunciato… e il bacio appassionato.
Ma dato che è arrivata Madama Pince, abbiamo riposto il libro velocemente e in gran segreto e siamo corsi, mano nella mano, come ragazzini scemi e innamorati, a sentire da Rab chi sarebbe venuto al ritrovo serale nei sotterranei.
Quando la sera siamo scesi nei sotterranei, ancora più in basso del solito, in un posto silenzioso e nascosto, c' erano soltanto i soliti della banda e pochi altri: Avery Mulciber e Piton, che erano lì più che altro per guardare, per curiosare, tentati dalla cosa ma non abbastanza coraggiosi (o scemi a detta loro) per provarla. Poi, come sempre Wilkes, Evan, Rod e io, con l'aggiunta di Rab e, naturalmente Barty.
Quest'ultimo, un ragazzino mingherlino ma con l'energia e i capricci di una bestia scatenata, biondo e scaltro, pronto a qualsiasi cosa per fare colpo su noi grandi, aveva per davvero una bella quantità di erbe e pezzetti di piante, radici e foglie.
Barty per certi versi mi piace: sa chi di noi vale e conta nella banda, ci tratta di conseguenza e ha già capito che, nel nostro gruppo, il potere bisogna conquistarlo a forza di esperienze, capacità, carattere, potenza e magia.
Io gli sto infinitamente sopra, questo gli è chiaro, e lui mostra di rispettarmi e di ammirarmi.
Credo che anche Rod abbia notato queste cose, ma non ne abbiamo ancora parlato insieme.
Mentre preparavamo un po' di cose, Piton spiegava che la sua amica, la Evans di grifondoro, parlava molto male di noi, trovava pericoloso quello che facevamo e non amava che lui ci frequentasse, perché "avevamo una brutta influenza" su di lui appunto.
Tipico, la Evans è una brava ragazza.
Di quelle che si credono superiori, o si convincono di esserlo, perché non hanno il coraggio di fare nulla di cattivo, istintivo, piacevole e folle.
Non che mi importi… almeno finché non dovesse spiattellare ai suoi quasi amici malandrini ciò che facciamo noi della banda, sentendone parlare da Piton, perché, se mio cugino poi lo dovesse dire a casa, io sarei per davvero nei guai fino al collo.
Ho deciso di non pensarci, volevo fare le mie esperienze.
Al diavolo le brave ragazze.
Io non sono una brava ragazza, io sono una strega.
Siamo riusciti ad accendere qualche candela e a rendere l'ambiente più caldo e adatto. Stavamo proprio bene.
Barty, cercando di darsi un tono, ha spiegato le varie modalità di assunzione. C'era un silenzio irreale e la sua voce pareva quasi teatrale, in quel luogo magico, che ci eravamo ritagliati solo per noi, nei sotterranei di Hogwarts, con sopra il placido Lago Nero, che ci ricopriva con le sue acque piene deii suoi segreti.
Ricopriva così anche tutti i nostri segreti.
Avevamo davvero un mucchio di erbe, man mano che ce le passavamo, sospesi in un silenzio magico di attesa, ci guardavamo in faccia, scambiandoci sguardi divertiti, eccitati, sorridenti: ci sentivamo i migliori.
Ad un certo punto, Rod ha rotto il silenzio: "Ci vuole un po' prima che arrivi l'effetto… e ci vuole che i sensi, la magia, possano percepire bene quest'effetto, le sensazioni, le visioni. La magia si deve man mano unire con l'energia sprigionata grazie alle erbe"
Eravamo vicini io e lui, seduti tutti in cerchio, come in un cerchio magico, e io e Rod stavamo ovviamente vicini; mi sono voltata verso di lui e, un po' nervosamente, gli ho domandato: "Come lo sai?"
Lui, mi ha guardata un po' sfrontato e un po' imbarazzato, ma ha confessato subito: "Perché mi avevano dato cose simili, tempo fa, sai, amici, una sera. Io le ho prese, ma ci ho pure bevuto su… e non ho notato nulla di particolare.
Ma so da quella volta che si doveva attendere per l'effetto, lo si deve richiamare, in modo che si amalgami con i poteri magici che possediamo all'interno di noi stessi"
A queste parole Rab ha proposto di fare qualcosa: "Ok, se tu l'hai provata e dici così, proviamo a girare per i sotterranei, andiamo fuori, richiamiamo e creiamo un circolo, un vortice di energia: qualcosa succederà"
Rab spesso aveva ottime idee. Gli ho sorriso e lui mi ha sorriso di rimando. Complici.
Esattamente non so quando è successo, ma di certo ho iniziato, e come me gli altri, a sentire l'effetto, già girando per i corridoi bui, con le candele in mano. Sembrava che tutto avesse un aspetto diverso, magico, cangiante in ogni modo e maniera.
Luci ed ombre ed ombre e luci che si avvicendavano, risate, corse, volate sul pavimento freddo, senza nemmeno sentire male, tutto sembrava acquisire un aspetto mistico e un significato profondo, al di là del reale.
Sembrava quasi un rito, una danza delle streghe.
Anche se a ben pensarci, l'unica strega ero io, gli altri erano tutti ragazzi.
Mi sentivo bene come non mai, mancavano pochi giorni al successivo sabba, e già sapevo esattamente come lo volevo passare: così.
Fuori poi è stato splendido.
Il freddo non lo percepivamo neppure, ognuno era probabilmente perso dietro alle sue sensazioni, magie e riflessioni.
La prima cosa che ho visto è stata la notte, buia, limpida, piena di stelle. Ma senza luna. Una notte oscura di luna nuova.
L'ho sentita penetrare in me e io diventare parte di lei. Questa era di certo la mia visione, la mia magia, la mia sensazione.
L'oscurità.
Con solo il fuoco delle stelle a rischiararla.
Mi toglieva quasi il respiro, tanto quella visione era bella, quella sensazione forte, quella magia potente in me.
Per interi momenti, che potevano essere minuti, o anche ore, sono rimasta concentrata su di me, la notte e la magia mi sono entrati potentemente dentro, mi bastava respirare l'aria buia e gelida.
Poi ho guardato gli altri, gli altri che come me avevano assunto quelle piante meravigliose: li sentivo folli come me, forti e potenti quasi quanto me; coloro che non avevano voluto provare, mi erano estranei, per me erano più poveri di magia, meno potenti, in un abisso, incapaci di elevarsi e volare, terribilmente lontani.
Noi soli eravamo magici, noi soli eravamo mistici, noi soli sapevamo come sono realmente i nostri poteri interiori. I miei erano oscuri come la notte, illimitati come la notte.
Mi sono sentita di nuovo la strega più potente e mi sono messa a girare veloce su me stessa urlando felice e guardando il cielo nero sopra di me.
Sentivo l'energia crescere e trasportarmi, man mano che i vortici aumentavano d'intensità emotiva, e abbracciavo la notte con le braccia tese.
Mi pareva tutto bellissimo, nell'ordine normale delle cose, ho continuato sempre più veloce, urlando sempre più forte, sfrenatamente e felicemente, scambiando i miei poteri con quelli della notte, finché, non so neanch'io quanto dopo l'inizio di quelle urla felici e sconsiderate al cielo, ho sentito Rod che mi abbracciava, tenero ma fermo: le mie spalle fra le sue braccia, i capelli profumati, la pelle del mio viso che sfiorava la sua, tutta ruvida per la barba… sta proprio diventando grande Roddy…
Avvicinandomi e stringendomi forte a sé, mi ha sussurrato: "Zitta piccola, c' è la McGrannitt"
Tutta la magia era finita con lei.
Quando la McGrannitt ci ha domandato perché fossimo fuori e lo fossimo senza permesso, in orario proibito dalla scuola, mi sono accorta com'era facile fingere di essere lucidissima e seria. Molto più facile rispetto a quando bevo.
Mi ha fatto piacere: intimamente, avevo capito che quindi potevo stare così, in quello stato stupendo, quanto e quando mi pareva.
Rod ha parlato comunque per tutti e, con un paio di battute, è riuscito a farci mandare da Lumacorno, anziché essere puniti direttamente dalla McGrannitt, o peggio, dal preside.
E, come si sa, Lumacorno non ama punire i rampolli di buona famiglia…
Ce la siamo cavata con pochi punti tolti a serpeverde dunque, ma le conseguenze di tutta la storia che avevamo iniziato, non sono tardate a venire.
Per tutte le quattro settimane seguenti, non abbiamo fatto altro che farci con quelle cose, non tutti, non sempre insieme, ma di certo io non mi sono risparmiata mai.
Ho esagerato… io esagero sempre, in ogni cosa che faccio: è nel mio carattere.
Prima tutte le sere, poi tutti i pomeriggi e tutte le sere, e, di conseguenza, la mattina a scuola non ci capivo nulla. Non seguivo proprio più niente, né delle lezioni, né dei compiti che ci assegnavano, né dei lavori in classe. I miei voti sono calati a picco rapidamente. In tutte le materie, non una esclusa.
Esattamente in vista dei M.A.G.O.
Ogni giorno scoprivo però cose nuove: come gestire le sensazioni, come capire i presentimenti e le divinazioni, come usare l'energia, come incanalare la magia, come legare i poteri della bacchetta al mio corpo e alla mia magia, come sentire gli elementi, come trarre energia dal mondo circostante, come leggere le menti e mantenere segreta la mia, come manipolare gli altri con la mia forza mentale.
Era bellissimo, esaltante. Mi sentivo al di sopra di tutti, il tempo e lo spazio non esistevano più: solo io e la mia magia terribile e pericolosa.
Sentivo l'oscurità crescere sempre di più in me, man mano che mi conoscevo dall'interno. Sentivo anche le mie emozioni e modi di fare: tutto il mio modo di vivere era estremo, magia e sentimenti.
Solo Rod mi stava a pari con quella roba, io e lui eravamo quasi perennemente intenti a provare le erbe di Barty, il resto importava poco ad entrambi.
Fare l'amore era anche più bello. Più sfrenato, segreto, pazzo.
Ma decisamente questa storia delle erbe ha iniziato a distruggere la banda.
Almeno per com'era inizialmente.
Una sera ero ancora in sala comune ed era tardi, anche Avery era lì ed eravamo soli, ad un certo punto, mi si è seduto di fianco lentamente. Di certo non era lucido, ma comunque, capiva ciò che stava facendo: "Bellatrix" ha esordito, avvicinandosi molto a me: "Ma tu che ci fai in mezzo a tutti noi ragazzi? Cerchi qualcosa in particolare?"
Anche se eravamo solo amici, ho capito subito cosa lui stesse cercando da me in quel momento, e non ho fatto nulla per frenarlo.
Credo di essere davvero crudele, istintivamente mi comporto in maniera tale da creare guai e sofferenze, poi mi freno quando tutto ormai non si può più gestire, quando tutto sta già per avvenire. E creo il caos, il disastro.
Orribile lo so… ma mi fa sentire viva. E mi diverte.
"E quel che cerco cosa sarebbe secondo te?" ho risposto voltandomi verso di lui, un po' seducente e con lo sguardo maliziosamente interrogativo.
"Non sei tanto seria come credi, lo so, qualunque ragazza che si rispetti, che fa parte di una banda, la dà a tutti i componenti. Perché tu solo ad uno di loro? Perché fai la preziosa?"
Io ho sorriso e non ho risposto.
Lui allora ha provato a saltarmi addosso, prima mi ha messo la mano fra le cosce, con forza, e poi si è avvicinato per darmi un bacio.
Non volevo assolutamente nulla da lui… ma devo sempre provocare fino all'ultimo, per poi scatenarmi. Ho afferrato la bacchetta, e senza neanche rendermi bene conto di come lo stessi facendo ho richiamato potere dal fuoco. Era tutto tremendamente istintivo, ad un movimento deciso del braccio, una lingua di fuoco del caminetto, è giunta velocissimamente sulla punta della mia bacchetta, mentre io mi alzavo in piedi. E guardavo Avery sorridendo: "Ora ti scaldo un po' prima di farlo ok? Così ti viene meglio"
Riuscivo a far roteare il fuoco sull'apice della bacchetta e, ad ogni giro, il mio sguardo verso Avery, diventava sempre più affamato di male, dolore, sopraffazione, forza, potere mio sul suo.
Vendetta.
Lui è scattato subito in piedi, oserei dire terrorizzato: "Bellatrix, ma che diavolo fai? Dove l'hai imparato? Cosa vuoi fare con quell'incantesimo?"
Ho riso sempre più forte, avevo tutta quell'energia che mi scorreva nel corpo, e il fuoco in mio potere. Volevo fargli del male, Avery aveva osato troppo con me.
Ho deciso di farlo accerchiare dalle fiamme, solo ed esclusivamente parte del suo corpo e stringergliele sempre più vicino.
Sapevo che la fiamma scalda di più in alto e meno di lato, da piccola spesso giocavo col fuoco nel camino, lo conosco bene quell'elemento. Facevo avvicinare lentamente le spire di fuoco ardente, in modo che il calore comunque lo sentisse, e fosse sempre più forte e minaccioso.
Lui mi guardava, tremava quasi, piangeva. Più lasciavo avvicinare le fiamme, più lui urlava: "Sei pazza? Tu sei matta! Lasciami stare, ti prego, non farò mai più nulla"
Io ridevo, il fuoco scaldava anche me, il volto lo sentivo ardere, gli occhi mi parevano sprigionare calore, l'atmosfera creata dalle fiamme era paurosamente bella e mi eccitava.
L'adrenalina mi scorreva così tanta nelle vene, da farmi perdere totalmente quel briciolo di lucidità che mantenevo a fatica.
Non so se sarei arrivata ad ucciderlo.
Ma ho sentito dei passi provenire dai dormitori, ho abbassato le fiamme per poi farle tornare al loro posto nel camino.
Era Rod, a cui avevo dato appuntamento nella sua stanza, ma non c' ero ovviamente ancora andata: "Che succede?" ha domandato guardando Avery, che era seduto sconvolto sul tappeto della sala comune.
Io mi sono affiancata a lui e ho risposto: "Nulla, io e Avery abbiamo avuto una discussione" la mia voce risultava davvero minacciosa, bassa, fredda e quasi sibilante: "E credo di averla spuntata io… tutto risolto dunque"
Non sapevo se dire a Rod quello che avevo fatto. Ero stata vicina ad ardere vivo un nostro amico.
Decisamente, dopo tutti quei giorni di esperimenti e uso di erbe, neanche me ne sono accorta, ma i miei poteri sono mutati: cresciuti probabilmente.
Perché ero cambiata io: si è sprigionata un'altra parte nascosta di me stessa.
Nascosta… fino ad adesso, ora è libera.
Non avevo mai imparato a fare una cosa simile col fuoco, e ora, riflettevo, ci ero riuscita in maniera del tutto improvvisa.
Questo mi piaceva molto, ma mi sentivo anche realmente confusa. Non sapevo come utilizzare i poteri, non sapevo come comportarmi, non sapevo neanche più chi ero.
Ho pensato: "Forse è venuto il momento di darsi una regolata"
Rod mi guardava e aspettava che gli dicessi qualcosa, ma ero assorta e non sapevo come affrontare l'argomento: Avery ci aveva provato con me… io stavo per ucciderlo… forse Rod avrebbe capito non appena avessi solo accennato al fatto che ci aveva provato con me.
Conoscevo la ferocia cieca di Rod.
Ho risposto: "Devo dirti un mucchio di cose, stiamo insieme stanotte"
Tornava continuamente nella mia mente, che tutto stava cambiando, la banda stava cambiando, ci stavamo smembrando, ci guardavamo in maniera diversa, e ci trattavamo reciprocamente in maniera diversa.
Barty aveva capito questo, aveva calcolato con chi gli conveniva agganciarsi e si avvicinava più di tutti a me e Rod. Questo ci faceva piacere, perché anche così misuravamo quanto potere avevamo nel gruppo. Gli altri erano invidiosi, si sentivano esclusi e messi da parte.
Spesso non facevamo che punzecchiarci e martoriarci reciprocamente.
Avery Mulciber e Piton, che erano fra i più giovani, non sopportavano la situazione e, man mano, si allontanavano sempre più.
Mentre pensavo a tutte queste cose, mi sono sentita un po' persa, e nel buio e nella solitudine della sala comune, mentre Avery piangeva ancora sommessamente, ho preso la mano a Rod e l'ho stretta forte.
Noi due, lo sapevo per certo, qualcosa me lo diceva, saremmo stati insieme per sempre.
Nel bene e nel male.
La sera stessa in cui mi sono accorta che i miei poteri erano così strani misteriosi e violenti nella loro manifestazione, ne ho parlato anche a Rod.
Non mi è stato di alcun aiuto per capire meglio il fenomeno, anzi, ha preso una quantità smodata di erbe e dopo poco, ci siamo intrufolati nel dormitorio.
Il regolamento scolastico, penso, vieti necessariamente agli studenti di fare sesso nei letti dei dormitori. Noi eravamo strafatti e strafelici, al regolamento non ci abbiamo nemmeno pensato.
Sono andata nel letto di Rod e abbiamo fatto l'amore, al buio, in silenzio, con le tende del letto tirate… soffocando con baci forsennati le urla dell'orgasmo.
Così da non farci sentire da chi stava nella stessa stanza.
Comunque Rod dorme nella stanza con Evan, Wilkes e Parkinson, e solo quest'ultimo potrebbe darci noie.
Noi ci sentivamo ugualmente grandi, adulti, infinitamente al di sopra di tutto e tutti.
Quando sono tornata in camera mia, erano quasi le due di notte e mi sono buttata sotto le coperte ancora vestita, dormendo totalmente fatta fino all'indomani.
Non ho fatto in tempo a decidermi di dare una regolata alle sperimentazioni, che subito le conseguenze di quelle settimane folli mi si sono parate davanti.
Stavo andando a lezione con un paio di compagne, quando Lumacorno mi ha chiamato nella sua stanza.
"Signorina Black, mi rincresce davvero doverglielo dire, ma i suoi voti sono sensibilmente peggiorati… alla fine dell'anno ci saranno gli esami, una studentessa dotata ed intelligente come lei, può aspirare ad ottimi risultati, e sarebbe un peccato sprecare il suo talento…"
Io stavo lì davanti a lui e non sapevo che dire, odiavo il semplice fatto che qualcuno mi dicesse come gestire la mia vita, i miei poteri, il mio eventuale talento. Sono una Black, e di direttive su come dovrei essere e come dovrei comportarmi, ne ho ricevute fin troppe.
Ma sapevo benissimo che, avanti così, non ci sarei potuta andare… e nemmeno mi conveniva: "Sì professore, vedrò di porre rimedio a questa situazione… non si preoccupi"
Di certo, il calo di attenzione di tutti noi della banda era stato generale, ma mentre gli altri avevano un profitto altalenante e non sempre brillante, io normalmente me la cavo molto bene, soprattutto in alcune materie che mi piacciono, per cui, la differenza, si era di certo notata.
Lumacorno ha aggiunto: "Posso chiedere se ci sono problemi in famiglia? Ho dovuto richiamare anche sua sorella Andromeda. Anche in lei abbiamo riscontrato un forte calo di attenzione, profitto e impegno"
Questa cosa mi era nuova, Andromeda ci ha sempre tenuto molto allo studio della magia, non per i voti, ma perché è attenta, intelligente ed interessata.
In effetti suonava molto strano anche a me… dovevo davvero tentare di ricominciare a parlare a mia sorella… ci eravamo tremendamente allontanate con la storia del nato babbano.
Speravo si fossero lasciati oramai.
Mi mancava mia sorella, mi mancavano le litigate, le chiacchiere, le cattiverie e i sorrisi tra di noi. Mi mancava di essere sgridata con lei, di notare quanto eravamo diverse e di comprare vestiti sempre più opposti riguardo lo stile.
"No professore, tutto bene a casa, io e Andromeda siamo semplicemente state superficiali. Parlerò anch' io con lei e tutto tornerà a posto"
Mi pareva di averlo convinto. Mentre attraversavo il corridoio mi sono ripromessa di terminare la scorta di erbe di Barty e poi sperimentare con un po' più di tranquillità, o tutto sarebbe finito in un disastro.
La cosa che mi veniva in mente più di frequente ultimamente, era se anche Lord Voldemort aveva avuto tutti questi incidenti di percorso come me, se anche lui, dentro di sé, dietro alla sua splendida aria di enigmatica e misteriosa perfezione, sentisse, o avesse sentito, la confusione, le paure, le incertezze, gli abbandoni, gli errori e tutto quel che sentivo e facevo io.
In ogni modo, il suo pensiero mi tirava sempre su il morale. Mi sapeva dare calore e sentire forte. Per lui. E per piacere a lui.
Ho bussato nella camera di mia sorella e l'ho trovata sdraiata sul letto, con un libro aperto, mentre mangiava qualche biscotto. Mi sono seduta di fianco a lei sulle coperte.
Io e mia sorella stavamo diventando incredibilmente diverse, lei era allegra, sempre sorridente nella sua aria di superiorità, misteriosa distaccata, ma in un certo senso piena di luce e positività. Persino dolce in certi casi.
Io ero sempre di più tutto l'opposto. Ma non era solo quello… l'ho osservata bene, le sta davvero succedendo qualcosa. Ha le guance più modellate e il sorriso più dolce, è allegra ma più pacata del solito, le sue forme sono incredibilmente perfette, da donna, non più da ragazzina. La trovavo strana.
"Ti succede qualcosa Dromeda?" le ho subito domandato: "Lumacorno mi ha richiamata e mi ha detto che ha dovuto fare lo stesso con te, i nostri voti sono troppo bassi"
Lei si è seduta vicina a me e mi ha subito incalzata: "E a te succede qualcosa Bella?"
Siamo rimaste a guardarci per un po' in silenzio: nessuna si fida più dell'altra, non sapevamo cosa dirci, se confidarci o meno.
"Non mi succede niente Dromeda, ho solo fatto un po' di cose diverse dal solito"
A quelle parole lei ha sorriso: "Tu fai sempre cose diverse dal solito, tanto brutte che le tieni misteriosamente celate a tutti noi, tanto che solo la tua banda di amici fidati sa qualcosa di te" poi il sorriso le è, mano a mano, morto sulle labbra e ha aggiunto: "Non sappiamo quasi più nulla l'una dell'altra, siamo cresciute molto diverse"
Non riuscivo a dirle nulla di me, nemmeno in quel momento, non volevo parlarle né della magia oscura, né dei mangiamorte, né tanto meno di Lord Voldemort, la vedevo fragile, ma svelarle i miei segreti… non l'avrei fatto.
"Non ho fatto davvero nulla di che stavolta, davvero, sono sempre tua sorella, come mi conosci da sempre" le ho spudoratamente mentito: "dimmi di te, parlami"
Andromeda mi ha guardata con occhi vivissimi, impauriti ma di una saggezza infinita, poi mi ha detto: "No Bella, tu sei diversa, lo sei sempre stata e lo diventi sempre di più… però sei l'unica a cui posso parlare, sei mia sorella maggiore, sei sempre forte e piena di vita… devo dirti una cosa…"
"Dimmi" le ho risposto attenta, guardandola di rimando dritta negli occhi.
Così, sedute sul suo letto e sulle coperte pesanti colore verde argento, con le divise della scuola, sempre verde e argento, le cui gonne ancora si sfioravano l'un l'altra, i capelli lunghi entrambe, i miei nerissimi, di quel colore oscuro e profondo e i suoi castani scuri, di quel colore caldo e accogliente, lei ha detto: "Bella, ho paura di essere incinta"
Mi è preso un colpo.
Cercavo di pensare, ma non sapevo realmente cosa fare.
Aveva sedici anni e a casa l'avrebbero ammazzata, lapidata. Ma era mia sorella, la dovevo aiutare.
Solo che non sapevo come
E il peggio, doveva ancora venire fuori.
