1316 DR: Epilogo (Parte 2), ovvero Un viaggio normale, sì, sono tutti così
Inizialmente viaggiammo in nave su un mercantile che da Derlusk era diretto nel Calimshan, facendo tappa a Suldolphor. Approfittammo della varietà di negozi offerti da quella metropoli per vendere gli oggetti che avevamo trovato in mano al brigante.
"Guarda, a quanto pare abbiamo già ricavato quanto basta per pagare il rituale di resurrezione." Annunciai, appoggiando la borsa conservante piena di soldi sul pavimento della cabina che condividevamo. Anche se saremmo rimasti al porto per tre giorni, avevamo reputato più sicuro dormire nella nave.
"Sul serio?" Mi domandò sorpreso, sbirciando nella borsa.
"Alcuni di quegli oggetti erano magici!" Rivelai con un gran sorriso.
"Abbiamo abbastanza per pagare il rituale e per il passaggio in nave, ma temo niente di più."
"Sì, ma che mi dici della tua parte?"
"Non mi interessa." Respinsi l'offerta spingendo la borsa verso di lui. "Io sono un elfo dei boschi, noi non siamo così attaccati al denaro; le cose migliori della vita, dopotutto, sono gratis."
"Uh, certo. Immagino che tu ti riferisca a tramonti, graziosi animaletti e alberi da abbracciare..." Mi prese in giro, perché sapeva benissimo a cosa mi stessi riferendo.
"Sì, sì. Mentre tu riscopri il tuo lato poetico, io vado in città a cercarmi qualcuna di quelle belle cose gratis, hm?"
"Ma sul serio ti piacciono, le donne umane?" Lo sentii ridacchiare, ma io stavo già uscendo.
Due giorni dopo ripartimmo, e tutto procedette bene per circa un'ora, forse due.
Purtroppo, attraversando lo Stretto delle Tempeste, la nave si imbatté per l'appunto in una tempesta, che per poco non la fece affondare. Il sottoscritto passò i giorni seguenti a vomitare fuoribordo, almeno finché non mi abituai alla nuova strana pendenza della nave... e giurai a me stesso che non avrei messo più piede su una barca, almeno per dieci anni.
Il capitano ordinò una tappa forzata nel porto di Almraiven, una città criminale e corrotta (in pratica il primo vero baluardo nella regione orientale del Calimshan) ma che aveva il pregio di vantare il miglior cantiere navale del Faerûn meridionale. Decidemmo di scendere lì; la città era molto vicina alle propaggini meridionali della foresta di Sarenestar.
Ci fermammo poco, solo il tempo necessario per riferire l'esito della missione, poi ripartimmo verso ovest e poi a nord lungo la Costa della Spada. A piedi. Basta navi. Basta.
Attraversammo le propaggini occidentali della Wealdath, fermandoci a salutare il clan dei miei parenti. Holly evitò con cura il luogo della sua prima sepoltura, dicendo che lo metteva a disagio. Tuttavia non potevamo fermarci a lungo e presto la strada fu nuovamente sotto i nostri piedi.
L'autunno stava cedendo il posto all'inverno, e la cosa sembrava tanto più improvvisa quanto più ci spostavamo verso settentrione. Dopo Baldur's Gate il nostro cammino fu spesso contrastato da venti freddi che ci correvano incontro come se volessero rallentarci di proposito, e presto iniziammo a vedere le campagne spruzzate dalle prime nevi.
"Non vedo l'ora che tu torni in vita, almeno al ritorno potremo comprare dei cavalli." Mi lamentai, in un piovoso pomeriggio. Aveva scrosciato tutto il giorno, l'acqua fredda mi si era infilata in posti che nemmeno sapevo di avere e non desideravo nulla più di una locanda con una sedia vicino al camino, e un letto caldo.
Arrivammo in un villaggio chiamato Kheldrivver, un insieme di casupole sul versante di una collina che si affacciava sulla strada mercantile. Il villaggio era sovrastato da una struttura bassa e squadrata che poteva essere un tempio o un monastero, difficilmente un palazzo perché era disadorna e brutta.
C'era una sola locanda, completamente dimenticabile se non per il nome curioso (Naso di Troll), e i prezzi veramente fuori dal comune. Tuttavia pioveva, faceva freddo ed era quasi notte, quindi non era il caso di essere pretenziosi.
La locanda offriva anche vitto e alcolici, anche qui nulla di memorabile ma sempre meglio delle mie scorte da viaggio. Il villaggio di Kheldrivver contava solo 150 persone, testa più testa meno, ma aveva una piccola comunità di nani che sapevano mescere una birra piuttosto robusta.
"Sei sicuro di reggere la birra nanica?" Mi chiese Holly a metà serata. Almeno credo.
"Eh... cosa?"
"Johel, dovresti... dovresti smettere di bere, amico."
Mi sporsi in avanti e gli sussurrai, con l'aria di voler fare un discorso profondo: "Ma tu... ci credi alle vite passate?"
Holly si appoggiò allo schienale della sedia, pensieroso. "Intendi, la reincarnazione? Boh, immagino di sì. Alcune persone ci credono, per cui immagino che possa succedere." Rispose, tenendosi sulle sue. "In realtà, un po' ci spero."
Annuii, anche se non avevo esattamente capito il suo discorso.
"Io so che è una cosa vera. Perché tu, è ovvio, nella vita passata tu eri un nano."
Holly sbatté le palpebre un paio di volte. Essendo morto non ne aveva davvero bisogno, lo faceva solo quando era perplesso.
"Un nano." Ripeté, lentamente. "Ho paura a chiederti perché."
"Be', perché sei..." Cominciai, ma lui m'interruppe.
"Se stai per fare un commento sulla mia altezza, ti prenderò a pugni anche se sei ubriaco."
"...scorbutico." Conclusi, correggendomi appena in tempo. "Dici un sacco di parolacce."
"Questo è ingiusto, è uno stereotipo razziale. I nani non dicono parolacce. Non più di chiunque altro. Sono un po' ruvidi, ma è il loro modo di essere." Mi rimbrottò.
Avevo ascoltato solo mezza frase, ma andai avanti, perché non avevo ancora scoccato tutte le frecce della mia faretra.
"Non solo quello. Sei sempre offensivo con noi elfi." Recriminai, agitando un dito nella sua generica direzione.
"Dèi, quanti calci nel culo avresti dovuto prendere e non hai preso..." mormorò, poggiando la faccia contro il palmo della mano e scuotendo la testa.
"E sei testardo come un nano."
"Bene, grazie. Lo prendo come un complimento!"
"Detesti i due... dur... i nani grigi."
"No, detesto gli schiavisti. Mastro Murghol è un duergar e non ho niente contro di lui." Rispose prontamente, parlando a bassa voce.
"Be', ma poi... non ti perdi nelle gallerie."
"Ci mancherebbe, sono un esploratore di dungeon. Tutto questo è pretestuoso!"
"E reggi l'alcol come un nano, perché dici tutte queste parole difficili dopo la birra e..."
"Senti amico, sei tu che stai bevendo, io sono sobrio, lo capisci? Io non posso bere, non posso mangiare, il mio stomaco non funziona!"
Lo guardai con quella che spero fosse un'espressione saggia, mentre riflettevo sulle sue obiezioni.
"Sono contento che non sei un nano anche in questa vita." Gli dissi alla fine, cercando di mettergli una mano sulla spalla. "Se tu nascevi nano, anche tua sorella era una nana, e non mi piacciono le donne con la barba."
"Johel, tu non dovresti bere. Vino elfico al massimo, ma niente di più, va bene?"
Presi il mio boccale di birra nanica con entrambe le mani, tirandolo verso di me in un gesto protettivo. "Ma mi piace questa broda..."
"Non chiamarla così. Se qualcuno ti sente... è molto offensivo."
"Ma ormai è calda, come la devo chiamare?" Guardai il mio boccale mezzo vuoto, sconsolato. Poi mi venne in mente una cosa: "Holly, mi puoi raffreddare la birra? Tu hai sempre un'aria fredda intorno quando... quando..."
"Quando sono incorporeo." Mi aiutò a completare il pensiero. "Non posso farlo adesso. E comunque non lo farei, è umiliante."
Borbottai il mio malcontento, buttando giù un altro sorso. Era buona, anche se calda. Aveva un retrogusto pungente.
"Fra poco tornerai in vita e non potrai più farlo." Ribattei, sconsolato. "Era l'unica cosa buona del fatto che eri morto."
Holly mi guardò con occhi così assassini che mi chiesi se avesse anche del sangue di basilisco nelle vene.
"Però potrò di nuovo pisciarti nel bicchiere, il che è un considerevole passo avanti."
"Maledetto nano." Biascicai, mentre mi alzavo in modo non troppo stabile. Mi mossi verso le scale, con l'idea di raggiungere la nostra camera. Non credo che ci sarei arrivato, senza il suo aiuto.
"Facciamo che tu non berrai più per qualche anno." Fu il saluto di Holly, la mattina dopo a colazione.
"Ho fatto qualcosa di imbarazzante?"
"Johel, sei un elfo adulto. Non puoi contare sempre su di me per restare fuori dai guai."
"Oh dèi." Mi passai una mano sul volto. "Che cosa ho fatto?"
"È piuttosto imbarazzante... diciamo che hai mostrato uno stranissimo e malato interesse per la testa di troll in cartapesta che è... che era attaccata all'insegna."
"No" mormorai, rabbrividendo.
"Poi hai cominciato a parlarmi convinto che io fossi un nano. È stato strano, all'inizio, ma a un certo punto ti sei messo a farfugliare cose senza senso affermando di parlare il nanico." Questa volta gemetti qualcosa di incoerente. "E hai fatto apprezzamenti pesanti su mia sorella dicendo che ti piace la sua fluente barba bianca."
"Ma che dici, non ho mai visto la sua fluente barba bianca!" Sbottai adesso, incrociando le braccia. "Holly... non è che mi stai prendendo in giro?"
Holly mi rivolse un sorriso furbo che vuol dire tutto e niente.
"Potrei aver gonfiato un po' le cose." Ammise. "Però la parte in cui mi credevi un nano era vera."
"Perché sei basso." Tagliai corto.
"Oh, cielo. Perfino ieri sera avevi argomentazioni migliori. Allora, vuoi una pozione per il dopo sbornia?"
"Ho un'idea migliore. Non ho avanzato mezzo boccale, ieri notte? Non credo che oggi sopporterò a lungo la tua compagnia, da sobrio."
Una decina di giorni dopo finalmente arrivammo in vista di Waterdeep, con mio grande sollievo. La Città degli Splendori non era mai stata una vista così splendida.
