1316 DR: Epilogo (Parte 3), ovvero Di istinti e di princìpi

La nostra prima tappa a Waterdeep fu tornare al sanatorio dove lavorava il povero Lólindir, il drago in forma umana (o meglio, elfica) che custodiva le spade corte di Holly. Questa volta il mio amico voleva parlagli di persona. Indagando discretamente, avevo scoperto che il guaritore era impegnato nel turno pomeridiano e avrebbe terminato di lavorare dopo il tramonto.
Io e Holly lo stavamo aspettando ingannando il tempo in una taverna dall'altra parte della strada. Era una via piuttosto stretta e non c'era posto per sistemare tavoli all'esterno (ma non sarebbe stata comunque la stagione giusta), quindi ci eravamo sistemati dentro, ad un tavolo vicino alla finestra. La finestra era solo un buco nel muro che in inverno veniva chiuso con delle persiane; filtravano spifferi freddi dalle assi non perfettamente allineate, ma il lato positivo era che ci lasciavano abbastanza spazio per sbirciare fuori.
Il sole era calato da un po', quando alla fine la figura minuta e longilinea di un elfo della luna uscì dal portone del sanatorio. Holly lasciò che si incamminasse fra gli stretti vicoli e poi gli andò dietro.
"Buongiorno, Lólindir. O dovrei dire buonasera." Lo salutò Holly, prendendolo di sorpresa. Il ragazzo fece quasi un salto fuori dagli stivali e si voltò rapidamente.
"Tu!" Lólindir lo squadrò da capo a piedi; Holly aveva abbandonato il suo travestimento da mezzelfo, ma aveva un cappuccio ampio che gli copriva il viso. A quanto pare Lólindir l'aveva riconosciuto comunque.
"Io." Annuì laconicamente il mio amico.
"Sei qui per le tue maledette spade?"
"Suvvia, non sono maledette." Holly agitò una mano come per dissipare le accuse del giovane. "E non sono qui solo per quelle. Volevo anche parlare con te."
"Non hai mandato quel messaggero elfo, stavolta?" Gli occhi verdi del drago lo squadrarono con sospetto. "Oppure lo hai già ucciso?"
"Sono qui." Uscii dalla viuzza laterale dove mi ero fermato. "Vivo e vegeto. Pensavo voleste parlare da soli."
Lólindir mi rivolse solo un breve sguardo, ma notai che faceva molta fatica a distogliere gli occhi da Holly. Tutte le creature tengono d'occhio le cose di cui hanno paura, è un istinto naturale.
"Non voglio affatto parlare con lui!" Disse infatti, con voce leggermente troppo acuta.
"Per questo invece dobbiamo." Intervenne Holly. "Lo so che non sono stato gentile con te quando eri piccolo, io non sono mai gentile con nessuno, e so che posso essere abbastanza spaventoso. Non so trattare con i bambini e all'epoca ci sapevo fare ancor meno. Però ci tenevo che tu capissi che non ti avrei mai fatto del male, e che non lo farei nemmeno adesso."
Holly aveva parlato in tono pacato, senza traccia di sarcasmo, e so che per lui rivolgersi con questo tono a un estraneo è la cosa più vicina possibile a un discorso col cuore in mano. Era sincero, e credo fosse anche dispiaciuto che Lólindir avesse ancora paura di lui.
"Non potresti farmi del male." Rispose l'altro, alzando il mento in segno di orgoglio. "Nemmeno se lo volessi."
Quella di Lólindir probabilmente era solo l'arroganza di un ragazzo spaventato, ma non credo che Holly potesse capirlo. Lui non crede nella validità strategica di mostrarsi più forti di quanto si è, quindi si aspetta che nessuna creatura dotata di astuzia lo faccia. In effetti, la sbruffoneria non è mai una tattica vincente, a meno che non sia supportata da vera forza.
E Holly sapeva che Lólindir non era così potente, non ancora.
Rivolse al drago un rigido inchino. "Molto bene, allora. Tornerò quando saprò come farmi ascoltare."
Volse le spalle a Lólindir e se ne andò per la sua strada. Guardai l'altro "elfo" con aria interrogativa, e senza volerlo incrociai il suo sguardo altrettanto perplesso. Lui però sembrava anche un po' in allarme.
Mi affrettai a seguire Holly, prima di perderlo nel dedalo di viuzze. Lo raggiunsi in tempo per sentirlo imprecare contro gli stupidi draghi che si credono superiori a tutti gli altri.
Già. Come sospettavo, non aveva capito.

"Devo recarmi al mio tempio." Mi annunciò poco dopo, mentre ci dirigevamo verso il porto. Era una cosa che già sapevo, avevamo fatto tutta quella strada apposta, quindi non capii il senso della sua affermazione.
"Sì, e quindi?"
"Non avrei nulla in contrario se tu stavolta venissi con me." Chiarì, parlando in tono quasi interrogativo.
"Oh..." Bene, questa sì che era una sorpresa. "Sono lusingato che tu voglia la mia compagnia."
"Non ho detto che la voglio." Holly sollevò le mani come per dirmi di andarci piano.
Un'altra delle sue verità letterali. La sua obiezione poteva facilmente essere interpretata come non voglio la tua compagnia, ma quello che aveva letteralmente detto era che non l'aveva chiesta. Era vero, non aveva domandato la mia compagnia. Nondimeno, la voleva.
Holly è una persona contorta. Usa la verità per mentire e le menzogne per dire la verità.
"Mi ero ripromesso di non salire più su una nave." Mugugnai, un po' preoccupato.
"La nave deve solo passare attraverso un Portale, non c'è alcun rischio che incorra in una tempesta." Mi prese in giro. "Preoccupati piuttosto della pericolosità del luogo in cui ci stiamo recando."
"Sono convinto che non mi avresti... non chiesto di venire con te, se il viaggio fosse stato troppo pericoloso." Risposi soltanto.
"Vero anche questo." Sospirò. "Ti presterò la mia fascia per camuffarti e il mio fermaglio che ti proteggerà da qualsiasi divinazione, indossali fin da ora e cerca di abituarti. Raggiungeremo il porto segreto appena prima dell'alba."
"Come fai a sapere quando partirà la nave?"
"Non lo so. Non so nemmeno se sia in porto." Confessò. "Ma non voglio rimanere in città sotto la luce del sole senza i miei mascheramenti. Piuttosto aspetterò nella grotta del porto clandestino."

Fummo fortunati. La nave era in porto e sarebbe partita quel pomeriggio. Ingannai l'attesa giocando a carte con il capitano, che mi ripulì di almeno dieci monete d'oro prima che realizzassi che in quel mazzo c'erano almeno cinque assi. Però ne approfittai per testare il mio travestimento da umano, e sembrava funzionare perché nessuno dei marinai sospettò che fossi qualcosa di diverso da ciò che sembravo. Dovevo tenere a mente che le illusioni da sole non bastavano, dovevo anche mimare gli atteggiamenti degli umani, le movenze. Holly è più bravo di me in questo, ma anch'io stavo migliorando.
Quando finalmente l'equipaggio fu pronto per partire, io e Holly salimmo a bordo. Il capitano fece mollare gli ormeggi e la nave galleggiò placida verso il Portale. Fu questione di un attimo; l'aria intorno a noi si oscurò, e quando uscimmo dal Portale... be', non che si vedesse tutta questa differenza. L'ambiente era illuminato solo dalle luci della città e da fioche fosforescenze emanate da non voglio sapere cosa.
"Non passeremo per la città." Mi rivelò Holly. "Mi sono accordato con il capitano per noleggiare una scialuppa. Viaggeremo lungo il fiume."
"Un fiume pieno di mostri?" Indagai, con un sorriso amaro.
"Preferisco definirlo un fiume pieno di sorprese." Corresse il tiro. "Comunque il viaggio che dobbiamo fare è davvero breve."

Era breve davvero. Remammo per forse quaranta metri, tagliando la corrente lenta e pigra del fiume, prima di raggiungere un'insenatura talmente insignificante che c'era spazio a malapena per tirare in secca la scialuppa.
"Ora, la strada è veramente molto stretta. Non così stretta da non riuscire a passare, ma abbastanza da non poter usare agevolmente una spada lunga. Vorrei che tu prendessi l'arco che il tuo clan mi ha donato, è più maneggevole del tuo." Mi spiegò, porgendomi il suo arco. Lo accettai, visto che si trattava di una decisione tattica.
"Prevedi che saremo attaccati?"
"Non si sa mai." Holly non si sbilanciò. "Lascia andare avanti me, ma tieni gli occhi aperti e seguimi."
Annuii, stringendo fra le mani la preziosa arma. Sarebbe stato facile seguire Holly, aveva sempre con sé una fonte di luce.

Camminammo lentamente, lui davanti e io che lo seguivo, per alcuni metri. La strada era stretta come aveva detto Holly, non avrei potuto allargare completamente le braccia.
Arrivammo a un bivio. In silenzio, Holly svoltò a destra e io lo seguii. Il sentiero qui era, se possibile, ancora più angusto. Dopo una decina di metri lo spazio intorno a noi si allargò leggermente. C'erano due strade sulla nostra destra, Holly scelse la seconda. La sensazione era di stare tornando più o meno in direzione della scialuppa, ma sicuramente mi sbagliavo.
Oltrepassammo una specie di piazzola leggermente più larga in cui trovammo i resti, mezzi mangiati, di quelli che sembravano pipistrelli. Holly li ignorò e mi fece cenno di proseguire. Poco dopo, sulla sinistra si aprì un altro passaggio, ma il mio amico ignorò anche questo, anche se mi sembrava che avesse aumentato la velocità. "Svoltando a sinistra saremmo arrivati alla città" mi confidò poco dopo "e noi ora non lo vogliamo."
Dopo l'incrocio con la strada che portava in città, il nostro sentiero si allargava un pochino per poi restringersi nuovamente pochi metri dopo, in modo improvviso, non graduale. Proseguimmo in quel modo scomodo per molti altri minuti. La nostra strada piegava a sinistra, poi a destra, poi di nuovo a sinistra e… lì incontrammo un altro bivio, che ci lasciava scegliere se proseguire dritti o andare a sinistra.
Era difficile accorgersene perché Holly aveva vicino a sé delle piccole luci danzanti che lo seguivano ovunque, ma dal sentiero alla nostra sinistra proveniva una tenue luce.
"Dobbiamo andare a sinistra ora. Siamo quasi arrivati." Mi sussurrò in lingua elfica. "Rimani qui, vado a controllare."
Rimasi lì. Con il cuore un po' in gola, nell'oscurità crescente man mano che Holly si allontanava.
Tornò poco dopo, facendomi cenno che tutto andava bene. Dèi, che sollievo.
"Puoi dismettere il tuo travestimento. Non la prendono bene quando qualcuno mente loro." Mi consigliò.
Soppressi un risolino, nonostante la tensione. "Uh, per te questo dev'essere un vero inferno."
Holly sollevò un angolo della bocca in una specie di mezzo sorriso. "Non sai quanto. Ora ricordati, la maggior parte dei miei compagni non sa che lavoro per loro. La mia identità deve rimanere segreta e non ho mostrato il mio viso nemmeno alla guardia che staziona più avanti... ma gli ho dato una parola d'ordine che mi identifica come inviato in incognito. Ci lascerà passare, ma non proferire parola finché non saremo arrivati."
Ero sorpreso da tanta segretezza, ma non mossi obiezioni. C'era senza dubbio un valido motivo se Holly non poteva rivelarsi nemmeno ai suoi alleati.

La guardia aveva le fattezze vagamente arrotondate di un mezzo umano, anche se le sue orecchie erano appuntite quasi quanto quelle di un elfo. Quando mi vide sgranò gli occhi come se fossi stato una bestia rara, ma mantenne il silenzio e si fece da parte per lasciarci passare. Potevo sentire il suo sguardo sulla mia schiena finché non sparimmo alla sua vista, quando il sentiero curvò bruscamente verso sinistra.
"C'è una cosa che ti dovrei chiarire." Mi disse ad un certo punto. Il suo passo era più rilassato, come se si sentisse più al sicuro ora. "Quando dico che è un tempio... be', non lo è. Non c'è una vera costruzione, cioè a volte ci sono delle costruzioni temporanee oppure le persone usano quello che trovano sul posto, ma più che altro si tratta di un gruppo di fedeli seminomadi."
"Uh. Accidenti. Ma non è pericoloso... voglio dire, qui?"
"Certo che è pericoloso." Holly beccò come se avessi fatto una domanda idiota. "Questo posto è pieno di bestiacce, e quel che è peggio, di melme. Ti ho mai detto che odio le melme?"
Solo un centinaio di volte, stavo per rispondere, ma Holly mi fece cenno di tacere e fermarmi. Eravamo arrivati.

Holly era stato ingiusto. Un tempio c'era. Era semplicemente una piccola alcova con una statua della divinità, ma se ci sono i fedeli, un simbolo sacro e uno spazio delimitato, allora è un tempio.
C'era davvero una piccola comunità di fedeli. Erano quasi tutte femmine, quasi tutte poco vestite, e senza accorgermene rimasi a fissarle imbambolato per diversi secondi. Mi ripresi solo quando Holly mi schiacciò discretamente un piede.
Uno dei pochi maschi venne a parlare con noi, tenendo le armi pronte. Holly gli si rivolse in una lingua che non capivo, senza mai mostrare il suo volto. Ad un certo punto credo che abbiano parlato anche di me, perché il guerriero mi rivolse uno sguardo strano, ma poi ci fece cenno di seguirlo e ci condusse verso un'area più riparata.
A un certo punto ci indicò di proseguire da soli e dopo un'altra svolta trovammo un'altra sacerdotessa, splendidamente assorta in quella che per il suo culto probabilmente è una forma di preghiera. Era completamente nuda.
Ti odio, Holly. Pensai con tutte le mie forze, mentre mi coprivo bene con il mantello per nascondere la mia grossa gaffe. Ti odio, ma sei davvero un amico.

La sacerdotessa finì di... pregare... e poi si voltò verso di noi come se fosse sempre stata consapevole della nostra presenza.
"Ben tornato, Campione." Disse con voce soave, rivolgendosi a Holly. "La Signora ha sentito la tua mancanza."
Holly si inchinò con deferenza. Non con rigidità o con sarcasmo, ma con vera deferenza, una cosa che non gli avevo mai visto fare tranne che durante la cerimonia in cui lo avevamo nominato Ruathar.
"Sono soltanto un servo." Rispose con modestia. "La Signora non è mai lontana dai miei pensieri."
La bellissima sacerdotessa (nuda) si avvicinò a noi e posò una mano sulla guancia di Holly, facendogli capire che si poteva alzare. "Ma lei non può esserti davvero vicina quando sei morto. Dimmi che sei tornato per chiedere di poter respirare di nuovo."
Holly chiuse gli occhi e annuì, a labbra strette. La sacerdotessa sorrise, condiscendente. Poi finalmente si voltò verso di me.
"Tu devi essere Johlariel. Il tuo amico mi parla sempre di te. É un piacere fare la tua conoscenza, e voglio ringraziarti per essere stato una guida per Holly in un mondo che non conosceva."
Avrei voluto rispondere qualcosa di galante e arguto, ma mi uscì solo un verso strozzato e un "Piacere... mio, Signora." Poi mi venne in mente che sarebbe stato educato inchinarmi e piegai il busto in avanti, prendendo quella scusa per abbassare gli occhi a terra, anziché lottare con tutta la mia volontà per tenere lo sguardo sul suo viso e non sul suo corpo (molto nudo).

La Gran Sacerdotessa rimase in preghiera per molte ore, per preparare il rituale che avrebbe riportato Holly in vita. Nel frattempo, ebbi l'occasione per parlare con due altre sacerdotesse, le poche che sapevano chi fosse Holly.
Ci dipinsero uno scenario abbastanza deprimente. Avevano molti nemici, e di recente avevano subito perdite non indifferenti.
"Abbiamo respinto un'invasione di melme." Ci confidò una delle ragazze. "Ma a caro prezzo. Quattro delle nostre sacerdotesse sono morte e alcuni guerrieri sono rimasti feriti, anche se sono in via di guarigione. Inoltre un drago d'ombra si è sistemato in una caverna qui nei dintorni, e non è un vicino facile con cui convivere."
Holly alzò la testa, interessato. "Posso immaginare. Quanto è grande?"
"Non lo sappiamo con certezza. Un alleato halfling si è offerto coraggiosamente per una missione di spionaggio, ma in tre giorni non è ancora tornato e temiamo che non tornerà affatto." Mormorò l'altra, scuotendo la testa sconsolata.

Circa un metro.
Non l'halfling ovviamente, né il drago. La testa del drago. Era lunga circa un metro.
"Mi rincresce immensamente, non ho trovato il povero halfling." Esordì Holly la mattina dopo, poi scaricò ai nostri piedi quel macabro trofeo. Le due sacerdotesse lo guardarono in silenzio sbigottito.
"Holly, quante volte ti ho detto di non portare cadaveri di mostri a colazione? Parola mia, sei peggio di un gatto." Lo rimproverai, senza scompormi. Lo sapevo che sarebbe andato, aveva mostrato fin troppo interesse per quel drago la sera prima.
Quanto a me, una volta superato l'ovvio disagio iniziale, mi ero mostrato interessato a ben altro. Il mio fascino esotico aveva aiutato, e in quelle poche ore avevo imparato un sacco di cose che non sapevo. Un sacco di cose tutte nude.
Le due sacerdotesse continuarono a guardarlo in silenzio sbigottito, come se all'improvviso avessero paura di lui.
"Mie signore, al momento sono ancora un non morto. Immune agli attacchi meschini del cono d'ombra di questo drago. Non si sarebbe ripresentata un'occasione del genere." Spiegò Holly, sempre con quel tono da servitore.
La spiegazione perfettamente logica del suo successo contribuì a risollevarle un pochino.
"Ti siamo grate per la tua sollecitudine." Mormorò una delle due, alla fine.
"Non ditelo nemmeno." Si schernì Holly. "Vorrei chiedervi però se ho il permesso di tenere la testa."

La Gran Sacerdotessa ci raggiunse poco dopo. Aveva indossato un leggero vestito, forse di seta, ma era praticamente trasparente. Rivolse appena un'occhiata alla testa recisa.
"Ci mancherà la tua efficienza." Sospirò, in tono leggermente abbattuto. "E ci mancherà anche il povero ser Pippin, pace all'anima sua." Scosse la testa, lasciando ondeggiare la sua cascata di capelli d'argento. Immagino che il povero ser Pippin fosse l'halfling.
"Vorrei potervi essere d'aiuto più di così." Ammise Holly. "Ho tre volte un debito di vita con voi."
La signora alzò una mano per segnalargli di tacere. "Non puoi rimanere qui, attiri troppo l'attenzione facendo cose come questa." Gli fece notare, indicando la testa mozzata. "Sarebbe un disastro se le persone sbagliate cominciassero a farsi le domande giuste. Sono lieta che tu abbia trovato una casa fra la gente di ser Johlariel."
Holly annuì, accettando la logica della donna.
"Ora, se sei pronto... seguimi." Gli fece un cenno con la testa. Lui mi lanciò una borsa conservante vuota, facendomi cenno di metterci dentro la testa del drago, e le andò dietro.
Come al solito, tocca sempre a me il lavoro sporco.