1317 DR: Epilogo (Parte 6), ovvero Storie di anime e di nipoti

Venne il disgelo, e io e Holly ricominciammo a parlare della missione da concludere ad Atorrnash. Entrambi avevamo pietà delle anime rinchiuse lì, anche se la mia pietà era limitata a coloro che avevano abbracciato il culto di Lolth per obbligo e mancanza di alternative.
"Tutti hanno abbracciato il culto di Lolth per obbligo" insistette lui, un pomeriggio in cui eravamo impegolati in una delle nostre solite discussioni. "Il fatto che alcuni di loro ne abbiano tratto beneficio perché erano della razza giusta, non invalida la premessa: nessuno di loro aveva scelta."
Questa discussione in particolare era mitigata dalla presenza di due tazze di vino speziato. Sorbii un lungo sorso dalla mia tazza, per non rispondere subito sulla spinta dell'emozione dicendo cose di cui mi sarei pentito.
"Non posso essere completamente d'accordo con te su questo." Dissi infine. "Accetto la premessa, ma credo ancora nella giustezza di un Aldilà che funzioni a premi e punizioni."
"Ma non è così che funziona l'Aldilà." Replicò Holly, in tono amaro. "Non che io ne abbia esperienza, ma basandoci su quello che dicono i chierici, pare che le anime vengano semplicemente richiamate nel Piano di residenza della loro divinità, che sia una sorta di paradiso o una sorta di luogo di tormento. Probabilmente tutte le divinità buone trattano bene i loro Supplicanti, mentre sappiamo per certo che alcune divinità malvagie come Lolth o Ghaunadaur divorano le anime dei loro seguaci, o almeno di alcuni di essi. Immagino sia il metodo più veloce per trarne forza, anche se non capisco chi potrebbe mai scegliere di rischiare un simile destino. Però ci sono anche molte divinità malvagie che utilizzano i loro Supplicanti come servitori, e su questa base non possiamo escludere che anche nell'Aldilà sia possibile fare una sorta di carriera. Se per tutta la vita servi una divinità malvagia e dopo la morte continui a servirla, tu ci vedi un reale cambiamento? Ci vedi una punizione?"
Riflettei su quel discorso, rigirandomi nella mente le parole di Holly.
"Va bene, in generale forse non c'è sempre una punizione per i malvagi, ma essere servitori di una divinità in un Piano immondo dev'essere comunque brutto. Immagino che siano luoghi orribili in cui viv… esistere. E poi, se è vero che Lolth divora i suoi Supplicanti, o anche solo alcuni di essi, per gli spiriti dei morti di Atorrnash il destino si prospetta molto tetro."
"E diciannove millenni di prigionia in un dungeon secondo te non sono stati già una punizione sufficiente? Magari la maggior parte di loro ormai ha anche perso il ricordo di chi era in vita. Io trovo terribile la prospettiva che dopo tutto quello che hanno passato debbano anche finire nell'Abisso." Ribadì il mio amico.
Poggiai il mento su una mano, guardando Holly che si stava scaldando, dall'altra parte del tavolo, e stava iniziando a gesticolare inconsciamente.
"Trovo affascinante il modo in cui non fai altro che punirti per i tuoi errori eppure non credi nel concetto generale di punire i malvagi."
"Credo che sia inutile punire i malvagi, se la punizione è fine a sé stessa." Mi confermò. "Fermarli, è un conto. Ucciderli, è solo un modo estremo per fermarli. Ma non c'è punizione che faccia presa su un'anima malvagia, solo la coscienza ha il potere di tormentare qualcuno e ottenere davvero qualcosa."
"Ma per sviluppare una coscienza si deve avere in sé almeno una stilla di decenza, e nel momento in cui la tua coscienza ti tormenta, è perché non sei malvagio. O almeno, non completamente malvagio. Ma chi è tanto corrotto da non avere coscienza? Dovrebbe rimanere impunito in eterno?"
Holly sospirò profondamente, appoggiandosi allo schienale della sua sedia.
"Non hai torto. Credo che qualche sistema per stimolare la coscienza ci sia, ad esempio far subire a qualcuno ciò che lui ha fatto subire ad altri, per stimolare l'identificazione e quindi l'empatia. Ma non c'è garanzia di successo ed in ogni caso si tratta di un tentativo di insegnamento, non di una punizione fine a sé stessa. La rieducazione è una strada che si può tentare, sebbene con poca speranza di successo… ma in un Aldilà di punizione non c'è alcun intento rieducativo, perché si suppone che sia una condanna eterna. Te lo chiedo di nuovo, quindi: a cosa serve?"
"A ristabilire un equilibrio!" Sbottai. "Perché io non trovo giusto che una persona priva di coscienza non debba mai pagare per il male che ha fatto."
"Ma ricorda quello che abbiamo detto prima sull'Aldilà: non c'è garanzia che una vita dopo la morte sia all'insegna della punizione, anche se servi una divinità malvagia. Anzi, più sei crudele e capace, più una divinità malvagia potrebbe dare valore ai tuoi servigi e tenerti in alta considerazione anche dopo la morte." Mi fece notare Holly. "E questo accade perché il Male esiste. Il Male non è solo la mancanza di Bene! Il sistema di retribuzioni dopo la morte che tu immagini, lo stai immaginando come se l'universo fosse guidato da divinità tutto sommato buone, come se si dovesse essere puniti per aver deviato dalla naturale condizione di ogni creatura che è essere buona, ma non è così. Il Male esiste ed è una forza con cui fare i conti, quindi perché le persone dovrebbero essere punite per non aver aderito a uno dei due schieramenti in gioco? Perché, se entrambi gli schieramenti, il Bene e il Male, hanno pari peso e pari dignità? Se esistono divinità che governano l'universo, probabilmente si occupano di mantenere l'equilibrio fra Bene e Male."
Mi accorsi che avevo cominciato a rabbrividire, mentre Holly mi esponeva la sua visione del mondo. Era veramente, a suo modo, una visione cinica.
"Ma se credi che essere buoni sia tanto valido quanto essere malvagi…" cominciai "chi te lo fa fare di essere buono? Perché non sei malvagio, che è mediamente più facile? O perché non propugni l'equilibrio far le due cose?"
Holly mi guardò in silenzio per un breve momento.
"Me lo impone la mia coscienza." Disse infine. "Ho visto società che funzionano su principi malvagi e ho visto società che funzionano su principi buoni, e preferisco queste ultime. Quanto all'equilibrio... trovo impossibile, a livello personale, non scegliere uno schieramento. Per me sarebbe intollerabile. Ma una cosa sono le idee personali, un'altra sono le verità universali. Penso che bisognerebbe vivere come se fossimo buoni o malvagi, e giudicare gli altri come se fossimo neutrali."
"E per questo vuoi aiutare le anime di Atorrnash." Conclusi, comprendendo il suo punto di vista.
"Sì, ma permettimi di esporti una ragione più pragmatica: se tu volessi aiutare solo alcuni di loro e non tutti, come pensi di farlo? Sono tutti lì, stipati nello stesso angolo del Piano Etereo."
Considerai seriamente quel problema ed effettivamente era un enigma difficile da risolvere.

Le mie elucubrazioni vennero interrotte dal vociare allegro di un gruppo di ragazzini che entrarono in taverna proprio in quel momento. Odoravano di stalla, quindi evidentemente si stavano occupando degli animali fino a poco prima. Li accompagnava Hilda, una delle figlie di Krystel.
"Ieri tua mamma mi ha lasciato vedere la piccolina" stava dicendo una ragazzina che poteva avere sei o sette anni.
"Ah sì?" Domandò la giovane, mentre aiutava i bambini a togliersi gli stivali sporchi. "E ti è piaciuta?"
"Be', sì, ma…" la ragazzina esitò, guardando Hilda da sotto in su. "Ho sempre pensato che quando tu diventavi vecchia diventavi come tua mamma. Invece Amber ha solo tre mesi ma è già così."
Hilda rimase per un momento interdetta. Holly scoppiò a ridere piegandosi sul tavolo, e sentendolo anche la giovane strega si lasciò contagiare dalle risate per quel commento assurdo.
"No, io... sul serio lo pensavi, Manya? Io sono così perché mio padre era umano. Sarò sempre metà e metà." Spiegò la ragazza, scuotendo la testa con un sorriso.
"Oh, bene." Dichiarò la ragazzina in tono pratico, passando una manina sui lunghi capelli biondi di Hilda. "Così saprò sempre che sei tu."
"Be', è bello avere qualche certezza, nella vita." Commentai a bassa voce. Holly aveva quasi smesso di ridere ma per colpa mia ricominciò daccapo.
"I bambini sono una piaga, ma fanno anche troppo ridere." Si giustificò, asciugandosi gli occhi. "Il modo in cui funziona la loro testolina…"
"Non dirmelo, è già difficile capire come funziona quella degli adulti." Gli lanciai uno sguardo penetrante.
"Visto che siamo in vena di elucubrazioni complicate e logiche assurde, chiediamo a mia sorella se conosce qualche sciamano." Decise Holly, alzandosi.
Mah sì. Ogni momento era ugualmente buono.

"Sì, a dire il vero, conosco uno sciamano. O meglio… lo conoscevo. Non so se sia ancora vivo. Ma forse c'è un modo per prendere contatto con lui o con chi l'ha sostituito."
Krystel ci raccontò con una certa cautela che esisteva una piccola tribù di barbari sulle colline Dessarin, chiamata Tribù del Lupo Bianco. Assolutamente da non confondere con la Tribù del Lupo Grigio che vive più a nord e che è composta da licantropi con cui è meglio non avere a che fare.
"Perché del Lupo Bianco?" Domandai, spinto dalla mia curiosità da ranger. "Non ci sono lupi bianchi così a sud, le colline Dessarin non sono montagne."
Krystel scrollò le spalle. "Probabilmente perché la tribù storicamente viene da territori più a nord. Spiegherebbe il loro aspetto fisico, quasi tutti hanno pelle chiara e capelli biondi, una combinazione piuttosto rara fra gli umani a sud della Spina Dorsale del Mondo."
"E pensi che il loro sciamano potrebbe aiutarci?"
"Forse." Krystel non si sbilanciò. "Uno sciamano ha anche un ruolo sociale, non è detto che possa abbandonare il suo popolo per aiutarvi nella vostra missione, ma nel peggiore dei casi saprà darvi dei buoni consigli."
"Allora dovremmo recarci alle colline Dessarin."
"Aspettate." Ci fermò Krystel. "Le comunità barbariche non amano le visite da parte di estranei, men che meno se appartengono a un'altra razza. Invierò un messaggio al loro sciamano, chiedendo un incontro."
"Ma i barbari sanno leggere?" Domandai, perplesso. Non voleva essere una critica, ma se si affidano normalmente alla tradizione orale è plausibile che nemmeno il loro sciamano avesse familiarità con la lingua scritta.
"Gli sciamani utilizzano dei simboli per veicolare significati, ma non è esattamente come trasporre una lingua in parole scritte." Spiegò. "Alcuni di loro scelgono di imparare a leggere ma non è un obbligo. Ad ogni modo non contavo di mandare un messaggio scritto."

Non parlammo più dell'argomento fino all'arrivo della primavera, perché tanto non saremmo riusciti a metterci in viaggio prima di allora.
Quando tutti i bambini furono tornati alle loro fattorie e le strade divennero nuovamente praticabili, un gruppetto di quattro persone lasciò la taverna di Krystel per spingersi a nord-ovest, verso le colline Dessarin. Be', cinque persone, se contiamo anche la bambina.
"Tu hai capito come mai Hilda viene con noi? Capisco tua sorella, ma perché lei?" Domandai a Holly un pomeriggio, certo che le due donne non ci stessero ascoltando.
"Krystel ha avuto risposta dal vecchio sciamano, che è ancora vivo, ma forse non per molto perché per un umano sta raggiungendo un'età venerabile. Hilda viene con noi perché potrebbe essere l'ultima volta che avrà occasione di salutare suo padre."
"Suo padre? Intendi il vecchio…?"
Holly si limitò ad annuire, ignorando la mia sorpresa. Già, ma perché avrei dovuto stupirmi? Se era un uomo che Krystel aveva conosciuto, e che le era piaciuto, era poi così strano…?
"Mia nipote ha compiuto da poco quarant'anni, non è una bambina, tantomeno per una mezzumana. Ma in tutti questi anni avrà visto il padre sì e no… una mezza dozzina di volte."
"Cosa? E perché?"
Holly scrollò le spalle e aprì la bocca per rispondere, ma fu qualcun altro a farlo:
"Perché nella sua tribù non c'è posto per i mezzi umani."
Era la voce di Hilda. Diamine, ci aveva sentiti.
Si affiancò a noi, camminando al nostro passo. Aveva un'espressione corrucciata, ma non so se fosse arrabbiata con noi per aver parlato di lei, o se fosse il pensiero del padre assente a farla irritare.
"Io non ho mai mostrato interesse per la via spirituale dello sciamano, e lui non poteva tenermi con sé come figlia, quindi non abbiamo mai avuto molto da dirci né molte ragioni per frequentarci."
"E non ti sei mai legata a lui? Affettivamente, intendo." Le domandai. Forse l'ho già detto in passato, ma per me come elfo la famiglia ha una grande importanza, e anche quando due parenti vivono separati do sempre per scontato che vi sia affetto e devozione l'uno verso l'altro, o almeno da parte di entrambi verso la famiglia.
"Come può svilupparsi affetto senza frequentazione?" Domandò, scrollando le spalle. Ora sembrava già meno infastidita. "Posso dire che lo rispetto come sciamano, e in una certa misura anche come persona, ma non come padre. La reputi una risposta sufficiente?"
Una risposta sufficiente, pensai, ma non un rapporto sufficiente.
Ma non dissi nulla, e per il resto del pomeriggio camminammo in silenzio.

Quella sera Hilda si sedette accanto a me, mentre facevo la guardia.
"Ti chiedo scusa se oggi sono stata brusca." Cominciò, ma la fermai con un gesto della mano.
"Non sei stata brusca. Non avrei dovuto impicciarmi negli affari tuoi."
Hilda sospirò e scosse la testa, con espressione triste.
"Il pensiero di mio padre mi rende nervosa. So che non gli restano molti anni da vivere e che non avremo il tempo né l'occasione di recuperare un rapporto, quindi sono fermamente decisa a non portargli rancore e a fare in modo che ci lasciamo in termini pacifici. Il fatto che tu t'impicci o no, nel complesso ha poca importanza."
Hilda rimase a lungo a fissare le nuvole. Non si vedevano stelle quella sera, ma la luce della luna riusciva comunque a filtrare oltre lo strato di nubi basse.
"Lo sai perché io e le mie sorelle viviamo con nostra madre?" Domandò alla fine, a voce molto bassa. Evidentemente non era una vera domanda, perché riprese subito: "Non è solo perché le vogliamo bene. Naturalmente tutti noi l'amiamo, ma io sono un'adulta ormai, e Kore anche se è giovane ha dei progetti per la sua vita. Restiamo con lei perché per noi non c'è un altro posto nel mondo." Ammise, e in quella confessione riuscii a cogliere tutta la tristezza a cui di solito si rifiutava di cedere. "I nostri padri non vogliono o non possono avere rapporti con noi, o non rapporti continuativi almeno. Il padre di Kore conduce una vita troppo pericolosa. Non credo nemmeno che voglia la responsabilità di crescere dei figli. Vuole bene a nostra madre e a Kore, e credo che ne vorrà anche alla piccola Amber quando la vedrà, ma la sua vita non lascia spazio agli affetti. Mio padre invece vive in una società umana che non vede di buon occhio i mezzi umani, quindi ha dovuto scegliere fra me e la sua gente, fra me e il suo ruolo sociale di sciamano. Io non posso volergli male per aver scelto la via a cui era stato chiamato anziché la figlia che non ha mai cercato, ma comunque mi dispiace. La sensazione di non essere abbastanza… non è piacevole."
Abbassò lo sguardo a terra, e anche nel buio della notte credetti di vedere un velo di lacrime nei suoi occhi. Poggiai la mia mano sulla sua, per farle forza.
"E ora che siamo adulte, potremmo anche andare altrove, ma… dove? Confesso che ho timore di uscire dalla zona in cui siamo conosciute e accettate. Se nemmeno la tribù di mio padre mi potrebbe accettare, cosa posso chiedere a umani sconosciuti?"
Strinsi la presa sulla sua mano, pensando a come rispondere a questo improvviso carico di pessimismo.
"Io non posso giudicare il comportamento di tuo padre o le sue scelte. So soltanto che se avessi una figlia come te, lotterei perché fosse accettata fra la mia gente e accolta nella mia foresta. Non la lascerei."
Hilda sorrise, ma credo fosse un sorriso amaro. "Intendi una mezzumana?" Domandò con una punta di sarcasmo.
"Hai capito cosa intendo. Qualunque cosa fosse l'altra metà, se fosse mia figlia non rinuncerei a questo legame."
"Allora il giorno in cui ti sentirai pronto ad avere figli, se mai accadrà, sarai un ottimo padre." Mi disse con convinzione.
"Non so se sarei un ottimo padre." Risi, scuotendo la testa. "Probabilmente sarei pessimo, non so educare i bambini. Però con gli adulti me la cavo, e visto che sei adulta, lascia che ti dica una cosa: anche se hai avuto delle delusioni in passato, questo non deve condizionare il tuo futuro. Non sei obbligata ad allontanarti da Secomber se non vuoi, ma tua madre è riuscita a farsi accettare dagli umani e non c'è ragione per cui non possa riuscirci anche tu. Non limitare le tue aspirazioni nella vita, solo per paura di uscire dal tuo recinto."
"Mia madre ha superato prove molto più dure delle mie, ma lei è fatta di un'altra pasta. Io… non so cosa sono." Mi confidò, chiudendosi in sé stessa.
"Hai ancora molti anni per scoprirlo." La rassicurai. "Ma se chiedi a Holly, sei la più assennata delle sue nipoti."
Questo le strappò una risata, finalmente.
"Ti ringrazio, Johel." Mi disse infine, e dalla sua voce capii che stava sorridendo. "Senti… posso chiamarti zio Johel? A volte gli umani lo fanno, con gli amici di famiglia."
"Ma certo che puoi chiamarmi zio." Sorrisi a mia volta, guardando il cielo che stava cominciando ad aprirsi. "Ne sono lusingato."