1317 DR: Epilogo (Parte 7), ovvero Ritorno a Derlusk
Krystel aveva arrangiato un incontro con lo sciamano, in una caverna un po' isolata che talvolta veniva usata dalle guide spirituali del popolo del Lupo Bianco per i loro periodi di raccoglimento e meditazione. Era una caverna particolare, dalle pareti quasi perfettamente levigate e dalla forma piuttosto regolare; sembrava di essere all'interno di un uovo leggermente schiacciato. Immagino che per uno sciamano una caverna così singolare possa avere un significato simbolico, ma io dopo l'avventura di Atorrnash non mi trovavo molto a mio agio sottoterra. La grotta era spaziosa, e per la verità non era nemmeno molto in profondità nella collina, ma non poter vedere il cielo mi metteva ansia.
Il vecchio sciamano si chiamava Wulf, almeno per quel che avevo capito. Un tempo doveva essere stato un umano alto e forte, sebbene non forte quanto un combattente o un lavorante perché il suo ruolo sociale non richiedeva grandi sforzi fisici. Però anche alla veneranda età di settant'anni riusciva a mantenere la schiena dritta e a muoversi con una certa grazia. Non aveva bisogno di aiuto per sedersi a terra e rialzarsi, anche se doveva prendersi del tempo per farlo.
I suoi capelli un tempo dovevano essere stati biondi come quelli di sua figlia; ormai erano bianchi ma ancora folti. Portava anche la barba, come tutti gli uomini della sua tribù, e in quei ciuffi lanosi aveva agganciato perline d'osso e piume. Nel complesso sembrava qualcuno che avesse appena sbranato un piccione senza pulirlo.
Con lui c'era il suo apprendista, un uomo più basso ma sicuramente già adulto, che sfoggiava un abbigliamento e un tatuaggio simili a quelli del vecchio.
"Lui è Bral. Sarà il prossimo Wulf quando io me ne andrò. Ora è il mio aiutante. É uno sciamano a pieno titolo, già da tre primavere." Ci spiegò, con quella sua voce roca ma sicura.
Completammo le presentazioni di rito. I due sciamani ci mostrarono la caverna, spiegandoci la sua simbologia ma senza scendere troppo nei dettagli; è evidente che la casta degli sciamani aveva i suoi segreti rituali e non intendevamo impicciarci.
Poi ci invitarono a sederci in cerchio in un angolo della grotta in cui avevano steso delle pelli per proteggerci dal freddo della pietra. Krystel poggiò la bambina in mezzo a noi, sulla pelle bianca di un lupo di montagna. Amber stava cominciando a imparare a stare seduta e a girarsi a pancia in giù, quindi la lasciammo lì a fare i suoi esperimenti e a guardarsi in giro; fu stranamente tranquilla per tutto il giorno, ogni tanto fissava un punto vuoto fra i due sciamani e gorgogliava allegramente. Un po' inquietante.
Dopo i convenevoli, lo sciamano più giovane e chiaramente più impaziente ci chiese come mai avessimo voluto quell'incontro.
"Un buono sciamano osserva, Bral. Non chiede." Intervenne il Wulf (avevo capito che non era un nome ma un titolo onorifico). "Ho letto nelle ossa ogni notte da quando ho ricevuto il messaggio della strega, e ogni notte il responso è sempre stato lo stesso: queste persone sono qui per guidarmi in quello che sarà il mio ultimo viaggio."
Lo sciamano più giovane sembrò sul punto di protestare, di dire qualcosa, ma si frenò all'ultimo momento. Il vecchio sorrise.
"Sono fiero dei tuoi progressi nel controllare la lingua, Bral. Certi giorni ho pensato che fossi più adatto al mestiere dello Scaldo." Scherzò il Wulf. "Non so ancora in cosa consisterà il mio compito, perché i messaggi degli Spiriti sono sempre vaghi. Ma parto volentieri per questo viaggio, perché so che è tutto per un bene più grande, anche se non riguarda il nostro clan." Batté le mani sulle ginocchia nodose. "Ma prima di parlare del futuro, desidero restare un momento da solo con mia unica figlia. Abbiamo delle cose da dirci, perché questa è l'ultima volta in cui parleremo in questa mia vita."
Spostai lo sguardo su Hilda, come tutti. La ragazza sembrava essere rimasta senza fiato, e boccheggiò un paio di volte prima di annuire. "Certamente. Sono qui per questo, padre."
Lo sciamano più giovane ci condusse fuori, per lasciare un po' di intimità al suo maestro e a sua figlia.
Visto che non sopporto i silenzi tesi, decisi di chiacchierare un po' con lo sciamano. Mi interessava la sua visione del mondo, sia come umano che come canale per gli spiriti. "Mi sono sempre chiesto in che cosa uno sciamano fosse diverso da un druido. Conosco alcuni druidi, elfi del mio clan, ma non avevo mai incontrato uno sciamano prima d'ora." Cominciai, sperando che Bral cogliesse lo spunto di conversazione.
"Capisco che ad un profano possano sembrare due cose simili, ma non è proprio così." Rispose lui, assecondandomi. "Un druido è simile a un sacerdote della Natura e può vivere in una comunità ma più spesso sceglie di starsene per conto suo; uno sciamano invece di solito serve il suo clan come intermediario fra il mondo degli spiriti e il mondo dei viventi. Ricopre anche il ruolo di guaritore, divinatore e psicopompo."
Si prospettava un discorso interessante.
"Per certi versi allora mi ricorda il ruolo della strega, per quello che ho visto del lavoro di Krystel… ma lei non serve un clan, ha un ruolo meno centrale, un ruolo di supporto a una cittadina… be', a una piccola area fra diverse cittadine." Ragionai.
"Non hai torto. Gli sciamani e le streghe hanno in comune il fatto di occuparsi del benessere e della vita delle loro comunità. Gli sciamani però si occupano anche di ciò che accade dopo la morte, perché siamo l'unico supporto spirituale dei nostri clan; le streghe lo fanno raramente, lasciando quel ruolo ai chierici. Le streghe hanno un ruolo più… da guaritrici, danno un aiuto sul piano fisico o con la magia, ma non sono guide spirituali. I druidi, loro si concentrano sulla Natura e sul vivere dentro di essa. A volte le streghe e i druidi litigano perché rappresentano l'aspetto addomesticato e l'aspetto selvaggio della natura. Gli sciamani tendono a tenersi al di fuori di queste faccende. Noi rispettiamo la Natura, ma ci concentriamo soprattutto sugli Spiriti."
Queste differenze, su cui non avevo mai riflettuto, mi diedero molto da pensare.
"Non immaginavo che ci fossero disaccordi fra le streghe e i druidi, mi risulta che entrambi rispettino la Natura." Azzardai.
Fu Krystel a rispondermi, ma lo fece in tono pacato.
"I druidi ci accusano di favorire lo sfruttamento della natura, e con questo mi riferisco all'agricoltura. Avrebbero ragione se noi favorissimo uno sfruttamento non etico che prevede l'abbattimento delle foreste per ottenere sempre più campi da coltivare. Ma non avvalleremmo mai un simile progetto, noi favoriamo con la magia la fertilità dei campi anche perché non diventi necessario cercare nuove aree da coltivare. È un discorso complesso ed è complesso anche mantenere un equilibrio fra la natura selvaggia e la proliferazione della popolazione umana. Detto questo, noi streghe non possiamo accettare misure drastiche come prendere a colpi di freccia tutti i boscaioli che si avvicinano per tagliare un albero, oppure colpevolizzare la gente dei villaggi perché mangia il grano che cresce dalla terra. Preferiamo metodi come piantare un albero ogni volta che uno viene tagliato, oppure restituire alla terra qualcosa ogni volta che prendiamo i suoi frutti. Con la Natura è sempre un rapporto di dare per avere."
"Ma per avere un rapporto di dare e avere con la Natura, bisogna essere al di fuori della Natura." Fece notare il giovane sciamano. "Ed è questa l'altra cosa che i druidi criticano."
Krystel scrollò le spalle. "Non ho mai negato che noi siamo mediatrici fra le persone e la Natura. Dobbiamo per forza appartenere ad entrambi i mondi senza poter appartenere completamente a nessuno dei due. I druidi vivono in perfetta comunione con la Natura, le streghe invece vivono sulle soglie. Non è una novità. È per questo che traiamo potere dai momenti di passaggio e dai momenti di equilibrio, come solstizi, equinozi, e le fasi della luna." In effetti, ricordai che la luna era mezza durante il rituale di passaggio per Tiffany. "Ed è anche il motivo per cui festeggiamo sia le feste stagionali come solstizi ed equinozi, momenti di passaggio sanciti dalla Natura, sia le feste umane del calendario agricolo. Per quanto possa sembrare strano, non tutto il potere della Natura viene da lei stessa. Una parte del suo potere viene dalla fede delle persone che hanno bisogno della Natura per vivere, e dalle loro convinzioni."
Bene, questo era già ben oltre le mie possibilità di comprensione.
"E tu, come la pensi?" Mi chiese Bral. Lo sciamano mi stava guardando con curiosità. Forse lui era curioso su noi elfi quanto io lo ero su di lui e la sua cultura barbarica.
"Io sono un ranger." Spiegai a beneficio dell'umano. "Tempo fa Krystel mi ha fatto notare che per me proteggere la mia foresta e proteggere il mio clan sono due cose inscindibili."
"Certo, tu sei un elfo." Ragionò lei. "Gli elfi vivono in armonia con la natura selvaggia molto più degli umani. Per te probabilmente queste discussioni non hanno senso."
"Probabilmente no. Le capisco, solo non posso riportarle alla mia esperienza diretta. Noi abbiamo dei druidi, e loro hanno un'utilità nella nostra comunità; la foresta è la nostra protezione e la nostra casa, abbiamo a cuore la sua salute. E non abbiamo nemmeno dilemmi etici sullo sfruttamento delle risorse, perché la nostra società è piuttosto semplice: ci nutriamo di caccia e raccolta, come voi, immagino." Lo sciamano annuì. "Ma a differenza vostra, la nostra economia contempla anche il commercio."
"Anche noi commerciamo." Obiettò lo sciamano, sulla difensiva. "Con altre tribù."
Iniziavo a sospettare di aver fatto una gaffe, probabilmente ero caduto nell'errore di molti: anche se la loro cultura era barbarica e un po' grezza, non voleva dire che fosse semplice o che non sapessero produrre oggetti con una loro bellezza o filosofie di un certo interesse. Holly si era accorto del mio imbarazzo e ghignava come un bastardo.
Per fortuna il Wulf scelse proprio quel momento per richiamarci nella caverna.
Passammo il resto della giornata a raccontare ai due sciamani la nostra avventura nelle caverne sotto il Bosco del Crepuscolo, in cerca della città sepolta degli elfi scuri. Non nascondemmo nulla: i cristalli che veicolavano energia, la possibile presenza di artefatti malvagi, i cerebrilith, i demoni, (la succube), la regina lich e i suoi fantasmi, le altre perle di Ka'Narlist con ancora intrappolate le anime di chissà quali suoi nemici vissuti ventimila anni fa o più.
C'erano molte cose da fare in quel dungeon: distruggere quanti più cristalli possibile, recuperare oggetti magici o distruggerli se fossero stati malvagi, uccidere i demoni che vi si annidavano, ma soprattutto liberare le anime prigioniere.
Gli spiegammo che per diritto di fede quelle anime appartenevano alla divinità malvagia degli elfi scuri, e la nostra preoccupazione era trovare un modo perché sfuggissero a quel destino gramo.
"Per diritto di fede, infatti." Ragionò il vecchio sciamano, prendendo una boccata dalla sua strana pipa. "Sono le persone a dare il diritto agli dèi di reclamare le loro anime. Noi ci teniamo alla larga dagli dèi. Le nostre anime sono destinate a vagare nel mondo degli Spiriti finché non si reincarneranno, o a restare vicino ai loro discendenti e alla loro tribù, se così desiderano." A queste sue parole, Hilda sussultò leggermente e mi girai a guardarla per cercare nel suo viso un indizio che spiegasse quel sussulto. La sua espressione però era indecifrabile.
"Quindi, se sono le persone a permettere agli dèi di prendersi le loro anime è anche possibile che revochino questo diritto?" Domandò Holly, arrivando al punto.
Il Wulf sospirò uno sbuffo di fumo bianco.
"Non è impossibile." Rispose in tono cauto. "Ma non è facile disfarsi delle proprie convinzioni di tutta una vita, specialmente quando si è già morti. Forse quelle anime possono essere liberate. Ormai è tardi per scegliere un'altra divinità, questo va ben oltre quello che potrebbero comprendere, però potrebbero ancora scegliere di entrare nel ciclo delle reincarnazioni. Significherebbe restare nel reame degli Spiriti finché non perderanno memoria della loro vecchia esistenza, a quel punto saranno solo spiriti senza mente e verranno naturalmente attratti dalle nuove vite che nascono ogni giorno. Quando un bambino inizia a formarsi nel grembo di sua madre, quello è il momento in cui uno spirito può incarnarsi e cominciare una nuova vita. Non mantiene i ricordi della vita precedente, ma le esperienze che affrontiamo nella vita formano una sorta di… saggezza dell'anima, e quella rimane. Le anime che si sono reincarnate molte volte spesso diventano sciamani o saggi, o guide spirituali per il loro popolo." "Pensi di poterli convincere?" Domandò Holly. Aveva a cuore la questione più di tutti noi.
"Penso di doverci provare. Quelle anime non meritano di stare imprigionate per sempre, e comunque quel posto non è sicuro, anche se è sigillato. I luoghi in cui molte anime soffrono, o si incancreniscono, rischiano di attirare l'attenzione di altre cose. Cose che non sono divinità, ma forse sono anche peggio. Ventimila anni sono pochi, ora le anime forse non ricordano chi sono ma hanno ancora identità separate. Ma lasciale lì altri ventimila anni e quel posto potrebbe diventare un pozzo di putridume spirituale e la regina lich sarà il minore dei problemi. Io devo venire con voi e fare il possibile per convincere quelle anime a farsi liberare, per il bene loro ma anche di tutti quanti, perché uno sciamano deve saper vedere lontano." Prese un'altra boccata di pipa e rimase un momento in silenzio, con aria cogitabonda. "Sono vecchio, e so che la fatica del viaggio e il peso del mio compito non saranno senza prezzo. Le mie ossa dovranno tornare al mio clan, tranne il mio sterno. Quello dovrà andare a mia figlia, perché è l'osso che protegge il cuore, e i nostri discendenti sono il nostro cuore. Queste sono le nostre usanze."
Aveva parlato con perfetta serenità della sua missione e della sua morte, come se fosse sicuro e avesse accettato la cosa. Hilda ebbe un altro sussulto, e guardandola in viso ebbi l'impressione che stesse trattenendo una forte emozione. Che fosse tristezza, commozione, o rabbia, non avrei saputo dirlo.
Hilda e Krystel ci lasciarono quella sera stessa per tornare alla locanda. Secondo me non era il caso che si mettessero in viaggio da sole, con una bambina piccola per giunta, ma conoscevano quelle lande abbastanza bene e insieme erano certamente grado di sfuggire ai mostri e ai banditi di strada con qualche trucco.
Io e Holly restammo accampati vicino alla caverna per tutto il tempo necessario; lo sciamano aveva bisogno di un po' di tempo per predisporre la sua partenza e, visto che non pensava di tornare, anche la sua successione.
Ci mettemmo in marcia verso Derlusk alcuni giorni dopo.
Il viaggio fu piuttosto lento. Per fortuna ormai era primavera conclamata, e anche nel nord le strade erano percorribili, fatta eccezione per le piogge torrenziali che ogni tanto ci costringevano a fermarci e poi a ripartire sguazzando nel fango. Facemmo tappa a Yartar (in realtà soltanto io entrai in città) per acquistare due cavalli, un carro coperto e provviste necessarie per il lungo viaggio. Il Wulf era un po' troppo anziano per fare la strada a piedi o a cavallo, quindi sistemammo le sue pellicce sul carro, e a turno io e Holly sedevamo in cassetta per tenere le redini oppure restavamo con lo sciamano per tenergli compagnia.
Di solito io e Holly non avevamo problemi a tagliare per i campi o per stradine secondarie per accorciare un viaggio, ma questa volta eravamo costretti a seguire strade abbastanza larghe per il carro. Fu un'esperienza nuova e strana, viaggiare come gli umani.
Arrivati a Waterdeep Holly suggerì di vendere carro e cavalli e pagarci un passaggio su una nave, ma io non mi ero ancora ripreso dal nostro ultimo viaggio in nave e mi opposi. Anche il Wulf si schierò dalla mia parte; non aveva mai navigato sulle acque salate e non aveva familiarità con gli spiriti del mare, mentre (parole sue) la terra è pur sempre terra.
Così continuammo sulla via più lunga: la strada commerciale che toccava le principali città umane. In meno di venti giorni eravamo a Baldur's Gate, ma non ci fermammo lì; nessuno di noi era a suo agio nelle grandi città e la strada per Derlusk era ancora lunga.
Ci spingemmo a sud fino alla città di Zazesspur e poi decidemmo di tagliare a est, verso il Lago dei Vapori. Due mesi dopo aver lasciato Baldur's Gate varcammo le porte della città marittima di Mintar. Dopo altre aspre discussioni sulla possibilità di prendere una nave, e dopo aver considerato il tempo di navigazione, la puzza di zolfo che aleggia sul Lago dei Vapori e la possibilità di incontrare mostri, decidemmo che ci saremmo spinti almeno fino alla cittadina di Yhep prima di cercare un passaggio per Derlusk.
"Voi due vi rendete conto che si arriva a Yhep con una strada sterrata, quindi significa che probabilmente è un buco di culo di città, e non è detto che abbia commerci con Derlusk?" obiettò Holly.
"Sei ingiusto, anche a Derlusk si arriva con una strada sterrata e non è affatto una cittadina minore, per usare un'espressione più gentile della tua."
"Va bene. Va bene. Tentiamo." Si arrese.
Stendiamo un velo pietoso sul resto del viaggio, diciamo solo che mise alla prova i nostri nervi e la nostra pazienza, l'uno verso l'altro e anche verso il vecchio sciamano (ma era un anziano ed era naturale che avesse le sue necessità). Penso che durante l'ultimo tratto di quel viaggio soltanto la strana erba pipa dello sciamano riuscì a farci mantenere il clima rilassato.
O meglio, credo. Stranamente non ricordo molto di quel trasbordo in nave, non penso di aver mai vomitato, ricordo solo Holly che mi accompagnava in giro perché io, di mio, non mi sarei mai alzato dalla mia amaca.
I miei ricordi cominciano a schiarirsi solo a partire dal nostro arrivo al porto di Derlusk, verso la metà del mese di Eleasis.
La cittadina era come la ricordavo: graziosa, un piccolo borgo ordinato e pieno di arte.
Ma no. Non sia mai soggiornare in città.
Dopotutto, perché pagare una stanza in una locanda quando puoi montare una tenda fuori dalle mura sotto il caldo sole di fine estate e (parole dello sciamano) prendere confidenza con la terra di quella regione?
Uno di noi due baldi giovini doveva andare alla torre di Linomer per annunciargli che eravamo tornati e pronti per la seconda fase della missione. L'altro sarebbe rimasto con lo sciamano, non era il caso di lasciarlo da solo. Per rendere la cosa più chiara: uno di noi avrebbe avuto tè e biscotti e finalmente una conversazione decente, forse perfino la possibilità di fare un bagno e dormire in un letto vero, mentre l'altro sarebbe rimasto a fare da balia a un anziano che ama dormire nella polvere ed è dipendente da strani funghetti.
Decidemmo rapidamente e con razionalità che era meglio che andassi io a parlare con il mago; Holly aveva pescato la pagliuzza corta.
