CAPITOLO 96
Di buon mattino, Daniel Groupstick stava per essere nuovamente interrogato. Sharon e Provenza se ne occuparono, come previsto.
«Ci spiega perché a casa sua abbiamo trovato il gancio usato per rimuovere il cervello alle quattro vittime?» chiese il capitano mettendo sul tavolo una fotografia dell'arma del delitto.
«Tre giorni fa ho trovato una scatola davanti alla porta, dentro c'era quel gancio.» rispose il sospettato.
«Che casualità, lo stesso giorno in cui è morta Martha.» aggiunse Provenza.
«Cosa che io in quel momento non sapevo!» puntualizzò il sospettato, alterandosi.
«Si calmi e vada avanti.»
«Io ho scritto il libro sugli omicidi di Wilson Polley e i fans continuano a mandarmi spazzatura convinti che…»
«Devo fermarla, voglio farle una domanda.» disse Sharon con voce pacata «Perché non ci ha parlato del gancio la prima volta che ci siamo visti?!» Scandì urlando e alzandosi in piedi, picchiando le mani sul tavolo.
L'uomo si spaventò. «Volevo essere sicuro che fosse l'oggetto usato dall'assassino.»
«In laboratorio hanno trovato una corrispondenza con tutte e quattro le vittime. Questo vuol dire che lei è nei guai.» gli disse Provenza.
«Piano ingegnoso, signor Groupstick» Sharon si calmò e si rimise a sedere «uccide tre donne, incastra Polley, scrive un libro e diventa ricco.» dedusse.
«Ammesso che sia vero, e non lo è, perché avrei dovuto uccidere Martha?»
«Per avere i suoi quindici minuti di fama» rispose Provenza.
«Perché fa uso di doxepina in crema, signor Groupstick?» Sharon destabilizzò il sospettato cambiando argomento improvvisamente.
Groupstick rimase perplesso di fronte a tale domanda «Ehm…io…ho un eczema»
«Ha sentito, capitano? Lui ha un eczema» ripetè Provenza.
«Già…beh, Martha non l'aveva, però aveva della doxepina sulla fronte.» aggiunse Sharon.
«Questo dettaglio e l'arma del delitto la collegano a tutti e quattro gli omicidi» Provenza lasciò interdetto il sospettato «le converrà iniziare a cercarsi un avvocato. Lei è in arresto per l'omicidio di Martha Harrison. Qualunque cosa dirà potrà essere usata contro di lei in tribunale. Ha diritto ad un avvocato, se non se ne può permettere uno gliene verrà assegnato uno d'ufficio. Ha compreso i suoi diritti?»
«Sì ma vi state sbagliando! Non sono stato io!» continuò Groupstick mentre veniva portato via da due guardie.
Sharon e Provenza tornarono nella sala della Crimini Maggiori e si confrontarono coi colleghi circa l'interrogatorio appena avvenuto.
«Che ne pensate di Groupstick?» chiese Provenza
«Tutte le prove sono contro di lui ma…non lo so…non mi sembra un assassino» rispose Andy.
Squillò il telefono alla scrivania di Provenza. «Scusate»
«Che sia lui o no, non abbiamo abbastanza prove per confermare la sua colpevolezza» disse Sharon sospirando guardando la lavagna.
«Capitano» la chiamò Povenza.
«Cosa succede, tenente?» chiese allarmata.
«Era la scientifica. Hanno trovato un'impronta parziale sul gancio. C'è una corrispondenza.»
«Daniel Groupstick?» chiese Sharon.
«No. Sofia Polley, la figlia di Wilson!» la informò l'anziano tenente.
Amy, Julio, andate a prendere Sofia» ordinò il capitano «tenente Provenza, se ne occupa lei dell'interrogatorio?» chiese sospirando affaticata.
«Con piacere, capitano.» rispose lui.
Andy si avvicinò a Sharon e le poggiò la mano sulla schiena.
«Ehi? Stai bene?»
«Sì…mi sono solo un po' alterata. Questo caso è un rebus» si passò una mano tra i capelli»
«Andiamo a prendere una boccata d'aria?» propose Andy.
«Sì…»
Salirono sull'ascensore che, qualche minuto dopo, li portò sul tetto dell'edificio.
Sharon respirò a pieni polmoni l'aria tiepida del mattino. Il sole era quasi arrivato ad occupare il punto più alto in cielo e si rifletteva sulle ampie vetrate a specchio dei palazzi adiacenti.
«Questo posto è magico» disse lei avanzando fino a raggiungere il parapetto.
«Già…ti è sempre piaciuto venire quassù…»
«Sì…quando vengo qui riesco a concentrarmi a fondo…questo luogo mi rilassa e tranquillizza»
«Ricordo quando ti trovai qui la prima volta…»
Sharon abbozzò un sorriso. «Il mio primo giorno alla Crimini Maggiori»
«Sì…»
«È stato un disastro, forse uno dei giorni più brutti della mia vita» ricordò lei.
«Mi dispiace, te ne abbiamo fatte passare di tutti i colori quel giorno…» aggiunse Andy dandole un leggero bacio sulla tempia sinistra.
«Non me ne avete risparmiata una…non che quando ero agli Affari Interni foste più gentili, eh!» puntualizzò.
«Già ma quando sei diventata il nostro capo la situazione è precipitata»
«Tu e Provenza mi odiavate, non perdevate occasione per farmi sentire a disagio, sbagliata. Mi facevate notare ogni errore che commettevo in un ruolo che per me era totalmente nuovo. Ricordo quanto sono stata male quel giorno…per il nervoso, vomitai due volte nel bagno delle signore…»
«Oh…amore…non lo sapevo» Andy la strinse a sé.
«Non importa…» Sharon fece spallucce «il passato è passato…l'importante è che siamo riusciti a trovare un equilibrio e, devo confessarti che…ultimamente Provenza è molto gentile con me»
«Devo essere geloso?»
Sharon rise «Ahaha no, tranquillo! Però sono contenta che la situazione sia cambiata rispetto a qualche anno fa, ora si potrebbe dire che siamo quasi diventati amici…»
«Anche a me fa piacere…Provenza è un burbero ma in fondo è un pezzo di pane...è un buon amico, senza di lui...forse non sarei chi sono oggi...gli devo molto, moltissimo...» rispose Andy.
Rimasero abbracciati alcuni minuti godendo della reciproca compagnia lontani da occhi indiscreti…
Continua…
