CAPITOLO 97

Provenza si occupò di interrogare Sofia Polley.

«Quindi il vero assassino colpisce ancora e non ammettete di aver sbagliato e non rilasciate mio padre?»

«Io e te la pensiamo allo stesso modo» disse Provenza alla ragazza «Wilson è innocente, ci siamo sbagliati, mi spiace.»

«Non mi prenda in giro!»

«Per niente. Quattro donne sono state uccise dalla stessa mano. Wilson era in carcere quando è morta Martha, quindi non è più un sospettato»

«No, certo, ora è solo un genio che lavora nella lavanderia della prigione perché vi siete sbagliati!»

«Non ci resterà ancora per molto. La nuova prova lo scagionerà»

«Quale nuova prova?»

«L'arma del delitto. Quella che ha sopra le tue impronte.» disse fissando la ragazza.

«C'è una spiegazione» rispose lei con voce tremante.

«Sentiamola»

«Daniel Groupstick è venuto a casa mia tre giorni fa, senza preavviso. Sta scrivendo un libro per dimostrare che mio padre è innocente.»

«Strano, perché lui non crede che sia innocente» ribatté Provenza.

«Infatti. Ho capito che mentiva quando mi ha mostrato il gancio. Lui voleva sapere se quella era l'arma del delitto»

«Lo era?» chiese il tenente.

«Come faccio a saperlo?» rispose la ragazza agitandosi.

«Sofia…Sofia…» le disse Provenza con tono pacato «quel gancio è sempre stato tuo. L'hai usato per uccidere quattro persone.»

«Quale motivo avevo per far loro del male? Erano le mamme di alcune mie compagne di scuola e io e Martha eravamo amiche» domandò Sofia evidentemente nel panico.

«Un motivo lo avevi, Sofia. Tuo padre si sentiva solo dopo la morte di tua madre e tutte quelle donne l'hanno rifiutato. Quindi tu hai pensato "ma come hanno osato?" e allora le hai uccise e Wilson si è preso la colpa al posto tuo però la tua vita è diventata vuota da quando tuo padre se n'è andato, quindi hai assassinato Martha per farlo scagionare e hai lasciato il gancio davanti alla porta di Groupstick per incastrarlo, senza pensare che c'era rimasta una tua impronta.»

«Io non ho ucciso nessuno!» gridò la ragazza.

Provenza si alzò e continuando a guardarla retrocesse fino alla porta. La aprì ed uscì lasciando la ragazza lì senza sapere che ne sarebbe stato di lei.

Dopo aver assistito all'interrogatorio dalla sala multimedia, Sharon tornò nel suo ufficio, aveva bisogno di stare sola e pensare. C'era qualcosa in tutto il caso che non la convinceva.

Ad un tratto il suo cellulare squillò.

«Capitano Raydor» rispose.

«Ehi, non provare a mettere nei guai mia figlia, sono stato chiaro?» la voce di Polley la fece spaventare.

«Se le prove mi conducono a lei dovrò farlo.» rispose mascherando il suo timore.

«Fin ora l'unica cosa che le prove hanno dimostrato è la mia innocenza» continuò convinto Wilson.

«Adesso metto giù.» rispose lei.

«Chissà come ti sentiresti se qualcuno se la prendesse con il tuo nuovo figlioletto adorato, Rusty, si chiama così vero?»

«Non osare minacciarmi!» rispose lei a denti stretti.

«No, no, no, certo che no…spero solo che i miei ammiratori esaltati non cerchino di impressionarmi sul serio. Sarebbe un vero peccato per quel bel biondino…» disse l'uomo prima di riagganciare.

Finita la telefonata, Sharon compose immediatamente il numero di Rusty.

«Pronto, mamma?» rispose lui.

«Amore, ciao…ehm…va…tutto bene?» chiese.

«Sì…che succede? Ti sento strana…»

«No è che…niente…volevo solo sentirti…»

«Ehm…ok…» rispose Rusty perplesso «sei sicura che sia tutto a posto?»

«Sì…tranquillo, è tutto a posto. Ci vediamo stasera.»

«Ok, a dopo»

Si ricordò che qualche ora prima era stata avvisata per scendere all'obitorio. Morales aveva i risultati delle autopsie sui topi.

Uscì dall'ufficio e si rivolse alla squadra.

«Scendo da Morales. Flynn, con me.» Lui scattò immediatamente in piedi e la seguì. Salirono sull'ascensore e iniziarono la discesa fino al seminterrato.

«Andy, posso chiederti una cosa?»

«Sì, certo»

«Abbracciami.»

«Ci sono le telecamere, sei sicura?»

«Non mi interessa delle telecamere. Voglio un abbraccio e lo voglio ora. Ne ho bisogno.»

«È successo qualcosa che dovrei sapere?»

Lei non rispose subito facendo insospettire Andy.

«No…è…tutto a posto»

«Sicura?»

«Sì. Allora? Mi abbracci o no?»

«Agli ordini capitano!» Andy spalancò le braccia, per la seconda volta in quella giornata la avvolse in un dolcissimo abbraccio e le baciò la fronte. Lei si sentì al sicuro, protetta e amata. Era come se potesse ricaricare le energie. La vicinanza dell'uomo che amava le dava la forza di cui aveva bisogno.

Arrivarono all'obitorio dal dottor Morales…

Continua…